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lunedì 3 settembre 2012
giovedì 30 agosto 2012
FECONDAZIONE ASSISTITA - Le derive della provetta - IL BUSINESS DEGLI
OVULI E I SEMI DEI DEFUNTI, 30 agosto 2012, http://www.avvenire.it
È stato e resta il divieto più
discusso e criticato della nostra legge, eppure la fecondazione eterologa ha
portato a pratiche selvagge su cui diversi Paesi sono dovuti intervenire in
senso più restrittivo. Trattasi della possibilità che il seme (oppure l’ovulo)
provengano da un soggetto esterno alla coppia. La pratica – invocata in
particolare dalle coppie omosessuali e da quelle in cui uno dei due sia
portatore di una malattia genetica – è alla base del “business” degli ovociti,
che ha stravolto la vita di migliaia di donne nei paesi del Terzo mondo, pronte
(complici massacranti cicli di iperstimolazione) a farne merce di scambio per
poche manciate di dollari. Ma il mercato degli ovuli è prolifico anche in Paesi
ricchi come Inghilterra e Stati Uniti, dove studentesse e adolescenti si
improvvisano donatrici per pagarsi studi o vacanze. La fecondazione eterologa è
anche all’origine di casi limite che hanno scatenato controversie giudiziarie:
dalle donne che hanno impiegato il seme di defunti (è accaduto, per esempio, in
Inghilterra) al fenomeno dei genitori-nonni (caso clamoroso quello italiano di
Torino, con mamma di 58 anni e papà di 70) per arrivare a quella dei padri che
disconoscono i figli in quanto non informati del ricorso all’eterologa da parte
della madre (la Cassazione ha dato l’ok se la scoperta viene fatta entro un
anno).
BIMBI “SALVATORI” PER CURARE I
FRATELLI MALATI
Nello spirito originario della
legge 40, il divieto di diagnosi pre-impianto è conseguente a quello di «ogni
forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti». La norma si
riferisce «agli interventi che, attraverso tecniche di selezione, di
manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali, siano diretti ad
alterare il patrimonio genetico dell’embrione e a predeterminarne
caratteristiche genetiche» (art.13). La pratica di selezionare embrioni,
invece, ha portato a effetti choc soprattutto in Gran Bretagna, dove l’Autorità
sulla fecondazione assistita ha individuato una lunga lista di malattie (e
rischi di malattie) per cui si può facilmente scartare un embrione. Fece
discutere, per esempio, nel 2008 il caso di una coppia di sordi che volevano
ricorrere a tecniche di fecondazione assistita e che si scontrarono con quanto
previsto dalla legge sulla selezione degli embrioni, che scarta automaticamente
quelli con problemi di sordità. Una pratica che ha inorridito i coniugi,
assolutamente contrari a rifiutare un bimbo sordo. Ma l’Inghilterra ha fatto di
più, avallando la selezione di “bambini medicina” (o “salvatori”), ovvero
selezionati sani in provetta e fatti nascere al solo scopo di garantire
materiale biologico di ricambio al fratellino affetto da una malattia genetica.
Eil primo “bimbo medicina” è nato in Francia, nel 2011, con un corredo genetico
selezionato ad hoc, ovvero completamente compatibile con i due fratellini
malati di beta talassemia.
EMBRIONI CHIMERA E FIGLI CON TRE
GENITORI
La legge 40 infine vieta
«qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano», «la produzione di
embrioni umani a fini di ricerca o di sperimentazione», «interventi di
clonazione» e «la fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie
diversa e la produzione di ibridi o di chimere». Limiti che fino all’apparenza
invarcabili e che invece la genetica spregiudicata degli ultimi anni ha
percorso in lungo e in largo, per fortuna al di fuori dei nostri confini. È
sempre il caso della vicina Inghilterra, che s’è spinta fino a concedere
l’ibridazione di embrioni umani con quelli animali al fine di creare cellule
staminali utili nella ricerca. Dopo una lunga battaglia parlamentare, la
creazione di “chimere” mescolando materiale genetico umano a quello bovino è
stata avallata, ma senza alcun esito: gli embrioni sono morti dopo 72 ore di
vita in laboratorio, risultando inutili. Da allora di ibridazione e chimere non
s’è più parlato. E in un binario morto è finita anche l’autorizzazione a
clonare, sia in Inghilterra che nei Paesi asiatici: la cosiddetta “clonazione
terapeutica” (che avrebbe dovuto fornire una miniera illimitata di organi e
cellule da usare anche per l’uomo) si è dimostrata fallimentare. E nel 2010 un
gruppo di ricercatori britannici dell’Università di Newcastle ha annunciato di
aver messo a punto una nuova tecnica di manipolazione genetica: una tecnica
riproduttiva che prevede tre genitori, cioè due corredi genetici impiantati
nell’ovulo della madre. Obiettivo? “Terapeutico”, pare:il bimbo dovrebbe essere
più sano.
