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giovedì 12 novembre 2015

La Corte Costituzionale legalizza l’eugenetica, novembre 12, 2015 Aldo Vitale, http://www.tempi.it/

Con la sentenza 229/2015 la Corte Costituzionale ha eliminato il divieto di selezione degli embrioni e della relativa sanzione penale sanciti, rispettivamente, dalla lettera b del comma 3 e dal comma 4 della legge 40/2004 disciplinante le tecniche di procreazione medicalmente assistita (da ora Pma).
Ciò causa numerose perplessità di carattere biogiuridico.
In primo luogo: focalizzando l’attenzione sul dispositivo della suddetta sentenza, si ha l’impressione che la Corte Costituzionale non ha letto le norme in questione, che se le ha lette non le ha comprese, e che se le ha comprese le ha dolosamente disattese.
In secondo luogo: dall’impianto generale della sentenza, sembra che la Corte Costituzionale si sia soltanto pigramente adagiata, recependone il senso all’interno del nostro ordinamento, sulla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 28 agosto 2012 riguardante il caso “Costa e Pavan c. Italia” con cui è stato dichiarato illegittimo il divieto della legge 40/2004 circa la diagnosi genetica preimpianto (da ora Dgp) specialmente in relazione alla normativa italiana in tema di interruzione volontaria di gravidanza (da ora Ivg) cristallizzata dalla legge 194/1978.
In terzo luogo: con la medesima sentenza, in barba ad ogni principio di non-contraddizione, la Corte Costituzionale ha, tuttavia, disposto che non è illegittimo il divieto posto dalla legge 40/2004 circa la soppressione dell’embrione in quanto, sempre secondo la Corte, «l’embrione, infatti, quale che ne sia il, più o meno ampio, riconoscibile grado di soggettività correlato alla genesi della vita, non è certamente riducibile a mero materiale biologico».
Scendendo più in profondità, ma pur sempre evitando eccessivi tecnicismi etici e giuridici, occorre evidenziare che la suddetta sentenza della Corte Costituzionale non ha colpito semplicemente il divieto di Dgp, ma il divieto di selezione eugenetica in quanto tale.
Occorre però procedere con ordine su tre piani diversi: quello della coordinazione normativa; quello dei principi; quello degli effetti.
Sotto il primo profilo, cioè quello strettamente normativo, la decisione della Corte Costituzionale è fallace in quanto fondata sull’equivoco (il medesimo in cui è incorsa la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per una scadente conoscenza dell’ordinamento italiano e a causa della mancanza di una interpretazione sistematica del medesimo) che il divieto di Dgp della legge 40/2004 sia in contrasto con la normativa in tema di Ivg.
Detto in poche parole, ecco il succo del ragionamento della Corte Europea prima e della Corte Costituzionale adesso: che senso ha il divieto di Dgp che impedisce di selezionare gli embrioni insani per impiantarli se poi si può ricorrere alla interruzione volontaria di gravidanza per le malformazioni del feto?
Una simile impostazione dimostra di non aver colto la lettera e lo spirito di entrambe le leggi.
Per sciogliere il bandolo della matassa occorre tenere sempre ben presente ciò che la Corte Costituzionale incredibilmente sembra ignorare (si spera in buona fede), cioè la distinzione tra aborto eugenetico ed aborto terapeutico.
L’aborto eugenetico è quello posto in essere secondo un’ottica strettamente eugenetica, cioè per scartare gli embrioni o i feti considerati non idonei a causa delle loro eventuali patologie.
L’aborto terapeutico, invece, è quello posto in essere soltanto qualora le eventuali patologie del feto possano arrecare un pregiudizio alla integrità psico-fisica della donna, così come recita la lettera b del comma 1 dell’articolo 6 della legge 164/1978 che la Corte Costituzionale sembra non letto o compreso.
Insomma, per essere terapeutico e non eugenetico l’aborto, occorre che esista un nesso di causalità tra le patologie del feto e le lesioni all’integrità psico-fisica della donna; in caso contrario non sarà terapeutico, ma eugenetico e come tale universalmente riconosciuto come illecito nel nostro ordinamento, stante, appunto, il riconoscimento giurisprudenziale sul punto come dimostrano la sentenza della Corte di Cassazione 14488/2004 per la quale «non esiste nel nostro ordinamento l’aborto eugenetico», e la sentenza 151/2009 della stessa Corte Costituzionale ai sensi della quale l’embrione non è “cestinabile” come una qualunque res difettosa.
Sotto il livello dei principi, la suddetta sentenza della Corte Costituzionale sembra non tener conto che la terapeuticità dell’aborto terapeutico è in relazione alla madre e non all’embrione o al feto. La Dgp, invece, è sempre in relazione all’embrione e il divieto che era previsto dalla legge 40/2004 serviva proprio ad evitare che l’embrione fosse reificato e cassato come un qualunque prodotto difettoso.
Il divieto contemplato dalla legge 40/2004 che la Corte Costituzionale ha spazzato via con incresciosa insipienza giuridica era una norma di presidio della civiltà giuridica, di preservazione della natura del diritto e di espressione del diritto di natura.
Sotto il profilo degli effetti, non si può fare a meno di considerare che il divieto di Dgp testé archiviato evitava che si sviluppasse e diffondesse la disumana e antigiuridica prassi eugenetica nel nostro ordinamento.
La mera diagnosi osservazionale dell’embrione, infatti, è già consentita dalla stessa legge 40/2004 come si evince dal comma 2 dello stesso articolo 13 che così infatti sancisce: «La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative».
Caduto un simile divieto per mano della sciatteria giuridica della Corte Costituzionale si è spalancata la porta verso la prassi eugenetica che per nulla riguarda la salute della donna, ma la dignità umana in quanto tale.
Oltre il diritto al figlio, dunque, potrà adesso essere reclamato anche il diritto al figlio sano, sebbene la Corte Costituzionale non sembra essersi posta il dilemma di cosa è sano e cosa invece no; si tratta solo di patologie degenerative e ingravescenti o anche con cui si può convivere, di patologie ereditarie e comuni o soltanto di quelle rare?
Chi decide e come si decide il limite? Se per una coppia avere un figlio diabetico può essere un problema, per un’altra coppia potrebbe essere un problema che sia femmina e non maschio, o castano piuttosto che biondo; chi conterrà gli eccessi e gli orrori?
In conclusione, sembrano riecheggiare proprio le parole di uno dei padri della fecondazione artificiale, cioè Jacques Testart il quale, in una intervista nel 2004, ha giustamente ravvisato ciò che la Corte Costituzionale sembra, ahinoi, avere ignorato del tutto: «Più si va avanti e più sarà difficile sbarrare la strada a un progetto di eugenetica […]. Ma non c’è dubbio che, se la medicina si mette al servizio della selezione, creando categorie di inclusi, reclusi ed esclusi, la vita umana sarà tassativamente governata dall’ideologia della competizione, contro la quale per salvare la civiltà è stato necessario inventare i diritti dell’uomo».

Se la Consulta riconosce il diritto all'eugenetica di Giacomo Rocchi, 12 novembre 2015, http://www.lanuovabq.it/


La nuova sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40 del 2004 depositata ieri contiene due decisioni di segno diverso, entrambe assai interessanti. 

FecondazioneIl Tribunale penale di Napoli, che stava giudicando due professionisti della fecondazione in vitro, accusati di avere selezionato, tra gli embrioni prodotti in soprannumero, quelli affetti da malattie genetiche e di averli soppressi, ha sospettato che la legge sia incostituzionale nel porre due divieti assoluti: di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e di soppressione degli embrioni prodotti. Secondo il Tribunale, entrambe le condotte dovrebbero essere permesse ai danni degli embrioni malati, alla luce del diritto della donna a rifiutarne il trasferimento nel proprio corpo, avendo ella in ogni caso il diritto di abortirli. 

Come si vede, si tratta della concretizzazione giuridica della "cultura dello scarto" di cui ha spesso parlato Papa Francesco: se gli embrioni sono malati possiamo rifiutarli e, siccome non servono a niente, è meglio ucciderli. 

