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domenica 12 gennaio 2014

«Il sesso selvaggio e il “gender” mirano a distruggere la famiglia e creare un nuovo ordine mondiale», 11 gennaio 2014 di Vito Punzi, www.tempi.it

 

La tedesca Gabriele Kuby, nata a Costanza nel 1944, è per formazione sociologa e autrice di saggi legati all’educazione e alla sessualità. Madre di tre ragazzi, si cimenta volentieri anche con la traduzione dall’inglese (per oltre vent’anni nell’ambito dell’esoterismo e della psicologia). A lungo impegnata nei movimenti studenteschi tedeschi sorti dal Sessantotto, Gabriele Kuby si è convertita ed è entrata nella Chiesa cattolica ricevendo il sacramento del battesimo il 12 gennaio 1997, festa del Battesimo di Gesù. Il suo primo libro (Mein Weg zu Maria – Von der Kraft lebendigen Glaubens, La mia strada verso Maria – Sulla forza della fede viva) è stato un best-seller.

Come pubblicista concentra il suo interesse sui vicoli ciechi intrapresi dalla società moderna, indicando la via d’uscita in una nuova coscienza dell’esperienza cristiana. L’unico suo libro pubblicato in Italia è Gender Revolution. Relativismo in azione (Cantagalli 2008) e rappresenta un grido d’allarme indirizzato a tutti gli Stati membri dell’Unione Europea: in ogni ambito del vivere pubblico va riconosciuta come fondamento della famiglia la differenza sessuale tra uomo e donna. A un anno fa risale il suo ultimo libro pubblicato in Germania, La rivoluzione sessuale globale. Distruzione della libertà in nome della libertà: «Era il 31 settembre del 2012 – ricorda Gabriele Kuby – quando ho avuto il privilegio di consegnare personalmente una copia del libro a Benedetto XVI, e per me è stato un grande incoraggiamento sentirgli dire “Ringraziamo Dio per quello che dice e scrive”».

Signora Kuby, partiamo dal suo ultimo libro denuncia: qual è il motivo che l’ha sollecitata a scrivere?
La constatazione che la liberalizzazione delle norme sessuali rappresenta la linea del fronte dell’odierna battaglia culturale. Io appartengo alla generazione del ’68 e a quel movimento ho partecipato attivamente. Dopo la mia conversione mi sono cadute le bende dagli occhi. Dopo il libro del 2006, dedicato alla rivoluzione del “gender”, ho continuato a raccogliere materiale e in seguito ho sentito la necessità di rappresentare l’evoluzione di questa ideologia, perché tutti percepiscono gli effetti del capovolgimento dei valori, come la distruzione della famiglia, ma sono in pochi a essere coscienti che dietro si cela una strategia delle élite di potere, dall’Onu all’Unione Europea, all’alta finanza.

Dunque qual è il messaggio che intendeva trasmettere?
La deregolamentazione delle norme sessuali conduce alla distruzione della cultura. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948 dice che la famiglia è il nucleo della società e che essa ha bisogno, per esistere, di una regolamentazione morale. Con tutto ciò che aggredisce i bambini tramite i media, internet e l’educazione sessuale obbligatoria che viene insegnata nelle scuole, per loro è difficile diventare adulti maturi, cioè in grado di assumersi la responsabilità di essere madri e padri.

Perché nel sottotitolo del libro ha scelto di porre l’accento sulla libertà, o meglio sull’opera distruttiva che in suo nome si sta compiendo?
L’esaltazione filosofica dell’individualismo avvenuta al tempo dell’Illuminismo e le dittature impostesi nel XX secolo hanno portato a considerare come valore più importante la libertà, o meglio la libertà assoluta, che tuttavia nel nostro mondo, così condizionato com’è dai limiti, non esiste. La deregulation delle norme sessuali viene oggi spacciata all’essere umano come parte di quella libertà. Ma cosa succede in realtà quando l’impulso sessuale non è più sotto controllo? Che l’altro viene considerato semplicemente oggetto della propria soddisfazione sessuale. Il dato per cui nella nostra società una ragazza su quattro e un ragazzo su dieci subisce abusi sessuali mostra ciò che accade come conseguenza del fatto che non venga più insegnato l’autocontrollo. Il caos sociale che ne deriva sollecita un sempre maggiore controllo da parte dello Stato; che una situazione del genere conduca alla tirannia lo ha già indicato Platone nel suo Repubblica, 2.400 anni fa.

Perché nel libro si rifà spesso al romanzo di Aldous Huxley, Il mondo nuovo, pubblicato nel 1930?
È affascinante leggere oggi quell’opera profetica, nella quale gli uomini vengono prodotti in laboratorio e formati attraverso media e psicofarmaci per essere felici, i bambini si trastullano con il sesso alla pari degli adulti e tutto viene controllato da “Ford”, il “nostro Signore”. Originariamente Huxley aveva pensato che quella sua “fantasia” si sarebbe realizzata da lì a 600 anni, ma già nel 1949 quel futuro s’era ridotto a un centinaio di anni. Allora non era possibile tutto ciò che è consentito oggi (selezione prenatale, madre in affitto, manipolazione genetica, genitore 1 e genitore 2), ma Huxley era ben cosciente che la vera rivoluzione accade nel cuore e nella mente della persona.

Quali sono a suo parere i motivi della crisi della nostra civiltà?
Lo scarto decisivo c’è stato con la rivoluzione culturale sessantottina. Promossa da sazi studenti figli della borghesia, quella rivolta si fondava su tre impulsi: quei giovani si fecero ammaliare dalle teorie marxiste (nonostante il Muro di Berlino e i carri armati sovietici a Praga, contro la democrazia); in secondo luogo, c’è stato il femminismo radicale, che doveva liberare la donna dalla «schiavitù della maternità» (sono le parole usate da Simone de Beauvoir); il terzo impulso era quello della “liberazione sessuale”. Le parole d’ordine al proposito erano: quando la tua sessualità sarà “liberata”, cioè avrai abbattuto qualsiasi tipo di condizionamento morale, allora potrai costruire una società libera dall’oppressione. Quella generazione, la mia, fallito il tentativo di coinvolgere il “proletariato”, ha compiuto una vera e propria “marcia dentro le istituzioni”, tanto che, quello che ieri era un movimento d’opposizione, oggi rappresenta la politica ufficiale delle grandi organizzazioni internazionali, di molti governi nazionali, non solo di sinistra. E i media che determinano il mainstream seguono questa “agenda”.

Un altro riferimento interessante per le sue valutazioni è stato il libro della studiosa belga Marguerite A. Peeters, La globalizzazione della rivoluzione culturale occidentale…
Non interessante, fondamentale, perché mi ha aperto gli occhi. Da parte mia mi sono concentrata sul nocciolo di quella rivoluzione: la deregulation delle norme morali che regolano la sessualità. La rivoluzione sessuale globale viene promossa dalle élites al potere. Ho già detto di Onu e Unione Europea, ma con esse si deve intendere l’intera rete di impenetrabili sotto organizzazioni: di queste fanno parte gruppi industriali globalizzati, grandi fondazioni come Rockefeller e Guggenheim, persone molto ricche come Bill e Melinda Gates, Ted Turner e Warren Buffett, o grandi Ong come la International Planned Parenthood Federation e l’Unione Internazionale delle lesbiche e degli omosessuali (Ilga). Tutti questi soggetti lavorano nei livelli superiori della società avendo a disposizione enormi risorse economiche. E tutti hanno un interesse comune: ridurre la crescita della popolazione su questo pianeta. L’aborto, il controllo delle nascite tramite contraccettivi, la distruzione della famiglia: tutto questo serve lo scopo della creazione di un nuovo ordine mondiale.

Qual è dunque il ruolo del “Gender Mainstreaming” in questo contesto “rivoluzionario” globalizzato?
Il concetto di “Gender” presuppone che qualsiasi orientamento sessuale – eterosessuale, omosessuale, bisessuale e transessuale – sia equivalente e debba essere accettato dalla società. L’obiettivo è il superamento dell’“eterosessualità forzata” e la creazione di un uomo nuovo, cui lasciare la libertà di scelta e di godere della propria identità sessuale indipendentemente dal suo sesso biologico. Chiunque si contrapponga a ciò, singole persone o Stati, viene discriminato come “omofobo”. Si tratta di un attacco mondiale all’ordine della creazione e, così facendo, all’intera umanità. Esso distrugge il fondamento della famiglia e in questo modo consegna ai despoti di turno la persona che non riesce più a riconoscersi, se uomo o donna.

Nel suo ultimo libro attacca duramente la pornografia e chi la tollera.
Sì, perché la pornografia è una droga e come tale crea dipendenza. Una droga che distrugge la capacità di amare e di assumere la responsabilità di essere padre e madre. Inoltre costituisce un piano inclinato sul quale è facile scivolare verso quell’abisso della criminalità sessuale che finisce col coinvolgere anche i bambini e i giovanissimi. A proposito della Germania, esistono dati allarmanti: il 20 per cento dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni “consumano” quotidianamente pornografia, il 42 per cento almeno una volta alla settimana. Che persone potranno formarsi in queste condizioni? Ed è difficile farsi una ragione del motivo per cui l’Unione Europea si dimostra essere così aggressiva contro il fumo ma non fa nulla per impedire l’imbruttimento provocato dalla pornografia.

