martedì 13 maggio 2014
Come stanno legalizzando la droga senza discutere di Alfredo Mantovano, 13-05-2014, http://www.lanuovabq.it/
venerdì 2 maggio 2014
Voto sulla droga, l'intervento di Alessandro Pagano di Alessandro Pagano*, 01-05-2014, www.lanuovabq.it
Passa alla Camera, con 335 voti favorevoli e 186 contrari, la fiducia che il governo ha posto sul decreto legge sulle tossicodipendenze. I lettori hanno già familiarizzato con questo tema, grazie all'ultimo intervento di Alfredo Mantovano, all'audizione di Giovanni Serpelloni (capo del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio) e alla breve storia sulle leggi anti-droga negli ultimi 24 anni. Riportiamo, qui di seguito, il testo integrale della dichiarazione di voto dell'onorevole Alessandro Pagano, deputato del Nuovo Centrodestra.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'occasione di questa dichiarazione di voto e anche di questa diretta televisiva mi consente, in premessa, di spiegare alcune cose che sono state in parte anche dette ma che è bene ribadire. In primo luogo, la Corte costituzionale non ha mai detto che la «legge Fini-Giovanardi» è sbagliata nel merito; ha detto che alcune parti, l'articolo 4-bis e il 4-ter di quella legge erano illegittimi perché introdotti in modo disomogeneo, in quanto inseriti in un decreto-legge estraneo per materia.
In secondo luogo, mai e poi mai la Corte costituzionale si è pronunciata contro la legge in quanto tale. Essa nel merito addirittura viene tutelata e c’è un buon motivo perché ciò avvenne. I risultati, d'altronde, parlavano per essa. Dal 2007 il consumo delle droghe diminuisce e anche il numero delle morti (sto citando fonti del Consiglio nazionale delle ricerche). Certamente c’è un problema di sovrappopolazione carceraria che va esaminato in quanto tale mediante l'uso della riabilitazione in centri di recupero, ma anche qui i dati del DAP del 2012, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, ci dicono che c’è stata una diminuzione delle detenzioni dovute a materie di questo genere.
In terzo luogo, la «Fini-Giovanardi» è una legge simbolo, che ha dato prova di una cultura della vita priva di concessioni e che si oppone, senza ombra di dubbio, a quella cultura dello spinello tanto di moda negli anni Settanta, quando «farsi la canna» era un gesto di trasgressione giustificato, una trasgressione che molti non hanno esitato a definire «cultura della morte». Questo è il motivo, quindi, di tanta ostilità a questa legge da parte di certi ambienti di una sinistra piaciona e chic che tollera il consumo della droga, a dir loro leggera, o anche di certi ambienti del MoVimento 5 Stelle perché ancora prigionieri di ideologie. Ma le droghe sono droghe e basta. Sono dannose per definizione, in quanto sostanze estranee alla normale fisiologia umana. Ecco perché hanno cercato di bruciare la «Fini-Giovanardi» che, purtroppo per loro, la Corte ha giudicato valida nel merito. E non riuscendoci, hanno immaginato di fare passare un messaggio falso e fuorviante e, cioè, che questo decreto-legge, oggi in approvazione, ha sancito la differenza, anche detentiva, fra droghe leggere e droghe pesanti.
Ma così non è. Grazie alle battaglie del Nuovo Centrodestra, che ha sostenuto in ogni ambito politico, questo principio non è passato. A scanso di equivoci questo è il testo – emendamento 1.700 del Governo – approvato in Commissione, che leggo testualmente: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo per mezzi, modalità, circostanze, qualità e quantità delle sostanze, che sia di lieve entità, è punito con la pena della reclusione da 6 mesi a 4 anni». Emendamento 1.700 del Governo, passato in Commissione! Quindi, il consumo di lieve entità è punito da 6 mesi a 4 anni, con un abbassamento di un anno rispetto a prima. Ma il principio della differenza fra droghe leggere e droghe pesanti, in quanto tale, non è passato. Questo dà il senso della presenza del Nuovo Centrodestra in questo Governo e ciò lo dico a vantaggio sia dei catastrofisti, che hanno gridato alla sconfitta, sia a vantaggio di coloro che volevano fare passare l'idea di una legge tollerante.
Ma non è solo questo quello che è accaduto. Ricordo che, grazie al lavoro di denuncia e di allarme, abbiamo fatto rilevare, in sede di Commissione, che c'era un errore grossolano, per cui si stavano di fatto per liberalizzare le droghe mediante un emendamento che allargava a dismisura il concetto – lo dico tra virgolette – «di uso esclusivamente personale di qualsiasi tipo di droga». L'emendamento è stato corretto e oggi sarà il Ministro della salute, con un suo decreto, che stabilirà il limite massimo nell'uso personale. Detto questo, adesso parliamo delle criticità, perché ci sono. Ci sono e certamente noi le combatteremo strenuamente a cominciare da qui, da questa dichiarazione, dove preannunzio il voto favorevole alla legge da parte del Nuovo Centrodestra, ma che ci vedrà in Senato strenui combattenti per aggiustare un passo della norma che noi consideriamo devastante da un punto di vista antropologico. Devo osservare e far sapere all'opinione pubblica che quanto ascoltato in Commissione è drammatico: nel 2011 i ricoveri ospedalieri causati da intossicazione da droga hanno fatto registrare un 16 per cento per colpa della cannabis ed il 60 per cento per gli oppiacei, soprattutto eroina, ma nello stesso anno però i minori ricoverati, perché intossicati da cannabis, sono stati il 44,2 per cento, il che significa che la canna fa male al punto da mandare in ospedale e che fa male soprattutto ai giovani. Non solo: la prima causa di morte giovanile sono gli incidenti stradali per l'uso della cannabis, che rallenta i tempi di reazione, e la seconda causa di morte giovanile è per i suicidi, a cui non è estraneo l'uso delle canne. È dimostrato che le canne di ultima generazione, quelle che sono modificate geneticamente – sì perché ci sono anche le modifiche OGM non solo per i pomodori o le lattughe, ma anche e soprattutto, per colpa della criminalità organizzata, sulle canne di provenienza vegetale – ebbene queste canne di nuova generazione, modificate geneticamente, sono dieci-venti volte superiori in termini di tossicità rispetto a quelle fumate venti anni fa.
