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lunedì 9 febbraio 2015

La guerra contro famiglia e vita comincia all'ONU di Stefano Fontana, 09-02-2015, http://www.lanuovabq.it/

Global GovernanceQuando constatiamo che l’ideologia gender entra nella classe di nostro figlio, oppure che si preme per distribuire senza ricetta alle nostre ragazze la pillola del giorno dopo, oppure che la tale associazione di volontariato per lo sviluppo si è dichiarata a favore dell’aborto, di solito non pensiamo di essere davanti a fatti che hanno la loro origine ben più a monte, che sono stati pianificati molto prima e per cui sono state spese ingenti somme di denaro. Eppure è così.


Nel 2014 appena trascorso si era concluso il ventennio del programma fissato al Cairo nel 1994 sui “diritti alla salute sessuale e riproduttiva”. Tra questi diritti ce ne sono alcuni di buoni, come per esempio l’accesso alle medicini anti Aids o la promozione dell’allattamento al seno, ma ce ne sono altri di malvagi come la contraccezione, la sterilizzazione, l’aborto e l’inclusione dei “nuovi diritti” LGBT. Secondo le Nazioni Unite gli obiettivi del Cairo non sono stati pienamente raggiunti, quindi l’Assemblea generale ha approvato il programma Cairo Beyond 2014, e lo ha collegato con gli Obiettivi del Millennio (Millennium Development Goals) che scadono nel 2015. Il tutto viene rilanciato quindi fino al 2030.

Il collegamento tra obiettivi del Cairo ed Obiettivi del Millennio è un capolavoro strategico per i fautori dei “diritti alla salute sessuale e riproduttiva”. Per una ragazza di un Paese povero poter accedere gratuitamente alla pillola del giorno dopo o all’aborto verrà considerato un diritto tale e quale poter frequentare la scuola o accedere all’acqua potabile. I cosiddetti diritti sessuali e riproduttivi saranno equiparati ai diritti umani legati allo sviluppo.

Marguerite Peeters, in due articoli pubblicati sul “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa” dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân, ha ben spiegato come l’ONU vuole procedere nel quindicennio da qui al 2030 nel campo dei “nuovi diritti”.

Il primo punto è che si insisterà ancora più a fondo sulla contraccezione, puntando però in particolare sulla diffusione della pillola del giorno dopo che, secondo gli esperti ONU, finora non è stata adeguatamente promossa.

In secondo luogo, le Nazioni Unite e le sue agenzie si daranno da fare per inserire i nuovi diritti alla salute sessuale e riproduttiva nei diritti universali dell’uomo in quanto tali, in modo che gli Stati che non li rispettano possano essere denunciati e condannati e l’obiezione di coscienza impedita o addirittura vietata.

In terzo luogo, si è deciso di favorire un cambio culturale e religioso “dall’interno”, ossia coinvolgendo come partners le associazioni culturali e le famiglie religiose. La strategia è molto semplice ed astuta: siccome, come abbiamo visto, accanto a contraccezione ed aborto, l’agenda presenta anche obiettivi moralmente condivisibili, li si presenta come un pacchetto unico e così si ingaggiano anche le ong religiose o il volontariato missionario e nel frattempo si cambia dall’interno la loro visione a riguardo. 

Infine, è previsto un ingresso massiccio nelle scuole, a cominciare da quelle dell’infanzia.

Come si vede, queste indicazioni che la Peeters ha estrapolato dai documenti ufficiali delle Nazioni Unite e dai Rapporti delle sue agenzie, dimostrano che quello che stiamo constatando a valle viene deciso a monte. E da chi? Da una casta di persone che non sono elette democraticamente in quanto o vengono designate dai governi o sono il frutto della burocrazia del Palazzo di Vetro. Una casta che decide l’etica mondiale ed elabora dei progetti finanziati da potenti Fondazioni private, da corporations globali o da gruppi farmaceutici internazionali. 

La stessa Marguerite Peeters, nel suo libro recentemente pubblicato in Italia “Il gender. Una questione politica e culturale” (San Paolo) spiega molto bene che attorno ai Vertici come quello dal Cairo ruotano molti attori non governativi, «una potente rete di partner ideologicamente allineati …  che ampliano in maniera esponenziale e capillare il campo di influenza e di applicazione delle sue norme. Scuole, movimenti femminili, autorità locali, sindacati, associazioni giovanili, Ong di sviluppo, organizzazioni caritative, media, ambulatori locali e istituzioni sanitarie, mondo della moda e del divertimento, circoli culturali, imprese, comunità religiose ecc. sono inesorabilmente esposti».

Con ciò il quadro è completo. Una volta si distingueva tra governo e governance. La Dottrina sociale della Chiesa parla della necessità di una autorità mondiale, ma l’ha sempre intesa come una governance e non come un governo, a parte la Nota sulla finanza pubblicata nel 2011 dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace che però ha suscitato anche molte critiche. La parola governance ha sempre richiamato la pluralità sussidiaria. Ora però ci troviamo di fronte ad una governance che è peggio di un governo mondiale. Esiste una pianificazione centralizzata e poi diffusa e diramata. Si parla di consenso, ma si tratta di un consenso estorto con l’indottrinamento, le pressioni sugli Stati, l’omologazione dal basso, i ricatti verso i governi dei Paesi poveri e un fiume di denaro. 

mercoledì 22 ottobre 2014

Perché questo silenzio sul caso dell’infermiera che fa obiezione di coscienza?, ottobre 20, 2014, Alfredo Mantovano, www. tempi.it


pillola-abortoVoghera, una sera di inizio ottobre. Due fidanzati si presentano allo sportello del pronto soccorso. Incontrano Margherita, 31 anni, da quattro anni infermiera di ruolo, vincitrice di concorso. Le chiedono come fare per avere il Norlevo, la “pillola del giorno dopo”; è un prodotto comunemente qualificato “contraccettivo post-coitale”, se ne raccomanda l’assunzione entro 72 ore dal rapporto “non protetto” e – così è scritto nella descrizione data – ha la funzione, fra l’altro, «di impedire e rendere più difficoltoso l’annidamento dell’embrione». Se è avvenuta la fecondazione dell’ovulo e si sta formando l’embrione, impedirne l’annidamento significa abortire; dunque, può definirsi un prodotto eventualmente abortivo. Margherita non ha il compito di dare il Norlevo a chi lo chieda; le compete di consegnare un modulo che permette di recarsi a chi è autorizzato a somministrarlo. Poiché è ben consapevole che la sua azione rappresenta comunque un antecedente causale di un possibile aborto, inizia un dialogo con i ragazzi: illustra loro gli effetti del prodotto e le possibili controindicazioni. Deve avere buoni argomenti, perché i suoi interlocutori non insistono e lasciano il pronto soccorso. Qualche zelante collega informa la struttura nella quale Margherita lavora, viene avviato contro di lei un procedimento disciplinare e le viene prospettato un trasferimento in altra sede. La giovane infermiera dà le dimissioni per non piegarsi a quella che legge come una intimidazione e la Asl di Pavia le accoglie.
Margherita ha sbagliato? Assolutamente no. L’art. 9 della legge 194/1978 riconosce l’obiezione di coscienza non solo al medico, ma a tutto il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie, con riferimento non solo agli “interventi” bensì pure alle “procedure” finalizzate all’aborto: con una lettera così chiara da oltre 36 anni, nessuno ha mai dubitato che l’obiezione si estende al rilascio della certificazione alla gestante e a tutto ciò che in qualche misura sia finalizzato all’interruzione della gravidanza.

Obiezione: rispetto all’assunzione del Norlevo l’aborto è una eventualità. Replica: se, in periodo di caccia, vedo un movimento dietro a un cespuglio, può esservi una lepre o un altro animale o una persona. Se sparo a prescindere e colpisco una persona, non posso invocare a discolpa il regolare porto di fucile e il rispetto del calendario venatorio: non ho seguito la prudenza più elementare. Ecco, l’infermiera non ha voluto concorrere a caricare l’arma. Di più, ha rispettato l’art. 5 della 194, nella parte in cui impone alla struttura sanitaria di non limitarsi a consegnare dei moduli, ma di verificare le cause che inducono a interrompere la gravidanza, nella prospettiva di rimuoverle: ha realizzato quel colloquio che la legge prescrive, e che quasi nessuno fa più.

Esistono varie forme di discriminazione: possono fondarsi sul sesso, sull’età, sulla razza; il nostro ordinamento le vieta tutte. La Asl di Pavia ha discriminato Margherita due volte: prima minacciandola di trasferimento in altra sede per punire un’attività conforme alla legge e alla coscienza (che nella sanità dovrebbe ancora avere un peso); la seconda accettando in tempi-record dimissioni condizionate dall’agitazione. E non è che una discriminazione è meno grave perché non va sulle prime pagine dei quotidiani nazionali o non apre i tg; si immagini quale clamore avrebbe avuto – e con ragione! – la minaccia di trasferimento di un dipendente della Asl perché omosessuale: i media ne starebbero ancora parlando e il Parlamento avrebbe dedicato sedute monotematiche all’episodio. Accade invece la discriminazione ai danni di una giovane donna perché rispetta la deontologia sanitaria che impone di agire per la vita e non per la morte, e non un cenno in Parlamento, neanche a fine seduta; non una interrogazione; non un intervento del ministro della Salute; non una protesta di chi si occupa di pari opportunità; non un delegato sindacale che abbia da ridire (solo un consigliere della Lombardia ha sollevato il caso).