I criteri indicati per sollevare il dubbio di costituzionalità sono ben conosciuti: il diritto alla salute della donna – che è ormai una parola vuota, che corrisponde al riconoscimento della sua totale autodeterminazione – e l'Europa: viene così richiamata la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che aveva, appunto, affermato il diritto delle coppie di procedere alla diagnosi genetica preimpianto sugli embrioni prodotti e di rifiutare quelli malati. 

La Corte Costituzionale ha risposto in maniera affermativa alla questione della selezione, dichiarando l'illegittimità costituzionale della legge «nella parte in cui contempla come ipotesi di reato la condotta di selezione degli embrioni anche nei casi in cui questa sia esclusivamente finalizzata ad evitare l’impianto nell’utero della donna di embrioni affetti da malattie genetiche trasmissibili». 

La decisione viene presentata come inevitabile conseguenza di quella di pochi mesi fa che aveva eliminato il divieto di accesso alle tecniche di fecondazione artificiale per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili: la Corte osserva, infatti, che l'accesso di queste coppie alle tecniche presuppone l'esecuzione della diagnosi genetica e la selezione, perché esse non servono più a superare la sterilità, ma a conseguire gravidanze di bambini non malati. Quindi, dice la Corte, ciò che è diventato lecito per effetto di quella pronuncia «non può dunque – per il principio di non contraddizione – essere più attratto nella sfera del penalmente rilevante». 

In realtà quella piccola breccia aperta per gli aspiranti genitori consapevoli di essere portatori di malattie genetiche si è rapidamente trasformata nel crollo dell'intera diga: ora – in forza della nuova pronuncia della Corte Costituzionale – la diagnosi genetica preimpianto e la selezione degli embrioni è espressamente consentita per tutte le coppie. La Corte finge di credere che ciò avverrà al solo scopo di evitare il trasferimento degli embrioni malati, ma, di fatto, viene espressamente autorizzata la prassi usata dagli "specialisti" della fecondazione in vitro: produzione di quanti più embrioni possibili, diagnosi genetica su tutti gli embrioni prodotti, selezione discrezionale di alcuni di essi dipendente dalle finalità che la coppia o i tecnici si prefiggevano. 

Si deve sottolineare che questa pronuncia contiene un elemento davvero sorprendente – ma anche terribile - di chiarezza: la Corte, infatti, ha autorizzato (sia pure in qualche caso) la selezione eugenetica degli embrioni! Sì: questa parola terribile – eugenetica – che richiama pratiche orribili contro la vita e la dignità dell'uomo e tempi oscuri è stata "sdoganata"; sì, la Corte Suprema di una nazione civile ha statuito che, in certi casi, la selezione a scopo eugenetico è permessa. 

Nonostante l'enormità di questo evento giuridico, non possiamo stupirci: sappiamo benissimo, infatti, che la produzione artificiale dell'uomo è inevitabilmente eugenetica, perché l'embrione è un "prodotto" (la legge 40 parla di "produzione degli embrioni") realizzato su richiesta da clienti paganti, che lo vogliono perfetto. 

Possiamo consolarci osservando che ora, almeno, ogni velo sulla natura di queste pratiche è caduto; nessuno può dire di non sapere; nessuno – soprattutto se afferma di far parte di un mondo che difende la vita e respinge la cultura dello scarto – può continuare a sporcarsi le mani (e a guadagnare denaro) con pratiche così abiette.  

La decisione della Consulta in merito al secondo quesito sorprende nel senso opposto. La Corte afferma che gli embrioni malati possono essere, sì, selezionati e non trasferiti nel corpo della madre, ma non possono essere soppressi; e tale decisione è presa con parole non banali. Conviene leggere un passo, anche se un po' impegnativo: «deve escludersi che risulti (…) censurabile la scelta del legislatore del 2004 di vietare e sanzionare penalmente la condotta di «soppressione di embrioni», ove pur riferita (…) agli embrioni che, in esito a diagnosi preimpianto, risultino affetti da grave malattia genetica. Anche con riguardo a detti embrioni, la cui malformazione non ne giustifica, sol per questo, un trattamento deteriore rispetto a quello degli embrioni sani (…), si prospetta, infatti, l’esigenza di tutelare la dignità dell’embrione, alla quale non può parimenti darsi, allo stato, altra risposta che quella della procedura di crioconservazione. L’embrione, infatti, quale che ne sia il, più o meno ampio, riconoscibile grado di soggettività correlato alla genesi della vita, non è certamente riducibile a mero materiale biologico. Con la sentenza n. 151 del 2009, questa Corte ha già, del resto, riconosciuto il fondamento costituzionale della tutela dell’embrione, riconducibile al precetto generale dell’art. 2 Cost.; e l’ha bensì ritenuta suscettibile di «affievolimento» (al pari della tutela del concepito: sentenza n. 27 del 1975), ma solo in caso di conflitto con altri interessi di pari rilievo costituzionale (come il diritto alla salute della donna) che, in temine di bilanciamento, risultino, in date situazioni, prevalenti. Nella fattispecie in esame, il vulnus alla tutela della dignità dell’embrione (ancorché) malato, quale deriverebbe dalla sua soppressione tamquam res, non trova però giustificazione, in termini di contrappeso, nella tutela di altro interesse antagonista». 

Insomma: la Corte sa – e lo ribadisce pubblicamente – che l'embrione prodotto non è "mero materiale biologico" e non può essere trattato come se fosse una cosa ("tamquam res"); quindi i suoi interessi possono cedere solo di fronte «ad altri interessi di pari rilievo costituzionale». L'embrione soprannumerario malato, quindi, non può essere soppresso – e resta reato farlo – e, per evitare che muoia, non può che essere crioconservato. 



Una mezza vittoria per i prolife? Purtroppo i timori sono legittimi. 
Colpisce, in primo luogo, che la Corte non abbia avuto il coraggio di usare le parole "uccidere" e "vita": in effetti, la "soppressione" dell'embrione in vitro, più che ledere la sua "dignità", ne viola il diritto alla vita. L'embrione "soppresso" viene ucciso volontariamente; prima era un essere umano vivo – anche se ingiustamente congelato – e dopo è un essere umano morto.

E poi: quali sono gli altri interessi "di pari rilievo costituzionale" rispetto ai quali quelli degli embrioni "affievoliscono", per usare l'eufemismo della Corte Costituzionale? Fino ad oggi – nella finzione creata con la sentenza n. 27 del 1975 che consentì la liberalizzazione dell'aborto volontario – vi era un unico interesse prevalente: quello alla vita e alla salute della madre la cui tutela, formalmente, ha permesso l'approvazione della legge 194 del 1978 sull'aborto. Non a caso, quella risalente pronuncia della Corte è sempre stata richiamata per "smantellare" progressivamente i "paletti" della legge 40. 

Ora scopriamo che potrebbero esistere altri interessi prevalenti; e subito viene in mente la questione che ancora pende davanti alla Corte: quella della possibilità di destinare gli embrioni soprannumerari alla ricerca scientifica che – come è noto – è tutelata dalla Costituzione. In quella causa – che sarà discussa all'udienza pubblica del 22/3/2016 - i Giuristi per la Vita avevano chiesto al Presidente della Corte di nominare un curatore speciale per gli embrioni, visto il loro conflitto di interessi con i genitori, che vogliono destinarli, appunto, alla sperimentazione e alla conseguente soppressione. 

Il fatto è che la produzione in vitro dell'uomo – non dimentichiamolo: una pratica creata nell'ambito della zootecnia – lo rende, come dice la Corte, "tamquam res", come se fosse una cosa; e quali diritti si possono attribuire alle cose?

martedì 14 luglio 2015

Fecondazione assistita. «I conti del Ministero non tornano. Sono scomparsi migliaia di embrioni» luglio 14, 2015 Benedetta Frigerio, http://www.tempi.it/

«Non si sa che fine abbiano fatto migliaia di embrioni». È quanto ha notato in un comunicato stampa l’Associazione italiana ginecologi ostetrici cattolici (Aigoc), commentando la relazione annuale relativa al 2013 da poco pubblicata dal ministero della Salute sull’attuazione della Legge 40, che nel 2004 ha legalizzato la fecondazione artificiale, producendo una «strage di embrioni». A tempi.it il presidente di Aigoc, Giuseppe Noia, ha spiegato che il documento «mostra che il denaro pubblico viene buttato per cercare di far rimanere incinte donne di età avanzata con scarsi risultati e che si tollera l’azione poco trasparente dei Centri che la praticano». Ancora peggio, «pensando di eliminare il male, lo stiamo diffondendo».

