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giovedì 6 dicembre 2012
giovedì 12 gennaio 2012
BIOTECNOLOGIE/ Il biocarburante che nasce
piegando le molecole di Alessia Losa, giovedì 12 gennaio 2012, http://www.ilsussidiario.net
Attualmente i modelli e gli
strumenti di simulazione, disponibili per progettare in modo funzionale
complessi dispositivi biologici sintetici volti poi all’applicazione, sono
molto limitati. In un recente articolo pubblicato su Science (“Model-Driven
Engineering of RNA Devices to Quantitatively Program Gene Expression”) è stato
proposto un innovativo approccio di progettazione e di guida, che utilizza
modelli meccanici e cinetici per simulare il ripiegamento della struttura del
RNA (folding), fondamentale nello studio della regolazione dell’espressione
genica. Tale metodica, assistita dall’utilizzo del computer che facilita la
progettazione di molecole di RNA, è stata creata al Joint BioEnergy Institute
(Jbei) di San Francisco, unità appartenente al Dipartimento dell’Energia degli
Stati Uniti (Doe). L’interesse del Jbei è principalmente focalizzato sullo
sviluppo di biocarburanti avanzati.
Nei diversi livelli biologici,
DNA, RNA e proteine, non bisogna tralasciare le interazioni: tra i geni, le
proteine e le cellule vi è un’elevata complessità funzionale. L’utilizzo di
simulazioni in vitro e in silicio potrà facilitare la comprensione della
funzionalità in vivo dei processi metabolici atti alla produzione di nuove
sostanze, importanti in diversi settori: terapeutico, farmaceutico ed
energetico, quest’ultimo rivolti alla produzione di biocarburanti e di nuovi
materiali.
In questi anni l’interesse è
stato rivolto allo studio di forme ripiegate di RNA, note come aptameri,
ribozimi e aptazimi. Più precisamente gli aptameri sono acidi nucleici a
singolo filamento, lunghi 30-70 nucleotidi, caratterizzati da una specifica
struttura tridimensionale che si lega direttamente alla proteina bersaglio;
mentre i ribozimi, detti enzimi acidi ribonucleici, sono molecole di RNA con
una struttura terziaria ben definita in grado di catalizzare una reazione
chimica. I ribozimi, inoltre, contengono nella loro sequenza un sito attivo
tipico del RNA ribosomiale e sono in grado di scindere i legami fosfodiesterici
della propria sequenza o di altri RNA.
Nelle cellule è ben noto che i
diversi RNA elaborano le informazioni contenute nel DNA e regolano
l’espressione genica a livello della trascrizione, traduzione e degradazione.
Così aptameri, ribozimi e aptazimi sintetici assemblati in modo statico o
dinamico come regolatori di risposta possono controllare l’espressione dei geni
in cellule di batteri, lieviti e mammiferi. Utilizzando i modelli e le
simulazioni sviluppate al Jbei, quindi, si è potuto creare e si creeranno
sistemi di controllo complessi basati su RNA, in grado di regolare un grande
numero di geni con la finalità di ottenere prodotti desiderati.
Un’area in cui può essere
applicato il tutto è quella implicata nella produzione di biocarburanti
avanzati. Attualmente i biocarburanti (bioetanolo, biodiesel) sono prodotti
dalla biomassa di piante di interesse agro-alimentare come il grano e il mais.
La necessità è di avere grandi aree in cui coltivare piante destinate non solo
all’alimentazione, ma alla raccolta di biomassa (foglie, fusti, granella)
destinata alla produzione di biocarburante. Come è riportato dalla rivista PNAS
del 13 dicembre 2011, le prospettive sono quelle di ingegnerizzare un batterio
modello, Escherichia coli, in modo da generare nuovi ceppi capaci di
bio-sintetizzare una vasta gamma di molecole chimiche come idrogeno, alcoli,
acidi grassi e terpeni.
Una significativa sfida è quella
di ottenere ceppi batterici di E. coli capaci di sintetizzare grandi quantità
di un particolare enzima, la glicoside idrolasi (GH), in grado di convertire la
lignocellulosa in zuccheri fermentabili. Diventa perciò possibile la
manipolazione di microrganismi che porta all’ottenimento di nuovi ceppi di E.
coli capaci sia di aumentare la digeribilità degli zuccheri complessi
(cellulosa, emicellulosa, lignina), presenti nelle pareti cellulari dei tessuti
delle piante, sia di produrre idrocarburi con proprietà simili ai combustibili
derivati dal petrolio. Ciò ridurrà sicuramente i costi per la produzione di
biocarburanti avanzati derivati da biomasse vegetali non incluse nella catena
alimentare.
