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lunedì 29 dicembre 2014

Embrione con due madri, 28 dicembre 2014, http://www.notizieprovita.it/


3genitori
Abbiamo già esposto ai nostri lettori i problemi etici e biologici che pone la creazione di un embrione col dna di un padre e due madri. 

Il lettori sanno che comunque la sperimentazione sugli embrioni comporta la creazione in laboratorio e la soppressione di vite umane innocenti, a onta della dignità della persona e dei suoi diritti inviolabili, tanto sbandierati – rivisitati e corretti – dai politically correct.


Ora Life Site News ci informa che il Parlamento inglese, sta per approvare una legge che consente alla madre che fornisce il mitocondrio e “solo” lo 0,1% del dna, di rimanere anonima.

Ciò pone delle questioni di ordine legale, in quanto contraddice la legge inglese sulla fecondazione artificiale che consente ai figli concepiti in vitro di conoscere l’identità dei genitori biologici dopo che avranno compiuto 18 anni.

Da un punto di vista etico, dato che la percentuale di dna appartenente alla madre mitocondriale è piccola, ma non irrilevante, molti bioeticisti contestano questa prospettiva legislativa.

Da un punto di vista embriologico, molti scienziati ribadiscono quanto sia rischiosa la procedura, che è stata testata in modo insufficiente sugli animali, e non si sa bene come risulteranno gli embrioni così prodotti.

Tanto se “vengono male” li buttano…

Redazione

L'articolo di Life Site:

British Government Will Keep Third Parent in Three-Parent-Embryo IVF a Secret
by Sarah Zagorski | London, England | LifeNews.com | 12/19/14 11:40 AM


The British government is considering using a new technique to eradicate serious illness stemming from one parent. However, there’s a catch— the child will have two mothers and one father.

As LifeNews previously reported, the technique involves the removal of the egg cell’s nucleus and replaced with the nucleus of a woman with mitochondrial disease.

threeparent3Then the genetically-engineered egg is fertilized with sperm creating an embryo that has genetic material from three persons, the mitochondrial DNA (mtDNA) from the donor, and nuclear DNA contributed by the parents. If accepted, Britain would be the first country in the world to allow the creation of babies that have three parents.

Now the British government is arguing that since the third mother will only contribute to 0.1% of the child’s DNA, their identity should remain secret. Currently, the law allows children born via IVF to find out their donor’s identity when they turn 18; however, this would not be the case with three-parent IVF.

Although some believe this will give families suffering from illness the ability to have healthy children, there are serious problems with this technique. First, the science behind this is very new and animal testing of MD has been limited. In other words, no one really knows how safe it will be. Secondly, is it wrong to create multiple babies to only discard— I mean kill a few, which always happens with pronuclear transfer (the process of swapping DNA between two fertilized human eggs).

And finally, many pro-lifers have serious concerns with the morality of making genetically engineered children. This is not just because it involves the destruction of human life, but because in order to perfect these children there will be experimentation. Ultimately, human life will be used in science experiments and mistakes will be made that we cannot take back.

The Daily Mail shares more about the controversy surrounding three-parent IVF:

Supporters say the legislation would allow those living in the shadow of incurable disease the chance to have a healthy child.

Click here to sign up for daily pro-life news alerts from LifeNews.com

But critics argue that genetically engineering eggs crosses a critical ethical line, and are concerned about the impact of children not knowing who their third parent is.

‘This is already granted to children who are adopted because we understand how important it is for children to know about their genetic heritage for their sense of identity and self-understanding. It should not be denied to these children.’

However Robert Meadowcroft, of the Muscular Dystrophy Campaign, said the technique ‘involves a calculated step into new scientific territory, but it is a very focused step, with the sole aim of preventing a potentially fatal condition from being passed down where possible.’

He added that it would open up the ‘possibility of motherhood’ to women afraid of passing on a painful and debilitating condition.The technique, being perfected at Newcastle University, involves trying to prevent disease caused by faults in mitochondria, which cause serious illness in one in 6,500 babies.

Scientists have found a way of swapping the mother-to-be’s diseased mitochondria with healthy ones donated by another woman.

The technique involves removing the nucleus DNA from a fertilised egg, and inserting it into a donor egg where the nucleus DNA has been removed.

The resulting embryo would end up with the nucleus DNA from its parents – making up the vast majority – but the mitochondrial DNA from the donor, amounting to around 0.1 per cent.

The proposed change in the law was announced by Public Health Minister Jane Ellison. It will have to be debated and voted on in both Houses but could be passed by the end of January. However, it would not become law until October. The Newcastle team say they are delighted that Parliament is to consider the legislation and say they will soon be ready to treat couples.

giovedì 14 agosto 2014

Mamma e papà, per i bimbi non sono la stessa cosa di Simona Martini, 14-08-2014, http://www.lanuovabq.it

La famiglia: mamma, papà e figli
Quando osservo, da psicologa, l'attuale dibattito relativo alle diverse tipologie possibili di famiglia, che secondo alcuni dovrebbero comprendere anche famiglie “arcobaleno”, dove coppie dello stesso sesso allevano uno o più bambini, e lo metto in relazione con l'individualismo ed il relativismo che dominano la nostra epoca, mi sorge spontanea una domanda: è davvero indifferente crescere in contesti così diversificati? Non sta invece accadendo che, dietro fiumi di parole atti a giustificare situazioni difformi dal contesto in cui ordinariamente un bambino dovrebbe vivere si cela una realtà diversa, in cui i figli diventano più oggetto di desideri e di capricci di persone adulte, ma poco mature, piuttosto che soggetti i cui diritti sono da tutelare offrendo loro le migliori opportunità di sviluppo possibili?

Tale interrogativo si può porre in diversi ambiti: separazioni/divorzi, famiglie allargate, “famiglie” omogenitoriali, cioè appunto con due “genitori” dello stesso sesso, e così via, ma, in questa sede, mi occuperò in particolare di queste ultime. Analizzando la letteratura sulla psicologia dello sviluppo appare impossibile adottare una prospettiva relativistica e individualistica. Innanzitutto, infatti, una volta appurata l'importanza dei fattori ambientali, che agiscono fin dalla vita intrauterina, nella formazione della personalità di un individuo, le teorie psicologiche si sono concentrate sull'importanza delle figure d’attaccamento, cioè di quelle persone che più di altre gravitano attorno al mondo del bambino, fornendogli cure e affetto. Si sa, infatti, che il bambino sviluppa un legame d’attaccamento tanto più forte a chi più prontamente risponde alle sue richieste, non tanto e non solo a quelle relative alla soddisfazione dei bisogni primari (in particolare, fornirgli il cibo necessario), quanto a quelle inerenti la socialità e l'amore. Va da sé che, nell'ordinarietà, tale ruolo è svolto dai genitori, i quali sono maggiormente motivati all'accudimento della propria prole, investendo notevoli energie, sia da un punto di vista emotivo/affettivo, sia da un punto di vista fisico, per non parlare del punto di vista economico. Grande importanza rivestono certamente anche figure che possono vicariare quelle genitoriali – per esempio i nonni –, ma che sono comunque secondarie, soprattutto se viste dalla prospettiva del bambino.

La psicologia dello sviluppo ha messo in evidenza, in particolare, i diversi ruoli che i genitori ricoprono nella crescita e nell'educazione dei propri figli, mostrando che padri e madri hanno funzioni complementari. Laddove le madri sono maggiormente orientate all'accudimento attraverso cure, coccole, accoglienza incondizionata, i padri tendono a rendere maggiormente emancipati i figli, anche attraverso un ruolo più normativo, favorendo così sia il normale processo di separazione del figlio dalla madre, con la quale nella primissima infanzia ha un rapporto quasi simbiotico, sia l'inizio e il mantenimento delle prime relazioni sociali. Il sano sviluppo di ogni individuo, inoltre, passa attraverso il rapporto con l'alterità, che permette l'acquisizione di nuove conoscenze e modalità relazionali. Numerosi studi, infatti, mettono in luce l'importanza della presenza di entrambe le figure genitoriali, mostrando che, per esempio, l'assenza del padre crea non pochi problemi nella vita del bambino.

Si potrà obiettare che esistono famiglie decisamente “anomale” da questo punto di vista (sia in seguito a separazioni, sia in seguito a lutti, o altro), i cui figli non risentono di problemi. Certo: ma questo richiede da parte delle figure di riferimento grandi sforzi e capacità, che non sempre si riescono a mettere in gioco. Dette situazioni “anomale”, dunque, costituiscono sempre fattori di rischio rispetto alla salute del figlio. Da un punto di vista anatomico, poi, il cervello dell'uomo e quello della donna differiscono significativamente, con inevitabili conseguenze anche sotto l'aspetto relazionale e comportamentale. Per non fare che un esempio, il corpo calloso del cervello femminile, cioè quella struttura costituita da fasci di fibre che collegano i due emisferi, è più grosso nelle donne, con la conseguenza di una maggior comunicazione tra i due emisferi cerebrali: le femmine, perciò, subiscono maggiormente l'influenza dell'emisfero destro rispetto ai maschi. Segue da ciò che la donna, nelle sue interazioni, appare più emotiva, mentre l'uomo è più razionale. Il modo di ragionare è diverso: l'emisfero sinistro, dominante, esegue processi in modo sequenziale, mentre quello destro li esegue in parallelo. Perciò la donna, maggiormente influenzata dalle capacità dell'emisfero destro, appare più dotata di intuito.

Donne e uomini non sono uguali. Per crescere in modo equilibrato, il bambino ha bisogno di un padre e di una madre. Tornando appunto al bambino, si sa che il lungo processo di costruzione della propria personalità inizia a partire dall'osservazione delle proprie figure d’attaccamento, e in particolare dei propri genitori. Da tale osservazione scaturisce una forma di apprendimento molto potente, che permetterà di affrontare il mondo prendendo esempio dai comportamenti e dai vissuti genitoriali. Un figlio, però, non si limita a osservare le proprie figure d’attaccamento: interagisce con esse, imparando così a relazionarsi con la diversità insita negli atteggiamenti, nei pensieri e nelle emozioni dell'uno e dell'altro genitore, diversità dovuta sia alle differenze che caratterizzano ogni singolo individuo, in quanto unico, sia alla complementarietà dell'universo maschile e femminile.