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giovedì 12 gennaio 2012
lunedì 9 maggio 2011
Bimbo curato con il "fratello su misura", é polemica - Charlie è stato dichiarato guarito. In Gran Bretagna si riapre il caso dell'intervento sull'embrione del donatore - Avvenire, 9 maggio 2011
LONDRA. Curato da un fratellino su «misura». II protagonista della complicata vicenda é Charlie Whicaken il cui fracello Jamie é stato concepito in provetta per ottenere cellule staminali in grado di guarire la sua grave malattia genetica. Il caso all'epoca scatenò furibonde polemiche perché |’embrione era stato geneticamente selezionato. Una
pratica vietata in Gran Bretagna, così i genitori, nel 2002, decisero di andare a Chicago per effettuarla.
Jamie, alla nascita. nel 2003, era una copia genetica quasi perfetta del fratello maggiore l medici avevano prelevato Ie cellule necessarie dal suc cordone ombelicale e una volta verificato che non aveva la stessa malattia del fratellino,
avevano daco luce verde al trapianto. Charlie, che all'epoca aveva 4 anni, soffriva di una rarissima forma di anemia che gli impediva di produrre sufficienti globuli rossi. La vicenda di Charlie rappresenta,anche per il fronte laico, un «caso limite» che pone «una complessa questione etica».
Ad affermarlo é Paolo De Coppi, primario di Chirurgia pediatrica al Great Ormond Street Hospital di Londra ed esperto in ricerca sulle cellule staminali, «La malattia di Charlie si presenta in forma ereditaria nel 45 per cento dei casi, ma negli altri casi non è ereditata dai genitori ed è quindi definita sporadica», ha detto De Coppi.
Questo, precisa l'esperto, «sembrerebbe essere il caso di Charlie, ed é proprio da qui che nasce il dibattito etico sullla vicenda: la diagnosi preimpianto sugli embrioni concepiti per "salvare" Charlie, infatti, é stata fatta non per escludere che gli embrioni fossero a loro volta affetti dalla patologia, poiché i genitori non erano portatori, bensì per verificare quale tra gli embrioni fosse il maggiormente compatibile con Charlie ai fini di un tmpianto di staminali». La selezione degli embrioni, cioé, non era, chiarisce lo specialista, «tra un embrione malato ed uno sano, poiché il nuovo concepito non aveva il rischio di contrarre la malattia la malactia, ma tra un embrione meno o più compatibile con il fratello».
Sicuramente — commenta De Coppi - si é trattato per i genitori di una scelra estremameme difficile dal punto di vista etico.
giovedì 10 febbraio 2011
I vescovi francesi sul bimbo concepito per curare il fratello malato - Progresso è rispettare - la dignità di ogni essere umano (©L'Osservatore Romano - 11 febbraio 2011)
PARIGI, 10. In Francia lo hanno già soprannominato bébé-médicament, il bambino-medicina: è nato il 26 gennaio all'ospedale "Béclère" di Clamart, nell'Île-de-France, sostanzialmente per curare uno dei suoi fratelli, affetto da una grave malattia genetica, la beta talassemia. Una notizia resa nota proprio l'8 febbraio, giorno d'inizio del dibattito all'Assemblea nazionale sul progetto di legge relativo alla bioetica. La Chiesa non ha potuto non commentare la coincidenza (il portavoce dei vescovi, Bernard Podvin, ha parlato di "meschino concetto della comunicazione"), una coincidenza che "sottolinea doppiamente l'anormalità di questa nascita", come ha detto ieri l'arcivescovo di Rennes, Pierre d'Ornellas, incaricato dalla Conferenza episcopale di seguire la discussione in materia di bioetica. E il presidente, il cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, ha definito questo bambino "uno strumento per cercare di guarire un altro bambino", dichiarandosi nettamente contrario al concepimento a fini terapeutici.
