lunedì 9 febbraio 2015
La guerra contro famiglia e vita comincia all'ONU di Stefano Fontana, 09-02-2015, http://www.lanuovabq.it/
mercoledì 22 ottobre 2014
Perché questo silenzio sul caso dell’infermiera che fa obiezione di coscienza?, ottobre 20, 2014, Alfredo Mantovano, www. tempi.it
sabato 13 settembre 2014
Norlevo, la pillola "potrebbe" essere abortiva di Gianfranco Amato, 13-09-2014, http://www.lanuovabq.it
Il 29 maggio 2014 la Sezione Terza-quater del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, con l’ordinanza n. 2407/2014, ha respinto la richiesta di sospensione degli effetti del provvedimento dell’Aifa sul farmaco Norlevo, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, affermando che «non sussistono, sotto il profilo del fumus, i presupposti per l’accoglimento della proposta istanza cautelare avuto presente, in linea con quanto evidenziato dalle resistenti amministrazioni, che recenti studi hanno dimostrato che il farmaco Norlevo non è causa di interruzione della gravidanza». Questo era il giudizio tranchant e lapidario dei giudici amministrativi di primo grado. I Giuristi per la Vita e l’associazione Pro Vita Onlus hanno deciso di impugnare quell’ordinanza avanti il Consiglio di Stato. Ieri, 11 settembre, a Palazzo Spada si è tenuta l’udienza di discussione. I giudici di secondo grado hanno emesso l’ordinanza n.4057/2014, dimostrando una maggior capacità riflessiva rispetto ai colleghi del TAR. Per comprenderlo basta leggere il seguente passo del provvedimento: «Considerato che la questione coinvolge aspetti complessi anche sul piano tecnico, che non possono essere adeguatamente approfonditi in una fase cautelare e che in particolare devono necessariamente essere chiariti in sede di merito le seguenti questioni: - se l’affermazione contestata dalle appellanti (“Non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato”) nel foglio illustrativo per gli utenti sia coerente con i risultati degli studi sottostanti da riportare nel riassunto delle caratteristiche del prodotto, strumenti di primaria rilevanza per l’informazione del medico; - se il documento impugnato derivi da una modifica di autorizzazione all’immissione in commercio di un medicinale correttamente rilasciata secondo la procedura di reciproco riconoscimento che coinvolge le valutazioni di più autorità sanitarie nazionali in ambito comunitario; - se in tal caso sussistano le fondate ragioni di tutela della salute pubblica – richieste dalla direttiva CE 2001/83 (CE – per rifiutare quanto deciso a livello comunitario); - se deve attribuirsi rilevanza al recente comunicato del 24 luglio dell’Agenzia europea dei medicinali secondo il quale i medicinali a base di“levonorgestrel” agiscono bloccando e/o ritardando l’ovulazione, senza fare alcun riferimento a effetti sull’impianto nell’utero dell’ovulo fecondato». Nulla di scontato, quindi, sul piano scientifico, come pareva invece ai giudici di primo grado. Se è vero che il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva del provvedimento poiché la complessità della vicenda non consente una decisione nella fase cautelare, è altrettanto vero che l’ordinanza di ieri, in realtà, riapre i giochi e rimette in discussioni le granitiche certezze scientifiche dei magistrati del TAR Lazio. L’Aifa non potrà più trincerarsi dietro l’apodittica affermazione secondo cui «il farmaco Norlevo non è causa di interruzione della gravidanza», assunto sbrigativamente fatto proprio dai giudici amministrativi romani. Almeno su questo punto il Consiglio di Stato pare inequivocabilmente chiaro.
giovedì 26 giugno 2014
Il Lazio vieta l'obiezione di coscienza. Zingaretti obbliga i medici a prescrivere la pillola, 25 giugno 2014, http://www.liberoquotidiano.it/
sabato 31 maggio 2014
Il Tar: "la pillola del giorno dopo non è abortiva", Avvenire, 31 maggio 2014
Dopo la modifica del foglietto illustrativo del Norlevo – la «pillola del giorno dopo», definita con un singolare neologismo «contraccettivo d’emergenza» – a opera dell’Agenzia italiana del farmaco, che il 17 dicembre 2013 aveva accolto la richiesta dell’azienda produttrice (la francese Hra Pharma) per togliere dal "bugiardino" l’avvertimento sulla sua potenziale abortività, ora è la magistratura a intervenire affermando che «recenti studi hanno dimostrato che il farmaco Norlevo non è causa di interruzione di gravidanza».
