mercoledì 25 aprile 2012


Tre ricercatori spiegano perché l’embrione è persona umana di Linda Gridelli, 24 aprile, 2012, http://www.uccronline.it

Il guasto dell’impianto di congelamento all’ospedale San Filippo Neri di Roma, che ha causato la morte di 94 embrioni, riporta all’ordine del giorno il dibattito sul principio della vita umana, che taluni vogliono spostare dal suo momento naturale, cioè il concepimento.

Quando lo spermatozoo, una semplice cellula dell’uomo, entra nell’ovulo, un’altra semplice cellula della donna e si fonde con esso, abbiamo una nuova vita, una nuova persona diversa da chiunque altro. Certo, al momento questa persona è costituita da una sola cellula, lo zigote, ma ha già i suoi 46 cromosomi con tutti i geni, cioè tutta l’informazione necessaria per diventare la persona che sarà, se gli permetteranno di crescere e non verrà incidentalmente scongelato, non avrà altri problemi o non sarà intenzionalmente strappato dal ventre di sua madre e gettato fra i rifiuti ospedalieri.

Nello stabilire l’inizio della vita umana, ogni momento diverso dal concepimento è artificiale, strumentale e, in una parola, falso. Dico “strumentale” perché declassare un embrione da persona umana a semplice materiale biologico, come se fosse una provetta di sangue, ha lo scopo di togliergli quella dignità che lo rende inviolabile. Evidentemente si vuole fornire all’aborto una copertura morale, asserendo che ciò che viene ucciso non è una persona, ma come un pezzo di carne crescente. Pare brutto dire: “vogliamo il diritto di sopprimere i bambini nel ventre materno, se non ci fa comodo che nascano”, meglio confondere le acque dicendo che bambini non sono. Alcuni vogliono far iniziare la vita con la comparsa del sistema nervoso, forse perché prima, non potendo soffrire, gli embrioni possono essere uccisi con meno rimorsi; ma siamo poi sicuri, tra l’altro, che sia necessario un sistema nervoso per soffrire? Non potremo mai sapere cosa provano ad esempio le piante. Anche chi fa partire la vita dal momento non del concepimento, ma dell’impianto nella parete uterina, mira a creare una specie di zona franca, molto utile per la vendita di pillole del giorno dopo e spirali intrauterine.  Per l’occasione, “Avvenire” ha intervistato alcuni esperti.

Giandomenico Palka, ordinario di Genetica Medica all’Università di Chieti, ha risposto: «Nello zigote è già insito il programma della vita della persona. Scegliere una tappa successiva per decretarne l’inizio è puramente arbitrario… Zigote, blastocisti, embrione, stiamo sempre parlando dello stesso bambino in ogni sua fase, senza soluzione di continuità. Sono tutte tappe di un unico processo vitale che inizia con il concepimento».

Roberto Angioli, primario di Ostetricia al Policlinico Universitario Campus Biomedico di Roma, e membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Ginecologica e Ostetricia (SIGO), ha affermato: «La vita inizia nel momento dell’unione dei due gameti…Lo zigote concepito è la prima cellula che racchiude il DNA dell’individuo… Chi fa iniziare la vita al momento della comparsa della stria neuronale riduce l’essenza dell’umano solo in collegamento al suo sistema nervoso centrale e periferico, ma sappiamo che l’uomo è molto più di questo».

Salvatore Mancuso, presidente del comitato etico del Policlinico Gemelli, ha spiegato: «Al di là di ciò che suggerisce la bioetica, l’embrione è essere umano fin dal concepimento, per ragioni biologiche…C’è una specie di intelligenza embrionaria, per cui anche prima dell’annidamento l’embrione comunica con la madre. In fase di reimpianto avviene già uno scambio di comunicazioni chimiche tali per cui l’embrione, attraverso la produzione di citochine (molecole messaggere), condiziona la sede del suo insediamento, chiede alla madre di modificare il sistema immunitario per essere accolto e non espulso come corpo estraneo. Tutto questo straordinario dialogo avviene fin dalle primissime fasi del concepimento: i due esseri si riconoscono».

Quindi, sia la biologia che la morale che la logica indicano nel concepimento l’inizio della vita della persona; ogni altra data serve a formare una fase-finestra, una terra di nessuno nella quale è lecito perpetrare abusi su questa persona indifesa. Sul nostro sito si può trovare un dossier di approfondimento su tutto questo.

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