giovedì 24 febbraio 2011

Il biotestamento in discussione al Parlamento: una serie di articoli, da http://www.portaledibioetica.it

BIOTESTAMENTO: GIOVANARDI, DOPO CASO ELUANA E' CHIARO CHE SERVE LEGGE

(ASCA) - Roma, 23 feb - E' necessario varare la legge sul testamento biologico perche' ''non si puo' lasciare la decisione al singolo magistrato'' con il rischio che ''si ripeta una vicenda come quella di Eluna Englaro''. Lo ha sottolineato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al contrasto delle tossicodipendenze, Carlo Giovanardi, a margine della presentazione, oggi a Palazzo Chigi, della campagna antidroga del Governo, intervenendo sulle polemiche in corso in merito al ddl sul biotestamento che si appresta ad approdare in aula della Camera a marzo, e commentando la posizione espressa dal ministro della Cultura, Sandro Bondi, che, in una lettera al ''Foglio'', si e' schierato contro il provvedimento invitando a ''rispettare le scelte dell'individuo''.
Giovanardi spiega di aver cambiato posizione rispetto ad anni fa: ''Pensavo fosse un problema da risolvere tra medico e paziente, ma ora sono pervicacemente convinto che serva una legge''. D'altronde, prosegue il sottosegretario, ''il caso di Eluana ci ha portato a una drammatica situazione in cui un essere umano, senza una sua volonta' certificata, e' stato lasciato morire di fame e di sete, siamo stai messi di fronte a un caso di eutanasia anche molto doloroso e crudele, che fa si' che il Parlamento debba regolamentare questo tipo di situazione''. Adesso, conclude, ''trovare il confine tra accanimento terapeutico ed eutanasia non e' facile, ma non si puo' lasciare al singolo magistrato di ripetere vicende come quella di Eluana''.

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23-02-11

Fonte: http://www.asca.it


Biotestamento, Ferrara contro
VATICANISTA DE LA STAMPA

«Lastricata di buone intenzioni ma sbagliata irrimediabilmente». Giuliano Ferrara boccia il ddl sul fine vita in discussione in Parlamento e invita il centrodestra a ripensare la legge. «È in sè pasticciata e contraddittoria una legge in cui si dice al cittadino: fà pure testamento, ma sappi che non sarà vincolante, e che su due punti cruciali come l'idratazione e la nutrizione artificiale di persone in stato vegetativo, la tua volontà non può essere ascoltata», scrive Ferrara, che sottolinea come la legge «tradisce le buone intenzioni di coloro che la propongono». «Non credo nell'autodeterminazione come mito moderno. Ma credo -prosegue Ferrara- nell'autonomia della persona, specie in fatto di libertà di cura, e penso che la vita indisponibile debba essere accudita dal soggetto interessato, finchè e come può, e dai suoi cari. Meglio un prete, una donna, un compagno affettuoso, gli occhi di un bambino o la barba di un filosofo al mio capezzale, piuttosto che il documento di un legislatore. Qualunque cosa sia scritta in quel documento, e peggio ancora se ci sia scritto che la mia volontà non vale o è solo una impotente funzione consultiva». «Suggerisco ai deputati del centrodestra di ripensarci. E ai vescovi italiani di non farsi intrappolare in un meccanismo che domani potrebbe travolgere anche le loro buone intenzioni. Chiedo a tutti di tenere conto dell'indivisibilità di una nozione liberale dell'esistenza, e del rispetto cristiano per la persona umana. Anche se i neopuritani del Palasharp, e il solito scrittore banale -conclude Ferrara- sono in prima linea nel combattere in questa legge la cultura con la quale mi identifico, non amo questa legge».

22/2/2011



Biotestamento/ In aula 7 marzo, ma su ddl è iniziato fuoco amico
Le riserve di Bondi e Ferrara

Non solo Saviano, non solo Stefano Rodotà, non solo il fronte laico o 'laicista' capitanato da Beppino Englaro e dal senatore-chirurgo del Pd Ignazio Marino. Mentre la conferenza dei capigruppo della Camera fissa per il sette marzo la data di avvio della discussione sul testamento biologico, prima Giuliano Ferrara, poi Sandro Bondi esprimono dubbi pesanti sul disegno di legge sinora difeso strenuamente dal centrodestra. Non che alla discussione in Senato siano mancate voci dissonanti anche nella maggioranza, a partire da quelle di Beppe Pisanu, del valdese Lucio Malan e di Giuseppe Saro, friulano come il padre di Eluana Englaro e suo amico personale. Per non parlare del fronte 'finiano', o almeno di alcuni fedelissimi del Presidente della Camera come Benedetto della Vedova, prima scettici, poi apertamente ostili al ddl sul biotestamento. Ma ora, alla stretta finale a Montecitorio, la fronda si allarga. Apre il fuoco amico il direttore del 'Foglio', quel Giuliano Ferrara che portò sul sagrato di piazza duomo a Milano le bottiglie d'acqua che simboleggiavano il sostegno vitale ad Eluana e, prima di allora, aveva guidato una liste elettorale 'pro life' e anti-l'aborto. La legge, ha scritto ieri, è "lastricata di buone intenzioni", ma "sbagliata irrimediabilmente". E' "pasticciata e contraddittoria" perché "si dice al cittadino: fa pure testamento, ma sappi che non sarà vincolante". Ancora: "Meglio un prete, una donna, un compagno affettuoso, gli occhi di un bambino o la barba di un filosofo al mio capezzale, piuttosto che il documento di un legislatore". Stoccata finale: "Suggerisco ai deputati del centrodestra di ripensarci. E ai vescovi italiani di non farsi intrappolare in un meccanismo che domani potrebbe travolgere anche le loro buone intenzioni". In serata, il quotidiano di Ferrara diffonde l'anticipazione di un intervento di Sandro Bondi, ministro del Governo Berlusconi e coordinatore del Pdl, che rincara la dose: "La mia opinione - scrive - è che quando si verificano certe condizioni, la decisione debba essere presa, con cristiana umanità e con sana ragionevolezza, rispettando la volontà espressa precedentemente da ciascuno i noi, insieme ai medici e ai familiari, come si usava non molto tempo fa, quando si interrompevano le cure ospedaliere e si permetteva che i malati potessero trascorrere gli ultimi momenti della propria vita a casa propria circondati dall'affetto dei parenti". Certo, il 'Foglio' oggi pubblica anche la replica della sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella ("Ma la politica deve impedire l'eutanasia per sentenza"). Ma c'è anche un articolo di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, firme tradizionaliste del giornale di Ferrara, che espongono il loro "punto di vista cattolico" e spiegano che "la via maestra è la contestazione delle sentenza 'creative'".



