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domenica 28 ottobre 2012

Commissione etica in Germania - È l'Ethikrat, che indaga ed emette pareri su ciò che è giusto in questioni spinose - Ad esempio la circoncisione dovrebbe essere fatta solo su adulti - http://www.italiaoggi.it/

da Berlino Roberto Giardina  
Sarà colpa o merito di Lutero, o di Kant, Hegel, Schopenauer o Heidegger, di Schiller o di Goethe, ma i tedeschi si pongono sempre dei problemi morali. Prima di chiedersi se conviene o no, indagano se sia giusto o sbagliato. Così nel 2001 hanno creato l'Ethikrat, la commissione etica incaricata di cercare una risposta a domande sempre spinose.
Non ha alcun potere, non emette sentenze, suggerisce piuttosto un parere, senza arrogarsi il diritto di avere ragione al di là di ogni dubbio. Ma il governo e il parlamento chiedono spesso aiuto per votare una nuova legge che potrebbe turbare le coscienze.
Da aprile lo dirige una signora, elegante e bionda. Christiane Woopen, 49 anni, cattolica, ha studiato medicina e filosofia, un'accoppiata non rara da queste parti, e dal 2009 insegna medicina etica all'Università di Colonia. La sede dell'Ethikrat, sempre a Colonia, è modesta, in una casetta nascosta in una strada secondaria, più simile allo studio di un medico della mutua. Niente lascia intuire che si tratta dell'ufficio di un ente che dovrebbe rappresentare la coscienza del paese. Dietro la scrivania di Frau Doktor Woopen, l'unica stravaganza: un manifesto di Audrey Hepburn come Holly Golightly in Colazione da Tiffany. Cioè, una escort, come sa chi ha letto il romanzo di Truman Capote da cui è stato tratto il film più edulcorato. Niente affatto un esempio morale, ma Audrey era l'attrice preferita della presidentessa da ragazzina.
«L'ufficio è piccolo», spiega, «ma io svolgo quasi tutto il lavoro a casa, quasi sempre di notte». Per riflettere non occorrono computer, né segretarie. Il bilancio è modesto: 1,65 milioni di euro. L'Ethikrat è composto da 26 membri (otto le donne), scienziati, preti e pastori protestanti, ex politici, scrittori e artisti. In carica per quattro anni, si riuniscono una volta al mese per dare un parere su questioni che spesso dividono l'opinione pubblica e i partiti. Di recente, hanno dovuto rispondere alla domanda se sia ammissibile la circoncisione, che un ministro intendeva proibire. Si sono levate le proteste dei musulmani e degli ebrei e i tedeschi sono stati accusati di antisemitismo. Ma si può avere paura di difendere un principio anche se politicamente sarebbe inopportuno, e pericoloso? L'Ethikrat è del parere che si dovrebbe attendere fino all'adolescenza, quando il diretto interessato potrà decidere da solo. In ogni caso, l'intervento deve essere seguito da medici altamente qualificati, in ospedale. Un compromesso? Di rado i 26 saggi si trovano d'accordo, litigano a lungo e aspramente tra loro, ma non si tirano mai indietro.
È giusto o no avere reintrodotto le ruote in cui deporre i neonati indesiderati per affidarli alla società come nel Medioevo? Non si dovrebbe incoraggiare l'incoscienza di certe madri, ritengono alcuni. Per altri è un modo estremo per evitare infanticidi. E l'eutanasia? Un tema tabù in Germania: il passato nazista è ancora troppo vicino. Ma non è democratico e civile aiutare chi vuole morire, e non ha i mezzi per recarsi in Svizzera, dove si offre l'assistenza (a un prezzo elevato) per mettere fine ai propri giorni senza rischi e senza soffrire?
«Ogni nostro parere provoca reazioni, ci scrivono o ci mandano migliaia di e-mail», dice Frau Woopen, «e quando è possibile cerco di rispondere personalmente, spiegando i nostri motivi. È difficile far capire che non si può decidere cedendo alle emozioni. Cerchiamo sempre di essere razionali».
«Dirigo le nostre riunioni in modo neutrale», assicura, «non si è mai tutti d'accordo, e non è mio compito influenzare questa o quella decisione. Basta evitare che si finisca in un vicolo cieco».
I dibattiti sono pubblici, e possono essere seguiti anche via internet. Differenti dalle sedute in parlamento, dove i deputati votano secondo le direttive del partito. All'Ethikrat è normale ascoltare l'avversario e magari finire per dargli ragione e cambiare idea.
A novembre, l'Ethikrat dovrà dare il suo parere su un altro problema scottante: si dovrebbe abolire il reato di incesto tra fratello e sorella? Due giovani di Lipsia, separati da piccoli, si sono incontrati da adulti, si sono innamorati, e la legge non riesce a separarli. Lui è finito anche in galera, ma è tutto vano: hanno quattro figli e vogliono vivere insieme. Nel XXI secolo dovremmo avere ancora paura di un atavico tabù? E Frau Doktor Woopen si troverà divisa: da filosofa forse potrebbe rispondere di no, e dare un altro giudizio come medico.