Vogliamo che Margherita se la veda da sola? O pensiamo che il suo gesto di difesa della vita, tanto più coraggioso in quanto pagato con la probabile perdita di un lavoro guadagnato con onore, merita di starle a fianco finché le sue sacrosante ragioni siano riconosciute? Cominciamo a scriverlo alla Asl di Pavia e alla Regione Lombardia. E non fermiamoci finché non la rivedremo in un turno di notte al pronto soccorso a dare un po’ di luce e di speranza a suoi coetanei confusi.

sabato 13 settembre 2014

Norlevo, la pillola "potrebbe" essere abortiva di Gianfranco Amato, 13-09-2014, http://www.lanuovabq.it

Il 29 maggio 2014 la Sezione Terza-quater del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, con l’ordinanza n. 2407/2014, ha respinto la richiesta di sospensione degli effetti del provvedimento dell’Aifa sul farmaco Norlevo, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, affermando che «non sussistono, sotto il profilo del fumus, i presupposti per l’accoglimento della proposta istanza cautelare avuto presente, in linea con quanto evidenziato dalle resistenti amministrazioni, che recenti studi hanno dimostrato che il farmaco Norlevo non è causa di interruzione della gravidanza». Questo era il giudizio tranchant e lapidario dei giudici amministrativi di primo grado. I Giuristi per la Vita e l’associazione Pro Vita Onlus hanno deciso di impugnare quell’ordinanza avanti il Consiglio di Stato. Ieri, 11 settembre, a Palazzo Spada si è tenuta l’udienza di discussione. I giudici di secondo grado hanno emesso l’ordinanza n.4057/2014, dimostrando una maggior capacità riflessiva rispetto ai colleghi del TAR. Per comprenderlo basta leggere il seguente passo del provvedimento: «Considerato che la questione coinvolge aspetti complessi anche sul piano tecnico, che non possono essere adeguatamente approfonditi in una fase cautelare e che in particolare devono necessariamente essere chiariti in sede di merito le seguenti questioni: - se l’affermazione contestata dalle appellanti (“Non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato”) nel foglio illustrativo per gli utenti sia coerente con i risultati degli studi sottostanti da riportare nel riassunto delle caratteristiche del prodotto, strumenti di primaria rilevanza per l’informazione del medico; - se il documento impugnato derivi da una modifica di autorizzazione all’immissione in commercio di un medicinale correttamente rilasciata secondo la procedura di reciproco riconoscimento che coinvolge le valutazioni di più autorità sanitarie nazionali in ambito comunitario; - se in tal caso sussistano le fondate ragioni di tutela della salute pubblica – richieste dalla direttiva CE 2001/83 (CE – per rifiutare quanto deciso a livello comunitario); - se deve attribuirsi rilevanza al recente comunicato del 24 luglio dell’Agenzia europea dei medicinali secondo il quale i medicinali a base di“levonorgestrel” agiscono bloccando e/o ritardando l’ovulazione, senza fare alcun riferimento a effetti sull’impianto nell’utero dell’ovulo fecondato». Nulla di scontato, quindi, sul piano scientifico, come pareva invece ai giudici di primo grado. Se è vero che il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva del provvedimento poiché la complessità della vicenda non consente una decisione nella fase cautelare, è altrettanto vero che l’ordinanza di ieri, in realtà, riapre i giochi e rimette in discussioni le granitiche certezze scientifiche dei magistrati del TAR Lazio. L’Aifa non potrà più trincerarsi dietro l’apodittica affermazione secondo cui «il farmaco Norlevo non è causa di interruzione della gravidanza», assunto sbrigativamente fatto proprio dai giudici amministrativi romani. Almeno su questo punto il Consiglio di Stato pare inequivocabilmente chiaro.

giovedì 26 giugno 2014

Il Lazio vieta l'obiezione di coscienza. Zingaretti obbliga i medici a prescrivere la pillola, 25 giugno 2014, http://www.liberoquotidiano.it/


Il Lazio vieta l'obiezione di coscienza. Zingaretti obbliga i medici a prescrivere la pillola
Nessuna obiezione di coscienza nei consultori del Lazio. I medici che prestano servizio nelle strutture sanitarie della Regione non potranno rifiutarsi di prescrivere la pillola del giorno dopo alle donne che ne faranno richiesta, né di applicare la spirale, e saranno obbligati a compilare la certificazione che attesta la volontà di una donna di interrompere la gravidanza. Lo ha deciso il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, che nella veste di commissario ad acta della sanità ha emesso un decreto che specifica come l'obiezione di coscienza riguarda solo quegli operatori che praticano l'interruzione volontaria di gravidanza vera e propria.

Il decreto U00152 'Rete per la Salute della Donna, della Coppia e del Bambino: ridefinizione e riordino delle funzioni e delle attività dei Consultori Familiari regionali' è una piccola-grande rivoluzione nelle politiche legate all'applicazione della legge 194. Ecco cosa c'è scritto: "In merito all'esercizio dell'obiezione di coscienza fra i medici ginecologi, che dati recenti pongono al 69,3% in Italia si ribadisce come questa riguardi l'attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell'interruzione volontaria di gravidanza, di seguito denominata Ivg. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare Ivg. Per analogo motivo, il personale operante nel Consultorio è tenuto - sottolinea Zingaretti nelle linee guida - alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonchè all'applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi Iud (Intra Uterine Devices)".

sabato 31 maggio 2014

Il Tar: "la pillola del giorno dopo non è abortiva", Avvenire, 31 maggio 2014

Non occorre una laurea in medicina per intuire che un farmaco ideato allo scopo di impedire una gravidanza se assunto prima di un rapporto sessuale si chiama contraccettivo ma quando viene assimilato subito dopo diventa per forza di cose potenzialmente abortivo, visto che la sua azione è orientata a impedire l’annidamento dell’ovulo eventualmente fecondato e quindi di causare la morte della vita umana appena sbocciata. Eppure il concetto è tutt’altro che condiviso.

Dopo la modifica del foglietto illustrativo del Norlevo – la «pillola del giorno dopo», definita con un singolare neologismo «contraccettivo d’emergenza» – a opera dell’Agenzia italiana del farmaco, che il 17 dicembre 2013 aveva accolto la richiesta dell’azienda produttrice (la francese Hra Pharma) per togliere dal "bugiardino" l’avvertimento sulla sua potenziale abortività, ora è la magistratura a intervenire affermando che «recenti studi hanno dimostrato che il farmaco Norlevo non è causa di interruzione di gravidanza».

Il motivo dell’intervento è il ricorso al Tar del Lazio per sospendere gli effetti della delibera Aifa (operativa dal 4 febbraio) avanzato il 1° aprile da cinque associazioni d’ispirazione cattolica: Giuristi per la vita, Farmacisti cattolici, Forum delle famiglie, Ginecologi cattolici e Pro Vita. Senza dettagliare quali siano questi «recenti studi», quanto siano autorevoli e soprattutto ignorando altre 119 ricerche di cui erano stati messi al corrente dai ricorrenti con un corposo dossier, i giudici amministrativi hanno deciso giovedì di respingere l’istanza cautelare salvando il discusso foglietto che per anni aveva chiarito che il Norlevo (da assumere entro 72 ore dal rapporto "a rischio" di gravidanza) «potrebbe anche impedire l’impianto» dell’embrione.

«È vero che l’ordinanza del Tar riguarda la fase cautelare del procedimento e che occorre attendere la sentenza – commenta Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita –, però questa decisione rischia di apparire come un pesante ostacolo per l’esercizio del diritto di obiezione di coscienza in tema di interruzione volontaria della gravidanza da parte degli operatori sanitari». Le cinque associazioni, aggiunge Amato, «stanno comunque valutando l’opportunità di proporre appello al Consiglio di Stato contro l’ordinanza».

La partita dunque non è finita, ma occorre che i giudici siano disponibili a una valutazione degli esatti termini scientici della questione, o almeno valutino più attentamente il «principio di precauzione» che, secondo il farmacologo dell’Università di Torino Mario Eandi, dovrebbe valere in un caso come questo nel quale la comunità scientifica è ancora divisa. «Gli argomenti contro l’abortività del farmaco sono discutibili – spiega Eandi –, se non altro perché nessuno può seriamente escludere allo stato delle conoscenze che Norlevo possa essere abortivo vista la sua interazione sul trasporto e l’annidamento della nuova vita nell’utero materno.

Su questioni scientifiche la magistratura dovrebbe essere più prudente, come insegna il caso Stamina». Di «scienza manipolata» parla senza mezzi termini il presidente dei ginecologi cattolici Giuseppe Noia: «L’efficienza del farmaco – aggiunge – dipende dai tempi di assunzione: quanto più ci si avvicina al termine delle 72 ore, e a maggior ragione dopo averle superate, tanto più cresce la probabilità che si registri una gravidanza. Dunque, è persino banale concludere che se c’è stato un concepimento il farmaco è abortivo».

Alla base del nuovo bugiardino c’è però «l’idea che l’inizio della vita non coincida col concepimento ma con l’impianto dell’embrione nell’utero. Per sostenerlo si è fatto ricorso negli anni ad autentiche invenzioni prive di fondamento scientifico, come il pre-embrione e l’ootide, ma la realtà non si può cambiare con artifici concettuali».

Francesco Ognibene
© riproduzione riservata

sabato 3 maggio 2014

Pillola del giorno dopo, non tutti stanno a guardare di Tommaso Scandroglio, 03-05-2014, www.lanuovabq.it

Non tutti stanno a guardare. Ad esempio i Giuristi per la Vita, l’Onlus Pro Vita, l’Unione Cattolica Farmacisti Italiani, il Forum delle Associazioni Familiari e l’Associazione Italiana Ginecologi e Ostestrici Cattolici hanno deciso di mettere in stato d’accusa la famigerata pillola del giorno dopo (Norlevo). Questo preparato chimico, attesta la letteratura scientifica (si leggano gli studi di Kahlenborn, Severs, Stanford, Mikolajczyk, Alegre-del Rey, Puccetti, Mozzanega, Cosmi), può avere non solo effetti contraccettivi, ma anche abortivi.

Secondo invece una nota dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) del dicembre scorso, il “Norlevo (levonorgestrel) è un contraccettivo d’emergenza, comunemente chiamato ‘pillola del giorno dopo’. Agisce ritardando l’ovulazione, impedendo così la fecondazione”. Dei suoi possibili effetti abortivi non si fa cenno. Non solo, ma nella Gazzetta ufficiale del 4 febbraio di quest’anno si avvisa che il vecchio foglietto illustrativo del Norlevo in cui si indicava il meccanismo antinidatorio della molecola e dunque abortivo – l’embrione non riesce più ad impiantarsi in utero e così muore – è stato cambiato ed ora gli effetti presenti nel nuovo bugiardino sono solo quelli anticoncezionali. La posizione dell’Aifa è avvalorata in un certo qual modo anche da una sentenza del Tar del Lazio del 2001. In essa i giudici da una parte chiesero che nel foglietto illustrativo del Norlevo comparisse l’effetto antinidatorio, che come abbiamo appena visto oggi non è più indicato, ma dall’altra - dato che secondo loro la gravidanza inizia quando l’embrione si è impiantato sulla parete uterina – il Norlevo non era una pillola abortiva proprio perché i suoi effetti si producevano prima dell’impianto in utero dell’embrione.