Barricata bipartisan contro il ddl sul biotestamento - Tags: Biotestamento, eugenia-roccella, Sandro-Bondi, sasso nello stagno - Un commento

Cosa ci fanno assieme Stefano Rodotà, Ignazio Marino, Beppino Englaro, Roberto Saviano, Giuliano Ferrara e il ministro Sandro Bondi? Possibile che personalità così differenti e spesso impegnate su fronti opposti, seduti poche settimane fa gli uni al Palasharp, gli altri al Teatro Del Verme, si ritrovino ora dalla stessa parte della barricata? Sì, se di mezzo c’è il ddl sul biotestamento.
Un provvedimento fermo da più di due anni in Parlamento e che continua a spaccare in due la società e la politica italiana; persino i partiti come il PdL, diviso tra laici e cattolici, tra chi sostiene sempre e comunque il primato della libertà dell’individuo e chi vede dietro la volontà del singolo di rifiutare l’accanimento terapeutico lo spettro dell’eutanasia. Perché più che la presa di posizione nei giorni scorsi dello scrittore Roberto Saviano, che ha bollato il provvedimento come illiberale, a colpire in questi giorni è il botta e risposta sul Foglio tra il ministro Sandro Bondi e il sottosegretario Eugenia Roccella.
Secondo il ministro, concordando con quanto affermato in un editoriale di Giuliano Ferrara,  «idratazione e nutrizione obbligatori e vincolanti» sono «punti deboli del testo» e bisognerebbe, invece, lasciare la decisione ai singoli, rispettando «con cristiana umanità e con sana ragionevolezza, la volontà espressa precedentemente da ciascuno». Di diverso avviso è Eugenia Roccella: occorre, anche se non la si condivide in toto, una legge per fermare «l’invasività dei magistrati» e «l’eutanasia per sentenza». Anzi. «Non credo - si legge in alcuni stralci dell’intervento - che qualcuno possa amare una legge che entra nell’intimità dell’ultimo respiro. Non amerò, dunque, questa legge più di quanto ami quella sulla procreazione assistita. Ma la realtà chiede di essere governata».
Già, troppo spesso su temi etici quali fine della vita, coppie di fatto e fecondazione assistita il vuoto legislativo dà adito alle più diverse interpretazioni dei giudici, costretti a districarsi in un ginepraio normativo che tuttavia non chiarisce ancora ciò che è concesso oppure no nel nostro paese. Quindi, a prescindere da come la si pensi (come la barricata che va da Bondi a Saviano o come il fronte cattolico rappresentato dall’ex radicale Roccella), è bene che il Parlamento faccia chiarezza in materia e che non siano i tribunali a decidere di volta in volta.
Anche se la politica, che spesso accusa la magistratura, alla fine dei conti non può lamentarsi, se  per approvare un provvedimento impiega più di due anni. Come è il caso del ddl Calabrò sul biotestamento (che in realtà ha un titolo leggermente diverso: Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento).
Un iter iniziato il 9 febbraio 2009 con la morte di Eluana Englaro e che ha tagliato subito il primo traguardo, l’approvazione al Senato, dopo meno di due mesi, il 26 marzo 2009. Ma che si è affossato alla Camera: prima 10 mesi alla commissione Affari sociali, che ha modificato alcuni punti, tra cui quello sull’idratazione e nutrizione (su cui non sarà possibile esprimersi, in quanto non considerate più terapie, ma sostegno vitale), poi il passaggio alle comissioni Bilancio, Affari costituzionali, Affari esteri e comunitari e, infine, Giustizia, che lo ha licenziato martedì, puntando però il dito contro l’altro nodo centrale del provvedimento: la non vincolatività delle dichiarazioni di trattamento anticipato. Il testo, comunque, sarà calendarizzato in aula a marzo. Salvo imprevisti. Intanto, ne siamo certi, continueranno a scorrere fiumi di inchiostro.

Fonte: http://blog.panorama.itb

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