giovedì 18 ottobre 2012


Comitato di Bioetica - Sperimentazioni, i paletti del «sì» - Avvenire, 18 ottobre 2012

Il Comitato nazionale per la bioetica ha dato il via libera alle sperimentazioni cliniche nei pazienti «che non sono in grado di dare il consenso informato in situazioni di urgenza». Sperimentazioni di cui l’organismo attesta la «liceità» purché avvengano con limiti precisi. Quattro sono le condizioni dettate dal Comitato: l’approvazione di un protocollo da parte di un Comitato etico nazionale istituito ad hoc; l’accertamento di una eventuale volontà contraria precedentemente espressa dal paziente; la richiesta di un consenso differito da parte del paziente o dal rappresentante legale; la pubblicazione dei risultati della sperimentazione per evitare inutili duplicazioni. Il testo sulle sperimentazioni (firmato da Lorenzo D’Avack, Silvio Garattini e Rodolfo Proietti) è stato approvato all’unanimità. «Si tratta di situazioni specifiche per le quali esistono trattamenti, ma scarsamente efficaci e non in grado di migliorare la prognosi – si legge in una nota del Cnb –. Sottrarre questi soggetti alla sperimentazione clinica significherebbe da un lato ridurre la speranza che possano avere benefici e che la loro malattia possa essere curata e dall’altro impedire che le terapie disponibili possano essere migliorate anche per i pazienti futuri». Il Comitato ha preso la sua decisione alla luce dell’analisi della regolamentazione internazionale e italiana  

giovedì 4 ottobre 2012


Sanita': no a 'scontrino' cure, ma decisione Cnb non all'unanimita' – 1.10.2012- http://www.iltempo.it/

Roma, 1 ott. (Adnkronos Salute) - No allo 'scontrino' delle cure. Il Comitato nazionale di bioetica ha detto no alla obbligatorietà delle informazioni ai pazienti sui costi sostenuti dal Servizio sanitario nazionale per le prestazioni ricevute o da erogare, come previsto da una normativa della Regione Lombardia. Una decisione non unanime, però. Non sono infatti mancate all'interno del Cnb posizioni diverse da quella della maggioranza, che ha ritenuto "non eticamente giustificata la comunicazione obbligatoria e imposta al paziente". Alcuni membri si sono infatti dichiarati a favore della comunicazione obbligatoria, gestita con la dovuta attenzione, quale strumento di trasparenza.Il Comitato - che sulla questione era stato sollecitato alcuni mesi fa dal ministro della Salute - si è espresso nei giorni scorsi unanimemente sulla modalità della comunicazione, raccomandando soprattutto che si evitino forme di colpevolizzazione e discriminazioni dei malati, che sia rispettata l'esigenza di riservatezza dei dati personali sullo stato di salute. La comunicazione dei costi – raccomanda il Comitato – non deve essere considerata l'unico strumento per la presa di coscienza da parte del cittadino della spesa sanitaria, ma deve essere inserita nel contesto di una educazione complessiva della società a percepire lo stretto legame tra la salute individuale e la salute sociale, stimolando la presa di coscienza/conoscenza e responsabilizzazione del cittadino rispetto alla prevenzione delle patologie e dei comportamenti a rischio e il contenimento e la proporzionalità delle richieste al sistema sanitario. Il Comitato auspica inoltre che venga garantito ai cittadini/pazienti, nel rispetto della volontà di chi vuole conoscere, l'accesso ad informazioni di carattere sia generale che particolare in merito ai costi sostenuti dal Ssn per le prestazioni ricevute o da erogare.

