E D I T O R I A L E – AGORÀ - FRA DAWKINS E HAWKING METTI L’OROLOGIAIO di ROBERTO TIMOSSI, Avvenire, 11 giugno 2011
Con il suo ultimo libro «The Grand Design» Stephen Hawking cerca, come tanti altri prima di lui, di confutare l’argomento del disegno intelligente quale prova dell’esistenza di Dio. Si tratta in fondo di uno dei tanti attacchi che negli ultimi tempi gli atei scientisti stanno portando a vasto raggio contro la teologia naturale, ossia nei confronti di ogni tentativo di dimostrare per via razionale l’esistenza di un Creatore trascendente all’origine del cosmo e della vita. Sono d’altronde comprensibili le motivazioni di questi attacchi, dal momento che la teologia naturale procede anch’essa dai risultati delle conoscenze della natura e compie quindi la stessa operazione metodologica degli atei scientisti, traendone però una conseguenza radicalmente opposta: la necessità razionale dell’esistenza di Dio per spiegare il mondo fisico. Non a caso in origine quella che tra i primi Agostino di Ippona chiama «teologia naturale» veniva denominata presso gli Stoici «teologia fisica». Il più noto esempio di teologia naturale, che è pure il più vituperato dagli atei scientisti, è quello dell’orologio e dell’orologiaio contenuto nel celebre saggio del teologo anglicano William Paley (1743-1805) intitolato «Natural Theology». La tesi in esso sostenuta è
semplice: se urtiamo un sasso attraversando la brughiera e ci chiediamo da dove provenga, concludiamo che è sempre stato lì, ovvero che esiste da sempre in natura; se invece troviamo in terra un orologio e lo esaminiamo, ci rendiamo subito conto della sua complessità meccanica e della sua precisa predisposizione funzionale, di conseguenza siamo portati a inferire che non è sempre stato lì e neppure è sempre esistito, ma deve aver avuto un creatore che lo ha messo insieme, in breve un orologiaio. La stessa cosa, sostiene Paley, possiamo concludere per gli organismi viventi ed estensivamente per il cosmo tutto, perché si spiegano soltanto con la presenza di un «Intelligent Creator». Hawking e il coautore Mlodinow Leonard non loro «Il grande disegno» non citano direttamente Paley, ma tutto il saggio è un evidente tentativo di dimostrare che l’Universo si spiega da sé e non ha quindi bisogno di un Creatore intelligente. Chi invece ha attaccato frontalmente la teoria del disegno è stato il noto biologo evoluzionista Richard Dawkins, che contro Paley ha praticamente scritto un intero libro («L’orologiaio cieco») e la cui intera opera polemica è un tentativo di screditare l’argomento dell’esistenza di Dio quale causa trascendente e intelligente del mondo. In realtà però, se non si cade negli eccessi fondamentalistici dei creazionisti statunitensi, gli argomenti della teologia naturale preservano una loro attualità e validità. Sul piano scientifico non si può infatti né negare né provare l’esistenza di un Disegno intelligente e di un Progettista cosmico, tanto più che la maggior parte degli uomini di scienza riconoscono che i processi sia fisici sia biologici sembrano seguire un orientamento su scala cosmica: quello della crescente complessità accompagnata dalla crescita di informazione. Non è dunque condivisibile il pessimismo di chi ritiene, anche tra i credenti, ormai impossibile qualsiasi forma di teologia naturale; anzi, proprio partendo dalla scienza moderna, per questa disciplina teologica di antica tradizione cristiana si aprono oggi nuovi potenziali orizzonti.
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