martedì 28 dicembre 2010

Eutanasia strisciante - Dopo il no delle misure nella riforma, Obama punta sui decreti ministeriali - Fine vita, Obama ripropone il piano - Il tema è la rinuncia anticipata a cure aggressive per il mantenimento in vita in caso di malattia o incidente – una serie di articoli da http://www.portaledibioetica.it

Dal prossimo 1° gennaio negli Stati Uniti i medici del programma Medicare (che copre l'assicurazione medica e ospedaliera di 45 milioni di americani con più di 65 anni di età, grazie ai contributi federali) riceveranno soldi dal governo se avvertiranno i pazienti sulle opzioni terapeutiche di fine vita, che potrebbero includere anche «direttive anticipate» per la rinuncia a cure aggressive per il loro mantenimento in vita in caso di malattia o incidente.
CASO ENGLARO - In Italia, dopo il caso di Eluana Englaro nel febbraio 2009, la maggioranza parlamentare aveva assicurato che nel giro di poche settimane sarebbe stata approvata una legge sul cosiddetto «testamento biologico», cioè la fissazione di regole per le direttive anticipate di trattamento di fine vita. Anzi sul caso Englaro c'era stato un duro scontro istituzionale tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con il primo che voleva che il capo dello Stato firmasse un decreto di urgenza. Ma, come spesso avviene in Italia, una volta passata l'emergenza, del «testamento biologico» si è persa traccia nel dibattito parlamentare.
PIANIFICAZIONE - La versione finale della nuova legge americana sulla sanità, firmata dal presidente Barack Obama lo scorso marzo, autorizza la copertura finanziaria nel programma Medicare di esami medici annuali o controlli sullo stato di salute. Le nuove regole affermano che Medicare coprirà anche i costi della «volontaria anticipata pianificazione delle cure», per discutere i trattamenti di fine vita come parte della visita annuale. I medici, quindi, possono dare informazioni su come preparare «direttive anticipate» per stabilire i limiti entro i quali le persone intendono essere curate se si trovassero in una situazione in cui non fossero in grado di prendere autonomamente decisioni inerenti le proprie cure.
STRATEGIA - Quella adottata da Obama in realtà è una strategia per far entrare dalla finestra ciò che non era potuto entrare dalla porta, come scrive il 26 dicembre il New York Times. Infatti quando il presidente cercò di inserire il tema delle opzioni terapeutiche di fine vita nella nuova legge sulla sanità Usa, i repubblicani - spalleggiati dalla Chiesa cattolica e altre congregazioni religiose, e dai gruppi più conservatori - sollevarono un vespaio su quelle che chiamarono «le liste della morte». La leader dei Tea Party, Sarah Palin, e John Boehner, che a gennaio diventerà il nuovo presidente della Camera a maggioranza repubblicana, dissero che «le liste della morte di Obama» (il termine venne coniato proprio dalla Palin) erano fatte per decidere a chi fornire le cure e a chi invece non darle, in pratica aprendo all'eutanasia. Obama, messo alle strette, disse che la legge «non avrebbe staccato la spina alla nonna». Il presidente rinunciò a inserire lo scottante tema nella legge, ma ora ha trovato una scappatoia: quelli che in Italia chiamiamo «decreti attuativi ministeriali».
DECRETI APPLICATIVI - Sono proprio questi che entreranno in vigore il 1° gennaio 2011. E, come tutti i decreti applicativi, passano quasi sempre sotto silenzio in quanto dei documenti amministrativi non si accorge (quasi) mai nessuno. I democratici Usa in Parlamento hanno cercato, infatti, di dare la minor possibilità possibile alla vicenda. Anzi, anche coloro che l'hanno proposta, in comunicazioni riservate riportate dal quotidiano newyorchese, confessano di parlarne poco proprio per non dare un appiglio ai repubblicani per rinfocolare la polemica sulle «liste delle morte», solo per motivi politici e non per il bene dei cittadini. Infatti, un sondaggio dello scorso settembre indicava che il 30% degli americani sopra i 65 anni è convinto che la nuova legge sulla sanità contenga norme che consentono a comitati di funzionari governativi e di medici di prendere decisioni tramite Medicare sui trattamenti di fine vita. Fatto inesistente, ma la propaganda spesso è più forte della realtà.

Redazione online
26 dicembre 2010(ultima modifica: 27 dicembre 2010)

Fonte: http://www.corriere.it


Sacconi incalza Fini: «Bisogna fare presto sul testamento biologico»
Il ministro del Lavoro sollecita il presidente della Camera sull'approvazione del ddl che giace da un anno e mezzo a Montecitorio.

