martedì 15 gennaio 2013

Avvenire - Matrimonio gay, la resistenza,


Matrimonio gay, la resistenza - 15 gennaio 2013

​La grande manifestazione di Parigi contro il progetto di Hollande per l’estensione del matrimonio e dell’adozione a persone dello stesso sesso è solo l’ultima – e più clamorosa – espressione pubblica di dissenso da parte di una rilevante quota di opinione pubblica su un’iniziativa di legge di questo tipo. In altri Paesi progetti normativi analoghi stanno incontrando l’opposizione organizzata di famiglie, gruppi, movimenti, intellettuali, Chiese e soprattutto di tanti semplici cittadini che non ci stanno a subire passivamente iniziative che non condividono. Germania, Gran Bretagna, Malta, Uruguay e Usa: ecco cinque vicende "in corso".

Regno Unito. L'idea dei conservatori non va giù agli inglesi 
Il governo conservatore di David Cameron ha annunciato lo scorso dicembre di voler introdurre il matrimonio gay prima delle prossime elezioni previste tra due anni, nel 2015, nonostante la forte opposizione di larga parte della popolazione, inclusi non solo esponenti religiosi ma anche rappresentanti della politica e del mondo accademico. Nel disegno di legge, che si chiamerà Equal Marriage Bill e sarà pubblicato già questo mese, si leggerà tuttavia che per la Chiesa d’Inghilterra e Galles, che assieme a quella cattolica si oppone fermamente alla ridefinizione del matrimonio, sarà illegale celebrare i matrimoni gay, mentre sarà lasciata libera scelta ai rappresentanti delle altre fedi. La legge dovrà avere l’approvazione di entrambi le camere del Parlamento, ma se è già chiaro che troverà l’appoggio della maggior parte dei membri dei Comuni, nonostante il no di almeno cento deputati Tory. Non è invece ancora detto che possa conquistare il consenso della Camera dei Lord. Non è inoltre chiaro, come promesso dal ministro della Cultura Maria Miller, se la nuova legge riuscirà effettivamente a evitare che nessuna accusa di discriminazione possa essere lanciata contro le organizzazioni religiose che si rifiutano di sposare persone dello stesso sesso. Fiera e larga l’opposizione all’iniziativa di Cameron: la C4M (Coalition fon marriage) ha raccolto sinora oltre 600mila firme. (E.D.S.)

USA. Due patate bollenti per la Corte Suprema
Negli Stati Uniti, la partita sul matrimonio omosessuale si gioca sul Defense of marriage act (Doma). Tale legge definisce il matrimonio esclusivamente come unione tra uomo e donna e impedisce che il governo federale riconosca nozze tra persone dello stesso sesso celebrati nei singoli Stati.
Attualmente negli Usa sono solo nove gli Stati che riconoscono il matrimonio omosessuale, ma recentemente la Corte Suprema ha messo in agenda l’inizio delle audizioni per due casi che potrebbero rivelarsi decisivi.
Il 26 marzo inizieranno quelle sul ricorso «Hollingsworth v. Perry», riguardante la Proposition 8, il referendum col quale nel 2008 la California si espresse contro le nozze gay e il cui esito fu ribaltato da un dispositivo della Corte d’appello californiana. Il giorno successivo, la Corte Suprema inizierà ad occuparsi del caso «Windsor v. United States», che verte sulla questione se il Doma sia o meno in conflitto con la Costituzione statunitense. Sul Doma i democratici erano stati molto chiari prima della rielezione di Obama, manifestando la volontà di abrogarlo per una «parità di trattamento ai sensi del diritto per le coppie omosessuali». (L.S.)

