lunedì 9 maggio 2011

Bimbo curato con il "fratello su misura", é polemica - Charlie è stato dichiarato guarito. In Gran Bretagna si riapre il caso dell'intervento sull'embrione del donatore - Avvenire, 9 maggio 2011

LONDRA. Curato da un fratellino su «misura». II protagonista della complicata vicenda é Charlie Whicaken il cui fracello Jamie é stato concepito in provetta per ottenere cellule staminali in grado di guarire la sua grave malattia genetica. Il caso all'epoca scatenò furibonde polemiche perché |’embrione era stato geneticamente selezionato. Una
pratica vietata in Gran Bretagna, così i genitori, nel 2002, decisero di andare a Chicago per effettuarla.
Jamie, alla nascita. nel 2003, era una copia genetica quasi perfetta del fratello maggiore l medici avevano prelevato Ie cellule necessarie dal suc cordone ombelicale e una volta verificato che non aveva la stessa malattia del fratellino,
avevano daco luce verde al trapianto. Charlie, che all'epoca aveva 4 anni, soffriva di una rarissima forma di anemia che gli impediva di produrre sufficienti globuli rossi. La vicenda di Charlie rappresenta,anche per il fronte laico, un «caso limite» che pone «una complessa questione etica».
Ad affermarlo é Paolo De Coppi, primario di Chirurgia pediatrica al Great Ormond Street Hospital di Londra ed esperto in ricerca sulle cellule staminali, «La malattia di Charlie si presenta in forma ereditaria nel 45 per cento dei casi, ma negli altri casi non è ereditata dai genitori ed è quindi definita sporadica», ha detto De Coppi.
Questo, precisa l'esperto, «sembrerebbe essere il caso di Charlie, ed é proprio da qui che nasce il dibattito etico sullla vicenda: la diagnosi preimpianto sugli embrioni concepiti per "salvare" Charlie, infatti, é stata fatta non per escludere che gli embrioni fossero a loro volta affetti dalla patologia, poiché i genitori non erano portatori, bensì per verificare quale tra gli embrioni fosse il maggiormente compatibile con Charlie ai fini di un tmpianto di staminali». La selezione degli embrioni, cioé, non era, chiarisce lo specialista, «tra un embrione malato ed uno sano, poiché il nuovo concepito non aveva il rischio di contrarre la malattia la malactia, ma tra un embrione meno o più compatibile con il fratello».
Sicuramente — commenta De Coppi - si é trattato per i genitori di una scelra estremameme difficile dal punto di vista etico.

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