Il 30 aprile scorso si è svolta l’ultima puntata di questa saga, puntata però non definitiva. Davanti alla Terza Sezione Quater del Tribunale Amministrativo del Lazio le realtà associative a cui facevamo cenno all’inizio hanno impugnato la determinazione dell’Aifa n. 2215/2013 in cui appunto si cancellava dal bugiardino l’azione di possibile impedimento dell’impianto dell’embrione da parte del Norlevo. Più in particolare l’oggetto del ricorso è il seguente: «l’annullamento, previa sospensione, della determinazione dell’Agenzia Italiana per il Farmaco V & A 2215 del 17 dicembre 2013, pubblicata per estratto sulla G.U., Serie Generale, n. 28 del 4.2.2014, Supp. Ord. n. 10, di modifica dell’autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale per uso umano ‘Norlevo’ (14A00534), anche con particolare riguardo alla parte in cui si afferma in modo apodittico e indimostrato che il farmaco non può impedire l’impianto nell’utero di un ovulo fecondato, causando l’interruzione della gravidanza, cioè un aborto, provocando la morte dell’embrione».

Sul banco, non farmaceutico, ma degli imputati sono finiti oltre all’Aifa anche il Ministero della Salute, la società francese Laboratoire HRA Pharma produttrice della pillola e la società Aziende Chimiche Riunite Angelini S.p.A. che distribuisce il preparato in Italia.

All’udienza del 30 aprile, l’Avvocatura dello Stato, che rappresenta l’Aifa, ha chiesto un rinvio per approfondimenti. Il Tar ha concesso una proroga dei tempi e quindi il tutto è stato rimandato al 28 maggio. I Giuristi per la Vita stanno predisponendo una nota sull’intera vicenda.

Vicenda la quale ci ricorda che ancora una volta quando ci sono di mezzo dei bambini che devono nascere vale più il parere dei magistrati che gli asserti oggettivi degli scienziati.

mercoledì 12 febbraio 2014

La pillola del giorno dopo non è abortiva? Non ci sono prove. Perché l’Aifa ha cambiato parere?, 12 febbraio 2014 di Francesco Amicone, www.tempi.it

«La pillola del giorno dopo è un farmaco potenzialmente abortivo. Mi sorprende che l’Aifa abbia cambiato la dicitura, eliminando questa informazione dalle avvertenze del farmaco». Renzo Puccetti, medico e docente di bioetica, membro della Research Unit della European Medical Association, referenti di Promed Galileo e socio fondatore dell’Associazione Scienza&Vita, confessa il suo stupore di fronte all’improvviso mutamento di parere dell’Aifa sulla pillola a base di levonorgestrel e prodotta dalla Norlevo. «L’autorità del farmaco italiana – spiega a tempi.it - dovrebbe rendere pubblico l’iter e i passaggi che hanno portato a questo cambiamento. Dovrebbe spiegare quale letteratura scientifica è stata citata e come è stata vagliata. E da ultimo dovrebbe comunicare se questo mutamento di parere è l’esito di una istanza partita dall’azienda produttrice della pillola».

Perché tutte queste richieste? La pillola non è già stata sdoganata dalle autorità del farmaco straniere come “contraccettivo d’emergenza”, smentendo ogni suo potenziale effetto abortivo?
Non appartiene alla metodologia scientifica proporre cambiamenti di dicitura sugli effetti di un farmaco solo sulla base dell’autorità che le ha proposte. Si devono controllare le pubblicazioni. Anche nel lavoro del giornalista si va sempre a vedere qual è la fonte primaria, soprattutto se si sta scrivendo un articolo delicato. Non ci si basa soltanto sulle informazioni degli altri giornali. È vero che ci sono dei “position statement”, pareri, sia da parte della Federazione internazionale ginecologia e ostetricia del 2008, sia da parte dell’Associazione ginecologi americani del 2013, che escludono che la pillola possa indurre un aborto, ma la loro attendibilità scientifica lascia molto a desiderare. Si basa su una letteratura specialistica qualitativamente bassa.

Sta dicendo che l’Aifa potrebbe aver eliminato dalle informazioni della pillola il rischio di aborto, basandosi su pubblicazioni scientificamente poco attendibili?
Vorrei sapere come sono arrivati a cambiare la dicitura. La posizione più corretta, dal punto di vista scientifico, sulla pillola del giorno dopo è che le evidenze prodotte non sono assolutamente in grado di escludere effetti antinidatori del farmaco, il cui esito è l’aborto. Sono aspetti estremamente tecnici, ma importantissimi dal punto di vista etico.

Perché insiste nel dire che gli studi che smentiscono gli effetti abortivi della pillola non sono credibili?
Purtroppo è abbastanza diffuso in tutto l’ambito della cosiddetta salute riproduttiva trarre conclusioni forti da ricerche deboli o, peggio, da dati sperimentali che non le confermano assolutamente. Quando si va a vedere i position statement sulla pillola del giorno dopo di quelle associazioni che smentiscono i suoi effetti potenzialmente abortivi, uno penserebbe di trovare un’estesa citazione della letteratura scientifica, viceversa si trova una citazione di tutte le voci bibliografiche orientate e largamente omissive. Inoltre molti di quegli studi giungono alle loro conclusioni grazie alla citazione di altre pubblicazioni che però – se si va a controllare – non dicono affatto quello che gli è stato fatto dire. In quasi tutti le pubblicazioni che propagandano i benefici della pillola del giorno si assiste a questo sovvertimento della realtà. C’è un controllo di qualità estremamente basso su questi studi, molti dei quali pubblicati da autori che o sono in rapporto di collaborazione con le aziende produttrici di questo farmaco o sono in rapporto di collaborazione con strutture che lo dispensano. Difficile dar loro credito.

L’autorità del farmaco italiana rischia di trarre in inganno i consumatori, i medici, i farmacisti, non facendo una corretta informazione? Non c’è un problema deontologico?
Questa domanda è stata affrontata anche all’interno del dibattito scientifico. Sono stati contati almeno cinque studi, fra varie popolazioni, europee e americane, e tutti sono concordi sul fatto che vi sono tantissime donne che non assumerebbero un prodotto che è venduto come contraccettivo d’emergenza quando ha un meccanismo d’azione che è anche solo possibilmente di tipo abortivo. Molte donne affermano che se stessero assumendo uno di questi presidi, venute a conoscenza di questo meccanismo, lo interromperebbero.

Alla luce di questi studi, qualcuno potrebbe aver pensato che fosse meglio eliminare il problema, almeno solo sulla carta. Che effetti potrebbe avere questo comportamento?
Qui si tratta di un problema enorme che riguarda la validazione del consenso informato. Allorquando mi venga prescritto un medicamento che possa essere confliggente con quelle che sono le mie convinzioni etiche si può addirittura profilare un danno alla persona. E che la pillola del giorno dopo possa provocare l’aborto è contemplato dalla letteratura scientifica. Questo fatto non si può ignorare. Basti rimandare al lavoro di Bruno Mozzanega, che ha pubblicato 127 lavori sulle riviste internazionali. Un minimo di serenità nel verificare i dati di cui tutti gli esperti sono a conoscenza.

Perché non si riesce?
C’è un problema di correttezza per quanto riguarda la trasparenza. Quando le comunità scientifiche prendono determinate posizioni sarebbe corretto che allegassero alla presa di posizione una “disclosure” sui loro possibili conflitti d’interesse. D’altra parte, l’autore quando fa una pubblicazione deve comunicare quelli che sono i possibili conflitti d’interesse.

Potrebbe però esserci un motivo sociale e umanitario dietro questo inganno. Meglio la pillola del giorno che abortire in ospedale, si dice.
In realtà la pillola del giorno dopo non ha fermato gli aborti, dove è stata utilizzata. È un dato ormai acclarato in letteratura. Conosciuto e dimostrato da almeno quattro revisioni della letteratura, di cui tre dall’istituto più prestigioso in questo senso che è l’istituto Cochrane. In Francia, per esempio, l’ultimo dato dice che a fronte di 1 milione e 100 mila pillole del giorno dopo distribuite anche nelle scuole, nell’ultimo anno ci sono stati 220 mila aborti, con un tasso di abortività nettamente più alto fra le adolescenti francesi che quelle italiane. Che la diffusione della pillola del giorno dopo non esplichi alcun effetto nell’ambito della salute pubblica è un dato consolidato.

lunedì 10 febbraio 2014

COMUNICATO N.001/2014 L’ITALIA E’ ANCORA UNO STATO DEMOCRATICO E LIBERO? - Associazione italiana ginecologi e ostetrici cattolici

Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici CattoliciCOMUNICATO N.001/2014
L’ITALIA E’ ANCORA UNO STATO DEMOCRATICO E LIBERO?
La pubblicazione sul supplemento ordinario n. 10 della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 4 febbraio ultimo scorso del nuovo foglietto illustrativo del NORLEVO®, nel quale L’AIFA ha apportato una modifica sostanziale ai punti 4.2, 4.4, 4.5, 4.8 e 5.1, dei corrispondenti paragrafi del Foglio Illustrativo e delle Etichette, che in sostanza cancella la vecchia dicitura “il farmaco potrebbe anche impedire l’impianto” sostituendola con “inibisce o ritarda l’ovulazione”, ci sorprende, ci rattrista e ci preoccupa.
Ci sorprende: dal punto di vista scientifico nulla di nuovo è stato provato rispetto a qualche anno fa che possa autorizzare un’Agenzia, che ha come compito primario la tutela della salute di tutti i cittadini e l’informazione corretta, aggiornata e completa sui meccanismi d’azione di tutti i farmaci ed in particolare di quelli che possano avere implicazioni etiche per una popolazione come la nostra, che nella stragrande maggioranza risulta essere appartenente alla Chiesa Cattolica (vedi registri dei Battesimi), sui loro effetti collaterali, ... .
Anzi alcune pubblicazioni più recenti che mettono a confronto ELLAONE® a base di ulipristal acetato (UPA) e NORLEVO® a base di lenonorgestrel (LNG) come pillola post coitale sottolineano che
• L’UPA ha una durata più prolungata del meccanismo di azione rispetto al LNG: secondo la documentazione tecnica, questo non inibisce o ritarda l’ovulazione quando cresce il livello di LH.
• L’UPA ha una efficacia per 5 giorni (anche nel caso di picco HL), in contrasto con il LNG (rapida perdita di efficacia)
• Il LNG mantiene la sua efficacia di controllo delle nascite (non di blocco dell’ovulazione!) anche se assunto entro 96 ore.
Ci rattrista: constatare che anche in Italia si cerchi di spacciare per dato scientifico certo e certificato da un’agenzia, mantenuta in vita con i soldi strasudati e sofferti dei cittadini onesti, un camuffamento linguistico funzionale solo a chi vuole vendere i propri prodotti senza rispettare la coscienza degli acquirenti ed a chi vuole controllare la popolazione mondiale come un burattinaio.
Ci preoccupa: il tentativo ben evidenziato dalle affermazioni di Emilio Arisi, presidente della Smic, su quotidianosanità.it di oggi “Cade definitivamente l’appiglio che consentiva ai medici obiettori di coscienza di negare la somministrazione della 
contraccezione di emergenza. Si colma così un gap noto da anni a tutta la comunità scientifica – ha detto– e si corregge una vecchia scheda tecnica che risale al 2000” di privare il medico della sua libertà di agire “secondo scienza e coscienza” ed i cittadini del diritto di essere rettamente e totalmente informati sui farmaci dall’AIFA. La nostra preoccupazione nasce dal fatto che questo tipo di comportamento, che non è isolato (basti pensare alle direttive dell’UNAR per la Scuola, alle Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT, al disegno di legge Scalfarotto in discussione al Parlamento, ...), è tipico degli stati totalitari che pensano di regolare la vita dei cittadini con leggi o direttive contrari al sentire comune ed alle verità scientifiche.
Ma finché la Costituzione Italiana non verrà modificata nei suoi principi ispiratori il presidente della Smic non si illuda che tutti i medici saranno costretti dal foglietto illustrativo modificato a prescrivere le pillole abortive, perché la clausola di coscienza permette ad ogni cittadino ed a ogni medico di agire nel rispetto della propria coscienza e della dignità di ogni persona umana.
Nei prossimi giorni ci riserviamo di far pervenire al Ministro della Salute ad interim la documentazione scientifica che sta alla base del nostro comunicato.

mercoledì 4 dicembre 2013

Francia, farmacista fa appello all’obiezione di coscienza per non vendere la pillola abortiva: licenziata dicembre 3 2013, Leone Grotti - http://www.tempi.it/


L’obiezione di coscienza in Francia non è un problema che riguarda solo i sindaci che non vogliono celebrare nozze gay. La legge, infatti, vieta anche ai farmacisti di rifiutarsi di vendere pillole abortive in nome del rispetto della propria coscienza. Chi lo fa, rischia il licenziamento, come avvenuto a Jacqueline F.

pillola-jpg-crop_displayLA RICHIESTA AL CAPO. La donna è stata licenziata dalla farmacia dove lavorava da due anni per aver chiesto a un cliente di rivolgersi al suo collega per comprare la pillola del giorno dopo. Jacqueline ha scritto all’associazione francese “Objection!” per raccontare la sua storia.
La donna, laureatasi due anni fa, spiega di essersi sentita sempre più a disagio all’idea di vendere farmaci abortivi andando contro la propria coscienza. Per questo ha deciso, «dopo un lungo travaglio interiore», di rivolgersi «al mio capo» per chiedergli di potersi astenere dal vendere «farmaci abortivi». Il capo si è dimostrato disponibile: «Che sorpresa, ho scoperto che anche lui viveva il mio stesso problema. (…) Quindi mi ha proposto di indirizzare verso altri miei colleghi le prescrizioni riguardanti farmaci abortivi».

PRIMA LETTERA DI RICHIAMO. Tutto è andato bene fino al luglio 2013, quando «il gruppo in cui lavoravo mi ha cambiato posto mandandomi a lavorare in un’altra farmacia». Qui le cose «si sono complicate», perché dopo le vacanze estive Jacqueline ha chiesto al suo nuovo responsabile di esentarla dalla vendita di pillole abortive. All’inizio «lui ha accettato con mia grande sorpresa» ma «è durato poco», perché dopo qualche settimana il capo è tornato «con una lettera di richiamo dicendo che un cliente si era lamentato perché non avevo voluto vendergli la pillola del giorno dopo». Jacqueline si insospettisce perché «fino a quel momento nessuno mi aveva mai chiesto la pillola del giorno dopo».

IL LICENZIAMENTO. Due settimane dopo, è arrivata una nuova lamentela contro Jacqueline all’Ordine dei farmacisti «perché avevo domandato a un mio collega di soddisfare al mio posto la richiesta di vendere la pillola del giorno dopo». Il cliente ha potuto acquistare il farmaco richiesto facendosi servire dal collega ma qualcuno ha comunque denunciato la donna, che di conseguenza è stata licenziata dal gruppo in cui lavorava. «Ora non mi resta che cercare un’altra farmacia con un altro responsabile, sperando che mi lasci lavorare secondo la mia coscienza».
Come il caso di Jacqueline dimostra, gli attentati alla libertà religiosa non riguardano solo i cristiani di Asia, Medio Oriente e Africa. Le limitazioni alla libertà religiosa, di coscienza e di espressione dei cristiani crescono anche in Europa come un recente rapporto dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa ha documentato.

@LeoneGrotti

sabato 25 maggio 2013


Prima di dire che in Europa i cristiani non sono discriminati, leggete qui - maggio 25, 2013 Leone Grotti - http://www.tempi.it/

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Gli attentati alla libertà religiosa non riguardano solo i cristiani di Asia, Medio Oriente e Africa. Le limitazioni alla libertà religiosa, di coscienza e di espressione dei cristiani crescono anche in Europa, come dimostra il Rapporto 2012 dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa presentato a Tirana durante la conferenza dell’Ocse. Come dichiarato alla presentazione da Massimo Introvigne, coordinatore dell’Osservatorio della Libertà Religiosa istituito dal Ministero degli Esteri, «Abbiamo contato in Europa 41 leggi suscettibili di influire negativamente sulla libertà religiosa dei cristiani in 15 Paesi, tra cui non c’è fortunatamente l’Italia».

OBIEZIONE DI COSCIENZA. Scendendo più nel dettaglio, in 11 paesi europei sono state approvate leggi che minano il diritto all’obiezione di coscienza, che l’articolo 10.2 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea riconosce esplicitamente a tutti gli individui. L’obiezione di coscienza – che tocca da vicino i medici sull’aborto così come i farmacisti sulle pillole abortive o i dirigenti del Comune sulle unioni civili o matrimoni gay – non è pienamente riconosciuta in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Francia, Irlanda, Lituania, Olanda, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito.

OBIETTORI NON ASSUNTI. Non tutte le legislazioni dei paesi citati violano questo diritto allo stesso modo: in Svezia e in Lituania, ad esempio, l’obiezione di coscienza semplicemente non esiste e quei medici che si rifiutino di praticare un aborto possono essere puniti o multati. In Olanda l’obiezione è invece prevista dall’articolo 20 della Legge sull’interruzione di gravidanza, ma per diventare ostetrici o ginecologi è necessario prendere parte a operazioni abortive. Per ragioni organizzative, un ospedale può rifiutarsi di assumere un medico solo perché obiettore. La stessa cosa vale per la Francia, che in sede europea ha chiesto l’abolizione dell’obiezione di coscienza per i medici. Nel Regno Unito, la quarta sezione del Abortion Act del 1967 prevede l’obiezione di coscienza ma le linee guida diffuse nel 2012 prevedono che i dottori debbano «essere pronti a mettere da parte le proprie convinzioni personali» quando si tratta, ad esempio, di prescrivere la pillola abortiva.


PILLOLA ABORTIVA. L’obiezione di coscienza, secondo il rapporto, spesso non è riconosciuta neanche ai farmacisti. In Austria, se un medico può rifiutarsi di far abortire una donna, un infermiere pena il licenziamento non può rifiutarsi di fornire ai clienti la pillola abortiva del giorno dopo. Lo stesso è previsto dalla legge in Francia, Polonia, Irlanda, Spagna e Svezia.

MATRIMONI GAY. Le stesse difficoltà dei medici e dei farmacisti sono riscontrate da quei dipendenti che vogliano fare obiezione quando si stratta di registrare unioni o matrimoni omosessuali. In Belgio non è possibile rifiutarsi di registrare un matrimonio gay così come i proprietari di saloni adatti ad ospitare feste di matrimonio non possono negare l’affitto a una coppia gay. Anche in Spagna un dipendente pubblico non può rifiutarsi di celebrare una unione tra persone dello stesso: perché non voleva registrare un’unione gay, nella città di Pinto, Juez de Paz è stato costretto a licenziarsi. Legislazione simile nel Regno Unito, dove Lillian Ladele, nel 2006, è stata licenziata perché non voleva registrare un’unione omosessuale.

LIBERTÀ DI ESPRESSIONE. In molti paesi è poi minata la libertà di espressione dei cristiani, che spesso non possono esprimere opinioni contrarie all’omosessualità, neanche rifacendosi alla Bibbia, senza che queste vengano tacciate e sanzionate come “discorso d’odio”. In Francia una legge dell’8 dicembre 2004 vieta di parlare in pubblico male dell’omosessualità. Un cristiano, ad esempio, non può citare la Bibbia quando dice che “l’omosessualità è un peccato”. In Svezia, per lo stesso motivo, si può essere condannati fino a due anni e a pene pecuniarie fino a 2 mila euro. Nel Regno Unito è vietato esprimersi su questo tema dal 1986. Per questo nel 2008 Anthony Rollins è stato arrestato dopo aver detto che la condotta gay è moralmente sbagliata. Nel 2010 Dale McAlpine è stato fermato dalla polizia per sette ore. Per lo stesso motivo, pochi mesi fa, Robert Haye è stato licenziato e sospeso dal suo ruolo di insegnante.

