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venerdì 18 settembre 2015

Quella pillola contraccettiva uccide le donne, di Renzo Puccetti, 18-09-2015, http://www.lanuovabq.it/

La pillola abortiva YasmineMentre il cardinale Kasper si agita per ribaltare nel Sinodo sulla famiglia la dottrina di duemila anni della Chiesa sulla contraccezione, nella sua Germania, precisamente nella cittadina di Waldshut, il Tribunale regionale dovrà dirimere la causa di risarcimento danni intentata contro il colosso farmaceutico Bayer da Felicitas Roher, studentessa di veterinaria che nel 2009, a soli 25 anni, rischiò di morire a seguito di una grave embolia polmonare occorsa dopo avere iniziato ad assumere la pillola contraccettiva Yasmine, contenente drospirenone come componente progestinica. 

Secondo il rapporto annuale della casa farmaceutica tedesca, solo negli Stati Uniti al 31 gennaio 2015 la Bayer ha raggiunto accordi senza ammissione di colpa con 9.500 donne che hanno lamentato danni derivanti dai prodotti contraccettivi contenenti drospirenone (Yasmine/Yaz) per un totale di 1,9 miliardi di dollari in risarcimenti già sborsati. Altri migliaia di casi sono pendenti o in corso di valutazione. Le pillole contenenti drospirenone, per il basso contenuto estrogenico e per le proprietà di contrasto alla ritenzione idrica e all'acne, sono state molto pubblicizzate e prescritte alle fasce di età più giovani, tra le quali, molto semplicisticamente sono state percepite come le pillole "leggere" e come tali innocue, o quanto meno meno nocive.

Le maggiori agenzie del farmaco si sono occupate ripetutamente della questione. Tra il 2011 e il 2012 l'americana Food and Drug Administration (Fda) ha condotto una revisione della letteratura anche con uno studio in proprio per giungere alla conclusione che «le donne dovrebbero parlare col loro medico circa il loro rischio trombotico prima di decidere quale metodo di controllo delle nascite usare. I sanitari dovrebbero considerare i rischi e benefici delle pillole contenenti drospirenone e il rischio della donna di sviluppare trombosi prima di prescrivere questi farmaci». Secondo un grafico della Fda la probabilità annuale per una donna di sviluppare trombosi/embolia è pari a 1-5 casi ogni diecimila, ma l'assunzione delle pillole estroprogestiniche fa crescere il rischio a 3-9 casi. Il rischio trombotico con le pillole contenenti drospirenone risulta più elevato rispetto al rischio connesso alle pillole contenenti come progestinico il levonorgestrel con differenze da studio a studio che vanno dal 50% (studio Fda) fino a raddoppiare in altri studi (Stegeman, British Medical Journal 2013). 

Secondo l'Agenzia Europea del Farmaco (Ema) il rischio di trombosi venosa passa da 2 casi ogni 10.000 per le donne che non assumono pillola a 5-7/diecimila per quelle che assumono le pillole di seconda generazione e arrivare a 9-12/diecimila per le utilizzatrici di pillole al drospirenone. Nonostante questo anche l'Ema ha concluso che «i benefici dei contraccettivi ormonali combinati nel prevenire le gravidanze indesiderate continuano a superare i rischi». Questo si deve al fatto che il rischio trombotico durante la gravidanza si situa a 5-20 casi ogni diecimila utilizzatrici e raggiunge i 40-65/diecimila nei tre mesi dopo il parto. 

Queste analisi ovviamente non tendono a considerare alcuni fattori come il fumo (il rischio trombotico aumenta associando pillola e fumo) e le donne in gravidanza e dopo il parto tendono a cessare di fumare. E non tengono neppure in considerazione l'effetto esercitato dalla contraccezione nello “slatentizzare” comportamenti sessualmente attivi (effetto noto come compensazione del rischio). Nell'aprile 2014 la prestigiosa rivista PLOSone ha condotto un'analisi dei casi stimabili di tromboembolia in Francia concludendo per 2.497 casi di tromboembolia ogni anno attribuibili all'uso dei contraccettivi ormonali di cui 1.831 (circa il 73%) legati alle pillole di terza e quarta generazione, categoria di cui le pillole della Bayer fanno parte. È invece pari a 19 il numero di donne morte stimato ogni anno di cui 14 connesse all'assunzione di pillole di III-IV generazione. Se consideriamo che il numero di utilizzatrici di pillola in Italia è meno della metà rispetto alle Francia, i numeri dovrebbero essere almeno dimezzati per il nostro Paese. 

Certo, in termini assoluti si può dire che si tratta di piccoli numeri, ma quando un evento del genere ti colpisce personalmente allora finisce che la legge della statistica conta come il pollo di Trilussa. Recentemente mi è capitato di visitare una ragazza che ha rischiato la vita per un'embolia polmonare massiva. La ginecologa le aveva prescritto la pillola senza effettuare lo screening per la trombofilia (condizione che si caratterizza per un più alto rischio trombotico a seguito di mutazioni genetiche che alterano la bilancia emostatica). Secondo il documento di consenso CeVEAS/ISS del 2008 «non si raccomanda, né prima di prescrivere un contraccettivo estroprogestinico, né durante l'uso, l'esecuzione routinaria di esami ematochimici generici, test generici di coagulazione, test specifici per trombofilia (compresi i test genetici)». 

Tuttavia, questa ragazza ad oggi soffre di una riduzione della capacità respiratoria, deve assumere ogni giorno anticoagulanti orali che le incrementano il rischio di sanguinamento, e psicofarmaci per lenire il disturbo post-traumatico che ha fatto seguito al trovarsi ad un passo dalla morte a meno di vent'anni. A qualche cardinale tardo sessantottino magari gli insegnanti dei metodi naturali di controllo della fertilità fanno storcere la bocca, ma se questa giovane donna avesse avuto la possibilità di conoscere e approcciarsi a questa possibilità, la sua vita sarebbe oggi diversa, e sicuramente migliore.

lunedì 30 marzo 2015

Pillola dei cinque giorni: un aborto senza la ricetta di R. Puccetti e P. Uroda, 29-03-2015, http://www.lanuovabq.it/


La pillola dei cinque giorni dopo
Il fatto: l'Aifa, l'ente nazionale italiano per il controllo sui farmaci, ha stabilito di seguire la decisione presa dall'Emea, l'omologo europeo, di dare il via libera alla dispensazione dell'ulipristal acetato (molecola nota al pubblico come pillola dei cinque giorni dopo) come prodotto da banco. Solo per le minorenni continuerà a servire la ricetta medica. Decade l'obbligo del test di gravidanza. 

Contro il cambiamento si erano espressi già il professor Boscia a nome dei medici cattolici italiani, il dottor Piero Uroda per i farmacisti cattolici, la ginecologa Emanuela Lulli, del direttivo di Scienza & Vita e il cardinale Sgreccia, già presidente della Pontificia Accademia per la Vita e fondatore del centro di bioetica dell'Università Cattolica. A ben vedere gli operatori sanitari cattolici avrebbero tutto da guadagnare a livello personale da una decisione del genere. Almeno per le maggiorenni, che costituiscono intorno alla metà delle richieste, svanisce la necessità per il medico obiettore di dovere spiegare le ragioni del rifiuto della prescrizione e il rischio conseguente di vedersi trascinato in spiacevoli conflitti mediatici e legali. Il farmacista vede allentarsi la pressione alla dispensazione a causa dell'assenza di prescrizione. Se ragionassimo in termini egoistici ci sarebbe da rallegrarsi. 

Ma noi non siamo quel genere di persone, siamo operatori sanitari obiettori sapendo i costi che la nostra scelta comporta, a partire dall'impopolarità, l'ostracismo e la denigrazione che dobbiamo sopportare in una società intossicata di presunti diritti. È proprio perché abbiamo la certezza di essere stati guardati e salvati nonostante le nostre miserie umane che ci sforziamo di guardare e salvare l'altro e per questo genere di cose non vi è necessità di ricorrere ad altro che alla buona scienza ed al buon uso della ragione. Abbiamo dato una scorsa ad alcuni commenti e, ci sia consentito, alcuni ci hanno lasciato basiti. Taluno ha tirato in ballo l'adeguamento dell'Italia a quanto già reso disponibile alle donne europee, quasi che si trattasse d'importare un oggetto di tendenza, una moda e non piuttosto di analizzare in modo serio proprio le esperienze delle altre nazioni. Forse che esiste un solo Paese dove la diffusione come prodotti Sop (senza obbligo di ricetta) dei preparati post-coitali abbia ridotto le gravidanze indesiderate e gli aborti? Lasciamo che si esprimano i membri Gruppo di lavoro Capri della Società Europea della Riproduzione (Eshre) che in un articolo sul prossimo numero di aprile della rivista Human Reproduction scrivono «Non è stato ancora possibile mostrare un beneficio a livello di salute pubblica della contraccezione d'emergenza in termini di riduzione dei tassi di gravidanze indesiderate». Quasi vent'anni di pillolandia e sono sempre al «non ancora dimostrato». In realtà qualcosa di dimostrato comincia ad esserci. 

La professoressa Karen Mulligan ha appena pubblicato la valutazione dell'impatto della liberalizzazione della vendita dei preparati ormonali post-coitali negli Stati Uniti rilevando che, contrariamente alle rassicuranti valutazioni precedenti condotte con un follow-up non superiore a un anno, ha condotto a un incremento dei rapporti sessuali a rischio e al conseguente aumento dell'incidenza d'infezioni a trasmissione sessuale senza alcuna riduzione del tasso di abortività. Un illustre professore ha affermato che l'ulipristal «agisce attraverso il rallentamento della liberazione del follicolo -come meccanismo principale- e perciò non può essere considerato un agente abortigeno sulla base delle attuali conoscenze». A parte il fatto che l'ovulazione non consiste nella liberazione del follicolo, ma della cellula uovo da parte del follicolo ovarico (quasi certamente un errore del giornalista), ci pare che l'affermazione sia almeno contraddittoria: se esiste un meccanismo principale, non vuole forse dire che non si escludono meccanismi secondari? E questo è esattamente ciò che riporta la scheda tecnica del farmaco, il documento avente valore legale: «Si ritiene che il meccanismo d'azione primario consista nell'inibire o ritardare l'ovulazione, ma alterazioni dell'endometrio possono altresì contribuire all'efficacia del farmaco». 

Per i non addetti ai lavori le alterazioni dell'endometrio sono quelle che possono impedire l'annidamento di un embrione eventualmente concepito. È dimostrato che quando l'ormone luteinizzante raggiunge il suo picco, l'efficacia dell'ulipristal come antiovulatorio decade ai livelli del placebo (Brache, 2010). Quando cioè le probabilità di concepimento sono maggiori, la molecola perde la sua efficacia antiovulatoria e tuttavia l'efficacia complessiva nell'impedire la gravidanza clinica si mantiene costante per assunzioni fino a cinque giorni dopo il rapporto. Tanto per dimostrare che chi scrive segue molto attentamente la letteratura scientifica, si segnala l'ultimo studio del gruppo del Karolinska Institutet volto a sostenere che l'ulipristal non agisce come abortivo. La differenza rilevata in vitro nella probabilità di impianto di embrioni umani su una matrice tridimensionale di endometrio è risultata del 70% quando veniva usato il placebo e del 50% quando i preparati erano incubati con ulipristal. Poiché la differenza era statisticamente non significativa, gli autori hanno formulato una sbalorditiva affermazione: la molecola «non influisce sulla vitalità embrionale e sul processo d'impianto dell'embrione». 

Cavolo, come faceva a risultare statisticamente significativa una differenza del 20% con un campione di solo 10 elementi per braccio sperimentale, vale a dire con una potenza statistica pari a solo un decimo di quella necessaria e incapace di evidenziare una differenza statistica per qualsiasi risultato? È come se si affermasse che non esistono batteri nel pus, perché non ne abbiamo visti usando il binocolo. È questo genere di pubblicazioni e d'interpretazione dei risultati che sono stati utilizzati per celare gli effetti abortivi. Siamo a livelli che in qualsiasi altro campo della medicina verrebbero rigettati come inaccettabili, ma che per magia vengono accolti come schiaccianti evidenze scientifiche quando si tratta di materia copulatoria. Lo hanno ammesso candidamente i protagonisti scientifici in un articolo di solo un anno e mezzo fa quando hanno esortato i colleghi ad «astenersi dall'esaltare i meccanismo d'azione pre-fecondativi per legittimare l'esistenza dei contraccettivi esistenti» (Raymond, 2013). 

È la seriale applicazione del doppio standard: i prodotti post-coitali agiscono anche dopo la fecondazione quando si tratta di esaltarne l'efficacia, ma agiscono con meccanismo solo anti-ovulatorio quando si tratta di renderli accettabili da chi ha problemi morali con l'aborto. Agiscono per 5 giorni quando si tratta di convincere della superiore efficacia prescrittori e utilizzatrici, ma devono essere assunti nel più breve tempo possibile quando si vuole pressare il farmacista a violare la propria coscienza. Lo abbiamo scritto già in passato ed oggi lo ripetiamo: non cederemo mai, in scienza e coscienza.

lunedì 19 gennaio 2015

INTERPELLANZA ALLA CAMERA DELL’ON. GIGLI SULLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO, gen 19, 2015, http://www.siallafamiglia.it/

