sabato 16 marzo 2013


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identità di genere_famiglia naturale_disorientamento valoriale
Abbiamo già parlato di identità di genere qualche tempo fa. È un tema sul quale vale la pena ritornare, dato che continua ad essere al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica ormai da diverso tempo. Un’attenzione che gli viene dedicata soprattutto da chi pretende di far dipendere l’identità sessuale di una persona dal contesto psicologico e culturale piuttosto che dal suo sesso biologico: sto parlando dei sostenitori dell’ideologia del gender.
Non passa giorno in cui sulla stampa o in TV non ci sia un riferimento più o meno esplicito a questo argomento, ora con la notizia di un personaggio famoso che fa coming-out (cioè rivela pubblicamente la sua omosessualità), ora con le polemiche legate alle proposte di legge che vogliono equiparare le coppie omosessuali alla famiglia naturale, ora con la richiesta di concedere l’adozione agli omosessuali.

Non c’è dubbio che l’ossessiva insistenza con cui viene dato spazio a questo tema dai mezzi di comunicazione (i cui messaggi, non dimentichiamolo, passano ancora più facilmente attraverso i social network), non agevola nei bambini e negli adolescenti la maturazione equilibrata della propria identità sessuale.
Ma non favorisce neanche un confronto sereno e pacato su un tema delicato e meritevole di rispetto come è quello dell’omosessualità. Un argomento su cui c’è spesso un approccio estremamente superficiale, banale e condizionato dal pregiudizio ideologico.
C’è un clima di scontro che è alimentato spesso dai media, scrivevo. Sull’identità di genere e sull’omosessualità, poi, negli ultimi anni alcuni programmi per ragazzi hanno battuto con una certa insistenza: mi viene in mente ad esempio il telefilm Dawson’s Creek, che tanto successo ha avuto tra gli adolescenti di alcuni anni fa. Ma non è l’unico esempio. Tempo fa ho visto una puntata dei Simpson dedicata ai matrimoni gay; mi ha fatto ridere ma anche pensare la scena in cui, durante un’assemblea cittadina, gli abitanti di Springfield devono decidere se approvare la proposta di Lisa Simpson di legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Ad un certo punto un bambino presente tra i partecipanti viene preso di mira dal bullo di turno, che gli dà del “gay” ed il bambino risponde: “Io non sono gay, non sono niente ancora!”.
Ora, aldilà della battuta divertente, ognuno può vederci quello che vuole dietro queste parole, ma mi sembra certo che le parole “io non sono niente ancora” non sono state messe lì per caso.

Se al disorientamento valoriale che ci circonda si aggiunge la maggiore instabilità e precarietà della famiglia, che priva molti bambini e adolescenti della presenza di uno o di entrambi i genitori, ecco che il lavoro di costruzione della loro identità diventa davvero molto difficile.
Come aiutare allora i ragazzi a definire la propria identità di genere, nel più ampio lavoro di costruzione dell’identità personale, tipico degli anni adolescenziali?

Forse può essere utile ricordare brevemente quali sono le fasi principali della costruzione dell’identità, e per farlo mi atterrò al pensiero dello psicanalista Erik Erikson. Penso che sia ancora più utile oggi, in presenza di una forte corrente ideologica che mette in discussione le differenze antropologiche tra il maschile ed il femminile. Si vuole ignorare la base biologica da cui partire per costruire la propria identità di genere e si pretende di basarsi solo sulle interazione sociali ed educative (senz’altro importanti ma non esclusive) attraverso le quali ognuno possa “scegliere” liberamente se essere maschio o femmina.

Lo psicanalista tedesco parla di otto tappe dello sviluppo psico-sociale di un uomo, e mette proprio nella fase dell’adolescenza il compito di definire la propria identità. Io mi soffermerò solo su alcune di esse, e cioè su quelle che vanno dalla nascita all’adolescenza. Ovviamente si tratta di classificazioni in base all’età che vanno prese con la dovuta flessibilità.
Erikson sostiene che nel primo anno e mezzo di vita il bambino ha bisogno di accudimento, di contatto fisico, di sorrisi, di affetto. Solo se si vedrà circondato dall’affetto delle persone significative potrà maturare la fiducia, attraverso la quale imparerà poco alla volta  a distaccarsi dalla mamma.