Si capisce dunque, da quanto ho appena spiegato, l'importanza della complementarietà del sesso dei genitori, proprio in relazione alle maggiori opportunità comportamentali e relazionali offerte al figlio. Qualora invece le figure d'attaccamento di un bambino fossero dello stesso sesso, questi sarebbe privato, o quantomeno limitato, in modo immotivato e gratuito della possibilità di apprendere a relazionarsi, fin dalle primissime fasi dello sviluppo, con la complementarietà del mondo maschile e femminile. E non si può certo escludere a priori che tale privazione rappresenti anche un potenziale motivo di sofferenza per chi maggiormente deve essere tutelato.

*Psicologa e psicoterapeuta

lunedì 5 maggio 2014

Eterologa. «Prima di applicare la sentenza della Consulta, serve un dibattito pubblico», Maggio 5, 2014 Francesco Amicone, http://www.tempi.it/

assuntina morresi
«L’eterologa introduce una rivoluzione. Potranno esistere due madri: la gestante e chi concepisce». Intervista ad Assuntina Morresi (commissione nazionale per la Bioetica).
Si potrà legalmente donare un ovulo o uno spermatozoo a una coppia che lo desidera per avere (partorire) un figlio concepito in provetta? Ancora nessuno lo dice. A quasi un mese di distanza dalla sentenza con cui la Consulta il 9 aprile ha legittimato la fecondazione eterologa, il Governo non ha approntato una risposta politica. «Non c’è chiarezza e non si sa quale altro divieto della Legge 40 viene intaccato», spiega a tempi.it Assuntina Morresi (in foto), membro della commissione nazionale per la Bioetica. «Bisogna attendere le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale», aggiunge. Nel frattempo i media premono perché l’esecutivo Renzi dia il via libera definitivo all’eterologa. In sostanza, si afferma che non vi sarebbe bisogno di un dibattito parlamentare, e basterebbe applicare la sentenza della Consulta.
Morresi, in un articolo apparso sull’ultimo numero, l’Espresso suggerisce al Governo di sbarazzarsi di lei. Perché tanta aggressività contro un membro del comitato nazionale per la bioetica? Paga la sua opposizione all’eterologa?
Penso di sì. E forse ce l’hanno con me perché sostengo che il via libera alla procreazione assistita eterologa non è stato legittimato da un percorso rappresentativo ma soltanto dall’opinione di un pugno di giudici. Otto giudici, contro sette, senza discussione pubblica, hanno smantellato un divieto varato dal Parlamento e confermato da un referendum popolare. Ricordo che il quesito sull’eterologa nel referendum del 2005, bocciato come tutti gli altri, aveva ricevuto il minor consenso dei cittadini che andarono ai seggi.
Sui giornali leggiamo che, dopo la sentenza della Consulta, più di tremila persone avrebbero fatto richiesta di ovociti e spermatozoi per una fecondazione eterologa. È una cifra realistica?
Sono i numeri forniti da una associazione che rappresenta alcuni centri di fecondazione assistita, la Cecos. Penso che siano dati verosimili. C’è da dire che in dieci anni soltanto 20 casi di richieste di eterologa sono state vagliate dai tribunali. Se ne è occupato sempre lo stesso pool di avvocati. Non si parla di numeri esorbitanti e di un grande problema sociale.
Cosa dovrebbe fare il governo?
C’è un vuoto normativo. Non c’è traccia di una norma che stabilisca come fare l’eterologa. Per esempio: si potrà donare cellule riproduttive ai propri parenti? Inoltre, vista la novità che introduce la sentenza, non penso si debba applicare con un atto amministrativo, un regolamento o con un decreto del Governo. C’è bisogno di un dibattito pubblico e parlamentare. Cedere il proprio patrimonio genetico non è come cedere una cellula qualunque. Introduce una rivoluzione. Potranno esistere due madri: la gestante e chi concepisce. Prima dell’avvento di questa tecnica era naturale che madre, per legge, fosse colei che partorisce. Ora, invece, alla madre che partorisce si affiancherà la madre che concepisce e dona il patrimonio genetico, rinunciando per contratto a esserlo.
I bambini concepiti con l’eterologa potranno conoscere l’identità della madre biologica?
Sarebbe in linea con l’orientamento dei paesi europei, dove si sono fatti molti passi indietro dopo l’introduzione dell’eterologa. In Gran Bretagna, Olanda, Norvegia e Svezia si è stabilito che l’anonimato non prevalga sulla volontà dei figli di conoscere la propria origine. È ragionevole: quando un essere umano dice “io” non si riferisce semplicemente a se stesso, ma alla propria storia, alla famiglia, alla sua provenienza. È un bisogno insopprimibile sapere da dove si viene.
La maternità surrogata (il cosiddetto utero in affitto) sarà comunque vietato?
C’è scritto chiaramente nella legge 40 e la Consulta non ne ha parlato. La pena per chi viola il divieto di maternità surrogata va dai 3 mesi ai 2 anni di detenzione e una multa. Il problema non è se rimarrà il divieto. Il problema è che i magistrati non lo applicano.

lunedì 14 aprile 2014

Scambio di embrioni, tutto secondo logica di Tommaso Scandroglio, 14-04-2014, http://www.lanuovabq.it/


Ospedale Pertini a Roma
Un errore. Forse si scrive un numero per un altro o si compila male un modulo, fatto sta che una coppia che aveva cercato un figlio in provetta ora si ritrova con due bebè invece che uno e nemmeno figli loro. Infatti, come recita il referto di un esame genetico fatto al terzo mese di gravidanza, i «profili genetici dei due feti non sono compatibili con quelli dei genitori». In buona sostanza c’è stato uno scambio tra embrioni. 

Il tutto è avvenuto il 4 dicembre dello scorso anno all’ospedale romano Sandro Pertini quando in una bella mattina invernale quattro coppie si sottopongono alla fecondazione artificiale. Per tre coppie le prime fasi della gravidanza hanno buon esisto. Una di queste si sottopone ad alcuni accertamenti di routine e si scopre che i due gemelli non sono biologicamente figli della coppia richiedente. Di converso, anche il figlio di quest’ultima o è nel ventre di una delle rimanenti due donne che stanno ancora portando avanti la gravidanza oppure è stato impiantato nell’utero di quell’unica donna la cui gestazione si è già interrotta. 

Il governatore della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha istituito una commissione di indagine che si riunirà oggi alle 17.00 e da un paio di settimane ha ordinato la chiusura dell’unità per la sterilità del Pertini.

La parola più spesa in queste ore a commento della vicenda è “malasanità”. A noi viene da sostituirla con “malvagità”. Se si decide, così come permette la legge 40, di trattare la persona umana come un prodotto e quindi di compiere un’azione malvagia, come poi stupirsi che qualcuno commetta qualche grossolano errore nello “stoccaggio” del prodotto? La manipolazione dell’embrione porta con sé tutti quegli errori fisiologici propri della manipolazione. L’artificio va a braccetto con la fallacia, marchio di fabbrica dell’homo sapiens ma pur sempre errans. Se l’uomo è ora individuato in una provetta con un codice a barre o un numero seriale – così come quando al supermercato dovete pesare i pomodori e pigiare sulla bilancia il numero corrispondente a “pomodori” – è naturale che le sviste siano all’ordine del giorno. Sì, all’ordine del giorno perché questa vicenda è ora sotto i riflettori dal momento che l’errore si è scoperto, ma chissà quante altre sostituzioni simili ci sono state però non sono state rilevate. E dunque chissà quanti pargoletti ora girano per case di genitori che non sono i loro.

Comunque è un po’ da puritani indignarsi per questo fatto di cronaca. Diciamo che al Pertini a dicembre avevano solo anticipato ciò che la Corte Costituzionale solo qualche giorno fa ha deciso con sentenza: provette aperte all’eterologa. Infatti l’errore alla fine non è tale se si considera che i tecnici di laboratorio distratti hanno realizzato né più né meno che un’eterologa. Certo, senza consenso della coppia, una specie di eterologa inconsapevole diciamo. Ma, si sa, le nuove frontiere della scienza si varcano solo a prezzo di qualche sacrificio. 

Tra l’altro al Pertini sono andati anche oltre a quello che da ieri l’altro ha permesso la Consulta: trattasi infatti di maternità surrogata. E la donna che ora sta prestando l’utero ad un’altra mamma dovrà decidere se portare a termine la gravidanza, se una volta portata a termine tenersi i figli o se invece dovrà restituirli. La vere madri avranno un bel vociare chiedendo indietro i propri bebè perché sull’utero della rispettiva controparte pende la spada di Damocle dell’aborto. Forse si ipotizzerà uno scambio alla pari: “Io lo faccio nascere a patto che tu faccia lo stesso”. Una sorta di accordo pre-parto o di riscatto puerperale.

Qualche commentatore – anche in casa cattolica – ha trovato subito il colpevole: la mancanza di tracciabilità dell’embrione (“tracciabilità” è termine che deriva dal mercato alimentare, per sapere da dove viene il filetto di manzo che hai nel piatto). Questo sarebbe il nocciolo della questione: regole certe di individuazione dell’embrione e il gioco (delle provette) è fatto. Più che mai indispensabile la tracciabilità ora che i giudici della Consulta ci hanno regalato l’eterologa. Per la serie: fai il male, ma fallo bene, con accortezza e precisione svizzera. A ben vedere è la stessa ratio della 194, la legge sull’aborto: il male non è la soppressione del figlio – il male non è produrre un figlio in provetta – bensì il difetto del rispetto delle procedure. L’indignazione non è per la Fivet in sé, ma per l’errore nel protocollo. E’ tutta questione di forma, bellezza. Anzi - è proprio il caso di dirlo – è tutta questione di “etichetta”. Quando invece il vero errore non sta nell’imperizia di qualche camice bianco, bensì nelle stesse tecniche di fecondazione artificiale.

Manco a dirlo poi che per paradosso reclamando la tracciabilità si fa il gioco del nemico perché si adottano le sue stesse categorie mentali, si accettano le sue stesse regole del gioco.

Quello che è accaduto in quel di Roma è infine la testimonianza che se si prende in giro madre natura – o Iddio Padre – prima o poi questa si ribella e, per così dire, tenta di rimettere a posto le cose. E sì, perché una volta i bambini ti venivano come ti venivano, senza troppo programmarli. Ora il Fato, complice la distrazione umana, ha mescolato un po’ le carte come una volta, inserendo quella quota di imprevisto che era il sale, assai sgradito, della trepidazione di ogni madre e di ogni padre.

