Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

giovedì 20 dicembre 2012


La musica fa guarire prima e lenisce i dolori  - 20 dicembre 2012 - http://www.lastampa.it

La musica giusta può essere benefica non solo per la mente, ma anche per il corpo aiutando a guarire prima e alleviando i dolori
La musica ha un’influenza sia sul sistema immunitario che il sistema nervoso simpatico: in questo modo sarebbe in grado di farci guarire prima e alleviare anche il dolore
Ascoltare musica è un qualcosa che tutti, in misura maggiore o minore, facciamo.
E’ un piacere per il corpo e la mente – quand’anche per lo spirito, se quella giusta.

Ma, la musica, non si limita a essere un piacere o uno svago: può infatti avere anche valenze terapeutiche, che si manifestano in modo evidente agendo perfino sul sistema immunitario e il sistema nervoso simpatico – quello deputato al controllo delle funzioni corporee involontarie.
Che la musica possa pertanto essere come una specie di medicina è emerso da una revisione scientifica sistematica condotta dai ricercatori del Massachusetts General Hospital e della Harvard Medical School di Boston (Usa).

Tra le tante azioni della musica sulla fisiologia umana, i ricercatori hanno scoperto che l’ascolto può ridurre i livelli circolanti dell’ormone cortisolo (il noto “ormone dello stress”).
Il cortisolo è ritenuto giocare un ruolo chiave nell’aumentare l’attività metabolica e nell’interferire in negativo con l’azione del sistema immunitario.Questo stesso ormone, quando squilibrato, è stato per esempio associato a depressione e ansia.
L’azione del cortisolo è strettamente collegata con l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, detto anche asse HPA, che è in sostanza un complesso in grado di influenzare le reazioni allo stress, regolando tra gli altri i processi digestivi, l’umore e le emozioni, la sessualità, l’energia e il suo immagazzinamento o spesa e, infine, il già citato sistema immunitario.

Lo studio revisionale pubblicato su Nutrition ha dunque inteso valutare gli effetti della musica nelle diverse situazioni cliniche. In alcune ricerche si è dimostrato che l’esporre all’ascolto della musica pazienti operati chirurgicamente riduceva in modo drastico i livelli di cortisolo, rinforzando la naturale capacità di guarire.
Altri studi analizzati hanno mostrato come l’ascolto della musica riducesse l’incidenza dell’insufficienza cardiaca; fosse benefica per i neonati prematuri; stimolasse il sistema immunitario e la relativa immunità; promuovesse una migliore azione del sistema digestivo e, infine, riducesse la percezione del dolore. Quanto al dolore, diversi studi hanno dimostrato che la musica era in grado di far ridurre il ricorso agli antidolorifici, in particolare tra i pazienti chirurgici dopo un intervento.

La musica dunque può divenire una sorta di medicamento, o aiuto al benessere agendo su diversi livelli e in diversi modi. E’ tuttavia chiaro che non tutta la musica può avere questo genere di effetti: deve essere infatti una musica armoniosa. Per esempio, una musica (se così si può chiamare) come l’heavy metal, così disarmonica, non può certo produrre buone vibrazioni. Sta dunque a noi scegliere la musica giusta, guidati dal buon senso e, perché no, anche dall’orecchio.
[lm&sdp]

Foto: ©photoxpress.com/ T.Tulic 

lunedì 13 febbraio 2012


La ninna che rende adulti, di Arnaldo Benini, 13 febbraio 2012, http://www.ilsole24ore.com/ http://www.ilsole24ore.com/

