venerdì 24 maggio 2013


La clonazione? Catena di montaggio dell’uomo perfetto - Giacomo Samek Lodovici – Avvenire, 23 maggio 2013

Le nuove recenti sperimentazioni sulla clonazione umana rinfocolano il dibattito sulle implicazioni etiche di questa pratica, che è gravemente malvagia. Tanto per incominciare, essa comporta problemi morali analoghi a quelli della fecondazione artificiale. Per esempio, implica la morte di un numero enorme di embrioni (prodotti appunto con la clonazione), i quali sono esseri umani (e lo sono per motivi laici – scientifici e filosofici – tante volte esposti su questo giornale). Questi esseri umani dovranno essere impiantati nell’utero femminile ma non riusciranno ad attecchire o a sopravvivere durante la gravidanza. Ad esempio, la clonazione della famosa pecora Dolly è avvenuta in seguito a 277 fusioni ovocita-nucleo donatore: solo 8 delle 277 fusioni hanno iniziato lo sviluppo embrionale. Si potrà progressivamente migliorare questa percentuale, ma il tasso di mortalità resterà impressionante per moltissimo tempo e, comunque, tutti i tentativi per farlo calare saranno all’origine di una morìa spaventosa di esseri umani. Ancora, con la clonazione l’essere umano viene trattato non già in modo confacente alla preziosità incommensurabile di ogni uomo (che vale più di tutte le opere d’arte della terra messe insieme), bensì come un oggetto di fabbricazione, come una cosa. Inoltre, come non di rado avviene con la fecondazione artificiale, per molti cloni che superino il parto tale tecnica comporterà molte patologie, alcune certamente gravi. 
Ma la clonazione umana, in aggiunta ai problemi etici condivisi con la fecondazione artificiale (e ne abbiamo menzionati solo tre fra i tanti), ne comporta anche altri. Essa viene ipotizzata secondo due forme, quella cosiddetta «terapeutica», e quella riproduttiva, per ora futuribile (a meno che non sia già stata realizzata in segreto in qualche laboratorio…). La clonazione terapeutica clona un essere umano per ottenerne una copia geneticamente identica da cui estrarre dei pezzi di ricambio per fare trapianti e guarire le patologie dell’uomo di partenza. È gravemente malvagia: visto che il clone è un essere umano, questo intervento prelude ad un omicidio, ancorché motivato dallo scopo di fare trapianti o sperimentazioni varie. Guarire una persona è un fine buono, e dobbiamo essere addolorati e solleciti verso chi è malato. Ma un fine buono non giustifica dei mezzi cattivi. Anche se il termine può sembrare eccessivo, tale forma di clonazione è una forma di vampirismo, di schiavismo nei riguardi di un uomo su cui ci si arroga di detenere il diritto di vita e di morte, proprio come avveniva con gli schiavi. 
Quanto alla clonazione riproduttiva, essa priva il clone della sua autonomia ed è una seria lesione della sua libertà. Infatti, se, per esempio, l’«originale» da cui si è voluto ricavare una copia-clone è Mozart, vuol dire che si vuole produrre appunto un nuovo Mozart, che faccia le stesse cose. Perciò si farà pressione (o magari si costringerà) questa persona perché, fin dall’età di tre-quattro anni, si eserciti al pianoforte per ore al giorno, perché tenga concerti, ecc., anche quando il clone volesse fare cose assolutamente diverse e desiderasse trovare un’altra strada nel mondo, costruendo lui la sua personalità, scegliendo lui la sua professione, ecc. Insomma, si depriva un essere umano del diritto di costruire la propria vita, di scoprire la propria identità, di impostare come vuole i suoi rapporti con gli altri, imponendogli un archetipo che detta in anticipo ogni aspettativa nei suoi riguardi. 

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