Obama-Dolan, la battaglia continua di George Weigel, 12-03-2012, http://www.labussolaquotidiana.it
Con l’articolo The Battle
Continues, Beyond Rush (dalla traduzione che segue sono stati omessi alcuni
brevi passaggi di difficile comprensione per il lettore italiano), pubblicato
sul prestigioso quindicinale National Review - la "casa comune" giornalistica
del mondo conservatore statunitense –, George Weigel spiega in maniera
esaustiva la natura propria della controversia che da settimane sta infiammando
gli Stati Uniti, opponendo le Chiese e le istituzioni religiose - la Chiesa
Cattolica in primis – alla Casa Bianca.
Weigel è Distinguished Senior Fellow all’Ethics
and Public Policiy Center di Washington. Saggista, opinionista e
conferenziere cattolico di riconosciuto talento, è autore di numerosi libri,
alcuni dei quali - su temi di apologetica - tradotti pure in italiano, come il
giustamente famoso La Cattedrale e il Cubo. Europa, America e politica senza
Dio (trad. it. a cura di Flavio Felice, Rubbettino, Soveria Mannelli
[Catanzaro] 2006). Biografo di due pontefici, ha in questa veste pubblicato
Testimone della speranza. La vita di Giovanni Paolo II (trad. it Mondadori,
Milano 2005) e Benedetto XVI. La scelta di Dio (a cura di F. Felice, Rubbettino
2006).
Non senza successo, la Casa
Bianca si è sforzata di ridefinire il dibattito che imperversa sui media e nel
Congresso federale a proposito dell’"obbligo alla contraccezione"
imposto dallo United States Department of Health and Human Services, cioè il
ministero della Salute, facendolo passare per uno jihad di destra scatenato
contro la "salute delle donne". Ma, nonostante ciò, la vera battaglia
contro quella imposizione e in difesa della libertà religiosa continua.
Una lettera indirizzata il 2
marzo ai sui confratelli vescovi dal cardinale Timothy M. Dolan, presidente
della Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti, ha utilmente e
sinteticamente inquadrato lo stato attuale della questione, che ad altro non
ammonta se non al boicottaggio continuo e costante da parte
dell’Amministrazione guidata da Barack Obama.
I passaggi chiave della lettera di
mons. Dolano sono questi:
«Quando, il 20 gennaio, il presidente
ha annunciato che le imposizioni soffocanti dello United States Department of Health and Human
Services sarebbero rimaste in vigore, non solo noi vescovi e fedeli cattolici,
ma tutte le persone di fede, e pure coloro che la fede non l’hanno, si sono
unite nella protesta. La preoccupazione che abbiamo espresso – circa il fatto
che un tale controllo da parte del governo è contrario ai nostri più radicati
valori politici – è stata quindi eloquentemente articolata dagli studiosi di
diritto costituzionale e da leader di ogni credo.
«Poi il 10 febbraio il presidente ha
annunciato che sarebbero state le compagnie assicuratrici a doverne pagare il
costo invece che le scuole, gli ospedali le cliniche e l’enorme rete di
strutture caritative istituite dalle Chiese. Il presidente ha considerato
questa "concessione" adeguata. Forse che questa sua mossa abbia
aiutato? Noi ce lo siamo chiesti, e ricorderete come dapprima la Conferenza episcopale
cattolica degli Stati Uniti avesse annunciato - pur riservandosi il diritto di
esprimere un giudizio definitivo finale - che avrebbe considerato la proposta
del presidente con attenzione scrupolosa. Ebbene, lo abbiamo fatto; e, come
sapete, alla fine siamo più preoccupati che mai.
«Anzitutto non si è infatti
minimamente accennato alle nostre profonde preoccupazioni riguardanti la
violazione della libertà religiosa o alla possibilità di modificare il
tentativo messo in atto dallo United States Department of Health and Human
Services di definire il chi e il come del nostro ministero pastorale. In
secondo luogo, dato che una grande parte delle nostre iniziative sociali si
"autoassicurano", stiamo ancora domandandoci come quest’autonomia
potrà continuare ora a proteggerci. Dovremo infatti pagare ancora noi i costi
della riforma e, in aggiunta, dovremo pure includere nelle nostre polizze
assicurative pratiche che la nostra Chiesa ci ha ripetutamente insegnato essere
errori gravi con i quali noi non dobbiamo avere nulla a che spartire. E che
dire poi dei singoli credenti che vengono costretti a pagare per ciò che viola
la loro libertà religiosa e la loro coscienza? Noi non possiamo affatto
abbandonare le persone di fede che lavorano seriamente e cui la libertà
religiosa spetta di diritto. E, in terzo luogo, non è stato ancora deciso
alcunché riguardo alle manette strette ai polsi di rinomate strutture
caritative cattoliche, di livello sia nazionale sia internazionale, e alla loro
esclusione dalle convenzioni con il settore pubblico solo perché non consegnano
le vittime del traffico di essere umani, i migranti, i profughi e gli affamati
del mondo all’aborto, alla sterilizzazione e alla contraccezione».