ROMA - Discutere al più presto in Aula alla Camera il disegno di legge sul testamento biologico. L'appello arriva, anche se per ragioni diverse, da tutte le forze politiche, nel giorno in cui il dibattito sul fine vita è riacceso dalle nuove disposizioni in merito alla scelta delle cure volute negli Stati Uniti dall'amministrazione Obama.
Anche in Italia torna così l'urgenza di avere una legge sul fine vita, messa a punto in fretta subito dopo la morte di Eluana Englaro e approvata al Senato oltre un anno e mezzo fa. La volontà del governo c'è, come sottolinea il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, secondo il quale «è ora di mettere all'ordine del giorno della Camera» il testo. E c'è, anche quella della commissione Affari sociali, che è «pronta a dare mandato al relatore per portare in Aula il testo», come spiega il presidente della commissione, Giuseppe Palumbo. Per farlo, però, dopo che la commissione aveva licenziato il testo il 12 maggio scorso, mancano ancora i pareri delle commissioni Giustizia, Affari Costituzionali e Bilancio. L'impasse, insomma, è tecnico, ma «anche politico». Bisognerà comunque vedere il «clima» che ci sarà alla riapertura delle Camere. Anche perchè il presidente, Gianfranco Fini, esprimendo la sua opinione sui temi bioetici qualche settimana fa, aveva sottolineato che «non tutto può essere codificato per legge».
Ma le spinte a rompere gli indugi e ad arrivare al dibattito in Aula arrivano da maggioranza e opposizione, con le Udc Paola Binetti e Dorina Bianchi che invitano il governo «a passare dalle parole ai fatti» tenendo alta la bandiera della «difesa della vita». Anche perchè nel frattempo, nonostante una circolare ministeriale li abbia definiti illegittimi, continuano a essere istituiti registri nei comuni di tutta Italia (ultima Livorno che lo attiverà dal prossimo tre gennaio), creando, come sottolinea Bianchi «disparità tra Regioni in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento». Appello alla rapida calendarizzazione che arriva anche dal Pd, con Ignazio Marino che si augura l'approvazione di un testo «non oscurantista» e i cattolici Baio e Bosone che invitano a «considerare vita anche la fase terminale della stessa e trattarla quindi con la massima dignità e attenzione possibile senza cadere in battaglie ideologiche».

martedì 28 dicembre 2010, 10:38

Fonte: http://www.ilgiornale.it


FINE VITA
Usa: incentivi ai medici
che promuovono il "testamento biologico"

Nonostante l'opposizione nei mesi scorsi dei repubblicani, che avevano denunciato l'avanzare di un  "panel della morte" e l'apertura a possibili pratiche eutanasiche su larhissima scala, l'Amministrazione del presidente degli Stati Uniti Barack Obama è riuscita a mettere a punto nuove regole per finanziare una serie di politiche destinate ai medici per preparare la morte dei malati incurabili.
Come ha scritto ieri con ampio rilievo il New York Times, le regole erano state stralciate dalla riforma sanitaria per evitare troppe polemiche, ma entreranno in vigore all'inizio dell'anno prossimo.
In pratica dal 1 gennaio 2011, i medici del programma Medicare, che dovrebbe riuscire a garantire l’assicurazione medica agli americani con un’età superiore ai 65 anni, riceveranno soldi dal governo se avviseranno i pazienti sulle scelte terapeutiche di fine vita, inclusa la possibile rinuncia alle cure per rimanere in vita nei casi di gravi incidenti o malattie.
Insorge il mondo pro-life e non solo. Contando che quasi l'80% della spesa sanitaria va ogni anno per i malati cronici e gli anziani vicini al termine della  propria vita, la tentazione di voler risparmiare sulla pelle dei più deboli diventa una prospettiva inquietante ma niente affatto irrealistica.

27 dicembre 2010


Fonte: http://www.avvenire.it


Barack Obama: riproposto il piano Fine vita, la rinuncia alle cure aggressive

Barack Obama torna a riproporre il suo piano Fine Vita. Di cosa si tratta? In pratica dal 1 gennaio 2011, i medici del programma Medicare negli Usa (è il programma fortemente voluto da Obama che riesce a coprire l’assicurazione medica agli americani con un’età superiore ai 65 anni) avranno dei soldi dal governo se avviseranno i pazienti sulle scelte terapeutiche di fine vita: questo include anche la rinuncia alle cure aggressive per rimanere in vita nei casi di gravi incidenti o malattie. Si tratta di una proposta che di sicuro scatenerà forti polemiche.
Secondo la nuova legge americana sulla sanità, Medicare copre anche i costi della “volontaria anticipata pianificazione delle cure”. In pratica, nella visita annuale prevista da Medicare, i dottori potranno fornire informazioni relative ai limiti da stabilire per le cure mediche, nel caso in cui i pazienti non fossero più in grado di prendere queste decisioni da soli.
 In realtà Barack Obama cercò di far entrare questo progetto già durante l’approvazione della legge sanitaria, ma trovò una forte opposizione da parte dei repubblicani, della Chiesa cattolica, dei gruppi conservatori: Sarah Palin chiamò questa riforma “le liste della morte di Obama”, sostenendo che in questo modo si apriva la porta all’eutanasia. Adesso, il presidente americano, ha deciso di far passare questa proposta usando la formula dei “decreti attuativi ministeriali”, documenti amministrativi di cui, di solito, nessuno si accorge.
Anche in Italia si erano fatte delle proposte in tal senso. Dopo il caso di Eluana Englaro, il governo aveva parlato di approvare la legge sul “testamento biologico”, ossia creare delle regole per le “direttive anticipate” sul trattamento di fine vita. Ma, ovviamente, essendo passato il clamore mediatico suscitato dal caso Englaro, del testamento biologico si sono perse le tracce nei meandri del Parlamento.

