martedì 24 dicembre 2013

24-12-2013 Con il "metodo Barilla" si tacitano i cattolici irlandesi di Massimo Introvigne, http://www.lanuovabq.it

In Irlanda nel 2015 si terrà il referendum per introdurre il «matrimonio» omosessuale, e il governo è già sceso in campo per invitare gli irlandesi a votare a favore, per sentirsi – così recita la propaganda – «più europei». Oltre alla carota un po’ andata a male dell’Europa, si comincia a usare però anche il bastone. L’incredibile episodio che è andato in scena questo mese all’Università Nazionale dell’Irlanda, a Galway, mostra esattamente come funziona la macchina brutale dell’intimidazione.
Courage International è un’organizzazione cattolica riconosciuta sia a livello internazionale sia da diverse Conferenze Episcopali, che promuove un apostolato per le persone omosessuali cui propone di vivere in castità richiamandosi esplicitamente al n. 2359 del «Catechismo della Chiesa Cattolica»: «Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana». L’organizzazione propone un itinerario verso la castità attraverso l’amicizia e la preghiera. Dichiaratamente, non s’interessa invece alle cosiddette «terapie riparative» né ai problemi relativi alla natura e alla genesi dell’omosessualità.
La Legione di Maria è un movimento cattolico fondato negli anni 1920 in Irlanda, che ha oltre due milioni di membri in Irlanda ed è da decenni una componente di fondamentale importanza del cattolicesimo irlandese.
All’Università Nazionale dell’Irlanda nello scorso mese di novembre è stata lanciata una campagna. «Purity matters», «La purezza è importante», patrocinata insieme dal gruppo universitario della Legione di Maria e da Courage International, dove si proponeva alle persone omosessuali l’itinerario di preghiera e amicizia di Courage verso «una vita di castità», con lo slogan «Sono un figlio di Dio: non chiamatemi gay». I poster spiegavano il significato dello slogan: «andare al di là dei confini dell’etichetta omosessuale verso una più completa identità in Cristo».
Subito si è scatenato un putiferio, che ha coinvolto la stampa nazionale irlandese ed esponenti del governo, fino a quando l’Università Nazionale non solo ha vietato il manifesto e ha fatto rimuovere quelli esposti nelle sue sedi, ma ha sospeso ogni attività della Legione di Maria nel campus «con effetto immediato». Il comunicato menziona anche non meglio precisate «leggi europee», che impedirebbero campagne di questo genere in quanto omofobe.
Non basta. Siccome il «metodo Barilla», ormai applicato in tutta Europa, prevede non solo che il reprobo sia punito ma che «si converta» e chieda scusa, la (disciolta) branca studentesca della Legione di Maria dell’Università Nazionale ha dovuto pubblicare un comunicato di scuse. La Legione di Maria nazionale ha emesso a sua volta un comunicato dove afferma semplicemente di «non sapere nulla» della vicenda e «di non essere stata contattata» dalla branca universitaria a proposito della campagna. Il portavoce del vescovo di Galway, dove si trova l’università, ha dichiarato che si tratta di questioni che riguardano la Legione di Maria e non la diocesi, che «l’appello a vivere una vita casta è parte dell’insegnamento cristiano» ma che lo slogan «Sono un figlio di Dio, non chiamatemi gay» è offensivo e non andava usato.
Paradossalmente, non sostenuta dal clero e neppure dai suoi stessi dirigenti, la Legione di Maria dell’Università Nazionale è stata difesa dall’influente organizzazione laica britannica per la libertà di espressione Index of Free Speech, il cui dirigente Padraig Reidy scrivendo sul Telegraph ha protestato perché «un messaggio non violento e non intimidatorio che espone la posizione cattolica ortodossa è stato bandito da un campus universitario», violando «il principio fondamentale della libertà di parola».
È sempre sconsigliabile fare i martiri con il sangue degli altri e, come la nostra testata ha a suo tempo documentato, il clero e il mondo cattolico irlandese vivono una condizione molto difficile a causa delle colpe di alcuni sacerdoti, responsabili di alcuni fra i più gravi casi di pedofilia che si siano verificati su scala internazionale, e delle improprie generalizzazioni della stampa e del governo, che – profittando dello scandalo, purtroppo reale, dei preti pedofili – cercano di regolare antichi conti con una Chiesa che appare spesso stordita dai tanti colpi ricevuti e incapace di difendersi.
Occorre però che tutti difendano – «leggi europee» o no – il diritto dei cattolici a diffondere la loro dottrina in tema di omosessualità, che è quella contenuta nel «Catechismo della Chiesa Cattolica», che Papa Francesco ci assicura essere «lo strumento fondamentale per quell’atto unitario con cui la Chiesa comunica il contenuto intero della fede, “tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede”» (enc. «Lumen fidei», n. 46). In Italia la campagna dell’Arcigay sull’omofobia «Spegniamo l’odio», finanziata con fondi del Consiglio d’Europa, presenta uno spot con frasi «omofobe» che la legge in discussione in Senato dovrebbe trasformare in reati penali, tra cui una dell’avvocato Giancarlo Cerrelli, vice-presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, secondo cui «l’omosessualità in realtà è un disagio». Si tratta, ancora una volta, di una parafrasi del «Catechismo» che al n. 2358 afferma che «questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro [omosessuali] una prova». Una «prova» è certamente un disagio. E le persone omosessuali, per superare il disagio, dallo stesso «Catechismo» sono «chiamate alla castità».
Coloro che, in Irlanda come in Italia, vogliono «spegnere» le voci che ripetono il «Catechismo» violano gravemente la libertà religiosa. Se un clero intimidito dai bastoni del «metodo Barilla» non se la sente di protestare, anzi chiede scusa, noi laici rifiutiamo di farci imbavagliare. Non chiediamo scusa a nessuno, e ripetiamo con il «Catechismo» (n. 2357) che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati. Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati».
Il documento preparatorio per il Sinodo sulla Famiglia del 2014 – proprio quello del fin troppo famoso «questionario» –, fatto inviare da Papa Francesco a tutti i vescovi del mondo, afferma a proposito degli articoli del «Catechismo» che abbiamo appena citato che «l’attenta lettura di queste parti del “Catechismo” procura una comprensione aggiornata della dottrina della fede a sostegno dell’azione della Chiesa davanti alle sfide odierne. La sua pastorale trova ispirazione nella verità del matrimonio visto nel disegno di Dio che ha creato maschio e femmina». Chi diffonde questa «comprensione aggiornata della dottrina della fede […] davanti alle sfide odierne» oggi però in Europa rischia di andare in prigione. E magari di farsi dire da qualche prete che faceva meglio a stare zitto.

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