Queste droghe, che qualcuno superideologizzato continua a definire leggere, distruggono irrimediabilmente le cellule neuronali, abbassando memoria e quoziente di intelligenza e facendo aumentare nei nostri poveri ragazzi le schizofrenie. Questo è il risultato di chi si fa una nuova canna. Ebbene, questi dati drammatici ci portano a dire che, nell'arco di quattro o cinque anni, avremo una catastrofe antropologica, con una generazione di ragazzi e adolescenti che si troveranno a fumare canne con THC ad altissima percentuale di principio attivo e che li distruggerà cerebralmente. A fronte di ciò, le Commissioni giustizia ed affari sociali hanno rifiutato di affrontare un emendamento logico del Nuovo Centrodestra e del gruppo Per l'Italia. E mi domando: dove erano in Commissione Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega? Questo emendamento mirava ad equiparare la cannabis di origine vegetale ad alto dosaggio di tetraidrocannabinolo alla cannabis invece di origine sintetica, quella di origine chimica, cioè le pillole. Per cui, se uno assumerà una pillola in discoteca con THC elevato, sarà passibile di reato, mentre se fuma uno spinello con uguali effetti dannosi e nocivi sarà tollerato. Ciò è gravissimo, è inaccettabile, perché questo messaggio su Internet porterà ad un inno all'autodistruzione, perché passerà il messaggio che ciò è lecito, e ciò che è lecito è anche buono e se non è buono è comunque non nocivo. Le leggi, cari colleghi, orientano le coscienze e oggi molti in questo Parlamento si stanno assumendo una gravissima responsabilità morale, perché sta passando un principio che noi denunziamo. Ricordo a tutti infatti che, dopo dure proteste, il nostro gruppo, a cominciare dal sottoscritto, e il gruppo Per l'Italia sono usciti fuori dalla Commissione, visto che non è stato consentito di poter dialogare su questo argomento. E ancora una volta mi chiedo dove erano i colleghi di Forza Italia, dov'erano i colleghi della Lega, dov'erano i colleghi di Fratelli d'Italia. Per questo al Senato vi diciamo che questa norma cambierà, costi quel che costi. Per noi del Nuovo Centrodestra la vita è sacra. Come è stato già detto dal nostro leader più volte, Angelino Alfano, la vita c’è chi la dà e chi la toglie, ma quel qualcuno non è il Parlamento, quel qualcuno ha la «Q» maiuscola e si chiama Dio. Nessun altro può arrogarsi per malafede o per ignavia questo diritto. Ed è ovvio che le morti cerebrali causate dalle nuove droghe ad alto contenuto di THC sono da far rientrare in questa definizione. In Italia e in Europa vi è un'emergenza educativa che crea dis-orientamento: i giovani di oggi sono in un deserto valoriale, privo di punti di riferimento, con un'incapacità a costruire qualsiasi progetto esistenziale. La cultura dello spinello, dello sballo, oggi più che mai, per i motivi che ho appena detto, alimenta questa crisi antropologica.
Nessuna droga è leggera, nessuna, e in questo il Nuovo Centrodestra si porrà sempre come un baluardo. Pertanto dichiariamo – mi avvio alla conclusione, Presidente – il voto 36, cosiddetto «decreto favorevole all'impalcatura di questo decreto-legge n. stupefacenti», perché mantiene l'impalcatura della legge Fini-Giovanardi, ma con l'impegno che al Senato, così come anche auspica il Corriere della Sera, oggi, in un suo corsivo in prima pagina, per un elementare principio di ragionevolezza, il Nuovo Centrodestra farà passare la norma che assimila la cannabis ad alta concentrazione di tetraidrocannabinolo alle droghe più pericolose di tipo sintetico.
*Deputato Nuovo Centrodestra
martedì 29 aprile 2014
Droga, una pessima legge avanza nel silenzio di Alfredo Mantovano, 29-04-2014, www.lanuovabq.it
C’è una bella differenza fra essere menagrami, essere profeti di sventura ed essere realistici. Portare sfortuna o credere che qualcuno la porti ha molto a che fare con l’irrazionalità; diverso è l’atteggiamento di chi intuisce che da una scelta potrà venire fuori una sciagura, e mette in guardia per quel che può: Cassandra aveva visto giusto, non è stata creduta dai suoi concittadini, e certamente non era simpatica. Ma invece, prevedere che determinati comportamenti provocheranno dei danni e darne le ragioni, è qualcosa che non ha nulla di superstizioso né di profetico: è un atto di buon senso, che meriterebbe considerazione. È quello che hanno provato a fare, all’inizio della discussione alla Camera del decreto legge sulla droga davanti alle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali, gli esperti tossicologici e i responsabili delle comunità: la risposta di larghissima parte del Parlamento e del Governo è andata nella direzione opposta. E, per di più, allorché il testo è arrivato in Aula, il Governo ha stroncato ogni discussione e ieri sera ha posto la fiducia.
