lunedì 18 febbraio 2013


Le parole chiare della Chiesa Cattolica di Marco Invernizzi - 17-02-2013 - http://www.lanuovabq.it

Sanremo 2013
   
La questione omosessuale sembra occupare tutti gli spazi, quello legislativo con la legalizzazione dei matrimoni gay in corso o già attuata in quasi tutti i paesi occidentali, quello mediatico dove l’accusa di omofobia sostituisce quella di “fascista” in voga negli anni Settanta del secolo scorso. Per la verità la questione viene da lontano, come si capisce per esempio leggendo una storia del movimento gay in Italia, come quella scritta da Gianni Rossi Barilli (Feltrinelli).

Una storia che ha delle tappe importanti, come il 1968 e come il 1989, quando, con la caduta del Muro di Berlino e la fine dell’epoca delle ideologie, la “questione sociale” lascia il campo a quella antropologica, quando si smette di parlare di lotta di classe e di dittatura del proletariato e si comincia a parlare di matrimonio gay e di rivoluzione del gender.

Oggi quasi tutta la cultura e i media più importanti hanno paura a contrastare il luogo comune che se due persone si vogliono bene che cosa importa che siano dello stesso sesso e perché non dovrebbero potersi sposare? Lo ha rilevato persino Ernesto Galli della Loggia con un articolo sul Corriere della Sera, lamentando l’esistenza di una sorta di pensiero unico sull’argomento. Fuori dal coro rimane la Chiesa cattolica, con il suo Magistero.

Ma se la Chiesa continua a insegnare coraggiosamente che la persona è creata maschio o femmina e che la natura è importante e significativa e soprattutto indicativa di un progetto, anche nella Chiesa serpeggiano da tempo debolezze e sono presenti alcuni tentativi di convincere il Pontefice e le Congregazioni romane a cambiare posizione sul punto. E’ la stessa Congregazione per la dottrina della fede a scriverlo, nel 1986, nella Lettera ai vescovi sulla cura pastorale delle persone omosessuali: «Tuttavia oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all'interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all'interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo.
Essi manifestano, anche se non in modo del tutto cosciente, un'ideologia materialistica, che nega la natura trascendente della persona umana, così come la vocazione soprannaturale di ogni individuo».

Per rimanere soltanto nel nostro tempo, sono numerosi gli interventi del Magistero sul tema. Fra essi molti sono del beato Giovanni Paolo II, poi vi sono tre paragrafi del Catechismo della Chiesa Cattolica, dove si afferma che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati» (n. 2357) e che le persone con tendenze omosessuali «devono essere accolte con rispetto, compassione, delicatezza» (n. 2358) e che «sono chiamate alla castità» (n. 2359).

Vi sono anche tre documenti molto importanti della Congregazione per la dottrina della fede, oltre a quello già ricordato, Persona humana del 1975, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali del 24 luglio 1992 e Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, del 3 giugno 2003.
Inoltre due documenti della Congregazione per l’educazione cattolica sull’educazione sessuale (1983) e sui criteri di discernimento vocazionale per l’ammissione ai seminari (2005), quattro documenti del Pontificio consiglio per la famiglia, che ha tra l’altro curato un importante volume sul tema: Lexicon. Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche (EDB 2006).

Questi interventi sono tutti raccolti e spiegati nel bel libro di Roberto Marchesini, "Omosessualità e Magistero. Comprensione e speranza" (Sugarco 2012). Il libro è come un’arma, se non viene usato non serve a nulla. Ma se utilizzato può essere un importante strumento contro la disinformazione e, in questo caso, per aiutare il Santo Padre a diffondere il Magistero suo e delle principale congregazioni della Chiesa

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