Professor Noia, perché avete scritto che mancano all’appello «migliaia di embrioni»?
A pagina 102 della relazione si legge che nel 2013 sono stati fecondati 158.672 ovuli (embrioni), a cui si aggiungono 2.896 embrioni prodotti da scongelamento. Poi, però, a pagina 113, il numero degli embrioni si abbassa a 110.016, di cui 22.143 (20,1 per cento) crioconservati. Ci chiediamo: dove sono finiti i restanti 51.552 embrioni? Inoltre, l’inserimento nella bozza della voce «eventuale numero degli embrioni estinti per sviluppo anomalo o degenerati» ci fa sperare che nella prossima relazione questo numero sia espressamente indicato, in modo da rivelare la reale grandezza del sacrificio umano in atto. Infine, la mancanza è aggravata dal fatto che è difficile non mettere in dubbio la buona fede, dato che già l’anno scorso avevamo segnalato lo stesso problema chiedendo trasparenza.

Quali sono gli altri aspetti rilevanti del rapporto?
Impressiona il tasso di insuccesso della tecnica e il sacrificio di vite correlato, dato che nel 2013 si contano 99.267 embrioni trasferiti in utero. Di questi, solo 10.217 sono nati vivi. Ad essi si aggiungono altri embrioni sacrificati prima ancora di essere impiantati in utero, dato che la relazione parla di 143.770 embrioni sacrificati tra quelli prodotti e quelli scongelati. In tutto solo 793 in meno rispetto al 2012, peccato che nello stesso anno sia cresciuto il numero degli embrioni crioconservati. Questi sono 22.143 mentre nel 2012 erano 18.957, cioè 3.186 in più. Di questi, il 92 per cento (2.867) morirà al momento del trasferimento in utero, se saranno scongelati.

Avete denunciato anche un’omissione di controllo dei Centri di fecondazione da parte del ministero della Salute. Perché?
Un altro aspetto preoccupante è il fatto che non sia noto con quale prevalenza sono utilizzate le due tecniche di fecondazione artificiale, la Fivet e la Icsi (lo spermatozoo viene iniettato direttamente nell’ovocita, ndr). Temiamo infatti una prevalenza della seconda, dato il suo maggior successo, che però comporta un rischio di malattie genetiche superiore. Infine i centri di fecondazione assistita, in tutto 14 e nella maggior parte dei casi privati, non hanno fornito dati sull’esito del 10,3 per cento delle gravidanze iniziate.

A leggere questi dati, la fecondazione sembra un fallimento.
È un fallimento e ci sembra assurdo che questa fabbrica della morte sia sovvenzionata dallo Stato grazie ai Lea (Livelli essenziali di assistenza), tramite tecniche che non hanno nulla a che vedere con la cura di una malattia come la sterilità, che infatti non viene curata. Ancora peggio se questo accade mentre alla popolazione affetta da epatite C, di gran lunga maggiore in percentuale, viene garantita gratuitamente solo una parte delle cure di cui avrebbe bisogno.

Il Ministero considera le perplessità che sollevate?
No, siamo voci che urlano nel deserto, ma la verità va gridata sui tetti. Pensiamo, come madre Teresa, che si tratti di una goccia nel mare ma che senza di essa al mare mancherebbe qualcosa di essenziale. E con Giovanni Paolo II ripetiamo: se vuoi andare alla sorgente, devi remare controcorrente. Quindi continueremo a ribadire che l’impatto di questo olocausto silenzioso è devastante per la tenuta della società. E che la cultura della morte e dello scarto colpisce le donne e le coppie che la praticano o uccidono i loro figli così. Ricordo che alle cifre della fecondazione in Italia si devono aggiungere quelle estere e i 53 milioni di aborti all’anno nel mondo.

Nessuno sembra preoccuparsi di questi embrioni.
Ma noi siamo stati quegli embrioni. Sono i nostri figli deboli. La fecondazione artificiale, come l’aborto e l’eutanasia, sono solo risposte sbagliate alla paura della debolezza e della sofferenza. Solo che cercando di eliminarle, non facciamo altro che amplificarle. Il dogma secondo cui l’eliminazione della sofferenza e della debolezza devono avvenire attraverso l’eliminazione del sofferente e del debole è errato. Al contrario, per essere alleviate hanno bisogno di essere accolte e abbracciate. Lenire e curare sono le vocazioni del medico, non procurare la morte. E se non tutti capiscono che la risposta al dolore può essere solo in Dio, tutti possono però riconoscere che senza solidarietà la società diventa terribile. Papa Francesco ha detto che senza di essa muore la fede, io aggiungo l’intera umanità.

@frigeriobenedet
Foto Ansa

mercoledì 3 giugno 2015

Che cosa è l'embrione? Parola alla scienza, di Matteo Casarosa, 1 giugno 2015, http://www.documentazione.info/

L'embrione è già un essere umano. L'embrione è già vita. La vita inizia sino dal concepimento. Sono frasi che abbiamo sentito più volte e che sicuramente attribuiamo a alla sfera delle affermazioni della Chiesa Cattolica o dei "principi non negoziabili" o dei "valori assoluti". Ma è davvero così? Queste affermazioni sull'embrione rientrano esclusivamente nell'ambito di una visione religiosa del mondo o c'è di più? olitamente chi sostiene il contrario afferma che la vita umana non inizierebbe al concepimento ma più tardi, oppure che un essere che non è autosufficiente non possa dirsi un organismo, e quindi l'embrione non potrebbe essere un “individuo” umano, ma al massimo “materiale” umano. Numerosi testi scientifici negano esplicitamente simili tesi, ed affermano in maniera ugualmente esplicita il fatto che l'embrione sia un essere umano. 

Alcuni siti hanno fatto un lavoro di raccolta delle citazioni di testi scientific, paper, pubblicazioni etc in cui si parla di questo argomento: dall'università di Princeton alle " 41 citazioni da manuali medici sul concetto di vita umana sin dal concepimento". 

 Li citiamo qui in lingua originale. Il corsivo usato per evidenziare alcune parti di alcune delle seguenti citazioni è aggiunto in questo articolo e non è usato nei testi stessi.

Al proposito dell'affermazione "La vita comincia al concepimento", ppinioni contrarie a questo dato vorrebbero ad esempio considerare come inizio della vita di un individuo il momento della raggiunta capacità di sopravvivere al di fuori del corpo materno o quello della nascita. Tuttavia la letteratura scientifica è chiara in proposito.

The development of a human begins with fertilization, a process by which the spermatozoon from the male and the oocyte from the female unite to give rise to a new organism, the zygote." [Sadler, T.W. Langman's Medical Embryology. Settima edizione. Baltimore: Williams & Wilkins 1995, p. 3]

"Almost all higher animals start their lives from a single cell, the fertilized ovum (zygote)... The time of fertilization represents the starting point in the life history, or ontogeny, of the individual."
[Carlson, Bruce M. Patten's Foundations of Embryology. Sesta edizione. New York: McGraw-Hill, 1996, p. 3]

“The life cycle of mammals begins when a sperm enters an egg.” Okada et al., A role for the elongator complex in zygotic paternal genome demethylation, NATURE 463:554 (Gennaio 28, 2010)

“Human life begins at fertilization […] A zygote is the beginning of a new human being”Keith L. Moore, The Developing Human: Clinically Oriented Embryology, settima edizione. Philadelphia, PA: Saunders, 2003. pp. 16, 2. 

 “It is the penetration of the ovum by a sperm and the resulting mingling of nuclear material each brings to the union that constitutes the initiation of the life of a new individual.” Clark Edward and  Corliss Patten’s Human Embryology, McGraw – Hill Inc., 30

"L'embrione è un organismo con la sua individualità"

Vi sono obiezioni da parte dei sostenitori dell'aborto anche su questo punto, che implicherebbe il rispondere dell'embrione alla definizione di “essere umano”, dal momento che quest'ultimo è appunto un organismo vivente appartenente alla specie umana. Tali obiezioni si basano sulla dipendenza da parte dell'embrione dal corpo materno, che rendendolo non-autonomo lo squalificherebbero dall'essere considerato organismo. Queste obiezioni tuttavia partono dalla confusione dei termini autonomia (http://www.treccani.it/vocabolario/autonomia/) e autosufficienza ( http://www.treccani.it/vocabolario/autosufficienza/).

