domenica 2 settembre 2012


Corea del Sud: una sentenza inedita a favore della vita - Il diritto alla vita è quello più fondamentale, l’aborto rimane vietato - 2 settembre, 2012 - http://www.uccronline.it

Sul tema dell’aborto si usa sostenere che vi siano più diritti in gioco, quello alla vita di un essere umano e quello della libertà di sopprimere la vita di un essere umano indesiderato. Ma quest’ultimo è configurabile come diritto? Se poi si pensa che la gravidanza indesiderata è conseguenza di una libera scelta -ad eccezione dello stupro- dei due partner di copulare ignorando le possibili conseguenze del loro atto, allora si capisce ancora meno perché un innocente essere umano, chiamato alla vita, debba pagare per una decisione irresponsabile, presa esercitando il legittimo diritto di scegliere dei due partner. La donna abortisce, dunque, perché ha già scelto di usare male la sua libertà (ovviamente esclusi i casi di stupro e di aborto forzato) copulando ignorando le conseguenze.

La Corte Costituzionale della Corea del Sud pare aver dato credito a questo semplice ragionamento, stabilendo, in una sentenza emessa il 23 agosto 2012, che «il diritto alla vita è il più fondamentale dei diritti umani» e che il diritto della donna di disporre del proprio corpo «non può essere invocato come superiore al diritto alla vita di un feto».

A fare ricorso alla Corte Costituzionale era stata un’ostetrica che riteneva sbagliata la pena di due anni di carcere per gli operatori sanitari che praticano aborti illegali, ma la Corte ha affermato la legittimità costituzionale del Codice penale in materia, riportando in particolare che «il diritto alla vita è il più fondamentale dei diritti umani».

La sentenza è stata criticata fortemente dalle organizzazioni femministe (ottimo motivo per compiacersi, dunque, dato che nulla c’entrano con la vera difesa delle donne) e accolta con soddisfazione dai movimenti pro-life, ma anche con cautela perché preoccupa la definizione dell’inizio della vita usata dalla Corte costituzionale, che giustifica la manipolazione di embrioni creati in vitro: essa inizierebbe con l’annidamento dell’ovulo fecondato nell’utero della donna, mentre per il mondo scientifico la vita umana inizia chiaramente al momento della fecondazione dell’ovulo da uno spermatozoo. Recentemente anche la comunità autonoma spagnola della Galizia ha preso coscienza di questo dato oggettivo, affermando che i figli “non nati” devono essere considerati come membri della famiglia, garantendo «il diritto alla maternità»

Secondo un recente sondaggio a livello internazionale, la Corea del Sud è uno dei Paesi con il più alto numero di persone non religiose (31% e 15% di atei decisi). Anche la presenza della Chiesa è davvero modesta e la famigerata “influenza del Vaticano” è decisamente blanda. C’è curiosità dunque verso chi se la prenderanno adesso abortisti e femministe, sempre pronti ad inventarsi complotti teocratici quando in realtà si tratta di argomenti affrontabili tranquillamente attraverso ragionamenti “laici”.

Nessun commento:

Posta un commento