In questa situazione di “rivoluzione sessuale globale”, qual è il compito dei cristiani?
Si tratta ovviamente di un tema che riguarda ciascuno di noi. Ci piaccia o meno, dobbiamo anzitutto mettere ordine nella nostra vita sessuale, così che la vocazione umana sia all’altezza del vero amore, l’amore che dona la felicità. Se non è così non è possibile neppure trovare le motivazioni per affrontare una battaglia del genere, che è per la dignità dell’uomo, per la famiglia, per i nostri figli, per il futuro.

venerdì 13 settembre 2013

La lezione di Caffarra su matrimonio e (omo)sessualità. «Ci hanno scippato la parola amore» 13 settembre 2013 di Carlo Caffarra

Testo integrale della lectio magistralis su “Verità e bontà della coniugalità” pronunciata ieri, 12 settembre, al Teatro Manzoni di Bologna dal cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo della diocesi emiliana, in occasione dell’apertura dell’”Itinerario di educazione cattolica per insegnanti”.

Vorrei intrattenermi con voi su una questione che spero il corso della riflessione dimostrerà essere una questione importante.

Sullo sfondo del nostro discorso dimora una domanda alla quale non risponderò direttamente, ma che ci accompagnerà. La domanda è la seguente: il matrimonio è una realtà a totale disposizione degli uomini oppure ha in sé uno “zoccolo duro” indisponibile? Poiché sappiamo, senza essere studiosi di logica, che la definizione e.g. di A è la risposta alla domanda “che cosa è A?”, potremmo riformulare la domanda di fondo nel modo seguente: la definizione del matrimonio – ciò che il matrimonio è – è esclusivamente dipendente dal consenso sociale? E’ il consenso sociale che decide che cosa è il matrimonio?

Se io ora comincio a parlarvi della verità della coniugalità, lo posso fare in quanto penso che la definizione del matrimonio, la sua intima natura, non è esclusivamente frutto del consenso sociale. Non avrebbe altrimenti senso tutta la riflessione che stiamo facendo. Alla domanda “che cosa è la coniugalità?” tutto si risolverebbe, alla fine, nel rispondere: ciò che il consenso sociale decide che sia.

1. La verità della coniugalità

Partiamo pure dal fatto attuale: è stata introdotta in molti ordinamenti statuali il riconoscimento di una “coniugalità omosessuale”. Cioè: la differenziazione sessuale è irrilevante in ordine alla definizione della coniugalità. I coniugi che stabiliscono il patto coniugale possono essere anche dello stesso sesso.

Nello stesso tempo, tuttavia, l’amicizia coniugale, è pur sempre un’affezione che ha una dimensione sessuale. E’ questo che distingue l’amicizia coniugale da ogni altra forma di amicizia.

Oggettivamente – cioè: lo si pensi o non lo si pensi; lo si voglia o non lo si voglia – la definizione di coniugalità, implicata nel riconoscimento della coppia omosessuale, sconnette totalmente la medesima coniugalità dall’origine della persona umana. La coniugalità omosessuale è incapace di porre le condizioni del sorgere di una nuova vita umana. Pertanto delle due l’una: o non possiamo pensare la coniugalità nelle forma omosessuale o l’origine di nuove persone umane non ha nulla a che fare colla coniugalità.

Proviamo a riflettere su questa sconnessione. Essa sembra contraddetta dal fatto che gli stessi ordinamenti giuridici che hanno riconosciuto la coniugalità omosessuale, hanno riconosciuto alla medesima il diritto all’adozione o dal ricorso alla procreazione artificiale. Pertanto delle due l’una. O questo diritto riconosciuto fa si che ciò che è stato cacciato dalla porta, entri dalla finestra. Cioè: esiste una percezione indistruttibile, un’evidenza del legame procreazione-coniugalità. Oppure è ritenuto eticamente neutrale il modo con cui la nuova persona umana viene introdotta nella vita. E’ cioè indifferente che essa sia generata o prodotta.

Fermiamoci un momento, per riflettere sul cammino fatto. La nostra riflessione ha fatto il seguente percorso. Mentre fino a pochi anni orsono, il termine “coniugalità” era univoco, aveva solo un significato, e veicolava la rappresentazione di una sola realtà, l’affezione sessuale fra uomo e donna, oggi il termine è diventato ambiguo, perché può significare anche una coniugalità omosessuale. Da questa ambiguità deriva una totale ed oggettiva sconnessione dell’inizio di una nuova vita umana dalla coniugalità. Questo è il percorso fatto dunque finora: (a) il termine coniugalità è stato reso ambiguo; (b) l’Origine di una nuova persona umana è stata sconnessa dalla coniugalità. Riflettiamo ora un momento su questa sconnessione.

Essa è un vero e proprio sisma nelle categorie della genealogia della persona. E’ una cosa molto seria. Sono costretto dal tempo ad essere breve.

Scompare la categoria della paternità-maternità, sostituita dalla generica categoria della genitorialità. Scompare la dimensione biologica come elemento [non unico!] costitutivo della genealogia mentre la genealogia della persona è inscritta nella biologia della persona. Il concepimento – l’evento che ti costituisce in relazione ontologica con padre e madre – può essere un fatto puramente artificiale. La categoria della generazione diventa opzionale nel “racconto della genealogia”.

Che ne è allora della persona umana che entra nel mondo? E’ una persona intimamente sola, perché privata delle relazioni che la fanno essere.

L’avere percorso il cammino che molte società occidentali stanno percorrendo, ci conduce ad una conclusione. La seguente: ritenere che la coniugalità sia un termine vuoto di senso, al quale il consenso sociale può dare il significato che decide, è la devastazione del tessuto fondamentale del sociale umano: la genealogia della persona.

E’ in questo contesto culturale che dobbiamo interrogarci sulla vera natura della coniugalità; scoprire la verità della coniugalità.

La mascolinità e la femminilità sono diversificazioni espressive della persona umana. Non è che esista una persona umana che ha un sesso maschile o femminile, ma esiste una persona umana che è uomo o donna.

Non possiamo dimenticare neppure per un momento che il corpo non è semplicemente qualcosa di posseduto, un possesso della persona. La persona umana è il suo corpo: è una persona-corpo. Ed il corpo è la persona: è un corpo-persona.

La femminilità/mascolinità non sono meri dati biologici. Esse configurano il volto della persona; ne sono la “forma”. La persona è “formata”, edificata femminilmente o mascolinamente.

Perché esistono due “forme” di umanità, la forma maschile e la forma femminile? La S. Scrittura, che trova per altro conferma nella nostra esperienza più profonda, risponde nel modo seguente: perché ciascuno dei due possa uscire dalla sua “solitudine originaria”, e realizzarsi nella comunione con l’altro [cfr. Gen 2].

Essendo radicati nella stessa umanità, uomo e donna sono capaci al contempo di costituire una comunione di persone e di trovare in questa comunione la pienezza di sé stessi in quanto persone umane.

Questa capacità, caratteristica dell’uomo in quanto persona, la capacità del dono di sé, ha una dimensione spirituale e corporea assieme. E’ anche attraverso il corpo che l’uomo e la donna sono predisposti a formare quella comunione di persone, nella quale consiste la coniugalità. E’ il corpo maschile/femminile il linguaggio non solo espressivo, ma anche performativo della coniugalità.

Nella coniugalità così intesa è radicata, inscritta la paternità e la maternità. E’ solo nel contesto della coniugalità che la nuova persona umana può essere introdotta nell’universo dell’essere in modo adeguato alla sua dignità. Non è prodotta, ma generata. E’ attesa come dono, non esigita come un diritto.

Prima di terminare la nostra riflessione sulla verità della coniugalità, vorrei sottoporre alla vostra attenzione tre conclusioni. Esse meriterebbero di essere lungamente riflettute. Le enuncio solamente.

La prima. Solo una tale visione della coniugalità rispetta tutta la realtà della nostra umanità; essa cioè ci introduce in una vera antropologia adeguata. Non riduce il corpo ad una realtà priva senso, che non sia quello liberamente attribuitogli dal singolo. Ma vede la persona umana come persona-corpo ed il corpo come corpo-persona, e quindi come persona-uomo e come persona-donna.

La seconda. Una tale visione della coniugalità afferma al contempo la più alta autonomia dell’Io nel dono di sé, e l’intrinseca relazione al “diverso”, nel senso più profondo del termine. La “coniugalità” [si fa per dire] omosessuale in fondo trasmette oggettivamente questo messaggio: “di metà dell’umanità non so che farne, in ordine alla più intima realizzazione di me stesso è superflua”.

La terza. Una tale visione della coniugalità radica la socialità umana nella natura stessa della persona umana: prima societas in coniugo. Prima, non in senso cronologico, ma ontologico ed assiologico. Ed impedisce la riduzione del sociale umano al contratto.

2. Il bene della coniugalità

Visto che cosa è la coniugalità, ora ci chiediamo quale è il suo valore, la sua propria e specifica preziosità. In una parola: la sua bontà

Prima di addentrarci nella seconda parte della nostra riflessione, devo fare una premessa assai importante. Esiste una verità sul bene della persona, che è condivisibile da ogni persona ragionevole. Che sa cosa significa “verità sul bene”? Non significa in primo luogo ciò che devi/non devi fare. E’ la percezione del valore proprio di una realtà [nel nostro caso la coniugalità].

Faccio un esempio. Vedendo la Pietà di Michelangelo, noi “vediamo” una bellezza sublime, la quale fa sì che quel pezzo di marmo sia unico: ha in sé un suo proprio valore. In questo caso: un valore estetico.

