venerdì 10 giugno 2011

Francia - Modello Zurigo? - «Togliersi la vita non è un diritto» - Avvenire, 9 giugno 2011

Se esiste una «libertà di suicidio», un «diritto» a togliersi la vita non sta in piedi, né filosoficamente né giuridicamente. Parola del «padre» della legge bioetica in Francia, il laico Jean Leonetti, parlamentare dell’Ump, il partito del presidente Sarkozy.
Leonetti, nella postfazione a un libro di recente uscito in Svizzera, spiega le sue ragioni per il «no» al suicidio medicalmente assistito. «Ogni società ha un approccio particolare alla morte – scrive Leonetti in L’incitation et l’aide au suicide del prete-studioso Michel Salamolard (Saint Augustin), sul "modello svizzero" di eutanasia e la situazione transalpina –. Ma le società occidentali hanno oggi spesso lo stesso sguardo sulla morte e la sofferenza. Dal momento che i nostri contemporanei non sono stati capaci di superare la morte, preferiscono schivarla e fuggirla. Essi vivono la sofferenza come un male inaccettabile tanto più quanto la medicina dispone oggi nella maggior parte dei casi di modi per alleviare il dolore. La congiunzione di questo rifiuto della morte e dell’angoscia della fine della vita, in un mondo in cui le solidarietà collettive si incrinano davanti alle rivendicazione sempre più forti di autonomia dell’individuo, spiegano l’eco di una corrente di opinione che spinge al suicidio assistito».
Ma di fronte a questa deregulation etica, Leonetti puntualizza: «La società francese non ha reso la libertà di suicidio un diritto. Impegnarsi in questa via avrebbe significato perdere la sfera privata nella quale viene posto il suicidio per domandare alla collettività di offrire delle prestazioni che garantiscano un diritto a morire». Da tale constatazione scaturiscono alcuni interrogativi che il deputato-bioeticista giudica "formidabili": «La domanda di morire dell’ammalato traduce una volontà senza costrizione o è l’espressione di pressioni esterne, come l’immagine di un peso che la persona rappresenta per la società, una risposta disperata rispetto alle altre persone intorno a lei, cioè un appello al soccorso?». E, infine, l’implicito contrasto tra un modello di vita efficientista e il paradosso del dolore: «Questa angoscia della fine della vita non è provocata dall’esaltazione permanente dell’efficacia e della bellezza, il culto della giovinezza in cui siamo immersi?». (L.Faz.)

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