Germania. La «convivenza registrata» del 2001 non basta più
Il "modello tedesco" viene citato in Italia (ad esempio dal segretario Pd Bersani) per la regolamentazione delle unioni tra persone dello stesso sesso vigente in Germania. L’istituto giuridico della «convivenza registrata» è regolato da una legge del 2001 che va sotto il nome di «Lebenspartnerschaftsgesetz» (Atto di partnership civile). Alla luce dell’articolo 6 della Costituzione tedesca («II matrimonio e la famiglia godono della particolare protezione dell’ordinamento statale») il legislatore ha previsto a favore dei conviventi registrati una serie di diritti simili a quelli dei coniugi, ma senza equiparare la convivenza registrata al matrimonio. Nel 2004 il Parlamento tedesco ha poi varato una modifica introducendo il riconoscimento del diritto alla pensione di reversibilità del convivente e la possibilità per un partner di un’unione civile di adottare i figli naturali che l’altro partner abbia avuto da un precedente matrimonio o unione. La Corte Costituzionale è intervenuta più volte per confermare queste norme, stabilendo nel 2009, che le coppie registrate (etero o gay) hanno diritto agli stessi piani pensionistici di quelle sposate e nel 2010 la parità anche sul diritto ereditario. Il piano inclinato avviato nel 2001 ha conosciuto una nuova tappa il 28 giugno 2012 quando un progetto di legge dei Verdi per l’accesso dei gay al matrimonio è stato esaminato dal Bundestag. La Camera bassa l’ha però respinto con 309 voti contro 260. (Em.Vi.)

Malta. Il laburista Muscat: «Se vinco, unioni civili»
Anche a Malta le nozze gay sono diventate, all’improvviso, un argomento di attualità. Sono state le parole del leader del partito laburista, Joseph Muscat, ad accendere il dibattito. Se i laburisti dovessero trovarsi a governare, farebbero di tutto per approvare una legge che riconosca le unioni civili. Non un vero e proprio matrimonio, ma qualcosa che gli assomiglia molto e che si differenzia solo per aspetti semantici ma non di sostanza. Almeno così pare di capire dalle parole pronunciate sabato dallo stesso Muscat: «Ciò che stiamo proponendo per queste elezioni sono le unioni civili. Ma non sarà un contratto tra due amici. Sarà un contratto di una coppia in relazione in una famiglia». Per il leader laburista, questo tipo di provvedimento riguarda diritti e responsabilità prima ancora che la tolleranza verso gli omosessuali, e andrebbe associato all’istituzione di un ministero e all’approvazione di una legge che si occupino dell’uguaglianza di genere, nel pieno accoglimento delle istanze di gay, lesbiche, bisessuali e trans. Muscat ha ammesso di non sapere se questo tipo di proposte possano convincere o meno l’elettorato maltese. Nel giugno scorso un autorevole sondaggio mostrava come il 51,2% dei cittadini si dicesse contrario al matrimonio omosessuale: una percentuale in erosione rispetto a precedenti sondaggi, ma pur sempre la maggioranza. Tra il 42% di favorevoli, il 9% precisava il proprio no alla possibilità di adottare figli. (L.S.)

Uruguay. Non più moglie e marito l'izquierda ha fretta
La decisione definitiva è stata rimandata ad aprile, ma l’Uruguay potrebbe seguire le orme della Spagna e della più vicina Argentina, paesi che hanno preferito non limitarsi al riconoscimento delle unioni civili gay. Anche Montevideo – come Madrid e Buenos Aires – vorrebbe eliminare dal Codice Civile le definizioni di «marito» e «moglie» e sostituirle con il termine «coniugi». Il 12 dicembre la Camera dei Deputati ha approvato il cosiddetto «matrimonio egualitario», equiparando completamente coppie omo ed eterosessuali. I voti favorevoli al progetto – presentato dal Frente Amplio, la coalizione di sinistra che governa il paese sudamericano – sono stati 81 su 87. Il Senato, però, ha deciso di rimandare la votazione: le polemiche hanno spinto la sinistra ad accettare la richiesta dell’opposizione e affrontare il tema ad aprile. «Perché tanta fretta? – chiede monsignor Alberto Sanguinetti, vescovo di Canelones – perché non lasciare discutere la società?». In realtà, già dal 2007 le coppie omosessuali possono registrare le loro unioni e adottare dei figli. Perché dunque il nuovo affondo? Secondo l’izquierda (la sinistra) di Montevideo l’istituzione matrimoniale deve essere indipendente «dal sesso delle persone» contraenti e dalla loro «opzione sessuale». Al contrario, la Chiesa uruguayana ricorda che «i bambini hanno diritto ad avere un padre e una madre, naturali o adottivi, per crescere». (M.Cor.)



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