La tecnica utilizzata prevede che gli embrioni, dopo la fecondazione in vitro, vengano sottoposti a una duplice analisi genetica preimpiantatoria che permette di selezionare quelli indenni dalla malattia ereditaria e compatibili (in questo caso) con i due fratellini del nascituro affetti dalla patologia. Gli embrioni sono stati quindi trasferiti nell'utero della madre che ha portato avanti la gravidanza. Il neonato non solo è sano ma, attraverso le cellule prelevate dal suo cordone ombelicale, potrà curare il fratello maggiore.
Secondo monsignor d'Ornellas, che in una dichiarazione firmata con altri vescovi ha definito il bébé-médicament una "falsa pista", la stranezza di questa nascita è innanzitutto nella legalizzazione della strumentalizzazione del nascituro, contraria - ricorda citando la Commissione nazionale consultiva dei diritti dell'uomo - "al più elementare rispetto dovuto a ogni essere umano", contravvenendo all'"interesse primordiale" del bambino. Perché ogni bambino "ha il diritto inalienabile di nascere per se stesso, essere amato per se stesso ed essere accolto per se stesso".
Ma per l'arcivescovo di Rennes questa nascita è singolare anche perché strumentale al dibattito parlamentare. "Chi potrebbe restare insensibile davanti alla vita, più forte della sofferenza?", gli fa eco monsignor Podvin, "chi potrebbe negare la legalità di un atto scientifico altruista?". Tuttavia, spiegano ancora i vescovi, legalizzare l'uso dell'essere umano più vulnerabile per guarirne un altro "non è degno dell'uomo" e concepire un bimbo a questo scopo "non è rispettoso della sua dignità".
Dietro alla revisione della legge sulla bioetica si nasconde una "questione di umanità": si tratta - scrive d'Ornellas - di trovare la strada che unisce il rispetto incondizionato della dignità di ogni essere umano, in particolare dei più vulnerabili, con l'uso delle tecniche biomediche consentite grazie all'avanzamento della scienza. "È su questa strada che si trova il vero progresso dell'umanità", ribadisce il presule, che invita i parlamentari al dialogo per trovare una soluzione condivisa che conduca a misurare qualsiasi ricerca scientifica con il metro della libertà responsabile, che sceglie il rispetto come via di progresso nell'interesse generale della società.
IL CASO/ 2. Quel bambino-medicina, amato soltanto per la sua utilità - INT.Roberto Colombo - giovedì 10 febbraio 2011, il sussidiario.net
Si chiama Umut-Talha, “speranza” in lingua turca, ed è il primo caso, in Francia, di bambino-medicina. Il suo venire al mondo ha uno scopo ben preciso: il suo sangue servirà a curare i fratelli, malati di talassemia beta. Perché questo fosse possibile, il neonato è stato fatto nascere attraverso la fecondazione in vitro; non prima, tuttavia, di una doppia diagnosi genetica pre-impianto, che ha consentito ai medici di selezionare un embrione che non fosse portatore della malattia e che fosse compatibile con i tessuti e il sangue dei fratelli. Un procedimento del genere, Oltralpe, è considerato legale dal 2004, mentre il primo caso in assoluto si è registrato negli Usa, nel 2000. Come è stato possibile, tecnicamente, far venire al mondo un essere umano con simili caratteristiche? E, soprattutto, fino a che punto la tecnica potrà spingersi per perseguire fini svincolati dal bene dell’uomo? Il professor Roberto Colombo ci spiega i dettagli medici e le implicazioni etiche della vicenda.
Che cos’è la talassemia beta?
Le talassemie sono un gruppo di malattie ereditarie caratterizzate da un difetto quantitativo nella produzione di emoglobina, la molecola responsabile del trasporto dell'ossigeno dai polmoni ai tessuti di tutto l'organismo umano. La forma più grave è la talassemia beta. Quando il difetto genetico è presente su tutte e due i cromosomi, quello ereditato dal padre e che deriva dalla madre (talassemia major o morbo di Cooley), la malattia si manifesta intorno a nove mesi di età con una gravissima anemia, ingrossamento della milza e forte rallentamento della crescita. Se non curata, la talassemia major è spesso fatale entro i 30 anni di età.
Può spiegarci il procedimento di fecondazione in vitro e di selezione embrionale con il quale è stato fatto nascere il piccolo?