“Although organisms are often thought of only as adults,
and reproduction is considered to be the formation of a
new adult resembling the adult of the previous generation, 
a living organism, in reality, is an organism for its entire
life cycle, from fertilized egg to adult, not for just one
short part of that cycle.”

—Encyclopedia Britannica 1998, v 26, p 611

"Embryo: An organism in the earliest stage of development; in a man, from the time of conception to the end of the second month in the uterus." [Dox, Ida G. et al. The Harper Collins Illustrated Medical Dictionary. New York: Harper Perennial, 1993, p. 146]

"Embryo: the developing organism from the time of fertilization until significant differentiation has occurred, when the organism becomes known as a fetus." [Cloning Human Beings. Report and Recommendations of the National Bioethics Advisory Commission. Rockville, MD: GPO, 1997, Appendice-2.]

"L'embrione è un essere umano"

 Questo è infine il punto fondamentale della questione, negato dalla maggior parte, ma non dalla totalità, come si vedrà in seguito, delle persone che considerano lecito l'aborto.

"Zygote. This cell, formed by the union of an ovum and a sperm (Gr. zyg tos, yoked together), represents the beginning of a human being. The common expression 'fertilized ovum' refers to the zygote." [Moore, Keith L. and Persaud, T.V.N. Before We Are Born: Essentials of Embryology and Birth Defects. Quarta edizione. Philadelphia: W.B. Saunders Company, 1993, p. 1]

“The zygote and early embryo are living human organisms.” Keith L. Moore & T.V.N. Persaud Before We Are Born – Essentials of Embryology and Birth Defects (W.B. Saunders Company, 1998. Quinta edizione.) Pagina 500

Ci credono davvero?

Un ultima obiezione che viene spesso fatta quando si cita uno dei molti testi di riferimento per l'embriologia che affermano l'umanità dell'embrione è che alcuni degli autori di simili autorevoli testi hanno anche lavorato nella ricerca sulle cellule staminali embrionali. Tuttavia, purtroppo, non tutto coloro che sono arrivati ad ammettere che embrione e feto sono esseri umani sono categoricamente contrari a causarne la morte, come mostra questa pagina del sito UCCR che raccoglie anche alcune citazioni di medici abortisti, o come si potrebbe constatare dalle argomentazioni poste dal filosofo abortista David Boonin in questo dibattito con il filosofo cattolico Peter Kreeft .



Allo stesso tempo, i brani sopra citati, che in alcuni casi sono delle esplicite definizioni, non lasciano dubbio, dal momento che chiamare “organismo umano” o “essere umano” qualcosa che non lo è, sarebbe stato da parte degli accademici citati un errore tanto grossolano quanto chiamare “essere vivente” un virus.

mercoledì 4 febbraio 2015

La Gran Bretagna e la chimera di produrre bambini con tre genitori genetici (ormai si può arrivare fino a sei) febbraio 4, 2015 Redazione, http://www.tempi.it/

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Gran Bretagna, embrioni con tre genitori.
Con 382 voti favorevoli e 128 contrari la Camera dei Comuni ha detto sì alla tecnica che permette la creazione di embrioni con tre genitori. L’intento, come al solito, è presentato sotto le migliori intenzioni. Sfruttando il dna di tre genitori genetici, si dice, si permetterà a donne portatrici di malattie mitocondriali gravi di avere bambini senza trasmettere le loro patologie. Portata avanti dai ricercatori dell’università di Newcastle, la tecnica è stata presentata come la soluzione per quelle «donne che vivono nella paura di tramandare ai propri figli una condizione dolorosa», come ha detto obert Meadowcroft, ad della Muscular Dystrophy Campaing.

SI INSEGUE UNA CHIMERA. Ma non tutti sono convinti, anzi. Contrari al “bebè su misura” si sono dichiarate la Chiesa cattolica e quella anglicana, ma anche associazioni come Human Genetics Alert e numerosi scienziati ed esperti di bioetica. Tempi.it ne aveva parlato a suo tempo con Josephine Quintavalle, la più nota esponente laica del movimento pro-life britannico: «I giornali inglesi – ci aveva detto, quando ancora infuriava il dibattito – ne hanno parlato come di un semplice scambio di mitocondri, mentre si tratta di un progetto fantascientifico eugenetico di cui poco si sa e che si prefigge la creazione di esseri umani con due mamme e un papà, manipolando il corredo genetico degli embrioni». «Il tentativo – aveva osservato Quintavalle – è quello di prendere un ovocita per cambiargli parte del corredo genetico inserendone un altro sano proveniente da una donatrice e poi di fecondare questo ibrido con lo spermatozoo del marito, compagno o donatore che sia. Oppure di prendere un embrione con un corredo genetico che si suppone malato per togliergli il nucleo sano e impiantarlo in un altro embrione. Se sono fattibili queste cose? Non si sa. Quel che è certo è che si manipoleranno tanti esseri umani. L’esito può essere nullo oppure mostruoso».
Si approva una procedura di cui non si conoscono le conseguenze, «perché tanto, poi, esiste l’aborto. Stiamo facendo una strage e seminando sempre più morte». E la felicità dei genitori? «È l’imprevedibile a farci contenti o i nostri progetti asfissianti e ristretti? Ribadisco: manipolando la realtà ci scaviamo la fossa da soli. Quello che sta accadendo è l’esito spaventoso di una chimera».

FINO A SEI GENITORI. Eugenia Roccella, parlamentare di Area Popolare e da sempre attenta osservatrice su tali questioni, ieri ha diramato un comunicato in cui ricorda che già «quindici anni fa l’autorità regolatoria americana, la FDA, bloccò procedure analoghe per l’elevato grado di malformazioni che producevano. Oggi si propongono procedure un po’ diverse per ottenere lo stesso risultato, con la giustificazione di evitare malattie ereditarie trasmesse dai mitocondri. Ma non si tratta di una terapia, bensì di una pesante e invasiva manipolazione genetica. È la stessa comunità scientifica ad avanzare dubbi su una tecnica ancora altamente sperimentale, quando l’obiettivo (l’esclusione di alcune patologie) si può ottenere attraverso strade più sicure. La verità è che si attuano esperimenti sempre più azzardati sulla qualità dell’umano e sulla procreazione, senza applicare il più elementare principio di precauzione. Ormai si possono avere fino a 6 genitori, tra compravendita di ovociti, uteri in affitto, e manipolazioni genetiche varie; in questa confusione le relazioni di maternità e paternità perdono ogni significato».

Nuove famiglie numerose: un figlio, tre genitori di Tommaso Scandroglio, 04-02-2015, http://www.lanuovabq.it/


Nuova famiglia numerosaNon è più vero che di mamma ce n’è una sola. Lo ha detto la scienza e pure il Parlamento inglese. Ieri la Camera dei Comuni, con 382 voti a favore e 128 contrari, ha approvato una legge, la Human Fertilisation and Embryology Act, che dà il via libera ad una tecnica che prevede la creazione di embrioni con patrimonio genetico di tre genitori. Probabile l’ok da parte della Camera dei Lord. 

La tecnica consiste in questo. Si prende uno zigote – la prima cellula di un nuovo essere umano nata dall’incontro tra ovocita femminile e spermatozoo maschile – si preleva il nucleo e lo si inserisce in un altro zigote a cui è stato tolto il suo nucleo. Questo nuovo zigote avrà quindi patrimonio genetico di un uomo e una donna presente nel nucleo, e una minima parte (tra lo 0,2 e lo 0,5%) di patrimonio genetico presente nei mitocondri dell’ovocita, patrimonio che quindi apparterrà ad un’altra donna. Risultato: il bimbo ha tre genitori biologici. Due mamme e un papà. Tra parentesi: il lettore attento si sarà accorto che per avere questo terzo embrione si sono dovuti sacrificare altri due embrioni. Prendi uno, paghi due.