Alla domanda che cosa è il bene/che cosa è il male, la risposta non è semplicisticamente: ciò che ciascuno pensa sia bene/sia male, senza possibilità di una condivisione ragionevole di una stessa risposta da parte di più persone. Esiste invece una verità sul bene, che può essere scoperta e condivisa da ogni persona ragionevole. Noi ci chiediamo quale è il valore proprio della coniugalità, la sua preziosità specifica, la sua bellezza inconfondibile. Il bene che è la coniugalità ha due aspetti fondamentali.

Il primo. La coniugalità è una communio personarum. La bontà propria della coniugalità è una bontà comunionale. Vorrei ora farvi notare alcune dimensioni.

(a) Una tale relazione può darsi solo tra persone, e la base è la percezione della bontà, della preziosità propria della persona. I coniugi sono l’uno per l’altro persone.

(b) La communio personarum che costituisce il bene della coniugalità non è basata su emozioni, su mera attrazione psico-fisica: di legami basati su questi fatti sono capaci anche gli animali. Solo le persone sono capaci della seguente promessa: «prometto di esserti fedele sempre, … tutti i giorni della mia vita». Solo le persone sono capaci di vivere in comunione, perché sono capaci di scegliersi in modo libero e consapevole.

(c) Solo la persona è capace di fare dono di se stessa e solo la persona è capace di accogliere il dono. La persona – e solo la persona – è capace di autodonazione, perché è capace di auto-possesso, in forza della sua libertà. E’ evidente che non puoi donare ciò che non possiedi, e la persona può possedere se stessa in forza della sua libertà. Ma la persona può anche rinunciare alla sua libertà, e mantenersi al livello di chi ultimamente si lascia condurre o dal mainstream sociale o dalle proprie pulsioni. La coniugalità è particolarmente esposta a questa insidia.

(d) La communio personarum coniugale – autodonazione ed accoglienza reciproca – scende fino all’intimità della persona: al proprio Io. E’ la persona come tale che viene donata/accolta. Si ha qui forse il mistero più profondo della coniugalità. Voi sapete bene che la S. Scrittura indica il rapporto sessuale uomo-donna col verbo “conoscere”. Si vive una rivelazione di uno all’altro nella loro intima identità.

E’ in questo evento che può introdursi una sorta di indolenza, di pigrizia spirituale che impedisce ai coniugi di compiere quell’atto che può nascere solo dal loro centro spirituale e libero. A questo punto la comunione della persona si intorpidisce.

Il secondo aspetto della preziosità etica che è propria della coniugalità, è la capacità intrinseca ad essa di dare origine ad una nuova persona umana.

La possibilità di dare inizio alla vita di una nuova persona è inscritta nella natura stessa della coniugalità. E’ questa, nell’universo creato, la più alta capacità e responsabilità che l’uomo e la donna hanno. E’ uno dei “punti” dove l’azione creatrice di Dio entra nel nostro universo creato. Il tempo a disposizione non mi consente di prolungare la riflessione su questo tema sublime.

Conclusione

Due semplici riflessioni conclusive. La prima. Avete notato che mi sono ben guardato dall’usare la parola amore. Come mai? Perché è avvenuto come… uno scippo. Una delle parole chiavi della proposta cristiana, appunto amore, è stata presa dalla cultura moderna ed è diventata un termine vuoto, una specie di recipiente dove ciascuno vi mette ciò che sente. La verità dell’amore è oggi difficilmente condivisibile. «Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. E’ il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità» [Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate 3].

La seconda. I testimoni della verità della coniugalità avranno vita difficile, come non raramente accade ai testimoni della verità. Ma questo è il più urgente compito dell’educatore.

lunedì 19 agosto 2013

La BBC rieduca i bambini alla famiglia gay di Gianfranco Amato - 19-08-2013 - http://www.lanuovabq.it/

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CBBC è la sigla di Children BBC, il ramo della celebre rete televisiva britannica che si occupa dei programmi per bambini. La scorsa estate quel canale ha lanciato una felice trasmissione di successo intitolata “Marrying Mam and Dad” (Il matrimonio di mamma e papà), in cui alcuni bambini organizzavano la celebrazione delle nozze dei propri genitori. L’audience cui era rivolto quel programma comprendeva una fascia d’età dai sette ai dodici anni.


Quest’anno c’è una novità. A seguito delle nuove direttive aziendali, la BBC deve attuare una politica di diffusione culturale della diversità di genere, ed una mirata azione pedagogica rivolta, in particolare, ai minori. Per questo è stata lanciata una nuova versione del programma intitolato “Marrying Dad and Dad” (Il matrimonio di papà e papà), in cui sono i figli di coppie omosessuali ad organizzare la celebrazione della civil partnership dei genitori (per il matrimonio gay nel Regno Unito occorre attendere fino al 2014).


Lunedì scorso, 12 agosto, è andata in onda, alle 10.00 ed alle 16.00, la prima puntata della trasmissione, i cui protagonisti erano Callum e Chloe, gemellini di otto anni, insieme alla sorella Paula, tutti e tre figli adottati di Mark e Paul, la prima coppia di uomini dell’isola di Jersey ad aver ottenuto, a seguito di una battaglia legale, il diritto di adottare minori.


In un rapporto ufficiale della BBC del novembre 2012, intitolato Portrayal of Lesbian, Gay and Bisexual People on the BBC, viene espressamente contemplata l’esortazione ad introdurre la presenza di protagonisti omosessuali e bisessuali nei programmi per bambini «al fine di far familiarizzare i giovani spettatori con il mondo della diversità sessuale fin dalla tenera età, e sostenere i bambini che devono affrontare l’età della formazione, e che potrebbero essere omosessuali».


La propaganda è sempre stata l’arma del potere. Lo sapeva bene uno che se ne intendeva, come il genio malefico di Adolf Hitler, quando sosteneva «che con l’uso abile e insistente della propaganda perfino il paradiso può essere presentato alle persone come un inferno, e la vita più miserabile come un paradiso». Mai come oggi ciò appare tragicamente vero.


Questa nuova moderna propaganda omosessualista, che arriva ad utilizzare il mezzo televisivo per condizionare le giovani menti, è la cifra di una società profondamente malata. Una società che arriva a voler perdere i propri figli; che sembra accecata dalla prospettiva nichilista di un “cupio dissolvi”; che pare voler accelerare la propria dissoluzione attraverso l'imposizione violenta di una nuova e fatale dittatura dell'anomalia.


Vengono in mente le parole di un grande psicologo tedesco, Alexander Mitscherlich, docente a Heidelberg e direttore dell’Istituto Sigmund Freud di Francoforte: «I nostri bimbi delle città vengono trattati non come prole di uomini, ma come bambole o adulti in miniatura, circondati da adulti infantilizzati che dalle loro esperienze vissute in città sono stati rovinati al punto da non sapere più nemmeno di quale ambiente ha bisogno l’uomo sino ai sei anni, sino ai quattordici, per non diventare poi un mendicante di indennizzi e di pensioni».


È questa la società del XXI secolo che ci aspetta? Forse no, finché si troveranno dieci giusti. Nonne iudex universae terrae faciet iudicium?

venerdì 16 agosto 2013

Chi sostiene il gender ha paura della diversità - 16 agosto, 2013 - http://www.uccronline.it/

Gender

Le leggi italiane parlano di uomo e donna, di sesso femminile e maschile, il termine “genere” deriva invece dalla Teoria del Gender che ha l’obiettivo di corrompere le menti, convincendo i più sprovveduti che la differenza “uomini” e “donne” è finta, è una costruzione sociale e non deriva affatto dall’essere nati come maschi e femmine.

Il “genere” è un termine appositamente aperto e fluido per farci rientrare tutto, il sesso stabile e quello mutevole, il sesso A e quello B, la transessualità, la bipolarità e i cambi di sesso a carico del SSN. Tra poco sostituirà il “sesso” anche sulle nostre carte d’identità e ognuno potrà scrivere quello che gli pare avendo a disposizione ben 11 scelte, anche se -secondo la Australian human rights commission- i generi sarebbero invece 23: uomini, donne, omosessuali, bisessuali, transgender, trans, transessuali, intersex, androgini, agender, crossdresser, drag king, drag queen, genderfluid, genderqueer, intergender, neutrois, pansessuali, pan gender, third gender, third sex, sistergirl e brotherboy.

La parola “genere” è stata pensata fin dall’inizio (anni ’80) come «negazione di ogni differenza tra gli uomini e le donne», c’è «la filosofia marxista alla base del loro pensiero: il perseguimento dell’uguaglianza di genere come forma della lotta di classe». Lo ha spiegato la scrittrice statunitense Dale O’Leary, la prima ad usare il concetto di “Agenda di genere” e tra le più grandi esperte del movimento femminista, aggiungendo che «l’obiettivo, dal punto di vista filosofico, è la rivoluzione sessuale come lotta di classe. Vi è poi il tentativo, spesso riuscito, di occupare posizioni di potere» (vedi amministrazione Obama) con lo scopo di «riscrivere le leggi sui diritti umani utilizzando un linguaggio che le renda funzionali alla promozione dell’agenda di genere: la separazione del genere come ruolo socialmente costruito dal sesso biologico; l’ampliamento dei diritti umani per includere i diritti sessuali e riproduttivi; l’eliminazione del disturbo dell’identità di genere dall’elenco dei disturbi psicologici; includere nelle leggi antidiscriminazione la tutela dell’orientamento sessuale e dell’identità e manifestazione di genere; favorire il ricorso alla chirurgia di “cambiamento di sesso”».

