Una legge contro l’anarchia delle sentenze, Mercoledì 06 Luglio 2011, di Gabriele Toccafondi* - Tocca al Parlamento e non alla magistratura colmare il vuoto normativo, http://www.ladiscussione.com
È una legge necessaria, quella sul cosiddetto “Testamento Biologico”, doverosa perché l’alternativa, oggi si chiama “anarchia delle sentenze”. Alla Camera, è già iniziata la discussione generale, ma a questo punto, aspettare non serve più a niente. È urgente, quindi, votare questa legge, perché su un tema come quello della vita non possiamo permetterci di lasciare spazio all’anarchia.
Il testo uscito dal lavoro della Commissione Affari Sociali ha dovuto tenere presente quanto accaduto con la sentenza Eluana Englaro. La Commissione per scrivere quel testo non ha avuto davanti un foglio bianco, ma un foglio dove alcune parole erano già scritte in modo indelebile. Ha dovuto fare i conti, infatti, con la sentenza Englaro e con il pronunciamento della Corte Costituzionale in merito ai ricorsi del Parlamento. Io dico sì con convinzione a questa legge, perché mi sento in dovere, come parlamentare, di non lasciare alla magistratura il compito di fare le leggi, e questa è una questione che va chiarita bene, perché sono quasi 3.000 le persone che in Italia vivono in condizione di stato vegetativo e sono decine i casi pronti ad essere proposti nei tribunali e migliaia sono le dichiarazioni di volontà depositate presso notai ed enti locali che qualche “associazione” è già pronta a portare in Tribunale. Anche per questo ribadisco che è venuto il momento di portare in votazione la legge. Credo che, ancora oggi, in molti non conoscano nel dettaglio il testo di questa legge. È una legge che dice chiaramente “no” all’eutanasia e “no” all’accanimento terapeutico. Anche a seguito della sentenza Englaro, nella legge, vengono previste delle DAT (Dichiarazioni Anticipate di Trattamento), che contengono alcuni punti fermi, fondamentali: la dichiarazione assume rilievo quando è certa, scritta, firmata, non è quindi più possibile ricostruire – o immaginare –, come accaduto per Eluana, le dichiarazioni di volontà. Viene specificato, che idratazione e alimentazione non sono oggetto di Dichiarazioni e non possono essere equiparate a terapie mediche, tranne nel caso in cui non risultino più efficaci nel fornire fattori nutrizionali. Un altro comma poco conosciuto è inserito nell’articolo 4: in condizioni di urgenza o quando il soggetto versa in pericolo di vita immediato, la Dichiarazione non si applica. Il medico applica il principio di inviolabilità della vita umana e della tutela della salute secondo principi di precauzione, proporzionalità e prudenza. Spero quindi di poter arrivare il prima possibile al voto definitivo su questa legge, che evidentemente impone un argine all’anarchia delle sentenze, un argine costruito con la consapevolezza che la violenza dell’acqua può prevalere, ma è proprio per questo che si fanno gli argini.
*deputato Pdl
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