Il gene dell’altruismo che ci fa nascere buoni – Federico Rampini, La repubblica,
13 ottobre 2011
Contrordine, buoni si nasce
trovato il gene dell’egoismo. Una ricerca rivela: la scarsa generosità frutto
di una disfunzione del Dna.
I due terzi dei bambini scelgono
di lasciare gli adesivi agli altri che non ne hanno
Il gene si chiama Avpr1a e regola
nel cervello ormoni legati ai nostri comportamenti
New York. Egoisti si nasce,
altruisti si diventa? Questo luogo comune ci accompagna da tempo immemorabile.
È stato immortalato in un capolavoro letterario come Il signore delle mosche
(1954) del premio Nobel William Golding, sui ragazzi dispersi in un´isola
deserta che incrudeliscono sui più deboli con ferocia.
Nel 1976 un avallo scientifico a
quell´idea sembrò arrivare dal saggio dell´evoluzionista Richard Dawkins sul
“Gene egoista”, anche se Dawkins sostiene di essere stato spesso frainteso. Ma
anche i più diffusi manuali divulgativi sull´educazione dei figli, come il
popolare “Handbook of Child Psychology” in America, istruiscono i genitori su
come “correggere” l´indole spontanea del loro bambino che vorrebbe tutto per
sé. Ora sappiamo che non è vero, non è così che nasce il bambino. Un´importante
ricerca pubblicata sulla rivista scientifica PLoS, e ripresa dal Wall Street
Journal, dimostra in modo convincente che siamo programmati biologicamente con
un “gene dell´altruismo”. Almeno: molti di noi ce l´hanno, attivo e
funzionante. Mentre sono gli “egoisti alla nascita” la vera anomalìa, perché vittime
di una disfunzione genetica. Questo è il risultato dell´esperimento condotto da
un´équipe di psicologi in un laboratorio israeliano, sotto la guida del
professor Reut Avinum della Hebrew University. Il test è semplice, comincia con
136 bambini di età compresa fra i 3 e i 4 anni. Uno alla volta, ogni bambino
entra da solo in una stanza arredata come la sala-giochi di una scuola materna.
Gli vengono consegnate sei confezioni di adesivi colorati. «Puoi tenerli tutti
per te – gli spiega l´istruttore – oppure puoi darne qualcuno a un altro
bambino, che non ne ha». Gli “sticker” colorati rappresentano immagini belle,
attraenti. Nessun altro coetaneo appare nella stanza, quindi il bambino non ha
la più pallida idea di chi sarebbe il beneficiario del suo dono eventuale. Gli
si chiede uno sforzo d´immaginazione notevole per quella età, la sua generosità
deve esercitarsi a favore di un essere astratto. Eppure il risultato del test è
inequivocabile: i due terzi dei bambini scelgono di lasciare qualche confezione
ad altri, solo perché gli è stato detto che da qualche parte esistono dei
bambini che non hanno alcun adesivo. Non ci sono differenze tra maschi e
femmine. Alcuni addirittura rinunciano alla totalità del dono. Interrogati sul
perché di questo altruismo estremo, rispondono: «Perché è così che ci si sente
più felici». Tutto merito dell´educazione ricevuta in famiglia? Nient´affatto.
Gli psicologi israeliani hanno individuato un gene, Avpr1a, che “regola nel
cervello ormoni legati ai nostri comportamenti sociali”, incluso l´altruismo e
lo spirito cooperativo. Usando la tecnologia di risonanza magnetica che
consente di raffigurare in immagini la nostra attività cerebrale, gli stessi
scienziati hanno osservato che ad ogni atto di generosità il gene Avpr1a rilascia
neurotrasmittenti simili alla dopamina, che producono una sensazione di
benessere fisico. Alla stessa conclusione è giunta una ricerca indipendente,
condotta alla University di Washington e anch´essa pubblicata sulla rivista
PLoS: in quel caso addirittura sono stati identificati riflessi altruisti e un
senso di “equità” in bambini di soli 15 mesi, misurando la loro voglia di
condividere il giocattolo favorito. È tra quei bambini che si rifiutano di
donare e invece vogliono tutto per sé, che gli scienziati individuano
l´eccezione alla norma: che si spiega con una variazione nel gene Avpr1a.
Queste ricerche confermano l´interesse crescente degli studi scientifici nel
campo dell´altruismo, un ambito che sta attirando finanziamenti come quelli
della Templeton Foundation in favore della Science of Generosity Initiative. Lo
studioso di Harvard Yochai Benkler nel suo saggio “The Penguin and the
Leviathan” allarga il discorso a tutte le scienze sociali e all´economia. La
teoria dell´evoluzione, se applicata non solo alla biologia individuale ma alla
selezione dei gruppi e delle specie, dimostra che prevalgono le società e
organizzazioni complesse dove si esalta il “gene della cooperazione”.
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