Eutanasia? No: «Suicidio medicalmente assistito» - I vescovi americani stanno per pubblicare un documento per fermare la deriva delle leggi suicidarie. I medici tedeschi votano a grande maggioranza il no a ogni aiuto reso a chi vuole togliersi la vita. In Spagna le norme regionali usano abili giri di parole... Il fronte della «morte procurata» si sposta su quella «a richiesta» - Dossier, di Lorenzo, Avvenire, 10 giugno 2011
Eutanasia? Una parolaccia, ormai. Meglio ricorrere all’antilingua: «Suicidio medicalmente assistito». Perché, si sa, il suicidio viene sempre più culturalmente valutato come una forma – certo tragica – di esercizio della propria libertà e dell’assoluta autodeterminazione di se stessi ("della mia vita sono io solo a decidere cosa fare"). E se serve una "mano" medica, beh, di aiuto alla libertà pur sempre si tratta.
Questa è ormai, globalmente, la strategia delle lobby eutanasiche, consce che nell’opinione pubblica il termine «eutanasia» non fa breccia. Molto il «suicidio assistito», che fa leva sulla "dignità" e la "compassione".
Ne sono ben consapevoli i vescovi degli Stati Uniti che stanno per rendere pubblico un documento – «Vivere ogni giorno con dignità» –, primo pronunciamento ufficiale sul tema. A Seattle, dal 15 al 17 giugno, la Conferenza episcopale Usa lancerà il suo appello contro il suicidio medicalmente assistito, pratica legale dal 1994 nello Stato dell’Oregon. «Il movimento pro-suicido ha mostrato una forte crescita nella sua attività – nota il cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo di GalvestonHouston e presidente del Comitato episcopale per le attività pro-life –. Questo sforzo ha portato nello Stato di Washington a una legge stile-Oregon con il referendum del 2008; ma anche alla dichiarazione della Corte suprema del Montana sul fatto che tale pratica "non è contraria alla politica pubblica"». Inoltre, segnala il porporato, «vi sono tentativi per far passare una legislazione simile in diversi Stati dell’Ovest, come il New England».
er questo, sostiene DiNardo, «la Chiesa ha bisogno di rispondere in modo tempestivo e visibile per affrontare questa sfida che sarà sicuramente presente in diversi Stati negli anni a venire». Anche perché le lobby eutanasiche sanno scegliersi bene sponsor, patrocini e testimonial. È il caso di HealthTalkOnline, ente promosso in Gran Bretagna da Ann McPherson, attivista pro-suicidio assistito deceduta la scorsa settimana.
Presidente onorario dell’associazione è Hugh Grant, il celebre attore inglese del film Quattro matrimoni e un funerale. Che, al quotidiano The Independent, ha definito «una formidabile forza in favore del bene» la campagna pluriennale della McPherson per il riconoscimento del suicidio legalmente assistito da un medico.
E anche la "patria" europea della morte a richiesta, la Svizzera, ha ormai scelto questa strada: il 15 maggio scorso gli abitanti del Cantone di Zurigo hanno votato a favore del diritto al "turismo della morte" di quegli stranieri che giungono nella Confederazione per farsi uccidere da un medico. L’articolo 115 del Codice penale svizzero infatti permette tale prassi purché «non per motivi egoistici» da parte dei camici bianchi. Dalla sua creazione (1998) l’associazione eutanasica Dignitas ha favorito la "dolce morte" di 1138 persone, di cui ben 76% stranieri. Nel 2010 gli svizzeri morti per mano di tramite Dignitas sono stati 257. Secondo le stime dell’associazione pro-eutanasia Exit Italia, sono stati una trentina finora gli italiani recatisi in Svizzera per farsi suicidare. Il presidente Emilio Coveri ha riferito di «un aumento delle richieste» negli ultimi tempi parlando di 2-3 nostri connazionali al mese, ma il dato è solo autocertificato.
Anche in Spagna il termine «eutanasia» è sparito dalle campagne mediatiche.
La legge dell’Aragona firmata il 24 marzo, con la quale la regione iberica è diventata la seconda comunità autonoma ad approvare una legislazione simile (dopo l’Andalusia), si rifà infatti ai «diritti e alle garanzie della dignità della persona nel processo della morte». In Canada nel 2009 una campagna dell’Euthanasia Prevention Coalition ha smascherato il tentativo di introdurre l’eutanasia nell’ordinamento legale del Paese tramite il cavallo di Troia del diritto al «suicidio assistito». Il risultato del voto parlamentare (228 contrari contro 59 voti a favore dell’eutanasia) ha sancito la vittoria del movimento popolare guidato dall’attivista pro-life Alex Schadenberg, presidente della Coalition.
In Francia le elezioni del 2012 hanno offerto lo spunto all’Alleanza per i diritti alla vita (Adv) per organizzare una tournée di conferenze su «Governare la morte» mostrando che la pratica eutanasica è «ingiusta e regressiva». La tournée si chiude domani a Bruxelles dopo aver toccato le città di Amiens, Caen, Metz, Perpignan e Parigi. Infine, la Germania: il congresso dei medici tedeschi, tenutosi a Kiel il 1° giugno, si è espresso contro l’aiuto al suicidio anche per malati terminali con 166 delegati a fronte di 56 favorevoli e 7 astenuti.
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