mercoledì 7 settembre 2011


“LA CHIESA CATTOLICA È ALL’AVANGUARDIA NELLA BIOETICA”


Intervista a John Hass, direttore del Centro cattolico di bioetica in USA

di Jaime Septién

ZI11090611 - 06/09/2011
Permalink: http://www.zenit.org/article-27851?l=italian

QUERÉTARO (Messico), martedì, 6 settembre 2011 (ZENIT.org).-Il dottor John Hass, direttore del Centro nazionale cattolico di bioetica negli Stati Uniti e membro eminente dell’Istituto internazionale per la cultura, è stato incaricato di avviare la seconda edizione del Master in bioetica impartito dal Centro di ricerca sociale avanzata (Centro de Investigación Social Avanzada – CISAV), nella sua nuova sede a Querétaro.
La conferenza inaugurale di questo importantissimo master del CISAV è stata svolta dal dottor Hass sul tema dei rischi per l’umanità derivanti dalla clonazione.
Il Master in bioetica, del CISAV, è il primo nel suo genere che ha luogo in America latina, e che affronta – con la migliore qualità accademica e sulla base della dottrina sociale della Chiesa – questi fenomeni che sembravano propri dei Paesi sviluppati, ma che gradualmente si stanno estendendo alle legislazioni dei Paesi che compongono – dal punto di vista cattolico – “il continente della speranza”.
Intervistato da El Observador, John Hass ha sottolineato che la Chiesa cattolica ha una enorme opportunità nei temi della bioetica. Negli Stati Uniti, la Chiesa è stata all’avanguardia e in Messico, attraverso i centri di ricerca come il CISAV, ha davanti un futuro importante.
Che ruolo sta svolgendo la Chiesa cattolica in questo dibattito sull’etica e la biologia negli Stati Uniti?

John Hass: Una questione molto interessante è che la Chiesa cattolica è stata e sta all’avanguardia. Tutti parlano oggi di bioetica, ma devo ricordare che il nostro Centro risale al 1972, prima ancora della legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti, prima che chiunque avesse mai sentito parlare dell’Aids, e ben prima che le cellule staminali fossero state isolate.

Negli Stati Uniti, la Chiesa cattolica rappresenta la seconda entità, dopo il Governo, nella fornitura dei servizi sanitari alla popolazione. La Chiesa cattolica fornisce servizi per la salute pari a migliaia di milioni di dollari per ciascuno degli statunitensi. Questa esperienza ci ha consentito di avere una capacità di anticipazione dei temi che un domani saranno centrali nella medicina e nelle scienze della vita. Dobbiamo essere preparati ad affrontarli dall’ottica del Vangelo.
Qual è il tema più importante oggi nella bioetica?

John Hass: A mio avviso si tratta della spersonalizzazione e disumanizzazione dei servizi per la salute, in cui gli esseri umani sono considerati privi di diritti. La donazione degli organi si è trasformata in un commercio internazionale. Lo stesso avviene per la fecondazione in vitro che negli Stati Uniti muove circa cinque miliardi di dollari l’anno. L’essere umano non è più considerato come tale, ma come materiale da utilizzare per sperimentazioni scientifiche e persino, in taluni casi, per sperimentazioni che solo in apparenza sono mosse da buone intenzioni di aiutare gli altri.