Il cardinal Dolan ha quindi
acceso una luce importante sull’approccio seguito dall’Amministrazione Obama in
questo dibattito, Amministrazione che mira a presentarsi come la parte
ragionevole del confronto, che però non concede nulla e che poi usa agenti
pubblicitari quali il senatore Chuck Schumer e il capo della minoranza
Democratica alla Camera federale, Nancy Pelosi, per intorpidire le acque,
distraendo l’attenzione di tutti dall’incostituzionalità e dall’illegalità
manifeste di ciò che il ministero della Salute vuole imporre:
«[Dopo il 10 febbraio,] il Presidente
ci ha invitati ad «appianare le grinze». Abbiamo accettato l’invito […].
[Tuttavia,] il responsabile della Casa Bianca per i rapporti con la stampa […]
ha informato il Paese dicendo che gli obblighi imposti dal ministero della Salute
sono orama un fait accompli (e, cosa per lui imbarazzante da farsi, ha pure
aggiunto che noi vescovi ci siamo comunque sempre opposti al sistema sanitario
nazionale, un’accusa che è in sé volgare e insolente, oltre che bellamente
falsa […]). La Casa Bianca ha [pure] notificato al Congresso federale che quei
temuti obblighi sono adesso pubblicati nel Registro Federale «senza
cambiamenti». E la stampa ha ampiamente ripreso le parole usate dal ministro
della Salute: "In realtà, le compagnie assicuratrici religiose non
progettano le polizze che poi vendono in base a ciò che dice la loro fede
religiosa". Di fatto, questo non promette nulla di buono circa il
tentativo dell’Amministrazione di trovare un "accomodamento"
seriamente accettabile.
«Del resto, durante un recente
incontro avvenuto fra delegati della Conferenza episcopale cattolica
statunitense e delegati della Casa Bianca, i nostri hanno domandato in modo
diretto se le preoccupazioni di genere in tema di libertà religiosa – la
possibilità di rivedere, cioè, quell’imposizione da camicia di forza, ovvero
l’ampliare l’esenzione maliziosa da essa contemplata - siano oramai da
considerare superate. È stato risposto loro in modo affermativo. Fine
dell’"appianare le grinze". E invece si è subito dopo consigliato
alla Conferenza episcopale cattolica di ascoltare le
"illuminate" voci di chi auspica il compromesso, tipo il
recente, per nulla sorprendente eppure terribilmente disgraziato, editoriale
comparso sul settimanale America (1). Sembra che la Casa Bianca pensi che noi
vescovi semplicemente non conosciamo oppure non comprendiamo il magistero
cattolico, e così, prendendo spunto da una definizione di libertà religiosa
tutta propria, ha nominato una manciata tutta sua di maestri cattolici.
«Noi continueremo ad accettare gl’inviti a
risolvere e a esprimere le nostre ansie che verranno rivolti da chiunque, a
qualunque parte egli appartenga (la cosa infatti non è di parte), voglia
correggere le violazioni della libertà religiosa che stiamo patendo ora. Ma,
mentre lo facciamo, non possiamo fidarci di chi fuori onda promette
sistemazioni prive di scadenze e per di più senza la garanzia di proposte che
dipanino concretamente le nostre inquietudini in un modo che non confligga con
i nostri princìpi e il nostro magistero».
La lettera del cardinale descrive
poi le difficoltà che sono state incontrate nel tentativo di trovare un rimedio
legislativo ai problemi causati dall’obbligo imposto dal ministero della
Salute, notando che, durante il recente dibattito al Senato federale in
relazione all’emendamento Blunt (2), «i nostri oppositori hanno cercato di
oscurare quello che in realtà è proprio solo un argomento di libertà religiosa,
sostenendo che i farmaci che inducono
l’aborto e certi preparati analoghi sono un "tema di salute
femminile". Ma noi non permetteremo che questo inganno perduri». (Quale
espressione concreta di questo impegno, la Conferenza episcopale cattolica
statunitense sta preparando, e presto distribuirà, materiali da utilizzare
nelle parrocchie per spiegare adeguatamente che l’argomento in oggetto è
eminentemente quello della la libertà religiosa.)
Mentre però i suddetti tentativi
di trovare un rimedio legislativo al problema continuano, il cardinale Dolan
osserva che proprio la via giuridica garantita dalla difesa della libertà di
religione è lo strumento di contrasto che più di tutti può avere ora successo,
e questo per il fatto che esistono sia il Primo Emendamento alla Costituzione
federale degli Stati Uniti d’America (3) sia il Religious Freedom Restoration
Act (4), cioè la "Legge sul ripristino della libertà religiosa". In
questo modo, il cardinale sottolinea il fatto che «la nostra Conferenza
episcopale, molte singole realtà religiose e altre persone di buona volontà»
stanno lavorando, legalmente assistiti pro bono - gratuitamente -, per sfidare
gli obblighi imposti dal ministero della Salute nei tribunali federali: alcune
denunce sono già state presentate e altre lo saranno nei giorni prossimi. Data
la recente sentenza pronunciata dalla Corte Suprema federale nel caso
Hosanna-Tabor Evangelical Lutheran Church and School v. E.E.O.C. (5), davvero
non è facile vedere come l’Amministrazione Obama possa riuscire a vincere in
questo suo nuovo tentativo di erodere le istituzioni della società civile e di
violare le coscienze delle persone. Che però essa cercherà di farlo è un fatto
che va continuamente ricordato agli elettori, man mano che l’anno in corso
procede.