Fecondazione eterologa, gli spettri non raccontati, 11 aprile 2014, http://www.avvenire.it/


Alla fine la Corte Costituzionale ha deciso di estirpare dalla legge 40 una delle norme più caratterizzanti, quella che precludeva alla coppia di accedere al gamete di un donatore esterno. Per inciso, va anche ricordato che quel divieto di cosiddetta fecondazione eterologa non era soltanto contenuto nella legge 40 ma era stato investito dai quesiti referendari abrogativi del giugno 2005 e, tra questi, proprio quello sull’eterologa aveva ottenuto il minor numero di risposte positive. Non pochi erano stati infatti, anche tra i partiti e gli esponenti politici comunque favorevoli all’abrogazione della legge, coloro che ritenevano andasse mantenuto almeno quel divieto. 
La decisione assunta mercoledì della Corte ribalta quella convinzione collettiva e interroga laicamente sui motivi e gli esiti di un simile cambiamento di rotta. 

Partiamo dai motivi. Qualcosa di nuovo e di estraneo ai contenuti delle nostre leggi ormai si muove nelle corti di giustizia italiane e nelle decisioni giurisprudenziali degli anni più recenti. Basti riflettere che l’argomentazione portante delle istanze di remissione dei giudici che hanno sollevato il problema davanti alla Consulta prende le mosse da norme non di diritto interno ma dalla Convenzione europea, segnatamente dal richiamo al «diritto alla vita privata e familiare» e al «divieto di discriminazione» di cui agli articoli 8 e 14. Richiami che risentono necessariamente di visioni del mondo, letture sociali, opzioni ideologiche: cos’è infatti il diritto «alla vita privata e familiare», che, tra l’altro, nella ridefinizione giurisprudenziale italiana viene spesso indebitamente compattato in un diritto alla «vita privata familiare»? La famiglia, in altri termini, non è più un dato oggettivo, una comunità pronta ad accogliere figli, presidiata (lambita, per dirla con Jemolo) dal diritto, ma nella nuova concezione che forse – ed è bene sottolineare il 'forse' – ha sposato anche la Consulta appare strutturarsi come proiezione di ciò che i conviventi desiderano che sia. 

Eppure finanche la Corte europea dei diritti dell’uomo (organo che applica la Convenzione) si era fermata, in un analogo caso relativo alla legge austriaca, spiegando che sulla materia familiare le istanze individuali, e di conseguenza le sentenze che le accogliessero, non possono travalicare il «chiaro margine di discrezionalità degli Stati membri nella materia specifica». 

Cos’è, allora, che ha portato i nostri giudici costituzionali a ritenere il bisogno di avere figli 
alla stregua di un diritto fondamentale alla piena realizzazione della vita privata familiare e di un diritto di autodeterminazione in ordine alla medesima? A breve leggeremo la sentenza e lo sapremo compiutamente, ma un fatto è certo: con questa decisione, a partire dal prossimo anno, anche in Italia nasceranno bambini che, per esempio, hanno una mamma, un papà biologico sconosciuto e un altro uomo che, pur non avendo partecipato all’atto procreativo, essendo marito o convivente della madre diventerà 'di fatto' il papà 'sociale' del bambino (ma il rompicapo dell’eterologa prevede anche la possibilità che si ricorra anche all’ovulo di una madre biologica, con le conseguenze che ne derivano). 

Chissà se la Corte si è posta il problema se il bambino nascituro sarà d’accordo con questo stato di cose. 

Domanda politicamente poco corretta nella concezione della 'famiglia fai da te'. 

La cosa che però più imbarazza è che il diritto – a questo punto, ormai solo ipotetico – del figlio ad avere due e non tre figure genitoriali troverebbe riscontro proprio in quell’articolo 29 della nostra Costituzione, che indica quale famiglia di diritto quella società naturale fondata sul matrimonio che postula due sole figure genitoriali, e non tre, come accadrà con un padre civile, coniugato con la gestante dell’ovulo fecondato dal seme del padre naturale­ donatore. Del resto, la sentenza della Corte, almeno a leggere lo stringato comunicato sulla decisione, non ha certamente inciso – né poteva farlo – su un aspetto inevitabile: consentendosi la generazione di un figlio con un donatore (o una donatrice) estraneo alla coppia, nulla potrà precludere al figlio, al pari di qualsiasi altra persona, di conoscere i dati sanitari, fisici e anagrafici del padre naturale. Ma con il diritto inalienabile a conoscere le proprie origini, e quindi la paternità naturale, la conseguente rivelazione della doppia paternità (o maternità) si rivelerà devastante – come già emerso in casi accaduti in altri ordinamenti, che sono perciò ritornati sui loro passi – in quanto agli equilibri affettivi vengono inesorabilmente minati all’interno della famiglia in cui il figlio cresce (si pensi peraltro al forte squilibrio emotivo tra due coniugi, una genitrice biologica, l’altro no) e nei confronti del padre biologico, donatore del seme, o della madre donatrice dell’ovulo con i quali è sostanzialmente reciso ogni legame affettivo pur essendo costoro in vita e pur potendo un giorno essere chiamati in causa 
dal figlio. 

C'è poi un secondo effetto che produrrà la sentenza, ed è quello che coinvolge il piano etico-sociale, rispetto al quale il Parlamento non potrà rimanere silente. L’ammissibilità della fecondazione eterologa comporta il rischio della mercificazione di gameti ed embrioni e l’effetto scontato di procedere nella pratica a una vera e propria selezione che rasenta l’eugenetica. La fecondazione eterologa è, infatti, preceduta da esami sul codice genetico dei possibili donatori e della donna ricevente: il risultato di tali esami diventa nella prassi elemento preliminare alla fecondazione e determinante nella scelta del donatore e/o della donatrice. Con l’ammissibilità di questo tipo di fecondazione si compie pertanto un passo pericolosissimo verso la selezione del genere umano, con scenari caratterizzati da probabili discriminazioni tra categorie di persone a patrimonio genetico 'selezionato' e, dunque, più efficienti, e persone fecondate naturalmente con possibili difetti genetici (appare scontato che le assicurazioni private valuteranno tale circostanza). 
Certo – di questo siamo sicuri – la Corte ci dirà che l’accesso all’eterologa sana il vulnus alla salute della coppia, che altrimenti non potrebbe avere figli o sarebbe costretta a recarsi in Paesi che consentono tale tecnica. Eppure la legge 40 è assai chiara: con l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita non si cura una patologia (l’infertilità o la sterilità rimarranno tali), ma si supera un ostacolo per risolvere un problema procreativo. Apparirà in questo senso fuori luogo un richiamo all’articolo 32 della Carta costituzionale, che tutela la salute individuale. 

La difesa della legge 40, fondata secondo il criterio del male minore sulla riduzione dei rischi di eliminazione di embrioni e di impedire fecondazioni eterologhe – pur con tutti i limiti di una legge che ha come presupposto lo sradicamento della fecondazione dall’alveo naturale dell’utero della madre –, partiva dal punto dirimente che lo scenario sul quale si interveniva era un campo dove sino a quel punto tutto era stato lecito: l’embrione infatti non riceveva espressa dignità giuridica soggettiva, come invece ora dichiarato nel testo dell’articolo 1 della legge (formalmente ancora in vigore). Sarebbe stato utile che la Corte non avesse dimenticato questo stato di cose. E, comunque, ora il Parlamento è chiamato a non farlo: diversamente si finirebbe per fare il gioco di chi vuole demolire la legge per tornare al far west preesistente, di certo assai più redditizio per molti attori del settore. 


Alberto Gambino
© riproduzione riservata

Pessina, la sentenza della Corte è in linea con la perdita di senso della genitorialità - Il direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica commenta la decisione della Consulta di dichiarare incostituzionale il divieto dell’eterologa nei casi di infertilità assoluta. «Smantellare la legge 40 non mi pare un gran risultato», 9 aprile 2014 - http://www.cattolicanews.it

«Non mi pare un gran risultato lo smantellamento della legge 40, che aveva almeno tentato di bilanciare gli interessi degli adulti con i diritti del generato». Il professor Adriano Pessina, direttore del Centro di Ateneo di Bioetica dell’Università Cattolica, commenta così, a poche ore dalla pronuncia, la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa nei casi di infertilità assoluta. «Con la sentenza si prosegue lungo la strada che riduce la generazione a un evento tecnologico, governato in primo luogo dal desiderio degli adulti, con scarsa o nessuna attenzione nei confronti dei diritti del nascituro e a quel riferimento, eticamente normativo, per cui dovrebbe essere almeno garantita, specie laddove si ricorre a prassi giuridicamente regolate, la certezza circa l’identità dei propri genitori». 

Non c’è il rischio che su questi temi si faccia un po’ di confusione?
Per onestà intellettuale, occorre smantellare gli equivoci linguistici che nascondono la realtà dei fatti: dal punto di vista descrittivo, con la retorica del dono si dimentica che i cosiddetti donatori di gameti sono i reali genitori. Del resto, a smentire la categoria del dono, basta ricordarsi che si parla di “banche del seme”. Va almeno chiarito che, in caso di infertilità femminile, alla donna viene assicurata semplicemente l’esperienza della gestazione e del parto, perché la madre biologica resta la “donatrice” di ovulo. Che problemi si aprono ora? Dal punto di vista etico e costituzionale, la legge dovrebbe garantire al figlio l’accesso all'identità del donatore, sia per motivi sanitari sia esistenziali. Ormai è evidente dalla letteratura internazionale che con l’introduzione dell’eterologa sono sorti nuovi e gravi problemi per i figli, dettati dal fatto che si vengono a determinare “fratelli” biologici, che non si conoscono e non sanno nemmeno di esserlo, perché sono stati generati con il seme del medesimo donatore anonimo. Queste ricadute non sono semplicemente prevedibili, ma documentate da ciò che avviene negli altri Paesi dove è evidente il disagio sociale provocato dall’eterologa. 