Il provvedimento che oggi sarà votato da Montecitorio è una pessima legge: fa tornare indietro di dieci anni e pone le condizioni perché riprendano a crescere i consumi di droga e i decessi per uso di stupefacenti, calati a partire dal 2007, e perché diminuiscano gli incentivi verso i recuperi, che erano aumentati proprio dal 2007, a seguito dell’inizio di operatività della Fini-Giovanardi. Dalla sua applicazione, soprattutto dopo i peggioramenti apportati alla Camera, lo spaccio di ogni tipo di droga trarrà un impulso inaspettato, grazie al ripristino della non punibilità per uso personale; con la Fini-Giovanardi un decreto del ministro della Salute stabiliva per ogni droga la quantità di sostanza al di sotto della quale vi è solo un illecito amministrativo e oltre la quale l’illecito è invece reato: un confine fisso, senza margine di dubbi. Grazie a un emendamento approvato dalle Commissioni, importare, comprare, detenere droga non costituiranno più reato – vi sarà solo sanzione amministrativa – se tali condotte saranno tenute “per farne uso personale”. A far presumere questa destinazione, oltre il limite di quantità, varranno le “modalità di presentazione” della droga, il “confezionamento frazionato” o “altre circostanze dell’azione”: da parametri oggettivi si passa così alla estrema genericità, che legittimerà le applicazioni più estese, come è già accaduto in passato nelle interpretazioni giurisprudenziali, allorché esisteva una norma simile. È un emendamento che potrebbe definirsi “salva-dama bianca”: in assenza del solo limite quantitativo oggettivo, nessuno può escludere che chi – come è accaduto il 13 marzo all’aeroporto di Fiumicino alla signora Federica Gagliardi – verrà sorpreso con chili di cocaina, importati e detenuti con discrezione, non frazionati né confezionati in dosi, si difenderà sostenendone la destinazione per proprio uso personale, e potrà essere dichiarato non punibile. Una benedizione per trafficanti e spacciatori!
È un testo sul quale sarà arduo intervenire al Senato: trattandosi di un decreto e dovendo essere convertito in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione, va votato nella versione definitiva entro il 20 maggio; a Palazzo Madama restano pochi giorni utili, e non è facile immaginare modifiche che lo facciano tornare in tempo utile alla Camera. Quel che sconcerta non è che in questo precipizio ci si trovi, per l’ennesima volta, in virtù di una sentenza della Corte costituzionale (che pure si è basata su una questione di forma e non è entrata nel merito). Né meraviglia lo sforzo che, contro ogni evidenza scientifica e statistica, le forze politiche collocate a sinistra hanno posto in essere in Commissione per distruggere una delle poche riforme che hanno prodotto risultati positivi. Né sorprende l’assenza quasi totale di informazione: per gran parte dei media la quota di componenti di elezione diretta del prossimo Senato merita spazio di gran lunga superiore alla quotidiana tragedia della droga, e alla possibilità di limitarne i danni con norme adeguate.
Quel che meraviglia è che questo disastro stia per diventare legge senza l’attenzione e la discussione che merita, dentro e fuori il Palazzo. La Consulta ha disarticolato passaggi significativi della Fini-Giovanardi con la motivazione che queste disposizioni sono state introdotte nel 2006 in sede di conversione di un decreto-legge che trattava altra materia, e quindi non ne ha affrontato le questioni di sostanza; a sua volta, la depenalizzazione di fatto dello spaccio e la reintroduzione della erronea distinzione fra droghe “leggere” e “pesanti” avvengono senza problemi con un decreto d’urgenza, senza dibattito e senza approfondimento dei suoi singoli passaggi proprio perché il governo pone la fiducia! Quali sono le ragioni per le quali di qualcosa di così grave diventa impossibile perfino parlare? Quando era in corso la stesura della Fini-Giovanardi, certamente non mancò il confronto sui media, in convegni e in Parlamento: vi fu una lunga trattazione in Commissione al Senato: adesso si calpestano le conclusioni scientifiche e i dati oggettivi senza nemmeno spiegare perché.
Soprattutto meraviglia la sostanziale indifferenza verso un colpo di mano come quello senza che nessuno solleciti alla riflessione. La partita del voto di fiducia di oggi è importante in sé, per quanto fin qui riassunto. Ma è importante pure perché segna un punto a favore della rivincita dell’ideologia post-sessantottina, che nella Legislatura in corso punta al maggior numero di obiettivi. Guai a perdere di vista il legame esistenza fra: a) lo sforzo di scardinare la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna – il divorzio sprint, in discussione alla Camera, b) la sostanziale equiparazione al matrimonio, per come finora è stato disciplinato, dei diritti e dei doveri derivanti dall’unione civile, anche fra persone dello stesso sesso, in discussione al Senato, c) l’ammissibilità della fecondazione eterologa, reso possibile dalla Consulta, che consentirà a queste unioni di “avere figli”, d) le sanzioni penali del d.d.l. Scalfarotto, con cui dovrà fare i conti chi oserà obiettare qualcosa in proposito. Nel frattempo, canna libera, e non solo canna, per tutti e senza ostacoli…
No, non c’è bisogno di scomodare né la mala sorte né Cassandra. È solo il caso di svegliarsi, mettendo da parte un torpore che forse non è solo da cannabis.
lunedì 21 aprile 2014
La legalizzazione di una droga per niente "leggera" di Alfredo Mantovano, 19-04-2014, www.lanuovabq.it
Non è ancora chiaro se a fine maggio una parte degli italiani troverà in busta paga l’aumento promesso dal presidente del Consiglio, e se veramente ammonterà a 80 euro. È certo invece che se la crisi continuerà a farsi sentire, ci si potrà consolare con una bella spinellata (e non solo), con minori ostacoli rispetto al passato, grazie al decreto-legge del governo e alle modifiche che il parlamento sta introducendo nell’iter di conversione.