Il motivo dell’intervento è il ricorso al Tar del Lazio per sospendere gli effetti della delibera Aifa (operativa dal 4 febbraio) avanzato il 1° aprile da cinque associazioni d’ispirazione cattolica: Giuristi per la vita, Farmacisti cattolici, Forum delle famiglie, Ginecologi cattolici e Pro Vita. Senza dettagliare quali siano questi «recenti studi», quanto siano autorevoli e soprattutto ignorando altre 119 ricerche di cui erano stati messi al corrente dai ricorrenti con un corposo dossier, i giudici amministrativi hanno deciso giovedì di respingere l’istanza cautelare salvando il discusso foglietto che per anni aveva chiarito che il Norlevo (da assumere entro 72 ore dal rapporto "a rischio" di gravidanza) «potrebbe anche impedire l’impianto» dell’embrione.
«È vero che l’ordinanza del Tar riguarda la fase cautelare del procedimento e che occorre attendere la sentenza – commenta Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita –, però questa decisione rischia di apparire come un pesante ostacolo per l’esercizio del diritto di obiezione di coscienza in tema di interruzione volontaria della gravidanza da parte degli operatori sanitari». Le cinque associazioni, aggiunge Amato, «stanno comunque valutando l’opportunità di proporre appello al Consiglio di Stato contro l’ordinanza».
La partita dunque non è finita, ma occorre che i giudici siano disponibili a una valutazione degli esatti termini scientici della questione, o almeno valutino più attentamente il «principio di precauzione» che, secondo il farmacologo dell’Università di Torino Mario Eandi, dovrebbe valere in un caso come questo nel quale la comunità scientifica è ancora divisa. «Gli argomenti contro l’abortività del farmaco sono discutibili – spiega Eandi –, se non altro perché nessuno può seriamente escludere allo stato delle conoscenze che Norlevo possa essere abortivo vista la sua interazione sul trasporto e l’annidamento della nuova vita nell’utero materno.
Su questioni scientifiche la magistratura dovrebbe essere più prudente, come insegna il caso Stamina». Di «scienza manipolata» parla senza mezzi termini il presidente dei ginecologi cattolici Giuseppe Noia: «L’efficienza del farmaco – aggiunge – dipende dai tempi di assunzione: quanto più ci si avvicina al termine delle 72 ore, e a maggior ragione dopo averle superate, tanto più cresce la probabilità che si registri una gravidanza. Dunque, è persino banale concludere che se c’è stato un concepimento il farmaco è abortivo».
Alla base del nuovo bugiardino c’è però «l’idea che l’inizio della vita non coincida col concepimento ma con l’impianto dell’embrione nell’utero. Per sostenerlo si è fatto ricorso negli anni ad autentiche invenzioni prive di fondamento scientifico, come il pre-embrione e l’ootide, ma la realtà non si può cambiare con artifici concettuali».
Francesco Ognibene
© riproduzione riservata
sabato 3 maggio 2014
Pillola del giorno dopo, non tutti stanno a guardare di Tommaso Scandroglio, 03-05-2014, www.lanuovabq.it
Non tutti stanno a guardare. Ad esempio i Giuristi per la Vita, l’Onlus Pro Vita, l’Unione Cattolica Farmacisti Italiani, il Forum delle Associazioni Familiari e l’Associazione Italiana Ginecologi e Ostestrici Cattolici hanno deciso di mettere in stato d’accusa la famigerata pillola del giorno dopo (Norlevo). Questo preparato chimico, attesta la letteratura scientifica (si leggano gli studi di Kahlenborn, Severs, Stanford, Mikolajczyk, Alegre-del Rey, Puccetti, Mozzanega, Cosmi), può avere non solo effetti contraccettivi, ma anche abortivi.
Secondo invece una nota dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) del dicembre scorso, il “Norlevo (levonorgestrel) è un contraccettivo d’emergenza, comunemente chiamato ‘pillola del giorno dopo’. Agisce ritardando l’ovulazione, impedendo così la fecondazione”. Dei suoi possibili effetti abortivi non si fa cenno. Non solo, ma nella Gazzetta ufficiale del 4 febbraio di quest’anno si avvisa che il vecchio foglietto illustrativo del Norlevo in cui si indicava il meccanismo antinidatorio della molecola e dunque abortivo – l’embrione non riesce più ad impiantarsi in utero e così muore – è stato cambiato ed ora gli effetti presenti nel nuovo bugiardino sono solo quelli anticoncezionali. La posizione dell’Aifa è avvalorata in un certo qual modo anche da una sentenza del Tar del Lazio del 2001. In essa i giudici da una parte chiesero che nel foglietto illustrativo del Norlevo comparisse l’effetto antinidatorio, che come abbiamo appena visto oggi non è più indicato, ma dall’altra - dato che secondo loro la gravidanza inizia quando l’embrione si è impiantato sulla parete uterina – il Norlevo non era una pillola abortiva proprio perché i suoi effetti si producevano prima dell’impianto in utero dell’embrione.