Quando due genitori sono portatori del difetto genetico che causa la talassemia, essi hanno la probabilità del 25% (uno su quattro) di generare un figlio malato. Statisticamente, gli altri tre figli su quattro (75%) sono esenti dalla malattia: due su quattro sono portatori del difetto genetico (come i genitori) e uno su quattro non è neppure portatore. Attraverso la cosiddetta "diagnosi genetica preimplantatoria", che consiste nella analisi genetico-molecolare di una o più cellule dell'embrione prima del suo trasferimento in utero, è possibile individuare quali degli embrioni generati mediante fecondazione in vitro saranno affetti da talassemia, quali saranno i portatori sani e quali, infine, i sani non portatori neppure di una copia del gene difettoso. A seguito di questa indagine è stato possibile, dopo alcuni tentativi, far nascere dai genitori del figlio affetto da talassemia un fratello minore sano, mediante procreazione medicalmente assistita e geneticamente selezionata.
In che senso il suo sangue potrà curare i fratelli?
Nel caso della talassemia beta l'unica terapia risolutiva è il trapianto di midollo osseo o di cellule staminali da cordone ombelicale, provenienti da donatori istocompatibili (frequentemente, i fratelli del paziente). Se questo non è possibile, la terapia classica – non risolutiva – consiste in ripetute trasfusioni di sangue, associate a una terapia chelante che elimini l'accumulo di ferro causato dalle trasfusioni. Sia nel primo caso che nel secondo, il donatore, oltre a possedere cellule della linea eritropoietica immunologicamente compatibili con quelle del malato, non deve essere affetto da una malattia del sangue. Nel caso in questione, non essendo disponibile nessun donatore idoneo (fratello non affetto da talassemia), è stato deciso di "generarlo intenzionalmente", con "caratteristiche genetiche predeterminate" rispetto alla patologia in questione.
Cosa avviene degli embrioni umani non trasferiti in utero e scartati?
Gli embrioni portatori di un difetto genetico sono solitamente destinati alla distruzione immediata o "donati" per scopi di ricerca, con conseguente distruzione al termine della sperimentazione.
Si può definire un embrione “vita”?
L'embrione è uno di noi, un essere umano a pieno titolo, perché ciascuno di noi è stato un embrione all'inizio della propria esistenza. Di norma, la vita umana inizia con lo sviluppo dell'embrione, a partire dalla fertilizzazione, che - se non viene arrestato mediante una qualche procedura - prosegue con l'impianto in utero, la gestazione e la nascita, dando origine ad un bambino, ad un figlio di una donna e di un uomo, ad membro della comunità umana. Negare l'umanità dell'embrione significa non usare la ragione in modo ragionevole, perché si censura uno dei fattori fondamentali della persona umana: la sua origine biologica attraverso il concepimento e lo sviluppo prenatale. E' una questione di realismo e di ragione. Chi nega all'embrione umano il diritto di esistere, qualunque siano le sue condizioni biologiche e cliniche, censura gli orizzonti della ragione scientifica e antropologica e fa un torto alla scienza e alla coscienza dell'uomo.
Cosa ne pensa di tutta la vicenda?
Si tratta del tristissimo epilogo di una medicalizzazione ad oltranza del concepimento e della nascita che affonda le sue radici in una "concezione strumentale della vita dell'uomo", che non è più riconosciuta come un fine e un bene in se stessa, ma e asservita ad un progetto che le viene imposto dal di fuori. Un progetto che, come nel caso in oggetto, può apparire, a prima vista, positivo e socialmente valido (la cura di una persona malata), ma che non può essere giudicato come tale perché comporta obbligatoriamente il compimento di una azione intrinsecamente immorale: la selezione e la soppressione di altre vite umane innocenti, quelle dei fratelli più piccoli del bambino malato, gli embrioni "scartati" perché non geneticamente idonei al progetto terapeutico, che non vedranno mai la luce perché destinati a morire in laboratorio
Quali implicazioni etiche vi ravvisa?
L'implicazione più grave e foriera di ulteriori, nefasti sviluppi mi sembra sia quella di una "cultura della morte" (l'espressione è di Giovanni Paolo II, che ne fece uno dei concetti chiave, insieme a quello opposto di "cultura della vita", della sua enciclica Evangelium vitae). Si arriva a chiamare alla vita esseri umani per destinarli intenzionalmente alla morte nel nome di una beneficialità terapeutica che afferma come un bene ciò che in realtà è un delitto: togliere la vita ad un essere umano per guarire un altro essere umano, umiliando e sfruttando così la vita del primo per salvare quella del secondo. Una siffatta medicina tradisce la stessa vocazione professionale dell'arte di Ippocrate, che è quella del "primum non nocere": non arrecare danno a nessuna vita umana per nessuna ragione, perché ogni donna e ogni uomo, sin dal suo concepimento, è degno del più alto rispetto e della tutela incondizionata da parte dei genitori, dei medici e della società.