Ha senso affermare che la fecondazione eterologa rientra nel diritto alla salute? 
Su questo tema sembra di assistere a un’estensione indebita ed equivoca del concetto di salute riproduttiva, con una sorta di dotta ignoranza rispetto alla letteratura psicoanalitica, in cui emerge il vissuto complesso e problematico di coloro che accedono a queste prassi e che a volte le vivono, a distanza di anni, come una sorta di tradimento del patto coniugale. 

E la salute? 
Non solo la fecondazione eterologa non ripristina, come nessuna forma di riproduzione extracorporea, la salute dei potenziali genitori - che se vorranno avere altri figli dovranno tornare a usare della stessa tecnica - ma pone di fatto problematiche etiche, esistenziali e psicologiche che hanno a che fare con la salute psichica dei genitori e dei generati, di cui nessuno sembra occuparsi. Quale diritto alla salute si viene allora a tutelare? 

Ma che cosa c’è, allora, dietro questa scelta? 
La fecondazione eterologa è di fatto un’incauta mentalizzazione della generazione, per cui le coppie e in particolare la donna, sembra preoccupata in primo luogo di ottenere, realmente a tutti i costi, il figlio desiderato, mettendo in secondo piano i diritti del nascituro stesso.

E a livello sociale, cosa potrebbe cambiare? 
Con questa sentenza, si avalla di fatto, attraverso la tecnica, la trasformazione della famiglia e della generazione stessa con una evidente penalizzazione della pratica dell’adozione.

La pesante valutazione della Corte, Il legame spezzato, 10 aprile 2014, http://www.avvenire.it/

Mamma e papà. Finora in Italia non c’è stato bisogno di aggettivi per spiegare chi siano i genitori di un bambino. Unica eccezione è l’adozione, quando cioè quel padre e quella madre non ci sono più, e allora si cerca di dare ai bambini i genitori cui loro hanno diritto, cercando chi può prendere il posto del madre e del padre perduti o mai conosciuti.


Ma con la sentenza di ieri la Consulta non si è limitata a stabilire l’illegittimità costituzionale di una norma di legge, cioè del divieto alla fecondazione eterologa contenuto nella legge 40: i giudici costituzionali – che non sono nuovi a iniziative del genere – si sono spinti molto oltre e hanno indicato alla società italiana un nuovo orizzonte antropologico, nel quale per spiegare chi sono i genitori serviranno gli aggettivi.


Con la fecondazione eterologa si distingueranno i genitori legali/sociali/intenzionali – quelli che hanno cercato il figlio mediante fecondazione in vitro – da quelli genetici/biologici/naturali/ – coloro che hanno ceduto i propri gameti (ovociti e spermatozoi) alla coppia. Ci saranno cioè una madre e/o un padre conosciuti e socialmente riconosciuti, quelli con cui il bambino crescerà, e un padre e/o una madre nascosti, quelli che hanno realmente contribuito con il loro seme a generare il bambino, che quindi sarà considerato figlio non di chi lo ha concepito, ma di chi ha manifestato l’intenzione di diventare genitore. Tutto programmato a tavolino, prima ancora del concepimento.


Evidentemente la Consulta è certa che questa situazione sia coerente con la nostra Carta costituzionale, mentre la legge 40 – nella forma originale, dove si dava ai bambini nati con la fecondazione in vitro la certezza di crescere con chi li ha generati – secondo loro coerente non era. Alla discriminazione fra i bambini nati da fecondazione omologa – che cioè conosceranno i genitori naturali e vivranno con loro – o eterologa – cioè concepiti con gameti estranei alla coppia e che cresceranno lontano da almeno uno dei due genitori naturali – questi giudici non hanno dato importanza.


Ma le certezze della Corte Costituzionale finiscono qui, indipendentemente dalle motivazioni che accompagneranno la sentenza, che per essere attuata dovrà attendere una intervento del Parlamento. Ci sarà bisogno, infatti, di una nuova legge che stabilisca se solo uno dei due genitori intenzionali può accedere all’eterologa o se entrambi possano farlo; bisognerà poi decidere se il bambino avrà il diritto o meno a conoscere i propri genitori naturali, ed eventualmente anche i parenti più stretti (sorelle, fratelli), e quale legame si potrà stabilire fra loro...

Ci sarà bisogno di un registro come quello che già c’è in Gran Bretagna, che tenga conto dei nati da eterologa, per evitare che parenti stretti si uniscano a loro insaputa. Sarà poi necessario stabilire anche le modalità con cui organizzare le banche dei gameti: si sceglieranno anche in Italia, come avviene altrove, ovociti e spermatozoi su catalogo, in base alle caratteristiche fisiche, etniche o al grado di istruzione di chi li "offre"? E quella dei gameti sarà una "donazione" a tutti gli effetti, o si introdurranno le cosiddette "indennità" per i donatori, cioè forme di pagamento surrettizie, senza le quali è molto difficile che giovani donne si sottopongano a trattamenti ormonali pesanti e a un successivo intervento chirurgico per "regalare" i propri ovociti a estranee? E fino a quante volte si potranno "donare" i propri gameti? 

E si potranno "donare" gameti fra consanguinei (cioè madri e figlie, o sorelle, potranno scambiarsi gli ovociti, e padri e figli o fratelli il liquido seminale)? Il fatto è che l’eterologa non è una variante tecnica di una procedura di fecondazione in laboratorio, ma l’attuazione concreta di una nuova visione degli esseri umani e delle loro relazioni fondanti, dove l’oggettività dei rapporti fisici e delle reti parentali è letteralmente evaporata, soppiantata da "desideri" e "intenzioni". Anche nel nostro Paese si affaccia purtroppo una società in cui persino il legame più profondo che gli esseri umani conoscono, quello fra una madre e suo figlio, viene frammentato, sminuzzato nelle sue componenti "genetiche", "gestazionali" e "sociali", e niente lo potrà sostituire nella sua pienezza. Certo non il «mercato della vita», lucrativo e gelidamente organizzato, che già stiamo vedendo crescere altrove. È su questo, e non su norme tecniche, che dovremo riflettere e confrontarci, nei prossimi mesi, nei luoghi del dibattito pubblico e nelle aule parlamentari: dobbiamo esserne consapevoli fin da ora.

Assuntina Morresi
© riproduzione riservata

venerdì 13 settembre 2013

La lezione di Caffarra su matrimonio e (omo)sessualità. «Ci hanno scippato la parola amore» 13 settembre 2013 di Carlo Caffarra

Testo integrale della lectio magistralis su “Verità e bontà della coniugalità” pronunciata ieri, 12 settembre, al Teatro Manzoni di Bologna dal cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo della diocesi emiliana, in occasione dell’apertura dell’”Itinerario di educazione cattolica per insegnanti”.

Vorrei intrattenermi con voi su una questione che spero il corso della riflessione dimostrerà essere una questione importante.

Sullo sfondo del nostro discorso dimora una domanda alla quale non risponderò direttamente, ma che ci accompagnerà. La domanda è la seguente: il matrimonio è una realtà a totale disposizione degli uomini oppure ha in sé uno “zoccolo duro” indisponibile? Poiché sappiamo, senza essere studiosi di logica, che la definizione e.g. di A è la risposta alla domanda “che cosa è A?”, potremmo riformulare la domanda di fondo nel modo seguente: la definizione del matrimonio – ciò che il matrimonio è – è esclusivamente dipendente dal consenso sociale? E’ il consenso sociale che decide che cosa è il matrimonio?

Se io ora comincio a parlarvi della verità della coniugalità, lo posso fare in quanto penso che la definizione del matrimonio, la sua intima natura, non è esclusivamente frutto del consenso sociale. Non avrebbe altrimenti senso tutta la riflessione che stiamo facendo. Alla domanda “che cosa è la coniugalità?” tutto si risolverebbe, alla fine, nel rispondere: ciò che il consenso sociale decide che sia.

1. La verità della coniugalità

Partiamo pure dal fatto attuale: è stata introdotta in molti ordinamenti statuali il riconoscimento di una “coniugalità omosessuale”. Cioè: la differenziazione sessuale è irrilevante in ordine alla definizione della coniugalità. I coniugi che stabiliscono il patto coniugale possono essere anche dello stesso sesso.

Nello stesso tempo, tuttavia, l’amicizia coniugale, è pur sempre un’affezione che ha una dimensione sessuale. E’ questo che distingue l’amicizia coniugale da ogni altra forma di amicizia.

Oggettivamente – cioè: lo si pensi o non lo si pensi; lo si voglia o non lo si voglia – la definizione di coniugalità, implicata nel riconoscimento della coppia omosessuale, sconnette totalmente la medesima coniugalità dall’origine della persona umana. La coniugalità omosessuale è incapace di porre le condizioni del sorgere di una nuova vita umana. Pertanto delle due l’una: o non possiamo pensare la coniugalità nelle forma omosessuale o l’origine di nuove persone umane non ha nulla a che fare colla coniugalità.

Proviamo a riflettere su questa sconnessione. Essa sembra contraddetta dal fatto che gli stessi ordinamenti giuridici che hanno riconosciuto la coniugalità omosessuale, hanno riconosciuto alla medesima il diritto all’adozione o dal ricorso alla procreazione artificiale. Pertanto delle due l’una. O questo diritto riconosciuto fa si che ciò che è stato cacciato dalla porta, entri dalla finestra. Cioè: esiste una percezione indistruttibile, un’evidenza del legame procreazione-coniugalità. Oppure è ritenuto eticamente neutrale il modo con cui la nuova persona umana viene introdotta nella vita. E’ cioè indifferente che essa sia generata o prodotta.

Fermiamoci un momento, per riflettere sul cammino fatto. La nostra riflessione ha fatto il seguente percorso. Mentre fino a pochi anni orsono, il termine “coniugalità” era univoco, aveva solo un significato, e veicolava la rappresentazione di una sola realtà, l’affezione sessuale fra uomo e donna, oggi il termine è diventato ambiguo, perché può significare anche una coniugalità omosessuale. Da questa ambiguità deriva una totale ed oggettiva sconnessione dell’inizio di una nuova vita umana dalla coniugalità. Questo è il percorso fatto dunque finora: (a) il termine coniugalità è stato reso ambiguo; (b) l’Origine di una nuova persona umana è stata sconnessa dalla coniugalità. Riflettiamo ora un momento su questa sconnessione.