Ovviamente come sempre accade in questi casi il gioco di prestigio genetico lo si è fatto a fin di bene. Quella madre che avrà dei difetti presenti nei suoi mitocondri, e non vorrà avere un figlio con un Dna tarato, potrà d’ora in poi chiedere che questi vengano sostituiti da quelli di un’altra donna. Insomma si donano gli ovociti e gli spermatozoi, ora non facciamo tanto gli schizzinosi sui mitocondri. Poco importa che poi la Food and Drug Administration ci abbia informato che negli Usa sono già nati 23 bambini con queste tecniche e tutti e 23 avevano delle malformazioni. La scienza, si sa, procede per tentativi (spesso letali). E meno male che Jane Ellison, ministro della Salute, ha dichiarato che questo voto rappresenta “la luce in fondo al tunnel”.

Forse gli inglesi hanno pensato che a fronte di tanti divorzi che fanno crescere i figli con un solo genitore bisognava inventarsi qualcosa per aver più genitori per uno stesso figlio. Una sorta di compensazione biologica tanto per stare nella media “un figlio /due genitori”.

Siamo arrivati alla multigenitorialità biologica perché prima ci siamo abituati a quella sociale. I bizzarri giochi in provetta da tempo hanno già regalato al mondo figli con più genitori. Pensiamo all’eterologa dove un bebè può avere quattro genitori: due biologici, che hanno donato il seme, e due “di fatto”. Poniamo mente poi alla variante “utero in affitto”: il piccolo può essere concepito da un uomo e una donna, portato in grembo da un seconda “mamma” ed infine allevato da una coppia che geneticamente non ha nulla a che vedere con il pargolo. Una famiglia con cinque genitori, un po’ virtuali e un po’ veri. Il caso delle due mamme è poi già consuetudine. Parliamo delle coppie lesbiche che hanno un figlio con l’eterologa

Quindi l’idea che ci possono essere più genitori per lo stesso bambino è già di dominio pubblico ed ha preparato la strada per accettare l’idea che la poligenitorialità non sia soltanto “sociale”, ma anche biologica. 

La vicenda d’oltremanica poi mette a fuoco quale sia l’involuzione del significato di famiglia. La genitorialità non è più un valore ma un fatto. Un fatto organico. Il bambino è solo il prodotto di sostanze organiche che si incontrano. Quindi perché scandalizzarsi se nel frullatore procreativo ci metto pezzi di Dna provenienti da due o tre persone e poi lo faccio girare al massimo della velocità? Il sincretismo e l’ecclettismo genetico anzi, nella prospettiva spensierata di qualcuno, potrebbe essere addirittura un valore. Il bimbo patchwork, o il bimbo multimarca potrebbe essere il risultato creativo della combinazione del meglio che c’è in giro. 

D’altronde il figlio come “cosa” è concetto vecchio di quasi 40 anni. Da quando nel 1978 nacque la prima bambina, Louise Brown, prodotta appunto in provetta. Da allora via libera ai concepimenti post-mortem, dove il bimbo nasce e il padre è già defunto da qualche annetto; agli embrioni cibridi, esseri un po’ umani e un po’ bovini; alla clonazione tipo Andy Warhol, perché la serialità è un valore non solo nell’arte. 

Il figlio viene considerato oggetto assemblato con più parti perché è stato reciso il legame con i genitori con la pratica dell’aborto. Tale pratica non ha ucciso solo il nascituro, ma anche la maternità e la paternità, perché laddove non c’è il figlio non c’è nemmeno una mamma e un papà. Buttata quindi nel fosso la genitorialità così come ci è stata consegnata da madre natura, ce la possiamo reinventare come vogliamo. Eliminato il legame naturale con mamma e papà, posso moltiplicare questo legame per tre, per quattro e così via. Oppure posso ridurlo al minimo sindacale. Infatti si sta già studiando l’ipotesi di concepire un figlio con due gameti provenienti dalla medesima persona, che sarà madre e padre in un colpo solo. 

Nel caso inglese, l’identità del figlio – che si costruisce con il rapporto dualistico con mamma e papà -  viene così triplicata, e dunque frammentata. Ma anche l’identità di questi genitori in cooperativa si frammenta, anzi si diluisce proporzionalmente al numero di madri e padri in gioco. I ruoli ovviamente saltano perché nessuno più ha l’esclusiva del nome “mamma” o “papà”, termini ormai in multiproprietà. Oppure i ruoli si sovrappongono: la cronaca ci racconta di madri che hanno prestato l’utero alla figlia per far venire al mondo il loro nipote. Nonne-mamme.

Una moltiplicazione di genitori che appare infine surreale: sempre meno figli, sempre più genitori. L’inverno demografico viene spazzato via da un’estate genitoriale rigogliosa, ma disperante.

lunedì 29 dicembre 2014

Embrione con due madri, 28 dicembre 2014, http://www.notizieprovita.it/


3genitori
Abbiamo già esposto ai nostri lettori i problemi etici e biologici che pone la creazione di un embrione col dna di un padre e due madri. 

Il lettori sanno che comunque la sperimentazione sugli embrioni comporta la creazione in laboratorio e la soppressione di vite umane innocenti, a onta della dignità della persona e dei suoi diritti inviolabili, tanto sbandierati – rivisitati e corretti – dai politically correct.


Ora Life Site News ci informa che il Parlamento inglese, sta per approvare una legge che consente alla madre che fornisce il mitocondrio e “solo” lo 0,1% del dna, di rimanere anonima.

Ciò pone delle questioni di ordine legale, in quanto contraddice la legge inglese sulla fecondazione artificiale che consente ai figli concepiti in vitro di conoscere l’identità dei genitori biologici dopo che avranno compiuto 18 anni.

Da un punto di vista etico, dato che la percentuale di dna appartenente alla madre mitocondriale è piccola, ma non irrilevante, molti bioeticisti contestano questa prospettiva legislativa.

Da un punto di vista embriologico, molti scienziati ribadiscono quanto sia rischiosa la procedura, che è stata testata in modo insufficiente sugli animali, e non si sa bene come risulteranno gli embrioni così prodotti.

Tanto se “vengono male” li buttano…

Redazione

L'articolo di Life Site:

British Government Will Keep Third Parent in Three-Parent-Embryo IVF a Secret
by Sarah Zagorski | London, England | LifeNews.com | 12/19/14 11:40 AM


The British government is considering using a new technique to eradicate serious illness stemming from one parent. However, there’s a catch— the child will have two mothers and one father.

As LifeNews previously reported, the technique involves the removal of the egg cell’s nucleus and replaced with the nucleus of a woman with mitochondrial disease.

threeparent3Then the genetically-engineered egg is fertilized with sperm creating an embryo that has genetic material from three persons, the mitochondrial DNA (mtDNA) from the donor, and nuclear DNA contributed by the parents. If accepted, Britain would be the first country in the world to allow the creation of babies that have three parents.

Now the British government is arguing that since the third mother will only contribute to 0.1% of the child’s DNA, their identity should remain secret. Currently, the law allows children born via IVF to find out their donor’s identity when they turn 18; however, this would not be the case with three-parent IVF.

Although some believe this will give families suffering from illness the ability to have healthy children, there are serious problems with this technique. First, the science behind this is very new and animal testing of MD has been limited. In other words, no one really knows how safe it will be. Secondly, is it wrong to create multiple babies to only discard— I mean kill a few, which always happens with pronuclear transfer (the process of swapping DNA between two fertilized human eggs).

And finally, many pro-lifers have serious concerns with the morality of making genetically engineered children. This is not just because it involves the destruction of human life, but because in order to perfect these children there will be experimentation. Ultimately, human life will be used in science experiments and mistakes will be made that we cannot take back.

The Daily Mail shares more about the controversy surrounding three-parent IVF:

Supporters say the legislation would allow those living in the shadow of incurable disease the chance to have a healthy child.

Click here to sign up for daily pro-life news alerts from LifeNews.com

But critics argue that genetically engineering eggs crosses a critical ethical line, and are concerned about the impact of children not knowing who their third parent is.

‘This is already granted to children who are adopted because we understand how important it is for children to know about their genetic heritage for their sense of identity and self-understanding. It should not be denied to these children.’

However Robert Meadowcroft, of the Muscular Dystrophy Campaign, said the technique ‘involves a calculated step into new scientific territory, but it is a very focused step, with the sole aim of preventing a potentially fatal condition from being passed down where possible.’