Marcello Tempesta, docente di Pedagogia generale nell’Università del Salento, ha affermato : «nel processo di crescita armonica della persona un rilievo decisivo ha (sempre, ma soprattutto nel nostro tempo) quella componente del nostro essere in cui si rivela il suo strutturale essere in relazione: l’identità-differenza sessuale. Si tratta di una realtà oggi “terremotata”, messa pesantemente in discussione da un mainstream sempre più diffuso, che sta facendo artatamente diventare sensibilità corrente e senso comune ufficiale (come dimostrano fiction e canzoni, dichiarazioni di star hollywoodiane e di celebrati maîtres à penser) la filosofia del Gender: l’identità sessuale non sarebbe una datità originaria ma una mera costruzione socio-culturale e soprattutto una scelta individuale, aperta al passing identitario tra le cinque configurazioni sessuali che, secondo alcuni documenti di altissime istituzioni sovranazionali, avrebbero oramai sostituito le tradizionali due, retaggio di un remoto passato. Una certa esaltazione della differenza non pratica e promuove piuttosto l’in-differenza, alludendo ad un umano androgino oppure opponendo radicalmente il maschile e il femminile? Mentre si esalta la differenza, in fondo la si teme e la si nega».

Claudio Gentili,ordinario presso l’Università degli studi di Firenze, ha spiegato : «La bussola si è completamente smarrita. La distinzione tra diritti e capricci è diventata sempre più labile. Oltre alla negazione della differenza sessuale come generativa di una nuova famiglia, la diffusione della cultura gender nel dibattito politico e sociale sta portando ad una vera e propria moltiplicazione dei generi». Sono i risultati della modernità liquida che ha abbattuto il maschile e il femminile, ha abbattuto la solidità della trasmissione della vita: «si tratta di una grande opera di inquinamento, mascherata con la difesa dei diritti e la lotta contro le discriminazioni. Con la scusa dell’allargamento delle garanzie per prevenire il pericolo omofobia, ci si dirige verso una destrutturazione delle fondamenta su cui è costruita la famiglia umana. L’indifferenza di genere vista come nuova frontiera della colonizzazione consumistica».

La prestigiosa filosofa francese Sylviane Agacinski, fondatrice del Collège international de philosophie e docente presso l’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi, ha scritto un memorabile saggio, “La metamorfosi della differenza sessuale”, in cui ha evidenziato addirittura che oggi diversi esponenti della cultura transessuale stanno cominciando a mettere in dubbio anche la differenza sessuale maschio/femmina, accusando anch’essa di essere una creazione della società.

Giuseppe Bonvegna, ricercatore in Storia della filosofia nell’Università Cattolica di Milano, è a sua volta intervenuto recentemente accusando «il bigottismo fintamente moderno dei cantori dell’ideologia del gender» di «considerare l’attività sessuale come un qualcosa di non umano, paradossalmente proprio per un eccesso di arbitrio “umano”: sostenere, infatti, (come fa la “gender theory”) una non dipendenza dell’elaborazione dell’identità sessuale dal possesso reale di determinati organi sessuali significa sostenere che il corpo non è più un riferimento e una “pietra d’inciampo” reale da cui dipende la complessa “sessuazione” degli individui, e si può pensare di trattarlo in modo del tutto arbitrario come un mero oggetto di consumo». Si tratta, ha continuato Bonvegna, «di un materialismo finto e contraddittorio, portato avanti con le armi mediatiche di una posizione culturale (il relativismo) che si propone come tollerante, ma la cui origine è tutt’altro che “di larghe vedute”, in quanto, come quella dello stesso materialismo, risiede nella pretesa di certa ragione moderna di stabilire cosa è reale e cosa non lo è». Il riduzionismo materialista (è reale solo la materia) e poi quello idealista (è reale solo il pensiero), «nati entrambi da un’idea di libertà ridotta ad arbitrio assoluto, rappresentato il presupposto affinché quel riduzionismo potesse dar vita all’ideologia del gender, la quale, non a caso, condivide con materialismo e idealismo l’incapacità di tenere conto della vera natura del corpo umano vivente».

Come ha spiegato infine su “Le Monde” Michel Raymond, direttore di ricerca al CNRS e specializzato in biologia evolutiva presso l’Istituto di Scienze dell’evoluzione di Montpellier, «nel mondo vivente, maschi e femmine differiscono sempre biologicamente, tra cui alcuni dei loro comportamenti, perché ognuno ha un modo specifico di comportarsi. Quale forza misteriosa avrebbe cancellato le differenze nelle nostre specie? Infatti, quando cerchiamo di studiarli, ci dimostrano che già al momento della nascita – e quindi prima di qualsiasi influenza sociale – ragazze e ragazzi non hanno lo stesso comportamento». Per questo «la fiction attualmente di moda che vuole le differenze genetiche tra gruppi umani prossime allo zero è scientificamente infondata, come lo è il concetto di razza. L’antagonismo tra natura e cultura, è insostenibile».

La redazione
Dopo le nozze gay, i matrimoni in leasing. Continua negli Usa la demolizione sociale. E i cattolici rispondono così - Agosto 16, 2013  - Benedetta Frigerio - http://www.tempi.it/

matrimonio-usa-torta

Fa discutere in America la proposta lanciata da un avvocato sul Washington Post. Per la Chiesa la battaglia non è più solo civile, ma anche educativa
matrimonio-usa-tortaL’ultima sul matrimonio? Viene dal Washington Post. Il 7 agosto Paul Rampell, avvocato di Palm Beach, ha scritto che secondo lui le coppie del XXI secolo dovrebbero firmare una carta con su scritto “wedlease”, leasing matrimoniale, invece di impegnarsi “finché morte non ci separi”.

COME COMPRARE UNA CASA. Sappiamo tutti, si legge sul quotidiano, che «troppi matrimoni finiscono in divorzi», e che «la maggior parte dei cittadini oggi vuole allargare il matrimonio convenzionale per includere coppie dello stesso sesso». Perciò, secondo Rampell, il matrimonio va inteso come un diritto, al pari di una casa o di qualsiasi altro bene materiale. Nel mercato, alcuni individui acquistano proprietà, mentre altri optano per case in affitto. Lo stesso, continua l’avvocato, dovrebbe valere anche per il matrimonio: «Prendiamo in prestito il linguaggio del settore immobiliare e creiamo un contratto di locazione coniugale». Un wedlease appunto. Un impegno temporaneo al termine del quale i “coniugi” potranno decidere se rinnovare il contratto o separarsi.

IL DANNO SOCIALE. Provenendo da uno dei giornali più importanti degli Stati Uniti, la proposta naturalmente non è passata inosservata. Il primo a rispondere è stato Ryan Anderson, il co-autore del libro What Is Marriage? Man and woman: a defense. In un articolo pubblicato dal National Review Anderson ha sottolineato il pericolo di sostituire l’impegno matrimoniale con i valori individualistici: «Qualunque cosa possiamo pensare sulla moralità dei matrimoni aperti, o cosiddetti matrimoni temporanei, i costi sociali saranno alti». Basti pensare che «se un uomo non si impegna con una donna in un rapporto permanente ed esclusivo, la probabilità di produrre orfani e famiglie frammentate aumenta». Più partner avrà un uomo – continua Anderson – e «maggiore sarà la probabilità di fare figli con più donne. La sua attenzione e le sue risorse, così frammentate, avranno una lunga serie di conseguenze sia per la madre, sia per il bambino».

LA VERA MINACCIA. È d’accordo Joan Frawley Desmond, direttore del National Catholic Register, che mercoledì 14 agosto in un editoriale ha osservato che gli stravolgimenti del matrimonio influiranno negativamente anche sul numero delle unioni “tradizionali” fra uomini e donne. Infatti secondo Desmond a essere «minacciato alla radice è il vero senso del rapporto fra uomo e donna». Non a caso «gli stessi vescovi degli Stati Uniti hanno combattuto per contrastare il matrimonio omosessuale», ma il forte calo numerico del «matrimonio sacramentale li ha anche portati ad intensificare l’attività di catechesi verso i giovani cattolici che fanno parte di una generazione fortemente influenzata dal cambiamento delle norme culturali».

BATTAGLIA CIVILE E EDUCATIVA. La difesa del matrimonio è dunque molto più di una questione giuridica e sociale. Il direttore del National Catholic Register riprende le parole dell’arcivescovo di Minneapolis, John Nienstedt: «Abbiamo bisogno di sviluppare una subcultura cattolica in cui si possa parlare con chiarezza della verità e in cui si possa rispondere alle domande in modo da aiutare i giovani a discernere le ragioni della verità sul matrimonio. La decisione della Corte Suprema (che ha aperto al matrimonio gay, ndr) è un passo indietro, ma ci chiede di avere una nuova risolutezza per spiegare cosa sia il matrimonio in modo completo e convincente». Per l’arcivescovo, prosegue Desmond, la battaglia civile e quella educativa vanno di pari passo: «Tra 2010 al 2012 si è impegnato a rafforzare la catechesi sul matrimonio e nel 2012 ha anche combattuto per la salvaguardia di un emendamento alla Costituzione del Minnesota, che avrebbe definito il matrimonio come unione fra uomo e una donna».

