Le aberrazioni del politicamente corretto - Toglietemi tutto. Dante no
di Alessandro D'Avenia, http://www.avvenire.it
Io sono lì che aspetto da anni
una circolare ministeriale che mi costringa a leggere e commentare la Divina
Commedia per intero – sì perché i programmi prevedono la lettura di una ventina
di canti in tutto nel triennio – e dei "consulenti speciali" del
Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite propongono di depurare la
Commedia da ciò che non è politicamente corretto. Un po’ come mettere le
mutande ai personaggi della Sistina o il bikini alla Venere di Milo. Io sto a
lì a lottare terzina dopo terzina, cercando di evidenziare la grandezza
profetica e poetica del poema, nonostante i suoi limiti storici spesso valicati
(un suicida a guardia del Purgatorio, più di un non cristiano in Paradiso...),
senza bisogno di nascondere nulla, e questi mi vogliono rubare terzine. Mi
vogliono togliere Giuda dal XXXIV dell’Inferno perché dicono che «Giuda per
antonomasia è persona falsa, traditore... e giudeo è termine comune
dispregiativo secondo un antico pregiudizio antisemita che indica chi è avido
di denaro, traditore. Il significato negativo di giudeo è esteso a tutto il
popolo ebraico. Il Giuda dantesco è la rappresentazione del Giuda dei Vangeli,
fonte dell’antisemitismo».
A parte l’evidente e brutale
semplificazione, mi sembra che anche Gesù fosse ebreo, anche Maria, anche i
discepoli. Che facciamo per par condicio depuriamo anche loro? Dicono che se
proprio non eliminiamo queste terzine dobbiamo almeno spiegarle come si deve,
noi professori, che proprio non lo sappiamo fare: «Studiando la Divina Commedia
i giovani sono costretti, senza filtri e spiegazioni, ad apprezzare un’opera
che calunnia il popolo ebraico, imparano a convalidarne il messaggio di
condanna antisemita, reiterato ancora oggi nelle messe, nelle omelie, nei
sermoni e nelle prediche e costato al popolo ebraico dolori e lutti». Io sono
un professore, mica una SS. Chissà se chi avanza queste «purificazioni»
dantesche ha mai aperto i commenti alla Commedia in uso nelle scuole, o se ha
aperto anche la Commedia. Per rimanere in tema: Giuda all’Inferno è insieme a
Bruto e Cassio. Giuda è punito come esemplare traditore in ambito spirituale
(Cristo è fondatore della Chiesa) così come Bruto e Cassio in ambito politico
(per Dante, Cesare è il primo Imperatore). Siamo infatti tra i traditori.
Qualsiasi commento serio e
professore sano di mente questo lo sa e lo spiega. Non ne approfitta certo per
fare apologia nazista. Io do retta piuttosto a un ebreo come George Steiner
che, in apertura del suo testo più bello, Vere Presenze, afferma che «ogni
discussione seria sulla natura dell’immaginazione poetica e sulle sue relazioni
con l’interrogazione filosofica e la spiritualità è una postilla a Dante».
Io do retta piuttosto a un ebreo
come Primo Levi che pone in esergo al suo capolavoro le parole «Considerate se
questo è un uomo», dedicando poi un intero capitolo ai versi danteschi su
Ulisse, che ne costituiscono l’appiglio di umanità proprio quando l’umano è del
tutto naufragato. Proprio lui, in fila per un tozzo di pane, nel tentativo di
ricordare versi sepolti nella memoria riesce a estraniarsi dall’inferno del
lager: «Come se anch’io sentissi per la prima volta: come uno squillo di
tromba, come la voce di Dio. Per un momento ho dimenticato chi sono e dove
sono». E sarebbe disposto a rinunciare alla zuppa, pur di saldare i lacerti di
versi che ricorda appena.
Io do retta a un ebreo come David
Grossman, che nel suo testo «Conoscere l’altro dall’interno», nel tentativo di
capire le ragioni del nemico che gli ha ucciso il figlio in guerra, spiega che
solo quando riusciamo a leggere la realtà «con gli occhi del nemico, allora
quella realtà in cui noi e il nostro nemico viviamo e agiamo diventa
improvvisamente più complessa, realistica; possiamo riprenderci parti che
avevamo espunto dal nostro quadro del mondo». Non è "purificare"
Dante che ci guarirà dall’odio e dai nostri eventuali pregiudizi, ma saranno
proprio le sue terzine, spesso scomode, ad aprire il nostro sguardo «aumentando
– continua Grossman – così le nostre probabilità di evitare errori fatali, e
diminuendo quelle di incorrere in una visione egocentrica, chiusa e limitata».
Magari solo per contrasto. Ogni ideologia tende alla chiusura, all’espunzione,
all’eliminazione. Solo chi affronta tutto senza paura, anche il pensiero del
presunto "nemico", può avviare una vera conciliazione. Mentre i
"consulenti speciali" delle Nazioni Unite depurano Dante, io sono
ancora qui che aspetto la circolare ministeriale.
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