domenica 8 maggio 2011

LE TRE SUPERMAMME CHE COMBATTONO IL CANCRO di Pappagallo Mario Corriere della Sera di sabato 7 maggio 2011

Mamme ricercatrici di livello internazionale. E grazie all'Associazione per la ricerca sul cancro (Airc) capo progetto. Famiglia, laboratorio, corsia, sperimentazioni. Manager di team messi in piedi grazie ai loro progetti, promossi dai severi selezionatori Airc. Donne a capo di finanziamenti quinquennali Start Up (destinati a ricercatori sotto i 35 anni). Giovani scienziate che pubblicano i loro studi su riviste considerate al top in base al criterio dell'impact factor, in base cioè al peso che hanno sulla conoscenza a livello internazionale. In tutto cinque su un totale di 15 responsabili di progetto, ma da sole vantano 142 pubblicazioni nel quinquennio 2006-2010 con un impact factor medio di 8,14 e un punteggio totale di 1.155,20 (i io ricercatori maschi sommano 177 pubblicazioni e un impact factor medio di 7,48). Di queste cinque Start Up Airc, tre sono mamme. Chi sono? Katia Scotlandi, dell'Istituto Rizzoli di Bologna, è una dei massimi esperti italiani di tumori delle ossa. Una delle tre supermamme. Ha appena pubblicato un lavoro in cui indaga il rapporto tra i recettori per l'insulina e i fattori di crescita dei tumori. Due figli: Nicolò Luca, di 13 anni, e Anita Maria Luna, di 6. Anche tre gatti. Casa nel verde, sui colli a pochi chilometri da Bologna. I genitori di Katia sono figure essenziali anche nella gestione dei figli. «Mi tranquillizza saperli con i nonni — dice —. Da parte mia, cerco di essere molto presente, ma sono a mia volta figlia di donna lavoratrice, quindi non ho mai avuto l'ansia di esserci poco». A Chieti, presso il Centro di scienze dell'invecchiamento dell'università «G. D'Annunzio», lavora Rosa Visone. Napoletana, 35 anni, decine e decine di pubblicazioni e una lunga esperienza di ricerca negli Stati Uniti, università dell'Ohio, al fianco dello scienziato Carlo Maria Croce. Un cervello di fresco ritorno. Concilia la guida di un gruppo giovane e motivato (in una Start Up che coinvolge anche le università di Ferrara e di Londra) con la figlia piccolissima: Sofia, nata nell'ottobre del 2010. «Matteo è il mio migliore esperimento». La terza Start Up Airc si presenta così. Lucia Ricci Vittiani, 39 anni, mamma di Matteo nato a gennaio del 2011. Si occupa di cellule staminali, il cui studio ha «imposto» con grinta quando nessuno dava credito a queste cellule, presso l'Istituto superiore di sanità a Roma. Origini umili (i suoi genitori hanno la licenza elementare e suo padre è invalido da molti anni), per Lucia e suo fratello crescere non è stato facile e studiare non è mai stato scontato. Lei si è iscritta al liceo scientifico poi all'università, quasi per scommessa. Quando si è laureata, le è sembrato di aver raggiunto un traguardo incredibile. Così come il figlio tanto cercato. «A me piacciono le famiglie numerose», confida e lancia l'ennesima sfida: «Matteo non può restare figlio unico!». Così la ricerca italiana, già prevalentemente rosa (nei numeri), lo comincia a essere anche al vertice. L'azalea è un buon simbolo di questa realtà. Fiore della ricerca che l'Airc propone annualmente per raccogliere fondi, fiore che può degnamente rappresentare le giovani emergenti. Va sottolineato italiane, perché nel nostro Paese sono ancora le quote rosa di vertice a essere le più sbiadite. Ancor più se mamme. Quindi un 8 maggio da dedicare alle mamme lavoratrici. In un Paese dove il 27,1% delle donne occupate abbandona il lavoro dopo la maternità e solo 1'8% delle impiegate con figli è dirigente. In un Paese dove mancano gli aiuti, sia economici sia strutturali, per far sì che l'impegno familiare non sia lasciato interamente sulle spalle delle donne. In un Paese dove le risorse pubbliche per le famiglie sono tra le più basse d'Europa (1,36% contro, per esempio, il 3,02% della Francia) e dove meno del 10% dei bambini tra zero e due anni frequenta un asilo pubblico o privato. L'Airc ancora una volta è avanguardia. Basti pensare al «laboratorio G» del suo istituto di oncologia molecolare (Ifom), dove le ricercatrici in gravidanza possono lavorare senza rischi per il nascituro. Basti pensare al programma speciale di Oncologia molecolare clinica che ha arruolato in tutto 921 ricercatori, di cui circa il 60% donne. Basti pensare allo stesso Ifom, dove la percentuale femminile è del 62% su un totale di circa 208 ricercatori (età media 33 anni). E un record tra i record: Chit Fang Cheok, 32 anni, guida il super laboratorio dedicato allo studio di P53, la proteina chiave nella genesi di molti tumori. E' il super laboratorio che Ifom-Airc ha aperto a Singapore in associazione con il centro di ricerca pubblica A*Star. Il top a livello internazionale, guidato dallo scopritore di p53: il britannico David Lane. Quando lui scopriva P53, Chit Fang nasceva. Ma il destino ha voluto che dopo anni di ricerche con il «maestro» Lane sia anch'essa tornata a casa. A Singapore, ma sempre con l'Airc di mezzo.

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