Infine, gli scienziati stanno
applicando la progettazione e la modellizzazione del complesso ripiegamento
della sequenza di RNA in un altro ambito per incrementare la sicurezza e
l’efficacia delle terapie mediche di patologie tra cui il diabete e il
Parkinson.
© Riproduzione riservata.
lunedì 17 ottobre 2011
Dna La lingua segreta dei geni, di ARNALDO D' AMICO, La Repubblica, 16
ottobre 2011
Il Dna ha una seconda lingua,
finora rimasta segreta, per parlare alle cellulee al corpo. Comunica istruzioni
per la vita molto più complesse ed è più usata di quella conosciuta. Quando
sarà completamente svelata ci farà comprendere anche il linguaggio del cancro
e, si spera, gli ordini giusti per riportarlo alla normalità. Ma la scoperta
finalmente dipana anche molti altri misteri in cui si sono impantanate la
medicina e la biologia e contribuisce a spiegare il perché delle tante e
drammatiche mancate promesse. La decodificazione della lingua segreta dei geni
è iniziata alla Harvard University, in uno dei laboratori di ricerca biomedica
più grandi e dotati di risorse al mondo. È diretto dall' italiano Pier Paolo
Pandolfi. Da lì è partita la rivoluzione che il New York Times ha definito «il
Big Bang della vita» perché avrà sulla medicina lo stesso impatto che sull'
astronomia ebbe la teoria sull' origine dell' universo. Le promesse «Negli anni
Novanta sembrava tutto chiaro», ricorda Pandolfi. «Il Dna porta le istruzioni
per la vita depositate sotto forma di lunghe frasi. Le parole del suo
vocabolario sono appena 64, risultanti da tutte le possibili combinazioni
ternarie di un alfabeto di sole quattro lettere: A, C, G, T. Le 64 parole si
traducono in 20 aminoacidi che a loro volta si attaccano in sequenza a formare
le proteine. Sono queste l' impalcatura (proteine di struttura delle cellule,
dei muscoli, eccetera) e il motore (gli enzimi che gestiscono le reazioni
chimiche) degli organismi viventi. Le lettere, le parole e i significati del
codice genetico sono universali, valgono per tutti gli organismi.
"Errori" in queste parole sono stati considerati finora l' unica
causa di molte malattie, compreso il cancro». "Vado al potere. Vado al
podere". Lo scambio di una sola lettera, la "t" con la
"d", fa assumere non solo alla parola ma anche alla frase un
significato diverso. Così basta una sola mutazione (la sostituzione di una
delle quattro lettere dell' alfabeto del Dna) perché la "parola
genetica" corrisponda a un altro aminoacido, che cambia la funzione della
proteina. E, se la proteina mutata regola la moltiplicazione della cellula, è il
cancro. "Scoperto il gene del tumore al...". Sono questii titoli che
negli anni ' 90 rimbalzano sui quotidiani dalle riviste scientifiche e
promettono una cura per ogni tipo di cancro. «Si mettono a punto i primi
farmaci "intelligenti" che colpiscono solo la mutazione, e si
ottengono alcune clamorose vittorie - ricorda Pandolfi - tuttavia le cure si
rivelano efficaci per pochi pazienti, quelli col sottotipo di tumore con la
mutazione. La maggioranza dei malati sembra avere un Dna codificante proteine
"sano". E allora, da dove viene la malattia? Non può che arrivare dal
Dna. Ma da dove parte? E in che lingua è scritto? Il codice genetico a 64
parole non ha le risposte». I misteri Le scoperte della biologia aggiungono
altri misteri. Alla fine degli anni ' 90 si sequenzia il genoma umano e quello
di numerose specie viventie si inizianoa contarei geni. Nell' uomo si stimava
ce ne fossero centomila, numero compatibile con la sua complessità che lo
posiziona al vertice della scala evolutiva. Tuttavia, si scopre che i geni umani
che producono proteine sono appena ventimila. Inoltre questi geni occupano solo
il 2% della lunghezza del Dna. Che c' è nel restante 98%? È ancora la biologia,
con le sue ricerche, a svelare un ulteriore paradosso che, contemporaneamente,
indica la strada da battere. La scoperta che lo scimpanzé ha solo lo 0,2% di
geni codificanti per proteine in meno dell' uomo lascia perplessi. Scendendo
nella scala evolutiva aumenta lo sgomento quando si scopre che nelle cellule
del lievito di birra o di un vermetto il Dna contenente i geni che fanno
proteine è lungo poco meno di quello umano. La parte di Dna "muta" è
invece di ben trenta volte più corta. «La specie umana quindi ha il record di