Sì alla famiglia
Pubblichiamo la discussione, avvenuta venerdì 16 gennaio nell’aula della Camera, riguardante l’interpellanza urgente dell’on. Gigli, cui ha risposto il sottosegretario alla Salute De Filippo, sulla c.d. pillola del giorno dopo. Va segnalato che le puntuali controindicazioni all’uso del “farmaco” dell’interpellante non solo non hanno trovato convincente e rassicurante replica da parte del governo, ma anzi sono rese più preoccupanti dalla considerazione in sede europea del prodotto come “da banco”, e quindi sfornito della verifica medica che avviene con la prescrizione.
***
XVII LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell’Assemblea
Seduta n. 364 di venerdì 16 gennaio 2015
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE MARINA SERENI
La seduta comincia alle 9,30.
Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 9,40).
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
 (Chiarimenti e iniziative in merito alla compatibilità del meccanismo d’azione dei cosiddetti contraccettivi di emergenza con principi e norme dell’ordinamento – n. 2-00800)
PRESIDENTE. Passiamo all’interpellanza urgente Gigli n. 2-00800, concernente chiarimenti e iniziative in merito alla compatibilità del meccanismo d’azione dei cosiddetti contraccettivi di emergenza con principi e norme dell’ordinamento (Vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti).
Chiedo al deputato Gigli se intenda illustrare la sua interpellanza. Prego, onorevole.
GIAN LUIGI GIGLI. Grazie Presidente, buongiorno, questa interpellanza, come il sottosegretario sa, avrebbe dovuto già essere discussa la scorsa settimana e in qualche modo ora è datata ma ci consente tuttavia di tener conto almeno sia nella presentazione che nella risposta del fatto nuovo che si è venuto a determinare due giorni fa. Due giorni fa, infatti, la Commissione europea ha dato via libera alla richiesta che l’Agenzia europea di medicinali (EMA), aveva avanzato il 21 di novembre scorso di autorizzare la libera dispensazione del farmaco senza più ricetta medica.
Ora io nell’illustrare questa mia interpellanza le risparmierò tutta la puntuale e dettagliata argomentazione scientifica, che pure abbiamo descritto nel testo dell’interpellanza, augurandomi solo che i suoi funzionari l’abbiano tenuta in debita considerazione nel predisporre il materiale preparatorio per la sua risposta, e cercherò invece di arrivare al nocciolo, al cardine di questo problema.
Tutta questa vicenda ruota attorno a un duplice voluto equivoco ma è sostenuta, a mio avviso, da interessi economici e commerciali a dir poco giganteschi. Il duplice equivoco risiede in due, se vuole, affermazioni, due slogan: il primo è che la gravidanza è una malattia di fatto, non viene detto ma implicitamente così si assume; il secondo: la prevenzione della gravidanza non ha nulla a che fare con l’aborto. Ora sul primo punto non vale la pena nemmeno di diffondersi nel senso che è chiaramente una visione ideologica quella che vede la gravidanza come una malattia, non è mai stata così nella storia dell’umanità e quindi non ci spenderò nemmeno una parola.
Sul secondo punto però, la prevenzione della gravidanza non avrebbe a che fare con l’aborto, qui invece vale la pena spenderla una parola perché certamente questo non è vero per i farmaci anticoncezionali che per definizione prevengono il concepimento e quindi certamente non hanno nulla a che fare con l’aborto. Ma non è altrettanto vero laddove il farmaco agisca con un meccanismo post concezionale. Vi è infatti uno spazio fisiologico tra il concepimento e l’annidamento dell’embrione in utero. Ufficialmente si dice che la gravidanza comincia con l’annidamento dell’embrione in utero ma il concepito inizia la sua vita umana nel momento stesso del concepimento. Quindi vi è questo intervallo tra il concepimento e l’annidamento in utero che oggi in qualche modo si vorrebbe far diventare una sorta di terra di nessuno.
Allora parlare di prevenzione della gravidanza in questi casi, quando al farmaco viene invece richiesto di agire con un meccanismo post concezionale è una grossolanità se non vogliamo dire un falso di natura scientifica un po’ come quella storia che andava di moda tempo addietro, che poi è caduta in disuso, del cosiddetto pre embrione che sarebbe stata una cosa diversa dall’embrione. Oggi per fortuna nessuno ne parla più.
Ma al di là del falso scientifico, io credo che dietro questa terminologia che vuole trasformare in un effetto anticoncezionale del farmaco anche quello post concezionale ci sia di fatto però una contrarietà con le nostre leggi; voglio citare la legge n. 405 del 1975 quella sui consultori familiari, che finalizza la procreazione responsabile alla salute della donna e del prodotto del concepimento. Voglio citare la legge n. 40 del 2004 che benché demolita a colpi di magistratura tuttavia non è stata mai rimessa in discussione per quanto riguarda l’articolo 1 e che, a proposito di procreazione medicalmente assistita, proprio all’articolo 1 riconosce al concepito le stesse tutele che garantisce ai suoi genitori.
Voglio citare, infine, la legge n. 194 del 1978 che, pur permettendo in taluni casi l’aborto per tutelare la salute della madre, proclama la tutela della vita umana fin dal concepimento. Allora, detto tutto questo, io credo che bisogna smascherare il fatto, che adesso arriva alla sua estrema conseguenza di una libera prescrizione, senza più la ricetta medica, che EllaOne agisce soltanto attraverso un meccanismo di tipo antiovulatorio. Ripeto: non entro nel dettaglio dell’analisi scientifica che le abbiamo predisposto, ma credo che a riflettere e a interrogarsi su questo fatto basterebbe la constatazione che, mentre all’inizio del periodo fertile il potere antiovulatorio di EllaOne è altissimo – e questo lo riconoscono tutti – al picco del periodo fertile, invece, gli studi citati dalla stessa azienda, la HRA, nel report che ha portato alla prima autorizzazione, quella del 2009, e mai più smentiti, dicono che al picco del periodo fertile il potere antiovulatorio è mantenuto solo all’8 per cento, mentre il farmaco tuttavia riesce a prevenire la gravidanza nell’80 e passa per cento dei casi. Allora, se il potere antiovulatorio è solo dell’8 per cento e l’efficacia nell’evitare la gravidanza è di oltre l’80 per cento, qualcosa di diverso come meccanismo evidentemente deve esserci in funzione. E d’altronde anche uno sprovveduto capisce che, se una donna, per esempio, avesse un rapporto in periodo fertile oggi e concepisse domani e prendesse o dovesse prendere la pillola EllaOne dopodomani e questa funzionasse, evidentemente, visto che agisce per cinque giorni, non potrebbe essere per un meccanismo di tipo antiovulatorio.
Ora come funziona lo sappiamo: funziona in realtà contrastando il recettore per il progesterone e, quindi, impedendo al progesterone di preparare l’endometrio ad accogliere il concepito. È quello che si chiama, in parole povere, un effetto antinidatorio. Eppure nel foglietto illustrativo del farmaco di tutto questo non viene fatta alcuna menzione e, in questo modo, si impedisce alla donna ed al professionista di compiere delle scelte consapevoli e, quindi, pienamente libere. Ora, non dire questo nel foglietto illustrativo significa, a mio avviso, dare un’informazione parziale e fuorviante, che potrebbe addirittura incorrere in quelle sanzioni che la stessa Unione europea prevede nel caso di informazione sui farmaci di tipo ingannevole od omissivo. Voglio ricordare che c’è una direttiva della Commissione europea, la n. 29 del 2005, che proprio di questo parla, all’articolo 21 e all’articolo 22. Si tratta della direttiva relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno. Ma c’è di più, signor sottosegretario. Il nome chimico di EllaOne – lei ormai credo che lo sappia a memoria – è ulipristal acetato, che suona molto simile, non a caso, a mifepristone: pristal-pristone. Era il 2009 quando il Comitato per la valutazione dei farmaci ad uso umano dell’Agenzia del farmaco europea, l’allora EMEA ed oggi EMA, si occupò in un documento ufficiale, per la prima volta, della pillola dei cinque giorni dopo. I laboratori della HRA Pharma, l’azienda francese che la produce, richiesero l’autorizzazione per metterla in commercio e, come prassi, l’Agenzia per esprimersi dovette farlo con un rapporto dedicato.
Letto oggi, dopo l’annuncio shock che questa pillola dovrà essere venduta senza ricetta medica nelle farmacie di tutta Europa, questo rapporto del 2009, mai contraddetto e mai smentito, è destinato a sollevare dei pesanti interrogativi. Dopo pagine descrittive sull’impiego e gli effetti della pillola, a cui, come abbiamo detto e ripetuto, viene attribuito un semplice effetto antiovulatorio, compare un capitolo del tutto inaspettato. Lo leggo un attimo in inglese: «Off-label use as an abortifacient». Questo è il titolo nel rapporto, vale a dire, traducendolo in italiano: «Impiego fuori etichetta come abortivo».
La stessa HRA, cioè, segnalava che EllaOne potesse essere assunta anche per abortire, e questo ben oltre i cinque giorni dopo il presunto rapporto a rischio. Ora, se questo è vero, come è possibile che al farmaco venga riconosciuto esclusivamente un effetto antiovulatorio ? Ripeto, parlo solo della correttezza dell’informazione. E questo è talmente evidente proprio perché, come dicevo, l’ulipristal acetato e il mifepristone sono, nello stesso rapporto, indicati come farmaci equivalenti dal punto di vista dell’effetto abortivo.
Infatti, per abortire almeno fino a sette settimane bastano 200 mg di mifepristone, la Ru486, che equivalgono, quanto a efficacia sull’endometrio, a 200 mg di ulipristal non micronizzato. E siccome EllaOne contiene 30 mg per compressa di ulipristal micronizzato, che corrisponde a 50 mg di ulipristal non micronizzato, allora con quattro compresse, cioè con 120 mg di micronizzato, noi otteniamo un dosaggio equivalente ai 200 mg di Ru486, e questa non è contraccezione.
Non a caso, alla pagina 45 dello stesso rapporto, l’Agenzia del farmaco europea raccomanda, dietro consiglio della stessa azienda, nel 2009, di prestare attenzione da parte dei medici che prescrivono il farmaco e di effettuare un’indagine accurata – cito tra virgolette – «nei reparti di ginecologia dove arrivino donne con una diagnosi di aborto “spontaneo” incompleto», e addirittura suggerisce dei «registri delle prescrizioni», così da poter identificare gli effettivi casi di uso anomalo.
Tutto questo era vero nel 2009, l’azienda lo ha citato nel rapporto con cui è stata ottenuta l’autorizzazione: tutto questo è stato cancellato, smentito, dimenticato, non per il sopravvenire di nuove evidenze scientifiche, cosa che è sempre possibile in medicina, ma, torno a ripetere, esclusivamente per esigenze di natura commerciale.
Dall’altro ieri secondo l’EMA – e ci abbiamo messo il timbro non più dell’azienda, ma dell’Agenzia europea per il farmaco – il farmaco, dunque, non è un abortivo, non ha effetti collaterali rilevanti e può essere acquistato senza alcuna prescrizione medica. Ora, è evidente che, se una donna si recasse in quattro farmacie diverse, potrebbe tranquillamente comprarsi quattro pillole, o nella stessa farmacia in giorni diversi, e fare un aborto anche alla settima settimana di gravidanza con questo farmaco.
PRESIDENTE. Concluda.
GIAN LUIGI GIGLI. Vado a concludere. In questo modo io ritengo che si ingannino la popolazione e, in particolare, le adolescenti, che ricorrono massicciamente a questo farmaco, ma, soprattutto, si violino le leggi del nostro Stato che finalizzano la procreazione responsabile alla tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento, e perfino la legge n. 194 del 1978, che vieta l’aborto clandestino.
La donna può decidere consapevolmente di abortire secondo le condizioni previste dalla legge, ma non può assumere un farmaco che sia abortivo facendole credere che in quel modo sta soltanto evitando il concepimento. Se mi permette una battuta, è il bugiardino, in questo caso, ad essere davvero bugiardo, visto che tace informazioni estremamente gravi.
Ora tocca all’Aifa e al Ministero della salute valutare questi dati: finora EllaOne nel nostro Paese è stata prescritta da un medico e dopo l’esecuzione di un test di gravidanza, proprio per evitare possibili aborti. In base a una direttiva europea, gli Stati in cui vigono legislazioni nazionali che vietano o limitano la vendita o l’uso di medicinali a fini contraccettivi o abortivi possono rifiutarsi di adottarli. È la direttiva del 2001.
PRESIDENTE. Deve concludere.
GIAN LUIGI GIGLI. Ho finito. Chiedo al Sottosegretario quale sarà l’atteggiamento che il suo Ministero vorrà avere in questa materia.
PRESIDENTE. Grazie. Il sottosegretario di Stato per la salute Vito De Filippo, ha facoltà di rispondere.
VITO DE FILIPPO, Sottosegretario per la salute. Signora Presidente, onorevole Gigli, vi è stato un lungo approfondimento della parte introduttiva dell’interpellanza che lei ha presentato, che è una lunghissima sequenza di dati scientifici con i quali abbiamo provato a confrontarci puntualmente in questi giorni. Proprio in merito alla problematica in esame, preliminarmente l’Agenzia italiana del farmaco ha precisato questi primi elementi. La specialità medicinale ellaOne (unipristal acetato), come lei ha più volte riferito, è stata autorizzata dall’Agenzia regolatoria europea EMA, con procedura centralizzata il 15 settembre 2009, ed inserita nel registro comunitario dei medicinali in confezione da 30 milligrammi (titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio – come ha più volte riferito anche lei – è l’HRA Pharma, questa azienda francese) e ne è stata definita, a livello nazionale, la classificazione di rimborsabilità nella classe C e il regime di fornitura, con prescrizione con ricetta medica da rinnovare volta per volta, in data 8 novembre 2011. Questo farmaco è indicato come contraccettivo di emergenza, da assumere entro 120 ore (5 giorni) da un rapporto non protetto o dal fallimento di altri contraccettivi. Il principio attivo di ellaOne, l’ulipristal acetato che è stato citato, agisce da modulatore del recettore del progesterone: il farmaco, legandosi ai recettori ai quali normalmente si lega il progesterone, inibisce all’ormone di esercitare il suo effetto definitivo. Attraverso la sua azione sui recettori del progesterone, ellaOne impedisce la gravidanza principalmente mediante la prevenzione o il ritardo della stessa ovulazione.
In fase di rilascio di AIC, l’uso di ellaOne in gravidanza è stato inizialmente controindicato, e per tale ragione in Italia, anche in adesione al parere del Consiglio superiore di sanità del 14 giugno 2011, la prescrizione del farmaco è stata subordinata alla presentazione di un test di gravidanza ad esito negativo, basato sul dosaggio delle beta HCG, al fine di escludere la presenza di una gravidanza in atto e quindi di evitare ogni possibile danno per il feto.
Ciò premesso, in data 7 gennaio 2015, la Commissione europea, come ha nuovamente citato anche lei, ha approvato la proposta di variazione dell’AIC, sulla quale il Comitato per i medicinali per uso umano dell’EMA aveva dato parere positivo, per la modifica del regime di fornitura di ellaOne da «medicinale soggetto a prescrizione medica» a «medicinale non soggetto a prescrizione medica», con contestuale eliminazione della gravidanza dalla lista delle controindicazioni all’uso del medicinale stesso. Va precisato che questo parere positivo non è stato reso all’unanimità, bensì a maggioranza: 21 votanti su 31, e che l’Italia ha espresso – unitamente a Stati come la Germania, la Polonia, la Lituania, la Croazia e l’Ungheria – il proprio parere contrario sotto il profilo della sicurezza dell’uso del farmaco, in considerazione della contestata mancanza di dati scientifici sufficienti per trarre conclusioni certe circa l’assenza di effetti fetotossici o teratogenetici.
Come noto, nell’ambito delle procedure centralizzate e nel rispetto delle disposizioni comunitarie (e specificamente l’articolo 14, paragrafo 10, del Regolamento CE n. 726/2004, che a sua volta richiama l’articolo 70 della Direttiva n. 2001/83/CE), il Comitato per i medicinali ad uso umano è tenuto ad includere nel suo parere i criteri di prescrizione del medicinale oggetto della procedura. Il parere definitivo del Comitato viene poi trasmesso dall’EMA alla Commissione europea per l’approvazione della definitiva decisione. Nella fattispecie in esame – è stato ricordato – il parere del Comitato è stato confermato dalla Commissione europea, che pertanto ha accolto la richiesta di variazione da «medicinale soggetto a prescrizione medica» a «medicinale non soggetto a prescrizione medica». A livello nazionale, ai sensi dell’articolo 87 del decreto legislativo n. 219/2006, l’AIFA dovrà comunque valutare la prevedibile istanza da parte dell’azienda titolare dell’AIC di ellaOne, previa acquisizione del parere della Commissione tecnico-scientifica della stessa Agenzia.
Ricostruito così il quadro fattuale e normativo, vorrei ringraziare gli onorevoli interpellanti per aver sollevato una tematica che presenta profili di particolare delicatezza con riguardo alla tutela della salute della donna. Proprio per tale ragione, si ritiene necessario rimettere nuovamente la questione al Consiglio superiore di sanità che, peraltro, come sopra riferito, aveva già espresso il proprio parere sul medicinale in esame. Più in particolare, la questione sarà rimessa al Consiglio affinché approfondisca i profili di sicurezza del medicinale e si esprima nuovamente alla luce della intervenuta variazione a livello comunitario.
L’AIFA, per i profili di competenza, sottoporrà la questione alla propria commissione tecnico-scientifica, che sta esaminando in maniera approfondita ogni aspetto correlato alla sicurezza dell’uso del farmaco in automedicazione, ovvero «prodotto da banco», in quanto in tal caso lo stesso potrebbe divenire liberamente acquistabile.
All’esito degli approfondimenti tecnici, si valuterà, anche alla luce del combinato disposto degli articoli 1, comma 1, lettera b), della legge n. 405 del 1975, che lei ha più volte citato nella sua interpellanza urgente, e 2, ultimo comma, della legge n. 194 del 1978, e dell’articolo 4, paragrafo 4, della direttiva europea n. 83 del 2001, così come richiamato dall’articolo 13 del regolamento dell’Unione Europea n. 726 del 2004, se ricorrano o meno le condizioni per la dispensazione del medicinale in questione su prescrizione medica.
PRESIDENTE. Il deputato Gigli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
GIAN LUIGI GIGLI. Grazie Presidente. Io la ringrazio davvero, signor sottosegretario, perché la sua risposta è stata certamente precisa ed esauriente.
Vorrei però citare alcune cose che sono emerse da quello che lei ci ha detto: lei ha riconosciuto giustamente che il farmaco è un modulatore del recettore del progesterone. Ora, dire questo significa ammettere implicitamente che il farmaco può avere – dipende da quando è assunto ovviamente e dalla fase del ciclo in cui è assunto – un effetto antinidatorio perché il progesterone non serve soltanto al picco dell’ovulazione, ma serve anche a formare poi l’endometrio, in maniera tale da poter accogliere l’embrione.
Ora, se dovesse andare avanti così – io mi auguro che così non sia e sono contento di quello che lei ha detto – noi ci troveremmo nella condizione nella quale, senza alcun fatto nuovo scientifico accaduto nel frattempo, un’azienda chiede di commercializzare in maniera indiscriminata un farmaco, per il quale, a questo punto, non servirebbe più non solo la ricetta del medico, ma nemmeno il farmacista. Potrebbe bastare il commesso di una parafarmacia e dopodomani, se vendessimo i medicinali da banco nei supermercati, potrebbe bastare pure la cassiera del supermercato, dopo che uno se l’è preso da sé. Questo significherebbe in effetti – come lei stesso ha detto – non curarsi della salute delle donne. Questo farmaco è una bomba ormonale e nessuno di noi conosce al momento i rischi di eventuali somministrazioni ripetute, soprattutto quando esse hanno a che fare col corpo di adolescenti la cui vita ormonale è ancora in formazione e che potrebbero – proprio perché ritenuto il meccanismo più facile anticoncezionale, e anticoncezionale non è – servirsene anche a ripetizione.
Io credo che una minorenne potrebbe arrivare a prendere, a differenza di altri farmaci per i quali serve la ricetta e non possono essere dati ai minorenni, questo farmaco tranquillamente superando anche la potestà genitoriale e potrebbe farlo – lo ripeto – senza alcuna considerazione per il proprio corpo e per la propria salute. Chi potrà escludere – dicevo – che una ragazzina possa usarlo infine anche effettivamente per un aborto solitario, cioè per riportare l’aborto nelle condizioni di clandestinità dalle quali la stessa legge n. 194 ha voluto sottrarlo ?
Ora, per limitare i danni, io credo che sia necessario, nel rispetto dell’anonimato, garantire almeno la tracciabilità dei prodotti venduti come contraccettivi cosiddetti di emergenza specie alle minori. Questo non elimina certamente la questione educativa, ma segnalando almeno i casi di uso troppo frequente, si disporrà almeno di uno strumento in più, evitando di lasciare le adolescenti sole.
Un’ultima domanda, però, mi sia consentita, sottosegretario: se dovessero verificarsi poi dei danni alla salute di queste donne e qualcuno cominciasse ad avviare azioni legali di rivalsa, chi sarebbe responsabile a questo punto dell’informazione parziale, omissiva o ingannevole ? Sarebbe responsabile l’EMA ? Sarebbe responsabile l’AIFA ? O chi ha altro sarebbe responsabile ? Non è che alla fine arriverebbe tutto addosso al Servizio sanitario nazionale ?
In fine, lei stesso l’ha richiamata, esiste la possibilità che l’Italia si sottragga, ai sensi dell’articolo 4, comma 4, della direttiva 2001/83/CE, alla procedura centralizzata. Infatti, in questo articolo 4, comma 4, si dice che la stessa direttiva non osta all’applicazione di leggi nazionali che vietano o limitano la vendita, la fornitura o l’uso di medicinali a fini contraccettivi o abortivi.
Concludendo, volevo suggerirle, in coda al mio discorso, ma lei mi ha preceduto, di operare una pausa di riflessione, di portare la questione, come abbiamo fatto per Stamina, se lo ricorda il sottosegretario De Filippo, all’attenzione del Consiglio superiore di sanità. Lei mi ha anticipato, lo ripeto, ed ha accolto questo invito. Io sono quindi soddisfatto e mi auguro che questa pausa di riflessione avvenga, davvero, sulla base dei dati scientifici e non sulla base delle pressioni commerciali che hanno a che fare con gli interessi di una grossa multinazionale, ma certamente non hanno a che fare con la salute delle donne e tanto meno hanno a che fare con il rispetto del concepito.
ALLEGATO C)
Chiarimenti e iniziative in merito alla compatibilità del meccanismo d’azione dei cosiddetti contraccettivi di emergenza con principi e norme dell’ordinamento – 2-00800
  I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:
lo Stato italiano, attraverso le sue leggi, finalizza la procreazione responsabile alla tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento (all’articolo 1, comma 1, lettera c), della legge n. 405 del 1975). Questa tutela è ribadita anche all’articolo 1, comma 1, della legge n. 194 del 1978 che, pur permettendo l’aborto in casi che dovrebbero essere eccezionali, proclama la tutela della vita umana dal suo inizio, cioè dal concepimento e non dall’inizio della «gravidanza» (che l’Organizzazione mondiale della sanità, per convenzione, fa decorrere dall’impianto in utero). La legge n. 40 del 2004, da ultimo, all’articolo 1, comma 1, riconosce al concepito nelle procedure di fecondazione assistita le tutele che garantisce ai suoi genitori (passaggio mai modificato da alcuno dei numerosi interventi della Corte costituzionale);
è quindi importante sapere se i farmaci utilizzati per la contraccezione d’emergenza, il Levonorgestrel (LNG, Norlevo) e l’Ulipristal Acetato (UPA, ellaOne), agiscano sempre prevenendo il concepimento o anche attraverso altri meccanismi di azione e se il loro uso sia, di conseguenza, sempre compatibile con le leggi e, prima ancora, con i princìpi che le fondano;
un’informazione corretta sul meccanismo d’azione di questi farmaci appare dunque doverosa ed è presupposto indispensabile perché siano pienamente liberi sia il consenso informato al loro utilizzo da parte della donna, sia la scelta professionale del medico in merito alla loro prescrizione;
la libertà di coscienza del medico e di tutti gli operatori sanitari è un bene costituzionalmente rilevante ed essa non può prescindere da un’informazione corretta (Cnb pronunciamento 12 luglio 2012);
per contraccezione d’emergenza si intende l’assunzione di farmaci a seguito di un rapporto sessuale non protetto avvenuto nel periodo fertile del ciclo mestruale e cioè nei 4-5 giorni che precedono l’ovulazione e nel giorno dell’ovulazione stessa: solo in tali giorni, infatti, il muco cervicale consente il passaggio agli spermatozoi. Fra essi, il giorno più fertile, cioè quello in cui la probabilità di concepire è più alta, è il giorno che precede l’ovulazione, seguito dal giorno ancora precedente e dal giorno stesso dell’ovulazione. In questi tre giorni è anche massima l’incidenza di rapporti sessuali, sia protetti, sia non protetti;
assumere questi farmaci costituisce un tentativo estremo che si trova a fare i conti con il fatto che, grazie al muco fertile, gli spermatozoi hanno già attraversato il collo dell’utero e in buona parte hanno anche già raggiunto la tuba e che l’ovulazione è ormai prossima;
per evitare che clinicamente compaia una gravidanza si può impedire in extremis che avvenga l’ovulazione e cioè prevenire il concepimento, oppure fare in modo che il figlio concepito non trovi all’interno dell’utero il terreno accogliente di cui ha bisogno;
la differenza sostanziale fra le due ipotesi è chiara: nel primo caso non si giunge al concepimento, nel secondo viene attivamente soppresso l’embrione ancora prima che si manifesti la sua presenza;
i farmaci attualmente utilizzati nella contraccezione d’emergenza sono il Levonorgestrel (LNG, Norlevo), un potente progestinico sintetico, e l’Ulipristal Acetato (UPA, ellaOne), un potente antiprogestinico sovrapponibile per caratteristiche chimiche al Mifepristone (RU486, Myfegyne);
l’azienda produttrice (HRA Pharma), la Food and Drugs Administration degli Stati Uniti (USFDA), l’Agenzia europea dei medicinali (EMA), le più rappresentative società scientifiche internazionali e nazionali dei ginecologi sostengono e divulgano che i contraccettivi d’emergenza prevengono o ritardano l’ovulazione e quindi impediscono il concepimento, senza interferire in alcun modo con l’annidamento;
la realtà dei fatti che si evince dagli studi sperimentali è, invece, profondamente diversa;
per tutti i riferimenti bibliografici riguardanti tali studi, si rimanda alla position paper della SIPRe – Società italiana procreazione responsabile – al sito: http://www.sipre.eu;
gli studi sperimentali, inclusi quelli che hanno portato all’approvazione dei due farmaci, evidenziano che Norlevo ed ellaOne non sono in grado di prevenire con certezza il concepimento, se non quando vengano assunti proprio all’inizio del periodo fertile. Nei giorni fertili successivi, infatti, e soprattutto nei giorni più prossimi alla liberazione dell’ovocita, questi farmaci non hanno più alcun effetto sull’ovulazione e sul concepimento, mentre rendono l’endometrio inospitale per l’embrione. I giorni fertili più prossimi all’ovulazione sono, peraltro, i giorni più fertili del ciclo mestruale e sono anche quelli in cui statisticamente sembrano concentrarsi il maggior numero di rapporti sessuali e in cui si verificano il maggior numero di concepimenti;
per quanto riguarda Norlevo, ogni compressa contiene 1.5 mg di Levonorgestrel, da assumersi per via orale in unica dose. Il farmaco viene presentato come contraccettivo di emergenza da utilizzare entro 72 ore dal rapporto sessuale non protetto, evidentemente avvenuto in uno dei giorni fertili pre-ovulatori. L’efficacia del trattamento, tuttavia, sembra persistere fino a 96 ore senza riduzione significativa;
la Federazione internazionale dei ginecologi e ostetrici (FIGO) e il Consorzio internazionale per la contraccezione d’emergenza (ICEC) nei loro statement ufficiali congiunti del 2008, del 2011 e del 2012, «How do Levonorgestrel-only emergency contraceptive pills (LNG ECPs) work to prevent pregnancy?», affermano che il Levonorgestrel agisce posticipando o inibendo l’ovulazione e che quindi previene il concepimento senza interferire con l’annidamento di un embrione eventualmente concepito;
in realtà, proprio dagli studi citati a sostegno di queste affermazioni, appare evidente che la maggioranza delle donne studiate ovula regolarmente quando assume il farmaco nella fase pre-ovulatoria avanzata, che comprende anche i giorni più fertili del ciclo. Gli studi citati, oltre a evidenziare che le donne ovulano, dimostrano anche che in queste stesse donne il Levonorgestrel – somministrato nel periodo fertile pre-ovulatorio – impedisce la formazione di un corpo luteo adeguato, rendendo insufficiente la produzione di quegli ormoni (progesterone in particolare) che hanno il compito di preparare l’endometrio all’impianto. Ne consegue l’impossibilità per l’embrione di annidarsi;
va segnalato, tuttavia, che LNG, assunto nei giorni fertili, è comunque molto efficace: esso previene il 70 per cento delle gravidanze, pur essendo incapace di inibire l’ovulazione proprio nei giorni più fertili del ciclo, quelli in cui si concentrano il maggior numero di rapporti e di concepimenti. In uno studio, in particolare, oltre il 70 per cento delle pazienti trattate con Norlevo nei giorni fertili pre-ovulatori ovularono normalmente al momento previsto, senza però che poi comparisse alcuna gravidanza a seguito dei rapporti sessuali non protetti. Evidentemente la ragione del successo del Norlevo risiede in altro: le modificazioni indotte nell’endometrio che lo rendono inadatto all’annidamento dell’embrione;
gli studi di coorte, a ulteriore conferma, dimostrano con estrema chiarezza che è proprio la somministrazione del Levonorgestrel nel periodo pre-ovulatorio a impedire che compaiano gravidanze clinicamente evidenti e, dal momento che l’ovulazione non viene impedita e il concepimento può normalmente seguire, l’effetto contraccettivo sarà necessariamente post-concezionale;
malgrado tali evidenze, gli esperti della Figo sostengono che il Levonorgestrel non impedisce l’annidamento e lo esplicitano in tutte le successive edizioni degli statement. Per dimostrarlo si rifanno a due studi che utilizzano colture di tessuto endometriale prelevato da donne fertili con cicli normali, che non avevano ricevuto alcun trattamento ormonale;
in particolare, nei due studi citati vengono utilizzate colture da endometrio luteale prelevato cinque giorni dopo l’ovulazione, cioè nel periodo di sua massima recettività. In questo endometrio del tutto ospitale vengono impiantati embrioni. La presenza in coltura del Levonorgestrel consentirebbe l’impianto del 45 per cento degli embrioni;
anche volendo accettare che il Levonorgestrel, aggiunto in coltura, non interferisca con l’annidamento, va ribadito, tuttavia, che in questi studi viene utilizzato endometrio normale ottenuto da pazienti che non avevano assunto alcun trattamento ormonale; non si utilizza endometrio prelevato da pazienti trattate con Levonorgestrel nei giorni fertili pre-ovulatori. La sola cosa che questi studi consentono di affermare è che il Levonorgestrel, somministrato cinque giorni dopo il concepimento, in piena e normale fase luteale, non impedisce un annidamento che sia già in corso; ma non sono certo questi i giorni in cui viene raccomandato il ricorso alla contraccezione d’emergenza;
per quanto riguarda ellaOne, ogni compressa contiene 30 mg di Ulipristal Acetato nella sua forma micronizzata, da assumersi per via orale in unica dose. È unanimemente riconosciuto che 30 mg di UPA micronizzato equivalgono a 50 mg di UPA non micronizzato, il principio attivo somministrato in capsule di gelatina che era stato utilizzato nelle precedenti sperimentazioni cliniche;
l’azienda produttrice, HRA Pharma, sostiene che ellaOne, somministrato nel periodo fertile del ciclo mestruale, abbia la capacità di posticipare l’ovulazione e quindi impedisca l’incontro di uovo e spermatozoo. Il farmaco avrebbe la capacità di inibire l’ovulazione e di differirla di cinque giorni anche quando venisse assunto immediatamente prima dell’ovulazione, e agirebbe con efficacia immutata anche se assunto fino a cinque giorni dopo il rapporto non protetto;
questa posizione ufficiale, che si basa su un unico studio che valuta l’effetto di ellaOne sull’ovulazione, quello di Brache appena citato, è fatta propria in toto e così divulgata da ICEC e FIGO (http://sigo.it); 
benché il numero di donne valutate sia esiguo, solo 34, esse vengono considerate dapprima complessivamente e quindi stratificate in tre gruppi a seconda che ricevano Ulipristal prima che LH inizi ad aumentare (inizio del periodo fertile), oppure durante la fase di incremento di LH, (secondo-terzo giorno fertile del ciclo) o, ancora, dopo che il picco di LH è stato raggiunto: le 24-48 ore pre-ovulatorie e giorno dell’ovulazione, corrispondenti agli ultimi giorni, i più fertili, del ciclo mestruale;
la valutazione complessiva evidenzia che l’assunzione di ellaOne nel periodo fertile del ciclo mestruale inibisce o posticipa l’ovulazione complessivamente nel 58,8 per cento delle donne. Questo significa che il 41,2 per cento delle donne trattate nel periodo fertile ovulano regolarmente e possono concepire;
la successiva valutazione dell’efficacia anti-ovulatoria di ellaOne in relazione al momento di assunzione del farmaco, nelle tre diverse fasi del periodo fertile, evidenzia che l’ovulazione risulta costantemente ritardata soltanto nelle otto donne trattate all’inizio del periodo fertile. Se l’ormone LH ha già iniziato a crescere l’ovulazione è ritardata nel 78 per cento dei casi: in undici donne su quattordici (tre donne ovulano e possono concepire). Nelle pazienti in cui il picco di LH è già stato raggiunto l’ovulazione è ritardata in un solo caso su dodici: il 92 per cento delle donne studiate ovula e può dunque concepire;
l’autrice stessa dell’articolo, nel paragrafo dei risultati, precisa che al picco di LH, uno-due giorni prima dell’ovulazione, il farmaco non ha più alcuna capacità di impedirla e funziona esattamente come un placebo. Si tratta, come detto, dei giorni più fertili del ciclo, quelli in cui si verifica il maggior numero di concepimenti; i giorni nei quali un farmaco con una efficacia «contraccettiva» costantemente superiore all’80 per cento dovrebbe inibire l’ovulazione con la massima efficacia se il suo effetto fosse riconducibile a una azione anti-ovulatoria;
è dimostrato invece, come si è visto, che ellaOne, assunto nel periodo più fertile del ciclo e cioè uno-due giorni prima dell’ovulazione, non agisce con meccanismo anti-ovulatorio. La sua capacità di inibire l’ovulazione, infatti, è massima (100 per cento) solo all’inizio del periodo fertile; successivamente si riduce in modo rapido e progressivo fino a quasi azzerarsi (8 per cento) nei due giorni pre-ovulatori. Nonostante questo, la sua efficacia, superiore all’80 per cento, non si riduce nel tempo: sia che il farmaco sia assunto nel primo giorno dopo il rapporto a rischio, sia che esso sia assunto invece nel secondo, nel terzo, nel quarto o addirittura nel quinto giorno dopo il rapporto stesso, l’efficacia nel prevenire la gravidanza indesiderata si mantiene costantemente elevata;
se il meccanismo contraccettivo fosse davvero correlato all’inibizione dell’ovulazione ci si attenderebbe un progressivo calo della sua efficacia col passare dei giorni, man mano che il momento dell’ovulazione si approssima. Invece l’efficacia di ellaOne rimane costantemente elevata. Ciò evidenzia che il meccanismo contraccettivo va ricondotto ad altro, in particolare alla sua azione di inibizione dell’endometrio;
l’assunzione di una sola dose di Ulipristal, infatti, altera profondamente la recettività del tessuto endometriale, sia che essa avvenga a metà della fase follicolare, prima ancora che inizino i giorni fertili, sia che essa avvenga a metà ciclo nei giorni immediatamente successivi all’ovulazione (a concepimento avvenuto), sia che essa avvenga, infine, a metà della fase luteale, proprio nei giorni in cui l’embrione dovrebbe annidarsi;
l’effetto inibitorio sulla maturazione dell’endometrio è diretto ed è legato all’inibizione dei recettori tissutali per il progesterone (è esattamente lo stesso meccanismo con cui agisce la pillola RU486). In sostanza, ellaOne occupa quelle strutture cellulari alle quali il progesterone dovrebbe legarsi per poter espletare la sua funzione pro-gestazione. Il progesterone è presente ma non può agire, venendo meno così l’espressione di quelle proteine che rendono l’endometrio ospitale e l’organismo materno accogliente nei confronti del figlio;
questi effetti sono sovrapponibili a quelli osservati dopo somministrazione di Mifepristone (RU486), la pillola utilizzata per interrompere la gravidanza, ma UPA è efficace a dosaggi ancora inferiori;
questa inibizione si osserva anche quando alla donna vengono somministrati dosaggi di Ulipristal sensibilmente più bassi di quanto è contenuto nella pillola ellaOne: per rendere l’endometrio ostile all’embrione bastano dosi anche cinque volte inferiori a quelle assunte, con scarso successo, a fini anti-ovulatori. È documentato, infatti, che la soglia di farmaco sufficiente per alterare l’endometrio è inferiore a quella richiesta per interferire col normale sviluppo dei follicoli ovarici. Negli studi sperimentali, già alle dosi di 50 e 100 mg, UPA non micronizzato determina una riduzione nello spessore endometriale e un incremento dei recettori progestinici (che indicano il prevalere dell’effetto estrogenico), effetti che impediscono l’annidamento dell’embrione;
quanto a ellaOne, la cui compressa contiene 30 mg di UPA micronizzato, occorre ribadire che tale dose equivale esattamente ai SO mg di UPA non micronizzato che sono stati somministrati nello studio della Stratton e che, di conseguenza, non può che avere gli stessi effetti anti-annidamento sull’endometrio;
con ellaOne, dunque, l’endometrio sarà sempre inospitale ed ogni volta che avverrà un concepimento l’embrione, inevitabilmente, non potrà sopravvivere;
in sintesi, le donne che assumono Ulipristal dopo un rapporto sessuale avvenuto nel periodo fertile del ciclo prevalentemente ovulano e possono concepire. Gli spermatozoi saranno già entrati e l’uovo viene liberato: nulla osta al concepimento. L’endometrio, però è irrimediabilmente compromesso, indipendentemente dal momento in cui Ulipristal venga assunto;
d’altra parte, la grande e reclamizzata novità di ellaOne, presentata come «la pillola dei cinque giorni dopo», è proprio quella di essere totalmente efficace anche se presa cinque giorni dopo il rapporto sessuale avvenuto nel periodo fertile del ciclo. Se immaginiamo un rapporto sessuale avvenuto il giorno prima dell’ovulazione, con il concepimento entro le successive 24 ore (e quindi 48 ore dopo quel rapporto sessuale), come potrà invocarsi un’azione anti-ovulatoria e anticoncezionale per un agente chimico assunto con immutata efficacia fino a cinque giorni da quel rapporto e quindi fino a quattro giorni dopo l’ovulazione e fino a tre giorni dopo il concepimento ? Si avrà esclusivamente un’azione anti-annidamento;
è evidente da tutte le considerazioni esposte che questi farmaci agiscono prevalentemente impedendo l’annidamento dell’embrione in utero, ma questo effetto non è compatibile, come si è detto all’inizio, con i principi fondamentali su cui si fondano le nostre leggi e la nostra stessa Costituzione;
nel recente documento «Levonorgestrel and Ullpristal remain suitable emergency contraceptives for all women, regardless of bodyweight» (EMA/631408/2014), rilasciato dall’EMA il 30 settembre 2014 a seguito della «Artiche 31 referral procedure» relativa all’efficacia dei contraccettivi di emergenza nelle donne in sovrappeso, si è preteso di confermare per i contraccettivi di emergenza il solo meccanismo d’azione anti-ovulatorio. In quel documento, alla fine del capitolo diretto ai medici «Information to healthcare professionals», sono riportate sei voci bibliografiche. La referenza n. 6 di pagina 3 richiama, attualizzandolo, un precedente documento dell’EMA: «CHMP Assessment Report for Ellaone» (EMEA-261787-2009), dal quale si evince che EMA è ben consapevole del fatto che:
a) l’efficacia di Ulipristal Acetato (UPA) e l’efficacia del Mifepristone (RU486) nell’interrompere la gravidanza nei primati sono equivalenti (pag. 10);
b) nella contraccezione d’emergenza «alterazioni dell’endometrio possono contribuire all’efficacia di Ulipristal» (pagina 23), riconoscendosi così un meccanismo d’azione post-concezionale che, tuttavia, non viene mai riportato nel foglietto illustrativo di ellaOne;
c) è concreta la possibilità che UPA sia utilizzato off-label per interrompere la gravidanza, ma non si riesce a immaginare come ciò possa essere evitato, se non, forse, attraverso un attento controllo delle prescrizioni (pagina 45) (quelle prescrizioni che EMA propone di eliminare);
sono dati noti già dal 2009, epoca d’iniziale approvazione del prodotto ellaOne con procedura centralizzata EMA. Già da allora EMA sapeva cose che non ha ritenuto opportuno comunicare;
i tre studi sull’endometrio che in questa interrogazione sono citati (due della Stratton e uno della Passaro) sono gli stessi richiamati nel documento EMA del 2009, esattamente a pagina 22: la sigla che li individua nella sperimentazione HRA Pharma è «HRA2914» seguita dal numero specifico. Sulla loro base è espressa la conclusione di pagina 23 che ammette un verosimile effetto post-concezionale, mai comunicato nei documenti informativi ufficiali;
non sono seguiti, negli anni successivi, altri studi sperimentali. Tutti tre gli studi – evidentemente non superati – evidenziano che per deprimere l’endometrio e renderlo inospitale bastano dosaggi di Ulipristal Acetato largamente inferiori a quelli contenuti in ellaOne (Stratton «HRA2914-505». Human Reproduction 2000; 1092-1099, si veda pagina 1098, primo paragrafo della discussione). Ma questi studi evidenziano anche che, quanto a capacità di inibire la maturazione secretiva dell’endometrio, Ulipristal è praticamente sovrapponibile alla RU486 e agisce a dosaggi anche molto inferiori (Stratton «HRA2914-506» Fertility & Sterility 2010; 93:2035-2041, si veda pagina 2039, colonna sinistra, ultime sette righe) e (Passaro «HRA2914-503». Human Reproduction 2003; 18:1820-1827, si veda pagina 1826, primo paragrafo);
questi tre studi evidenziano che in caso di concepimento l’endometrio sarà sempre inospitale e l’embrione non potrà annidarsi né, evidentemente, sopravvivere;
l’EMA, agenzia chiamata a tutelare, a livello europeo, la salute dei cittadini e le libertà professionale dei medici, manca di richiamare, quel che essa stessa conosce ed esplicitamente ammette già dal 2009: e cioè che Ulipristal possa agire con meccanismo post-concezionale e abbia effetti anche francamente abortivi con la stessa efficacia del Mifepristone (RU486);
che gli effetti di Ulipristal e Mifepristone siano largamente sovrapponibili nell’apparato riproduttivo femminile è ampiamente noto dalla letteratura e documentato nella pratica clinica. Mifepristone è utilizzato come contraccettivo di emergenza a dosi di 25-50 mg in Cina. Se somministrato a metà della fase follicolare, prima ancora che inizino i giorni fertili, i suoi effetti sull’ovulazione sono simili a quelli di UPA, anche se UPA è efficace a dosaggi molto inferiori;
parimenti, nella fase luteale iniziale, 200 mg di Mifepristone sono altamente efficaci nell’impedire la gravidanza; è superfluo sottolineare che in quella fase del ciclo ovulazione e concepimento sono già avvenuti. È lo stesso effetto riscontrato con dosaggi di Ulipristal largamente inferiori;
infine, somministrato nella fase medio-luteale, anche il Mifepristone come Ulipristal non micronizzato, alla medesima dose di 200 mg, determina costantemente un sanguinamento endometriale anticipato;
Mifepristone (RU486) alla dose di 200 mg è il farmaco che si usa per interrompere la gravidanza. Ulipristal non è mai stato utilizzato per l’interruzione della gravidanza nella donna. I due farmaci, tuttavia, condividono le stesse attività sia sullo sviluppo dei follicoli ovarici, sia sull’endometrio, a dosaggi che sono sostanzialmente sovrapponibili. Inoltre, sia Ulipristal sia Mifepristone, sempre alle medesime dosi (5 mg al giorno per trattamenti di tre mesi), sono in grado di ridurre il volume dei fibromi uterini e di ridurre l’intensità delle emorragie uterine;
attualmente Ulipristal micronizzato è disponibile in farmacia per il trattamento pre-operatorio dei fibromi uterini. Il nome del preparato commerciale è Esmya: una confezione contiene un blister con 28 compresse da 5 mg ognuna, per un totale complessivo di 140 mg (ellaOne ne contiene 30 mg);
preme solo ricordare che 120 mg di Ulipristal micronizzato (dosaggio inferiore a quanto contenuto in una confezione di Esmya ed ottenibile con sole quattro compresse di ellaOne) equivalgono a 200 mg di Ulipristal non micronizzato: la dose equivalente a quei 200 mg di Mifepristone che si usano nei protocolli per l’interruzione della gravidanza. Entrambi i farmaci, a questi dosaggi, somministrati sette giorni dopo l’ovulazione e il concepimento, esattamente nei giorni in cui si perfeziona l’annidamento, determinano costantemente una mestruazione anticipata;
questo dato andrebbe considerato con estrema attenzione nel decidere le modalità e i limiti di prescrizione dei preparati che contengono Ulipristal Acetato;
in questa luce appare ancora più grave che lo scorso 21 novembre 2014 la stessa EMA abbia deliberato la richiesta di liberalizzare completamente la distribuzione di ellaOne, rendendo così vendibile, senza necessità di alcuna prescrizione medica, un principio attivo – Ulipristal Acetato – idoneo a interrompere la gravidanza. Il «consumatore» (la donna), a quel punto, non dovrà fare altro che procurarsi alcune confezioni di ellaOne per disporre del dosaggio di Ulipristal sufficiente a provocarsi, con efficacia, un aborto autogestito in evidente contrasto anche con la legislazione vigente -:
se non ritenga opportuno fornire una maggiore informazione in relazione a quanto esposto in premessa, al fine di tutelare i consumatori e i professionisti nonché l’esercizio costituzionale delle libertà del cittadino sia esso medico o paziente;
se il meccanismo d’azione antinidatorio dei farmaci usati nella contraccezione d’emergenza non si ponga in contrasto con le leggi e con i principi che le fondano e, in particolare, se il loro uso, soprattutto ove al di fuori di ogni controllo medico, non si ponga in conflitto:
a) con l’articolo 1, comma 1, lettera c) della legge 405 del 1975, in base al quale lo Stato italiano finalizza la procreazione responsabile alla tutela del prodotto del concepimento, oltre che ovviamente della salute della donna;
b) con l’articolo 1, comma 1, della legge 194 del 1978 dove afferma che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, ma tutela la vita umana dal suo inizio (cioè dal concepimento) e che l’interruzione volontaria della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite;
c) con l’articolo 1, comma 1, della legge 40 del 2004, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti nelle procedure di fecondazione medicalmente assistita, compreso il concepito;
quali siano le ragioni per le quali l’Italia non si sia avvalsa, al momento di decidere la disponibilità di ellaOne, della clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 4, comma 4, della direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 novembre 2001, recante un codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano, nel quale si afferma che la direttiva stessa «non osta all’applicazione delle legislazioni nazionali che vietano o limitano la vendita, la fornitura o l’uso di medicinali a fini contraccettivi o abortivi. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle legislazioni nazionali in questione»;
se, nel caso in cui la Commissione europea ratifichi la proposta dell’EMA di dispensare ellaOne senza prescrizione medica, l’Italia intenda adeguarsi totalmente o non intenda avvalersi della predetta clausola, al fine di evitare la diffusione dell’aborto autogestito e clandestino.
(2-00800) «Gigli, Dellai».

