«Il dolore? È tutto nella testa E l’eutanasia non è una cura» di
Redazione, articolo di lunedì 12 marzo 2012, http://www.ilgiornale.it
Milano capitale mondiale della
«Terapia del dolore». Dai prossimi 27-31 agosto, fra le pareti di vetro del
Milan Convention Center dell'Expo, settemila medici di tutti i Continenti si
incontreranno per approfondire il tema del male del secolo, l'emicrania, e per
esaminare il futuro di milioni di persone che rivendicano il diritto di essere
curate per una patologia, il dolore, che oltre al fisico devasta la mente e
l'anima.
Presidente e organizzatore del
Congresso sarà Paolo Marchettini, medico del dolore di fama internazionale,
docente di fisiopatologia e terapia del dolore all'Università della Svizzera
italiana di Lugano e da pochi giorni Direttore del nuovo e superattrezzato
Centro di diagnosi e terapia medica e chirurgica delle sindromi da dolore
cronico appena inaugurato al Centro Diagnostico Italiano di Milano. «Purtroppo
si soffre con la testa, cioè col cervello - spiega - Tutto si prepara lì
dentro, nel fondo di ciascuno di noi. Poi viene elaborato, amplificato, in un certo
senso perfezionato. Per questo molte volte sono utili i farmaci
antidepressivi». Scrutandomi al di sotto della benda scandisce: «Certo, è
difficile dire a chi prova lancinanti spasimi alla nuca o alla schiena che non
c'è alcun danno organico, ma un disagio psicologico. Eppure è così per almeno
la metà dei pazienti».
Neurologo, ortopedico, terapeuta
del dolore con più di 30 anni di esperienza Marchettini ci mette poco a entrare
nel cuore del problema: «In Italia circa due milioni di persone soffrono a causa
di diagnosi imprecise, interventi chirurgici mal riusciti e terapie
inadeguate». Ha un cruccio questo supermedico: la medicina del dolore nel
nostro Paese non è ancora materia di insegnamento nonostante l'Italia si sia
dotata di una legge che riconosce al dolore cronico la dignità di malattia,
legge giudicata la più evoluta d'Europa.
Ma quali sono sono le più
frequenti patologie dei «malati di dolore»? Eccole: artriti reumatoidi,
lombosciatalgie, artrosi, nevralgie del trigemino; soprattutto il mal di testa
cronico e il mal di schiena, spesso invalidanti. Ci sono poi milioni di
italiani che soffrono di nevralgie iatrogene, cioè provocate da interventi
chirurgici che hanno danneggiato o reciso nervi.
Lo spasimo lancinante del malato
di cancro terminale è un caso di cui si occupa l'oncologo o rientra nelle
vostre competenze?
«Noi curiamo questi pazienti per
lo più utilizzando gli oppioidi come morfina e eroina. Purtroppo nel nostro
Paese ci sono ancora resistenze all'impiego di queste sostanze che in realtà
non provocano, come si crede, gravi effetti stupefacenti e dipendenza. Quando
ci sono problemi nella somministrazione degli oppioidi per via orale
pratichiamo l'infusione diretta del farmaco nel midollo spinale mediante una
micropompa inserita sotto la cute di cui il paziente stesso può regolare il
dosaggio. Questa tecnica permette di controllare anche i tormenti più forti
che, se non alleviati, accelerano la morte. La morte che questi malati a volte
invocano».
Succede che chi soffre troppo vi
chieda di aiutarlo a morire?
«Sì. Morte, eutanasia. Ma chi si
rassegna a assecondare la morte è un medico frustrato, sconfitto. Anche perché
sopprimere il dolore non è solo un problema medico, è una conquista di
civiltà».
Dopo la legge 38 del 2010 la
situazione della Terapia del dolore è migliorata? E dal punto di vista
scientifico ci sono novità?
«La legge 38/10 anzitutto prevede
l'apertura di molti nuovi Centri di terapia. Quanto all'innovazione, mentre
diventa sempre più evidente che tante malattie giudicate psicosomatiche sono in
realtà biologiche, benché causate da stress, è da segnalare l'impiego di
farmaci antiepilettici, molto validi contro i dolori neuropatici conseguenti a
lesioni del sistema nervoso centrale, e della ziconotide, un derivato del
veleno di una lumaca marina. É efficace pure l'anestesia elettrica che a un
certo livello del midollo spinale crea un blocco totale nella sensibilità delle
fibre nervose».
C'è chi mette sotto accusa la
religione per tutte le difficoltà che fino a ieri in Italia ha incontrato la
Terapia del dolore.
«La Chiesa cattolica non ha colpa
del disinteresse dello Stato italiano per la Terapia del dolore. L'enciclica di
Paolo VI Sanare infirmos lo dimostra. La fede religiosa le dà una motivazione
rendendola più sopportabile oppure la trasforma in estasi».
© IL GIORNALE ON LINE S.R.L.
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