Quando crescerà, la consapevolezza di esser nato per “curare” i fratelli, che ripercussioni avrà sulla coscienza di sé?
Possiamo solo intuire quale potrà essere il gravissimo riverbero della coscienza di quel bambino di essere stato voluto dai propri genitori non "per se stesso" ma "per un altro", in funzione di un altro, di suo fratello malato. Ognuno di noi è stato creato per se stesso ed è fatto per essere amato in se stesso e per amare l'altro come se stesso. Non vi è tormento più grande che quello che sorge in noi quando ci accorgiamo di essere sfruttati, "usati" per uno scopo che ci è estraneo, che non è solidale con il nostro destino. Siamo fatti "poco meno degli angeli", dice la Bibbia per indicare la nostra sublime dignità e la nostra vocazione ad essere il vertice di tutta la creazione: l'uomo e la donna non sopportano di fatti per altro che per l'Autore della propria vita e, dunque, per se stessi, perché il Creatore chiama all'esistenza e ama singolarmente e irripetibilmente ognuno di noi. Chi parla di "solidarietà familiare" o di "atto di donazione" o "d'amore" a proposito di quanto accaduto in Francia disconosce che la solidarietà, la donazione e l'amore non possono essere "imposti" a nessuno, "decisi da altri", neppure nel caso dei genitori rispetto ai figli. Il figlio, neppure quando è ancora un embrione o non è ancora nato, non ha una dignità inferiore a quella dei genitori o di un fratello e, dunque, non può essere trattato come un "oggetto" che si sceglie secondo criteri di utilità o convenienza, fosse pure una elevatissima utilità familiare o convenienza sanitaria e sociale.
La pratica è legale in Spagna, Belgio e Stati Uniti. E in Italia?
La legge 40/2004, che in Italia regola le pratiche di procreazione medicalmente assistita, all'articolo 13 vieta espressamente "ogni forma di selezione a scopo eugenetico di embrioni e gameti, ovvero interventi che, attraverso tecniche di selezione, di manipolazione o comunque tramite procedimenti artificiali siano diretti ad alterare il patrimonio genetico dell'embrione o del gamete ovvero a predeterminarne caratteristiche genetiche" (comma 3, lettera b), salvo il caso che "si perseguano finalità esclusivamente diagnostiche e terapeutiche (...) volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso" (comma 2). E' evidente che, nel caso francese, l'intervento di manipolazione e selezione degli embrioni ottenuto in vitro non era diretto "alla tutela della salute e dello sviluppo dell'embrione stesso", ma alla cura di un altro soggetto, già nato: il fratello affetto da talassemia beta. Inoltre, l'articolo 14 comma 1 della stessa legge vieta espressamente "la soppressione di embrioni".
Le risulta che da noi possa esserci il rischio che si verifichino casi analoghi a quello francese?
Secondo una corretta ragione giudica, nel nostro Paese, un simile esperimento sarebbe palesemente illegale. Tuttavia, purtroppo, non sono mancate tendenze e spinte verso una interpretazione dell'articolo 13 della legge 40/2004 che, tradendo lo spirito e la lettera della medesima, vorrebbero aprire una breccia nel divieto di sperimentazione e selezione embrionaria in nome di una malintesa tutela della libertà di decisione dei genitori del concepito in vitro e di iniziativa dei medici.
Potevano agire altrimenti i genitori?
Non conoscendo precisamente il quadro clinico del figlio malato e le opportunità terapeutiche da esso consentite, è difficile esprimersi in merito a questo aspetto della vicenda. Certamente esistono opportunità terapeutiche alternative al trapianto di midollo osseo o di cellule staminali cordonali, consistenti in ripetute trasfusioni ematiche associate a una terapia ferrochelante. Certo, si tratta di approcci non risolutivi, che devo essere instaturati nel corso di tutta la vita del soggetto.
Invece che “creare” un bambino-medicina, come si sarebbe dovuta muovere la comunità scientifica?