martedì 11 marzo 2014

Esistono nuove pillole postcoitali non abortive?, di Patricia Navas, http://www.notizieprovita.it/

Dopo la modifica del foglietto illustrativo della pillola del giorno dopo è importante riflettere sullo studio del dott. Rudolf Ehmann riguardo le false informazioni fornite alle pazienti

Non esiste alcuna “pillola del giorno dopo” che inibisca solo l’ovulazione

La pillola del giorno dopo impedisce che si sviluppi una nuova vita o distrugge un embrione già fecondato? Secondo alcuni scienziati, una nuova pillola postcoitale basata su ulipristal acetato (AUP) inibisce solo l’ovulazione, per cui verrebbero meno le riserve etiche.

È vero che teoricamente ci sarebbe un periodo di tre giorni in cui questa pillola potrebbe essere dispensata senza il rischio che impedisca l’annidamento di un embrione già fecondato, ma nella pratica non è possibile escludere questo effetto abortivo, come spiega in uno studio dettagliato l’esperto in bioetica in medicina riproduttiva Rudolf Ehmann.

L’Associazione Federale di Ginecologi BVF e la Società Tedesca di Endocrinologia Ginecologica e Medicina Riproduttiva DGGEF sostengono che la pillola del giorno dopo ellaONE, in commercio dal 2009, sia un anticoncezionale non abortivo perché impedisce solo l’ovulazione e non l’annidamento.

Sulla base di quanto gli hanno riferito queste entità, il cardinale Joachim Meisner ha autorizzato all’inizio del 2013 che gli ospedali cattolici della sua diocesi, Colonia (Germania), dispensassero questa pillola in caso di stupro.

Ora lo studio di Ehmann dimostra che non esiste alcuna pillola del giorno dopo che inibisca solo l’ovulazione, ma che tutte – anche la ellaONE – hanno anche l’effetto di impedire l’annidamento dell’embrione nel caso in cui sia avvenuta la fecondazione.

Il principio attivo di ellaONE è l’ulipristal acetato (AUP), che nell’anticoncezionale di emergenza sta sostituendo il levonorgestrel (LNG), una sostanza dalla fama piuttosto negativa su cui si basano le precedenti pillole del giorno dopo (Postinor, Norlevo, PiDaNa, Vikela,…).

L’AUP viene presentato come un inibitore dell’ovulazione che può essere assunto in uno spazio di tempo fino a tre giorni senza rischio di un’inibizione dell’annidamento.

Il nuovo studio indica tuttavia che oltre a inibire l’ovulazione inibisce anche l’annidamento (vale a dire distrugge la vita) e può provocare danni all’embrione.

“Come modulatore selettivo dei recettori di progesterone, annulla l’effetto di questo ormone negli organi genitali interni della donna, modificando la funzione tubulare e l’endometrio in modo tale che un annidamento dell’embrione risulta impossibile”, spiega lo studio.

“Oltre alle prove documentate, abbiamo scoperto affermazioni contraddittorie di quanti sostengono che l’AUP inibisce solo l’ovulazione, contraddizioni che a loro volta confermano l’effetto inibitore dell’annidamento – si denuncia –. Esistono poi dichiarazioni inequivocabili delle imprese Watson e HRA, distributrici di ellaOne, riguardo al suo effetto inibitore dell’annidamento”.

Tre giorni senza riserve etiche?

Quanto al periodo in cui la pillola potrebbe essere assunta senza rischio di inibire l’annidamento e quindi di provocare la morte dell’embrione, la ricerca afferma che “nella pratica questi tre giorni non possono essere delimitati con sufficiente sicurezza”.

Per determinare dei giorni possibili del ciclo in cui questa pillola possa inibire solo l’ovulazione bisognerebbe analizzare con attenzione il ciclo stesso, come minimo la mucosa per delimitare la fase fertile. Potrebbero poi aiutare la realizzazione di un ultrasuono vaginale per stabilire la dimensione follicolare o di un possibile corpo luteo e dello spessore endometriale, e una prova rapida di progesterone nell’urina. Tutto questo, però, non è realistico, men che meno dopo una violenza.

“Come può sapere un medico di pronto soccorso in queste circostanze qual è il periodo di tempo corretto e giustificabile? – si chiede Ehmann -. Per essere sicuro, dispenserà l’AUP visto che, secondo Brache e altri, nel caso di una dimensione follicolare superiore a 18 l’espulsione del follicolo si ritarderebbe o non si verificherebbe con una probabilità del 60%”.

E aggiunge: “È possibile che nella pratica questa percentuale relativamente alta spinga il medico a prescrivere l’AUP senza prestare la dovuta attenzione all’inibizione dell’annidamento nel 40% dei casi di ovulazioni ‘di fuga’”.

Diffusione della pillola del giorno dopo

Lo studio apporta anche dati interessanti sulla frequenza annuale dell’assunzione di pillole postcoitali, tra cui la cifra di 12 milioni di pillole del giorno dopo nel mondo nel 2012.

Le indicazioni delle associazioni tedesche che hanno fornito informazioni alla Chiesa in Germania si basavano su uno studio realizzato da Kirstina Gemzell (e altri), che presiede da quattro anni la Federazione Internazionale dei Professionisti dell’Aborto e della Contraccezione FIAPAC.

Per il responsabile del nuovo studio, “evidentemente, Rabe e gli altri conoscevano l’effetto inibitore dell’annidamento dell’AUP quando hanno pubblicato l’informazione per cui che questo farmaco inibiva solo l’ovulazione. In questo contesto, quindi, la tesi si deve interpretare come un inganno intenzionale nei confronti del cardinale Meisner e della Conferenza Episcopale Tedesca”.

A suo avviso, “questo è tanto più grave perché queste tergiversazioni semantiche non si riferiscono a oggetti inanimati, ma all’esistenza o meno di una vita umana non nata”.

“È difficile comprendere che si formulino affermazioni indifferenziate al riguardo che contraddicono tutte le conoscenze scientifiche”, ha affermato. “Ad ogni modo, la comprensione è più facile se si tiene conto dell’interesse di alcune lobbies ideologiche e dei produttori, che consiste nell’eludere qualsiasi dibattito etico e nel vendere quante più pillole del giorno dopo possibile”.

“Fino ad oggi non esiste alcuna ‘pillola del giorno dopo’ che inibisca solo l’ovulazione – conclude lo studio –. Purtroppo, il cardinale Meisner e i vescovi tedeschi sono stati informati in modo non corretto a questo proposito”.

Cos’è l’ulipristal acetato (AUP)?

Secondo lo studio, l’AUP è un modulatore selettivo dei recettori di progesterone, ovvero antiprogestina, successore del mifepristone (RU 486).

Per l’esperto, il semplice fatto di un’efficacia per un periodo di tempo fino a 120 ore dopo il coito è una prova del fatto che non inibisce solo l’ovulazione. Anche il maggior grado di sicurezza è un indizio del suo effetto inibitore dell’annidamento, visto che con l’AUP il tasso di gravidanze è crollato dal 5,5% all’1,8% (con l’LNG si è ridotto dal 5,4% al 2,6%).

Il libro Klinische Endokrinologie für Frauenärzte (Endocrinologia per ginecologi), pubblicato nel 2009 da Freimut A. Leidenberger, T. Strowitzki e O. Ortmann, indica che l’“ulipristal è un modulatore selettivo di recettori di progesterone (MSRP): impedisce il collegamento dell’ormone sessuale progesterone del corpo annullandone così l’effetto. Si impedisce o si ritarda l’ovulazione. Si elimina la formazione delle proteine necessarie per l’inizio e il mantenimento di una gravidanza”.

Per Brache e gli altri, assumendo l’AUP l’ovulazione viene ritardata o inibita anche durante l’aumento del livello di HL, ma solo nel 79% dei casi; nel restante 21%, quindi, si producono ovulazioni “di fuga”, in cui ci può essere un effetto inibitore dell’annidamento.

Come spiega il nuovo studio, “la soppressione dell’effetto del progesterone da parte dell’AUP toglie la base di vita all’embrione, visto che senza il progesterone o il suo effetto non c’è alcun annidamento e non si può portare avanti la gravidanza”.

Perfino l’azienda HRA-Pharma, produttrice delle pillole PiDaNa, basate sull’LNG, e di ellaOne, che contiene AUP, segnala come informazione di fondo sull’ulipristal acetato che “il progesterone svolge un ruolo decisivo nella procreazione di molte specie. Interviene sul controllo dell’ovulazione, sull’annidamento e sul mantenimento della gravidanza”.

Il meccanismo d’azione dell’AUP in relazione all’inibizione dell’ovulazione e dell’annidamento interesse le ovaie, le tube e l’endometrio:

1) Ovaie: inibizione o ritardo dell’ovulazione: effetto agonista sui recettori del progesterone. Per via della retroalimentazione negativa, si riduce la secrezione e si evita il picco di HL (asse ipotalamo-ipofisi). È possibile che si inibisca l’ovulazione per l’effetto diretto sulle ovaie.

2) Tube: blocco dei recettori del progesterone nella tuba, che porta a una deregolamentazione della motilità della tuba e della funzione di secrezione (desincronizzazione di questi processi), che ha come conseguenza un trasporto eccessivamente rapido dell’embrione e un cambiamento nella composizione della secrezione della tuba.

3) Endometrio non preparato all’annidamento, perché il blocco dei recettori PR ritarda o impedisce la sincronizzazione endometriale (mancanza di concordanza in fasi): si impedisce la maturazione, ovvero la trasformazione secretrice dell’endometrio.

Dall’altro lato, la sicurezza e l’efficacia di questa nuova sostanza attiva nel caso di minorenni non sono state ancora dimostrate, ma questo non viene menzionato ed ellaOne viene prescritta anche a ragazze e bambine. Lo studio ricorda infine che la contraccezione postcoitale non ha ridotto il numero di aborti.

QUI il discorso rialsciato dallo stesso dott. Rudolf Ehmann a proposito della polemica sui meccanismi d’azione delle pillole post coitali.


