13 marzo 2012, Comitato Verità e
Vita Comunicato Stampa n. 125, Avvenire esulta: aumentano in Italia i figli
della provetta, http://www.comitatoveritaevita.it
Il quotidiano della Conferenza
Episcopale “celebra” l’aumento dei cosiddetti “figli in braccio” da
fecondazione artificiale.
Ma produrre esseri umani in
provetta è un bene o un male? Ancora una volta, il mito della legge 40 genera
mostri.
Il deputato Pdl ed ex
sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, esponente della linea della “provetta civile omologa” a norma della legge 40 – “pur eticamente non
ineccepibile” – polemizza con i libertari, che in materia vorrebbero
esclusivamente leggi favorevoli alla logica del profitto del business della
fecondazione artificiale. La Roccella menziona i progressi nella ricerca e
nell’uso delle tecniche che, “secondo esperti autorevoli”, confermano l’eccellenza del nostro Paese in questo
settore. La parlamentare plaude in particolare all’accresciuto numero di
successi: sette anni fa, una donna su dieci otteneva il cosiddetto “figlio in
braccio”, mentre oggi il successo arride a una donna su sei, fra quante
utilizzano la strada prevista dalla legge 40 del 2004.
Non sorprende più di tanto che un
esponente politico che ha promosso la legge 40 secondo la linea politica
della “riduzione del danno” - applicata
per giunta a valori non negoziabili - polemizzi con i libertari
di turno. Qualcuno dovrebbe però restare perplesso per l’ospitalità a
queste positive valutazioni dell’applicazione della legge 40, ospitalità
offerta dal quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, che venerdì 2
marzo titola in modo trionfale: “Fecondazione artificiale: dati in crescita”. E
aggiunge nel sommario che “la legge 40 quindi non ostacola le coppie”. Il
teorema è, a questo punto, chiarissimo: si appoggia una legge definita
“imperfetta”, elogiandola perché non fa diminuire, ma anzi incrementa, il
successo della provetta. Dunque, si plaude a una legge che incoraggia il
ricorso a tecniche intrinsecamente malvagie.
Dimenticando completamente un
paragrafo della recente Istruzione della Congregazione DIGNITAS PERSONAE, che
tratta proprio questi aspetti. Vi si
legge al par. 14:
“Occorre tuttavia rilevare che,
considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli
effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo. (…….) In
realtà è assai preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a
ottenere migliori risultati in termini
di percentuale di bambini nati rispetto alle donne che iniziano il trattamento,
ma non sembra avere un effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni
singolo embrione”.
Il nodo è esattamente questo: che
si osserva la FIVET esclusivamente dal punto di vista dei “successi attesi”
dagli adulti, occultando il cimitero di fallimenti che ad essi si accompagnano,
in cui sono seppellite decine di migliaia di vite innocenti.
Verità & Vita ritiene che per
un giudizio corretto sugli effetti pratici della legge 40 del 2004 è
indispensabile non trascurare né tacere che, per ogni donna con figlio in
braccio, vi sono numerosi figli e figlie che sono stati “sacrificati”
(abortiti) in forza di questa legge.
Una legge che va contrastata sul
piano culturale, invitando le coppie a non usarla, e a non produrre figli in
provetta.
Una legge gravemente ingiusta
contro il diritto alla vita, che è necessario contrastare e superare non già con l’abrogazione
libertaria, ma con una legge che vieti il dominio dell’uomo sull’uomo della
fecondazione artificiale (cfr. Dignitas Personae, 16) e promuova piuttosto la
ricerca scientifica sulla crescente infertilità, sulle sue cause e su i
possibili rimedi.
In quale modo questa difesa della verità e della vita
possa conciliarsi con la linea editoriale del maggiore quotidiano cattolico
italiano, che elogia le perfomance della provetta, è domanda che giriamo
volentieri ad altri più autorevoli commentatori.
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