martedì 17 maggio 2011

SVIZZERA
Zurigo boccia referendum anti-eutanasiaLa "dolce morte" anche ai non residenti

L'Unione Democratica Federale e il Partito Evangelico chiedevano al cantone più popolato di dire sì a un'azione parlamentare per il divieto della pratica sugli stranieri. Secondo le proiezioni, il "no" ha totalizzato l'80%. Exit Italia: "Trenta gli italiani emigrati per morire". Un trend destinato a crescere.

GINEVRA - In Svizzera si continuerà a praticare l'eutanasia, anche per i non residenti nel Paese. Questa, in estrema sintesi, la risposta che gli abitanti del cantone di Zurigo, il più popolato, hanno dato, in percentuale massiccia, in un referendum sulla "dolce morte" basato su due quesiti e promosso da due partiti conservatori. Il primo, presentato dall'Unione Democratica Federale (Udf, di ispirazione cristiana), puntava a chiedere al Parlamento svizzero di rendere punibile qualsiasi forma di istigazione e di aiuto al suicidio. Il secondo, avanzato dal Partito Evangelico, mirava a porre fine al "turismo della morte", limitando la possibilità di eutanasia ai soli residenti nel cantone da almeno dieci anni. I partiti conservatori erano decisi a fissare dei paletti in materia,a ma gli abitanti del cantone zurighese, secondo le prime proiezioni diffuse dall'agenzia svizzera Sda, hanno rigettato entrambe le proposte con una percentuale di voti contrari dell'80%.
L'interesse per l'esito dello scrutinio andava oltre i confini del cantone più ricco e liberale della Svizzera, spiega il sito di Swissinfo. Non solo perché una votazione su un tema analogo, il suicidio assistito nella case per anziani, si svolgerà nel 2012 nel cantone di Vaud. Ma soprattutto perché il governo federale deve presentare un disegno di legge che disciplini l'assistenza organizzata alla dolce morte.
In Svizzera, il suicidio assistito è consentito dal 1941, a condizione che non sia legato ad alcun
motivo egoistico ed è ammesso solo in modo passivo, cioè procurando a una persona i mezzi per morire, ma non aiutandola a farlo. Un po' di cifre raccontano la crescita evidente del fenomeno e, di conseguenza, perché il tema coinvolga l'intera opinione pubblica. Nel Paese, sono circa 200 ogni anno le persone che ricorrono alla pratica della morte assistita, ma la Svizzera registra anche una media di 1.400 suicidi annui, pari al 2,2% del totale dei decessi. Nel 2003 i suicidi assistiti costituivano il 19% del totale, percentuale cresciuta fino al 29% nel 2007.
Secondo le cifre fornite dall'associazione Dignitas, che in Svizzera assiste cittadini stranieri candidati all'eutanasia, dal 2010 sono state 1.138 le persone giunte dall'estero decise a farla finita: 592 dalla Germania, 118 dalla Svizzera, 102 dalla Francia, 18 dagli Stati Uniti e 16 dalla Spagna. Nel 2003, le persone venute dall'estero per togliersi la vita in Svizzera rappresentavano il 6,5% del totale dei suicidi assistiti, nel 2007 il 9,7%.
Nell'elenco non mancano gli italiani: in 19 nel 2010, una trentina complessivamente, i connazionali recatisi in Svizzera per non fare più ritorno dopo essersi rivolti alla Dignitas di Zurigo o alla ExInternazional di Berna, le due associazioni svizzere che praticano l'eutanasia. E, stando ai dati di un recente Rapporto Eurispes, sei italiani su dieci dicono sì all'eutanasia, che se la quota dei favorevoli alla "dolce morte" è diminuita dell'1,2% rispetto al 2010 e dell'1,8% rispetto al 2007, mentre rispetto al 2010 è aumentata nel 2011 la quota dei contrari, passata dal 21,7% al 24,2%.
Degli italiani in Svizzera per morire parla Emilio Coveri, presidente di Exit Italia, Centro di studi e documentazione sull'eutanasia, che dal 1996 chiede che anche in Italia si riconosca all'individuo il diritto a poter scegliere una "morte dignitosa". "Diciotto italiani erano stati informati di questa opzione da noi - spiega il presidente di Exit Italia - gli altri si sono mossi da soli. Nessuno ha mai fatto ritorno. Spendendo non più di 3.000 euro, meno di un funerale nel nostro Paese". "Complice una maggiore informazione sull'argomento", aggiunge Coveri, gli italiani emigrati per morire nell'ultimo anno sono stati 2-3 al mese, con un trend in aumento. "Gli italiani ora sanno - secondo Coveri - che c'è un modo per morire dignitosamente quando la malattia ti aggredisce togliendoti ogni dignità, fino a che ti spegne tra atroci sofferenze". 
Sofferenze che la pratica del suicidio assistito in Svizzera azzera, come spiega ancora Coveri raccontando come tutto avviene. "Il posto è confortevole - assicura il presidente di Exit Italia - si sceglie la musica che deve accompagnare alla fine, si sta con i propri cari, si ha il conforto dei medici e dei volontari. Si prendono due pasticche anti-vomito. Dopo 10 minuti, se si è ancora convinti, viene somministrato un composto chimico contenente un barbiturico e un sonnifero potentissimo che addormenta profondamente. Impiega 3 minuti a far chiudere gli occhi, nei successivi 5 sopraggiunge l'arresto cardiaco. Non si prova alcun dolore naturalmente".

(15 maggio 2011)

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