LIBERTÀ EDUCATIVA. Alcune legislazioni negano perfino il diritto dei genitori di educare i figli. In Belgio, ad esempio, gli asili pubblici e privati sono obbligati a introdurre il tema dell’omosessualità e a parlarne bene, mentre bisogna stigmatizzare quelle religioni che la criticano. In Francia nelle scuole, anche private, non si possono tenere dibattiti su aborto e omosessualità, come richiesto dal ministero dell’Educazione, per evitare “casi di omofobia”. In Germania l’homeschooling è vietato, in Slovacchia molto limitato. La Spagna prevede in modo obbligatorio per tutti i bambini tra i 10 e i 16 anni, nelle scuole pubbliche e private, l’educazione alla Cittadinanza, ritenuta dai genitori e dall’attuale governo un “indottrinamento”. In Svezia nel 2011 l’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole, per ragazzi di 11 e 12 anni, ha previsto un corso molto spinto ed esplicito sul sesso e la contraccezione. Non si parlava di fedeltà e astinenza.
@LeoneGrotti

giovedì 2 maggio 2013


Pillola del giorno alle bambine e senza prescrizione. Obama si oppone (ma con trucchetto ) - maggio 2, 2013 Redazione - http://www.tempi.it/

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Ieri il Dipartimento di Giustizia americano ha ricorso in appello contro la sentenza di un giudice di New York, Edward R. Korman, che legalizza la libera vendita, senza prescrizione medica, della pillola del giorno dopo anche per le bambine. Se il ricorso non sarà accolto, nello stato dove anche per comprare una birra è necessario avere ventuno anni, da domenica prossima il farmaco abortivo  potrebbe essere venduto liberamente, come aspirina, anche a bambine di undici, dodici anni.

LA PROMESSA ELETTORALE. Durante la campagna elettorale per le presidenziali di secondo mandato, Barack Obama si disse contrario alla libera vendita del farmaco abortivo per le minorenni e difese il segretario dell’Health and Human Services, Kathleen Sebelius, che aveva imposto l’obbligo della prescrizione medica per le minori di diciassette anni. «Non vi sono abbastanza dati per dimostrare che la pillola del giorno sia sicura per la salute delle bambine», aveva detto il ministro della salute americano. Obama si era dichiarato d’accordo con Sebelius, nonostante le parole della lobby abortiva, molto ascoltata alla Casa Bianca, Planned Parenthood, secondo cui «i limiti d’età per la contraccezione di emergenza non sono supportati dalla scienza, e dovrebbero essere eliminati», anche per le bambine.

DOPPIA MOSSA DI OBAMA. Con il ricorso del Dipartimento di Giustizia, l’amministrazione sembra dunque rispettare quanto dichiarato nel 2011 dal presidente americano. Dall’altra parte, una decisione presa dalla Federal Drug Administrition (che dipende dall’Health and Human Services), poche ore prima del ricorso, di abbassare l’obbligo della prescrizione, da diciassette a quindici anni, va esattamente nella linea contraria. Al New York Times, un funzionario della Casa Bianca, ieri ha rivelato che il dipartimento di Giustizia non si interessa di entrare nel merito della questione, e si limiterà a difendere la Fda e a dimostrare che con questa sentenza il giudice Korman abbia oltrepassato i suoi poteri.


mercoledì 10 aprile 2013


Nuovo studio: EllaOne è abortiva, impedisce annidamento - 9 aprile, 2013 - http://www.uccronline.it/

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E’ online, sul sito della prestigiosa rivista internazionale Trends in Pharmacological Sciences, l’articolo: “Ulipristal acetate in emergency contraception: mechanism of action”. Gli autori, i Ginecologi padovani Bruno Mozzanega, Erich Cosmi e Giovanni Battista Nardelli, Direttore quest’ultimo della Clinica Ginecologica dell’Università, discutono il meccanismo d’azione di Ulipristal Acetato (UPA), commercializzato come ellaOne per la contraccezione di emergenza (CE).

Ogni compressa di ellaOne contiene UPA micronizzato 30 mg (equivalente a UPA non micronizzato 50 mg) ed è efficace fino a 120 ore dal rapporto non protetto. I produttori – riferiscono gli autori – sostengono che UPA agisca ritardando l’ovulazione ed escludono qualsiasi interferenza con l’impianto dell’embrione. Essi basano la loro conclusione su quattro studi sperimentali che valutano gli effetti di UPA sull’ovulazione e sull’endometrio umano e queste conclusioni sono condivise dalle più autorevoli agenzie del farmaco internazionali. La FDA statunitense aggiunge soltanto che alterazioni dell’endometrio potrebbero contribuire all’efficacia di UPA, mentre l’EMA (European Medicines Agency) menziona solamente il posticipo dell’ovulazione. Le più importanti società scientifiche e molte reviews si rimettono completamente a queste conclusioni e ripetono che ellaOne, somministrato immediatamente prima dell’ovulazione, ritarda significativamente la rottura del follicolo.

I tre medici padovani, tuttavia, esaminando in modo approfondito i medesimi articoli, mettono in discussione le conclusioni di cui sopra, sia riguardo agli effetti sull’ovulazione sia riguardo a quelli sull’endometrio:

EllaOne e ovulazione: Un solo studio (Brache V. e collaboratori) valuta gli effetti di UPA nel periodo fertile. In esso si afferma che UPA può ritardare la rottura del follicolo anche se somministrato immediatamente prima dell’ovulazione, un dato che viene enfatizzato nel titolo. In questo studio si rileva che gli effetti di UPA sono fortemente dipendenti dai livelli dell’ormone luteinizzante (LH) al momento della somministrazione del farmaco: prima dell’inizio della crescita di LH, la capacità di UPA di ritardare l’ovulazione era del 100%; dopo l’inizio ma prima del picco di LH, essa scendeva al 78.6%, mentre dopo il picco cadeva all’8.3%.

Inoltre, nel riportare l’intervallo fra la somministrazione di UPA e la rottura del follicolo, Vivian Brache riporta letteralmente che “quando UPA veniva dato al momento del picco di LH, la distanza temporale fra l’assunzione del farmaco e l’ovulazione era simile a quella osservata col placebo (1.54  ± 0.52 versus 1.31  ± 0.48)”.  Secondo gli studiosi padovani, questo dato indica con chiarezza che sia il placebo sia l’Ulipristal sono ugualmente inefficaci quando vengono somministrati circa due giorni prima dell’ovulazione; il che è l’opposto di quanto affermato dalla Brache nelle sue conclusioni. Poiché i giorni fertili sono i 4-5 precedenti l’ovulazione più il giorno stesso dell’ovulazione, i Ginecologi padovani concludono che UPA è in grado di ritardare l’ovulazione soltanto se viene assunto nei primi giorni fertili, mentre nei giorni più fertili (il pre-ovulatorio e i due giorni intorno a esso), UPA si comporta come un placebo.

Nonostante questi limiti evidenti, tuttavia, l’efficacia di UPA nel prevenire le gravidanze è molto alta (≥80%) e non diminuisce, in qualunque dei cinque giorni successivi al rapporto non protetto esso venga assunto. Questo è sorprendente – a detta degli studiosi padovani – se si pretende di affermare che l’efficacia di UPA sia dovuta alla sua azione anti-ovulatoria, la quale decresce con l’avvicinarsi dell’LH al suo picco: l’efficacia dovrebbe progressivamente ridursi col trascorrere dei giorni e l’avvicinarsi dell’ovulazione. D’altra parte, – si chiedono – come potrebbe mai UPA, se assunto dopo l’ovulazione, ritardare una rottura del follicolo che può anche essere avvenuta fino a quattro giorni prima (è il caso di un rapporto nel giorno pre-ovulatorio con assunzione del farmaco 5 giorni dopo). Tutto questo suggerisce che l’efficacia di ellaOne si basi su altri meccanismi, in particolare sui suoi effetti endometriali.

EllaOne e l’endometrio: Bruno Mozzanega e i suoi co-Autori riportano, a questo proposito, che gli studi sperimentali concludono che la quantità di UPA necessaria per modificare la morfologia endometriale è più bassa di quella richiesta per alterare la crescita dei follicoli. L’effetto inibitorio dell’UPA si esplica direttamente sul tessuto endometriale attraverso l’inibizione dei recettori per il progesterone e si osserva anche dopo una singola somministrazione della sua dose più bassa.

Lo studio prosegue con l’analisi dei tre articoli che riportano gli effetti di Ulipristal sull’endometrio: quando UPA non micronizzato (1-100 mg) viene somministrato nella fase medio-follicolare, una fase che precede il periodo fertile, tutte le dosi inibiscono la maturazione luteale dell’endometrio in egual modo. L’ovulazione viene certamente posticipata, ma il periodo fertile non è ancora iniziato. L’effetto inibitorio sull’endometrio dura a lungo: si osserva anche nelle fasi luteali fortemente ritardate che seguono la rottura di un nuovo follicolo dominante e persiste fino al flusso mestruale successivo. Questo significa che tutti i rapporti non protetti che si verificassero in quel ciclo dopo l’assunzione di Ulipristal potrebbero portare al concepimento, ma senza alcuna possibilità di annidamento.

Se UPA non micronizzato (10-100 mg) viene somministrato nella fase luteale iniziale, si osserva sempre una riduzione dello spessore endometriale, senza variazioni nei livelli luteali di estrogeni e progesterone. Inoltre, le dosi più alte, 50 mg – equivalente a ellaOne – e 100 mg, inibiscono significativamente l’espressione endometriale (legata al progesterone) di quelle sostanze che indicano che l’endometrio è pronto per l’annidamento. Le “node-addressine” periferiche appaiono significativamente diminuite, e questo si associa a fallimento dell’impianto. Le cellule del trofoblasto (cioè le cellule periferiche dell’embrione attraverso le quali si nutrirà), infatti, iniziano l’annidamento legandosi con le  proprie L-selectine alle addressine dell’endometrio. Quando, infine, UPA non micronizzato viene somministrato nella fase medio-luteale, a singole dosi da 1 a 200 mg, le dosi più alte inducono costantemente un sanguinamento endometriale anticipato. Questo effetto si osserva anche nel 50% delle donne trattate con 50 mg, la dose equivalente a ellaOne.