Essa è un vero e proprio sisma nelle categorie della genealogia della persona. E’ una cosa molto seria. Sono costretto dal tempo ad essere breve.

Scompare la categoria della paternità-maternità, sostituita dalla generica categoria della genitorialità. Scompare la dimensione biologica come elemento [non unico!] costitutivo della genealogia mentre la genealogia della persona è inscritta nella biologia della persona. Il concepimento – l’evento che ti costituisce in relazione ontologica con padre e madre – può essere un fatto puramente artificiale. La categoria della generazione diventa opzionale nel “racconto della genealogia”.

Che ne è allora della persona umana che entra nel mondo? E’ una persona intimamente sola, perché privata delle relazioni che la fanno essere.

L’avere percorso il cammino che molte società occidentali stanno percorrendo, ci conduce ad una conclusione. La seguente: ritenere che la coniugalità sia un termine vuoto di senso, al quale il consenso sociale può dare il significato che decide, è la devastazione del tessuto fondamentale del sociale umano: la genealogia della persona.

E’ in questo contesto culturale che dobbiamo interrogarci sulla vera natura della coniugalità; scoprire la verità della coniugalità.

La mascolinità e la femminilità sono diversificazioni espressive della persona umana. Non è che esista una persona umana che ha un sesso maschile o femminile, ma esiste una persona umana che è uomo o donna.

Non possiamo dimenticare neppure per un momento che il corpo non è semplicemente qualcosa di posseduto, un possesso della persona. La persona umana è il suo corpo: è una persona-corpo. Ed il corpo è la persona: è un corpo-persona.

La femminilità/mascolinità non sono meri dati biologici. Esse configurano il volto della persona; ne sono la “forma”. La persona è “formata”, edificata femminilmente o mascolinamente.

Perché esistono due “forme” di umanità, la forma maschile e la forma femminile? La S. Scrittura, che trova per altro conferma nella nostra esperienza più profonda, risponde nel modo seguente: perché ciascuno dei due possa uscire dalla sua “solitudine originaria”, e realizzarsi nella comunione con l’altro [cfr. Gen 2].

Essendo radicati nella stessa umanità, uomo e donna sono capaci al contempo di costituire una comunione di persone e di trovare in questa comunione la pienezza di sé stessi in quanto persone umane.

Questa capacità, caratteristica dell’uomo in quanto persona, la capacità del dono di sé, ha una dimensione spirituale e corporea assieme. E’ anche attraverso il corpo che l’uomo e la donna sono predisposti a formare quella comunione di persone, nella quale consiste la coniugalità. E’ il corpo maschile/femminile il linguaggio non solo espressivo, ma anche performativo della coniugalità.

Nella coniugalità così intesa è radicata, inscritta la paternità e la maternità. E’ solo nel contesto della coniugalità che la nuova persona umana può essere introdotta nell’universo dell’essere in modo adeguato alla sua dignità. Non è prodotta, ma generata. E’ attesa come dono, non esigita come un diritto.

Prima di terminare la nostra riflessione sulla verità della coniugalità, vorrei sottoporre alla vostra attenzione tre conclusioni. Esse meriterebbero di essere lungamente riflettute. Le enuncio solamente.

La prima. Solo una tale visione della coniugalità rispetta tutta la realtà della nostra umanità; essa cioè ci introduce in una vera antropologia adeguata. Non riduce il corpo ad una realtà priva senso, che non sia quello liberamente attribuitogli dal singolo. Ma vede la persona umana come persona-corpo ed il corpo come corpo-persona, e quindi come persona-uomo e come persona-donna.

La seconda. Una tale visione della coniugalità afferma al contempo la più alta autonomia dell’Io nel dono di sé, e l’intrinseca relazione al “diverso”, nel senso più profondo del termine. La “coniugalità” [si fa per dire] omosessuale in fondo trasmette oggettivamente questo messaggio: “di metà dell’umanità non so che farne, in ordine alla più intima realizzazione di me stesso è superflua”.

La terza. Una tale visione della coniugalità radica la socialità umana nella natura stessa della persona umana: prima societas in coniugo. Prima, non in senso cronologico, ma ontologico ed assiologico. Ed impedisce la riduzione del sociale umano al contratto.

2. Il bene della coniugalità

Visto che cosa è la coniugalità, ora ci chiediamo quale è il suo valore, la sua propria e specifica preziosità. In una parola: la sua bontà

Prima di addentrarci nella seconda parte della nostra riflessione, devo fare una premessa assai importante. Esiste una verità sul bene della persona, che è condivisibile da ogni persona ragionevole. Che sa cosa significa “verità sul bene”? Non significa in primo luogo ciò che devi/non devi fare. E’ la percezione del valore proprio di una realtà [nel nostro caso la coniugalità].

Faccio un esempio. Vedendo la Pietà di Michelangelo, noi “vediamo” una bellezza sublime, la quale fa sì che quel pezzo di marmo sia unico: ha in sé un suo proprio valore. In questo caso: un valore estetico.

Alla domanda che cosa è il bene/che cosa è il male, la risposta non è semplicisticamente: ciò che ciascuno pensa sia bene/sia male, senza possibilità di una condivisione ragionevole di una stessa risposta da parte di più persone. Esiste invece una verità sul bene, che può essere scoperta e condivisa da ogni persona ragionevole. Noi ci chiediamo quale è il valore proprio della coniugalità, la sua preziosità specifica, la sua bellezza inconfondibile. Il bene che è la coniugalità ha due aspetti fondamentali.

Il primo. La coniugalità è una communio personarum. La bontà propria della coniugalità è una bontà comunionale. Vorrei ora farvi notare alcune dimensioni.

(a) Una tale relazione può darsi solo tra persone, e la base è la percezione della bontà, della preziosità propria della persona. I coniugi sono l’uno per l’altro persone.

(b) La communio personarum che costituisce il bene della coniugalità non è basata su emozioni, su mera attrazione psico-fisica: di legami basati su questi fatti sono capaci anche gli animali. Solo le persone sono capaci della seguente promessa: «prometto di esserti fedele sempre, … tutti i giorni della mia vita». Solo le persone sono capaci di vivere in comunione, perché sono capaci di scegliersi in modo libero e consapevole.

(c) Solo la persona è capace di fare dono di se stessa e solo la persona è capace di accogliere il dono. La persona – e solo la persona – è capace di autodonazione, perché è capace di auto-possesso, in forza della sua libertà. E’ evidente che non puoi donare ciò che non possiedi, e la persona può possedere se stessa in forza della sua libertà. Ma la persona può anche rinunciare alla sua libertà, e mantenersi al livello di chi ultimamente si lascia condurre o dal mainstream sociale o dalle proprie pulsioni. La coniugalità è particolarmente esposta a questa insidia.

(d) La communio personarum coniugale – autodonazione ed accoglienza reciproca – scende fino all’intimità della persona: al proprio Io. E’ la persona come tale che viene donata/accolta. Si ha qui forse il mistero più profondo della coniugalità. Voi sapete bene che la S. Scrittura indica il rapporto sessuale uomo-donna col verbo “conoscere”. Si vive una rivelazione di uno all’altro nella loro intima identità.

E’ in questo evento che può introdursi una sorta di indolenza, di pigrizia spirituale che impedisce ai coniugi di compiere quell’atto che può nascere solo dal loro centro spirituale e libero. A questo punto la comunione della persona si intorpidisce.

Il secondo aspetto della preziosità etica che è propria della coniugalità, è la capacità intrinseca ad essa di dare origine ad una nuova persona umana.

La possibilità di dare inizio alla vita di una nuova persona è inscritta nella natura stessa della coniugalità. E’ questa, nell’universo creato, la più alta capacità e responsabilità che l’uomo e la donna hanno. E’ uno dei “punti” dove l’azione creatrice di Dio entra nel nostro universo creato. Il tempo a disposizione non mi consente di prolungare la riflessione su questo tema sublime.

Conclusione

Due semplici riflessioni conclusive. La prima. Avete notato che mi sono ben guardato dall’usare la parola amore. Come mai? Perché è avvenuto come… uno scippo. Una delle parole chiavi della proposta cristiana, appunto amore, è stata presa dalla cultura moderna ed è diventata un termine vuoto, una specie di recipiente dove ciascuno vi mette ciò che sente. La verità dell’amore è oggi difficilmente condivisibile. «Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. E’ il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità» [Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate 3].

La seconda. I testimoni della verità della coniugalità avranno vita difficile, come non raramente accade ai testimoni della verità. Ma questo è il più urgente compito dell’educatore.

giovedì 25 luglio 2013

I bambini hanno bisogno di un padre e di una madre, anche se l’ideologia vuole convincerci del contrario - luglio 24, 2013 Giovanni Fighera - http://www.tempi.it/

padre f 1

In queste settimane (ma sarebbe più corretto dire anni) nella politica prevale l’ideologia sul buon senso e sull’evidenza della realtà. Vorrei allora proporre una riflessione sull’importanza della presenza di un padre e di una madre per la crescita di una persona. «Serve un padre per differenziarsi dalla madre, per accettare le ferite e riconoscere il senso ed esprimere il proprio Sé, entrando così personalmente nel tempo e nella storia» scrive Claudio Risé in Il padre. Libertà dono.

Nel mito Edipo uccide il padre Laio senza saperlo e sposa la madre Giocasta. La vicenda raccontata dal tragediografo greco Sofocle (496 a. C.-406 a. C.) profeticamente si è avverata nell’epoca contemporanea. Oggi l’uomo risente di una cultura plurisecolare (discendente dall’Illuminismo) che ha distrutto i padri tentando di conservare solo i valori di cui essi erano stati detentori fino ad allora. Il Settecento illuministico francese ha cercato di eliminare Cristo e la Chiesa conservando i valori di uguaglianza, fraternità, libertà che millesettecento anni di storia cristiana avevano portato in Europa. Il tentativo dell’eliminazione della figura del re e della monarchia in Francia e l’abolizione dell’Ancient régime con la Rivoluzione francese rappresentano simbolicamente la cancellazione dell’antico per l’instaurazione del nuovo, la decollazione del padre per l’intronizzazione del figlio.