A PROPOSITO DELLA POLEMICA SUI MECCANISMI DELLE PILLOLE POST COITALI
Bioethics ·

Dott. Rudolf Ehmann Abstract/ Riassunto Per il diniego di due ospedali cattolici di Colonia di visitare una donna violentata nel dicembre del 2012 si è innescata una polemica sul rilascio della pillola del giorno dopo (PGD) . Alla fine, il Cardinale Meisner ha deciso di farprescrivere la “pillola del giorno dopo” in caso di stupro dopo aver consultato alcune associazioni professionali di ginecologi, che gli riferirono della disponibilità di una PGD che agisce esclusivamente inibendo l’ovulazione. Si tratta della PGD ellaOne, commercializzata dal 2009 (in Italia dal 2 aprile 2012), il cui principio attivo è l’ulipistral acetato (UPA) e che dovrebbe sostituire la precedente “pillola del giorno dopo” a base di levonorgestrel (LNG). La ricerca condotta nell’ambito di questo studio ha rivelato senza alcun dubbio che l’UPA non solo inibisce l’ovulazione, ma ha anche un effetto inibitorio dell’annidamento dell’embrione. Come modulatore selettivo dei recettoridel progesterone, legandosi ai recettori ai quali normalmente si lega il progesterone ne inibisce la sua azione a favore della gravidanza, causa delle significative modificazioni dell’endometrio (ecograficamente ed istologicamente dimostrate nella ricerca svolta dal National Institute of Child Health and Human Development di Bethesda e pubblicata nel febbraio 2009 su Fertility & Sterility – n.d.t.) in modo da rendere impossibile l’annidamento dell’embrione. Oltre alle risultanze documentali, troviamo affermazioni contrastanti di chi sostiene che l’UPA inibisce solo l’ovulazione, contraddizioni che a loro volta confermano l’effetto inibitorio dell’annidamento. Inoltre, vi sono chiare dichiarazioni delle aziende Watson e HRA, distributrici della ellaOne®, rispetto al suo effetto inibitorio dell’annidamento. L’Istituto di Regolazione Naturale della Fertilità INER (Institut für Natürliche Empfängnisregelung) alla domanda se c’é un lasso di tempo in cui l’UPA può essere somministrato senza il rischio di inibire l’annidamento di un embrione, risponde negativamente in quanto tale termine è puramente teorico, ma in pratica non è possibile stabilirlo, perché non si può escludere completamente l’effetto inibitorio dell’annidamento secondo le osservazioni e conoscenze della regolazione naturale del concepimento. 1. Ragioni per l’autorizzazione della pillola dopo giorno (PDD) in caso di stupro 1.1. Moventi per l’autorizzazione della pillola del giorno dopo Nel dicembre 2012 due cliniche cattoliche di Colonia si rifiutarono di sottoporre all’esame di genetica forense una donna violentata. La donna aveva già ricevuto la pillola del giorno dopo dal medico inviante. Il rifiuto è stato attribuito all’opposizione della Chiesa Cattolica alla pillola del giorno dopo. Ma in realtà nessuna delle due cliniche era stata autorizzata a praticare la prova di genetica forense, solo cinque cliniche pubbliche a Colonia avevano questa autorizzazione. Questa era la ragione propriamente detta per non soddisfare la richiesta della donna. Perché la pillola del giorno dopo venne poi approvata? In seguito il cardinale Meisner viene sottoposto ad un’enorme pressione politica e mediatica: il ministro della Sanità della Renania Settentrionale-Westfalia ha persino minacciato di revocare l’autorizzazione agli ospedali cattolici. I media hanno criticato la Chiesa Cattolica come istituzione retrograda, che non riconosce nemmeno gli standard scientifici. 1.2. Consulti del cardinale Meisner L’Associazione Federale dei Ginecologi BVF (Bundesverband der Frauenärzte) e la Società Tedesca di Endocrinologia Ginecologica e Medicina della Riproduzione DGGEF (Deutsche Gesellschaft für und Gynäkologische Endokrinologie Fortpflanzungsmedizin) sostengono che la pillola del giorno dopo è un contraccettivo e non è abortiva, perché solamente inibisce l’ovulazione, e non l’annidamento, basandosi su uno studio di Kristina Gemzell [et al.], che presiede negli ultimi quattro anni la Federazione Internazionale dei Professionisti dell’Aborto e della Contraccezione FIAPAC (Fédération Internationale des Professionnels Associés et de l’avortement di Contraccezione ). 1.3. Messaggio del Cardinale Meisner del 31 gennaio 2013: «Se, dopo uno stupro, si utilizza un farmaco il cui meccanismo d’azione è quello di prevenire il concepimento con l’intenzione di inibire la fecondazione, è a mio parere giustamente utilizzato. Se, invece, viene usato un farmaco il cui meccanismo d’azione è di impedire l’impianto con l’intenzione di inibire l’annidamento dell’uovo fecondato, non è accettabile perché distrugge attivamente l’inizio della vita dell’ovulo fecondato, che merita la tutela della dignità umana.» [1] Commento del Servizio Stampa dell’Arcidiocesi di Colonia: «La dichiarazione dell’arcivescovo di Colonia, tiene conto delle nuove conoscenze sulla pillola del giorno dopo. Non riguarda la pillola abortiva mifepristone (RU 486, <Mifegyne>), che è ancora inaccettabile secondo la dottrina cattolica. 2 Finora ci si è basati sul presupposto che l’effetto inibitorio dell’annidamento è il meccanismo di azione della pillola del giorno dopo. … A quanto pare questo non corrisponde allo stato attuale della scienza. Tuttavia, la Chiesa deve sempre considerare la conoscenze scientifiche .» [2] 2. Sintesi 2.1. 1) La pillola post-coitale, chiamata anche pillola del giorno dopo in ambiente medico, è un farmaco che, a differenza dei contraccettivi non va presa regolarmente, ma solo se necessario. 2) Dal punto di vista etico, la questione fondamentale è: La “pillola del giorno” dopo inibisce un possibile concepimento o distrugge la vita? Nel complesso, va notato a questo proposito che, indipendentemente dalla valutazione etica delle misure adottate per inibire o prevenire un’ovulazione, tutte queste misure sono attribuite alla categoria di inibizione della vita, cioè, si impedisce la formazione di un nuovo essere umano. Al contrario, le misure che attaccano direttamente o indirettamente una vita già nata sono da considerarsi in modo completamente diverso. In breve, dobbiamo dire che l’inibizione dell’ovulazione per stessa non può mai considerarsi distruzione di una vita. Quindi, possiamo dire chiaramente e inequivocabilmente che l’inibizione dell’ovulazione dovrebbe essere attribuita, senza eccezioni, il livello di impedimento del (possibile) sorgere della vita (concepimento). Una cosa completamente diversa è la cosiddetta inibizione dell’annidamento, perché è un attacco indiretto ad una vita già concepita. E’ vero che questa vita non viene distrutta direttamente, però si causa la sua morte eliminando le basi necessarie alla sua evoluzione. La morte dell’embrione all’inizio della gravidanza di solito si verifica senza che la madre se ne accorga. Tuttavia, rispetto ad una valutazione etica fondamentale è del tutto indifferente se una morte causata artificialmente sia nota o meno. Altrettanto indifferente è il grado di sensibilizzazione e consapevolezza a questa forma di distruzione della vita in alcuni settori della popolazione. Lo studio condotto da Kristina Gemzell et al. si riferisce all’effetto inibitorio dell’ovulazione di ellaOne® (UPA), PiDaNa ®, Norlevo® e Vikela® (LNG). [4] Ma in questo studio non si presta la dovuta attenzione all’effetto inibitorio dell’annidamento. Si omettono o ignorano lavori importanti in questo senso. 2.2 Frequenza di uso Rispetto alla frequenza di uso disponiamo dei seguenti dati informativi Area geografica Frequenza anuale Anno/Tendenza Prescrizione medica Svizzera 107.000 2012[5] No Germania 400.000 In aumento[6] Sí Italia 357.800 2011[6a] Sì Nel mondo 12.000.000 2012/crescente[7] No in tutti i paesi Le pillole del giorno dopo Norlevo (CH, I), Vikela® (A), Postinor® (A) o PiDaNa®, Unofem® e Levogynon® (D), commercializzate a partire dal 2000 (in Francia dal 1999; in Italia dal 1/3/2007), contengono il progestinico levonorgestrel (LNG), che è noto anche come inibitore dell’ovulazione. Tuttavia, in molti casi è documentato il suo effetto inibitore dell’annidamento [8], anche se, secondo recenti scoperte, si afferma che non inibisce l’annidamento.[9] Poiché questi documenti non descrivono un numero sufficiente di casi e presentano difetti di ricerca, non riteniamo qui approfondire oltre l’argomento, tra le altre cose anche perché è data una chiara preferenza per ellaOne ® (UPA). Si prevede che l’UPA sostituirà prossimamente il LNG, come si evince dalla seguente citazione: Farmaco Sostanza attiva e dosi per pillola Unofem LNG (1.500 μg) Duofem LNG (2 × 750 μg) Vikela LNG (1.500 μg) PiDaNa LNG (1.500 μg) NorLevo LNG (1.500 μg ) Levogynon LNG (750 μg) Postinor LNG (1.500 μg) Tetragynon (non più in commercio) LNG + EE2[3] ellaOne UPA (30 mg = 30.000 μg) mifepristone (200 mg) Mifegyne a) In Svizzera, Germania e Italia solo come abortivo. b) In Rusia e Cina anche come pillola poscoitale «A differenza del levonorgestrel, l’UPA può ancora ritardare l’ovulazione con un livello crescente di LH [10] ed in presenza di un follicolo con un diametro di 18 mm. Grazie alla sua superiore efficacia, l’UPA è il farmaco di scelta nel caso della contraccezione di emergenza.» [11] Nella maggior parte dei paesi europei, la pillola del giorno dopo contenente LNG non è soggetta a prescrizione medica. Germania, Polonia e Italia sono eccezioni. Si noti che la pillola del giorno dopo di questo tipo ha una dose di LNG 50 volte superiore alla mini-pillola contenente LNG. Al contrario, ellaOne® a base di ulipristal acetato è soggetta a prescrizione medica. La recente letteratura tecnica descrive principalmente i modulatori selettivi dei recettori per il progesterone (MSRP, in primo luogo l’UPA). L’UPA sostituisce il LNG quasi in tutti i casi ed è considerato il nuovo metodo standard. Ma il prezzo di ellaOne® è il doppio o il triplo di quello del LNG. In seguito, considerando la controversia sorta a Colonia, ci limitiamo a parlare dell’UPA. 2.3. cacia con cui il LNG impedisce la gravidanza? [12] Tempo trascorso dopo il rapporto sessuale Percentuale di successo / Prevenzione Gravidanza Le prime 24 ore 95 % Tra 24 e 48 ore 85 % Tra 48 e 72 ore 58 % 2.4 Efficacia dell’Ulpistral acetato (UPA) Il semplice fatto di un’efficacia in un periodo di tempo fino a 120 ore dopo il rapporto è una prova che non può essere spiegata solamente con l’inibizione dell’ovulazione. Inoltre, l’elevato grado di sicurezza è anche un’indicazione del suo effetto inibitore dello annidamento, poiché il tasso di gravidanza è diminuito con l’UPA dal 5,5% al 1,8%, con il LNG è stato ridotto dal 5,4% al 2,6%. [13] 2.5. Che cosa è l’ulipristal acetato ? Prima di tutto, è opportuno sapere cosa é l’UPA: - Chimicamente, è un farmaco derivato dal mifepristone – RU 486 = un antiprogestinico: - RU 486 = MSRP di prima generazione - UPA = MSRP di seconda generazione = CDB-2914 - Entrambi le sostanze sono modulatori selettivi dei recettori per il progesterone. Ulipistral acetato – UPA: modulatore selettivo dei recettori del progesterone = antiprogestinico: confronto delle formule sviluppate da mifepristone e acetato di ulipristal Ulipristal Acetato = UPA [14] Mifepristone [15] – RU 486 = MSRP 2^ Generazione = CDB-2914 = MSRP 1^ Generazione = Anti-Progestininico = Pillola dei 5 giorni dopo = Anti-Progestinico = Pillola abortiva Dato lo stretto rapporto tra l’UPA ed il mifepristone, conviene prestare attenzione alle seguenti valutazioni: «Ulipristal è simile al farmaco Mifegyne® approvato come farmaco per l’aborto volontario. » [16] «Pillola del Giorno Dopo: il nuovo farmaco ellaOne ha un effetto simile a quello della pillola abortiva.» [17] Le formule strutturali di queste due sostanze mostrano la loro somiglianza. Pertanto, si può sollevare la domanda: perché non si utilizza il farmaco mifepristone, che da molto più lungo tempo é sul mercato, come pillola del giorno dopo? In questo contesto, si inserisce la seguente citazione: «Il mifepristone è ampiamente usato per l’interruzione della gravidanza e, quindi, è commercializzato in molti paesi. L’immagine negativa, legata all’aborto, del mifepristone ha indubbiamente portato molte grandi aziende farmaceutiche a rifiutare di partecipare allo sviluppo del mifepristone e di altri farmaci MSRP come contraccettivi.»[18] E ‘stato dimostrato senza ombra di dubbio l’effetto inibitorio dell’annidamento del mifepristone in un modello tridimensionale di coltura cellulare, ma non per il LNG. [19] Data la parentela innegabile con il mifepristone, ovviamente, questo modello può essere estrapolato all’UPA: «Ulipristal è simile biologicamente al mifepristone, cioè, l’antiprogestinico usato per interrompere la gravidanza e commercializzato in Cina e in Russia come contraccettivo d’emergenza. Se usato correttamente, il mifepristone è un contraccettivo d’emergenza efficace … »[20] Pertanto, è dimostrato che il mifepristone viene utilizzato come pillola del giorno dopo in Cina e in Russia, anche se la sua fama di pillola abortiva lo impedisce nei paesi occidentali. 3. Polemica sul meccanismo d’az Gli eventi che comprendono il caso di riguarda la pillola del giorno dopo hanno sollevato drammaticamente la questione del meccanismo di azione dei nuovi farmaci disponibili per la contraccezione d’emergenza. Prima si è ipotizzato che questi farmaci inducono un aborto precoce. Ora il Cardinale Meisner e la Conferenza Episcopale Tedesca si rifugiano in rapporti che sostengono che ci sono nuovi farmaci che inibiscono solamente l’ovulazione. Il meccanismo d’azione della pillola del giorno dopo contenente LNG, che è commercializzata da 13 anni, è accuratamente documentato, quindi non si può mettere in discussione seriamente il suo effetto inibitore dell’annidamento, anche se oggi é pubblicizzato che inibisce solo l’ovulazione. Ora è necessario esaminare attentamente la nuova pillola del giorno dopo ellaOne®, commercializzata dal 2009 con l’UPA come sostanza attiva e della quale si hanno, ovviamente, informazioni meno complete. Senza comprensione del suo meccanismo d’azione non è possibile fare una valutazione corretta dei fatti. Per fare questo, citiamo a titolo d’introduzione le dichiarazioni delle due associazioni professionali consultate dal Cardinale Meisner e sui cui consigli fecero affidamento lui e il suo servizio stampa: 1. «24/01/2013: La pillola del giorno dopo è un contraccettivo e non interrompe una gravidanza. Comunicato stampa dell’Associazione Professionale dei Ginecologi (BVF) e della Società Tedesca di Endocrinologia Ginecologica e Medicina della Riproduzione (DGGEF), Monaco di Baviera/Heidelberg: la nuova pillola del giorno dopo previene o ritarda l’ovulazione. Se si è già verificata l’ovulazione, se l’uovo ha lasciato l’ovaio e si trova nell’utero, la pillola del giorno dopo non impedisce la fecondazione dell’ovulo né il suo annidamento nell’utero. Né provoca una mestruazione artificiale chiamata emorragia da sospensione, con conseguente perdita dell’embrione annidato nell’utero. Questo vale per entrambi i farmaci, sia per il levonorgestrel come per l’ulipistral acetato, attualmente autorizzati come pillola del giorno dopo in Germania. Nessuno dei due farmaci interferisce nello sviluppo di un essere umano già concepito. Si devono classificare come contraccettivi, non come farmaci per interrompere la gravidanza. Non si possono paragonare ai farmaci utilizzati per sfaldare la mucosa uterina ed interrompere la gravidanza. Informazioni di base: l’uovo può essere fecondato per un periodo di 12 a 24 ore dopo l’ovulazione. Tuttavia, gli spermatozoi possono sopravvivere in condizioni ottime, da tre a cinque giorni nel canale cervicale, nell’utero o nella tuba. I due tipi di pillola del giorno dopo disponibili sul mercato impediscono l’ovulazione o la ritardano finché il tempo di sopravvivenza degli spermatozoi è passato. L’ulipistral acetato (UPA) offre alle donne una maggiore sicurezza, perché ha un effetto più lungo del levonorgestrel (LNG). Sebbene il LNG e l’UPA possono essere assunti, rispettivamente, fino a tre – cinque giorni dopo il rapporto sessuale non protetto, è importante che il farmaco sia prescritto il più presto possibile, come dimostrano alcuni studi. » [21] 2. La dichiarazione congiunta della Società Tedesca di Endocrinologia Ginecologica e Medicina della Riproduzione (DGGEF) e dell’Associazione Professionale dei Ginecologi (BVF), pubblicata nel 2011, dice: . «Inibizione dell’ovulazione: lo stato attuale delle informazioni conferma che il meccanismo d’azione clinicamente rilevante si basa unicamente sulla inibizione dell’ovulazione. » [22]. Cioè, occupa selettivamente i recettori del progesterone nel corpo femminile, di conseguenza il progesterone prodotto dal corpo della donna non può legarsi a questi recettori e si scioglie ogni legame del progesterone già legato. Si stabilisce un «legame di elevata affinità col recettore del progesterone umano. Meccanismo d’azione primario: Inibizione o ritardo dell’ovulazione.»[23] L’inibizione dell’ovulazione è indicata come principale meccanismo d’azione, ma non come l’unico meccanismo di azione! Leidenberger et al. fanno addirittura un passo ulteriore: «Ulipristal è un modulatore selettivo del recettore del progesterone (MSRP): impedisce il legame (coi recettori) del progesterone, ormone sessuale del corpo e invalida così la sua azione. Esso impedisce o ritarda l’ovulazione. Si sopprime la formazione delle proteine necessarie per l’inizio e la prosecuzione di una gravidanza.» [24] Questo è già un riferimento sia all’inibizione dell’ovulazione che all’intervento in una gravidanza già iniziata e, quindi, all’inibizione dell’annidamento. Secondo Brache et al. [25], assumendo l’UPA, l’ovulazione è ritardata inibita anche durante la crescita del livello di LH, ma solo nel 79% dei casi; quindi, nel restante 21% l’ovulazione avviene lo stesso [26]: in questi casi si può avere un effetto inibitorio dell’annidamento. Nella tuba, nel muscolo liscio e nelle cellule secretorie della salpinge [27], vi è un’alta concentrazione di recettori del progesterone (PR). Secondo Karbowski et al., i recettori steroidei giocano un ruolo cruciale nel trasporto dell’ovulo nella tuba. [28] Sotto l’influenza dell’UPA, tuttavia, questi recettori sono bloccati, il che si traduce in un’alterazione (deregulation) della motilità tubarica e della funzione secretoria (disincronizzazione di questi processi). Come risultato, non solo cambia la composizione della secrezione della tuba, ma anche l’effetto frenante del progesterone naturale sui muscoli della tuba viene eliminato. Questo blocco contribuisce ad un molto rapido trasporto dell’embrione in utero, il cui endometrio non è stato preparato per l’annidamento. Bloccando i recettori non si verifica una trasformazione secretoria dello endometrio, che rende impossibile l’annidamento e porta alla morte dell’embrione. In termini chiari e semplici, questo significa che l’UPA come modulatore selettivo dei recettori del progesterone sopprime l’effetto del progesterone sugli organi genitali interni femminili. Per le tube e l’endometrio, questo significa che la soppressione dell’effetto del progesterone operata dall’UPA rimuove l’elemento fondamentale per la vita dell’embrione, perché senza il progesterone od il suo effetto non si avviene alcun annidamento e non si può portare avanti la gravidanza. Persino la società HRA-Pharma, produttrice di pillole “PiDaNa” a base di LNG, e «ellaOne» contenente UPA, conferma questo fatto fondamentale per la fisiologia naturale: «Informazioni generali sull’UPA: il progesterone svolge un ruolo determinante nella riproduzione di molte specie. Interviene nel controllo dell’ovulazione, dell’annidamento e nel mantenimento della gravidanza. »[29] Un meccanismo di azione inibitore dell’annidamento dell’UPA, ma spesso senza chiamarlo inibitore dell’annidamento. Oltre ad un’inibizione e ritardo dell’ovulazione [30], [31], si descrive una ritardata maturazione endometriale [32],[33],[34], la mancanza di una trasformazione secretoria dell’endometrio [35], una diminuzione dello spessore dell’endometrio [36][37] e una disincrona maturazione endometriale [38] o altra «manipolazione dell’endometrio» [39],[40], compresa una riduzione dei marcatori [41] molecolari importanti per l’impianto. Se si utilizzano in letteratura scientifica molti termini eufemistici per descrivere l’inibizione dell’annidamento prodotta dall’UPA, senza chiamarla con il suo nome, cioè, inibizione dell’annidamento, si arriva a sospettare un camuffamento linguistico, dal momento che tutti questi processi contrastano o rendono impossibile l’annidamento, come nel caso del mifepristone usato «come pillola del giorno dopo» e intercettivo. Pertanto, grazie al suo effetto parziale, l’UPA dovrebbe anche essere considerato intercettivo. Alcuni autori, anche se pochi, sì che specificano l’effetto inibitorio dell’UPA e lo caratterizzano con una diversa valutazione etica [42], [43], in parte attribuiscono a questo effetto ancora più importanza dell’inibizione dell’ovulazione [44]. La loro valutazione corrisponde a quella degli autori precedenti che hanno espresso i loro principi in relazione all’inibizione dell’annidamento mediante intercettivi [45]. Si presume inoltre che «l’ulipristal come sostanza inibitrice dell’annidamento ha un effetto più forte del levonorgestrel, che potrebbe anche spiegare il suo effetto più duraturo». [46] Si segnala inoltre che i farmaci che inibiscono parzialmente l’annidamento non sono disponibili per le donne o non sono accettati da loro in molti paesi. [47] Un autore sostiene anche che l’UPA conserva il suo effetto «fino a 120 ore dopo una possibile fecondazione.»[48] Pertanto, ritiene chiaramente l’inibizione dell’annidamento come effetto principale. Miech è l’autore di uno studio molto interessante sull’effetto inibitorio dell’annidamento dell’UPA nelle 24 ore dopo l’ovulazione.[49] In questo studio si descrivono tre meccanismi inibitori dell’annidamento: «(1) Insufficiente sviluppo della decidua [50] e impossibilità di un adeguato impianto, (2) Insufficiente secrezione della mucosa endometriale per mantenere l’embrione annidato, (3) Ricomparsa delle contrazioni spontanee dell’utero, che normalmente si azzerano.» Ritiene inoltre che ci possono essere anche reazioni di rigetto immunitario delle cellule trofoblastiche della blastocisti nel periodo di tempo compreso tra i primi 5 e 10 giorni dopo la fecondazione. E possibile che finora non si sia prestata la dovuta attenzione agli effetti immunofarmacologici dell’ulipristal. 4. Funzionamento del meccanismo di azione dell’UPA in relazione all’inibizione dell’ovulazione e dell’annidamento 4.1. Proprietà farmacodinamiche Principio: occupazione dei recettori RP dall’UPA: effetto antagonista e parzialmente agonista: 1) Ovaio: inibizione o posticipo dell’ovulazione: effetto agonista sui recettori del progesterone. Grazie al feedback negativo si riduce la secrezione e si blocca il picco del LH (asse ipotalamo-ipofisi). E’ possibile che s’inibisca l’ovulazione per l’effetto diretto sull’ovaio. [51] 2) Tuba: blocco dei recettori del progesterone nella tuba, che porta ad un’alterazione della motilità tubarica e della funzione secretoria (disincronizzazione di questi processi), che si traduce in un troppo rapido trasporto dell’embrione e modifica della composizione della secrezione della tuba. 3) Endometrio non preparato per l’annidamento, perché il blocco dei recettori PR ritarda o impedisce la sincronizzazione endometriale (fasi scombinate): si impedisce la maturazione, cioè la trasformazione secretiva dell’endometrio. 4) Inibizione o la soppressione dell’annidamento. Questi risultati non dovrebbero dar luogo a dubbi circa l’effetto inibitorio dell’annidamento dell’UPA, dal momento che sono concetti di base della propedeutica che conoscono i medici ed i farmacisti. Il manuale di riferimento della farmacologia, «Mutschler Arzneimittelwirkungen», che é pubblicato da più di 40 anni, considera la informazione sull’inibizione dell’annidamento (da notare che ci riferiamo ad inibitori dell’ovulazione o pillola anticoncezionale o «normale» ) come conoscenza di base. [52] Ci sono anche voci critiche concernenti l’inibizione dell’ovulazione con MSRP, soprattutto in relazione alla sua applicazione come contraccettivo: «Gli antagonisti del progesterone possono bloccare lo sviluppo follicolare, la secrezione di LH e la maturazione dell’endometrio, per cui queste sostanze hanno il potenziale di contraccettivi senza estrogeni. Tuttavia, l’utilità degli antagonisti del progesterone come contraccettivo è limitata dal suo potenziale effetto teratogeno e/o tossico per l’embrione. I MSRP non sono inibitori efficaci della secrezione di LH; quindi non sono utili come contraccettivo» [53] Già in altri lavori si fa riferimento alla possibile tossicità dell’UPA per l’embrione: «Non sono noti con sufficiente certezza gli effetti dell’ulipristal se, nonostante l’uso di questo farmaco, si verifica una gravidanza, non si può escludere un possibile effetto tossico sull’embrione» [54]. L’AkdÄ giunge ad una conclusione simile.[55] H. Kaulen va ancora un passo più avanti: «La nuova sostanza attiva [UPA] riguardo a questo aspetto è in gran parte sconosciuta. Negli esperimenti sugli animali uccide gli embrioni. » [56] La rivista scientifica «Arznei-Telegramm» consiglia di fare un test di gravidanza prima di prescrivere l’UPA. [57] Anche in questa pubblicazione indipendente dall’industria farmaceutica, gli autori segnalano il possibile effetto inibitore dell’annidamento dell’UPA. In relazione all’effetto successivo al concepimento, Reimann si è espresso come segue: «Una pubblicazione di HRA-Pharma[58] e la comunicazione della casa farmaceutica con i professionisti e le pazienti rivelano che questa mira a posizionare Ellaone® come <moderna pillola del giorno dopo> e <prodotto di terza generazione>. È lecito chiedersi se l’omissione dei potenziali effetti successivi al concepimento, motivata da propri interessi, contribuisce o no a questa collocazione sul mercato tedesco.» [59] Inoltre bisogna ricordare: «Non è stata ancora dimostrata la sicurezza e l’efficacia del nuovo principio attivo nelle donne minorenni, perché questo gruppo di età non ha partecipato a studi clinici, salvo poche eccezioni. » [60] Ma questa circostanza non è affatto menzionata in pubblico; tuttavia ellaOne® viene erogata anche alle minorenni. Si noti, inoltre, che la contraccezione post-coitale non ha ridotto il numero di aborti.[61] Secondo la Società Tedesca di Ginecologia e Ostetricia DGGG (Deutsche Gesellschaft für und Gynäkologie Geburtshilfe), la Germania è un’eccezione. In questa nazione, vi è stata una riduzione del 16,5% nel numero di aborti tra il 2002 e il 2011 (anche in Italia nello stesso periodo si è registrata una riduzione delle IVG di circa il 16% – ndt) e, nel caso di minorenni, anche del 45% [62] (in Italia tra il 2002 ed il 2010 la riduzione è stata insignificante, cioè dello 0,99%, nonostante nel 2011 più del 50% delle “pillole del giorno dopo” vendute – circa 180.000- sono state assunte da ragazze con meno di 20 anni – ndt). [6a] 4.2. Quali sono i segni di una inibizione dell’annidamento dell’ UPA? Elevata efficacia nonostante «ovulazioni ugualmente verificatesi»; La crescita significativa del livello di LH, il picco di LH, ed anche la diminuzione del livello di LH nel caso di <ovulazioni sfuggite >: in questi casi non c’è sicurezza completa di inibizione dell’ovulazione; dunque, l’inibizione dell’annidamento finisce per essere il meccanismo d’azione. La durata più prolungata del meccanismo di azione rispetto al LNG: secondo la documentazione tecnica, questo non inibisce o ritarda l’ovulazione quando cresce il livello di LH. La «sicurezza» efficace per 5 giorni (anche nel caso di picco HL), in contrasto con il LNG (rapida perdita di efficacia) UPA = modulatore selettivo dei recettori del progesterone, che invalida l’effetto del progesterone sugli organi genitali interni: senza progesterone od il suo effetto, non c’é annidamento. Ci sono molteplici indici farmacocinetici e farmacodinamici di un’azione inibitoria dell’annidamento (oltre all’inibizione dell’ovulazione). Oltre alle numerose evidenze riportate dalla letteratura scientifica, le due seguenti affermazioni di Reimann [63] parlano da sole: «Allo stesso tempo, si sottolinea che il progesterone è necessario per il buon esito dell’annidamento.» «… altri Autori che considerano l’impatto sull’endometrio e l’effetto immunomodulante dell’interazione tra lo zigote e l’endometrio e, quindi, come esito finale un’inibizione dell’annidamento come ulteriore meccanismo d’azione dopo l’uso nella fase postovulatoria. Altro argomento é l’affinità farmacologica come agonista/antagonista («modulatore») con il mifepristone antagonista del progesterone. Un effetto sulla fisiologia endometriale è stato dimostrato anche in alcune dosi applicate a fini terapeutici. Anche nella metanalisi, prima menzionata, dei due studi prima della approvazione è considerato un possibile meccanismo post-ovulatorio. Non si hanno sufficienti conoscenze sugli effetti dell’assunzione di ulipristal in caso di una gravidanza incipiente, non può essere escluso un possibile effetto tossico sull’embrione.» Watson-Pharma, produttore e fornitore di ella negli Stati Uniti. UU. (= ellaOne® in Europa), conferma i meccanismi inibitori dell’annidamento a livello endometriale. [64] Kaulen [65] si esprime più chiaramente, dicendo che l’UPA uccide embrioni negli esperimenti su animali. Anche il produttore, HRA-Pharma, riporta «la perdita preimpianto» (perdita prima dell’annidamento) osservata utilizzando l’UPA in esperimenti su animali. I dati pubblicati descrivono un numero significativo di embrioni persi dopo l’applicazione dell’UPA. [66] Inoltre, sono descritte le alterazioni a carico dell’endometrio.  Contraccezione di emergenza aggiornato) 4 febbraio 2013: [68] In questa pubblicazione (Rabe e Albring, 2013) si può leggere la seguente spiegazione: «Figura 2: solo l’UPA se erogato appena prima dell’ovulazione (nella fase di crescita del livello di LH), può ritardare l’ovulazione riducendo il livello di LH. Durante i due giorni prima dell’ovulazione, il periodo di maggior rischio di concepimento, non si può più bloccare l’ovulazione con levonorgestrel.» [69] 4. 3.1. Ovulazione ritardata: Secondo Brache et al., l’ovulazione è ritardata di 5 giorni; gli spermatozoi possono sopravvivere ed essere in grado di fecondare solo da 3 a 5 giorni, come affermano la DGGEF e la BVF ed anche Albring e Rabe [70],[71]. Secondo le regole della Regolazione Naturale della Fertilità (RNF), gli spermatozoi hanno una capacità di sopravvivere e di fecondare fino a 6 giorni. [72] Kuhl, H./C. e Jung-Hoffmann suppongono una sopravvivenza anche considerevolmente più lunga: Effetto della pillola del giorno dopo contenente UPA sull’ovulazione UPA: a) previene l’ovulazione ; b) o la sposta di 5 giorni «La fase fertile del ciclo inizia 6 giorni prima dell’ovulazione e termina il giorno dopo il giorno stesso. La probabilità relativamente alta del concepimento prima dell’ovulazione si basa sulla sopravvivenza a lungo termine degli spermatozoi, fino a 7 giorni nella cervice.» [73] 4. 3.2. Quali sono le conseguenze di 1. Secondo questi dati, ci sarebbe fe r t ili (vivi e mobili, ndt) nel tratto genitale delle donne dopo aver ritardato l’ovulazione di 5 giorni, e molto di più dopo 3 giorni. 2. Questi spermatozoi potrebbero ancora fecondare l’uovo espulso dall’ovaio dopo 5 giorni. 3. Con un tempo di dimezzamento di 32,4 ± 18:03 (dopo l’erogazione di una singola dose di 30 mg [74], l’UPA è ancora efficace dopo questi cinque giorni come inibitore dell’annidamento. 4. Ciò significa che, dopo un ritardo dell’ovulazione di cinque giorni, ci sono alterazioni delle tube e dell’endometrio che impediscono l’annidamento perché i recettori del progesterone della tuba e dell’endometrio sono occupati dall’UPA. 5. Poiché l’UPA è potenzialmente tossico per l’embrione, si corre il rischio di procurargli danni se è già cessato l’effetto inibitorio dell’impianto. È possibile che le informazioni fornite dalla BVF e dalla DGGEF contengano già un’errata interpretazione e gravi errori. Pertanto, l’affermazione di Rabe e Albring, già accennata in precedenza, è fuorviante: «L’ovulazione ritardata si verifica circa cinque giorni dopo. Questo periodo di tempo è sufficiente per chiudere la finestra fertile, perché gli spermatozoi sopravvivono massimo tra 3 e 5 giorni nel tratto genitale femminile (cioè l’utero e le tube).» Pertanto , in qualche caso la finestra fertile non è chiusa, perché gli spermatozoi (secondo qualche autore- ndt) possono sopravvivere fino a sette giorni. Inoltre, il momento «più opportuno» per prendere l’UPA durante il livello crescente di LH non assicura un’inibizione dell’ovulazione del 100% , ma solo del 79% , quindi, la «percentuale di ovulazioni di fuga » e, pertanto , la possibilità di fecondazione è del 21% (Brache et al., vedi anche figura inibizione dell’ovulazione/annidamento con UPA). Questo fatto non è menzionato con una sola parola, è semplicemente ignorato. Né è stato riferito che l’ovulazione è inibita soltanto del 60% circa , nei casi in cui il diametro del follicolo è di oltre 18 mm ( Brache et al. ). Invece, si sottolinea che, a differenza del LNG, l’ovulazione è inibita anche nella fase di innalzamento del livello LH. E’ vero, inibisce l’ovulazione, ma non con una sicurezza del 100%. Pertanto, questa affermazione è solo parzialmente vera. Se si assume l’UPA quando il livello di LH è più alto (stupro e sesso non protetto sono possibili in qualsiasi momento del ciclo), vi è una probabilità del 32,3% di ovulazione entro 72 ore (= 1.54 ± 0,52 d), cioè, il periodo di tempo con una elevata probabilità di fecondazione della donna. Pertanto, la fecondazione è molto probabile. Detto questo, vi è un’alta probabilità che si verifica un’inibizione dell’annidamento. Dal punto di vista della sicurezza dell’UPA è chiaro che questo effetto inibitore dell’annidamento è richiesto, perché assicura che una gravidanza appena iniziata non possa continuare il suo corso. Tutto questo è venduto solo come “inibizione dell’ovulazione”, ma Brache et al. non sono d’accordo. 3. 4. Inibizione dell’ovulazione / annidamento con UPA: grafico secondo gli studi di Brache et al, 2010 [75] e Stratton et al, 2010. RO = Spostamento dell’ovulazione ( V nel grafico) IO = Inibizione dell’ovulazione Spessore endometriale: secondo Stratton et al, 2010. Anche con basse dosi di UPA, è fortemente ridotto questo spessore (vedi tabella). 