He added that it would open up the ‘possibility of motherhood’ to women afraid of passing on a painful and debilitating condition.The technique, being perfected at Newcastle University, involves trying to prevent disease caused by faults in mitochondria, which cause serious illness in one in 6,500 babies.

Scientists have found a way of swapping the mother-to-be’s diseased mitochondria with healthy ones donated by another woman.

The technique involves removing the nucleus DNA from a fertilised egg, and inserting it into a donor egg where the nucleus DNA has been removed.

The resulting embryo would end up with the nucleus DNA from its parents – making up the vast majority – but the mitochondrial DNA from the donor, amounting to around 0.1 per cent.

The proposed change in the law was announced by Public Health Minister Jane Ellison. It will have to be debated and voted on in both Houses but could be passed by the end of January. However, it would not become law until October. The Newcastle team say they are delighted that Parliament is to consider the legislation and say they will soon be ready to treat couples.

venerdì 19 dicembre 2014

Attenzione a giocare con i primi mattoni della vita di Tommaso Scandroglio, 19-12-2014, http://www.lanuovabq.it/


Un ovocita può essere stimolato artificialmente a replicarsi senza bisogno di essere fecondato da uno spermatozoo. È un processo che prende il nome di partenogenesi. L’insieme delle cellule così prodotte, chiamate partenoti, non è un essere umano, ma appunto solo un grumo di cellule.

OvocitaLa Corte di Giustizia dell’Unione Europea ieri ha stabilito che i partenoti  possono essere oggetto di brevetti industriali proprio perché non sono embrioni umani. La vicenda parte da lontano.

Sempre la Corte di Giustizia nel 2011 si trovò a dirimere il caso Greenpeace vs Brüstle. La materia del contendere riguardava una possibile cura per il morbo di Parkinson ottenuto grazie all’utilizzo delle cellule staminali embrionali. I giudici, applicando la Direttiva 98/44/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea, avevano così stabilito: sì alle sperimentazioni sugli embrioni anche nel caso in cui la sperimentazione portasse alla morte degli embrioni stessi – come nel caso del prelievo di cellule staminali embrionali –; no invece a brevettare queste sperimentazioni. In buona sostanza la sentenza lasciava mani libere ai ricercatori, anche a costo del sacrificio di molte vite umane, però considerava disdicevole lucrarci su.

Inoltre la Corte aggiungeva che i partenoti erano da considerarsi anch’essi come embrioni e quindi non brevettabili. Infine specificava che erano vietati i brevetti su cellule, tessuti e organi dato che non sono un’invenzione umana. Di contro, semaforo verde per tutte quelle tecniche escogitate dalla mente umana che si applicano su cellule, tessuti ed organi.

A luglio di quest’anno approda presso i giudici europei un caso sollevato dall’International Stem Cell Corporation (Isc), la quale aveva chiesto all’Ufficio britannico dei brevetti la brevettabilità di cellule staminali prodotte da ovociti attivati tramite partenogenesi. L’Ufficio brevetti e poi L’Alta Corte di Giustizia di Inghilterra e Galles negarono la possibilità di brevettare questa procedura proprio perché, rifacendosi alla sentenza della Corte di Giustizia del 2011, anche i partenoti non potevano essere brevettati perché considerati esseri umani.

L’Isc però non si è arresa e ha proposto ricorso alla Corte di Giustizia. Questa ha cambiato parere rispetto a quanto stabilito nel 2011. Infatti nel luglio scorso Cruz Villalon, dell’Avvocatura generale della Corte, redasse un parere in cui così si espresse: «La mera circostanza che un ovulo non fecondato possa avviare un processo di divisione e differenziazione cellulare, analogo a quello di un ovulo fecondato, non basta a considerarlo un embrione umano». Ergo i partenoti non sono un essere umano e dunque sono brevettabili. L’avvocato però chiarì che se «tale ovulo viene manipolato geneticamente (ad es. usandolo per una clonazione umana) in modo che possa svilupparsi in un essere umano, esso va considerato un embrione umano e come tale dev’essere escluso dalla brevettabilità». Inoltre aggiunse che gli Stati membri non si devono comunque sentire obbligati a concedere i brevetti sui partenoti. Che ogni Nazione si regoli da sé.

Ieri i giudici hanno confermato il parere dell’Avvocatura, però hanno specificato che spetta ai giudici britannici verificare che nel caso concreto si tratti davvero di partenoti e non di esseri umani ottenuti tramite clonazione di una o più cellule estrapolate dai partenoti.

Dal punto di vista del giudizio morale la sentenza di ieri, in senso stretto, non viola i principi etici del rispetto della persona umana, proprio perché, come accennato, i partenoti non sono esseri umani, ma aggregati di cellule. Però vi sono da appuntare due riserve. 

La prima concerne il fatto che i giudici hanno affermato che i partenoti per virtù propria non possono dar luogo alla formazione di un essere umano (ma semmai solo per un processo artificiale come quello della clonazione). Se avessero questa capacità dovrebbero essere tutelati anche se, in quella loro primissima fase di sviluppo, non sono ancora persone. Implicitamente – ma è solo una nostra ipotesi – i giudici ci stanno dicendo che nemmeno lo zigote, la prima cellula nata dall’incontro tra spermatozoo ed ovocita, è un essere umano, perché è solo lo sviluppo successivo che lo porterà ad essere – non si sa quando – un organismo appartenente alla nostra specie. Lo zigote sarebbe un uomo in potenza non in atto. Insomma pare che per i giudici un grumo di cellule composte da partenoti o a livello di morula (la primissima fase di sviluppo dell’essere umano dopo la fecondazione) non possano essere mai considerate un essere umano perché il loro sviluppo è troppo precoce.

Seconda riserva. Che si faccia attenzione a giocare con i primi mattoni della vita: ovociti, spermatozoi, partenoti etc. Il salto è breve per poi giocare con l’essere umano nei primissimi momenti del suo sviluppo. Già oggi, come abbiamo visto, è possibile sperimentare sugli embrioni, ma non guadagnarci soldi grazie ai brevetti. Domani, chissà: ti potrai trovare un figlio concepito in provetta, geneticamente modificato e brevettato da una multinazionale. Un Figlio ® con il logo della Isc su un gluteo.
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giovedì 4 settembre 2014

Atea pro-life presenta una potente argomentazione laica contro l'aborto, 9 agosto 2014, di Kristine Kruszelnicki, http://www.aleteia.org/


L'argomentazione è forte e convincente, e può essere il modo migliore per raggiungere un certo tipo di pubblico

di Kristine Kruszelnicki


“Esiste davvero un ateo pro-life?”, ha chiesto Marco Rosaire Rossi nell'edizione di settembre/ottobre di The Humanist. “Cosa verrà dopo, gli agnostici del disegno intelligente? O i laici per la sharia?”.

Gli atei possono non avere un papa, ma agli occhi di molti c'è ancora un dogma a cui tutti loro devono aderire. Essere un ateo vuol dire sostenere l'aborto. Non fatelo e verrete denunciati come “segretamente religiosi”. Quando mi sono unita a un agnostico e a un ateo di Secular Pro-Life per un panel informativo alla Convenzione Atea Americana del 2012, un popolare blogger ateo ci ha accusati di aver “mentito sul fatto di essere atei”.

C'è un'ovvia riluttanza ad accettare che esistano pro-life non religiosi. Ma esistiamo. Differiamo un po' a livello di approcci e filosofie, ma includiamo pensatori atei come Robert Price, autore di “The Case Against the Case for Christ”, lo scrittore ultraliberale Nat Hentoff, i filosofi Arif Ahmed e Don Marquis e l'attivista liberale pacifista Mary Meehan, solo per fare qualche nome.

Quando in un dibattito del gennaio 2008 con Jay Wesley Richards gli venne chiesto se si opponeva all'aborto ed era un membro del movimento pro-life, il defunto autore ateo Christopher Hitchens rispose:

“Ho avuto molti contrasti con alcuni dei miei colleghi materialisti e laici su questo punto, ma penso che se il concetto di 'bambino' significa qualcosa, si può dire che anche il concetto di 'bambino concepito' significhi qualcosa. Tutte le scoperte dell'embriologia – molto considerevoli nel corso dell'ultima generazione – sembrano confermare questa opinione, che penso dovrebbe essere innata in ciascuno. È innata nel giuramento di Ippocrate, è istintiva in chiunque abbia mai guardato un sonogramma. Per questo la mia risposta alla domanda è 'sì'”.