LA SALVEZZA DELL’UNIONE. Sia Anderson che monsignor Nienstedt, scrive Desmond, notano come la mentalità contemporanea abbia ridotto la relazione di coppia a una «“unione emotiva”, semplicemente arricchita da qualsiasi attività sessuale che il partner trovi gradevole». Mentre «l’“unione globale”, con la sua apertura alla procreazione, chiede un impegno totalizzante di permanenza e di esclusività». Anche «i giovani cattolici possono essere influenzati da questa cultura dominante», ecco perché secondo il giornalista cattolico la battaglia della Chiesa è anche educativa. Ma cos’è che salva questa preziosa “unione globale”? Il vescovo di Minneapolis lo ha molto chiaro: «Il mondo moderno ci parla di realizzazione di sé e di auto-gratificazione. Da questo punto di vista, quando le altre persone entrano nella nostra vita, si dice che è per dare senso alla nostra vita». Ma «solo in Cristo possiamo placare la nostalgia che scopriamo essere nel profondo del nostro cuore. Per questo, cercando di trovare la perfezione in un’altra persona, rimaniamo presto delusi».

martedì 18 giugno 2013

Il deserto maschile e una società senza padri. I numeri che nessuno vuole vedere - giugno 18, 2013 John Flynn - http://www.tempi.it/



Di John Flynn, tratto da Zenit.org  - Un rapporto pubblicato la scorsa settimana dal think-tank britannico Centre of Social Justice (CSJ), mette in luce che le famiglie monoparentali raggiungeranno presto un totale di due milioni.
È in atto uno “tsunami della famiglia che sta percuotendo il paese”, ammonisce il direttore del CSJ, Christian Guy, nella prefazione del documento, intitolata: Famiglie divise: perché conta la stabilità.
Il rapporto stima che le famiglie con un solo genitore stanno crescendo ad un ritmo di 20.000 all’anno e che raggiungeranno i due milioni al momento delle prossime elezioni politiche (2015). La convivenza, rileva il dossier, è il principale fattore alla base della crescita delle famiglie monoparentali. Dal 1996, il numero delle persone che convivono è raddoppiato, fino a sfiorare i 6 milioni. Secondo i dati del rapporto, i genitori conviventi sono tre volte più propensi alla separazione entro il compimento dei cinque anni del primo figlio, rispetto alle coppie sposate. Oggi, in Gran Bretagna, un quarto di tutte le famiglie con figli a carico sono guidate da un solo genitore, ed il paese mostra uno dei più alti tassi di rotture familiari nel mondo sviluppato, si legge nel rapporto.

QUANTO COSTANO. Il CSJ ha criticato il governo per aver ignorato il bisogno di stabilità delle famiglie, ricordando quanto detto dal primo ministro Davide Cameron durante la passata campagna elettorale, quando promise «il governo più amico della famiglia di sempre». Eppure il dossier rileva che per ognuna delle 6000 sterline che il governo spende per i costi delle famiglie sfasciate, soltanto una sterlina viene spesa per aiutare le famiglie a mantenersi unite.
Il think-tank mette poi in luce gli enormi costi dell’aumento delle famiglie monoparentali. Il totale dei costi delle rotture familiari ammonta a 46 miliardi di sterline all’anno, quindi poco più di 1500 sterline per ogni contribuente. Questi valori, si legge ancora nel dossier, sono aumentati di quasi un quarto negli ultimi quattro anni.

SENZA PADRI. Un’altra grave conseguenza dell’indebolimento della vita familiare è l’assenza di modelli maschili per i figli. Secondo il dossier almeno un milione di bambini crescono senza la presenza di un padre in casa. Il CSJ, inoltre, descrive come alcune delle regioni più povere del paese siano diventate dei “deserti maschili” poiché ben poche scuole primarie dispongono di insegnanti uomini. In Inghilterra e Galles un quarto delle scuole primarie sono totalmente prive di insegnanti di sesso maschile, mentre quattro quinti delle scuole primarie ne hanno meno di tre.
L’assenza di padri e di modelli di riferimento maschili, osserva il rapporto, è legata a più alti tassi di delinquenza minorile, a precarietà economica e a gravidanze precoci.

NON E’ UN’OSSESSIONE “DI DESTRA”. Il direttore del CSJ ha osservato che i politici trovano sempre delle scuse per non aiutare le famiglie. Alcuni di loro affermano che la politica non debba interferire nelle questioni personali, altri ritengono che i cambiamenti nelle famiglie sono semplicemente parte della vita moderna, mentre altri ancora, addirittura negano che esista il problema del collasso della famiglia. «Questo atteggiamento deve cambiare – sollecita Guy -. Il collasso della famiglia è un urgente tema di salute pubblica», ha dichiarato. «Appoggiare l’impegno e porsi un obiettivo di ridurre l’instabilità non equivale a criticare o stigmatizzare i genitori single o i loro figli», ha detto. Dobbiamo percepire che il sostegno al matrimonio «non è un’ossessione della destra ma un tema di giustizia sociale», ha spiegato il direttore del CSJ. Infatti, ha proseguito, «nella società, i giovani vorrebbero sposarsi, tuttavia le barriere culturali e finanziarie che essi devono fronteggiare nelle comunità più povere, contrastano con le loro aspirazioni».

I BENEFICI DELL’UNITA’ FAMILIARE. L’ampiezza dei problemi determinati dalle divisioni nella vita familiare è stato il tema di un altro dossier britannico, pubblicato lo scorso anno dall’Economic and Social Research Council. Secondo il rapporto, pubblicato dal quotidiano Telegraph lo scorso 7 novembre, assistere allo sfascio della propria famiglia quando si è bambini, è associato a problemi psicologici che emergono dopo i trent’anni.
Numerosi altri studi hanno dimostrato i vantaggi di una vita matrimoniale stabile, con risultati positivi che vanno dagli stipendi più alti per i padri a più alti livelli di salute e felicità. Un sito web sul matrimonio sponsorizzato dalla Conferenza Episcopale degli USA include una pagina (http://www.foryourmarriage.org/what-are-the-social-benefits-of-marriage/ ) sui benefici sociali del matrimonio.

UN DANNO PER LA SOCIETA’. Nonostante la grande quantità di informazioni che dimostrano l’importante ruolo del matrimonio per la società, il numero delle famiglie monoparentali continua a crescere. Nel 2010, negli Stati Uniti, solo il 63% dei figli viveva in una famiglia con due genitori, contro l’82% del 1970. Questi dati sono stati riportati da un articolo pubblicato lo scorso 20 marzo dal New York Times che rileva anche le condizioni economiche peggiori degli uomini con minore istruzione.
L’articolo cita anche una ricerca che mostra come i bambini che crescono nelle famiglie a più basso reddito, di solito sono cresciuti soltanto dalle loro madri e, a loro volta, sono destinati a diventare genitori di figli con basso reddito.
Con una tale quantità di prove che dimostrano come il declino della famiglia sia dannoso per la società, la domanda che richiede una risposta è come mai i governi fanno così poco per dare sostegno al matrimonio e alle famiglie.

venerdì 31 maggio 2013

La lobby pedofila che vuole cambiare l'Europa - di Roberto Marchesini - 31-05-2013 - http://www.lanuovabq.it/

Don Fortunato di Notoinf
    
«In Europa c'è una forte lobby pedofila che punta a fare diventare normale la perversione. Mai come oggi si è assistito all'annientamento dei bambini in queste dimensioni». Ad affermarlo è don Fortunato Di Noto, il sacerdote siciliano fondatore dell'associazione Meter, il più famoso "cacciatore" di pedofili su Internet. Con lui cerchiamo di capire il fenomeno in Italia.

Don Fortunato, cos'è, e come funziona l'associazione Meter?
Prima di tutto è un cammino di fede. La nostra è una diakonia al servizio dell'infanzia che vuole abbracciare l'infanzia nella sua interezza. Paolo VI diceva che la difesa dei piccoli, per la Chiesa, non è una moda. E diceva che la Chiesa è esperta di umanità, di tutta l'umanità. Meter vuole essere esperta di infanzia, di tutta l'infanzia. Perché non esistono figli degli altri, ma solo figli nostri.
L'associazione funziona dal 1989. Abbiamo una sede centrale ad Avola (Siracusa) e 350 volontari in tutta Italia e nel mondo. Lavoriamo per la protezione dell'infanzia, non solo sulla lotta alla pedofilia online. Ci occupiamo di affido familiare, incontriamo i ragazzi nelle scuole per capirli ed essere loro vicini. E altre attività.

Come, e perché ha cominciato ad occuparsi di pedofilia?
Perché sono da sempre un tipo curioso e appassionato di tecnologia. Alla fine degli anni '80 ero seminarista a Roma e mi ero comprato il Commodore 64 con l'accoppiatore telefonico (roba che per voi è preistoria, era l'antenato del modem). Con quello ho iniziato a navigare nelle BBS, che erano gli antenati dei forum. E lì ho visto le prime immagini pedopornografiche. Un altro al mio posto se ne sarebbe potuto disinteressare, io ho deciso di considerare quei bambini come figli miei e occuparmene. E poi le prime storie di abusi, non potevo non considerarle, un grido di aiuto, un forte richiamo a ridare speranza.

