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martedì 5 febbraio 2013


Cameron e Mackenzie: i due piccoli «miracoli» che mettono in imbarazzo la legge inglese sull’aborto - febbraio 4, 2013 Benedetta Frigerio


«Oggi Pam dice che i suoi figli miracolati la riempiono di stupore, ma è arrabbiata e si sente umiliata per il fatto che la legge continui a permettere l’aborto anche di bambini più grandi dei suoi». Così scrive il Daily Mail, riportando la storia di una donna che mette in imbarazzo i sostenitori della legge sull’aborto in Inghilterra, permesso fino alla 24esima settimana. Quando Pam, a 39 anni, ha dato alla luce i suoi gemelli, infatti, questi avevano solo 23 settimane.
IL PARTO. Tutto è cominciato mentre Pam si trovava in vacanza con il marito Lee in Marocco, dove la donna è stata colta da forti contrazioni. La vita dei due bambini era in pericolo e per cercare di salvarli i due genitori decidono di tornare d’urgenza a casa. Ma in Inghilterra, i medici non sono tenuti in caso di complicazione a rianimare i bambini che nascono così prematuri, ecco perché Pam aveva molta paura al momento di sottoporsi all’intervento d’urgenza. Mackenzie e Cameron però nascono, le loro condizioni sono da subito critiche ma contro ogni pronostico sopravvivono: «È stato incredibile guardarli – ricorda la madre – Volevano vivere con tutte le loro forze, questo era evidente».

«VERI MIRACOLI». A due settimane dal parto, ancora complicazioni: si rende necessaria un’operazione per chiudere una valvola che di solito si rimargina naturalmente. Questa volta anche Pam e Lee pensano che per i loro figli non ci sarà niente da fare. E invece ce la fanno entrambi: «Sono dei veri e propri miracoli», spiega Pam. I due gemelli rimangono in ospedale per altri due mesi e tornano a casa il 7 dicembre. Ora il loro sviluppo è regolare, anche se «avranno bisogno di cure, di occhiali, non ci vedono bene, ma sono vivi!».

IMBARAZZO PER GLI ABORTISTI. La storia di Mackenzie e Cameron ha scosso l’Inghilterra, perché ha mostrato che a 23 settimane dei bambini possono nascere e vivere. Secondo le statistiche, questo avviene nel 19 per cento dei casi. Numeri difficili da digerire per chi appoggia i parametri inglesi sulla legislazione abortiva, che non considera come vita umana un feto fino alla 24esima settimana.
@frigeriobenedet

martedì 2 novembre 2010

BUONA SANITA' - Angelica viva grazie alle scelte dei medici - Nata prematura, con cuore e polmoni non formati. A salvarla l’immediato trasporto all’Umberto I - Margherita De Bac 01 novembre 2010© RIPRODUZIONE RISERVATA Fonte: http://www.corriere.it

ROMA – Se fosse successo in Olanda dove bambini così piccoli non vengono rianimati Angelica non sarebbe nata. E non avrebbe provato la dolce sensazione di essere riportata a casa sana e salva questa settimana in braccio alla mamma Monica, dopo oltre cinque mesi di ospedale e cure speciali. È stata partorita quando aveva appena 22 settimane e 6 giorni. Minuscolo esserino. Leggera come una piuma, 550 grammi appena. Lunga 32 centimetri, con i polmoni, i reni, il sistema nervoso e tutti gli organi principali non perfettamente giunti a maturazione.

BEBE' «A TERMINE» - Nella grandissima maggioranza dei casi i piccoli o non sopravvivono oppure, se aiutati dalle macchine, guadagnano la vita al prezzo di gravi handicap, frutto di un’età gestazionale molto precoce, da Guinnes dei primati. Nessun precedente nel Lazio, pochissimi nel mondo. Secondo lo studio inglese Epicure appena l’1% dei super prematuri alla ventiduesima settimana non muoiono, riportando però severe complicanze neurologiche. Lei no. Lei non solo ce l’ha fatta ma lascerà i medici dell’unità di terapia intensiva neonatale diretta dal professor Mario De Curtis, al Policlinico Umberto I, come uno dei tanti bebè cosiddetti «a termine». Per il momento Angelica non presenta danni evidenti. Niente problemi di udito e vista, nessun danno cerebrale. Ha cominciato a bere il latte dal biberon preparato dalla mamma, è sveglia e risponde bene a tutte le sollecitazioni.

TRASFERIMENTO TEMPESTIVO - Migliora giorno dopo giorno, rapidamente. «Non sono presenti alterazioni neurologiche diagnosticabili con risonanza magnetica. Ma solo i controlli a distanza potranno escludere sorprese – è cauto De Curtis – Parliamo di bambini ad altissimo rischio di handicap. Tutto però fa ben sperare anche se dobbiamo ricordare che sotto le 24 settimane di gestazione oltre la metà dei nati patiscono gravissime disabilità». Angelica è stata partorita il 10 maggio al Policlinico. Madre rumena, papà bulgaro, da anni in Italia. Qualche giorno prima Monica, era andata al pronto soccorso dell’ospedale di Colleferro per la rottura della membrana amniotica. I medici avevano organizzato l’immediato trasporto all’Umberto I, sede di un centro di maternità di secondo livello (i più attrezzati, dove dovrebbero essere trattate tutte le gravidanze pericolose). Una storia di buona sanità. Una delle tante di cui non si parla.

LA CONVINZIONE DEI MEDICI - Monica avrebbe voluto rinunciare a darle una possibilità di salvarsi per paura che Angelica crescesse con danni tali da procurarle grande sofferenza. Ma i medici l’hanno convinta a tentare con la promessa che, se la piccola avesse mostrato dei problemi clinici gravi, non avrebbero insistito con le cure di rianimazione. Angelica invece ha resistito, con ostinazione. Ha superato indenne 95giorni di respiratore automatico, di infezioni, trasfusioni, dosi massicce di farmaci, decine di tubicini e cateteri. Sarà dimessa questa settimana. Ora pesa 3 chili e 400 grammi, è lunga 52,4 centimetri e una testolina di 34 centimetri decorata da un caschetto di capelli neri. Ha gli occhi vigili, attenti. Ogni tanto li alza per guardare Monica, che la tocca e le scosta il bavaglino come fosse di porcellana e si dovesse rompere da un momento all’altro. De Curtis trae da questa favola a lieto fine una morale clinica: «È la conferma che le scelte terapeutiche vanno individualizzate e non bisogna basarsi sull’età gestazionale. Il primo riferimento è l’evoluzione del bambino. Se non ha danni neurologici visibili con i test credo debba essere tentato ogni sforzo per rianimare».

SENZA ACCANIMENTO - Non la pensano allo stesso modo in Olanda, Svizzera e Spagna dove di fronte a eventi come quello del Policlinico romano ci si limita a cure palliative, dunque i bimbi di 22 settimane non vengono tenuti in vita. In Canada e Germania invece la rianimazione viene eseguita solo su richiesta dei genitori. In Italia su questo tema sono stati aperti confronti biologici. Prevale la linea di applicare l’assistenza intensiva a tutti i neonati e di desistere, senza accanirsi, quando si prende atto che hanno gravi danni.