Tutte queste osservazioni – affermano Mozzanega e co-Autori – evidenziano che gli effetti endometriali di Ulipristal possono interferire con l’annidamento dell’embrione e che l’elevata efficacia di ellaOne nella contraccezione d’emergenza probabilmente è dovuta a questi effetti endometriali, piuttosto che a effetti anti-ovulatori. E’ esattamente il contrario di quanto divulgano l’OMS, le maggiori agenzie internazionali del farmaco e le più rappresentative società scientifiche: esse infatti sostengono che ellaOne sia antiovulatorio e quindi prevenga il concepimento, mentre invece i dati scientifici indicano un meccanismo d’azione prevalentemente post-concezionale e di contrasto all’annidamento.

Anna Fusina

domenica 10 marzo 2013


La pillola del giorno dopo è abortiva, lo dicono gli esperti -  7 marzo, 2013 - http://www.uccronline.it



Pillola giorno dopoIn queste settimane i vescovi della Germania hanno aperto all’uso della pillola del giorno in caso di stupro. In realtà è da tempo che la Chiesa ritiene lecito un intervento per impedire il concepimento in caso di violenza sessuale, dunque non c’è alcuna novità, come ha spiegato il dott. Renzo Puccetti. Tuttavia quella dei vescovi è stata una leggerezza, poiché questa pillola può essere anche abortiva e non soltanto contraccettiva.

In ogni caso, a confermare la pericolosità abortiva della pillola del giorno dopo ci ha pensato in questi giorni una delle maggiori autorità mondiali sul farmaco, il dr. James Trussell, affermando che i medici hanno il dovere di informare le donne che potrebbero provocare un aborto.

Trussell è Direttore dell’Office of Population Research della Princeton University e membro di Planned Parenthood Federation of America (la catena di cliniche abortive più grande del mondo)  e ha aggiunto: «Per fare una scelta consapevole, le donne devono sapere che le pillole contraccettive di emergenza [...] prevengono la gravidanza in primo luogo, ritardando o inibendo l’ovulazione e la fecondazione, ma a volte possono inibire l’impianto di un ovulo fecondato nella mucosa uterina», agendo dunque come abortivi.

I vescovi tedeschi hanno rilasciato la loro dichiarazione dopo aver esaminato uno studio del 2012 sulla rivista Contraception, in cui si è sostenuto che il farmaco non è un abortivo. Ma tale indagine è stata messa in discussione perché l’autore è stato riconosciuto come il consulente per il farmaco per le aziende farmaceutiche che lo producono. Lo stesso documento riconosce inoltre che le preoccupazioni circa l’effetto abortivo è “uno dei principali ostacoli” ad una più ampia distribuzione del farmaco.

mercoledì 27 febbraio 2013


Pillola dopo lo stupro, vescovi spagnoli: «Se ne esiste una non abortiva, noi non la conosciamo »
febbraio 27, 2013 Redazione - http://www.tempi.it

«Lo stupro è un atto di violenza e un’ingiustizia», per questo è «legittimo impedire la fecondazione, ma non abortire». Così si è espresso il segretario generale della Conferenza episcopale spagnola, Juan Antonio Martinez Camino, dopo che settimana scorsa i vescovi tedeschi hanno ammesso l’uso della pillola del giorno dopo nei casi di stupro.
PILLOLE SCONOSCIUTE. Ma quale farmaco è in grado di impedire il concepimento e allo stesso tempo non ha «effetti abortivi», dal momento che i normali contraccettivi sono anche abortivi? Ancora Martinez, che è anche vescovo ausiliario di Madrid: «Se in Germania esiste una pillola che ha queste caratteristiche, noi però non la conosciamo».

IL CASO. I vescovi tedeschi hanno fatto riferimento nella loro nota che permetteva l’uso della pillola del giorno dopo in casi di stupro a nuovi farmaci recentemente apparsi sul mercato. Quali siano, però, non è ancora stato detto. Il caso è scoppiato dopo che due ospedali cattolici di Colonia hanno rifiutato la somministrazione della pillola del giorno dopo ad una donna vittima di uno stupro.

Il grande pasticcio dei vescovi tedeschi di Renzo Puccetti - 27-02-2013 - http://www.lanuovabq.it/

   Norlevo

Pillola del giorno dopo, i vescovi spagnoli contro i vescovi tedeschi. Ieri è intervenuto il portavoce e segretario della Conferenza episcopale spagnola, monsignor Juan Antonio Martinez Camino, per spiegare che se è legittimo prevenire la gravidanza di una donna che abbia subito uno stupro, non lo è usare la "pillola del giorno dopo". Il motivo è quello già spiegato da La Nuova BQ, oltre a un effetto contraccettivo non si possono escludere effetti abortivi: «Noi non conosciamo alcun farmaco» di cui si possa escludere l'effetto abortivo - ha detto Camino - «se esiste e i vescovi tedeschi lo conoscono, ce lo facciano sapere».

Una risposta chiara, che mette in evidenza il pasticcio provocato dalla Conferenza episcopale tedesca in materia. Del resto sono stati proprio i vescovi a parlare di "pillola del giorno dopo", facendo dunque riferimento a un farmaco ben preciso.

«Moraltheologische Fragen im Zusammenhang von Vergewaltigung („Pille danach“)», in tedesco. vale a dire «Questioni etiche nel contesto dello stupro („Pillola del giorno dopo“)», questo è infatti il titolo del capitolo "incriminato" facente parte del documento diffuso dalla Conferenza Episcopale della Germania per cui i media hanno parlato di un via libera dei vescovi tedeschi all’uso della pillola del giorno dopo in caso di stupro. Si tratta di una direttiva che segue il caso avvenuto nel dicembre scorso di una donna violentata a Colonia che non fu presa in carico da due ospedali cattolici. Per inciso l’apertura dei vescovi tedeschi non sembra immediatamente motivata dallo specifico caso di Colonia dove, secondo i resoconti giornalistici, il medico dell’emergenza che per primo aveva soccorso la donna aveva già provveduto in proprio a prescrivere la pillola del giorno dopo. 

Alcuni commenti volti a minimizzare la portata della presa di posizione dell’episcopato germanico lasciano stupefatti. “Pillola del giorno dopo” non è infatti un termine inventato dai giornalisti. Di “pillola del giorno dopo” hanno parlato i presuli tedeschi e con quella espressione, che pure non appartiene al linguaggio scientifico, non si indica qualcosa di indeterminato o futuribile, ma una procedura farmacologica istituita dopo un rapporto sessuale non protetto per evitare la gravidanza. 

In Occidente essa è attuabile soltanto in due modi: con dosi elevate di estroprogestinico, di solito secondo uno schema conosciuto come Yuzpe, dal nome del suo ideatore, oppure attraverso la somministrazione in un’unica soluzione di levonorgestrel alla dose di 1,5 milligrammi. Lo schema Yuzpe è caduto in disuso per la sua minore tollerabilità ed efficacia, esso peraltro non si sottrae a problematiche circa il meccanismo d’azione (Kahlenborn, et al. 2002). Quindi si è in presenza di una direttiva rivolta al personale sanitario che opera nelle strutture cattoliche per consentire, in caso di stupro, la prescrizione del levonorgestrel, una volta accertato che tale farmaco non possa indurre un aborto, inteso come qualsiasi atto volto ad interrompere lo sviluppo vitale dell’embrione eventualmente formato. 

Chi scrive ha imparato dal fondatore del centro di bioetica dell’Università Cattolica, S.E. mons. Elio Sgreccia, che il ragionamento bioetico, prima di articolarsi nella valutazione antropologica e concludersi nel giudizio etico, deve partire esaminando il dato scientifico. Qualcuno che non aveva titoli per farlo ha dichiarato che la pillola del giorno dopo non è un abortivo, ma si tratta di un’affermazione che, oltre a possedere un potenziale diseducativo non trascurabile, è da ritenersi scientificamente superficiale, indimostrata, e supina alla lettura dei risultati fornita dalla lobby dei diritti riproduttivi. 

Cercherò di fare due esempi emblematici. Il gruppo di ricerca del Karolinska Institutet guidato dalla ginecologa Kristina Gemzell Danielsson ha valutato in vitro la capacità di adesione di embrioni umani a un tessuto endometriale tridimensionale in presenza di placebo o di levonorgestrel nel mezzo di coltura. Con il placebo hanno aderito al tessuto endometriale 10 embrioni su 17 mentre in presenza di levonorgestrel l’adesione è avvenuta da parte di 6 embrioni su 14. Poiché la differenza non è risultata statisticamente significativa i ricercatori hanno concluso che il levonorgestrel non è in grado di ostacolare l’adesione degli embrioni e quindi di esplicare effetti anti-nidatori (eticamente abortivi). Come notato però dai ginecologi Mozzanega e Cosmi questo modello non riproduce la realtà, dove il levonorgestrel viene somministrato con significato clinico in fase peri-ovulatoria. Inoltre il nostro gruppo di lavoro ha evidenziato come la differenza rilevata dagli autori nel tasso di adesione sia del 16% e possa risultare statisticamente non significativa a causa della insufficienza numerica del campione (Puccetti et. al. 2012). 

Per rilevare una differenza statisticamente significativa pari al 16% abbiamo calcolato che sarebbero servite almeno 333 osservazioni, una cifra 10 volte maggiore rispetto a  quella effettuata dagli autori che pertanto traggono conclusioni da risultati che non le consentono. Un altro caso è quello del gruppo peruviano del dottor Horacio Croxatto, fondatore dell’Istituto Cileno di Medicina Riproduttiva. In uno dei lavori più recenti sono stati valutati gli effetti del levonorgestrel post-coitale somministrato a 103 donne prima dell’ovulazione e ad altre 45 che avevano già ovulato. Nel primo gruppo gli autori non hanno registrato alcuna gravidanza rispetto alle 16 previste, mentre nel secondo caso le gravidanze osservate sono state 8 rispetto alle 8,7 attese, una differenza non significativa che ancora una volta ha portato a sostenere che il levonorgestrel, se somministrato dopo l’ovulazione, non avendo alcuna efficacia non può agire come abortivo. 