Facciamo un passo indietro: con la sentenza n. 32 di febbraio la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della Fini-Giovanardi nella parte che equipara droghe “pesanti” e droghe “leggere”. Non per ragioni di merito, ma per un vizio formale: la riforma del 2006 era stata inserita nell’ordinamento con la conversione in legge di un decreto riguardante altra materia, e la Consulta ha constatato eterogeneità fra la versione originaria del decreto legge e quanto introdotto durante la conversione. Il governo è stato quindi costretto a varare un nuovo decreto-legge – il n. 36 del 20 marzo – per fare fronte alle incertezze interpretative conseguenti a tale sentenza. Tuttavia, mentre la logica avrebbe voluto il ripristino integrale della normativa del 2006 con un atto legislativo autonomo, che avrebbe sanato il vizio formale individuato dalla Corte, il nuovo decreto-legge ha reintrodotto la distinzione fra droghe “leggere” e “pesanti”, con una notevole riduzione delle pene per la cannabis e per i suoi derivati.
La legge di conversione del decreto è partita dalla Camera, con audizioni davanti alle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali, delle quali si è dato conto su La Nuova Bussola Quotidiana. Sì ricorderà, fra le altre, quella del prof. Serpelloni, capo del dipartimento antidroga della presidenza del Consiglio, che ha dimostrato senza equivoci che la non “leggerezza” della cannabis: fino agli anni 1990 il suo principio attivo (il c.d. THC) non oltrepassava il 2.5%, mentre la percentuale di THC rilevata nel quadriennio 2010-2013, in virtù di manipolazioni da laboratorio, è giunta a una media del 16.8% quanto al materiale vegetale (inflorescenze e foglie) e del 26.6% quanto ai derivati (resine e oli), con punte massime del 60.6%! A riprova di tanto, con l’attuale percentuale media di THC la cannabis costringe a ricoveri ospedalieri: nel 2011 il 16% dei ricoveri per intossicazione da droga era dovuto proprio all’assunzione di tale sostanza, ma i minori ricoverati per questa causa sono stati il 44,2%. Gli effetti positivi dell’applicazione della Fini-Giovanardi sono stati pur essi oggettivamente riscontrati nelle audizioni: gli ingressi in carcere per violazione della legge sulla droga sono scesi dai 26.985 del 2007 ai 21.285 nel 2012, i tossicodipendenti provenienti dalla detenzione e affidati al servizio sociale sono cresciuti da 514 del 2007 a 1.578 del 2012, mentre i decessi per droga sono scesi da poco meno di 600 nel 2007 a 390 del 2012. Ed è diminuito il consumo: nella popolazione fra i 15 e i 64 anni per gli anni 2001-2012, si riscontra un iniziale incremento di stupefacenti che raggiunge il picco nel 2008, che poi cala, addirittura, per cannabis e derivati dal 15% a poco più del 2% della popolazione. Con poche eccezioni, gli esperti del settore e gli operatori delle comunità di recupero “auditi” dalle commissioni hanno confermato questi dati e le conseguenti valutazioni.
Questa settimana le commissioni riunite si sono dedicate ai voti degli emendamenti e degli articoli del decreto, e lo hanno sensibilmente peggiorato. È vero, nulla è definitivamente compromesso: ci sarà l’aula della Camera, e quindi il Senato. Ma il tempo non gioca a favore: il decreto va convertito in legge entro il 19 maggio, e c’è il rischio che – se non ci si rende conto della portata delle novità introdotte – quanto passato nelle commissioni resti immodificato nel seguito a causa dell’urgenza. Passo in rassegna quel che proprio non va:
1. Con l’approvazione di emendamenti di Sel e del Pd, sono stati qualificati “leggeri” pure i derivanti della cannabis geneticamente modificati: quelli che, come si è detto, sono giunti a una percentuale di principio attivo superiore al 60%.
2. Grazie a un emendamento del governo, la pena per il traffico e lo spaccio “di lieve entità” è stata diminuita: con la legge del 2006 il massimo era sei anni di reclusione, l’ex ministro Cancellieri l’aveva fatto scendere a cinque, ora arriva a quattro. Il primo effetto è di rendere non più obbligatorio l’arresto in flagranza dello spacciatore.
3. Con la Fini-Giovanardi per ogni tipo di droga un decreto del ministro della Salute fissa la quantità di sostanza al di sotto del quale vi è solo un illecito amministrativo, punito con sanzioni come la sospensione della patente di guida o del passaporto, e oltre la quale l’illecito è invece reato: il confine è oggettivo e senza margine di dubbi. Grazie a un emendamento del Pd, approvato dalle commissioni col consenso del governo, il quadro cambierà: importare, comprare, detenere droga non costituiranno più reato – saranno sanzionate solo in via amministrativa – se tali condotte saranno tenute “per farne uso personale”. A presumere questa destinazione, oltre il limite di quantità, varranno le “modalità di presentazione” della droga, il “confezionamento frazionato” o “altre circostanze dell’azione”: da parametri oggettivi si passa alla estrema genericità, che legittimerà le applicazioni più estese. Chi verrà sorpreso con un chilo di cocaina, detenuto con discrezione e non suddiviso in dosi, potrà affermare che sia per proprio uso personale: è una depenalizzazione in piena regola, e riguarda tutte le droghe!