Il 30 aprile scorso si è svolta l’ultima puntata di questa saga, puntata però non definitiva. Davanti alla Terza Sezione Quater del Tribunale Amministrativo del Lazio le realtà associative a cui facevamo cenno all’inizio hanno impugnato la determinazione dell’Aifa n. 2215/2013 in cui appunto si cancellava dal bugiardino l’azione di possibile impedimento dell’impianto dell’embrione da parte del Norlevo. Più in particolare l’oggetto del ricorso è il seguente: «l’annullamento, previa sospensione, della determinazione dell’Agenzia Italiana per il Farmaco V & A 2215 del 17 dicembre 2013, pubblicata per estratto sulla G.U., Serie Generale, n. 28 del 4.2.2014, Supp. Ord. n. 10, di modifica dell’autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale per uso umano ‘Norlevo’ (14A00534), anche con particolare riguardo alla parte in cui si afferma in modo apodittico e indimostrato che il farmaco non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato, causando l’interruzione della gravidanza, cioè un aborto, provocando la morte dell’embrione».
Sul banco, non farmaceutico, ma degli imputati sono finiti oltre all’Aifa anche il Ministero della Salute, la società francese Laboratoire HRA Pharma produttrice della pillola e la società Aziende Chimiche Riunite Angelini S.p.A. che distribuisce il preparato in Italia.
All’udienza del 30 aprile, l’Avvocatura dello Stato, che rappresenta l’Aifa, ha chiesto un rinvio per approfondimenti. Il Tar ha concesso una proroga dei tempi e quindi il tutto è stato rimandato al 28 maggio. I Giuristi per la Vita stanno predisponendo una nota sull’intera vicenda.
Vicenda la quale ci ricorda che ancora una volta quando ci sono di mezzo dei bambini che devono nascere vale più il parere dei magistrati che gli asserti oggettivi degli scienziati.
mercoledì 12 febbraio 2014
La pillola del giorno dopo non è abortiva? Non ci sono prove. Perché l’Aifa ha cambiato parere?, 12 febbraio 2014 di Francesco Amicone, www.tempi.it
«La pillola del giorno dopo è un farmaco potenzialmente abortivo. Mi sorprende che l’Aifa abbia cambiato la dicitura, eliminando questa informazione dalle avvertenze del farmaco». Renzo Puccetti, medico e docente di bioetica, membro della Research Unit della European Medical Association, referenti di Promed Galileo e socio fondatore dell’Associazione Scienza&Vita, confessa il suo stupore di fronte all’improvviso mutamento di parere dell’Aifa sulla pillola a base di levonorgestrel e prodotta dalla Norlevo. «L’autorità del farmaco italiana – spiega a tempi.it - dovrebbe rendere pubblico l’iter e i passaggi che hanno portato a questo cambiamento. Dovrebbe spiegare quale letteratura scientifica è stata citata e come è stata vagliata. E da ultimo dovrebbe comunicare se questo mutamento di parere è l’esito di una istanza partita dall’azienda produttrice della pillola».
Perché tutte queste richieste? La pillola non è già stata sdoganata dalle autorità del farmaco straniere come “contraccettivo d’emergenza”, smentendo ogni suo potenziale effetto abortivo?
Non appartiene alla metodologia scientifica proporre cambiamenti di dicitura sugli effetti di un farmaco solo sulla base dell’autorità che le ha proposte. Si devono controllare le pubblicazioni. Anche nel lavoro del giornalista si va sempre a vedere qual è la fonte primaria, soprattutto se si sta scrivendo un articolo delicato. Non ci si basa soltanto sulle informazioni degli altri giornali. È vero che ci sono dei “position statement”, pareri, sia da parte della Federazione internazionale ginecologia e ostetricia del 2008, sia da parte dell’Associazione ginecologi americani del 2013, che escludono che la pillola possa indurre un aborto, ma la loro attendibilità scientifica lascia molto a desiderare. Si basa su una letteratura specialistica qualitativamente bassa.