Qual è, secondo il vostro osservatorio, la diffusione di questo fenomeno in Italia?
È purtroppo una diffusione trasversale. Possiamo offrire i nostri dati che rendiamo pubblici ogni anno con il Report Meter (che presentiamo nella Sala Marconi di  Radio Vaticana). In Italia la mancanza – ancora oggi – di una banca dati – tanto auspicata – non ci permette di avere chiaro il fenomeno.
Ecco i dati in sintesi Meter del 2012: l’impegno di Meter onlus a servizio dell’infanzia è stato nel corso di tutto il 2012 costante ed efficace, ma restano ancora forti emergenze da risolvere, in particolare i bambini minori di 13 anni che all’insaputa dei genitori aprono un profilo Facebook, nuova frontiera del rischio per i minori. E i numeri parlano: oltre 100.000 siti pedofili e pedopornografici negli ultimi dieci anni. Una diminuzione rispetto al 2011: si è passati da 20.390 a 15.946 nel “web visibile”. Aumenta invece in modo sconcertante e incontrollabile la presenza della produzione, divulgazione e detenzione di materiale pedofilo e di abusi sui bambini: nel “deep web”, sono 56.357 quelli monitorati in un solo anno. Crescono i social network, con 1.274 segnalazioni rispetto alle 1.087 del 2011. I casi (vittime di abuso) seguiti al Centro di Ascolto e accoglienza sono stati 61 rispetto ai 28 dello scorso anno (dal 2002 al 2012 sono stati in totale 951). Le consulenze telefoniche 839. Nella prevenzione sono state incontrate 18.600 persone tra cui 8190 studenti. Nell’ambito della prevenzione nella Chiesa sono state coinvolte 13 diocesi.

Si è fatto un'idea delle cause della pedofilia? Per quale motivo, secondo lei, un adulto può provare attrazione sessuale per un bambino prepubere?
Per tanti motivi. Perché è una coazione a ripetere per abuso, perché è un problema psicologico, perché è “malattia psichiatrica lucida”, perché è aberrazione, perché l’uomo si disumanizza. Perché c’è una sorta di connivenza e soprattutto di mancata sensibilità comune. Importante discutere e contrastare il femminicidio (violenza senza ragione e di grave entità), ma poco si parla del “bambinicidio” (in meno di 10 anni circa 250 bambini uccisi da adulti e genitori in Italia). Le cause possono essere tante.

La pedofilia è solo una questione psichiatrica, o ci sono in gioco altri fattori (economici, politici, ideologici...)?
Se per ideologico si intende il tentativo di far passare una perversione per una cosa normale, allora sì, c'è un fattore ideologico. Ma il punto è che mai come oggi stiamo assistendo all'annientamento dei minori in quantità industriale. Le dice niente la parola aborto? Ecco, quando sopprimere un bambino diventa facile come ingoiare una pillola, tutto è possibile. E, a cascata, questo riverbera sul valore dell'intera vita umana. C’è la crisi dell’uomo, più profonda di quella economica.

Secondo la sua opinione, quanto è diffusa la pedofilia tra religiosi e consacrati? 
I preti pedofili sono circa l'1% su 500.000 tra preti, religiosi/e nel mondo. Gravissimo è il problema, uno scandalo di vasta proporzioni. Una gravità inaudita che si affianca al fenomeno generale dello sfruttamento sessuali dei minori. Ma questo non significa niente: la Chiesa dovrà combattere per difendere i bambini fino alla consumazione dei secoli. E fino alla consumazione dei secoli dovrà piangere le vittime degli abusi che non ha saputo o voluto aiutare.

L'American Psychiatric Association (APA) ha annunciato che nella prossima edizione del suo manuale diagnostico, il celebre DSM, la voce riguardante la pedofilia subirà dei cambiamenti, al momento non precisati; in passato l'APA ha già derubricato la pedofilia egodistonica dal DSM, anche se poi è stata costretta a tornare sui suoi passi, almeno momentaneamente. La “strategia nazionale” contro l'omofobia  recentemente adottata dal governo italiano prevede l'abrogazione di “qualsiasi legislazione discriminatoria ai sensi della quale sia considerato reato penale il rapporto sessuale tra adulti consenzienti dello stesso sesso, ivi comprese le disposizioni che stabiliscono una distinzione tra l’età del consenso per gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso e tra eterosessuali” (art. 18). Insomma: è in atto una imponente campagna per “normalizzare” la pedofilia. Secondo lei, a cosa andiamo incontro? Chi vuole questo cambiamento culturale, e perché?
Pedofilia e omosessualità sono due cose diverse. Certamente però esiste – anche nelle intellighenzie europee e non  – una lobby pedofila. Glielo posso garantire. Poi gli psichiatri dicano quello che vogliono: secondo lei stuprare un bambino di pochi giorni è o no qualcosa di malvagio, indegno, violento? Lo dicano alle vittime. Questo discorso del consenso è l’ennesimo tentativo di normalizzare le relazioni sessuali tra adulti e bambini. E’ come si nota una battaglia culturale, ma che vede pochi che scendono in campo.

La sua azione contro la pedofilia ha mai suscitato reazioni negative? Avete mai subito minacce o ritorsioni a causa del vostro impegno? A chi da fastidio il vostro lavoro?
Ritorsioni? Tante minacce, calunnie, diffamazioni. Ma è meglio non parlarne. E’ dal 2000 che ho una tutela del Comitato di sicurezza, niente scorta, mi bastano gli angeli miei protettori.
Da allora devo dire a Polizia e Carabinieri dove vado perché così potranno approntare un minimo di vigilanza sulla mia persona. Ma non m'importa. Noi siamo dalla parte giusta: dei bambini, di Cristo, del Vangelo. E del Papa.



venerdì 24 maggio 2013


La crisi della famiglia e il disagio dei padri separati di Redazione, 22 maggio 2013 - http://www.documentazione.info/


La crisi del matrimonio e della famiglia ha numerose conseguenze. Dagli ultimi rapporti Istat risulta che nel 2011 in Italia sono stati celebrati 204.830 matrimoni, 12.870 in meno rispetto al 2010. Inoltre le nozze sono sempre più tardive: l'età media al primo matrimonio degli uomini è pari a 34 anni e quella delle donne a 31 anni.

E’ ancora l’Istat  a fornire un altro dato allarmante sul numero di separazioni e divorzi: nel 2010 le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160. Prima di rompersi un matrimonio dura in media 15 anni per le separazioni e 18 anni per i divorzi. L'età media al momento di separazione o divorzio è di circa 46 anni per i mariti e di 43 per le mogli e questi valori sono in aumento.

Una conseguenza, di cui si parla poco, è il fenomeno dei padri separati. Si tratta infatti di una categoria sociale in crescita che vive in situazioni di povertà sempre più gravi.

Il fatto che nel 20,6% delle separazioni è previsto un assegno mensile per il coniuge nel 98% dei casi corrisposto dal marito, fa sì che su 2 milioni di padri separati il 9% viva con meno di 300 euro al mese, come ha fatto notare Vanity fair . Anche perché spesso, nel 56,2% delle separazioni, la casa è assegnata alla moglie. Inoltre nell’80% dei casi di separazione i figli sono affidati alla madre.

Di conseguenza molti mariti sono costretti a vivere in macchina o nel luogo di lavoro, mentre alcuni scelgono di tornare a vivere dai genitori. Si registra che il 25% di chi usufruisce delle mense del povero è separato o divorziato, e secondo Gian Ettore Gassani, avvocato presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani, «ce ne sono almeno 90 mila a Roma e 50 mila a Milano», e a Bologna 2 padri su 10 mangiano alla Caritas.

Un ulteriore dato particolarmente allarmante viene dalla nota informativa dell’Istat  sui suicidi in Italia. Nel 2009 i casi di suicidio maschile sono stati 3.094, mentre i suicidi femminili sono stati 881.

Tutto questo conferma la necessità di una tutela e un investimento nella cultura del matrimonio e della famiglia in Italia.

giovedì 16 maggio 2013


Risposte al matrimonio omosessuale di Franco Olearo, 14 maggio 2013 - http://www.documentazione.info/


Di recente in Francia è stato approvato il disegno di legge sui matrimoni omosessuali che apre alle coppie dello stesso sesso anche l’adozione. Hanno fatto scalpore le numerose manifestazioni delle famiglie in difesa del matrimonio tra uomo e donna, che hanno suscitato reazioni violente da parte delle forze dell’ordine

Proponiamo qui una sintesi di risposte alle domande più discusse sul tema, offerte dagli organizzatori della Manif Pour Tous (la manifestazione francese), l’organizzazione inglese Catholic Voices, il Gran Rabbino di Francia e il filosofo francese Fabrice Hadjadj.

1) ESTENDERE IL MATRIMONIO AGLI OMOSESSUALI, CHE FASTIDIO PUO' MAI COMPORTARE AGLI ETERO?

Manif pour tous
Il progetto “Mariage pour tous” rivoluziona il Codice Civile sopprimendo sistematicamente le parole marito e moglie, padre e madre, sostituiti da termini asessuati come parenti. E’ un modo per sopprimere l’alterità sessuale e mettere in discussione le fondamenta dell’identità umana, del concetto di differenziazione sessuale e di filiazione. Apre la strada a una nuova forma di filiazione sociale senza alcuna aderenza alla realtà umana. Crea le premesse per un nuovo ordine antropologico, fondato non più sul sesso ma sul genere, cioè la preferenza sessuale.

Fabrice Hadjadj
C’è un’evidente e naturale diseguaglianza fra la coppia formata da un uomo e una donna e quella di due uomini o di due donne.
Per rendere uguali le condizioni, è necessario ricorrere all’artificio, e passare dalla nascita alla fabbricazione, dal “born” al “made”… Dietro la pretesa legalizzazione giuridica, c’è dunque un assoggettamento tecnocratico, e il progetto di produrre persone non come persone, dunque, ma come prodotti, in base ai nostri capricci, secondo la legge della domanda e dell’offerta, in conformità ai desideri fomentati dalla pubblicità: «Un bambino à la carte, la vostra piccola cosa, l’accessorio della vostra autorealizzazione, il terzo compensatorio delle vostre frustrazioni; infine, per una modica somma, il barboncino umano!».