Anche in questo caso però vi sono una serie di elementi che contraddicono conclusioni così rassicuranti. È stata notata ancora una volta l’inadeguatezza numerica del campione per escludere effetti anti-nidatori a bassa incidenza (Lopez-del Burgo, et al. 2011). Ancora il nostro gruppo di lavoro ha segnalato una grave incongruenza nella modalità di rilevazione della gravidanza che ha portato a sottostimare le gravidanze cliniche attese. Invece di effettuare nella popolazione trattata il test di gravidanza a 6 settimane rispetto al giorno della mestruazione precedente come nella popolazione di riferimento, gli autori hanno effettuato la rilevazione nel giorno in cui le mestruazioni sarebbero dovute presentarsi, cioè circa due settimane prima. Dominic Pedulla ha poi evidenziato la fragilità argomentativa degli autori nello spiegare come nessuna gravidanza si sia verificata tra le 103 donne trattate prima dell’ovulazione nonostante tra queste l’ovulazione si sia comunque verificata in ben l’80% dei casi. Questi elementi sono solo un piccolo assaggio di come la lettura erronea del dato scientifico possa indurre a giudizi morali fallaci. Soltanto una conoscenza vasta ed approfondita della materia può rendere accorti di errori scientifici sottili, ma gravi. Allo stato non è possibile somministrare la pillola del giorno dopo senza accettare il rischio di indurre un aborto. 

Da qui nasce la preoccupazione per una questione che ci pare assai rilevante: chi sono stati i consiglieri scientifici dei vescovi tedeschi? Si sono forse affidati al parere della Berufsverbandes der Frauenärzte, l’Associazione dei Ginecologi Tedeschi e della Deutschen Gesellschaft für Gynäkologische Endokrinologie und Fortpflanzungsmedizin, la Società Tedesca di Endocrinologia Ginecologica e Medicina della Riproduzione? Possono dire di avere interpellato la Pontificia Accademia per la Vita, istituita proprio per fornire questo genere di informazioni? I vescovi tedeschi possono affermare di avere ottenuto da questo organismo pontificio l’esclusione di effetti abortivi? In ogni caso oppure solo in caso di somministrazione prima dell’ovulazione? 

In assenza di totali rassicurazioni da chi non ha possibili conflitti d’interesse, consentire che la pillola del giorno dopo sia somministrabile negli ospedali cattolici non significa forse adottare il principio di probabilità al posto del principio di precauzione? E se così è, come sarà possibile non ammettere in casi simili anche l’uso della spirale al rame, dato che questa può sì indurre un aborto con meccanismo antinidatorio, ma può anche agire semplicemente con azione spermiotossica? Sono domande che sembrano degne di risposta, anche perché il dr. Leo Alexander nel 1948 insegnava a stare attenti ai piccoli mutamenti, “From small beginnings”, diceva dalle pagine del New England Journal of Medicine, da piccoli cedimenti iniziali sulla indisponibilità della vita umana innocente si giunge, a piccoli passi, a disastri inenarrabili.

venerdì 22 febbraio 2013


Vescovi tedeschi e pillola: un sì poco convincente di Renzo Puccetti - 22-02-2013 - http://www.lanuovabq.it

Pillola del giorno dopo

“L'assemblea plenaria ribadisce che negli ospedali cattolici le donne che sono state vittime di violenze sessuali ricevono ovviamente supporto umano, medico, psicologico e pastorale. Questo può includere anche la somministrazione della "pillola del giorno dopo", purché abbia un effetto contraccettivo e non abortivo. Metodologie medico-farmacologiche che causino la morte dell'embrione, continuano a essere vietate”. Questo il passaggio del comunicato stampa rilasciato dai vescovi tedeschi che ha attirato l'attenzione dei media e che ha fatto parlare di "aperture" della Chiesa alla pillola del giorno dopo.

In realtà l'attenzione nei confronti di una possibile gravidanza a seguito di stupro da parte della riflessione morale della Chiesa non è affatto nuova. In risposta ad una lettera pervenuta alla rivista Studi Cattolici nel dicembre 1961 le risposte di tre distinti moralisti concordarono nel ritenere moralmente lecita l'assunzione della pillola contraccettiva in previsione di una possibile violenza sessuale. Non è infatti l'assunzione di un farmaco antiovulatorio ad essere moralmente illecita, ma è il suo impiego come contraccettivo in un rapporto consenziente che costituisce una fattispecie moralmente ben definita indicata come male intrinseco dalla dottrina cattolica. A causa della guerra in Congo e degli stupri perpetrati anche sulle religiose, si parlò in quegli anni di “pillola congolese”. 

Quindi intervenire per evitare la gravidanza impedendo il concepimento è da almeno cinquant'anni un'azione che la Chiesa, seppure in maniera non definitiva, non rifiuta. Nel 2001 la Conferenza episcopale americana emanò le direttive etiche e religiose per le strutture sanitarie cattoliche degli Stati Uniti. Al punto 36 del documento si legge: “Una donna che è stata violentata dovrebbe potersi difendere da un potenziale concepimento derivante da una violenza sessuale. Se dopo esami appropriati non c'è evidenza che il concepimento sia già avvenuto, può essere trattata con farmaci che prevengono l'ovulazione, la capacitazione degli spermatozoi o la fecondazione. Non è permesso intraprendere o raccomandare trattamenti che hanno lo scopo o l'effetto diretto della rimozione, distruzione o interferenza con l'impianto di un ovocita fecondato”. 

L'interpretazione su quali siano gli esami appropriati e quali siano i farmaci utilizzabili è stata quanto mai varia. Alcuni bioeticisti un po' di manica larga hanno ritenuto un test accettabile il semplice test di gravidanza che escludesse l'avvenuto annodamento dell'embrione, altri hanno ritenuto necessario verificare la non ancora avvenuta ovulazione. In entrambi i casi si è ritenuto il levonorgestrel una molecola adeguata ad assolvere quanto prescritto dai vescovi americani. Fu elaborato dal dottor McShane e dal comitato etico del St. Francis Medical Center un protocollo (conosciuto come protocollo di Peoria, dal nome della cittadina dove risiedeva il centro), teso a prescrivere la pillola del giorno dopo alle donne vittime di stupro soltanto nei casi in cui l'ovulazione, non essendo ancora avvenuta, poteva essere ancora bloccata. Tale protocollo ha successivamente ricevuto l'approvazione di alcuni vescovi del Connecticut. 

Ma la pillola del giorno dopo agisce soltanto come contraccettivo? Il meccanismo d'azione del levonorgestrel post-coitale costituisce una questione molto tecnica, tremendamente complessa che qui non è possibile affrontare in dettaglio, ma su cui è comunque possibile svolgere qualche riflessione, avendo ricevuto in sorte di avere studiato piuttosto a fondo la materia. Nell'ottobre 2008 il consorzio internazionale per la contraccezione d'emergenza (ICEC) e la federazione internazionale dei ginecologi (FIGO) stilarono un documento estremamente rassicurante circa il meccanismo d'azione della pillola del giorno dopo, descritta come un semplice anovulatorio. Parrebbe che i vescovi tedeschi e prima di loro almeno alcuni vescovi americani abbiano accettato questa presentazione dei dati che la letteratura scientifica mette a disposizione. 

C'è però un piccolo problemino: che le cose stiano così non è affatto pacifico. Sia ben chiaro, nessuno è più felice di sapere che la pillola del giorno dopo non interferisce con lo sviluppo vitale del concepito di coloro che hanno a cuore la sorte dell'essere umano a partire dal primo istante di vita, ma siamo ben lontani dall'avere prove convincenti che l'efficacia della pillola del giorno dopo si realizzi totalmente prima della fecondazione. Si potrebbe porre una molteplicità di critiche a chi nega qualsiasi effetto post-fertilizzativo della pillola del giorno dopo, ma ci limitiamo a porne una, segnalata dal mio amico Dominic Pedulla, formatosi al New York Medical College e alla Creighton University, che notava come secondo gli autori di uno degli studi considerato tra i più probanti per escluderne l'effetto abortivo, il levonorgestrel dimostrava il 100% di efficacia nel prevenire la gravidanza quando somministrato prima dell'ovulazione, a fronte di un tasso di fallimenti dell'80% nel prevenire l'ovulazione. Come riesce ad essere così efficace la pillola del giorno dopo se gli studi recenti dimostrano che non ha effetti sul muco cervicale né sugli spermatozoi e se la cosiddetta disfunzione ovulatoria indotta dalla pillola in molti casi non si realizza e anche quando si realizza non si sa quale significato clinico abbia? 

Ora non vorremmo che i vescovi tedeschi fossero stati un po' precipitosi, forse un po' disattenti verso il principio di precauzione, ci piacerebbe conoscere se la loro uscita sia stata il frutto di un serio ed approfondito confronto con la Pontificia Accademia per la Vita, che nell'ottobre del 2000 si espresse negativamente. Saremmo anche interessati a conferire con quelle che immaginiamo essere state le strutture di consulenza scientifica dell'episcopato tedesco per comprendere in quale modo siano giunti alla certezza che la somministrazione della pillola del giorno dopo non possa mai agire con meccanismo abortivo. Già, siamo molto interessati a vedere le loro carte, e soprattutto, tanto per evitare che in clima di sede vacante imminente qualcuno sia tentato da frenesie autoreferenziali, sarà opportuno che le carte siano esaminate nelle sedi competenti.

