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lunedì 11 giugno 2012


L' ormone dell' altruismo (e forse del razzismo) - Una persona non ipnotizzabile può essere ipnotizzata se assume ossitocina Questa molecola è più elevata nel sangue di chi è inserito in una buona rete sociale Il ruolo controverso dell' ossitocina,  Di Diodoro Danilo, 10 giugno 2012 - Corriere della Sera, http://archiviostorico.corriere.it/

Se da adulti si è depressi, potrebbe dipendere da esperienze negative e stressanti fatte quando si era bambini. Ma che legame c' è tra lo stress infantile e la depressione adulta? L' ossitocina. Ancora: se una persona non è ipnotizzabile e quindi non può ricorrere a questa tecnica psicologica per condizioni mediche che potrebbero beneficiarsene, c' è un farmaco capace di renderla ipnotizzabile? Sì, sempre l' ossitocina. E si può indurre le persone a essere più generose, ad esempio nel fare donazioni in denaro ad associazioni benefiche? Anche in questo caso la risposta è positiva: merito dell' ossitocina. Si potrebbe proseguire con un lungo elenco di azioni diverse, visto che l' ossitocina è l' ormone dei legami sociali, può modificare positivamente le capacità empatiche degli individui e la loro modalità di rapportarsi con gli altri. Il legame tra carenza di ossitocina e depressione adulta è stato individuato da una ricerca, pubblicata sulla rivista Stress da Jolanta Opacka-Juffry e Changiz Mohiyeddini dell' Università di Londra, mentre l' azione pro-ipnotizzabilità di questo potente neuropeptide è stata scoperta da alcuni ricercatori dell' Università del South Wales di Sidney, in Australia, guidati da Richard Bryant, e pubblicata in un articolo uscito sulla rivista Psychoneuroendocrinology. L' ossitocina è prodotta dall' ipotalamo e viene immagazzinata nella parte posteriore dell' ipofisi. Da lì, questo neuropeptide, composto da nove aminoacidi, parte per distribuirsi in tutto l' organismo per via nervosa o con la circolazione del sangue. All' inizio del secolo scorso, quando fu scoperta, si sapeva che era in grado di far contrarre l' utero (il termine "ossitocina" viene dal greco antico e vuol dire "nascita veloce"), poi si scoprì che serviva anche per facilitare l' allattamento al seno. Negli ultimi anni ad ogni azione di questa molecola se ne è aggiunta un' altra, con un progressivo spostamento verso l' area psicologica e sociale. Oggi è indicata come la molecola del benessere, perché aumenta il senso di fiducia in se stessi, migliora la capacità di stringere legami sociali e di comportarsi in maniera corretta e altruista. «L' ossitocina gioca un ruolo centrale nella modulazione dell' ansia» dicono Waguih William IsHak della Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles e i suoi collaboratori, autori di una revisione su questa straordinaria molecola, pubblicata sul Journal of affective disorders. «Esercita quest' azione attraverso specifici recettori per l' ossitocina che sono stati trovati nell' amigdala, struttura fondamentale nel percorso neurologico che media la paura, la fiducia e il riconoscimento sociale». L' ossitocina è capace di tenere a freno l' attività dell' amigdala, piccola struttura cerebrale che risulta troppo "eccitata" negli stati ansiosi e depressivi. Il livello circolante nel sangue di questa sostanza aumenta dopo stimoli positivi e piacevoli, come il calore, il tocco di un altro essere umano, l' esposizione a odori gradevoli e alla musica. L' ossitocina inoltre è più elevata nel sangue delle persone che sono inserite in una buona rete sociale, rispetto a chi è invece isolato. È responsabile del senso di quieto benessere che si prova dopo l' orgasmo sessuale, e rappresenta una fondamentale base biochimica dell' attaccamento tra madri e figli. La somministrazione di questo ormone come farmaco ha una serie di azioni favorevoli, come la riduzione del livello di pressione arteriosa, che prosegue per giorni anche dopo una sola somministrazione, la riduzione del desiderio di assumere sale, l' abbassamento del tono simpatico-adrenergico, che è aumentato invece dallo stress. Ma come tutti i farmaci molto attivi, anche l' ossitocina può avere sia importanti effetti collaterali, sia effetti inaspettati e negativi, a seconda della disposizione delle persone che la assumono (si vedano gli altri articoli in questa pagina). RIPRODUZIONE RISERVATA

lunedì 31 ottobre 2011


Ossa sono ghiandole,regolano metabolismo

Scheletro 'attore'insospettabile in malattie anche molto diverse

31 ottobre, 14:37
Ossa sono ghiandole,regolano metabolismo(ANSA) - ROMA, 31 OTT - Malattie molto diverse come il diabete e l'infertilita' sono unite da un 'attore' insospettabile, lo scheletro, attraverso gli ormoni prodotti dall'osso che ha, dunque, anche funzione di ghiandola. Il punto sulle ultime scoperte in questo campo, e sulle possibili terapie, e' stato fatto a Roma durante il convegno organizzato da Andrea Lenzi dell'universita' Sapienza e Paolo Pozzilli del Campus Biomedico.
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giovedì 13 ottobre 2011