4. Al dipartimento antidroga della Presidenza del Consiglio, la cui funzione è stata finora quella di coordinare le differenti competenze istituzionali in materia di stupefacenti, viene fatta pagare la colpa – attraverso il suo direttore – di aver detto la verità sulla questione droga: non è ancora formalmente soppresso, ma il suo ruolo viene affidato all’Istituto superiore di sanità. Guai a contraddire il “pensiero unico”!
Attori di questa operazione sono il Pd – i relatori del decreto-legge sono i presidenti delle due commissioni, con un ruolo molto attivo, a leggere i resoconti dei lavori parlamentari –, Sel, che forma maggioranza stabile sul provvedimento, M5S, allineato nella sostanza, e il governo, che ha appoggiato il peggioramento del proprio decreto. Non si ha traccia delle altre opposizioni, dalle quali ci si sarebbe attesa la difesa di una delle leggi migliori approvate da un maggioranza di Centrodestra, mentre un tentativo, non riuscito, di riequilibrare la questione è venuto da un paio di esponenti di Ncd. È illusorio immaginare ripensamenti dalle forze di sinistra nel seguito dell’esame del decreto: una volta che si può riaffermare un pezzo qualificante dell’ideologia post-sessantottina non ci si deve lasciare sfuggire l’occasione. Ma gli altri?
sabato 5 aprile 2014
Cannabis, altro che droga leggera di Alfredo Mantovano, 05-04-2014, www.lanuovabq.it
Cannabis droga socializzante? Da anni la letteratura scientifica ha dimostrato che l’assunzione di cannabis provoca danni irreversibili al cervello; quello che, ricordando e aggiornando tali ricerche, la relazione del prof. Serpelloni aggiunge è il resoconto di uno studio recente, condotto nel corso degli anni sul quoziente di intelligenza di 1037 soggetti, nati fra il 1972 e il 1974, assuntori di cannabis fino al compimento dei 38 anni, suddivisi fra coloro che hanno iniziato prima del compimento della maggiore età e coloro che hanno iniziato da maggiorenni; ciascuna di queste categorie, a sua volta, è stata suddivisa fra coloro che ne hanno fatto un uso frequente e coloro che ne hanno fatto un uso occasionale. I risultati sono sorprendenti: per chi ha assunto frequentemente cannabis da minorenne, a fronte di un QI iniziale pari a 97, il QI a 38 anni è sceso a 88; per l’adolescente che l’ha assunta occasionalmente il QI iniziale era di 102, il QI a 38 anni di 97. Per chi iniziato ad assumere con frequenza cannabis dopo i 18 anni, il QI iniziale era di 98 e il QI a 38 anni di 95; per il maggiorenne assuntore occasionale QI iniziale di 104, QI a 38 anni di 105. C’è bisogno di commento? (ovviamente l’ultimo dato, che si riporta per completezza, non deve incentivare l’uso infrequente di cannabis superati i 18 anni! rende ancora più evidente la dannosità dell’assunzione anche occasionale da parte del minorenne, che è oggi il problema più serio).
Fini-Giovanardi dannosa perché carcerizzante? Anche in tal caso i dati a disposizione dimostrano il contrario. La legge è del 2006: il Dap-dipartimento dell’amministrazione penitenziaria informa che gli ingressi in carcere per violazione della legge sulla droga sono stati 26.985 nel 2007, 28.798 nel 2008, e poi sono progressivamente calati, fino a 21.285 nel 2012. Nella medesima fascia temporale i tossicodipendenti provenienti dalla detenzione e affidati al servizio sociale sono passati da 514 del 2007 a 1.578 del 2012, con un trend crescente. Gli ingressi annuali in carcere dei soggetti con problemi di droga sono scesi da 24.371 a 18.285. Peccato che sulle principali testate giornalistiche continuiamo a leggere che la Fini-Giovanardi va abolita perché ha riempito il carcere di drogati, mentre la relazione Serpelloni non è neanche citata. Per completare: i decessi per droga sono scesi da poco meno di 600 nel 2007 a 390 del 2012 (ma il 2012 ha fatto registrare un leggero incremento rispetto al picco negativo del 2011: 362). Dunque, la legge del 2006 è riuscita a far diminuire il consumo totale di droghe e il numero di tossicodipendenti in carcere, con parallelo incremento dei recuperi: è proprio il caso di stravolgerla?
martedì 1 aprile 2014
Non sottovalutare la pericolosità dell'hashish/marijuana, www.zenit.org
Dagli Stati Uniti, studi medici affermano: "Il consumo di 'droghe leggere' non è innocuo, crea dipendenza e disturbi psichici gravi come le psicosi",
Roma, 30 Marzo 2014 (Zenit.org)
Dopo che il 12 febbraio la Corte costituzionale ha accolto il ricorso di una persona trovata in possesso di 3,8 chili di hashish e ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di alcuni articoli della legge Fini- Giovanardi, molti politici e organi d’informazione hanno inneggiato alla sua “abolizione” e in particolare alla presunta sconfessione dell’equiparazione tra droghe leggere e pesanti. Di fatto, la dichiarazione di incostituzionalità ha riguardato solo la procedura di conversione del decreto-legge e non è entrata nel merito del contenuto della legge stessa.