4 .4.1 Ritardo dell’ ovulazione durante il ciclo UPA prima del picco di LH: molto più lungo = 6.85 ± 1.42 giorni UPA al picco di LH = 5-10 giorni nel 67,6% Ma: UPA al picco di LH = 1,54 ± 0,52 giorni nel 32,3% Ovulazione e quindi il concepimento possibili entro 72 ore, simile al placebo [77], poiché gli spermatozoi mantengono la loro capacità di fecondare l’ovulo (secondo Kuhl, H./C. Jung-Hoffmann fino a 7 giorni, e non solo fino a 3-5 giorni come affermano Rabe e Albring). A partire da questo momento, possiamo ipotizzare un effetto inibitorio dell’annidamento. L’applicazione di 30 mg di UPA [78]: UPA 1-5 si riferiscono ai numeri segnati in viola nel grafico qui sopra: UPA 1: prima dell’aumento del livello di LH = 100% Inibizione Ovulazione (8 casi !) . La validità di questa affermazione è discutibile a causa del piccolo numero di casi (solo 8). UPA 2: Dimensioni del follicolo> 18 mm = 60% Inibizione dell’Ovulazione UPA 3: Aumento del livello di LH, ma prima del picco = 78,6% Inibizione Ovulazione UPA 4: Picco di LH = 68% Ritardo Ovulazione / Inibizione Ovulazione; ma nel 32,3% dei casi l’ovulazione avviene entro 72 ore UAP 5: Dopo il picco di LH = 8,3% Inibizione Ovulazione Pertanto, a partire dall’aumento del livello di LH vi è un’alta percentuale di «ovulazioni di fuga», con possibilità di fecondazione. Nonostante questo fatto, é garantita l’elevata efficacia di controllo delle nascite. Ciò può essere ottenuto solo con la presenza di un meccanismo d’azione aggiuntivo. Una grave lacuna di Brache et al. è il loro enfatizzare la discussione sull’inibizione della ovulazione con l’UPA senza commentare più in dettaglio l’alta percentuale di «ovulazioni di fuga ». Gli autori non ignorano queste ovulazioni, ma non sottolineano correttamente la possibilità di una fecondazione; e completamente ignorano cosa succede a questi ovuli fecondati, cioè, che viene inibito il loro impianto (tranne in 3 (su 20) «follicoli luteinizzati senza rottura» (LUF) = follicoli non scoppiati trasformati in corpo luteo). [79] Gli autori segnalano che l’UPA significativamente ritarda o inibisce l’ovulazione, anche se assunto nella fase di aumento del livello di LH, e non prima, il che è vero rispetto al LNG, che in questo momento non ha più un effetto inibitore dell’ovulazione. [80], [81] Tuttavia, l’insistenza quasi assoluta nell’affermare che l’UPA inibisce l’ovulazione, anche quando il livello di LH aumenta, cioè nel momento in cui il LNG non ha alcun effetto inibitorio sull’ovulazione, non è giustificabile, perché non è tutta la verità. E’ vero che l’ovulazione è inibita o ritardata, ma solo nel 79% dei casi, per cui nel restante 21% si verificano «ovulazioni non inibite», esattamente nel momento di massima probabilità di fecondazione. Nella prassi, questa informazione è molto importante. Analogamente, l’ovulazione è inibita nel 60% dei casi se la dimensione del follicolo è superiore a 18 mm. Ciò significa una percentuale del 40% di «ovulazioni non inibite», di cui si tace. Non è leale parlare dell’inibizione dell’ovulazione come se fosse l’unico meccanismo di azione. Non è corretto indicare la percentuale delle ovulazioni inibite senza spendere una parola per le «ovulazioni non inibite», e le loro possibili conseguenze, fino all’inibizione dell’annidamento, come se non si verificassero concretamente. Invece, si parla esclusivamente dell’inibizione dell’ovulazione. Questo approccio selettivo non può essere giustificato ed é scientificamente inaccettabile. Inoltre, non possiamo fare a meno di pensare che le dichiarazioni di Rabe et al. e di Albring et al. tendano deliberatamente ad indurre in errore il lettore. L’obiettivo è quello di indicargli che l’inibizione dell’ovulazione è almeno l’effetto principale, se non l’unico effetto. Si evita deliberatamente di sottoporre al lettore il problema etico della distruzione della vita con l’inibizione dell’annidamento. Questo è stato probabilmente il modo di procedere nel consigliare il Cardinale Meisner. Dopo aver descritto queste carenze, é un inganno farci credere che l’alta efficacia dell’UPA poggia esclusivamente sull’inibizione dell’ovulazione. 4.5. Analisi del ciclo per determinare una possibile finestra di tempo per l’uso dell’UPA senza rischio (d’interrompre una gravidanza, n.d.t.) In particolare nel caso di uno stupro si pone la domanda se è possibile erogare l’UPA, e quando senza il rischio di inibire l’annidamento. Questo problema non sarebbe sorto se nel consulto presentato al cardinale Meisner non avessero affermato che vi è una nuova <pillola del giorno dopo>, che ha solo un effetto inibitorio sull’ovulazione. Se è così, questa “pillola del giorno dopo” si potrebbe dispensare senza scrupoli in qualsiasi momento del ciclo, perché non ci sarebbe il rischio d’inibire l’annidamento. Ma ora sappiamo che ellaOne® non solo inibisce l’ovulazione, ma ha anche un effetto inibitorio dell’annidamento. Perciò si pone la ricerca di una possibile finestra temporale nel ciclo, in cui inibisce solo l’ovulazione. Per questo motivo dobbiamo analizzare attentamente il ciclo. 4.5.1 Quali sono i requisiti che devono essere soddisfatti ? Conoscenza dell’andamento del ciclo: almeno osservazione delle sensazioni prodotte dal muco cervicale a livello vulvare per definire la fase fertile Ecografia endovaginale (ETV) per determinare la dimensione del follicolo o di un possibile Corpo Luteo e lo spessore dell’endometrio (variabilità relativamente elevata) Dosaggio rapido di LH nelle urine (non è ancora possibile nel sangue) o Dosaggio rapido del progesterone (come avviene in medicina veterinaria per individuare il momento ottimale di accoppiamento. La sua estrapolazione all’uomo è discutibile). [82] 4.5.2. Domande e preoccupazioni dal punto di vista pratico delle donne: Quante donne si rivolgono al medico o alla polizia immediatamente dopo uno stupro? In questi casi spesso si perde molto tempo. Quale donna sa quanti giorni mancano al giorno dell’ovulazione? Quante donne conoscono il loro ciclo: Metodo Billings / Metodi Sintotermici. L’osservazione dell’andamento del muco (e delle sensazioni vulvari da esso prodotte) sarebbe molto importante. Non è possibile ipotizzare un ciclo standardizzato: ad esempio di 28 giorni ed ancor meno un’ovulazione al 14° giorno del ciclo . Molto importante: una anamnesi molto accurata. Quale donna accetta un’ecografia transvaginale dopo uno stupro? Test rapido LH: minimo 2 prove effettuate una volta separate le urine per alcune ore: ci vuole anche il tempo Dosaggio rapido del progesterone : vedi sopra 4.5.3. Qual è lo stato del ciclo in pratica? Casi teorici: Un’ecografia transvaginale è possibile: presenza di un piccolo follicolo (limite superiore: diametro di 14 mm [83]). Il dosaggio rapido dell’ormone LH indica che mancano molti giorni per l’ovulazione. Il dosaggio rapido del progesterone indica inequivocabilmente un’ ovulazione già avvenuta (vedi sopra), il che significa che la “pillola del giorno dopo” non ha alcun effetto inibitorio sull’ovulazione. Sono stati osservati “sintomi di fertilità”, prima della violenza. Tali questioni sono state sollevate agli esperti dell’INER (Institut für Natürliche Empfängnisregelung Prof. Dr. med. Rötzer eV) perché le esaminassero utilizzando la loro capacità di analisi oggettiva e un approccio olistico. Il Vicario Episcopale Dr. Helmut Prader ha approfondito l’argomento, come aveva fatto prima con la <pillola del giorno dopo> contenente LNG. La sua relazione è incluso nel supplemento come contributo distinto, che contiene cinque esempi analizzati. Qui citiamo solo la conclusione alla quale è arrivato: «In breve, va osservato che nella maggior parte dei cicli ci sono, teoricamente, tra 1 e 3 giorni in cui l’UPA inibisca o ritardi l’ovulazione dopo uno stupro. In pratica questo non è valido, in quanto anche le donne che conoscono il loro ciclo e lo documentano in una cartella di registrazione non sanno come questo evento traumatico influenza il loro ciclo. Inoltre, non si può dare per scontato che una donna si rivolga immediatamente ad un medico o alla polizia. L’esperienza dimostra che ci vogliono diversi giorni per farlo. Pertanto, se si pone il problema in modo responsabile, non vi è quasi una situazione che può giustificare l’erogazione della pillola, perché nella pratica non vi è alcuna garanzia che il suo effetto è solo inibitore o ritardante (dell’ovulazione). Nella seconda parte del ciclo e nei primi giorni non è necessario prendere la pillola perché la gravidanza è impossibile (fase luteinica) o molto improbabile (0,2% durante i primi 6 giorni). Nel periodo compreso tra 4 giorni prima e tre giorni dopo l’ovulazione, non si può prendere la pillola perché ha anche un effetto inibitorio dell’annidamento. In conclusione, non ci sono più di 3 giorni per un’assunzione accettabile della pillola, ma le premesse sono così varie che questi pochi giorni possono essere determinati soltanto a posteriori in considerazione tutte le ipotesi sopra elencate.» .5.4. PraÈt idciambiolsittàra to teoricamente che c’è un periodo fino a 3 giorni in cui si può prendere l’UPA senza il rischio di un’inibizione dell’annidamento. Tuttavia, in pratica non si possono definire questi 3 giorni con sufficiente sicurezza, perché non si può mai escludere completamente la possibilità dell’inibizione dell’annidamento. Un’indicazione di questo è l’eccezione di una paziente in cui si è verificata l’ovulazione con una dimensione del follicolo inferiore a 18 mm. Tale eccezione può essere verificata in uno studio, ma non nella vita reale. È vero che l’ecografia vaginale può determinare le dimensioni del follicolo, ma non fornisce indicazioni su alcuni sintomi, quali la qualità del muco cervicale, un indicatore essenziale per la fertilità. Il dosaggio dell’ormone LH non è sufficiente se non tiene conto della qualità del fluido. Come può un medico di pronto soccorso in queste circostanze conoscere qual è il periodo di tempo corretto e giustificabile? Per garantirsi, dispenserà l’UPA poiché, secondo Brache et al., nel caso di una dimensione del follicolo superiore a 18 mm lo scoppio del follicolo sarà ritardato o non avverrà con una probabilità del 60%. E’ possibile che, nella pratica, questa percentuale relativamente alta spinga il medico a prescrivere l’UPA, senza prestare la dovuta attenzione all’inibizione dell’annidamento nel 40% dei casi di ovulazione di fuga. 5 5..1 . D Dicihsicauraszsiioonni ec ontraddittorie riguardanti il meccanismo d’azione dell’UPA: linguaggio utilizzato Le dichiarazioni di cui sopra di Rabe et al. e delle organizzazioni DGGEF e BVF sostengono decisamente un esclusivo effetto inibitorio dell’ovulazione dell’UPA (e anche del LNG). Ma la nuova letteratura scientifica sul «meccanismo d’azione dell’UPA» contiene numerose citazioni che dimostrano che, oltre ad un effetto d’inibizione dell’ovulazione, vi è un effetto inibitorio sull’annidamento. Analizzando nel dettaglio la letteratura scientifica sull’argomento, troviamo le seguenti quattro affermazioni, che da un lato spiegano il meccanismo d’azione dell’UPA e, dall’altro, richiamano l’attenzione per la loro contraddittorietà. In primo luogo, citiamo Rabe et al, che ha scritto in un articolo su una nuova approvazione dell’UPA, pubblicato nel 2009: « Indipendentemente dalla dose, lo sviluppo dell’endometrio secretorio è inibito durante la fase luteale. Il valore soglia per osservare le modificazioni morfologiche dell’endometrio sembra essere inferiore a quello necessario per l’inibizione dell’ovulazione.»[84] I meccanismi di azione descritti da Rabe et al. provano chiaramente un effetto inibitorio dell’annidamento! Nel 2011(seconda citazione), Rabe et al. descrivono, in modo molto chiaro, i meccanismi dell’inibizione dell’annidamento, ma minimizzano la loro importanza concludendo che non vi è alcuna evidenza di un effetto contraccettivo (antiannidamento!) sull’endometrio: «Fase luteinica dell’endometrio: In uno studio controllato comparativo con placebo è stato studiato l’effetto di 10, 50 e 100 mg dell’UPA nella fase luteale precoce. Il risultato è stato un notevole ritardo di maturazione dell’endometrio. Questo effetto è dimostrato in modo particolarmente evidente mediante biopsie eseguite da 4 a 6 giorni dopo l’ovulazione con i dosaggi più alti, di 50 e 100 mg. [61] Il trattamento con l’UPA ha ridotto, in funzione della dose, significativamente lo spessore endometriale ed ha incrementato i recettori del progesterone nell’endometrio. Tuttavia, non vi sono prove che i dosaggi abituali (30 mg) dell’UPA somministrati nel caso di una contraccezione d’emergenza abbiano un effetto contraccettivo (antiannidamento) sull’endometrio.» [85] Ciò che stupisce nell’esposizione di Rabe et al. del 2011 è che si continua a negare un «effetto contraccettivo sull’endometrio», dal momento che gli esami istologici hanno evidenziato un «significativo ritardo di maturazione dell’endometrio», che è un segno inconfutabile di una inibizione dell’annidamento. Gli autori sottolineano che questo risultato dipende dalla dose, dicendo testualmente: «Non vi sono prove che i dosaggi abituali (30 mg) dell’UPA somministrati nel caso di una contraccezione d’emergenza abbiano un effetto contraccettivo (antiannidamento) sull’endometrio.» Tuttavia, non sono stati eseguiti test con una dose di 30 mg dell’UPA, ma solo con dosi di «10, 50 e 100 mg». E’ inverosimile parlare esplicitamente dell’«UPA (30 mg)» in questo contesto. Perché hanno rinunciato specificamente ai test con dosi di 30 mg dell’UPA? E’ possibile che conoscevano già i risultati di ricerche condotte da altri autori, come Stratton et al., che già avevano dimostrato una maturazione dell’endometrio ritardata in un caso di una bassa dose, di 10 mg, dell’UPA? Al contrario, Stratton et al. hanno osservato un ritardo dell’ovulazione in funzione delle dosi. Questi autori ritengono che, a causa di questi effetti endometriali, compreso il ridotto spessore dell’endometrio, l’UPA potrebbe essere un «contraccettivo di emergenza» efficace ancorché non avrà avuto alcun effetto sull’ovulo e sul ciclo mestruale.[86] La Clinica Ginecologica dell’Università di Vienna concorda sulla riduzione di spessore dell’endometrio. [87] Stratton et al. non sono riusciti a confermare l’esclusivo effetto inibitorio dell’ovulazione dell’UPA pubblicato da Rabe et al.. Nel 2009 suonava perfino discordande quando Rabe et al. hanno descritto il decisivo effetto inibitorio della ovulazione dell’UPA, sostenendo che lo sviluppo dell’endometrio secretorio è inibito indipendentemente dalla dose.[88] Quindi non si fece menzione della mancanza di prove di un effetto contraccettivo! Addirittura si fece riferimento all’inibizione «indipendente dalla dose» dello «sviluppo dell’endometrio secretivo», un’altra contraddizione di una serie di contraddizioni. Ciò significa che l’alterazione secretoria (dell’endometrio) avviene anche con dosi basse, come nel caso di ellaOne®, che contiene 30 mg di UPA. Per di più secondo questa pubblicazione di Rabe et al. il «valore soglia per le modificazioni morfologiche dell’endometrio … è inferiore a quello per l’inibizione dell’ovulazione.» [89] È impossibile definire con maggiore chiarezza l’effetto inibitorio dell’annidamento e la sua importanza in relazione all’inibizione dell’ovulazione. Lo confermano anche Stratton et al, che affermano: «La soglia delle alterazioni della morfologia endometriale fu inferiore a quella delle alterazioni della follicologenesi … » [90] E’ interessante che le affermazioni di Rabe et al. del 2009 da un lato, e quelle di Stratton et al. del 2010, dall’altro, praticamente coincidono e suggeriscono che l’effetto inibitorio dell’ovulazione dell’UPA è meno importante di quello dell’inibizione dell’annidamento. Questo è anche coerente con l’affermazione che Narendra Nath Sarkar ha fatto nel 2011: «I MSRP attualmente messi in commercio producono il loro effetto mediante l’inibizione dell’ovulazione e l’alterazione del regolare sviluppo dell’endometrio. » [91] Pertanto, non ci dovrebbe essere alcun dubbio sull’effetto inibitorio dell’annidamento dell’UPA, tanto meno con dosi di 30 mg, come nel caso di ellaOne®. Nel 2012 si imbatte in un’altra contraddizione palese (terza citazione) nel seguente link [92]: Il 1° febbraio 2012, la BVF e la DGGG hanno scritto sul loro sito «Frauenärzte im Netz» (ginecologi in rosso): «La <pillola del giorno dopo> inibisce o ritarda l’ovulazione in modo che la fecondazione non può avvenire. Se si è già verificato un concepimento, impedisce l’annidamento nell’utero.» Qui, le due associazioni confermano ancora con totale chiarezza l’effetto inibitorio dell’annidamento della “pillola del giorno dopo”. Ma questo non è sufficiente: nel 2013 (quarta citazione) si ritorna ad insistere sulla tesi dell’inibizione dell’ovulazione come unico effetto negando un possibile meccanismo d’azione dell’UPA dopo l’ovulazione: «non si impedisce la fecondazione dell’uovo né l’annidamento nell’utero». Dopo l’ovulazione, certamente non si impedisce la fecondazione, questa si che può verificarsi. L’UPA occupa anche i recettori del progesterone nella cervice uterina e li blocca, quindi, viene soppresso l’effetto disidratante del progesterone sul muco cervicale sicché gli spermatozoi possono salire più facilmente in utero e nelle tube e fecondare un uovo eventualmente presente (personalmente ritengo meno importante questo meccanismo d’azione perché quando la donna richiede “la pillola del giorno dopo” gli spermatozoi che non sono entrati nel canale cervicale sono già immobilizzati, anche se – come dimostrano gli studi di E. Odeblad (vedi figura sopra)[92a] e le regole del Metodo Billings – nei tre giorni dopo il “Picco”la valvola biologica rappresentata dal muco cervicale non è completamente chiusa, mentre gli spermatozoi entrati nelle cripte cervicali si trovano già in condizioni di risalire nelle tube – n.d.t. [92b]). Tuttavia, previene in modo affidabile l’annidamento dell’ovulo fecondato nella mucosa uterina. Questo documento contiene numerosi risultati di diversi studi che lo confermano. Un’altra prova di questo meccanismo d’azione è l’elevata efficacia dell’UPA, che non è possibile assicurare solamente con l’effetto parziale dell’inibizione dell’ovulazione. È già stato precedentemente riferito sull’effetto di blocco dei recettori del progesterone nelle tube e nell’endometrio. Per completezza, si segnala che l’UPA aumenta anche le contrazioni uterine [93] (Miech, Fn 49), in quanto è soppressa l’azione frenante del progesterone sui muscoli uterini, che potrebbe avere un effetto negativo sulla gravidanza incipiente. Bernward Büchner, presidente del Tribunale di Friburgo dal 1985 e presidente dell’associazione dei Giuristi per il diritto alla vita Lebensrecht Juristen-Vereinigung e. V. (Colonia), segnalò il 14 febbraio 2013, nuovamente durante l’acceso dibattito sulla <pillola del giorno dopo>, la contraddizione nelle dichiarazioni di Rabe e la dimostrò con quanto segue: «Che cosa ha contribuito a questa inversione di tendenza? Non ci sono pubblicazioni che dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che il LNG e l’UPA agiscano solamente sull’ovulazione, però sì che li hai per esprimere i propri dubbi, con più o meno forza, sull’esistenza di un effetto di maggiore importanza. È vero che questo può essere spiegato solo con risultati puramente scientifici?» [94] Merita allo stesso modo la nostra attenzione la seguente informazione fornita da Büchner: «A causa dei suoi interventi ricompensati come relatore e presidente della DGGEF e membro di varie associazioni di settore, il professor Thomas Rabe ha rapporti con più società farmaceutiche, tra cui HRAPharma ed i produttori dei farmaci PiDaNa ed ellaOne. » [95] 5.2 Cosa dicono le aziende farmaceutiche in merito? La descrizione del meccanismo di azione dell’UPA, fornita da Watson-Pharma, distributore ufficiale di ella negli Stati Uniti (=EllaOne® in Europa): “Come funziona ella? Ella è stata ideata principalmente per la contraccezione d’emergenza e inibisce o ritarda l’espulsione dell’ovulo dall’ovaio. Inoltre, ella può impedire l’annidamento nell’utero”. R. HEMANN “PILLOLE POSTCOITALI” TRADUZIONE ED ADATTAMENTO ITALIANO DI A. F. FILARDO 1 3 13 ” Funzionamento … ella ritarda la rottura del follicolo. Il meccanismo d’azione principale dell’ulipistral acetato nella contraccezione d’emergenza è probabilmente un’inibizione od un ritardo dell’ovulazione; tuttavia, le alterazioni endometriali possono influenzare l’annidamento e aumentarne l’efficacia”[96] Inoltre, HRA-Pharma conferma la notevole «perdita pre-impianto» di embrioni negli esperimenti su animali, come già detto in precedenza. [97] Non può essere espresso con più chiarezza l’effetto inibitorio dell’annidamento dello UPA, citando fonti che devono conoscerlo e mai ammetteranno che questo effetto non esiste. Questo dovrebbe fugare gli ultimi dubbi. Sorprende anche che né Rabe né Albring non facciano alcun riferimento a queste affermazioni di HRA-Pharma e Watson-Pharma. 5.3. Interrompere la gravidanza quanto prima L’intento di questo effetto combinato dell’UPA, vale a dire, l’inibizione dell’ovulazione e dell’annidamento, si riflette nella dichiarazione di Albring, fatta già nel 1998: «Interrompere la gravidanza il più presto possibile per evitare il conflitto di dover uccidere un bambino nato vivo o prima della nascita».[98] E’ quasi impossibile uccidere un giovane embrione molto prima di come lo fa l’UPA. Questo obiettivo è già stato raggiunto con la produzione del MSRP ulipristal acetato. In realtà questo è già stato raggiunto con la vendita della pillola abortiva RU 486 o mifepristone alla fine degli anni ‘80 in Francia, perché il mifepristone viene utilizzato non solo come pillola abortiva (fino a 49 giorni dopo la fecondazione), ma anche come «pillola del giorno dopo»[99], non nei paesi occidentali, ma in Russia e Cina, come già accennato in precedenza.[100] A causa della sua immagine come pillola abortiva, le grandi aziende farmaceutiche in Occidente non si interessarono ad un ulteriore sviluppo del mifepristone come «pillola del giorno dopo», come spiegato in precedenza. [101] Così la ricerca è stata indirizzata verso altri prodotti chimici simili, in particolare i MSRP; il più promettente di questi era l’UPA, che alla fine è stato commercializzato nel 2009, dopo 10 anni di ricerca, con il nome di ellaOne®. Abbiamo già notato la grande somiglianza tra l’UPA e il mifepristone. [102] Considerando la stretta affinità delle due sostanze, si può concludere, per analogia, che l’UPA serve anche come pillola abortiva, se la dose è sufficientemente alta. Keenan[103] considera anche questa possibilità, deducendo dalla somiglianza strutturale dell’UPA e del mifepristone un meccanismo d’azione successivo alla fecondazione e definendolo come effetto contragestativo, anziché contraccettivo (contragestive versus contraceptive). Egli spiega: «L’applicazione dell’ulipristal acetato è controindicato in gravidanza o sospetto di gravidanza; invece può essere usato come abortivo efficace. Gli operatori sanitari devono informare i pazienti dei due possibili effetti di questa farmaco.»[104] Anche IMABE lo conferma:«Rispetto a Vikela (LNG 1500 μg), ellaOne può abortire un embrione già annidato (rigetto per compromissione dell’endometrio), che è più grave.» [105] I meccanismi di azione sopra descritti corrispondono alla dinamica del farmaco UPA che come modulatore dei recettori del progesterone occupa quelli presenti nei genitali interni e blocca ed impedisce l’azione del progesterone. Da un lato, questo influenza il trasporto, troppo veloce, dell’embrione nella tuba e, dall’altro, la secrezione endometriale non predisposta per l’annidamento, in modo che l’embrione non si può impiantare. Ciò è dovuto ad una ritardata o ad un’alterata sincronizzazione tra la tuba e l’endometrio! Così, si realizzano nei fatti, su scala mondiale, l’intento e lo scopo, espressi da Albring di “interrompere la gravidanza il più presto possibile”, sia in Cina ed in Russia mediante il mifepristone, come in Occidente, mediante l’UPA. 5.4. Marketing più efficace grazie alla manipolazione del linguaggio Tuttavia, la commercializzazione incontra costantemente un ostacolo importante, cioè, l’inibizione dell’annidamento in generale e, nel nostro caso specifico, attraverso l’UPA. Se non è stato possibile commercializzare il mifepristone come “pillola del giorno dopo” nei paesi occidentali a causa della sua cattiva reputazione di pillola abortiva, questo doveva essere evitato nel caso dell’UPA. Pertanto, la pubblicità impeccabilmente lo ha presentato esclusivamente come un inibitore dell’ovulazione, perché molto grande era la posta in gioco. Reimann lo descrive senza mezzi termini: «Dal momento che gran parte del pubblico tedesco vede la questione degli effetti abortivi nella fase iniziale con indifferenza, non è assolutamente necessario considerare il meccanismo d’azione, con un approccio da parte interessata. Inoltre, è possibile che sorgano dubbi rispetto all’efficacia del farmaco dopo il concepimento, che impedirebbero una rapida introduzione nel mercato sudamericano, dove le <posizioni cattoliche> rimangono forti. »[106] Ci vivono circa 500 milioni di cattolici, che potrebbero respingere l’UPA per il suo effetto abortivo. Così, Reimann affronta un problema che da decenni è legato alla contraccezione e all’intercezione ormonali e rappresenta un leitmotif della loro storia. Si deve ricordare Tietze del Planned Parenthood e Population Council. Nel Convegno che questo consiglio ha organizzato nel 1964 propose come vademecum di pubbliche relazioni : «… non preoccuparsi delle persone che hanno attribuito una certa importanza a questo problema [cioè, il possibile effetto abortivo precoce di farmaci contraccettivi] »… [107] 14 «Tietze ha aggiunto che, dopo tutto, i teologi ed i giuristi hanno sempre accettato il consenso corrente prevalente dal punto di vista biologico e medico e che , se si fa nascere e si mantiene un consenso tra i medici che la gravidanza e, quindi, la vita iniziano con l’annidamento, i colleghi delle altre facoltà finiranno per prestare attenzione a quello che noi diciamo». [108] Si noti che, nelle parole di Tietze, l’annidamento non è solo l’inizio della gravidanza, ma anche della vita. Ma questa spudorata affermazione non ha cagliato. Speriamo che i risultati della tecnologia della fecondazione in vitro la respingano per sempre, perché ha come risultato finale la fecondazione dell’uovo da parte dello spermatozoo, giacché così si crea una nuova vita con la sua immanenza. A nessuno specialista in medicina riproduttiva verrebbe in mente d’impiantare in utero un ovulo e spermatozoi separatamente, cioè senza previa fecondazione, perché non si produrrebbe il risultato atteso. La nuova definizione del LNG, che lo considera esclusivamente inibitore della ovulazione, sebbene la precedente letteratura scientifica lo contraddice, sposa la tesi di Tietze. Le seguenti affermazioni mostrano che il LNG non è esclusivamente inibitore dell’ovulazione: «… Levonorgestrel è contraccettivo a molti livelli. [...] L’effetto contraccettivo di levonorgestrel è confermato anche dalla sua capacità di interrompere una gravidanza attraverso l’alterazione dell’endometrio e della blastocisti ». «Gli effetti inibitori della fertilità del levonorgestrel sono e saranno dovuti alla sua capacità di interrompere una gravidanza in atto alterando l’endometrio e la blastocisti». [109] Riferendosi al «Piano B» (“pillola del giorno dopo” contenente LNG ), perfino la ditta distributrice descrive il meccanismo d’azione del farmaco sul proprio foglio informativo: «Inoltre è possibile impedire l’annidamento (attraverso alterazioni endometriali)». [110] Un’altra citazione della Kreapharma riguardo NorLevo® Uno: «Tuttavia, rispetto alle classiche interruzioni che avvengono dopo che sono trascorsi diverse settimane o mesi di gravidanza, crediamo non si tratti dell’interruzione di una gravidanza o al massimo di “una (interruzione di gravidanza) molto, molto ovattata.» [111] Questa è in realtà un’attenuazione grottesca di un evento tanto importante come l’interruzione della gravidanza, anche se si tratta soltanto di una inibizione dell’annidamento. La vita dell’embrione è ugualmente in gioco. Il problema semantico, di cui sopra, è stato già trattato nel 1959 nel Simposio della Planned Parenthood e Population Council. [112] Queste considerazioni, tra l’altro, stimolarono l’ACOG (American College di Ostetricia e Ginecologia), la più grande associazione professionale dei ginecologi del Nord America, a rilasciare nel 1965 la seguente dichiarazione: «Per concepimento s’intende l’annidamento dell’uovo fecondato». [113] Pertanto, la gravidanza non «comincia», come prima, già con la fecondazione, ma con l’annidamento dell’embrione nell’endometrio. Di conseguenza, non vi è più alcuna protezione per il periodo compreso tra la fecondazione e l’annidamento e l’embrione rimane abbandonato alla sua libera distruzione. Molti legislatori e associazioni mediche, anche in Germania, hanno adottato questa definizione,[114] anche se l’annidamento non corrisponde ad alcun cambiamento genetico. Si tratta dello stesso embrione che è frutto della fecondazione, con la quale biologicamente la vita incomincia. L’importante è l’inizio di questa vita umana, e non un momento iniziale della gravidanza arbitrariamente stabilito. In precedenza, l’effetto inibitorio dell’annidamento del dispositivo intrauterino (IUD) era il motivo principale di questa ridefinizione della gravidanza iniziale. Successivamente lo erano i cosiddetti inibitori dell’ovulazione, ed oggi lo sono le moderne <pillole del giorno dopo> come l’UPA ed il LNG, nel qual caso si nega anche, per motivi d’interesse, l’effetto inibitorio dell’annidamento, anche se dimostrato da dati scientifici inconfutabili. Questa è una sfrontatezza! Il bioeticista Tham et al. commentano questa elaborazione come segue: «I risultati dello studio mostrano che la ricerca attuale sul controllo delle nascite si concentra principalmente su prodotti con un effetto abortivo, anche nella letteratura scientifica internazionale si tenta di manipolare l’opinione pubblica per farli accettare, nascondendo l’aspetto <abortivo> o descrivendolo in modo vago. In una situazione come questa, la semantica e la realtà scientifica devono corrispondere più che mai. Caso contrario, le persone sono esposte alla manipolazione, mentre pensano di essere libere » [115] Se analizziamo più in dettaglio le dichiarazioni citate da Rabe et al. e li confrontiamo con la recente letteratura scientifica, non possiamo trovare, tra il 2009 ed il 2013, conoscenze scientifiche fondamentalmente nuove che confutano l’inibizione dell’annidamento dell’UPA. Al contrario, la maggior parte degli autori confermano l’effetto inibitorio dell’annidamento dell’UPA oltre al suo effetto inibitorio dell’ovulazione! Né si può ipotizzare che la pubblicazione del 2009, nella quale si sollecita «la nuova approvazione dell’UPA per la contraccezione d’emergenza», frutto di dieci anni di ricerca, era tanto carente di fondamenti che solo due anni più tardi (2011 ) si sarebbero dovuti pubblicare risultati completamente diversi. Invece, tre anni dopo, il 1 febbraio 2012 è stato di nuovo confermata. Ovviamente, Rabe et al. erano a conoscenza dell’effetto inibitorio dell’impianto dell’UPA [116] quando hanno pubblicato che questo farmaco solamente inibiva l’ovulazione.[117] Pertanto, in questo contesto, questa tesi deve essere interpretato come raggiro deliberato nei confronti del cardinale Meisner e della Conferenza Episcopale Tedesca, pienamente in linea con le dichiarazioni che ha fatto nel 1964 Christopher Tietze. Secondo questa logica, di recente si sostiene che anche la «pillola del giorno dopo», contenente LNG inibisce solo l’ovulazione. R. HEMANN “PILLOLE POSTCOITALI” TRADUZIONE ED ADATTAMENTO ITALIANO DI A. F. FILARDO 1 5 15 Ciò è tanto più grave in quanto tali camuffamenti semantici non riguardano oggetti inanimati, ma l’esistenza o meno di una vita umana concepita! Riferendosi all’UPA, Mitchell ha fatto un commento documentato su questo tema: «Semantics Don’t Change Truth» [118] = «La semantica non cambia la verità.» Pertanto, nonostante questa semantica, resta vero che la vita umana e la gravidanza iniziano con la fecondazione. Ma c’è sempre un pericolo per gli esseri umani, come mostra la famosa frase di Bernard Nathanson [119]: «L’ingegneria verbale precede sempre l’ingegneria sociale», che significa. «La manipolazione del linguaggio precede sempre la manipolazione sociale.» Tuttavia, la migliore prova dell’azione dell’inibizione dell’annidamento dell’UPA la offrono sia Rabe et al. che Albring come rappresentanti della BVF e della DGGEF, contraddicendo se stessi, vale a dire, le proprie tesi sull’unico effetto inibitorio dell’ovulazione dell’UPA. Questa nuova contraddizione è ancor meno comprensibile, perché neanche la nuova definizione offerta dall’ACOG nel 1965 la può spiegare o chiarire, sembra ancora più arbitraria ed ingannevole. Ma non condividiamo affatto la nuova definizione dell’ACOG! 5 .5. IndLuas ptruibab lfiacarzmioance eDuetuictsac hee sg rÄurzptpebi ldatit isni treifreerissscee a i legami tra l’industria farmaceutica e gruppi d’interesse per quanto riguarda la «pillola del giorno dopo», come segue [120]: «Ci sono molti studi scientifici ben documentati che dimostrano che l’inibizione o il ritardo dell’ovulazione non è l’unico effetto al quale deve essere aggiunta l’inibizione dell’annidamento. E’ difficile comprendere che si formulino in merito affermazioni indistinte che contraddicono tutte le conoscenze scientifiche. Tuttavia , la comprensione è più facile se si considera l’interesse di alcuni gruppi ideologici e dei produttori , che consiste nell’eludere qualsiasi dibattito etico e nel vendere il maggior numero possibile di «pillole del giorno dopo». Pertanto, oltre ai gruppi di ideologia politica, sono i produttori coloro che si oppongono al fatto che questi farmaci ormonali ad alto dosaggio siano disponibili solo su prescrizione medica , e questi produttori sono tra gli sponsor della Società Tedesca di Endocrinologia Ginecologica e Medicina della Riproduzione DGGEF (alla quale ha fatto riferimento la DGGG ) . È noto che il Deutsches Ärzteblatt si opponga, coerentemente , ai legami tra gli interessi dell’industria farmaceutica e le raccomandazioni dei medici; infatti è importante rivelare in quale misura le raccomandazioni mediche siano condizionate dall’industria farmaceutica.»[121] Non c’è più nulla da aggiungere! 5 .6. UPCAo nc oiln mtreog liloa dveiltlae n o stre conoscenze e convinzioni, tenendo conto dei risultati scientifici, possiamo affermare che l’UPA agisce contro la vita, attraverso - L’inibizione ovulazione, cioè impedisce ( la possibilità del sorgere de – n.d.t.) la vita; - L’inibizione dell’annidamento, cioè, distrugge la vita; - Possibili danni per l’embrione * * Se l’ovulazione si ritarda ed in caso di rapporti sessuali non protetti con l’ovulazione ritardata, l’uovo può essere fecondato e il bambino corre rischio maggiore di danni (derivanti dall’UPA). 