La storia ha, poi, insegnato che non era possibile realizzare repentinamente questo passaggio brusco e rivoluzionario, perché i gradini si salgono con sacrificio e pazienza, non si possono saltare. I salti bruschi comportano di solito spargimento di sangue e involuzioni dal punto di vista della società e dei valori. Nietzche fa piazza pulita di tutti i padri del passato (Socrate, Cristo, s. Paolo, tradizione, i valori, …) per lasciare il bimbo superuomo solo con se stesso, senza padre né madre. Nel Novecento i segnali di questa ribellione al padre/tradizione/autorità sono moltissimi. Tra questi senz’altro la ribellione sessantottina è uno dei più clamorosi.


Negli ultimi quarant’anni, e oggi in maniera sempre più accentuata, la cultura e il diritto occidentali hanno reso superflua o facoltativa la figura del padre. Abbiamo sentito in questi giorni che in Francia si vuole sostituire la festa del papà e della mamma con la festa dei genitori in modo da non discriminare nessuno. Oggi si pretende, cambiando il nome agli arbitri personali, alle nefandezze, agli omicidi, inserendole nell’ambito del diritto e della legalità, di nobilitare ciò che non è nobile, di far passare come conquista ciò che è, invece, una sopraffazione dei più deboli, di chi non parla, di chi non può ancora dire ad alta voce che vorrebbe avere un padre e una madre.

Nella loro nascita i nomi nascondono sempre la verità delle cose. Il matrimonio deriva da munus matris, ovvero «il dovere o compito della madre». Chi vuole chiamare «matrimonio» l’unione tra due persone dello stesso sesso dovrebbe spiegare perché non possa o non voglia chiamarlo con un nome diverso. Non basta cambiare il nome alle cose per cambiarne la natura. Un cane rimane sempre un cane anche se decidessimo di chiamarlo «gatto». Se due persone dello stesso sesso adotteranno un bimbo, lo priveranno della diversità di un papà e di una mamma. La coppia che cresce un figlio ha la sua ricchezza proprio nella diversità e, in un certo senso, complementarietà della figura dell’uomo e della donna, del padre e della madre. Così è sempre stato nella storia dell’umanità, da quando gli esseri umani si sono distinti dalle fiere, per dirla col Foscolo dei Sepolcri (si vada a leggere la cosiddetta parte vichiana del carme «Dal dì che nozze e tribunali ed are»).

La madre è accoglienza, è pazienza, è colei che ha tenuto nel grembo per nove mesi il figlio, lo ha aspettato vivendo la dimensione del sacrificio e dell’abnegazione. Il femminismo degli ultimi decenni non ha certo valorizzato la donna, ma ha voluta equipararla all’uomo destituendola in realtà di quelle virtù che l’uomo deve spesso imparare da chi ha fatto esperienza dell’ospitalità in modo fisico e direi viscerale. Questa comunione con il figlio per nove mesi rende il rapporto tra madre e figlio fortemente biologico, fisiologico, carnale. Il padre inizia a conoscere il figlio solo dopo averlo visto nascere. Prima, nei nove mesi in cui il bimbo è nel ventre materno, è osservatore, non comunica con lui o poco, difficilmente prende pienamente coscienza della novità, poi diventa nel tempo autorità, legge, colui che pone le regole. Chiaramente ogni famiglia è a sé, in ogni nucleo padre e madre imparano a collaborare, a far crescere i figli, a comunicare loro le proprie esperienze e le proprie capacità. Qui, intendiamo, però, sottolineare che esiste una differenza di genere tra uomo e donna, una differenza ontologica e di storia tra papà e mamma.

Le conseguenze di questo processo di eliminazione della figura paterna sono sotto gli occhi di tutti: aggressività o cieca violenza, senso di sfiducia e di autostima, perdita dell’idea di autorità, incapacità di diventare papà e di creare una famiglia, assenza del senso del limite e del senso del sacrificio con conseguente inadeguatezza di fronte alle sconfitte e alle frustrazioni, atteggiamenti nevrotici o psicotici. Il giovane o l’adulto cerca di inibire o di sopire questa aggressività collettiva o individuale, non controllata e regolamentata, non soggetta al senso dell’autorità e della regola, attraverso assunzione di alcool o droghe (l’inibizione avviene qui attraverso la trasgressione), disinibizione dell’erotismo, forme di evasione come eccessivo uso di televisione e di videogiochi, infinite altre forme di intorpidimento dell’io. La società in cui viviamo è, in maniera simbolica, una «grande madre» che stimola i bisogni degli individui al fine di soddisfarli sempre meglio con beni crescenti, sempre più sofisticati, che tratta i suoi componenti guardando le sue necessità biologiche e fisiologiche. L’individuo regredisce ad una situazione infantile, si sente debole, deprivato di forza e di creatività, svuotato di energia spirituale, concepito solo per avere e possedere. Il giovane, spesso, regredisce allo stadio di dipendenza dalla madre rimanendo in casa fino all’età adulta, lasciandosi cullare da agio e tranquillità domestica.

Al figlio si deve mostrare un modo realistico e ragionevole di rapportarsi con la realtà. Mostrare che non è onnipotente, che ci sono dei limiti da rispettare, dei paletti entro cui camminare è profondamente educativo, perché introduce alla realtà indicando, nel contempo, che c’è anche una via da seguire, un sentiero. Il bimbo coglie così un senso, una finalità, un significato positivo che, nel tempo, imparerà a verificare per sé.


Invece, la pretesa violenta di incanalare il figlio in una strada o di progettarne il futuro non aiutano la sua crescita e la capacità di scelta. Ci si deve allora guardare dal tranello di voler dirigere la vita del figlio. Bisogna imparare a guardare il figlio con quel distacco, che è il contrario dell’indifferenza e della distanza, ma che potremmo descrivere con un’immagine dello scrittore francese C. Peguy. Un figlio è nell’acqua di un  fiume, ma non sa ancora nuotare. Il Padre (rappresenta Dio Padre) non vuole che lui anneghi, allora lo sostiene con le braccia, ogni tanto lo lascia perché vuole che lui impari a stare a galla, ma non può lasciarlo solo completamente perché berrebbe l’acqua. Peguy immagina che Dio dica: «Ho voglia, sono tentato di mettere loro la mano sotto la pancia/ Per sostenerli nella mia larga mano/ Come un padre che insegna a suo figlio a nuotare/ Nella corrente del fiume/ E che è diviso fra due sentimenti./ Perché se da un lato se lo sostiene sempre e lo sostiene troppo/ Il bambino si attaccherà e non imparerà mai a nuotare./ Ma anche se non lo sostiene al momento giusto/ Questo bambino berrà un sorso cattivo».

Come è bello vedere un figlio che acquista consapevolezza dei propri mezzi, nel contempo com'è drammatico lasciare la libertà a chi si vuole bene, coscienti che le scelte dell’altro potrebbero non essere indirizzate al suo bene! Eppure Dio ha deciso di scommettere totalmente sulla nostra libertà, perché senza di essa la nostra condizione non sarebbe dignitosa. Sostegno e libertà sono i due fattori su cui si gioca il rapporto tra genitori e figli.La verginità è quello sguardo capace di guardare l’altro senza pretese, senza desiderio di possederlo, ma con l’attenzione costante al Destino, al bene e alla felicità dell’altro.

giovedì 6 giugno 2013

Nuovo studio: padre e madre sono insostituibili - 5 giugno, 2013 - http://www.uccronline.it/

Couple giving two young children piggyback rides smiling

La rivista Early Children Develop­ment and Care ha dedicato il suo ultimo numero alla figura del padre nel suo contributo allo sviluppo mentale del bam­bino. Come indica la letteratura precedente, viene confermato che padre e madre so­no ugualmente importanti per il figlio ed insostituibili poiché ognuno ha un suo ruolo indispensabile per l’equilibrio psicofisico del bambino. Evidente il riferimento all’adozione da parte di persone omosessuali.

Una donna non può prende il posto dell’uomo nell’educazione del bimbo e un uomo, come dovrebbero insegnarci le femministe, non può sostituire il contributo unico che solo una donna può dare al suo bambino. La scienza parla chiaro: nell’edi­toriale di questo numero monografico si ricorda infatti che i figli di genitori con ruoli madre-padre differenziati «hanno capacità sociali più sviluppate e sono più pronti alla competizione» rispetto ai figli di genitori con ruoli non differenti. Si ri­corda inoltre, citando un secondo studio, che i figli delle coppie con ruoli differenziati tra madre e padre «hanno minor ag­gressività». La specificità dei ruoli non significa un monopolio ma una complementarietà tra madre e pa­dre, un giusto equilibrio a cui tutti i bambini hanno diritto: «I padri sembrano giocare un ruo­lo maggiore nel processo di apertura dei figli al mondo esterno che è legato allo sviluppo dell’autonomia e alla ca­pacità di affrontare i rischi». Invece, «le madri attribuiscono maggior valore al lavoro in casa, al supporto e­motivo per i figli e all’educazione ses­suale». Chi pensa che un uomo possa prendere il posto di una donna nel ruolo educativo dei figli compie una violazione rispetto a quanto avrebbe bisogno un bambino.

La rivista esamina con sette ar­ticoli di studiosi internazionali proprio queste differenze sottolineando in particolare le specificità paterne, anche perché quelle materne sono ormai note e approfondite in moltissimi studi. Si sottolinea inoltre l’importanza del gio­co-lotta tra padre e figlio, e il rapporto tra divisione dei ruoli padre-madre per la crescita sociale del figlio. La complementarietà dei sessi educa e permette l’importante esperienza con una sessualità diversa dalla propria, cosa che non sarebbe possibile con due genitori dello stesso sesso. Il figlio è in rapporto di crescita con la madre per certi tratti del carattere e col pa­dre per altri.

Anche altre riviste scientifiche specializzate, come spiega Carlo Bellieni,  chiariscono i dubbi: «L’aiuto alla so­cializzazione dei figli dato da madre e padre differiscono in alcuni tratti ma servono nella loro complementarietà a creare l’impalcatura di regolazione del­le emozioni» (New Directions for Child and Adolescent Development, 2010). Per far crescere bene un figlio non è vero che “basta volerlo”, non è vero che “basta l’amore”. Avere due mamme significa condannare i bambini ad essere orfani del padre e viceversa, è la scienza stessa a ribadirlo come abbiamo mostrato in questo dossier .

