Il mercato (impossibile) degli organi di Giuseppe Remuzzi, Corriere della Sera 8.5.11
«Ho due bambinimeravigliosi, mio marito ha perso il lavoro, vorrei dare un rene a una persona che ne ha bisogno, vado anche in America se serve» . Cosa si può rispondere a una lettera così? Le solite cose: «Quello che lei propone non si può fare per legge, né in Italia né negli Stati Uniti. Dove lo fanno come in India, Pakistan o Paesi Arabi non ci sono garanzie per chi dona ...» e poi «coraggio, le difficoltà si superano, vorrei poterla aiutare» . Ma cosa se ne fa una persona senza soldi con due bambini piccoli di una risposta del genere? Rispondo comunque, ma non mi sento a posto. Continuo a pensare alla signora dei due bambini poi me ne dimentico. Fino alla prossima lettera: «Ho 40 anni, bella, sana, pulita, ho 1 figlia bellissima e 1 figlio grande che guadagna 800 euro al mese, vorrebbe un bar piccolino tutto suo ma le banche non lo aiutano, con gli strozzini ho perso tutto, anche il marito. Vendo 1 rene, il prezzo è 254 mila euro. Mi chiami la prego, sono vicina a fare un brutto gesto» e c’è un numero di telefono. Cosa faccio, chiamo? E per dire cosa? Che non si può, che la legge lo proibisce, che non sarebbe giusto? Faccio finta di niente, in fondo quella lettera così vera — «1 figlia bellissima» , «1 rene» — potrei anche non averla ricevuta, alla fine non chiamo. Ma sto male, e anche adesso nel rileggerla (e se il brutto gesto l’avesse fatto davvero?). «Nella mia anima c’è un disperato bisogno di ricostruirmi un futuro» . Questa volta è un uomo di 40 anni che scrive. E io: «Lo tenga il suo rene, non si sa mai cosa può succedere» . C’è anche un donatore di sangue «sanissimo» che vuole vendere un rene: «Lei non può capire il mio calvario e le umiliazioni che ricevo ogni giorno» . Un signore non più giovane scrive: «Non sono mai stato malato, non bevo, non fumo, mangio quasi solo frutta e verdura» . E io di nuovo a tutti e due: «Vendere un rene in Italia non si può, non posso fare niente per aiutarla è un’attività illegale» . Se rispondo mi sento ridicolo, e se non lo faccio è come se togliessi a chi mi scrive anche l’ultima ragione per sperare. In questi giorni il Los Angeles Times ha pubblicato un articolo con questo titolo: «Cosa succederebbe se il mercato degli organi fosse regolamentato per legge?» . «Se i reni si potessero vendere e comperare e se fosse per legge, tante persone povere avrebbero di che vivere e molti ammalati risolverebbero i loro problemi, allora perché non farlo?» si chiede Jessica Ogilvie che ha scritto quell’articolo. Così prova a intervistare due esperti: «Negli Stati Uniti ci sono quasi 90 mila persone che aspettano un organo ma il trapianto lo fanno in meno di 18 mila all’anno — dice Benjamin Hippen, un nefrologo di Charlotte in North Carolina — per quanti sforzi facciamo per ottenere reni da cadavere non riusciremo mai a soddisfare le necessità di tutti. Se ci fosse una legge che regola la compravendita dei reni avremmo molti più organi, i medici potrebbero scegliere i donatori migliori e chi compra un rene avrebbe un organo sicuro. Non solo, il sistema sanitario risparmierebbe miliardi di dollari ogni anno» . Francis Delmonico che è professore di chirurgia alla scuola di medicina di Harvard la pensa in modo completamente diverso: «Capisco le buone intenzioni di chi vorrebbe regolamentare il mercato degli organi, ma se negli Stati Uniti lo facessimo per legge sarebbe come dire che lo si può fare dappertutto, India, Cina, Bangladesh per esempio. E allora i rischi di epatite, tubercolosi e tumori sarebbero molto alti. Questa cosa non va fatta, per nessuna ragione. Fra l’altro nel mercato degli organi ci guadagnano solo i ricchi, per i poveri è sempre un dramma» . Delmonico ha ragione. Ma se uno è disperato, ragione e buoni argomenti servono a poco. Una donna povera del Sud dell’India ha venduto un rene per 32.500 rupie, poco più di duemila euro, la storia si può trovare su Berkeley Organs Watch News. Lavora come domestica, il suo lavoro è pagato molto poco, il marito è disoccupato. La signora ha cinque figli piccoli. Da più di dieci anni vendere organi è fuori legge sia in India che in Pakistan. Il solo risultato è che adesso è tutto più difficile, comprare un rene costa di più: chi organizza questa attività, ora illegale, vuole più soldi e a chi vende un rene di soldi ne vanno sempre meno. La signora del Sud dell’India adesso vive ancora nei debiti. I soldi che le sono arrivati dalla vendita del rene sono finiti nel giro di pochi anni. Le è stato chiesto se, potendo tornare indietro, l’avrebbe rifatto. Lei, nonostante tutto, ha risposto: «Lo rifarei, e se di reni ne avessi tre, l’avrei fatto due volte» . No, non possiamo accettare che ci sia compravendita di organi, nemmeno regolamentata per legge.
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