5.7. Aspetto morale dal punto di vista teologico Tham et al. non lasciano alcun dubbio circa l’aspetto morale dal punto di vista teologico : «… Se dopo un esame adeguato non si ha alcuna prova che il concepimento è già avvenuto, è ammesso il trattamento con farmaci che potrebbero impedire l’ovulazione , la capacitazione degli spermatozoi o la fecondazione. Tuttavia , non è ammesso iniziare o raccomandare un trattamento che ha come obiettivo o conseguenza diretta l’aspirazione, la distruzione o l’inibizione dell’annidamento di un ovulo fecondato. » [ 122 ] Se, dopo tutte queste riflessioni, qualcuno ha qualche dubbio per quanto riguarda l’effetto inibitorio dell’annidamento dell’UPA e le sue conseguenze , che ricordi ciò che dice Laun : «Solo la possibilità di un tale effetto porta ad un no categorico sul piano morale.» … «Anche quando quello (l’inibizione dell’annidamento, nota dell’autore) fosse potenziale, chiunque propaganda la prevenzione come metodo per combattere l’aborto, dovrebbe opporsi a tutti i “metodi di prevenzione” abortivi, almeno con la stessa energia. » [ 123 ] 5.8. Futuro della “contraccezione di emergenza” Kristina Gemzell-Danielsson et al. offrono una prospettiva interessante sul futuro della contraccezione d’emergenza in un loro articolo prima citato. Nell’ambito di questo tema, il futuro non sarà migliore, come mostra la seguente dichiarazione: «In sintesi, è e resta la necessità di sviluppare metodi più efficaci di contraccezione d’emergenza. Per garantire la massima efficacia e coprire l’intera finestra di fertilità, le sostanze attive ideali devono compromettere l’endometrio ed essere utilizzabili sia prima che dopo il rapporto sessuale, a seconda dei casi.» [124] 16 Qui esplicitamente si manifesta l’endometrio come organo oggetto della ricerca futura di metodi preconcezionali e postconcezionali, il che inevitabilmente include l’inibizione dell’annidamento e ad essa punta. Gemzell probabilmente intende per compromissione dell’endometrio in concreto la ricerca nel campo della immunofarmacologia e biologia molecolare, che hanno già menzionato Miech e Stratton et al. Così l’UPA è anche sotto i riflettori di Gemzell-Danielsson, sembra che la ricerca debba fornire risultati ancora più perfetti. Ma è difficile che qualche giorno li possa raggiungere senza l’inibizione dell’annidamento. C O N C LInU cSonIcOluNsiEon e , si può osservare che l’UPA ha indubbiamente un effetto inibitorio dell’annidamento! Fino ad oggi non esiste oggettivamente alcuna “pillola del giorno dopo” che inibisce solo l’ovulazione! Sfortunatamente, il Cardinale Meisner ed i Vescovi Tedeschi sono stati consigliati in merito in modo scorretto. I fautori di una finestra temporale per l’erogazione senza rischio (abortivo, n.d.t.) dell’UPA sono anche delusi, perché non è possibile determinare un tale periodo di tempo con la coscienza tranquilla in accordo con i criteri della regolazione naturale del concepimento. Ci sono troppe incertezze che non permettono di escludere del tutto il rischio d’inibire l’annidamento. Tenendo conto dei risultati scientifici inconfutabili, da un lato e, dall’altro, delle dichiarazioni contraddittorie di alcune associazioni professionali come la BVF e la DGGEF, in particolare di quelle del professor Rabe e del dottor Albring, come pure dei dati forniti dai propri produttori e distributori HRA-Pharma e Watson-Pharma che ammettono che l’UPA ha un effetto inibitorio dell’annidamento, è impossibile non essere d’accordo con la conclusione di Büchner: «Questi fatti giustificano il sospetto che le nuove pubblicazioni sul meccanismo di azione di entrambi le <pillole del giorno dopo> sono influenzate da un’azione pilotata da interessi. Pertanto, la Chiesa Cattolica dovrebbe considerarle con la massima cautela e chiedere il parere di scienziati competenti e indipendenti, degni della sua fiducia, prima di esprimersi di nuovo circa il meccanismo di azione delle < pillole del giorno dopo> e sulle dovute conseguenze. Se la Chiesa fa precipitosamente affidamento sulle nuove voci della scienza, la sua resistenza alla <pillola del giorno dopo> si infrangerà e non si potrà più fermare il trionfo di questa su scala mondiale per la gioia dell’industria farmaceutica e delle lobby abortiste. » [125] Considerazioni e riflessioni del Traduttore Portata a termine la traduzione in italiano del prezioso lavoro del collega Rudolf Ehmann, che ha ampiamente e dettagliatamente ricercato ed offerto alla nostra attenzione quanto nella letteratura scientifica è stato pubblicato sui meccanismi di azione delle pillole post coitali in commercio e sulle caratteristiche che i fautori del controllo delle nascite ritengono debbano avere le pillole post coitali di futura commercializzazione, dopo i dovuti ringraziamenti all’Autore per la paziente e minuziosa ricerca mi sembra opportuno fare qualche considerazione sull’argomento. Dal punto di vista scientifico leggendo questo lavoro mi sembra di poter affermare che la potenziale abortività del LNG (Norlevo) e dell’UPA (ellaOne) sia ormai ampiamente documentata e negata solo da chi ha interesse di farlo – per motivi economici od ideologici – ricorrendo ad una manipolazione del linguaggio che non ha mai trovato alcuna giustificazione nella biologia fin dalla sua introduzione[126],[127],[128],[129]. Dal punto di vista professionale tenendo presente quanto descritto nel paragrafo 4.5.1, quello che ho visto in 32 anni di attività professionale in un Reparto di Ostetricia e Ginecologia e vedo accadere ogni giorno ed i ripetuti tentativi delle Industrie Farmaceutiche e dei Movimenti ideologici di far dispensare tali pillole senza ricetta medica, mi sembra doveroso stigmatizzare la faciloneria con cui viene chiesta e prescritta molto spesso la “pillola del/i giorno/i dopo” senza fare un’anamnesi accurata e sottoporre ad una ecografia endovaginale e agli eventuali altri esami in caso di dubbi, che potrebbero sicuramente escludere l’impiego di tale pillola in un’alta percentuale di casi in cui non è ancora presente una potenziale fertilità o è già finita: quanto tornerebbe utile – anche in questi casi – alle donne essere state educate a riconoscere la propria potenziale fertilità o non fertilità osservando le sensazioni che il muco cervicale, l’indicatore di fertilità presente nel loro corpo, produce a livello vulvare! Ma comportarsi in questo modo professionalmente corretto oltre ad un maggior impegno del medico ed in particolare del ginecologo porterebbe ad una spiacevole riduzione della vendita delle pillole e a minori entrate per le Industrie Farmaceutiche, che sono molto sensibili ai guadagni tanto da voler sostituire il LNG (Norlevo costo €. 12,00) con l’UPA (ellaOne costo €.34,89)! Dal punto di vista Ecclesiale il Messaggio del cardinale Meisner ed il comunicato stampa rilasciato dai Vescovi Tedeschi mi lasciano molto perplesso e mi addolorano tanto per una serie di motivi: a) se è vero – come affermato al punto 1.1. – che nessuna delle due cliniche cattoliche di Colonia era autorizzata a praticare la prova di genetica forense, che bisogno c’era di fare questo pronunciamento? b) E’ a tutti noto – penso anche agli ecc.mi Vescovi Tedeschi – che i casi limite (nella fattispecie lo stupro) vengono sempre usati per costringere a pronunciarsi o a fare leggi o direttive – sotto l’onda emotiva e le pressioni dei media – su materie od argomenti che altrimenti non produrrebbero gli effetti desiderati da chi li ricerca (Industrie Farmaceutiche, lobby internazionali del controllo della popolazione, mass media ad esse collegati). Come mai tutto questo non è stato tenuto in debita considerazione prima di fare delle dichiarazioni ufficiali su un argomento che sicuramente avrebbe acuto ricadute molto più ampie. R. HEMANN “PILLOLE POSTCOITALI” TRADUZIONE ED ADATTAMENTO ITALIANO DI A. F. FILARDO 1 7 17 c) Il fatto che il cardinale Meisner abbia richiesto la consulenza della BVF e della DGGEF e si sia cecamente fidato del loro contributo mi spinge a fare queste domande: – in che cosa consiste la corresponsabilità dei Laici nella Chiesa a 50 anni dal Concilio Ecumenico Vaticano II ? – A che cosa servono le Associazioni Professionali Cattoliche (nel caso in questione Mediche) nazionali ed internazionali ? – A che cosa servono l’Accademia per la Vita ed il Pontificio Istituto Internazionale per studi su matrimonio e famiglia Giovanni Paolo II, se quando serve un parere autorevole secondo “scienza e coscienza” si fa ricorso e si da più affidamento a chi notoriamente fa riferimento ad una antropologia lontana da quella personalistica? d) In questa occasione ed in altre simili si ha l’impressione che siamo noi laici a vestire il colore rosso della porpora, che – come ci ha ricordato da poco papa Francesco – è segno della disponibilità di testimoniare la fede “usque ad effusionem sanguinis”: in questa circostanza sembra che le pressioni dei media e le minacce (?) del Ministro della Salute hanno avuto più peso del danno che un tale pronunciamento poteva provocare nei fedeli affidati alla loro cura pastorale. Dal punto di vista teologico non mi addentro nella disputa tra teologi perché non è il campo di mia specifica competenza ed anche perché Altri [130] prima e meglio di me l’ha fatto, ma rileggendo il n. 14 di Humanae vitae “È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali” mi sembra di capire che papa Paolo VI non abbia voluto semplicemente chiarire una sequenza temporale ma riaffermare che – come professiamo recitando il Credo - è Dio Padre l’unico Creatore di ogni vita umana in qualunque circostanza essa abbia inizio. Questo pronunciamento dei Vescovi Tedeschi nel cuore dell’Anno della Fede ha, però, il merito di aver offerto ad alcuni professionisti laici lo stimolo e l’opportunità di esercitare la loro corresponsabilità nella Chiesa ricercando pazientemente nella bibliografia scientifica la verità scientifica sui meccanismi di azione delle pillole post coitali, mossi dalla convinzione che – come in ogni Scuola Itinerante dell’AIGOC (Associazione Italiana dei Ginecologi e Ostetrici Cattolici) ribadiamo La fede non ha paura della scienza, ma dell’uso che di essa si fa – “non vi può essere vera contraddizione tra le leggi divine che reggono la trasmissione della vita e quelle che favoriscono un autentico amore coniugale”(H.V. 24). Il frutto di questa ricerca ora viene offerto a tutti i Colleghi Medici ed Operatori Sanitari perché possano prenderne atto e fare le loro scelte secondo scienza e coscienza, ed a tutti i Fratelli nella Fede perché possano verificare che la Chiesa quando si pronuncia ufficialmente lo fa perché cerca il vero bene dei suoi Figli. La storia e la cronaca di questi ultimi 45 anni ci ha fatto e ci fa toccare con mano che quanto papa Paolo VI temeva nello scrivere l’H.V., cioè consegnare l’humanum come tale al potere tecnologico, facendogli perdere la sua assoluta indisponibilità, la sua non negoziabilità, purtroppo si è già realizzato, è una triste realtà di cui in parte siamo responsabili per non aver fatto conoscere il ricco Magistero della Chiesa Cattolica nelle nostre periferie del mondo o per l’ostilità ad esso apertamente o meno apertamente mostrata. 18 BIBLIOGRAFIA [1] www.domradio.de/themen/ethik-und-moral/2013-01-31/kardinal-meisner-erlaubt-form-der-pille-danach. [2] Ebd. [3] Etinilestradiolo é l’estrogeno sintetico più usato negli inibitori dell’ovulazione (più corretto dire nelle pillole estroprogestiniche, che non sempre bloccano l’ovulazione! – n.d.t.). [4] Gemzell-Danielsson, K. et al., 2013. [5] HLI Schweiz: calcoli propri, inediti, sulla base di: 1) www.nzzglobal.ch/nzz/forms/page.htm; 2) www.sonntagaz.ch/pages/index.cfm?dom=152&rub=100212531&arub=100212531&orub=1002125 3&osrub=100212531&Artikel_I… 3) www.swissdox.ch/cgi-bin/search/restricted/local_login.de.cgi?cgi_env=/cgi bin/cqcgi_703_5/@rw_sd_set3_v2.de.env&CQ_SESSI… [6] Rabe, T./C. Albring, 2013, RABE, T./C. ALBRING, 2013, e la SOCIETÀ TEDESCA DI ENDOCRINOLOGIA (DGE) Ormoni e metabolismo, 10.04.2013, http://www.endokrinologie.net/presse_130410.php [6a] Alessandra GRAZIOTTIN Direttore del Centro di Ginecologia dell’Ospedale S. Raffaele di Milano – Incontro di presentazione del “PATENTINO DEL SESSO SICURO” promosso dalla SIGO , Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) http://www.farmacista33.it/pillola-giorno-dopo-in-aumento-luso-oltre-la-meta-adolescenti/pianeta-farmaco/news- 39514.html (14-2-2012) [7] «L’uso di contraccettivi d’emergenza è aumentato costantemente, fino a circa 12 milioni di confezioni vendute l’anno scorso, secondo IMS Health e del Gruppo SymphonyIRI, informazioni sanitarie e società di ricerca di mercato». [8] Véanse p. Ej. A. Corbin, 1998; W. Rella, 2008. [9] Benagiano, G./H. von Hertzen, Commenti. Verso una più efficace contraccezione d’emergenza?, in: Lancet, 2010; 375: 527–528. «Levonorgestrel e mifepristone, in un modello in vitro, hanno diversi meccanismi d’azione, perché levonorgestrel non ha effetto sull’ impianto considerando che il mifepristone può inibirlo, il che potrebbe anche applicarsi a ulipristal. [10] LH = ormone luteinizzante, induce l’ovulazione e stimola la formazione e la secrezione di progestinici. [11] Rabe, T. (www.endokrinologie.net/presse_130410.php). [12] Informazione sui prodotti farmaceutici in Svizzera;parola chiave: NorLevo® Uno [13] Glasier, A.F./S.T. Cameron/P.M. Fine et al.; 2010. [14] Autorizzazione (alla vendita – n.d.t.) dell’UPA: 2009 [15] Autorizzazione (alla vendita – n.d.t.) del Mifepriston: 1988 in Francia, nell’arco degli anni 90 nel resto d’Europa. [16] Hinney, B.: 2010. [17] www.imabe.org/index.php?id=1366 [18] Sarkar, N.N., 2011: Mifepristone viene ampiamente utilizzato per interrompere la gravidanza e come tale è disponibile in commercio in molti paesi. L’immagine negativa del mifepristone legata all’aborto ha limitato chiaramente il coinvolgimento delle principali aziende farmaceutiche nello sviluppo del mifepristone così come di altri farmaci contraccettivi come MSRP » http://www.egms.de/static/en/journals/gms/2011-9/000139.shtml (GMS German Medical Science 2011, Vol. 9, ISSN 1612-3174) [19] Lalitkumar, P.G.L. et al., 2007. [20] Benagiano, G./H. von Hertzen, 2010: «Ulipristal ha effetti biologici simili al mifepristone, l’antiprogestinico utilizzato nell’aborto farmacologico e commercializzato per la contraccezione d’emergenza in Cina e in Russia. Se usato correttamente, il mifepristone è anche un contraccettivo di emergenza efficace.» [21] Albring, C. / T. Rabe; 2013. Dr. Christian Albring, presidente dell’Associazione professionale dei Ginecologi (BVF e.V.) Prof. Dr. Thomas Rabe, presidente della Società Tedesca di Endocrinologia Ginecologica e Medicina Riproduttiva (DGGEF e.V.) [22] RABE, T. / GRUPPO DI LAVORO «CONTRACCEZIONE POSTCOITALE» ; 2011. [23] Dörfler, D.; 2012. [24] http://de.wikipedia.org/wiki/Pille_danach / Klinische Endokrinologie für Frauenärzte (endocrinologia per gli ostetrici e ginecologi), a cura di Freimut A. Leidenberger, T. Strowitzki, O. Ortmann, Springer 2009. [25] Brache, V. et al., 2010. [26] In questo lavoro, per semplicità, le ovulazioni che avvengono nonostante l’effetto dell’UPA sono chiamate «ovulazione di fuga», analogamente all’assunzione di contraccettivi orali. [27] Leidenberger, F.A./T. Strowitzki/O. Ortmann; 2009. [28] Karbowski, B. et al., Microscopia ottica ed elettronica dei recettori steroidei nella tuba e nell’ utero, 1993. «La nostra ricerca dimostra che, a livello di microscopia ottica ed elettronica, le variazioni osservate nell’espressione dei recettori steroidei dovrebbero essere intese come danno cellulare parzialmente reversibile, che coinvolge una alterazione funzionale durante il trasporto dell’ovulo. I nostri risultati indicano una R. HEMANN “PILLOLE POSTCOITALI” TRADUZIONE ED ADATTAMENTO ITALIANO DI A. F. FILARDO 1 9 19 condivisione degli steroidi e dei loro recettori nella regolazione complessa e ancora non del tutto definita del trasporto dell’ovulo». [29] Advisory Committee for Reproductive Health Drugs, 2010. «Background Ulipristal acetato, Progesterone gioca un ruolo fondamentale nella riproduzione in molte specie. E’ coinvolto nel controllo di ovulazione, impianto e proseguimento di gravidanza.» [30] Brache, V. , et al., 2010. [31] Ellaone® (acetato de ulipristal), Commissione del Farmaco dell’Associazione Medica Tedesca (AkdÄ Arzneimittelkommission der deutschen Ärzteschaft)) : «ulipristal acetato è un modulatore sintetico del recettore del progesterone attivo per via orale che si lega al recettore umano del progesterone. Come meccanismo d’ azione sono presentati l’ inibizione o ritardo dell’ovulazione nonché un’alterazione dello endometrio. Non è possibile fare una dichiarazione sulla sicurezza se il farmaco é assunto durante la gravidanza iniziale. Dunque la gravidanza deve essere esclusa prima di assumerlo» [32] Benagiano, G. /H. von Hertzen, 2010: «Un ritardo nella maturazione dell’endometrio è stato osservato dopo dosi di ulipristal di 10, 50 e 100 mg. Inoltre in aggiunta, mestruazioni sono state ritardate di 1-2 settimane nel 30% dei casi dopodosi di 100 mg, nel 27% dopo 50 mg, e nel 9% dopo 10 mg. Questi risultati sono simili a quelli descritti dopo mifepristone» [33] Stratton, P. et al., 2010: Con una singola dose somministrata nella fase follicolare avanzata, la fase luteinica e la maturazione dell’endometrio sono state ritardate nel 70% dei campioni bioptici ad ogni dose di CDB-2914 (10, 50 e 100 mg) rispetto al 17% nel gruppo placebo. Un ritardo nell’ovulazione e nella soppressione dei livelli di E2 è stato meno frequentemente osservato ed era dose-dipendente. Allo stesso modo, 100 mg di mifepristone somministrati nei giorni 10-17 ritardano sia l’ovulazione che la maturazione dell’endometrio» [34] Sarkar, N.N., 2011: « I MSRP attualmente disponibili svolgono il loro effetto inibendo l’ovulazione o ritardando la sincronizzazione endometriale. Basse dosi di antagonisti del progesterone ritardano la maturazione dello endometrio senza influenzare l’ovulazione.» [35] Rabe, T./H.-J. Ahrendt/K. König/M. Ludwig/M. Goeckenjan/E. Merkle/H.-P. Zahradnik (Gruppo di lavoro «Contraccezione post coitale») La nuova « pillola del giorno dopo», contraccezione post-coitale, nuova registrazione di ulipristal acetato per la contraccezione d’emergenza, in gyne settembre 2009. «Lo sviluppo dell’endometrio secretorio durante la fase luteale è inibito in modo dose-indipendente. Il valore soglia per le alterazioni morfologiche dell’endometrio sembra essere inferiore a quello per l’inibizione dell’ovulazione.» [36] Stratton, P. et al., 2010: « Con una singola dose somministrata nella fase follicolare avanzata, la fase luteinica e la maturazione dell’endometrio sono state ritardate nel 70% dei campioni bioptici ad ogni dose di CDB-2914 (10, 50 e 100 mg) rispetto al 17% nel gruppo placebo» «In contrasto con il dato istologico, i marcatori molecolari, l’azione del Progesterone e lo spessore dello endometrio sono stati ridotti da CDB-2914 in modo dosi-dipendente » [37] Dörfler, D., 2012. [38] Sarkar, N.N., 2011: «I MSRP attualmente sviluppati sono i derivati di composti steroidei con attività ANTIPROGESTINICA lieve o potente. I MSRP possono esercitare una attività contraccettiva con differenti meccanismi: come l’inibizione dell’ovulazione e l’alterazione della sincronizzazione dell’endometrio.» «Nel campo della contraccezione , i MSRP hanno mostrato potenziale contraccettivo sopprimendo lo sviluppo follicolare , ritardando il picco dell’ormone luteinizzante ( LH ) , ritardando la maturazione dell’endometrio e la comparsa di sanguinamento endometriale . Mifepristone , il MSRP più noto , ha mostrato una forte azione di intercezzione.» [39] Arzneimittelkommission der deutschen Ärzteschaft (AkdÄ). [40] Hinney, B., 2010: «Come meccanismi di azione si menzionano l’inibizione ed il ritardo dell’ ovulazione come pure un’alterazione dell’endometrio». [41] Stratton, P. et al., 2010: «In contrasto col dato istologico, i marcatori molecolari di impianto e lo spessore endometriale e l’attività del Progesterone sono stati ridotti da CDB-2914 in modo dose-dipendente.» [42] Benagiano, G. /H. von Hertzen, 2010 ; http://www.faz.net/aktuell/wissen/medizin/pille-danach-arzneimittelstreitum- die-notfallverhuetung-1983357.html: «Entrambi i farmaci inibiscono l’ovulazione e influenzano la maturazione dell’endometrio. La nuova sostanza attiva sopprime l’azione del progesterone, la vecchia la secrezione dell’ ormone luteinizzante. Tuttavia Benagiano e von Hertzen sospettano che l’ulipristal come inibitore di impianto ha un effetto maggiore del levonorgestrel, che potrebbe anche spiegare il suo effetto più prolungato. Come inibitore dell’annidamento la nuova <pillola del giorno dopo> merita una valutazione etica diversa rispetto ad una sostanza che svolge la sua azione principalmente sull’ovulazione.» [43] Piaggio, G./H. von Hertzen, 2010: «Se il levonorgestrel è efficace fino al quarto giorno, sarebbe imprudente sostituire il suo utilizzo, per le donne che si presentano prima del quinto giorno, con un costoso modulatore dei recettori del progesterone. Tali farmaci, che possono agire in parte attraverso l’inibizione dell’impianto, potrebbero non essere accessibili o accettabili per le donne in molti paesi.» [44] Stratton, P., et al., 2010. [45] Véase p. ej. H.-D. Taubert/H. Kuhl (Contraccezione con gli ormoni), 1^ Ediz. 1981; 2^ Ediz. 1994. In modo molto 20 chiaro si è espresso A. Teichmann (contraccezione, 1991, pag. 165): «contro l’applicazione di questo tipo di mezzi generalmente indicati anche come intercezione post-coitale si sollevano obiezioni etiche giustificate, che non vedono alcuna fondamentale differenza tra l’aborto volontario ed i metodi che solitamente si basano sulla inibizione dell’annidamento.» [46] Benagiano, G./H. von Hertzen, 2010. [47] Piaggio, G./H. von Hertzen, 2010. [48] Spanier, B., 2010. [49] Miech, R.P., 2011: «1) difetto di sviluppo della decidua e mancata ricettività all’ impianto della blastocisti, (2) alterazione delle secrezioni delle ghiandole uterine nella decidua inadatte ad alimentare un embrione impiantato, e (3) il ritorno delle contrazioni uterine spontanee.» [50] Con il termine «decidua» si indica la mucosa uterina (endometrio) che si trasforma durante la gravidanza. Si forma sotto l’azione dell’ormone prodotto dal corpo luteo e costituisce, tra l’altro, la fonte nutrizionale dell’embrione annidato per lo stoccaggio di sostanze nutritive (glicogeno, lipidi).» [51] Nallasamy, S. et al.; 2013. [52] Mutschler, E. et al.; 2005, pág. 218. [53] www.pharmawiki.ch/wiki/index.php?wiki=Progesteronrezeptor_Liganden [54] Reimann, A.L.G.; 2013. [55] Commissione del Farmaco dei Medici Tedeschi – AkdÄ (Arzneimittelkommission der deutschen Ärzteschaft). [56] Kaulen, H.; 2010. [57] http://www.arzneitelegramm.de/db/wkstxt.php3?&knr=029411/407817&artmono& nummer=Ulipristalazetat&ord=uaw «Quando si decide di prescrivere il modulatore del recettore del progesterone, si consiglia innanzitutto di eseguire un test di gravidanza per escludere una gravidanza non riconosciuta esistente già prima del rapporto sessuale non protetto. Tuttavia secondo il risultato di alcuni studi epidemiologici, per il levonorgestrel, ci possono essere malformazioni fetali nel caso di fallimento della contraccezione d’emergenza.» [58] Industria Farmaceutica con sede centrale in Francia (París), che ha prodotto e commercializza NorLevo® o PiDaNa® ed ellaOne®. [59] Reimann, A.L.G.; 2013. [60] www.faz.net/aktuell/wissen/medizin/pille-danach-arzneimittelstreit-um-die-notfallverhuetung-1983357.html [61] Raymond, E.G. et al.; 2007. [62] DGGG, 2012 (citato in un commento dell’Associazione Federale Pro Famiglia,) [63] Reimann, A.L.G.; 2013 . [64] Watson-Pharma; 2011. USA. (vedi Fn 96) [65] Kaulen, H.; 2010. [66] Comitato Consultivo per Farmaci Salute Riproduttiva; 2010. [67] Ibid. [68] Rabe, T./C. Albring et al.; 2013, pag. 3. [69] Rabe, T./C. Albring; 2013. [70] Albring, C./Rabe, T.; 2013 (vedi anche tutta la comunicazione della BVF e della DGGEF, p.7: «gli spermatozoi, tuttavia, possono sopravvivere in condizioni ottimali fino a 3-5 giorni nel canale cervicale, nell’utero o nelle tube di Falloppio.» [71] Rabe T./ Albring, C., 2013: « L’ovulazione ritardata avviene circa cinque giorni dopo. Questo è sufficiente per chiudere la finestra fertile, perché gli spermatozoi nel tratto genitale femminile (Utero e tube) possono sopravvivere solo un tempo massimo di 3-5 giorni (Behre e Nieschlag 2000).» [72] Rötzer, J./E. Rötzer, 2010, pag. 27: «Capacità di Fertilizzazione degli spermatozoi. Quanto tempo gli spermatozoi nel muco cervicale fertile mantengono la capacità di fecondare una cellula uovo dipende dalla durata della secrezione di muco cervicale e dalla qualità del muco cervicale. L’affermazione, spesso sentita dire, che gli spermatozoi possono rimanere circa tre giorni con la capacità di fecondare nel corpo della donna non è proprio corretta generalmente. Per alcune donne, questo periodo può essere più breve (ed a volte durare solo poche ore), in altre donne, questo può forse durare fino a sei giorni. Un tempo così lungo di capacità di fecondazione è raro. Inoltre, la donna è in grado di riconoscere la sua potenziale fertilità, dalla presenza di un periodo più lungo di muco cervicale con una buona qualità.» [73] Kuhl, H./C. Jung-Hoffmann; 1999, pag. 18; vedi anche: Wilcox A.J / Č.R.. Weinberg / M.M. Baird, 1995. [74] «L’emivita terminale di ulipristal acetato nel plasma dopo una singola dose di 30 mg è di 32,4 ± 6,3 ore» www.pharmazie.com/graphic/A/51/0-91551.pdf [75] Brache, V. et al.; 2010. [76] Stratton, P. et al.; 2010. [77] Brache, V. et al.; 2010. [78] Ibid. [79] Ibid. [80] Sarkar, N.N.; 2011: «Così, ulipristal acetato potrebbe ritardare la rottura del follicolo se assunto immediatamente R. HEMANN “PILLOLE POSTCOITALI” TRADUZIONE ED ADATTAMENTO ITALIANO DI A. F. FILARDO 2 1 21 prima dell’ovulazione. Questo MSRP ,come contraccettivo d’emergenza, potrebbe forse prevenire la gravidanza somministrato in fase follicolare avanzata al momento della comparsa del picco di LH, un momento in cui LNG come contraccettivo d’emergenza non è più efficace nell’inibire l’ovulazione [29].» [81] Rabe, T. (DGGEF e.V.)/ Albring, C. (BVF e.V.) La contraccezione d’emergenza – un aggiornamento del 02.04.2013, «fig. 2: Quando si somministra poco prima dell’ovulazione (livelli di LH in aumento) solo l’ulipristal acetato può ancora ritardare l’ovulazione abbassando il livello LH. Nei due giorni prima dell’ovulazione, quando il rischio concepimento è più alto, l’ovulazione con levonorgestrel non può essere impedita.» [82] www.vetpharm.uzh.ch/reloader.htm?tpp/00000000/V0064-XX.htm?inhalt_c.htm [83] Nello studio di Brache et al. l’ovulazione si è verificata in una paziente con una dimensione del follicolo inferiore a 18 mm. Questa utente è stata esclusa dallo studio. Questo esempio mostra che i processi della fecondazione non seguono uno schema di tempo fisso, per cui deve essere mantenuto un margine di sicurezza sufficientemente ampio per evitare il rischio dell’ effetto anti-impianto! [84] Rabe, T. et al.; 2009. [85] Rabe, T. (responsable principal) et al.; 2011. [86] Stratton, P. et al.; 2010: «In sintesi , la diminuzione dello spessore endometriale e la diminuita espressione L-selectina ligandi possono essere i primi elementi distintivi dell’effetto antiprogestazionale di CDB- 2914 in fase luteale , annunciando altre modifiche dell’endometrio . Nei nostri studi , la maturazione dell’endometrio sembrava essere più vulnerabile con una piccola singola dose somministrata nella fase follicolare che con una singola dose somministrata sia nella fase luteale iniziale o media. Se questo è un effetto diretto sull’endometrio od il risultato di un effetto sull’ovaio non è noto . Nel loro insieme, questi effetti endometriali in assenza di effetti ovarici e sul ciclo mestruale indicano i meccanismi mediante i quali CDB-2914 potrebbe anche essere efficace come contraccettivo di emergenza (28)» «Con una singola dose nella fase follicolare avanzata, nella fase luteale la maturazione dell’endometrio è stata ritardata nel 70% dei campioni bioptici ad ogni dose di CDB-2914 (10, 50 e 100 mg) rispetto al 17% nel gruppo placebo.» «Così, la soglia per alterare la morfologia endometriale era inferiore a quella necessaria per alterare follicologenesi, … » [87] Dörfler, D.; 2012. [88] Rabe, T., et al.; 2009. [89] Ibid. [90] Stratton, P. et al., 2010: «Così, la soglia per alterare la morfologia endometriale era inferiore a quello per alterare follicologenesi, … » [91] Sarkar, N.N., 2011: «Attualmente i MSRP sviluppati sono i derivati di composti steroidei con attività ANTIPROGESTINICA lieve o potente. I MSRP possono esercitare un’attività contraccettiva con diversi meccanismi quali inibizione dell’ovulazione ed interruzione della sincronizzazione endometriale.» [92] Büchner, B., 2013, cita la dichiarazione. [92a] Odeblad E. Hoglund A. et al. “The dinamyc mosaic model of the human ovulatory cervical mucus”. Proc. Nord. Fert. Soc. Meeting, Umea 1978 [92b] E. L. Billings J.Billings Insegnamento del Metodo dell’Ovulazione Billings Parte 2. Variazioni del Ciclo e Salute Riproduttiva, 2 Ed. Italiana – Roma 2011, pagg.44-47 [93] Miech, R.P.; 2011. [94] Bernward Büchner; 2013. [95] Ibid. [96] Watson-Pharma, USA 2011 “Come funziona ella funziona? ella è stata pensata per la contraccezione d’emergenza principalmente per inibire o ritardare il rilascio di un ovulo dall’ovaio. E ‘possibile che ella può anche agire impedendo l’annidamento (impianto) nell’utero.” “Meccanismo d’azione … ella ritarda la rottura del follicolo. Il probabile meccanismo principale di azione dell’ulipristal acetato per la contraccezione di emergenza é dunque l’inibizione o il ritardo dell’ovulazione; tuttavia, alterazioni dell’endometrio che possono influenzare l’impianto possono anche contribuire all’efficacia. [97] ADVISORY COMMITTEE FOR REPRODUCTIVE HEALTH DRUGS; 2010. [98] Albring, C.; 1998. [99] Huldi, H./J. Kunz/G. Spoletini; 1993. [100] Benagiano, G./H. von Hertzen; 2010. [101] Sarkar N.N., 2011: « Mifepristone è ampiamente usato per interrompere la gravidanza e come tale è disponibile in commercio in molti paesi. L’immagine negativa legato all’aborto del mifepristone ha chiaramente limitato il coinvolgimento delle principali aziende farmaceutiche nello sviluppo del mifepristone così come di altri MSRPcome farmaci contraccettivi (21).» [102] Hinney, B.; 2010. [103] Keenan, J.A.; 2011. [104] Ibid.: «La somministrazione di Ulipristal acetato è controindicata in gravidanza accertata o sospetta, tuttavia, potrebbe molto probabilmente essere utilizzato come un abortivo efficace. Gli Operatori sanitari devono 22 informare i pazienti della possibilità di entrambi i meccanismi di azione con l’uso di questo farmaco.» [105] IMABE(Institut für Medizinische Anthropologie und Bioethik, Wien): «Pillola del giorno dopo»: Nuovo farmaco ellaOne agisce come pillola abortiva, febbraio 2010 (www.imabe.org/index.php?id=1366).2010. [106] Reimann, A.L.G.; 2013. [107] www.all.org/article.php?; «Al simposio del Population Council del 1964, il dottor Samuel Wishik ha sottolineato che l’accettazione o il rifiuto del controllo delle nascite dipenderebbe dal fatto che causi un aborto precoce. Il dott. Tietze, di Planned Parenthood e del Population Council ha suggerito, come una manovra di pubbliche relazioni, <non preoccuparsi di quelle persone per le quali questa è una questione di grande importanza. >» [108] Ibid. «Tietze ha aggiunto che, dopo tutto, i teologi ed i giuristi hanno sempre accettato il consenso corrente prevalente dal punto di vista biologico e medico e che , se si fa nascere e si mantiene un consenso tra i medici che la gravidanza e, quindi, la vita iniziano con l’annidamento, i colleghi delle altre facoltà finiranno per prestare attenzione a quello che noi diciamo».» [109] Corbin, A./M. Gast; 1998. [110] Gedeon Richter Ltd., 2009: «Inoltre, può inibire l’impianto (alterando l’endometrio.» [111] http://www.kreapharma.ch/gesundheit/verhuetung/pille-danach.htm [112] MEDICI PRO LIFE : « Essendo un’impresa molto ardua trovare una soluzione con la biologia, i promotori della pillola hanno fatto ricorso alla semantica per una soluzione. Il ricercatore svedese Bent Boving, in un simposio del 1959 di Planned Parenthood / Population Council, ha rilevato che: « Se all’eventuale inibizione dello impianto può essere riservato il vantaggio sociale di essere considerata inibizione del concepimento, piuttosto che interruzione di una gravidanza iniziata, ciò potrebbe essere determinato da qualcosa di così semplice come l’uso prudente della terminologia.» [113] ACOG, 1965: «CONCEPIMENTO E’ L’ IMPIANTO DI UN UOVO FECONDATO» POST-CONCEPTIVE CONTRACEPTION POST-CONCEPTIVE FERTILITY CONTROL. Quest’affermazione dell’ACOG fu la risposta alla seguente pubblicazione del Dipartimento della Salute, Istruzione e Welfare degli Stati Uniti nel 1963. Aborto: «misure che compromettono la vitalità (la sopravvivenza) dello zigote nel periodo compreso tra la fecondazione e la nascita» (ABORTION: «ALL MEASURES WHICH IMPAIR THE VIABILITY OF THE ZYGOTE AT ANY TIME BETWEEN THE INSTANT OF FERTILIZATION AND THE COMPLETION OF LABOR).» [114] Così, nel § 218, comma 1, comma 2, del codice penale (codice penale tedesco). «Azioni il cui effetto si verifica in utero prima della conclusione dell’impianto dell’ovulo fecondato non sono considerati interruzione della gravidanza ai sensi della presente legge» www.gesetze -im-internet.de/stgb/__218.html [115] Tham J./LC, B.Sc., B. Phil./B.Theo. Effetto abortivo: estrapolazione statistica, Bioetica Corso estivo 2008. (op. cit. 900). «I risultati dello studio mostrano che la ricerca attuale sul controllo delle nascite si concentra principalmente su prodotti con un effetto abortivo e che, anche nella letteratura scientifica internazionale, si tenta di manipolare l’opinione pubblica per farli accettare, nascondendo l’aspetto <aborto> o descrivendolo in modo vago. In una situazione come questa, la semantica e la realtà scientifica devono corrispondere più che mai. Caso contrario, le persone sono esposte alla manipolazione, mentre pensano di essere libere.» [116] Rabe, T. et al.; 2009. [117] Albring, C./T. Rabe; 24.01.2013 (Vedi anche tutta la comunicazione della BVF e della DGGEF, p.7, e Rabe, T. (responsabile principale) et al. J Reproduktionsmed Endokrinol 2011 [118] Mitchell, E., 2010. [119] www.pro-leben.de/abtr/taktiken_nathanson.php «Il dr. Bernard Nathanson ha fondato nel 1968 con altri tre la <NARAL> (National Abortion Rights Action League). La NARAL è stato il primo movimento per l’aborto negli Stati Uniti e fu l’associazione che finanziò il processo Roe vs. Wade dinanzi alla Corte Suprema e quindi forzò la legalizzazione dell’aborto. … Come fondatore e direttore della più grande clinica per aborti nel mondo occidentale, il dottor Nathanson era responsabile di oltre 75.000 bambini morti. Dopo le dimostrazioni tenute dai difensori del diritto alla vita di fronte alla sua clinica, Nathanson lasciò la sua carriera di abortista ed è diventato un impegnato attivista pro-life. Con l’adesione al movimento pro-life ha portato numerosi documenti interni della NARAL, tra cui il film ampiamente distribuito “The Silent Scream”, che mostra un aborto.» [120] Nell’articolo del 2008 scritto da Kothe Blanka si parla solo della «pillola del giorno dopo» che contieneLNG, ma la data di uscita del 2013 del commento di Rowik suggerisce che l’autore si riferisce anche all’ulipristal. Altri indizi che lo confermano sono i riferimenti bibliografici fatti nel commento, che si riferiscono quasi esclusivamente all’UPA. [121] AERZTEBLATT.DE, ROWIK Martedì 26 Marzo 2013 ore 13:21, risposte, rettifiche e supplementi. Commento agli articoli di stampa di Kothe Blanka, contraccezione di emergenza: quello che dovreste sapere sulla <pillola del giorno dopo>da Dtsch. Arztebl 2008; 105 (19) di Venerdì 9 Maggio 2008. [122] J. Tham, J., B. Phil., B. Theo. USCCB «Direttive etiche e religiose per i Servizi Sanitari Cattolici», 4a edizione (NCCB / USCC, 15 giugno 2001), n. 36, – Bioetica Corso estivo 2008. : « … Se, dopo la prova del caso, non vi è alcuna prova che il concepimento è avvenuto già, lei può essere trattata con farmaci che potrebbero impedire R. HEMANN “PILLOLE POSTCOITALI” TRADUZIONE ED ADATTAMENTO ITALIANO DI A. F. FILARDO 2 3 23 l’ovulazione, la capacitazione degli spermatozoi, o la fecondazione. Non è ammissibile, però, di avviare o di raccomandare trattamenti che hanno come scopo o effetto diretto la rimozione, distruzione o interferenza con l’impianto di un ovulo fecondato.» [123] Laun, A.; 1991. [124] Gemzell-Danielsson, K., et al., nel lavoro citato: «Presi insieme, vi è ancora la necessità di sviluppare metodi più efficaci per la CE (contraccezione di emergenza). Per garantire la massima efficacia e per coprire l’intera finestra di fertilità, gli agenti ideali per la CE hanno bisogno di agire anche sull’endometrio e dovrebbe essere possibile utilizzarli su richiesta pre-o postcoitali. » [125] B. Büchner; nel lavoro citato [126] R.G. Edwards, Conception in the Human Female, Accademic Press 1980, pag. 610 fig. 8.14d «La fertilizzazione é l’ultimo atto di un lungo processo. Riconosciuto lo spermatozoo, segue in esso la reazione acrosomica; raggiunta la membrana dell’ovocita vi penetra: si “stabilisce il genotipo di un nuovo individuo”.» [127] H.Pearson, NATURE VOL 418 , 4 JULY 2002 “Nei minuti e ore dopo la fusione dello spermatozoo con l’ovocita si stabilisce il luogo dove si formarà la testa ed i piedi, il lato del dorso e dell’addome. Solo 5 anni fa questa affermazione sarebbe sembrata un’eresia. Si pensava che gli embrioni di mammifero fossero inizialmente una massa indistinta di cellule.” [128] S. F. Gilbert, « Developmental Biology» 2000 “La fecondazione è il processo biologico mediante il quale due cellule sessuali si fondono insieme per dare origine ad un nuovo individuo con corredo genetico derivato da entrambi i genitori” [129] British Medical Journal Editoriale – Novembre 2000 “L’EMBRIONE E’ UN « ATTIVO ORCHESTRATORE » DEL SUO IMPIANTO E DEL SUO DESTINO [130] Ratzinger, il cardinale Josephy. 1989. “L’uomo tra riproduzione e creazione: domande teologiche sull’origine della vita umana”, Communio 16: 197-211.