Tra i pro-life laici ci sono atei e agnostici consumati, ex cristiani, conservatori, liberali, vegani, gay e lesbiche e perfino pro-life di fede, che comprendono la forza delle argomentazioni laiche di fronte a pubblici laici. La seguente argomentazione contro l'aborto è una prospettiva, e non rappresenta alcuna organizzazione specifica.

Aborto, questione complessa?

L'aborto è una questione emotivamente complessa, piena di circostanze dolorose che suscitano la nostra simpatia e compassione, ma non moralmente complessa: se i concepiti non sono esseri umani ugualmente meritevoli della nostra compassione e del nostro sostegno, non è richiesta alcuna giustificazione per l'aborto. Le donne dovrebbero mantenere la piena autonomia sul proprio corpo e prendere le proprie decisioni sulla loro gravidanza. Se i concepiti sono esseri umani, però, nessuna giustificazione dell'aborto è moralmente adeguata, se una ragione di questo tipo non può giustificare il fatto di porre fine alla vita di un bambino in circostanze simili.

Uccideremmo un bambino di due anni il cui padre abbandona improvvisamente la madre disoccupata per alleggerire il budget della madre o evitare che il bambino cresca in povertà? Uccideremmo una bambina dell'asilo se ci fossero indicazioni del fatto che potrebbe crescere in una casa violenta? Se i concepiti sono davvero esseri umani, abbiamo il dovere morale di trovare modi misericordiosi per sostenere le donne, che non richiedano la morte di una persona per risolvere i problemi dell'altra.

Scienza contro pseudoscienza

Se alcuni sostenitori dell'aborto hanno accusato i pro-life di usare una “pseudoscienza”, nei fatti le prove scientifiche sostengono fortemente le dichiarazioni pro-life secondo le quali l'embrione e il feto umani sono membri biologici della specie umana. Il libro “The Developing Human: Clinically Oriented Embryology”, del dottor Keith L. Moore, usato nelle scuole di medicina di tutto il mondo, è solo una delle risorse scientifiche che confermano questo fatto. In esso si legge:

“Lo sviluppo umano inizia con la fecondazione, il processo durante il quale un gamete maschile o sperma (sviluppo dello spermatozoo) si unisce a un gamete femminile o ovocita (ovum) per formare una singola cellula chiamata zigote. Questa cellula altamente specializzata ha caratterizzato l'inizio di ciascuno di noi come individuo unico”.

A differenza di altre cellule che contengono DNA umano – sperma, ovulo e cellule della pelle, ad esempio –, l'embrione appena fecondato ha la totale capacità di avanzare attraverso tutti gli stadi dello sviluppo umano. Al contrario, sperma e ovulo sono parti differenziate di altri organismi umani, ciascuno con la propria funzione. Fondendosi, entrambi smettono di esistere nel loro stato attuale, e il risultato è una nuova entità con un carattere unico verso la maturità umana. In modo simile, le cellule della pelle contengono informazioni genetiche che possono essere inserite in un ovum enucleato e stimolate a creare un embrione, ma solo l'embrione possiede questa capacità intrinseca autodiretta verso tutto lo sviluppo umano.

Definire l'essere persona 

La questione dell'essere persona lascia il regno della scienza per quello della filosofia e dell'etica morale. La scienza definisce cosa sia il concepito, ma non può definire i nostri doveri nei suoi confronti. Dopo tutto, il concepito è un'entità umana molto diversa da quelle che vediamo intorno a noi. Un essere più piccolo, meno sviluppato, situato diversamente e dipendente dovrebbe avere i diritti dell'essere persona e la vita?

Forse la domanda più significativa è: queste differenze sono moralmente rilevanti? Se il fattore è irrilevante per l'essere persona di altri esseri umani, non dovrebbe essere importante neanche quando si parla del concepito. Le persone piccole sono meno importante di quelle più grandi o più alte? Un adolescente che si può riprodurre è più degno di vivere di un bambino che non sa ancora nemmeno camminare? Se questi fattori non sono rilevanti per garantire o aumentare la personalità di chiunque sia già nato, non dovrebbe esserlo neanche per il concepito.

Si potrebbe giustamente affermare che garantiamo maggiori diritti in base ad abilità ed età. Ad ogni modo, il diritto di vivere e di non essere ucciso è diverso dai permessi sociali garantiti sulla base delle abilità e della maturità acquisite, come il diritto di guidare o quello di votare. Non ci viene permesso di guidare prima dei 16 anni; non siamo uccisi e non ci viene evitato di poter mai raggiungere quel livello di maturità.

Allo stesso modo, la coscienza e la consapevolezza di sé, spesso proposte come giusti indicatori della personalità, si limitano a identificare livelli dello sviluppo umano. La coscienza non esiste in un vacuum. Esiste solo come parte della grande totalità di un'entità vivente. Dire che un'entità non ha ancora la coscienza è tuttavia parlare di quell'entità nella quale risiede la capacità inerente di coscienza, e senza la quale la coscienza non potrebbe mai svilupparsi.

Come sottolinea l'ateo Nat Henthoff,

“Dire che lo sterminio può avere luogo perché il cervello ancora non funziona o perché quella cosa non è ancora una 'persona' manca un punto fondamentale. Indipendentemente dal fatto che vita venga eliminata alla quarta settimana o alla quattordicesima, la vittima è uno della nostra specie, e lo è stato fin dall'inizio”

L'intrinseca capacità di tutte le funzioni umane risiede nell'embrione perché è un'entità umana completa. Come non si butterebbero via le banane verdi insieme a quelle marce anche se entrambe non possono essere al momento usate come cibo, non si può eliminare un feto che non ha ancora raggiunto una funzione accanto a una persona cerebralmente morta che ha perso permanentemente quella funzione. Eliminare un feto perché non ha ancora raggiunto un livello di sviluppo specifico significa ignorare il fatto che un essere umano a quello stadio dello sviluppo umano funziona come un essere umano di quell'età.


Localizzazione e dipendenza

Ricordando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo a sostegno della sua posizione per cui “gli esseri umani come persone sono nati”, Rossi ha dichiarato: “Il fatto è che la nascita ci trasforma. Ci rende simultaneamente individui e membri di un gruppo, e inserisce in noi protezioni che comportano diritti”.

Questa affermazione è ampiamente fallace. In primo luogo, ciò che è non rappresenta necessariamente ciò che dovrebbe essere. Il fatto che le convenzioni sociali della personalità trascurino il concepito non sorprende, ed è la vera questione al centro del dibattito. In secondo luogo, la nascita non possiede poteri magici di trasformazione. Alla nascita, un essere umano in fase di sviluppo cambia localizzazione, inizia ad assumere ossigeno e nutrienti in un modo nuovo e a interagire con un maggior numero di altri esseri umani, ma un semplice viaggio nel canale del parto non cambia la natura essenziale dell'entità in questione.

Il bioeticista Peter Singer concorda con il pro-life su questo punto. Afferma infatti:

“I gruppo pro-life avevano ragione su un fatto: la localizzazione di un bambino dentro o fuori il grembo non può fare grande differenza morale. Non possiamo dire con coerenza che è giusto uccidere un feto una settimana prima della nascita ma appena il bambino nasce bisogna fare di tutto per mantenerlo in vita”

(Singer poi continua osservando che visto che non c'è alcuna differenza significativa tra un feto che sta per nascere e un neonato, allora l'infanticidio è giustificato). La nascita è indubbiamente un momento significativo nella nostra vita, ma non è il nostro primo momento.

Cosa dire della dipendenza? Sicuramente, un feto è significativamente più dipendente da sua madre che in qualsiasi altro momento della sua vita. Ma gli esseri umani dipendenti non sono pienamente umani? La dipendenza di un gemello siamese dal cuore o dai polmoni del fratello o della sorella gli toglie personalità? Possiamo uccidere adulti fortemente dipendenti o un bambino che non riesce nemmeno ad alzare la testa?