Catholic Voices 
La definizione di matrimonio come pura espressione di un impegno (commitment) fra due individui va fortemente contrastata.
Tre sono i motivi dell’importanza del matrimonio per la società:

1- la famiglia è l’unità fondante della società
2- il cuore della famiglia è costituito dall’unione sessuale fra un uomo e una donna per il loro beneficio e per il bene dei figli che verranno.
3- il matrimonio costituisce l’ambiente ideale, irreplicabile per far crescere I figli.

Il motivo per cui lo stato promuove il matrimonio è  perché è indispensabile per la crescita delle nuove generazioni. I benefici che i bambini ne ricavano sono strettamente legati all’unione conugale di un uomo e una donna, che diventano madre e padre dei figli che nascono. Altre forme di unione non vengono promosse perché sono di molto minore beneficio. Figli cresciuti da divorziati, da single, da parenti, da coppie dello stesso sesso: tutte mancano di qualcosa di essenziale per una crescita serena. Le caratteristiche del matrimonio non sono costruzioni sociali o imposte dalla legge.  Esse  sono intrinseche alla natura del matrimonio. Lo stato ha il mandato di regolare il matrimonio, non certo di alterarlo.

Abbandonare il concetto di complementarietà coniugale nel matrimonio comporta inoltre che non c’è più motivo per contrastare ulteriori richieste per  estenderlo ad altre categorie: rapporti fra parenti, bigamie, poligamie. 

Rabbino di Francia
In una visione largamente condivisa da persone credenti o non credenti, il matrimonio non è il riconoscimento di un amore; è una istituzione che sancisce l’alleanza di un uomo e di una donna per consentire la continuità delle generazioni.  E’ l’istituzione di una famiglia, cioè di una cellula che crea una relazione di filiazione diretta fra i suoi membri all’interno di una comunità costituita da discendenti e ascendenti. E’ fondamentale per la costruzione e la stabilità degli individui e della società.

2) IL MATRIMONIO FRA OMOSESSUALI RISOLVE IL PROBLEMA DELLE DISCRIMINAZIONI A CUI SONO SOGGETTI ANCORA OGGI

Manif pour tous
Le norme paritarie e la filiazione naturale –universale- della famiglia favoriscono la coesione sociale e intergenerazionale. Noi non ignoriamo le problematiche specifiche delle persone omosessuali. Certe disposizioni legali permettono già di tenerle in conto (i PACS). Esse possono venir migliorate senza sconvolgere il matrimonio civile basato sulla complementarietà uomo/donna e la filiazione naturale.
Noi abbiamo la responsabilità storica di preservare la nostra civiltà, la nostra società e la nostra umanità, impegnandoci senza omofobia a difendere il matrimonio e la filiazione naturale, i diritti dei bambini.

Catholic Voices
Non c’è nessuna discriminazione nell’escludere le coppie dello stesso sesso dal matrimonio, come la Corte Europea per i diritti umani ha recentemente confermato. Esistono già i Patti di relazione civile (PACS) che regolano le  relazioni fra coppie omosessuali.  Consentire loro di sposarsi non aggiunge nessun diritto, ma è solo un gesto politico e simbolico che ha il solo scopo di sconvolgere il concetto di matrimonio.
Come ha detto  l’arcivescovo di  Canterbury : “it is an abuse of power to use the law proactively to change culture”.

Fabrice Hadjadj
Noi non siamo «omofobi». Siamo meravigliati dai gays veramente gai, dai «folli» senza gabbia, dai saggi dell’inversione. L’amore della differenza sessuale, così fondamentale, con quello della differenza generazionale (genitori/figli), ci insegna ad accogliere tutte le differenze secondarie. Se io, uomo, amo le donne, così estranee al mio sesso, come potrei non avere simpatia, se non amicizia, per gli omosessuali, che mi sono, in definitiva, molto meno estranei?
D’altra parte ce ne sono sempre stati, che non avevano paura di affermare la loro differenza, di assumere una certa eccentricità, un lavoro ai margini. Allo stesso modo, noi crediamo che ciò che è veramente «omofobo» è lo pseudo-«matrimonio gay». Siamo di fronte a un tentativo di imborghesimento, di normalizzazione dell’omofilia, di annientamento della sua scortesia sotto il codice civile. Che bel dono questo «matrimonio» che non è altro che un arrangiamento patrimoniale o un divorzio rinviato! Purché gli omosessuali rientrino nei ranghi, e che siano sterilizzati soprattutto nella fecondità che è loro propria.
Perché, chi ignora la loro fecondità artistica, politica, letteraria, nella compassione?

Rabbino di Francia
La tesi che il matrimonio è per tutti coloro che si amano non è sostenibile. Il fatto che due persone si amino non implica affatto che si debbano sposare, siano essi omosessuali o etero.
Un uomo non può sposare una donna già sposata, nè una donna può sposare due mariti.
La sincerità dell’amore non è messa in causa. Il matrimonio è qualcosa di molto più completo dell’amore fra due persone. Da questo punto di vista il matrimonio per tutti è solo uno slogan perché l’eventuale autorizzazione al matrimonio fra omosessuali non eliminerebbe diseguaglianze e discriminazioni nei confronti di altri che si amano.

3) LE COPPIE OMOSESSUALI SONO IN GRADO DI AMARE ALTRETTANTO BENE CHE LE COPPIE ETEROSESSUALI?

Rabbino di Francia
Non c’è alcun dubbio che persone omosessuali sono capaci di amare ed educare i bambini allo stesso modo degli eterosessuali ma il ruolo dei genitori non consiste unicamente nell’amore che possono dare ai loro figli, né nella educazione che possono fornire: il legame filiale è un vettore psichico che è fondante per il senso di identità del ragazzo.
Tutto l’affetto di questo mondo non è sufficiente a produrre le condizioni psichiche che rispondono al bisogno del ragazzo di sapere da dove proviene. Il padre e la madre indicano al figli la sua genealogia, che gli è necessaria per posizionarsi nella catena delle generazioni e rapportarsi al resto del mondo. 

4) PERCHE' DISCRIMINARE LE COPPIE OMOSESSUALI RIGUARDO L'ADOZIONE?

Manif pour tous
Con la possibilità di adozione da parte di due uomini o due donne, dei bambini saranno considerarti dalla legge come se fossero nati da due genitori dello stesso sesso, quindi privati volontariamente del padre o della madre. Sarà loro vietato accedere a una metà della loro origine. Si tratta di un atto profondamente discriminatorio e ingiusto per tali ragazzi.

Rabbino di Francia
Non c’è un diritto ad avere un bambino, né per le coppie omosessuali né per quelle etero.
Il bambino non è un oggetto di diritto ma soggetto di diritto.
Il bambino adottato ha bisogno, più di chiunque altro, di un padre e di una madre. L’abbandono è visto come una ferita profonda e l’orfano aspira a ritrovare ciò che ha perduto.
L’adozione da parte di una coppia omosessuale rischia di accrescere il trauma del bambino perché la catena della filiazione risulterà essere stata doppiamente interrotta: nella realtà dei fatti per l’abbandono subito e nell’artificiosità parentale costruita sull’omosessualità dei suoi genitori adottivi.

5) LA PROCREAZIONE ASSISTITA CONSENTE ORA FORME DI OMOGENITORIALITA' (HOMOPARENTALITE') PRIMA IMPOSSIBILI  

Manif pour tous
Dal momento che in Francia il numero dei bambini adottabili sarà inferiore al numero di coppie in attesa di adozione, le coppie del medesimo sesso finiranno per adottare dei bambini fabbricati attraverso la procreazione assistita eterologa (per le donne) o attraverso una madre surrogata per gli uomini. Sono già in atto iniziative per estendere in questo senso la legge appena approvata.

Rabbino di Francia
Le nuove forme di omogenitorialità consentite dalle varie forme di procreazione assistita (donazione di ovociti, di sperma, utero in affitto) aprono prospettive complesse e nuove forme di rivendicazione: queste vanno trattate nell’ambito più generale della Bioetica salvaguardando soprattutto i diritti del bambino e non debbono essere prese in ostaggio da rivendicazioni orientate ad annullare la differenza fra sessi.


martedì 23 aprile 2013


Nessuna complicità con chi distrugge di Luigi Negri - 21-04-2013 - http://www.lanuovabq.it/

Luigi Negri

    
Pubblichiamo la lettera che mons. Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha scritto in questi giorni al direttore de Il Foglio sul drammatico momento che vive il nostro paese, perché descrive in modo lucido il vero problema culturale cui ci troviamo di fronte e l’atteggiamento che siamo chiamati ad assumere..

Carissimo direttore,
poiché mi trovo quasi sempre d’accordo con le tue posizioni dal punto di vista cultural-politico, mi permetto di farti avere delle osservazioni che sento assolutamente necessario, in coscienza, formulare e pubblicare. Mi hanno indotto a questo anche due bellissimi articoli che ho letto recentemente sulla questione dell’assetto cultural- social-politico in questo momento tragicomico della nostra storia nazionale.

Uno è un articolo del professor Francesco Alberoni sul fanatismo devastante di certe posizioni politiche, che mi ha ricordato i tempi indimenticabili dei miei studi universitari, in cui l’allora giovane professor Alberoni ci insegnava i rudimenti della sociologia. E poi l’articolo molto acuto del professor Aldo Grasso con cui ho condiviso tanti anni di insegnamento in Cattolica.