PILLOLA DEL GIORNO DOPO/ Negri: il compito dei vescovi è comunicare il senso della vita 
venerdì 22 febbraio 2013 - http://www.ilsussidiario.net

PILLOLA DEL GIORNO DOPO/ Negri: il compito dei vescovi è comunicare il senso della vita

C'è una distinzione importante che la Conferenza episcopale tedesca  ha fatto nel formulare la decisione di permettere la somministrazione della pillola del giorno dopo, e cioè che la vita umana comincia quando l'ovulo è fecondato e quindi si tratterebbe di intervenire prima della fecondazione stessa, non sopprimendo così una vita umana.

Non saprei dire quanto questa affermazione sia verificabile dal punto di vista scientifico, ma è una distinzione importante perché le connotazioni che sono contenute nella decisione della Conferenza episcopale tedesca sono molto meno devastanti di altre decisioni che avrebbero potuto essere prese. A mio giudizio, però, l'obbiettivo non è sbagliato, bensì sproporzionato.

Mi sembra che di fronte al dilagare dello stupro come possibilità che ormai caratterizza la "civiltà" a livello mondiale, la questione sia: che cosa significa questa assoluta perdita di senso della dignità della persona e il modo di rapportarsi ad essa? E' questa, innanzitutto, la domanda che sorge in me, come teologo e come pastore.

Si tratta di una violenza che è segno di una profonda diseducazione. Mi chiedo: ai pastori della Chiesa è chiesta una disamina di carattere scientifico, con tutte le approssimazioni che la scienza oggi contiene e ammette, avendo dimostrato l'evoluzione stessa della scienza che vi erano certezze incontrovertibili che poi sono invece state problematizzate, se non revocate?

Mi chiedo inoltre: dobbiamo metterci a prendere decisioni supportate esclusivamente dalla scienza, o non dobbiamo piuttosto andare al vero fondamento del nostro compito, che è essenzialmente educativo?

Non credo tocchi a noi pastori fare questo tipo di interventi specifici e analitici. Credo che tocchi a noi interrogarci sui degradi di carattere morale e sociale che sono la conseguenza della crisi del pensare, dell'agire e del vivere. E' su quello che noi pastori dobbiamo dare un contributo fondamentale, recuperando così la nostra dimensione educativa.

Una Conferenza episcopale, come è il caso di quella italiana, non è poi un soggetto di magistero. Benché i diritti delle conferenze episcopali siano ancora fortemente in discussione, l'allora cardinale Josef Ratzinger aveva una posizione molto decisa nel riconoscere che nessuna Conferenza poteva espropriare due punti precisi: il magistero del vescovo di Roma e il magistero del vescovo locale. Una Conferenza episcopale può dare indicazione, offrire documenti di lettura della situazione, ma non può, dal punto di vista normativo, disporre nulla.

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giovedì 6 dicembre 2012


5 dicembre, 2012
Già in precedenza ci siamo occupati, qui e qui ,di come il contraccettivo di emergenza EllaOne, la cosiddetta “pillola dei 5 giorni dopo”, possa essere considerato a tutti gli effetti un vero e proprio abortivo, come anche il dott. Renzo Puccetti ha voluto sottolineare . Oggi ci vogliamo soffermare invece su alcuni aspetti che in pochi sanno ma che sono indispensabili per comprendere il raggiro perpetrato ai danni della donna.
OMS e spostamento dell’inizio della gravidanza
In passato la fecondazione (che è l’incontro tra spermatozoo e ovocita con conseguente concepimento di un nuovo organismo) era considerata come il momento di inizio della gravidanza. Non è difficile infatti pensare intuitivamente alla gravidanza come il periodo in cui il nuovo organismo concepito cresce all’interno del corpo materno dal quale è nutrito e sostenuto o, per dirla in breve, come il periodo che va dal concepimento al parto. Anche perl’OMS era così fino al 1985, anno in cui ha invece cambiato la definizione di gravidanza spostandone l’inizio: essa infatti non inizia più con la fecondazione, ma con l’impianto dell’embrione nella parete uterina, che avviene circa una settimana dopo! Venne così molto furbescamente aggirato l’ostacolo bioetico insito nei nuovi contraccettivi ad azione anti-impianto che iniziarono ad essere sperimentati proprio in quegli anni: in base a questa nuova definizione, qualsiasi farmaco che uccida l’embrione prima di impiantarsi in utero non è più considerato abortivo (per abortivo si intende ciò che interrompe la gravidanza), ma contraccettivo (cioè in grado di prevenire la gravidanza), mentre diventano tecnicamente abortivi solo i farmaci che uccidono l’embrione dopo l’impianto! E, per differenziare la vera contraccezione, quella che cioè impedisce la fecondazione da questo vero e proprio aborto mascherato, è stato coniato il termine di “contraccezione di emergenza” (o “contraccezione postcoitale”), che è quella “contraccezione” che avviene anche dopo la fecondazione.

Il dibattito sulla data di inizio della gravidanza è in certo senso fuorviante, perché distrae dal problema vero creato dall’uso di questa nuova pillola, che è il destino del concepito: infatti che differenza c’è tra uccidere un concepito prima o dopo l’impianto? Bisogna invece considerare la realtà dei fatti e cioè che, grazie al termine di “contraccettivo d’emergenza”, le potenziali consumatrici crederanno di scongiurare tranquillamente il concepimento, così come avviene con la contraccezione classica, sebbene sia l’esatto contrario: conEllaOne la possibilità di concepire un figlio è assolutamente concreta. La nuova definizione di gravidanza data dall’OMS infatti nulla toglie a quel che si persegue attraverso l’utilizzo degli antinidatori come EllaOne: la morte del nascituro, che già esiste anche se non si è ancora impiantato in utero. Inoltre questo spostamento è stato motivato col fatto che il corpo materno inizia la sua relazione con l’embrione solo con l’impianto, ma è evidente che non è l’annidamento che fa dell’embrione il suo essere embrione, e non è una relazione (quella madre-figlio che si stabilisce con l’impianto) a determinare l’esistenza di un soggetto. In aggiunta va ricordato che non è l’impianto a stabilire la relazione biologica fra la madre e il figlio, in quanto quest’ultimo stabilisce fin dal concepimento un intenso dialogo biologico con lei: la madre infatti, mediante secrezione di progesterone, contribuisce allo sviluppo del concepito prima ancora che si impianti, esaltando specificatamente le secrezioni tubariche ed uterine necessarie al suo nutrimento e sviluppo.
Perciò la definizione di gravidanza dell’OMS è solo strumentale a rendere l’aborto precoce una pratica priva di rilevanza etica, è cioè solo un ingannevole gioco di parole. Da notare infine come la stessa OMS si contraddica nel momento in cui dice che in generale la durata della gravidanza viene considerata di 266 giorni dalla fecondazione: ma se si dice che la gravidanza è il periodo di vita in utero del concepito, perché la si calcola a partire dalla fecondazione e si parla di 266 giorni di durata, piuttosto che 259 (i reali giorni di vita intrauterina del concepito)?
Test di gravidanza: un’ingannevole rassicurazione per la donna
In Italia l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha stabilito che il medico, prima di prescrivere EllaOne, ha l’obbligo di verificare l’assenza di una gravidanza preesistente attraverso l’esito negativo di un test a base di β-hcg che la donna può effettuare anche con un semplice stick sulle urine, reperibile nelle farmacie.Si penserà che, visto il potenziale effetto abortivo di Ellaone, l’AIFA voglia assicurarsi che le consumatrici non siano incinte, in modo tale da essere sicuri che la pillola agisca secondo il meccanismo antiovulatorio piuttosto che col meccanismo antinidatorio. In realtà non è così, in quanto il test di gravidanza sarà sensibile almeno 7 giorni dopo il concepimento:  questo perché, le β-hcg  vengono prodotte solo a partire dal 7° giorno dal concepimento, cioè solo a partire dall’annidamento in utero dell’embrione. È quindi scontato che, se la pillola viene assunta entro i 5 giorni successivi al rapporto a rischio di gravidanza, il test obbligatorio prescritto risulterà sempre negativo, cosa che non esclude affatto la presenza di un embrione, ma solo il suo impianto in utero; e questo è un enorme inganno per la donna che verrà raggirata da una rilevazione fasulla che le farà pensare di non aver concepito e di non eliminare alcun embrione attraverso la pillola. Ma allora perché l’AIFA richiede il test se in questi 5 giorni è inutile eseguirlo?

EllaOne ed RU486 sono sorelle
La risposta ce la dà il dott. Bruno Mozzanega, il quale fa notare come in realtà EllaOne (ulipristal acetato, UPA) abbia una struttura chimica quasi sovrapponibile a quella della famigerata RU486 (mifepristone), la pillola abortiva in vendita in Italia già dal 2009, e per questo ribattezza da Jerome Lejeune come “pesticida umano”. Come fa notare Mozzanega infatti, sebbene UPA non sia stato ancora sperimentato nella interruzione di gravidanza, «non si può negare che a livello di utero e di procreazione i suoi effetti siano sovrapponibilia quelli della RU486». «Se per l’interruzione chimica della gravidanza – continua Mozzanega – si utilizzano 200 mg di RU486, è verosimile che lo stesso quantitativo di UPA sia in grado di sopprimere, in  eguale modo, l’embrione». Mozzanega poi fa notare che «è certamente legittimo – in termini di marketing – il tentativo, da parte dell’Azienda produttrice, di tenere distinte le due molecole gemelle: una, la RU486, ormai poco “presentabile” dato il suo utilizzo nell’aborto chimico, e l’altra, Ulipristal, da mantenere “esente da richiami all’aborto”. Ma è un problema di pura e semplice immagine, dal momento che è ben chiaro che le due molecole sono egualmente efficaci nell’impedire la sopravvivenza dell’embrione in utero».

È facile comprendere allora che se l’AIFA richiede il test è perché vogliono evitare che donne consapevoli di essere incinte durante i primi 2 mesi di gravidanza tentino di abortire illegalmente a casa proprio con UPA, fingendo di avere avuto un rapporto nei 5 giorni prima per ottenere EllaOne al posto dell’RU486, quest’ultima pillola molto più scomoda per abortire dato che può essere somministrata solo in ambito ospedaliero e con obbligo di ricovero. A tal riguardo si consiglia di visitare il sito web www.pilloladei5giornidopo.it e la visione di questo video esplicativo del Comitato Verità e Vita.