Note Biografiche Dr. Rudolf Ehmann , Specialista in Ginecologia – Ostetricia FMH 1984-2006 Direttore Medico del reparto di ginecologia e ostetrica dell’ospedale cantonale di Nidvaldo, Stans (Svizzera) Dal 2008 svolge servizio volontario in un ospedale religioso (spagnolo Domenicani ) in Camerun con la istituzione di un servizio di ginecologia- ostetricia e la formazione dei giovani medici / medici. 2006 AWARD FIAMC – SILVER in riconoscimento del suo servizio permanente ai valori autentici dell’Ostetricia e Ginecologia e della sua strenua difesa della sacralità della vita umana . ( FIAMC: Fédération Internationale des Associations médicales Catholiques ) Da anni si occupa di questioni bioetiche, di salute riproduttiva e di controllo delle nascite , dell’aborto , ed in particolare dei meccanismi di azione e degli effetti collaterali , in particolare dei contraccettivi ormonali e dello IUD , con pubblicazioni pertinenti e conferenze internazionali . E’ membro delle seguenti associazioni : • Vice Presidente INER ( Instutut per pianificazione familiare naturale Prof. Dr. Rötzer ( INER ) eV • Azione europea dei medici • Associazione dei Medici Cattolici della Svizzera ( VKAS ) • Associazione Medica Internazionale per la Pianificazione familiare naturale ( IANFP ) • Vita Umana Internazionale Svizzera ( HLI Svizzera – fondatore e primo presidente ) • Mater Care International ( socio fondatore ).

