IL CASO/ La Toscana dice sì ai farmaci con cannabis. Melazzini:
attenzione alle "false promesse" - INT. Mario Melazzini, mercoledì 9
maggio 2012, http://www.ilsussidiario.net
Da alcuni giorni la Toscana è
diventata la prima regione italiana che consentirà l’uso della cannabis a scopo
terapeutico con l’approvazione in Consiglio Regionale di una legge che
introduce l’uso dei farmaci cannabinoidi per la cura di alcune malattie all’interno
del Sistema Sanitario regionale. La cannabis verrà impiegata per cure palliative e terapie del dolore, come sostitutivo di
analgesici come la morfina. L’uso di cannabinoidi sarà consentito e non imposto
poiché, fanno sapere dalla Regione, la Toscana non scavalcherà il sistema
sanitario nazionale. La legge approvata dà sia la possibilità di acquistare
farmaci a base di cannabinoidi (prevalentemente pasticche di produzione
canadese e olandese), sia di utilizzare preparazioni specifiche attraverso il
controllo delle strutture sanitarie. Abbiamo chiesto per Il Sussidiario.net, un
parere a Mario Melazzini, direttore dell’Unità operativa di Day Hospital
Oncologico della Fondazione Maugeri IRCCS di Pavia e direttore scientifico del
centro clinico Nemo della Fondazione Serena Azienda Ospedaliera Niguarda.
Professore, cosa pensa della
legge regionale approvata dalla Toscana che permette la somministrazione di
farmaci cannabinoidi per la cura di alcune malattie?
Questa legge cerca di dare una
risposta in particolare al trattamento del dolore neuropatico e al trattamento
della spasticità per alcune malattie neurodegenerative. Come medico e
ricercatore penso che occorrano ulteriori studi per poter validare
correttamente queste cure sebbene in letteratura esistono studi che indicano
come corretto questo tipo di trattamento. Ad esempio, esiste in commercio in
Canada e nel Regno unito uno spray nasale, il Sativex a base di estratti
naturali di cannabis sembra portare un giovamento. I dati, comunque, non sono
ancora suffragati da certezze scientifiche.
Quali potrebbero essere le
controindicazioni?
In un uso corretto della molecola
ce ne sarebbero davvero poche. Teoricamente il rischio di dipendenza è molto
abbattuto nell’utilizzo, ma non nell’abuso. Ribadisco, però, che chi la
prescriverà e la utilizzerà dovrà farlo in maniera molto precisa.
Dove reperire questo tipo di
farmaci?
Sono farmaci che vengono
dispensati in ospedale o nelle farmacie ospedaliere per chi ne fa uso a
domicilio.
Quest’ultima indicazione non rischia
di essere pericolosa?
Nella corretta appropriatezza
della prescrizione e nella certezza del corretto utilizzo a domicilio viene
chiamata in causa la responsabilità del medico curante che deve essere a
conoscenza del paziente e del suo ambiente familiare. Questo, a mio parere,
risulta un punto debole della legge.
Quali sono i rischi per la
Toscana, che rappresenta l’unico esempio in Italia?
Il mio timore, e lo dico da
persona affetta da SLA, e che ci sia una forte immigrazione di pazienti che,
spinti da necessità o false promesse, possano recarsi in massa negli ospedali
toscani. L’unica speranza eè che nella legge sia specificato che la
somministrazione dei farmaci cannabinoidi sia permessa solo per pazienti
residenti nella regione.
Pensa che il personale medico sia
preparato a una proposta simile?
In termini medici mi auguro che
ci siano le competenze necessarie per stabilire l’appropriatezza per le
prescrizioni e la somministrazione, anche se dando uno sguardo alla
prescrizione degli oppioidi nella nostra farmacopea nell’utilizzo del
trattamento del dolore si testimonia la scarsa cultura su questi farmaci.
A livello etico?
Io considero che ciò che può
essere suffragato concretamente dalla farmacopea internazionale sia di corretto
utilizzo: quando ci sono forti discrepanze forse varrebbe la pena di avere
maggiori dati se un farmaco possa essere efficace nel trattamento o meno. Sarò
il primo a utilizzarli quando avrò la certezza che il farmaco è registrato
correttamente sulla scorta di dati scientifici corretti.
Lei pensa che il dibattito debba
riguardare tutta l’opinione pubblica o solo il personale medico e scientifico?
Entrambi. Ci deve essere il
coraggio di fare cultura e non di portare avanti un’idea. Per il personale
medico questo significa un’adeguata formazione e per la società portare avanti
un’adeguata conoscenza ed è per questo che è importante parlarne, informarsi e
confrontarsi.
Una parte dell’opinione pubblica
o i partiti antiproibizionisti sono favorevoli a questa introduzione. Pensa che
possa essere strumentalizzato?
Questo provvedimento non va
strumentalizzato come i radicali che gridano alla vittoria. Occorre precisare
che stiamo parlando di farmaci somministrati seguendo regole ben precise e il
tutto deve essere ben monitorato: non stiamo parlando di liberalizzazioni. I
Radicali hanno anche depositato la proposta di legge per le altre regioni.
© Riproduzione riservata.
Nessun commento:
Posta un commento