Se la questione è quella che Rossi definisce “l'assoluta dipendenza dalle nostre madri”, si può porre un'altra domanda: perché la dipendenza da una singola persona significa che una persona non è preziosa o degna di vita e protezione? Se un bambino difficile dovesse salire sullo yacht di un estraneo venendo scoperto il giorno dopo in mare, sarebbe temporaneamente dipendente solo dalle risorse del marinaio. Quest'ultimo sarebbe giustificato a gettarlo dalla barca in acque infestate dagli squali?

È inoltre segno di un popolo civilizzato che quanto più vulnerabile e dipendente è un essere umano, più possiamo giustificare la sua morte?

Violenza e autonomia del corpo

Niente aggiunge più emozione al già emotivo dibattito sull'aborto della questione dello stupro. È ad ogni modo fondamentale che non si confonda l'abominio dello stupro e il desiderio di confortare la vittima con la domanda fondamentale relativa al fatto che le difficoltà giustifichino l'omicidio. Se il concepito è un essere umano, le circostanze del concepimento di una persona non hanno rilevanza sul suo diritto di non essere sterminato.

“Unplugging the Violinist” di Judith Jarvis Thompson (in cui una persona viene rapita dagli amici di un violinista morente che ha bisogno di un rene e costretta a rimanere collegata a lui per nove mesi per salvargli la vita) illustra il dilemma dell'autonomia del corpo, suggerendo l'aborto in casi di stupro.

La Thomson, tuttavia, non riconosce che il rapporto tra un concepito e la madre è diverso dall'unione artificiale di una persona a un estraneo. Il feto non è un intruso. È nella “casa” appropriata per un essere umano della sua età e con il suo stadio di sviluppo. A differenza dei reni, che esistono per il corpo della donna, l'utero esiste e ogni mese si prepara ad accogliere il corpo di qualcun altro. Una donna ha il diritto al proprio corpo, ma un feto ha il diritto all'utero che è la sua “casa” biologica.

Riconoscendo le responsabilità biologiche con cui siamo evoluti come specie, capiamo che se una persona non è sempre obbligata nei confronti di un estraneo, si è invece obbligati a fornire sostentamento e protezione di base al proprio figlio biologico. Una madre che allatta non può reclamare “l'autonomia del corpo” e abbandonare il proprio figlio mentre viaggia, né una madre incinta può abbandonare la propria responsabilità nei confronti del bambino. Se la vittima di stupro non ha scelto quella situazione ed è messa ingiustamente in quella condizione, il suo dovere fondamentale nei confronti del figlio non è meno reale di quello del marinaio nei confronti di un clandestino indesiderato.

L'aborto non consiste semplicemente nello “staccare la spina a un estraneo morente”. L'aborto smembra e uccide quello che altrimenti sarebbe un essere umano sano che è in un'unione appropriata per la sua età e naturalmente dipendente da sua madre. Rebecca Kiessling, concepita in occasione di uno stupro, afferma: “Può essere che quando avevo quattro anni o quattro giorni non fossi uguale a come ero quando mi trovavo ancora nel grembo di mia madre, ma ero innegabilmente me e sarei stata uccisa [per il crimine di mio padre]”.

L'aborto non elimina lo stupro di una donna né la aiuta a guarire. Puniamo lo stupratore, non suo figlio.

Personalmente pro-life – ma la legge non cambia?

Alcuni risponderanno al peso della scienza e della ragione ammettendo di essere “personalmente pro-life” ma di volere che l'aborto resti legale perché possa rimanere sicuro. Senza addentrarsi nelle statistiche sugli aborti legali contro quelli illegali, sui numeri degli aborti effettuati illegalmente nelle cliniche o sul ruolo giocati dagli antibiotici nel rendere l'aborto più sicuro anche prima della Roe vs. Wade, la domanda è sempre quella: sicuro per chi?

Se una persona si oppone personalmente perché crede che l'aborto ponga fine a una vita umana, non ha senso dire che la fine della vita umana dovrebbe rimanere legale per salvare delle vite. Legale o illegale, tutti gli aborti uccidono. A volte la madre, ma sempre il figlio o la figlia.

Conclusione
L'autrice Frederica Matthews-Green ha sottolineato una volta che “nessuna donna vuole un aborto come vuole un gelato o una Porsche. Vuole un aborto come un animale preso in trappola vuole strappare la propria gamba”. La sfida per la nostra società in continua evoluzione è questa: daremo alla donna una sega e l'aiuteremo ad amputare la propria gamba? O siamo abbastanza saggi e capaci da trovare modi creativi per rimuovere la trappola senza distruggere la gamba nel processo – soprattutto quando quella “gamba” è un altro essere umano?

La società può continuare a opporre le donne ai propri figli o possiamo iniziare a parlare di vere scelte, vere soluzioni e vera misericordia – come quelle suggerite da gruppi come Feminists for Life. La filosofia pro-life secolare significa includere i membri più piccoli e più deboli della nostra specie e non escludere i dipendenti e vulnerabili dai diritti di personalità e di vita. Siamo evoluti come specie in una comunità complessa e interdipendente che sta eliminando gradualmente pregiudizi come il razzismo, il sessismo e la discriminazione nei confronti dei disabili.

Bandiamo ora la discriminazione letale dell'età.

Con le parole della Pro-Life Alliance of Gays and Lesbians, “nessuno di noi è veramente libero fino a che tutti non siamo liberi, con tutti i nostri diritti intatti e garantiti, incluso il diritto fondamentale di vivere senza minacce o vessazioni”.

Possiamo fare meglio dell'aborto.


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Kristine Kruszelnicki è direttore esecutivo di Pro-Life Humanists e scrittrice freelance. Risiede a Ottawa (Canda).


[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]


giovedì 31 luglio 2014

L’Europa celebra il primo caso riuscito di “fecondazione selettiva”. Serve a impiantare solo gli embrioni sani (e a scartare meglio gli altri) di Leone Grotti, 30 luglio 2014, http://www.tempi.it

I giornali di mezzo mondo hanno esultato per il «primo successo» di un nuovo metodo di fecondazione assistita «selettiva» che dovrebbe permettere ai genitori di non trasmettere ai figli le proprie malattie genetiche. Il primo caso, come riportato dal Guardian, si è verificato a Londra, dove grazie alla nuova tecnica Carmen Meagu, 26 anni, è incinta di 17 settimane di un figlio sano.

KARYOMAPPING. La tecnica, chiamata “karyomapping”, richiede solo due settimane di tempo: una volta ottenuto «un set di embrioni» con un normale ciclo di fecondazione assistita, viene praticata a questi una biopsia attraverso la quale si scopre quali hanno contratto la malattia genetica e quali no. La stessa tecnica può essere usata anche «per verificare il numero di cromosomi» ed evitare così «disordini come la Sindrome di Down». L’embrione sano viene poi impiantato nell’utero della donna.

«EPOCA D’ORO DELLA GENETICA». Carmen Meagu, così come suo padre, è affetta dalla malattia di Charcot-Marie-Tooth, una grave forma di distrofia muscolare. Insieme al marito Gabriel si è recata alla clinica specializzata londinese Centre for Reproductive and Genetic Health per evitare di trasmettere la malattia al figlio. «Stiamo entrando nell’epoca d’oro della genetica applicata alla comprensione dell’infertilità», ha dichiarato Dagan Wells, della compagnia che ha analizzato gli embrioni. «Gli unici embrioni trasferiti nella madre sono quelli che hanno il corretto numero di cromosomi e sono liberi dalla condizione familiare ereditaria. Così si elimina la malattia dalla famiglia e si riducono i rischi di un aborto spontaneo».

E GLI ALTRI EMBRIONI? L’esaltazione dei medici è comprensibile, così come la felicità della coppia. Resta però una domanda: che fine hanno fatto gli altri embrioni del «set» prodotto? Dove sono finiti quelli meno fortunati che non avevano «il corretto numero di cromosomi» ed erano «malati»? Per loro «l’epoca d’oro della genetica» significa venire scartati ed eliminati. Se il “karyomapping” fosse stato disponibile già 26 anni fa la stessa Carmen Meagu, affetta solo lievemente dalla malattia che ha stroncato il padre, non sarebbe mai venuta alla luce, scartata dalla «fecondazione selettiva» insieme agli altri embrioni malati.