Pubblicato da arcadia in Barack Obama, Esteri, Primo Piano, Salute, USA.
Lunedì, 27 Dicembre 2010.

Fonte: http://www.haisentito.it


Trattamento di fine vita, Obama non demorde

Si chiama Programma Medicare e negli Stati Uniti è l'unica assicurazione medica, per persone dai 65 anni in su (o che rientrano in rigidi criteri burocratici), interamente finanziata dai contributi federali ed amministrata dal governo degli Stati Uniti. Medicare rappresenta per 45 milioni di cittadini statunitensi l'unico accesso alla sanità ed alle cure mediche di base. Dal prossimo 1 gennaio Medicare verrà ampliato con la riforma sanitaria targata Obama, le cui disposizioni introducono importanti cambiamenti in termine di "fine vita": molto probabilmente verranno introdotte direttive per la rinuncia a cure aggressive (quello che da noi definiamo "accanimento terapeutico") per il mantenimento in vita dei pazienti in caso di malattia o incidente. Non solo, i medici che lavorano nel Programma riceveranno fondi per informare i loro pazienti, durante le visite annuali, proprio in tal senso.
Tale programma, ratificato nel 1965 dal Presidente Johnson ed ampliato lo scorso marzo da una importante riforma del sistema sanitario operata dall'amministrazione Obama, autorizza la copertura finanziaria federale di esami medici annuali (il classico check-up) introducendone di nuovi e più approfonditi (e costosi), ed amplia il numero di cittadini americani che avranno accesso a Medicare.
La riforma sanitaria, uno dei punti cardine della campagna elettorale del Presidente Barack Obama, è stata osteggiata in ogni modo dal Partito Repubblicano, che senza mezzi termini ha accusato l'amministrazione democratica di "socialismo assistenziale", termine che negli USA rievoca ancora storiche battaglie propagandistiche dei tempi della Guerra Fredda, in perfetto stile Nixon.
La riforma, in vigore dal 1 gennaio 2011, contiene anche importanti disposizioni sul trattamento di "fine vita" per stabilire chiari limiti entro i quali le persone intendono essere curate se si trovassero in una situazione in cui non fossero in grado di prendere una decisione relativa alle cure.
L'amministrazione Obama faticò non poco al Congresso, a causa del fuoco incrociato repubblicano, Tea Party, Chiesa e oltranzismo conservatore; proprio sul fine vita venne alzato un polverone per quelle che Sarah Palin definì le "liste della morte di Obama": elenchi di assistiti in tema di fine vita, che i conservatori americani vedono come una chiara apertura all'eutanasia. Il Presidente Obama, per ottenere il si del Congresso, dovette rinunciare ad inserire questo tema nella riforma.
Ma la riforma pare prenderà un'altra direzione, grazie al "trucco" legislativo di quelli che in Italia chiamiamo "decreti attuativi ministeriali"; tali direttive passano quasi sempre sotto silenzio, quasi nessuno si accorge di tali documenti amministrativi (in Italia come negli USA). Obama sta dunque tentando questo escamotage per introdurre nella riforma un'importante parte, relativa alla personalizzazione del trattamento di "fine vita", considerato dal Presidente un diritto fondamentale di ogni cittadino americano.
Ciò che accade, con lentezza e fatica, negli Stati Uniti, ci si aspettava accadesse tempo fa in Italia. Più o meno nel febbraio 2009, all'epoca del caso Englaro: la maggioranza di governo aveva assicurato l'approvazione di una legge sul "testamento biologico" entro poche settimane. Il caso di Eluana fece scalpore, purtroppo, anche e soprattutto per lo scontro istituzionale tra Presidenza della Repubblica e Presidenza del Consiglio; le successive promesse da marinaio, relative alla fissazione di regole per le direttive anticipate di trattamento fine vita, si sono dimostrate figlie di uno scontro politico-istituzionale, e non della reale intenzione legislativa in materia.

 lunedì 27 dicembre 2010
di ANDREA SPINELLI BARRILE

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