Il gene dell’altruismo che ci fa nascere buoni – Federico Rampini, La repubblica, 13 ottobre 2011

Contrordine, buoni si nasce trovato il gene dell’egoismo. Una ricerca rivela: la scarsa generosità frutto di una disfunzione del Dna.
I due terzi dei bambini scelgono di lasciare gli adesivi agli altri che non ne hanno
Il gene si chiama Avpr1a e regola nel cervello ormoni legati ai nostri comportamenti
New York. Egoisti si nasce, altruisti si diventa? Questo luogo comune ci accompagna da tempo immemorabile. È stato immortalato in un capolavoro letterario come Il signore delle mosche (1954) del premio Nobel William Golding, sui ragazzi dispersi in un´isola deserta che incrudeliscono sui più deboli con ferocia.
Nel 1976 un avallo scientifico a quell´idea sembrò arrivare dal saggio dell´evoluzionista Richard Dawkins sul “Gene egoista”, anche se Dawkins sostiene di essere stato spesso frainteso. Ma anche i più diffusi manuali divulgativi sull´educazione dei figli, come il popolare “Handbook of Child Psychology” in America, istruiscono i genitori su come “correggere” l´indole spontanea del loro bambino che vorrebbe tutto per sé. Ora sappiamo che non è vero, non è così che nasce il bambino. Un´importante ricerca pubblicata sulla rivista scientifica PLoS, e ripresa dal Wall Street Journal, dimostra in modo convincente che siamo programmati biologicamente con un “gene dell´altruismo”. Almeno: molti di noi ce l´hanno, attivo e funzionante. Mentre sono gli “egoisti alla nascita” la vera anomalìa, perché vittime di una disfunzione genetica. Questo è il risultato dell´esperimento condotto da un´équipe di psicologi in un laboratorio israeliano, sotto la guida del professor Reut Avinum della Hebrew University. Il test è semplice, comincia con 136 bambini di età compresa fra i 3 e i 4 anni. Uno alla volta, ogni bambino entra da solo in una stanza arredata come la sala-giochi di una scuola materna. Gli vengono consegnate sei confezioni di adesivi colorati. «Puoi tenerli tutti per te – gli spiega l´istruttore – oppure puoi darne qualcuno a un altro bambino, che non ne ha». Gli “sticker” colorati rappresentano immagini belle, attraenti. Nessun altro coetaneo appare nella stanza, quindi il bambino non ha la più pallida idea di chi sarebbe il beneficiario del suo dono eventuale. Gli si chiede uno sforzo d´immaginazione notevole per quella età, la sua generosità deve esercitarsi a favore di un essere astratto. Eppure il risultato del test è inequivocabile: i due terzi dei bambini scelgono di lasciare qualche confezione ad altri, solo perché gli è stato detto che da qualche parte esistono dei bambini che non hanno alcun adesivo. Non ci sono differenze tra maschi e femmine. Alcuni addirittura rinunciano alla totalità del dono. Interrogati sul perché di questo altruismo estremo, rispondono: «Perché è così che ci si sente più felici». Tutto merito dell´educazione ricevuta in famiglia? Nient´affatto. Gli psicologi israeliani hanno individuato un gene, Avpr1a, che “regola nel cervello ormoni legati ai nostri comportamenti sociali”, incluso l´altruismo e lo spirito cooperativo. Usando la tecnologia di risonanza magnetica che consente di raffigurare in immagini la nostra attività cerebrale, gli stessi scienziati hanno osservato che ad ogni atto di generosità il gene Avpr1a rilascia neurotrasmittenti simili alla dopamina, che producono una sensazione di benessere fisico. Alla stessa conclusione è giunta una ricerca indipendente, condotta alla University di Washington e anch´essa pubblicata sulla rivista PLoS: in quel caso addirittura sono stati identificati riflessi altruisti e un senso di “equità” in bambini di soli 15 mesi, misurando la loro voglia di condividere il giocattolo favorito. È tra quei bambini che si rifiutano di donare e invece vogliono tutto per sé, che gli scienziati individuano l´eccezione alla norma: che si spiega con una variazione nel gene Avpr1a. Queste ricerche confermano l´interesse crescente degli studi scientifici nel campo dell´altruismo, un ambito che sta attirando finanziamenti come quelli della Templeton Foundation in favore della Science of Generosity Initiative. Lo studioso di Harvard Yochai Benkler nel suo saggio “The Penguin and the Leviathan” allarga il discorso a tutte le scienze sociali e all´economia. La teoria dell´evoluzione, se applicata non solo alla biologia individuale ma alla selezione dei gruppi e delle specie, dimostra che prevalgono le società e organizzazioni complesse dove si esalta il “gene della cooperazione”.