giovedì 31 gennaio 2013


Non di guerra di religione si tratta ma di guerra alla natura - http://www.corrispondenzaromana.it

legge naturale


(di Dina Nerozzi) «I temi eticamente sensibili sono prigionieri in Italia di una sfiancante guerra di religione» questo è l’incipit di un recente articolo di Pier Luigi Battista sul “Corriere della Sera” del 18 gennaio dal titolo Proposta contro le guerre di religione. Nell’articolo Battista propone lo «spacchettamento» dei temi «eticamente sensibili», distinguendo tra il diritto alla vita e la legalizzazione del matrimonio omossessuale. «Una legge ragionevole, che salvaguardi i diritti fondamentali degli omosessuali, che dia riconoscimento giuridico alle unioni tra individui dello stesso sesso, ‒ scrive ‒ attiene a una sfera diversa da quella che si combatte sull’arena dei valori non negoziabili».

Battista riconosce che quello della vita è un «valore non negoziabile» probabilmente perché tutte le evidenze scientifiche emerse dagli anni 70 in poi hanno dimostrato quello che sembrava già ovvio in partenza: dall’unione dei due gameti maschile e femminile nasce una nuova vita umana che è unica e irripetibile, programmata in base al suo corredo genetico, su cui andranno a influire le influenze ambientali, più o meno favorevoli. Il ragionamento di Battista sembra questo: se si riconosce la vita come valore non negoziabile si fa un passo nella direzione dell’incontro tra il mondo cattolico e quello “liberal-progressista”.

A questo punto ci si aspetta che sia la parte cattolica a fare l’ulteriore passo di avvicinamento per trovare un punto d’incontro in quella terra di mezzo che non c’é, di hegeliana memoria. Infatti si chiede Battista: «Ma che c’entra con il valore non negoziabile della vita una guerra cieca e ad oltranza contro il riconoscimento delle coppie di fatto, eterosessuali e soprattutto dello stesso sesso?».

Rispondiamo: si tratta di una guerra cieca o di un pregiudizio irrazionale come qualche magistrato potrebbe ritenere? Dato che il comune buon senso sembra ormai perduto, nelle nebbie del politicamente corretto, è necessario rifare il percorso che lo aveva generato. Prima di tutto è bene ricordare che le norme morali sono nate a salvaguardia della persona e non per mortificarne la libertà. Dopo di che ciascuno è dotato di libero arbitrio e dunque può scegliere di fare ciò che vuole sapendo, però, che ci sono dei prezzi da pagare per le scelte sbagliate, che spesso ricadono anche su chi non ha nessuna responsabilità (vedi la storia del Monte dei Paschi di Siena, per restare nell’attualità).

In secondo luogo, per andare nello specifico problema, e per limitarci all’aspetto biologico, è necessario tornare all’anatomia del corpo umano che prevede un sistema cardiocircolatorio, un sistema nervoso, un sistema gastroenterico e un sistema sessuale-riproduttivo, oltre a tutto il resto. La mucosa rettale, non programmata per il rapporto sessuale, è fragile, si lacera facilmente e va incontro a problemi di natura medico-sanitaria di cui si trascura, in questa sede, il lunghissimo e frustrante elenco. Compito primario dello Stato è la salvaguardia della salute dei suoi cittadini e, ci è stato spiegato, anche, che è meglio prevenire che curare. Se questo assioma vale per «il fumo uccide te e chi ti sta intorno», si fa fatica a capire come mai per il rapporto omosessuale il ragionamento della prevenzione della salute non valga più.

Le leggi della natura biologica confermano quelle della morale razionale. Si badi bene che le norme morali dicono che il sesso “contro-natura” è sconsigliabile a tutti, omosessuali e non, con un approccio egalitario e politicamente corretto che di più non si può. Se di guerra si vuole parlare, allora bisogna dire che è il mondo post-moderno che ha dichiarato guerra alle leggi della natura e di conseguenza ha dichiarato guerra alla ragione. (Dina Nerozzi)

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