Federico García Lorca, in una conferenza del 1930, riferisce che per l'umanista Rodrigo Caro le «canciónes de cuna», le ninne-nanne, sono le «reverende madri di tutte le canzoni». Con loro, infatti, che, a dispetto dei tempi e delle distanze, si assomigliano per l'altezza del tono e il tempo lento, il cervello umano percepisce per la prima volta un evento di origine enigmatica, la musica. La neuroscienziata milanese Daniela Perani e i suoi collaboratori (Music in the first days of life, http://hdl.handle.net/10101/npre.2008.2114.1) hanno fatto ascoltare a 18 bambini, da uno a tre giorni di vita, con cuffie speciali, brani di pianoforte del XVIII e XIX secolo, mentre la risonanza magnetica registrava le aree attivate nel cervello. Erano poi suonati gli stessi brani con battute spostate in alto o in basso di un semitono, oppure con battute della mano destra alterate di un semitono. Per un adulto, le alterazioni sono sgradevoli. La musica normale attivava aree dell'emisfero cerebrale destro, specie nel lobo temporale e nell'insula, che elaborano l'altezza del tono e la melodia, e poche e circoscritte aree a sinistra.
L'ascolto della musica dissonante attivava invece prevalentemente aree del l'emisfero sinistro, specie del lobo temporale e frontale, l'amigdala e altri nuclei del sistema limbico, che, durante la musica normale, rimanevano quieti. Il sistema limbico è l'organo che trasmette alla coscienza le emozioni, l'amigdala, in particolare, paura e aggressività. Si viene al mondo con aree del cervello pronte a elaborare stimoli musicali diversi. La predisposizione del cervello alla percezione musicale (che non ha nulla a che fare col talento musicale) non è quindi frutto dell'educazione, perché è presente alla nascita. La reazione del cervello appena nato alla musica dissonante, con attivazione di centri dell'aggressività e della paura, e il silenzio delle aree della melodia, la dice lunga sullo scarso favore che il cervello riserva, a un secolo dai suoi inizi, alla cosiddetta musica classica moderna (dodecafonica, concreta, collage di rumori, eccetera), nonostante il valore dei suoi esponenti. L'australiano Nicholas Hudson (BMC Research Notes 2011, 4:9 online) ha dimostrato recentemente che la terza sinfonia o l'Ode alla gioia di Beethoven stimolano i centri del piacere artistico (in particolare il nucleo accumbens) molto più del pop-song I should Be So Lucky di Kylie Minogue. Un timbro musicale variato e sereno soddisfa il cervello più della musica rumorosa e urlata. Per questo il cervello del neonato apprezza le ninne-nanne, che sono, tradizionalmente, un'espressione semplice dello stato d'animo. Garcia Lorca descrive la tristezza delle canzoni di culla spagnole, che riflettono la delusione della vita di povere donne per le quali i bambini sono una gioia ma anche un gran peso. Le ninne nanne russe hanno, dice Lorca, la tristezza di un giorno di nebbia dietro i vetri. La ninna-nanna europea è soave, monotona, ma non malinconica, tenera e semplice. Meravigliose sono melodia e tenerezza dell'antico Schlaflied dell'Europa che parla tedesco.
Da secoli è emersa, in tutte le culture, la "Baby-lingua" (molto belle la parola inglese motherese e la tedesca mütterisch), che è una lingua semicantata con la quale ci si rivolge spontaneamente ed esclusivamente a bambini che ancora non parlano, con toni alti e modulati, intonazioni dolci, frasi semplici e brevi, lunghe pause, molte ripetizioni. I bambini che l'ascoltano sono più tranquilli e inclini ad abbracciare chi la parla. La ninna-nanna è una canzone, la baby-lingua è una lingua cantata con aspetti dell'opera buffa.
ajb@bluewin.ch
© RIPRODUZIONE RISERVATA

giovedì 27 ottobre 2011


Secondo Katrina McFerran, ricercatrice e musicoterapeuta dell’Università di Melbourne, «molti ragazzi si avvicinano alla musica in modo positivo. Non così chi ascolta heavy metal» - in La rosa del giorno, 27 Ott 2011, http://www.tempi.it

Secondo Katrina McFerran, ricercatrice e musicoterapeuta dell’Università di Melbourne, «molti ragazzi si avvicinano alla musica in modo positivo. Non così chi ascolta heavy metal». Lo studio effettuato dalla dottoressa McFerran su mille ragazzini tra i 13 e 18 anni dimostrerebbe infatti che i giovani patiti di metal sono più portati a sviluppare sintomi depressivi rispetto ai coetanei. «Quando uno di loro ascolta la stessa canzone più e più volte, ossessivamente, lo fa per isolarsi ed evadere dalla realtà», rincara la scienziata. Che però ha pronto anche un bel consiglio per mamma e papà: «I genitori devono chiedere ai figli: questo genere di musica come ti fa sentire?».

CURA. Giusto, allontaniamo i giovani da quelle deprimenti schitarrate. Mamme, papà, fate fare al vostro piccolo metallaro quello che fanno i ragazzini felici. Non lasciate che si isoli. Trovategli qualche amico su Facebook. Seguitelo su Twitter, fategli sentire che ogni cosa che pensa è importante (purché non sfori i 140 caratteri). Chattate con lui, adescatelo fingendovi tredicenni sporcaccione. Fategli passare lunghi pomeriggi attaccato alla Playstation. Dopo, se la tristezza non gli passa, lasciate pure che si sfondi i timpani coi Sepultura. A quel punto gli parranno i Gipsy Kings.