Peraltro, il rigore con cui i
vescovi cattolici hanno sfidato l’Amministrazione, e l’obbligo imposto dal suo
ministero della Salute, non è stato seguito con l’attenzione che esso merita,
eccezion fatta nel senso distorto che ha dominato il modo in cui troppi grandi
media hanno offerto la cronaca di questa controversia: vale a dire che tutta la
questione girerebbe attorno a dei vescovi antidiluviani che vogliono d’imporre
all’intero Paese una morale che la loro stessa gente rifiuta. Ma, sotto la
guida del cardinale Dolan, del vescovo William E. Lori di Bridgeport, in
Connecticut - presidente del Comitato ad hoc per la libertà religiosa,
recentemente eretto dalla Conferenza episcopale cattolica statunitense - e di
altri, i vescovi sono rimasti coerenti con il proprio messaggio (e con la
questione di merito), insistendo nel dire che l’obbligo imposto dal ministero
della Salute è una violazione della libertà religiosa di grave rilevanza per
tutti. Come ha scritto una blogger femminista cattolica, «l’intera questione
riguarda il controllo delle nascite tanto quanto la Rivoluzione Americana
riguardava il tè».
I vescovi hanno pure, da ultimo,
preso di mira coloro che, dentro la
famiglia cattolica, premono per l’accettazione dell’"accomodamento"
fasullo proposto dall’Amministrazione Obama. La lettera del cardinale Dolan ha
infatti sparato un colpo senza precedenti contro la rivista dei padri gesuiti
America; e il vescovo Lori si è spinto addirittura oltre in una lettera inviata
a quello stesso settimanale, osservando che l’irritazione da esso mostrata
quando dice che i vescovi si stanno perdendo in «dettagli» pratici ignora tutte
e ognuna le violazioni della libertà religiosa sia delle istituzioni sia dei
singoli che l’obbligo imposto dal ministero della Salute comporta. A ciò si
potrebbe del resto aggiungere che occorre un tipo tutto speciale di cecità
morale (o di esaltazione partigiana) per suggerire, come ha fatto America, che
obbligare in coscienza le istituzioni e i dipendenti della Chiesa a fornire
assicurazioni sanitarie che includono preparati abortivi, quali la pillola
Ella, è un "dettaglio". E poi, come chiarisce la lettera del
cardinale Dolan, l’Amministrazione in carica pratica un modo assai diverso di
«appianare le grinze» in «dettagli» di questo genere: o si fa come vuole Obama,
oppure non se ne fa niente.
Traduzione e note di Marco
Respinti
(1) Il settimanale cattolico
America, pubblicato dalla provincia statunitense della Compagnia di Gesù
e attualmente diretto dal padre
gesuita Drew Christiansen, non è nuovo a endorsement dell’Amministrazione Obama
che sempre hanno scatenato controversie e contestazioni.
(2) Il 1° marzo 2012 il Senato
federale, a maggioranza Democratica, ha bocciato, con 51 voti contro 48, un
emendamento presentato dal deputato Repubblicano del Missouri Roy Blunt che
avrebbe consentito l’obiezione di coscienza ai datori di lavoro e alle società
di assicurazioni quanto all’obbligo di includere strumenti di controllo delle
nascite nelle polizze assicurative sanitarie dei dipendenti.
(3) Il Primo Emendamento alla
Costituzione federale degli Stati Uniti d’America recita: « Il Congresso non
promulgherà leggi per il riconoscimento ufficiale di una religione, o che ne
proibiscano la libera professione, o che limitino la libertà di parola, o di
stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di
fare petizioni al governo per riparazione di torti ».
(4) Il Religious Freedom
Restoration Act, datato 11 marzo 1993, è una legge federale che impedisce la
conculcazione del diritto di ogni cittadino statunitense al libero esercizio
della propria religione.
(5) La sentenza della Corte
Suprema federale nel caso Hosanna-Tabor Evangelical Lutheran Church and School
v. E.E.O.C., datata 11 gennaio 20912, riconosce per la prima volta una "eccezione legata la ministero"
nelle leggi federali che impediscono la discriminazione nelle assunzioni,
affermando che le Chiese e altre istituzioni religiose statunitensi debbono
essere libere di scegliere i propri capi senza subire interferenza alcuna da
parte del governo.
Nessun commento:
Posta un commento