In questa occasione sono state avanzate richieste di una politica più liberale nei confronti delle droghe.Anche in altri paesi vi sono lobby che si impegnano per la depenalizzazione se non per la legalizzazione dell’uso di sostanze stupefacenti o per lo meno di quelle contenenti cannabinoidi, le sostanze attive presenti nell’hascisc e nella marijuana. Di fronte alle proposte di legalizzazione della marijuana negli USA, la più importante società americana di medicina delle dipendenze, l’ASAM – American Society of Addiction Medicine, ha elaborato nel 2012 un “Libro bianco” per controbattere le tesi a favore della droga e per mettere in guardia politici e opinione pubblica dai pericoli della sua legalizzazione.
L’ASAM sostiene che il consumo di marijuana non è innocuo, che è nocivo alla salute e può provocare dipendenza e disturbi psichici anche gravi, come le psicosi, e un peggioramento dei loro sintomi, influenzandone negativamente il decorso. L’effetto nocivo sul sistema nervoso centrale è tanto più accentuato quanto più precoce è l’inizio del consumo, per questo l’Accademia americana di pediatria sostiene che «basandosi sull’esperienza con alcool e tabacco la legalizzazione della marijuana avrebbe un effetto negativo sulla gioventù». L’effetto della marijuana diminuisce la capacità di eseguire correttamente prestazioni complesse, come la guida di un veicolo a motore, ed effettivamente incidenti, feriti e morti sulla strada dovuti alla marijuana costituiscono attualmente uno dei maggiori rischi per la sicurezza stradale negli Stati Uniti.Un argomento invocato a favore della legalizzazione è l’effetto positivo su sintomi di alcune malattie, per esempio su dolori e spasmi muscolari della sclerosi multipla.
L’ASAM ritiene opportuno studiare il profilo di azione dei componenti attivi della marijuana (sono molte decine) e, individuati quelli più efficaci e con meno effetti collaterali, preparare medicinali standardizzati, che, dopo la registrazione come avviene per tutte le altre medicine, vengano venduti in farmacia su prescrizione medica. Analogamente a quanto avvenuto con l’effetto analgesico dell’oppio: partendo dalla struttura della morfina l’industria farmaceutica ha sviluppato analgetici anche cento volte più potenti e molto più maneggevoli nella terapia.
Questo è anche il parere del Comitato permanente del Senato degli USA sul controllo internazionale delle droghe: «Noi crediamo che la migliore via sia quella di concentrare le risorse per lo sviluppo di medicine alternative in un processo regolato dalla Federal Drug Administration – cioè l’organo di controllo sulla registrazione dei medicinali – piuttosto che legalizzare la marijuana».L’ASAM riconosce che attualmente i danni provocati da alcool e tabacco possono essere superiori a quelli provocati dalla marijuana, ma ricorda al proposito il parere del College on Problems on Drugs and Dependance: «I costi per la salute delle droghe illegali possono ben raggiungere o superare quelli di alcool e tabacco se viene modificato il loro stato legale e il loro uso aumenta bruscamente».
Secondo il “Libro bianco” tale aumento sarebbe inevitabile poiché il consumo di una sostanza correla con la percezione della sua pericolosità e con la facilità con cui può essere acquistata. Il “Libro bianco” mette anche in dubbio la tesi che la legalizzazione eliminerebbe il traffico illegale e quindi il coinvolgimento della criminalità organizzata. I progetti di legalizzazione prevedono una tassazione della marijuana analoga a quella dell’alcool e del tabacco, ma il corrispondente aumento del prezzo al consumo continuerebbe a rendere attraente il traffico per la criminalità organizzata, eventualmente interessata in modo particolare a quei consumatori, come i minori, esclusi dall’acquisto legale.I rischi di tutte le complicazioni sarebbero poi aggravati dal fatto che nel corso del tempo sono state selezionate specie di piante con una percentuale di componenti attivi più elevata. E dal gennaio del 2013 in Olanda marijuana con un contenuto elevato del componente attivo THC- tetraidrocannabinolo viene considerata come una droga pesante. Il “Libro bianco” arriva quindi a queste conclusioni:
- L’uso della marijuana non è né sicuro né innocuo. La marijuana contiene cannabinoidi psicoattivi che producono in alcuni consumatori una sensazione di piacere, in altri un senso di disagio e in altri consumatori perfino idee di persecuzione. I cannabinoidi interagiscono con circuiti cerebrali con modalità simili agli oppiacei, alla cocaina e ad altre droghe che danno dipendenza.
- Disturbi provocati dal consumo di marijuana sono un problema di salute serio e diffuso.- L‘uso di marijuana è associato a effetti collaterali per la salute, come il danno di organi e tessuti specifici e deterioramento del comportamento e delle funzioni neurologiche. In particolare può peggiorare la capacità di assolvere compiti complessi, come la guida di un veicolo a motore.
- Incidenti, decessi e feriti dovuti alla marijuana costituiscono attualmente uno dei maggiori rischi per la sicurezza stradale negli Stati Uniti.
- La legalizzazione della marijuana porterebbe probabilmente l’opinione pubblica in generale, e i giovani in particolare, a considerare la marijuana meno dannosa di quanto non lo sia. Una diminuzione della “percezione dei pericoli” associati all’uso della marijuana causerebbe una crescita della percentuale dei consumatori e un aumento dei disturbi dovuti al suo uso, compresa la dipendenza.