Nonostante la lunga esperienza della Chiesa cattolica nei temi di bioetica, sembra che la sua voce non venga ascoltata nei grandi fori decisionali. È così?

John Hass: Effettivamente. Ma talvolta viene ascoltata, soprattutto quando si arriva ad una prova di forza. Per esempio, quando il Sindaco di New York ha chiesto al cardinale O’Connor che i servizi sanitari cattolici fornissero anche i metodi contraccettivi, il Cardinale ha detto di no. Il Sindaco ha insistito e il cardinale O’Connor ha minacciato di chiudere gli ospedali e i centri sanitari della Chiesa. Allora il Sindaco ha dovuto fare un passo indietro, perché per New York sarebbe stato terribile.

Negli ospedali stanno prendendo forma i comitati di bioetica. In questi organi si tiene conto della Chiesa cattolica?

John Hass: Questo è un ambito molto importante. Da più di cinque anni, l’organizzazione che accredita gli ospedali negli Stati Uniti ha stabilito come norma l’istituzione di un comitato etico per ogni ospedale. Ma ogni ospedale cattolico negli Stati Uniti già lo aveva e sempre l’aveva avuto. Questo è un altro esempio di come la Chiesa cattolica si pone all’avanguardia dei tempi.

Il Comitato nazionale di bioetica che presiedo ha un programma di un anno per certificare gli ospedali in questo ambito. Dottori, infermieri, amministrativi, partecipano all’intero corso di formazione. Questo ci consente di uniformare i criteri bioetici con l’essenza cattolica e di fare in modo che i principi cattolici siano presenti negli ospedali gestiti dalla Chiesa. D’altra parte, gli altri ospedali stanno adottando il nostro esempio e i nostri metodi.
Avete affrontato la questione della “leggenda nera” secondo cui la Chiesa cattolica si oppone al progresso scientifico?

John Hass: La domanda è molto interessante perché, sebbene negli Stati Uniti nessuno ha mai sentito nulla sulla “leggenda nera”, gli effetti sono gli stessi di quelli verificatisi in America latina rispetto al ruolo che la Chiesa ha avuto nel periodo della conquista e della colonizzazione.

Negli Stati Uniti è diverso perché si tratta di un Paese a maggioranza protestante, e i protestanti credono che le loro idee devono corrispondere a quelle della religione. Lutero diceva che l’uomo si salva per grazia e per fede. Per lui la ragione è pericolosa. Nel suo commento ai Galati dice che se i cristiani vogliono salvarsi devono uccidere la ragione e offrirla come sacrificio a Dio. Il problema è che molte persone nel mio Paese credono che questo sia proprio di ogni religione. Per questo anche la Chiesa cattolica sarebbe “irrazionale” e “legalista”.
Niente di più lontano dalla verità, come hanno mostrato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: fede e ragione sono le due forze che abbiamo per conoscere la verità. E niente di più lontano dalla verità è anche l’idea i cattolici rifiutino l’aborto, la contraccezione, ecc., perché qualcuno di dice di farlo e non perché abbiamo scoperto l’immoralità e la disumanità di queste pratiche, secondo il Vangelo, lo spirito del Vangelo e la libertà del Vangelo.
Come è possibile reintrodurre la vera cultura cattolica nel contesto in cui viviamo?

John Hass: Nella sua enciclica “Veritatis splendor”, il papa Giovanni Paolo II dice, quasi alla fine, che la vera forza dell’insegnamento della Chiesa e della cultura della Chiesa cattolica è quella di mantenersi con gli occhi rivolti a Cristo crocifisso. Da lì parte tutto, perché non è più tempo di argomentazioni: è tempo di dare testimonianza, come ha detto l’allora cardinale Joseph Ratzinger alla Conferenza episcopale degli Stati Uniti.


[Per maggiori informazioni sul Centro de Investigación Social Avanzada y sobre la Maestría en Bióetica: www.cisav.mx]