La ninna che rende adulti, di Arnaldo Benini, 13 febbraio 2012, http://www.ilsole24ore.com/
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Federico García Lorca, in una
conferenza del 1930, riferisce che per l'umanista Rodrigo Caro le «canciónes de
cuna», le ninne-nanne, sono le «reverende madri di tutte le canzoni». Con loro,
infatti, che, a dispetto dei tempi e delle distanze, si assomigliano per
l'altezza del tono e il tempo lento, il cervello umano percepisce per la prima
volta un evento di origine enigmatica, la musica. La neuroscienziata milanese
Daniela Perani e i suoi collaboratori (Music in the first days of life,
http://hdl.handle.net/10101/npre.2008.2114.1) hanno fatto ascoltare a 18
bambini, da uno a tre giorni di vita, con cuffie speciali, brani di pianoforte
del XVIII e XIX secolo, mentre la risonanza magnetica registrava le aree
attivate nel cervello. Erano poi suonati gli stessi brani con battute spostate
in alto o in basso di un semitono, oppure con battute della mano destra
alterate di un semitono. Per un adulto, le alterazioni sono sgradevoli. La
musica normale attivava aree dell'emisfero cerebrale destro, specie nel lobo
temporale e nell'insula, che elaborano l'altezza del tono e la melodia, e poche
e circoscritte aree a sinistra.
L'ascolto della musica dissonante
attivava invece prevalentemente aree del l'emisfero sinistro, specie del lobo
temporale e frontale, l'amigdala e altri nuclei del sistema limbico, che,
durante la musica normale, rimanevano quieti. Il sistema limbico è l'organo che
trasmette alla coscienza le emozioni, l'amigdala, in particolare, paura e
aggressività. Si viene al mondo con aree del cervello pronte a elaborare
stimoli musicali diversi. La predisposizione del cervello alla percezione
musicale (che non ha nulla a che fare col talento musicale) non è quindi frutto
dell'educazione, perché è presente alla nascita. La reazione del cervello
appena nato alla musica dissonante, con attivazione di centri dell'aggressività
e della paura, e il silenzio delle aree della melodia, la dice lunga sullo
scarso favore che il cervello riserva, a un secolo dai suoi inizi, alla
cosiddetta musica classica moderna (dodecafonica, concreta, collage di rumori,
eccetera), nonostante il valore dei suoi esponenti. L'australiano Nicholas
Hudson (BMC Research Notes 2011, 4:9 online) ha dimostrato recentemente che la
terza sinfonia o l'Ode alla gioia di Beethoven stimolano i centri del piacere
artistico (in particolare il nucleo accumbens) molto più del pop-song I should
Be So Lucky di Kylie Minogue. Un timbro musicale variato e sereno soddisfa il
cervello più della musica rumorosa e urlata. Per questo il cervello del neonato
apprezza le ninne-nanne, che sono, tradizionalmente, un'espressione semplice
dello stato d'animo. Garcia Lorca descrive la tristezza delle canzoni di culla
spagnole, che riflettono la delusione della vita di povere donne per le quali i
bambini sono una gioia ma anche un gran peso. Le ninne nanne russe hanno, dice
Lorca, la tristezza di un giorno di nebbia dietro i vetri. La ninna-nanna
europea è soave, monotona, ma non malinconica, tenera e semplice. Meravigliose
sono melodia e tenerezza dell'antico Schlaflied dell'Europa che parla tedesco.
Da secoli è emersa, in tutte le
culture, la "Baby-lingua" (molto belle la parola inglese motherese e
la tedesca mütterisch), che è una lingua semicantata con la quale ci si rivolge
spontaneamente ed esclusivamente a bambini che ancora non parlano, con toni
alti e modulati, intonazioni dolci, frasi semplici e brevi, lunghe pause, molte
ripetizioni. I bambini che l'ascoltano sono più tranquilli e inclini ad
abbracciare chi la parla. La ninna-nanna è una canzone, la baby-lingua è una
lingua cantata con aspetti dell'opera buffa.
ajb@bluewin.ch
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