- L’uso di marijuana è associato a un incremento dell’incidenza di psicosi e al peggioramento dei sintomi. Facilitare la disponibilità e l’accesso alla marijuana molto potente provocherebbe un amento della percentuale dei consumatori e potrebbe causare un aumento della percentuale di disturbi psicotici.- Un aumento dell’incidenza e della gravità di disturbi collegati al consumo di marijuana, compresa la dipendenza, aumenterebbe la domanda di servizi di cura. Già ora, nella nostra nazione i servizi di cura delle dipendenze non sono adeguati per affrontare le richieste correnti di terapia.
- Entrate previste provenienti dalla tassa sulla marijuana legale sarebbero molto minori dei costi provocati dal maggior consumo di marijuana e probabilmente non sarebbero destinate a queste necessità, così come le entrate delle tasse su tabacco e alcool non sono destinate ai costi sanitari provocati dal loro consumo.
(A cura del dott. Ermanno Pavesi, Segretario generale della FIAMC - Federazione Internazionale della Associazioni dei Medici Cattolici)
*
Fonte:
http://www.asam.org/
http://www.fiamc.org/bioethics/marijuanamarihuana/
mercoledì 5 marzo 2014
Di canne si può morire di Gianni Fochi, 05-03-2014, www.lanuovabq.it
Viviamo in un mondo incredibile, che svaluta ed esclude il senso comune. Un mondo che, non accettando nessun limite all’arbitrio dell’uomo, finisce col diventare disumano: per esempio, lasciando libera la madre di far nascere il figlio che ha in pancia o invece d’ucciderlo con un farmaco o un intervento ospedaliero; oppure, come succede già in qualche stato e come succederà anche da noi se verrà approvata la legge contro la cosiddetta omofobia, mettendo in galera chi leggerà al pubblico certi brani della Bibbia che condannano i comportamenti omosessuali.
In nome d’una presunta libertà, questo mondo apre alla droga. Quella leggera, per cominciare: del resto — s’afferma — è innocua. E un altro atteggiamento incredibile è proprio questo. Si sta attenti, fino a drammatizzarle, alle parti per milione (o per miliardo) di questo o quell’inquinante. Si è prontissimi a giurare sulle conseguenze catastrofiche che questa o quella sostanza sintetica ha per la salute umana o per la conservazione di qualche moscerino, in base a studi sporadici su cui in realtà la scienza non ha ancora un parere unanime. Quella sostanza deve essere assolutamente bandita, in nome d’un principio di precauzione che spesso viene concepito e applicato in maniera assai discutibile.
Chissà! Forse un giorno si dimostrerà che quella sostanza, come magari moltissime altre d’origine artificiale o naturale, è effettivamente nociva. O forse, al contrario, essa verrà scagionata. Ma intanto si reclama a gran voce il rischio zero, richiesta assurda su cui marciano volentieri politici populisti irresponsabili.
Poi però i paladini dei cosiddetti diritti civili invocano la libertà di spinello, e ogni rifiuto del rischio svanisce, ogni precauzione va a farsi friggere. Oh!... Quei medici ed educatori che agitano gli spettri d’effetti nefasti per la salute fisica e psichica sono tutti oscurantisti e servi del Vaticano: ignoriamoli! Non si sta addirittura diffondendo in varie parti del pianeta l’uso medico della cannabis? E dunque, libertà di farsi una canna!
Obiezione: ma come? Se perfino per le medicine considerate banali si viene di continuo invitati a usarle solo quando servono davvero, perché stavolta tutta questa faciloneria? Contro-obiezione: zitti, zitti! Che cosa vi salta in mente di tirar fuori? Di cannabis non è mai morto nessuno.
Invece... pare che qualcuno di cannabis muoia. Ecco uno studio fresco di stampa, pubblicato da ricercatori tedeschi su Forensic Science International. Essi esordiscono così: “Si dice che la tossicità dei cannabinoidi è bassa. Il pubblico non sa gran che degli effetti cardiovascolari pericolosi della cannabis, per esempio dell’aumento provocato nel battito cardiaco e nella pressione sanguigna”. Poi gli autori descrivono i casi di due maschi giovani e sani, morti inaspettatamente sotto l’influsso acuto di cannabinoidi. Sui due cadaveri i ricercatori hanno fatto una serie d’accertamenti: autopsia, analisi genetiche, tossicologiche e istologiche, che li hanno portati a escludere una lunga serie di cause di morte. Hanno così finito per convincersi, oltre ogni ragionevole dubbio, che i due sventurati siano morti per complicazioni cardiovascolari dovute proprio all’aver fumato marijuana (nome che indica le inflorescenze femminili essiccate della cannabis).
Casi del genere sono rari. Inoltre — diranno i fautori dello spinello libero — si tratta del primo studio che riporta conclusioni di questo tipo: una rondine non fa primavera. Giusto! Ma molti di loro sono sempre pronti, come dicevamo sopra, ad accampare con clamore studi altrettanto isolati che riguardano allarmi assai meno gravi.
Le ricerche sui rischi effettivi della cannabis devono continuare ed estendersi: gli stessi autori tedeschi lo auspicano, e segnalano che probabilmente la statistica s’allargherà, perché nel mondo l’uso medico dei cannabinoidi come antidolorifici è in aumento. La scienza avrà presto altre occasioni di dir la sua: è bene attendere senza preconcetti. Ma — perbacco! — nell’attesa evitiamo d’assecondare una deriva anarcoide che sta dando forti spallate contro i baluardi della civiltà umana. Lo studio tedesco, per quanto da confermare, ci dà ora un argomento in più.
mercoledì 9 ottobre 2013
Droga: una definizione in tre punti
mercoledì 27 febbraio 2013
mercoledì 6 febbraio 2013
sabato 2 febbraio 2013
venerdì 1 febbraio 2013
E' però una mentalità che prende sempre più piede, che sembra portare a una legalizzazione delle droghe leggere. E' così?