La tappa successiva, che va da un anno e mezzo a circa 3 anni, è importante per acquisire l’autonomia che il bambino ottiene attraverso il movimento ed il rapporto con le cose. È un’età in cui è molto importante l’educazione al senso del limite, ossia al rispetto delle regole. A questa età il bambino passa per la prima fase di polarizzazione sessuale, detta di imitazione: comincia a sentirsi dire che è “maschio” o “femmina”, comincia ad accorgersi delle differenze e tende ad imitare il genitore dello stesso sesso. Per questo è importante che quest’ultimo sia un modello positivo e presente, ovvero che sia affettivamente significativo.

La terza tappa, dai 3 ai 6 anni, è la cosiddetta età dei perché. Il bambino comincia a differenziare secondo il sesso il proprio modo di esprimersi, sia nel gioco che nel modo di socializzare con gli altri. La conquista da raggiungere è l’iniziativa, e il mezzo per farlo sono proprio le domande che pone continuamente. In questa fase si parla di polarizzazione sessuale di identificazione, che avviene proprio con il genitore dello stesso sesso attraverso quello che in psicanalisi si definisce complesso di Edipo per i maschi e complesso di Elettra per le femmine. Mi sembra importante sottolineare che affinchè questa identificazione avvenga in maniera corretta, è fondamentale che la relazione tra papà e mamma sia positiva, equilibrata, ricca e caratterizzata da reciproca stima e valorizzazione. Se manca l’intesa affettiva tra i genitori, il processo di identificazione potrebbe non realizzarsi o compiersi in maniera incompleta.

La tappa seguente è quella che va dai 6 agli 11-12 anni. È l’età in cui aumenta la capacità di socializzare, cresce l’interesse per apprendere sempre cose nuove e si sviluppa il pensiero razionale. Il compito che caratterizza questa fase è l’operosità, che aiuta il bambino a vincere il senso di inferiorità che si può sviluppare nell’interazione e nel confronto con gli altri. Aumentano i modelli extra-familiari con cui il bambino di identifica.

L’età successiva ai 12 anni è quella più importante nel processo di costruzione della propria identità. È l’adolescenza, periodo nel quale la persona sente molto forte il bisogno di accettazione e riconoscimento da parte degli altri. Se il processo di costruzione dell’identità non viene agevolato dai modelli a cui il ragazzo si riferisce, c’è il rischio che esso si concluda con quella che viene chiamata diffusione dell’io: mancanza di personalità, dipendenza eccessiva dagli altri e dalle proprie pulsioni, insicurezza.
Come si sviluppa la maturazione sessuale di un adolescente? Anche in questo caso possiamo parlare di fasi successive. La prima è quella dell’autoerotismo, caratterizzata dalla riscoperta consapevole della propria sessualità, in particolare nella sua dimensione genitale ed istintuale. È tipico della prima adolescenza il ripiegamento su di sè che può manifestarsi nella masturbazione adolescenziale. Un comportamento che può essere superato nella misura in cui l’adolescente impara ad aprirsi agli altri ed alla realtà con maggiore sicurezza e padronanza di sè.

La maturazione sessuale passa poi dalla cosiddetta fase dell’amico del cuore, caratterizzata dall’apertura agli altri, in particolare all’altro sesso, che è al contempo desiderato e temuto perché sconosciuto. È tipico di questa fase il timore di non essere accettati ed è per questo che l’adolescente entra in sintonia con chi può garantirgli comprensione ed affinità di vedute e di problemi: l’amico coetaneo e dello stesso sesso. La caratterizzazione affettiva che a volte assume questo tipo di relazione può essere erroneamente interpretata dai genitori come sinonimo di omosessualità. In realtà è un fenomeno transitorio abbastanza frequente, dovuto anche al fatto che un adolescente è ancora alla ricerca della propria identità.
In questa fase è importante adottare alcuni accorgimenti educativi che possono aiutare la maturazione di un adolescente. Il primo è quello di evitargli esperienze eterosessuali precoci che, per il rischio di andare incontro al fallimento, potrebbero rafforzare la sua paura verso le persone dell’altro sesso.
L’altro intervento educativo che va adottato con prudenza ma anche con decisione è difendere l’adolescente dalla pornografia che genera una falsa immagine della sessualità e può provocare la nascita della cosiddetta ansia da prestazione, il cui effetto è quello di aumentare il timore nei confronti delle persone dell’altro sesso.

L’ultima fase della maturazione sessuale di un adolescente si compie quando questi diventa in grado di aprirsi in maniera equilibrata all’altro sesso, attraverso una relazione in cui poco alla volta entrambi realizzano un percorso di vita che ha come punto di arrivo ma anche come fondamento in itinere un progetto di amore.

di Saverio Sgroi

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