dotazione di Dna "oscuro" - osserva Pandolfi - Non fa proteine, non
si sa che fa, eppure è qui che devono risiedere le informazioni genetiche che
fanno dell' uomo l' organismo vivente più complesso. E più vulnerabile alle
malattie. In quel 98% c' è la differenza tra noi e le altre specie che popolano
il pianeta». La comprensione del ruolo di questo "genoma oscuro"
arriva dalle ricerche sul cancro di Pandolfi. La chiave sta nella nuova
prospettiva in cui si guarda un prodotto del Dna sinora considerato un semplice
esecutore, l' Rna. Questa molecola è da tempo nota per essere il messaggero del
Dna. Su di esso il gene trasferisce l' informazione necessaria a costruire la
proteina. L' Rna poi raggiunge le strutture di produzione della cellula dove
materialmente le proteine sono assemblate a partire dagli aminoacidi quello che
Pandolfi ha scoperto è che l' Rna porta altre informazioni indipendenti da
quelle che "fanno le proteine". La scoperta «Una parte di Dna
"oscuro" contiene gli "pseudogeni" - continua il professore
- Sinora sono stati considerati "relitti evolutivi" dei geni
"veri", che fanno proteine, informazioni ereditarie obsolete
dimenticate nel codice della vita. Ma come mai decine di migliaia di geni
vengono risparmiati dalla dura legge di selezione naturale che elimina tutto
ciò che non serve più? Perché questo 98 per cento di Dna "inutile"
continua a essere trasmesso di generazione in generazione? Il fatto è che, come
i geni, anche gli pseudogeni producono "messaggi", molecole di Rna.
Ma questi Rna non raggiungono le catene di montaggio delle proteine e rimangono
a fluttuare nella cellula. Lungi dall' essere inutile, ognuno di questi Rna
reca dei messaggi precisi, basati su un nuovo linguaggio, un nuovo codice.
Messaggi che significano "accendere", "spegnere",
"accelerare" e "rallentare". Questi messaggi sono
indirettamente destinatia tutti gli altri Rna presenti nella cellula, sia
quelli prodotti dai geni che poi fanno le proteine, che quelli prodotti dagli
pseudogeni. È questo l' aspetto più sconvolgente della scoperta: questa nuova
linguaè parlata da ogni Rna, cioè non solo dagli Rna degli pseudogeni, ma da
tutti gli Rna cellulari. Per capire la dimensione del fenomeno basti pensare
che nel nostro Dna ci sono moltissime unità geniche, forse decine di migliaia,
che come gli pseudogeni fanno solo Rna. Ebbene, la nuova lingua è condivisa da
tutti questi nuovi protagonisti». A fare da "portavoce" di questi
messaggi sono un' altra categoria di molecole di Rna più piccole e che non
fanno proteine: i microRna. Questo nuovo linguaggio basato sugli Rna espande
enormemente la percentuale del Dna funzionale. Obsoleti diventanoi concetti
"relitto genetico evolutivo" e "Genoma oscuro". La lingua
«A rendere più complesso il sistema informativo sono poi le caratteristiche del
linguaggio usato dagli Rna per comunicare - aggiunge Pandolfi - Questo
linguaggio è scritto nella molecola di Rna, si può leggere informaticamente ed
è sempre basato sulle quattro lettere del Dna, ma le "parole" e le
frasi hanno lunghezza non fissa bensì variabile, come avviene nel linguaggio
parlato. I significati possibili quindi sono molti più di 64. Sono già state
individuate 500 parole diverse, ognuna delle quali viene riconosciuta da un
microRna diverso. Insomma si delinea finalmente un linguaggio con una ricchezza
di significati compatibile con la complessità delle informazioni necessariea
guidare lo sviluppo e la gestione della struttura del corpo umano, delle sue
funzioni, anche quelle mentali. E delle malattie, prima di tutto il cancro,
quando la comunicazione tra molecole di Rna viene danneggiata da mutazioni, sia
dei geni che degli pseudogeni. La completa decodificazione di questo nuovo
linguaggio non solo aumenterà le nostre conoscenze sull' eziologia del cancroe
delle malattie in generale, ma offrirà nuove strategie per la loro cura».
Pandolfi ha descritto la nuova teoria "Rna-centrica" ad agosto su
Cell, la rivista scientifica più prestigiosa nel campo della genetica. E sempre
su Cell, venerdì scorso, Pandolfi ha svelato il ruolo determinate nei tumori di
prostata, colon e cervello umani di 150 Rna che usano il nuovo linguaggio.
martedì 6 settembre 2011
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