Un secondo studio, citato da diversi siti web , apparso recentemente ha stabilito che «i figli minori che vivono con entrambi i genitori biologici in un matrimonio stabile hanno un welfare molto più elevato rispetto ad altri tipi di situazioni». La ricerca è realizzata dall’Instituto de Estudios del Capital Social (INCAS) della Universidad Abat Oliba CEU. Fra le altre conclusioni questa è particolarmente interessante: «si può dire con forza che la famiglia classica previene la violenza domestica contro le donne e verso i bambini, i quali hanno tutti gli indicatori di salute migliori, beneficiano di un reddito più alto e maggiori condizioni stabili e favorevoli». Secondo un altro recente studio , realizzato da ricercatori della Rice University e della University of Houston, i bambini (campione di 10.400 soggetti) che vivono in famiglie in cui i genitori sono sposati hanno meno probabilità di essere obesi. Matrimonio stabile e con genitori biologici è l’equazione d’oro, il luogo ideale per crescere i bambini.

P.S.
No, inutile cercare, la notizia di questi studi non la troverete sui principali quotidiani internazionali.

giovedì 30 maggio 2013

Papà e mamma per ogni figlio Lo dice la scienza – Avvenire, 30 maggio 2013


La rivista Early Children Development and Care non piacerà a tanti modaioli che scambiano la famiglia padre-madre-figli con altre forme di genitorialità. Infatti il suo numero appena uscito è interamente dedicato alla figura del padre nello sviluppo mentale del bambino. E cosa apprendiamo? Che la scienza afferma che padre e madre sono ugualmente importanti per il figlio, ma che ognuno ha un suo ruolo indispensabile per l'equilibrio dei figli; tutto il contrario della moda secondo cui coppie dello stesso sesso sono la stessa cosa che coppie di sesso diverso. Eppure la rivista parla chiaro: nell'editoriale di questo numero monografico si ricorda proprio che i figli di genitori con ruoli madre-padre differenziati «hanno capacità sociali più sviluppate e sono più pronti alla competizione e alla competizione» rispetto ai figli di genitori con ruoli non differenti. E si ricorda che un altro studio mostra come i figli delle coppie con ruoli differenziati tra madre e padre «hanno minor aggressività».

Ovviamente, spiega, la specificità dei ruoli non significa un monopolio ma una complementarietà tra madre e padre: «I padri sembrano giocare un ruolo maggiore nel processo di apertura del figli al mondo esterno che è legato allo sviluppo dell'autonomia e alla capacità di affrontare i rischi». Rispetto ai padri, «le madri attribuiscono maggior valore al lavoro in casa, al supporto emotivo per i figli e all'educazione sessuale». La rivista esamina con sette articoli di studiosi internazionali proprio queste differenze sottolineando le specificità paterne: l'importanza del gioco-lotta tra padre e figlio, e il rapporto tra divisione dei ruoli padre-madre e la crescita sociale del figlio.

La scienza parla chiaro: il figlio è in rapporto di crescita con la madre per certi tratti del carattere e col padre per altri. Due padri (o due madri) rispondono a questa esigenza? Anche altre riviste scientifiche specializzate chiariscono i dubbi: «L'aiuto alla socializzazione dei figli dato da madre e padre differiscono in alcuni tratti ma servono nella loro complementarietà a creare l'impalcatura di regolazione delle emozioni» (New Directions for Child and Adolescent Development, 2010). Insomma, per far crescere bene un figlio non è vero che "basta volerlo". Non si possono fare esperimenti in un campo come la cura dei figli quando migliaia di anni di crescita sociale umana hanno "selezionato" un ambito preferito chiamato famiglia, facendo darwinianamente sparire ogni altro tipo di convivenza. E la famiglia che ha vinto per millenni e ha permesso che il mondo arrivasse fino a oggi è quella che ha le caratteristiche della complementarietà psicologica e sociale tra donna e uomo.

Avere due "mamme" senza papà o due "papà" senza mamma è la stessa cosa rispetto ad avere un padre e una madre? La scienza risponde "no". Ma i bambini non sanno reclamare i loro diritti nei parlamenti e sui media, i loro diritti lì non hanno spazio: si affermano solo i presunti diritti dei "grandi". Ci piacerebbe un mondo in cui le decisioni sui figli si prendono su basi solide - criteri scientifici e amore, due pilastri che si sostentano reciprocamente -, non sulle mode.

Carlo Bellieni

venerdì 22 marzo 2013


Inghilterra. Ognuno potrà avere “tre genitori”. Quintavalle: «Fantascienza eugenetica » - marzo 22, 2013 Benedetta Frigerio - http://www.tempi.it

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«I giornali inglesi ne hanno parlato come di un semplice scambio di mitocondri, mentre si tratta di un progetto fantascientifico eugenetico di cui poco si sa e che si prefigge la creazione di esseri umani con due mamme e un papà, manipolando il corredo genetico degli embrioni. Il messaggio passato fra la gente, complice la disinformazione e la mancanza di leader che parlino chiaro, è che si stanno semplicemente sperimentando nuove cure». Sono le dichiarazioni a tempi.it di Josephine Quintavalle, la più nota esponente laica del movimento pro-life britannico, fondatrice e direttrice del Comment on Reproductive Ethics, l’osservatorio sulle tecniche riproduttive umane, chiamata dalla Human Fertilization and Embryology Authority (Hfea), organo governativo che regolamenta la fecondazione assistita, ad argomentare contro la proposta di permettere la fecondazione artificiale di un bambino con tre persone diverse.

SPERIMENTAZIONE SUGLI EMBRIONI. La Hfea ha stabilito che la sperimentazione potrà procedere, sebbene non si sappia nulla degli esiti probabili. «Durante la discussione moltissimi laici, fra cui noti progressisti, si sono dichiarati contrari alla procedura. È poi stata pubblicata una lettera contraria alla sperimentazione sul giornale liberal The Guardian, firmata da esponenti di destra e sinistra, religiosi e atei. Un’altro documento contrario è apparso sul Times, firmato da circa 40 intellettuali di tutto il mondo. Sono colpita da come i verdi tedeschi si stiano avvicinando a chi ha a cuore la vita, davvero rispettano il creato. Mentre quelli inglesi parlano solo di ambiente, dimenticando la manipolazione umana. Non solo, gli inglesi non si curano nemmeno del giudizio europeo la cui Corte ha recentemente vietato la sperimentazione sugli embrioni». Per questo la Hfea ha comunque chiesto al Parlamento di approvare la modifica della legge sulla fecondazione? Quintavalle non usa mezzi termini: «Il nostro pragmatismo isolano e presuntuoso esprime esattamente la mentalità contenuta in questa decisione: non si lascia entrare nulla rispetto al proprio progetto di controllo sulla vita».

UNA CHIMERA SPAVENTOSA. «Il tentativo – dice Quintavalle – è quello di prendere un ovocita per cambiargli parte del corredo genetico inserendone un altro sano proveniente da una donatrice e poi di fecondare questo ibrido con lo spermatozoo del marito, compagno o donatore che sia. Oppure di prendere un embrione con un corredo genetico che si suppone malato per togliergli il nucleo sano e impiantarlo in un altro embrione. Se sono fattibili queste cose? Non si sa. Quel che è certo è che si manipoleranno tanti esseri umani. L’esito può essere nullo oppure mostruoso».
Si approva dunque una procedura di cui non si conoscono le conseguenze, «perché tanto, poi, esiste l’aborto. Stiamo facendo una strage e seminando sempre più morte». E la felicità dei genitori? «È l’imprevedibile a farci contenti o i nostri progetti asfissianti e ristretti? Ribadisco: manipolando la realtà ci scaviamo la fossa da soli. Quello che sta accadendo è l’esito spaventoso di una chimera».

@frigeriobenedet  

sabato 16 marzo 2013


Lo psichiatra Renzi: «adozioni gay? Ostacolo al normale sviluppo» -  16 marzo, 2013 - http://www.uccronline.it

Ryan e famiglia

L’agenda LGBT penetra anche negli asili attraverso libri, come il “Piccolo Uovo”, e spettacoli teatrali, come quello del Teatro Litta nella Milano del sindaco Giuliano Pisapia. Corrompe le menti dei più piccoli ingannandoli sulla genitorialità attraverso fiabe colorate, con le quali si educa alla fobia verso la diversità e la complementarietà sessuale. Il vizio comunista di uniformare ogni cosa non è morto con la caduta delle vecchie ideologie ma rimane e si amplifica grazie all’odio omosessuale contro la famiglia naturale, quella indicata dalla nostra Costituzione come l’unica possibile.

Un’ideologia che genera «tanta confusione» e «a quell’età è molto dannosa, condizionerebbe lo sviluppo e limiterebbe le potenzialità di mio figlio», ha affermato Bruno Renzi, psichiatra e ex direttore all’ospedale Sacco di Milano e docente presso l’Università degli Studi di Milano, l’Università di Bologna, La Sapienza di Roma e l’Università di Catania.

«L’infanzia», ha spiegato, «è un’età fondamentale per la formazione e l’indirizzo psicologico di una persona. È in quegli anni che diversi fattori concorrono alla strutturazione della personalità, e uno di questi è l’introiezione di modelli – emotivi, cognitivi e comportamentali – che provengono dalle figure genitoriali. In un contesto familiare normale, con una polarità maschile e una femminile, il bimbo ha la possibilità di acquisire i modelli congeniali alla sua struttura: se è un maschietto è opportuno che li acquisisca dal padre, altrimenti dalla mamma. Messo di fronte a libri e spettacoli come quello del Teatro Litta, il bimbo è indifeso, quantomeno gli si ingenera confusione, che diventa strutturata se il bombardamento è costante: una favoletta una volta sola pazienza, ma insistere con insegnamenti così fuorvianti può generare false introiezioni rispetto ai modelli che il bambino sta ricevendo da una famiglia normale»

Lo psichiatra non ama evidentemente il politicamente corretto è afferma: «Le persone gay hanno tutti i diritti tranne uno, quello di impedire lo sviluppo delle vaste potenzialità che ogni bambino ha insite in sé. Se gli si negano le due polarità maschile e femminile, cioè il diritto di avere entrambi i modelli parentali, viene privato della possibilità di acquisire le dinamiche utili per la crescita. È a quell’età che i bambini creano dentro di sé le convinzioni su se stessi, la vita, il mondo, che determineranno tutto il loro futuro, e queste derivano da un genitore maschio e uno femmina». La famiglia non è quella omosessuale, «madre natura ne sa più di noi».