Sta dicendo che l’Aifa potrebbe aver eliminato dalle informazioni della pillola il rischio di aborto, basandosi su pubblicazioni scientificamente poco attendibili?
Vorrei sapere come sono arrivati a cambiare la dicitura. La posizione più corretta, dal punto di vista scientifico, sulla pillola del giorno dopo è che le evidenze prodotte non sono assolutamente in grado di escludere effetti antinidatori del farmaco, il cui esito è l’aborto. Sono aspetti estremamente tecnici, ma importantissimi dal punto di vista etico.
Perché insiste nel dire che gli studi che smentiscono gli effetti abortivi della pillola non sono credibili?
Purtroppo è abbastanza diffuso in tutto l’ambito della cosiddetta salute riproduttiva trarre conclusioni forti da ricerche deboli o, peggio, da dati sperimentali che non le confermano assolutamente. Quando si va a vedere i position statement sulla pillola del giorno dopo di quelle associazioni che smentiscono i suoi effetti potenzialmente abortivi, uno penserebbe di trovare un’estesa citazione della letteratura scientifica, viceversa si trova una citazione di tutte le voci bibliografiche orientate e largamente omissive. Inoltre molti di quegli studi giungono alle loro conclusioni grazie alla citazione di altre pubblicazioni che però – se si va a controllare – non dicono affatto quello che gli è stato fatto dire. In quasi tutti le pubblicazioni che propagandano i benefici della pillola del giorno si assiste a questo sovvertimento della realtà. C’è un controllo di qualità estremamente basso su questi studi, molti dei quali pubblicati da autori che o sono in rapporto di collaborazione con le aziende produttrici di questo farmaco o sono in rapporto di collaborazione con strutture che lo dispensano. Difficile dar loro credito.
L’autorità del farmaco italiana rischia di trarre in inganno i consumatori, i medici, i farmacisti, non facendo una corretta informazione? Non c’è un problema deontologico?
Questa domanda è stata affrontata anche all’interno del dibattito scientifico. Sono stati contati almeno cinque studi, fra varie popolazioni, europee e americane, e tutti sono concordi sul fatto che vi sono tantissime donne che non assumerebbero un prodotto che è venduto come contraccettivo d’emergenza quando ha un meccanismo d’azione che è anche solo possibilmente di tipo abortivo. Molte donne affermano che se stessero assumendo uno di questi presidi, venute a conoscenza di questo meccanismo, lo interromperebbero.
Alla luce di questi studi, qualcuno potrebbe aver pensato che fosse meglio eliminare il problema, almeno solo sulla carta. Che effetti potrebbe avere questo comportamento?
Qui si tratta di un problema enorme che riguarda la validazione del consenso informato. Allorquando mi venga prescritto un medicamento che possa essere confliggente con quelle che sono le mie convinzioni etiche si può addirittura profilare un danno alla persona. E che la pillola del giorno dopo possa provocare l’aborto è contemplato dalla letteratura scientifica. Questo fatto non si può ignorare. Basti rimandare al lavoro di Bruno Mozzanega, che ha pubblicato 127 lavori sulle riviste internazionali. Un minimo di serenità nel verificare i dati di cui tutti gli esperti sono a conoscenza.
Perché non si riesce?
C’è un problema di correttezza per quanto riguarda la trasparenza. Quando le comunità scientifiche prendono determinate posizioni sarebbe corretto che allegassero alla presa di posizione una “disclosure” sui loro possibili conflitti d’interesse. D’altra parte, l’autore quando fa una pubblicazione deve comunicare quelli che sono i possibili conflitti d’interesse.
Potrebbe però esserci un motivo sociale e umanitario dietro questo inganno. Meglio la pillola del giorno che abortire in ospedale, si dice.
In realtà la pillola del giorno dopo non ha fermato gli aborti, dove è stata utilizzata. È un dato ormai acclarato in letteratura. Conosciuto e dimostrato da almeno quattro revisioni della letteratura, di cui tre dall’istituto più prestigioso in questo senso che è l’istituto Cochrane. In Francia, per esempio, l’ultimo dato dice che a fronte di 1 milione e 100 mila pillole del giorno dopo distribuite anche nelle scuole, nell’ultimo anno ci sono stati 220 mila aborti, con un tasso di abortività nettamente più alto fra le adolescenti francesi che quelle italiane. Che la diffusione della pillola del giorno dopo non esplichi alcun effetto nell’ambito della salute pubblica è un dato consolidato.