sabato 26 gennaio 2013


Londra, al via l'iter per rendere legali le nozze omosessuali - Presentata la legge, il 5 voto ai Comuni. Il fuoco di sbarramento della Chiesa cattolica non ha prodotto effetti - http://www.corriere.it

Il primo ministro inglese David Cameron (Reuters)

LONDRA - Il fuoco di sbarramento della Chiesa cattolica e di parte di quella anglicana per ora non ha prodotto effetti. Il governo va avanti e mette sul tavolo di Westminster il progetto di legge, ben 52 pagine, sulle nozze gay. Quale sia la portata del provvedimento, che avrà valore in Inghilterra e in Galles, è chiaro dalla prima riga, senza preamboli e senza giri di parole: «Il matrimonio di coppie dello stesso sesso è legale».
I conservatori sono divisi dato che una pattuglia agguerrita di almeno un centinaio di deputati ha preannunciato che si opporrà. I laburisti e i liberaldemocratici sono a favore, di conseguenza salvo imboscate non ci saranno intoppi numerici nel tragitto parlamentare (tre letture in aula più due passaggi in commissione sia ai Comuni sia ai Lords) che partirà il 5 febbraio e che dovrebbe concludersi entro il prossimo anno.

«Crediamo che il matrimonio sia una buona cosa e vogliamo incoraggiare più coppie a unirsi». È stata Maria Miller, ministro alla Cultura e fra i più esposti sostenitori di questa importante e controversa innovazione sociale e normativa, a confermare alla Bbc che il tempo di passare dalle discussioni accademiche ai dati di fatto è arrivato, inviando ieri a Westminster una bozza scritta (subito inserita nel sito web dei Comuni) su cui pronunciarsi «secondo coscienza».

Il governo ha trovato due sponde che hanno consentito di accelerare il provvedimento. La prima è il risultato della consultazione popolare con cinque domande lanciata via Internet nei mesi scorsi. Gli interventi sono stati 228 mila e il 53 % ha dichiarato il «sì» alle nozze gay. La seconda è la posizione maggioritaria nella Chiesa d'Inghilterra ufficializzata in dicembre: sì ai matrimoni gay in quanto non vi sono impedimenti dottrinali. Uno strappo che non pochi vescovi anglicani vorrebbero cancellare in un prossimo Sinodo. «Noi non muteremo rotta» avverte il ministro Maria Miller.

La sostanza delle 52 pagine è che lo Stato riconosce il diritto dei gay, delle lesbiche e dei transessuali a unirsi fra loro in matrimonio e che le nozze saranno celebrate sia nei luoghi civili sia nei luoghi religiosi a patto però che i ministri del culto siano favorevoli. Non vi è nessun obbligo per la Chiesa: la singola parrocchia può aderire alla richiesta della coppia oppure rifiutare. Un'impronta liberale per tutelare da un lato le coppie di omosessuali che intendono sposarsi e dall'altro le istituzioni religiose vincolate dai loro principi di fede.

La promessa era stata solenne il 25 luglio 2012. Allora, in occasione del quarantennale del primo «gay pride» londinese, David Cameron aveva marcato la necessità di soffocare quella cultura della discriminazione ancora forte «nelle scuole, nel mondo del lavoro, nello sport in modo che chiunque si senta libero e felice di vivere in un paese aperto, tollerante e garante delle pari opportunità civili». Pur sapendo di toccare un tema molto sensibile anche all'interno del suo partito, Cameron aveva concluso che si sentiva personalmente coinvolto nella modifica delle norme sul matrimonio. Non si è scomposto e non gli hanno fatto cambiare idea i parlamentari tory che si sono scandalizzati di fronte a queste posizioni. «Avranno libertà di voto». Fine delle polemiche.

Il 5 febbraio la discussione in aula e la verifica: il «Marriage (Same Sex Couples) Bill» comincerà il percorso. Una svolta radicale per l'Inghilterra e il Galles, firmata da un premier conservatore. Parallelamente a un'altra legge che sta marciando a Westminster: le scuse e la grazia ad Alan Turing, il grande matematico che contribuì a decrittare i codici segreti nazisti e che sperimentò i primi computer. Condannato per omosessualità, che all'epoca (primi anni Cinquanta) era un reato, si tolse la vita con una mela impregnata di cianuro. Un vergognosa pagina di storia che Londra sta per cancellare.

Fabio Cavalera 26 gennaio 2013

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