Ricordiamo che in questa pagina è possibile visionare la documentazione scientifica sull’argomento (pro e contro), mentre in questa pagina è possibile visionare le prese di posizione di scienziati, filosofi e giuristi.

mercoledì 20 febbraio 2013


«I figli nascono da uomo e donna. E non si fabbricano. Il popolo francese darà battaglia sul matrimonio gay » - febbraio 19, 2013 Leone Grotti - http://www.tempi.it



“Addetta stampa di Gesù”. Così si presenta provocatoriamente sui palcoscenici Frigide Barjot. L’umorista cattolica francese non pretende certo di rappresentare la volontà di Dio, ma è la portavoce di «oltre un milione di persone» che hanno sfilato a Parigi il 13 gennaio contro il matrimonio e l’adozione gay nella grande Manif Pour Tous. È lei che ha ideato la manifestazione che è riuscita a mettere insieme cattolici, ebrei, musulmani, socialisti non allineati con le direttive di Francois Hollande e perfino omosessuali. La legge Taubira che legalizza il matrimonio gay è stato approvata dal Parlamento francese il 12 febbraio, ma il 2 aprile arriverà in Senato e Frigide Barjot a tempi.it promette battaglia: «Chi ha detto che passerà al Senato? Non è affatto certo e se succederà torneremo in piazza per chiedere un referendum e saremo anche più di un milione questa volta».
Perché se due persone dello stesso sesso si amano, voi della Manif Pour Tous non volete che si sposino?
Il matrimonio non è un patto d’amore, non è un contratto di unione ma di filiazione. Il matrimonio civile in Francia, come anche quello religioso in quanto riconosciuto dalla Repubblica, prima di tutto e in tutto il mondo organizza il diritto della filiazione, che fa sì che un figlio abbia come genitori le persone che lo hanno concepito. L’apertura del matrimonio francese alle coppie dello stesso sesso farà sì che un figlio nasca da due uomini, la legge stabilirà che un bambino non nasce da un padre e da una madre. E questo non è ammissibile.

Ma se due omosessuali vogliono stare insieme…
Non si tratta di un problema di unione tra gli omosessuali, il problema è che il matrimonio non è un’unione d’amore ma un’unione per la filiazione. C’è una disposizione legale molto importante che si chiama presunzione di paternità e l’adozione piena fa sì che il bambino avrà come genitori i due adottanti. Se sono due persone dello stesso sesso, il bambino non potrà avere come genitori un padre e una madre.

I gruppi Lgbt insistono che una coppia omosessuale può amare un bambino tanto quanto una coppia eterosessuale. Perché siete contrari all’adozione gay?
Ripeto: amare un bambino non vuole dire essere i genitori che hanno concepito il bambino. Amare non è concepire, non è procreare. Questo progetto di legge porterà alla procreazione artificiale attraverso la manipolazione dello sperma, alla fecondazione artificiale e alla maternità surrogata. E introduce una terza persona che interviene nella “fabbricazione” del bambino, come strumento di procreazione, cosa che non è ammissibile dal nostro punto di vista, perché non ci si può vendere per fare dei bambini, vendere il proprio sperma. Se questa legge aprirà alla fecondazione per tutti, anche una donna single potrà andare in cerca dello sperma per restare incinta, così come le vedove e le donne in menopausa. Amare è una cosa, procreare è un’altra. Tutti hanno diritto all’amore ma non tutti i tipi di amore portano alla filiazione.

Se una coppia desidera un figlio ma non può averlo, perché non può ricorrere all’inseminazione artificiale?
Non esiste il diritto al bambino, non bisogna che la legge istituisca una specie di diritto al figlio per cui quando qualcuno lo desidera bisogna aiutarlo con una facilitazione tecnica ed economica. Questa legge avrà conseguenze economiche, ci saranno flussi di denaro che riguardano gli esseri umani. E poi non si possono fabbricare le persone. Ma prendiamo la cosa dal punto di vista del bambino: è inaccettabile che la legge elimini uno dei due punti di origine del bambino, materno o paterno. La legge della signora Taubira sostituisce di fatto la filiazione biologica con una filiazione sociale, cancella la differenza fra uomo e donna, la sessuazione originaria nell’umanità. Cancella il principio stesso dell’umanità, il principio di essere uomo o donna sostituendolo con quello di essere bi, omo, etero, trans, ecc.  Non è questa la strutturazione primaria dell’umanità. Questo è sostituzione del sesso col genere, ed è ideologico.

 Solo gli eterosessuali possono sposarsi. Non è discriminatorio?
Non è discriminatorio perché gli eterosessuali possono generare figli senza interventi di terzi e senza negare al figlio una delle sue origini. Ecco perché il matrimonio è riservato agli eterosessuali. Per le coppie omosessuali invece ci sono progetti di legge perfettamente egualitari dal punto di vista patrimoniale, come le unioni civili. Ma non può chiamarsi matrimonio. Matrimonio vuol dire figlio. Matrimonio viene da madre, la madre è colei che porta in grembo il figlio e la donna ha bisogno di un marito perché il figlio abbia un padre: il matrimonio è questo. Il matrimonio è un’entità molto precisa, è l’unione tra un uomo e una donna dalla quale procede un figlio, il quale, è un fatto, non può nascere dall’unione di due uomini.
È soddisfatta dal dibattito in Parlamento sulla legge?
No. Non si è riflettuto a sufficienza sulle conseguenze a cui questa legge porterà, non si è fatto un lavoro per sapere come cambierà la nostra legislazione, la società, l’economia. Non si può pensare a tutto ciò in 110 ore di dibattito, con deputati che non erano in grado di riflettere perché non avevano dormito la notte. Ci voleva un dibattito su questo, ma non c’erano le condizioni per fare questo lavoro. Bisogna discutere prima di votare. Per un tema così importante, inoltre, come definire che cos’è un uomo e che cos’è una donna e che cos’è il matrimonio, il partito socialista non può non lasciare la libertà di coscienza ai suoi deputati.

I socialisti sono stati obbligati a votare sì?
Proprio così. C’è stato qualcuno che ha violato la consegna, almeno quattro deputati di sinistra hanno votato contro, insieme a un deputato della sinistra non socialista. Altri si sono astenuti.

E l’opposizione?
Si diceva che la destra si sarebbe mostrata divisa, ma solo due dei suoi deputati hanno votato a favore della legge. Allora, quello che si diceva, che molti deputati della destra avrebbero votato a favore, che tutti in Francia sono a favore del matrimonio omosessuale, tutto questo non è vero. La maggioranza dei francesi è contro l’adozione gay, dunque contro questa legge.

Sul vostro sito avevate annunciato che il giorno del voto finale in Parlamento vi sareste recati davanti all’Assemblea per fare votare tutti i cittadini sulla legge. Poi però non l’avete fatto, perché?
Perché al governo non piace che sia il popolo a decidere di questa legge, ecco perché. Ci hanno impedito di manifestare senza ragioni valide. Volevamo mettere un’urna sulla strada, avevamo l’autorizzazione. Ci è stata tolta all’ultimo momento, la notte prima. La cosa più grave è che è stato fatto un ricorso al tribunale amministrativo per fare annullare un’altra sentenza urgente che sospendeva il divieto; ma il giudice lo ha confermato. Quindi di fatto oggi in Francia c’è un problema di libertà di manifestazione.

Crede che vogliano zittirvi?
Certo, ma più il governo ci impedisce di parlare e più la gente si alza in piedi e si oppone al progetto di legge. Noi non siamo contro gli omosessuali, ma bisogna riconoscere che il matrimonio riguarda la filiazione. Anche il Consiglio di Stato, nel suo parere consegnato al governo, ha spiegato di avere delle riserve sulle conseguenze a cui porterà il cambiamento delle regole della filiazione, che non è stato sufficientemente studiato.

Quando la legge sarà approvata al Senato, che cosa farete?
Come fa a sapere che passerà al Senato? Non è affatto certo che approvi la legge, perché in Senato il partito socialista non ha la stessa maggioranza, ci sono solo sei voti di differenza fra maggioranza e opposizione. E poiché i senatori hanno capito che c’è un problema nascosto nella legge, ci sarà dibattito. La pressione degli elettori e della maggioranza non è affatto la stessa nelle due camere. Oggi abbiamo portato al CESE una petizione firmata da 700 mila persone, raccolte in sole in tre settimane: abbiamo chiesto al Consiglio di studiare le conseguenze di questa legge per discuterle. Attiveremo tutti i mezzi costituzionali e democratici. E se non basterà, scenderemo in strada il 24 marzo.

Pensate a un referendum?
Certo. Se il presidente della Repubblica lo indice, si può fare. Noi glielo abbiamo chiesto. Abbiamo già portato una manifestazione numerosa in piazza, eravamo più di un milione il 13 gennaio. Possiamo tornare in strada e la prossima volta saremo ancora di più e chiederemo che il presidente della Repubblica Hollande ascolti il popolo francese, che non vuole questa legge.

Credete sia ancora possibile convocare gli Stati generali della famiglia?
Sì, ma per farlo occorre sospendere l’approvazione di questa legge. E aggiungo che sarebbe il modo migliore perché non si accentuino le divisioni fra i cittadini. Questo non è un bel momento in Francia: abbiamo problemi economici, di potere d’acquisto, di mancanza di lavoro, ci sono licenziamenti. Recentemente una persona si è suicidata dopo essere stata licenziata. Ci sono persone davvero disperate per la crisi economica e il governo che cosa fa? Impone loro il cambiamento della struttura della società, della famiglia. Perché? Perché lo vuole un piccolo nocciolo di persone che non ha problemi economici, una comunità di attivisti benestanti.

Come ha fatto a riunire così tante persone e così diverse in una stessa manifestazione?
Ce l’abbiamo fatta perché la società francese è diversa e differenziata al suo interno. Noi la rispecchiavamo. Nessuna legge può dire che un bambino è nato da due uomini o da due donne. La nostra manifestazione è nata dai cittadini che si sono messi insieme contro l’ideologia dominante. Non si può permettere a un uomo o a una donna di fare un figlio in qualunque modo creda. Non si fanno i figli per capriccio.
@LeoneGrotti