Allo stato attuale della ricerca sui disordini genetici dell'emoglobina (emoglobinopatie), non esistono protocolli terapeutici risolutivi che possano essere immediatamente trasferiti sull'uomo, ma è in corso una tenace e intelligente sperimentazione su modelli animali di diverse forme di terapia genica somatica. Anche sul piano della ricerca farmacologica e biotecnologica non mancano diversi e promettenti indirizzi. Su questa strada dovrà proseguire la ricerca biologica e medica se vuole essere pienamente rispettosa della vita di ogni essere umano, rifuggendo da facili quanto perigliosi tentativi di strumentalizzazione di essa in funzione di presunti progressi terapeutici che non corrispondono alla originaria e perenne "vocazione professionale" della scienza e della medicina: quella di essere al servizio della vita dell'uomo, alleate e mai nemiche della persona umana, dal suo sorgere sino al tramonto dell'esistenza.
© Riproduzione riservata.
mercoledì 9 febbraio 2011
Fecondazione artificiale – in Francia nasce il primo Neonato-medicina – una serie di articoli da http://www.portaledibioetica.it
FRANCIA: NATO IL PRIMO NEONATO-MEDICINA
In Francia e' nato il primo 'neonato-medicina', con fecondazione artificiale e selezione dell'embrione. Con questa tecnica il suo sangue puo' contribuire alla cura della beta-talassemia che affligge i suoi fratelli maggiori. Il bebe' ha un nome turco, Umut-Talha (Nostra Speranza) ed' e' nato il 26 gennaio a Clamart, poco fuori Parigi. Tramite una doppia diagnosi genetica pre-impianto, i medici hanno potuto scegliere un embrione non portatore della malattia e compatibile a livello ematico e di tessuti con i fratelli malati, per poi procedere con la fecondazione in vitro. .
Parigi 07:00
Fonte: http://www.repubblica.it
"Neonato-medicina", primo caso in Francia
Il piccolo è venuto alla luce poco dopo le 21 a Clamart. E' il risultato di una selezione embrionale e il suo sangue potrà aiutare a curare la beta-talassemia di cui soffrono i suoi fratelli maggiori.
PARIGI - La Francia ha registrato la nascita del suo primo “neonato-medicina”. Umut-Talha, nome turco che significa “speranza”, è venuto alla luce poco dopo le 21 a Clamart, alle porte di Parigi, ed è “in ottima salute”. Nato con fecondazione artificiale e selezione dell'embrione, il suo sangue potrà aiutare a curare la beta-talassemia di cui soffrono i suoi fratelli maggiori. Questo tipo di tecnica, legalizzato in Francia nel 2004, suscita ancora forti polemiche tra l'opinione pubblican ed è la prima volta che una gravidanza di questo tipo viene portata a termine con successo nel Paese. La pratica è legale in numerosi altri Stati europei, tra cui la Spagna e il Belgio, dove nel 2005 sono nati i primi due “neonati-medicina” europei. La prima nascita di un bambino di questo tipo è avvenuta negli Stati Uniti, nel 2000.
lunedì, 07 febbraio 2011
Fonte: http://www.tg1.rai.it
FRANCIA - Nato il primo 'bimbo-medicina' per curare talassemia dei fratellini
La Francia ha registrato oggi la nascita del suo primo 'neonato-medicina', nato con fecondazione artificiale e selezione dell'embrione in modo che il suo sangue possa aiutare a curare la beta-talassemia di cui soffrono i suoi fratelli maggiori. Il piccolo Umut-Talha, nome turco che significa 'speranza', e' venuto alla luce poco dopo le 21 all'ospedale Antoine-Bécière a Clamart, alle porte di Parigi, ed e' 'in ottima salute'. I medici sono René Frydman e Arnold Munnich. Il bimbo e' nato grazie alla fecondazione in vitro dopo una doppia diagnosi genetica pre-impianto, che ha consentito ai medici di scegliere un embrione che non fosse portatore della malattia e compatibile a livello ematico e di tessuti con i fratelli malati. Questo tipo di tecnica e' stato legalizzato in Francia con la legge sulla bioetica del 2004, ma suscita ancora forti polemiche tra l'opinione pubblica; e' la prima volta che una gravidanza di questo tipo viene portata a termine con successo nel Paese. La pratica e' legale in numerosi altri Stati europei, tra cui la Spagna e il Belgio, dove nel 2005 sono nati i primi due 'neonati-medicina' europei. La prima nascita di un bambino di questo tipo e' avvenuta negli Stati Uniti, nel 2000.
8 febbraio 2011 9:58
Fonte: http://salute.aduc.it
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