Mi sembra che la tendenza sia questa, ma non è certo una tendenza buona e auspicabile. Chi adotta queste sentenze e questi provvedimenti lo fa perché ha bisogno di colpire con effetti speciali e "stupefacenti" l'opinione pubblica. Ma non ce ne sarebbe davvero bisogno, dato che la droga è già tanto libera per conto suo. Liberalizzare la droga più di quello che è già oggi non serve, è già facilmente reperibile e scorre a fiumi. Di renderla ancora più libera non se ne sente davvero il bisogno.
© Riproduzione Riservata.
mercoledì 12 dicembre 2012
Questo cambiamento di rotta dell'establishment mondiale sta incidendo sulle opinioni pubbliche e sui Governi, specie quelli dell'America meridionale e centrale, in particolare il Messico, e la strategia antiproibizionista - che ha sostenitori e finanziatori importanti, come George Soros, fin dal 1996 uno dei primi sponsor per la legalizzazione della marijuana a scopo terapeutico - punta, per iniziare, sulle droghe cosiddette leggere ed ha preso nuovo vigore dall'esito dei referendum in Colorado e a Washington. Si sono svolti in contemporanea alle elezioni presidenziali e hanno visto trionfare i promotori dell'”emendamento 64”: la maggioranza dei voti si è espressa a favore della legalizzazione della cannabis per usi ricreativi. Risultato? Tra un anno, quando la Corte Suprema completerà l'iter previsto, il consumatore di marijuana ne potrà acquistare fino a 28,5 grammi, contro i 5 grammi che si possono acquistare in Olanda. Alla malavita organizzata si sostituiranno lo Stato federale e il governo locale come percettori delle tasse prodotte dalla vendita: si stima che gli introiti saranno tra i 5 e i 22 milioni di dollari l'anno, solo in Colorado. Si arriverebbe al mezzo miliardo di dollari se la decisione si estendesse a tutti gli altri Stati. In tempi di crisi economica, non sarebbe denaro da buttare.
Resta il fatto che da uno studio del NIDA (National Institute on Drug Abuse), durato trent'anni, si rileva che l'uso di cannabis è in grado nel tempo di ridurre il quoziente intellettivo, la memorizzazione, l'attenzione, la motivazione e il coordinamento psicomotorio. “Come ricercatrice - ha affermato di recente Nora Volkow, direttore del NIDA - ritengo che favorire il consumo di marijuana negli adolescenti crei un notevole danno alla maturazione cerebrale”. Gli antiproibizionisti dovrebbero tentare di rispondere alle argomentazioni scientifiche, come quelle sostenute da Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento Politiche Antidroga del Governo italiano: “l'uso di droga (cocaina e cannabis) influisce direttamente sulla corteccia prefrontale, allontanando la capacità decisionale dell'individuo, anche rispetto alla stessa assunzione di droghe. La legalizzazione può aprire le porte alla diffusione dell'uso e dei danni neurocognitivi conseguenti”.
Un altro dato: l'ultima Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, certifica che nel nostro Paese, dove vige la legge “Fini-Giovanardi”, il consumo di stupefacenti è in diminuzione: - 0,09% per l'eroina; - 0,14% per la cocaina; - 0,11% per gli stimolanti; 0,05% per gli allucinogeni; - 1,18% per la cannabis. Questi dati dimostrano che una legge proibizionista non fa aumentare il consumo di droghe. Anzi, lo fa diminuire. La posizione ideologica degli antiproibizionisti naturalmente non tiene conto di questi dati e conduce una battaglia per la quale dovrebbe essere lo Stato stesso - come avviene con il tabacco e con l'alcool - a vendere, lucrando, sostanze che nuocciono gravemente alla salute e in molti casi provocano la morte. Si inizierebbe con la cannabis, per poi passare a sostanze che sono attualmente sul mercato, come dimostra il Report 2012 dell'Osservatorio Europeo sulle Droghe e le Tossicodipendenze: gli stimolanti, ad esempio la metamfetamina o i catinoni, una droga sintetica che si sta diffondendo rapidamente e che può provocare sensazioni di aumento dei livelli di energia, euforia, desiderio di socializzare, agitazione, sensazione di distacco, vista sfocata, midriasi, bruxismo, aumento della frequenza cardiaca e degli impulsi sessuali, ansia, paranoia, agitazione, stati psicotici, ipertermia, tachiacardia o aritmie, convulsioni e a lungo andare impotenza.
È questa la società che vogliamo? Una società impotente? Disperata, nella sua ricerca di felicità artificiale? Si dice, lo dicono i guru alla Vasco Rossi, che chi è contro la legalizzazione delle droghe, “delira”. Si tratta di stabilire, invece, se abbia o meno ragione chi sostiene che tollerare l'uso delle droghe e legalizzarle equivalga a diminuire un fattore preventivo di grande importanza: la disapprovazione sociale, che incide nel ridurre l'uso tra gli adolescenti. Siamo pienamente nel campo del relativismo, che inquina il discernimento tra bene e male e contribuisce ad essere tiepidi ed accondiscendenti di fronte a coloro che urlano posizioni demagogiche e anti-umane, con la pretesa di convincere tutti della loro ragionevolezza.