Dr. Angelo Francesco Filardo, Specialista in Ostetricia e Ginecologia 1978-2010 ha prestato servizio presso la Struttura Complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Foligno, responsabile della Struttura Semplice di Ostetricia e Perinatologia. Nel 1981 (marzo–maggio) è direttore scientifico del Primo Corso Regionale organizzato in Italia, a Fabriano, per Insegnanti del Metodo Billings da Maria Rosaria D’Amico (suor Domitilla). Il 12 luglio 1981 fonda a Foligno assieme alla moglie Concetta Furfaro il Centro “Amore e Vita” Pianificazione Naturale della Famiglia – Centro Regionale Umbro del Metodo Billings, di cui è tuttora Direttore. Nel 1985 fonda a Foligno il MpV ed il CAV. Nel novembre 1986 organizza a Foligno il VI Convegno Nazionale dei CAV, in appendice del quale vuole fortemente un Incontro Nazionale di Sensibilizzazione sulla P.N.F., perché convinto assertore della falsità dello slogan allora già di moda “ prevenzione = contraccezione “ e dello stretto legame non solo ideologico e culturale esistente tra contraccezione sterilizzazione aborto, ma anche sostanziale, ritenendo che il meccanismo d’azione dei contraccettivi maggiori è anche potenzialmente abortivo. Nel 1987 pubblica gli atti “METODI NATURALI VERITÀ E LIBERTÀ DELL’UOMO”, di cui scrive lui stesso la prefazione per sottolinearne lo scopo. Nel 1989 pubblica la I edizione dell’opuscolo LA FECONDITÀ UMANA, che il 26 luglio 2013 giunge alla VI edizione aggiornata e rinnovata in occasione del 45° anniversario dell’ HUMANAE VITAE e del 60° del METODO BILLINGS. Il 27 ottobre 1990 fonda la FEDERAZIONE REGIONALE DEI CAV E MPV UMBRI di cui è stato il primo presidente ed il 5 ottobre 2013 è stato di nuovo eletto presidente. 24 Dal 1993 è membro del Consiglio Direttivo della CONFEDERAZIONE ITALIANA DEI CENTRI DI REGOLAZIONE NATURALE DELLA FERTILITÀ. E’ membro del COORDINAMENTO NAZIONALE DEL METODO BILLINGS come capo scuola storico ed assieme alla moglie come Coordinatori Regionali Umbri. Dal 2003 cura il sito www.lafeconditaumana.it . E’ socio fondatore assieme alla moglie del COMITATO “VERITÀ E VITA” e membro del Consiglio Direttivo . E’ socio assieme alla moglie DELL’ASSOCIAZIONE PRIVATA DI FEDELI “PROGETTO GEMMA APD” e membro del Consiglio Direttivo. E’ socio fondatore e Segretario Nazionale dell’AIGOC (ASSOCIAZIONE ITALIANA GINECOLOGI E OSTETRICI CATTOLICI – 25 marzo 2009). Nel novembre 2009 traduce in italiano il documento del 10 agosto 2008 della FIAMC 40 ANNI DI ENCICLICA HUMANAE VITAE DALLA PROSPETTIVA DELL’ETICA MEDICA Nel novembre 2011 pubblica la I edizione dell’opuscolo LA GRAMMATICA E LA SINTASSI DELL’AMORE. Nel mese di aprile 2012 pubblica con la CIC Edizioni Internazionali il volume “METODI NATURALI L