Non voglio fare nessun intervento nell’ambito specifico dell’impegno dei laici, soprattutto dei laici che hanno deciso di partecipare attivamente alla vita delle istituzioni. Non tocca ai vescovi stabilire l’identikit del presidente della Repubblica e non tocca ai vescovi indicare le priorità di carattere politico in senso stretto, ma tocca ai vescovi intervenire sulle gravi vicende di carattere culturale che sono arrivate, nel nostro paese, a un livello di crisi che mi sembra senza ritorno.

Mi sono chiesto se è giusto che noi continuiamo a tacere di fronte a posizioni culturali, sociali e politiche che affermano letteralmente che l’uomo è Dio; e che affermano una subordinazione totale e parossistica alla rete, indicata come soluzione globale di tutti i problemi dell’umanità.

Se si possa tacere di fronte a una modalità di porsi, nella vita politica, che disprezza, nel linguaggio e negli atteggiamenti, qualsiasi interlocutore che viene sbrigativamente percepito come avversario da eliminare. Se è possibile far prevalere tutta una serie di valutazioni personalistiche di carattere moralistico come ambito in cui decidere la presentabilità o meno di candidati a questa o a quella carica. A parte l’ignoranza spaventosa per cui si possono citare frasi del primo hitlerismo e di alcuni documenti delle più terribili dittature del Ventesimo secolo cercando di dargli una patente di credibilità e di autorevolezza. In questo contesto, dove una persona ragionevole, io non vorrei scomodare la fede, una persona ragionevole si trova veramente a disagio, ritengo che sia giusto che un vescovo della chiesa cattolica dica che c’è una sostanziale inconciliabilità fra la visione della realtà che nasce dalla fede e questa vita politica ridotta alla difesa accanita dei propri interessi particolari o di formazione ideologica.

Non credo che sia giusto che si possa continuare in un’equivoca tolleranza di posizioni che obiettivamente sono distruttive, non solo e non tanto della fede cattolica, ma di una vita sociale autenticamente fondata su valori sostanziali e inderogabili, quelli che Benedetto XVI aveva così genialmente sintetizzato nell’espressione “valori non negoziabili”.

Di fronte alla proposta di una vita socio-politica ridotta a posizioni teoriche demenziali, corredate da un linguaggio e relativi atteggiamenti dello stesso tipo, io mi sento di dire con tranquillità, almeno ai fedeli cattolici della mia diocesi, che non è possibile essere cristiani e contemporaneamente appoggiare a qualsiasi livello posizioni e scelte che sono evidentemente in contrasto con la concezione della vita che la chiesa, coerentemente, da duemila anni insegna. Se poi la novità è rappresentata, anche sul piano istituzionale, da disegni di legge che riguardano il riconoscimento civile delle unioni gay, il cambiamento a spese del Servizio sanitario nazionale del sesso, ci rendiamo conto da che parte va questa presunta novità.

Ma c’è un ulteriore e ultimo disagio. Mi sono chiesto in questi giorni: ma dove è finita la presenza politica dei cattolici in Italia? Si caratterizzano per le scelte politiche che fanno, destra o sinistra, ma non più per quella vera appartenenza a valori in forza dei quali diventa possibile un vero dialogo, confronto, e al limite la collaborazione.

Mi sono reso conto con amarezza che la presenza politica dei cattolici sembra non esistere più. Esistono dei cattolici che a titolo sempre più personale, quindi nel senso restrittivo della parola, militano di qua o di là ma ricevono la loro dignità dalla scelta analitica che hanno fatto. E forse qui non è in ballo soltanto la responsabilità dei laici. Forse l’azione educativa che noi dovremmo insistentemente riprendere con i nostri laici, soprattutto quelli impegnati nei campi più difficili, sembra essere venuta meno. Non so se non è più chiesta. Resta il fatto che da noi vescovi viene offerta in modo sempre più blando e sempre meno mordente. Non è un contributo ma non credo che potessi tacere ai fedeli della mia chiesa questa direttiva che ho ritenuto necessario dare.

Siccome poi il vescovo di una diocesi particolare vive e deve vivere un affetto per la chiesa universale, pongo questo mio intervento a disposizione di quanti, nelle altre chiese, possano riconoscersi e ritrovarsi in esso. (Il Foglio del 19/04/2013)



Luigi Negri
Arcivescovo di Ferrara – Comacchio

giovedì 11 aprile 2013


Hadjadj: «Si va verso il transumano. La difesa della carne è propria del cristianesimo »
aprile 11, 2013 Leone Grotti - http://www.tempi.it

Fabrice_Hadjadj


«Quello che sta succedendo in Francia in questo momento è una grazia». Tenendo conto che il filosofo francese Fabrice Hadjadj sta parlando dell’approvazione da parte del governo socialista in Francia del matrimonio gay e della quasi totale censura di un milione di persone che scendono in piazza per protestare, si potrebbe pensare che è impazzito. Ma il direttore dell’Istituto europeo di studi antropologici Philanthropos di Friburgo (Svizzera), che ha rilasciato un’intervista a tempi.it a margine del convegno che si è tenuto ieri all’Università Cattolica di Milano dal titolo “È ancora tempo di credere”, ha buone ragioni per usare la parola “grazia”, pur affermando che la Francia è nel bel mezzo di una «crisi antropologica» dominata da una «tecnocrazia che vuole trasformare l’umano».
Professore Hadjadj, partiamo dal principio. Il governo socialista di Francois Hollande vuole legalizzare matrimonio e adozione gay. E, a meno di svolte imprevedibili, ce la farà.
In Francia c’è un governo di sinistra che non può condurre una politica di sinistra, perché la crisi economica gli impedisce di mantenere le promesse di ordine sociale fatte in campagna elettorale. Quindi la sola cosa che gli resta è cambiare la legge. Ma legalizzando il matrimonio gay questo governo di sinistra tradisce la sua natura. Il vero socialismo infatti non tocca la famiglia, che è il pilastro della società, ma cerca di provvedere a una migliore distribuzione delle ricchezze. Questo è un grosso problema e il governo di Hollande cerca di nascondere la sua impotenza dietro questa legge.

Come si è arrivati in Francia a proporre la legalizzazione del matrimonio gay?
Malgrado tutto, e indipendentemente da questa circostanza, in Francia c’è una crisi antropologica. Questa crisi antropologica fa sì che noi non crediamo più davvero all’umano e stiamo andando verso qualcosa che rientra nell’ordine del transumano. Tutto questo grazie al regno della tecnica. Infatti, quello che non si dice normalmente è che affinché ci sia uguaglianza tra un matrimonio fra un uomo e una donna e uno fra due uomini o due donne ci vuole la tecnica. Una coppia dello stesso sesso per procreare deve ricorrere a qualcosa che riguarda più la fabbricazione che la nascita. Dietro a tutto ciò c’è una tecnocrazia che vuole trasformare l’umano.

Sembra che la Francia abbia anche reagito. Per due volte, contro questo progetto di legge, sono scese in piazza un milione di persone.
Sì, c’è stata una grande manifestazione contro il matrimonio gay ma i media francesi non ne hanno quasi parlato. Questo fa capire quanto sia grande la censura su quello che sta succedendo. È noto il caso dell’uomo arrestato perché indossava la maglia della Manif Pour Tous, una cosa che in Francia non si era mai vista prima. Ma resta il fatto che quello che sta avvenendo in questo momento è una grazia.

Una grazia?
Sì, perché non si era mai presa una coscienza tale del mistero dell’Incarnazione. Siamo in una situazione in cui sono la Chiesa e i cristiani che si trovano a difendere la carne e il sesso. Siamo completamente usciti dal puritanesimo per prendere coscienza che la sessualità così come ci è donata viene da Dio ed è spirituale. E questo è un passo avanti straordinario che è stato fortemente preparato da Giovanni Paolo II. La difesa del corpo e della carne, infatti, è una peculiarità del cristianesimo. Durante la Manif Pour Tous, dei cristiani portavano cartelli con questo slogan: “Vogliamo il sesso, non il genere”. È una grande novità questa affermazione del sesso, contro l’ideologia del gender, e quelle persone lo dicevano in quanto cristiani.

Dal punto di vista politico non si può dire che la manifestazione sia stata un successo.
Non era una manifestazione politica ma antropologica. I cristiani si sono resi conto che la posta in gioco non è dominare in un rapporto di forza, non è ristabilire la cristianità ma testimoniare la verità. Ed è per questo che sulla strada c’erano anche grandi filosofi come Rémi Brague, che non aveva mai partecipato a una manifestazione. È una bella novità che i cristiani si mobilitino non tanto per la difesa della cristianità ma perché bisogna testimoniare la verità. Grazie a questa situazione inedita si avrà una ricomposizione totale dell’azione dei cristiani nella società.



Intanto però la legge sul matrimonio gay sarà approvata dal Senato.
Il matrimonio civile era già un falso matrimonio, lo definirei un divorzio rimandato. Non a caso i gay stanno già chiedendo il divorzio, ancora prima di avere il matrimonio. Se lo scopo fosse stato salvare il matrimonio civile, allora non sarebbe valsa la pena di fare manifestazioni. Siamo allo stadio ultimo di una distruzione che risale al 19esimo secolo. La posta in gioco non è impedire la legge ma dire: ecco la verità del matrimonio. In questi giorni si è visto che i cristiani non hanno bisogno dello Stato, dei giornali, della televisione per comunicarlo. La via da percorrere non è più conquistare un potere che sta affondando ma rifondare la dimensione politica dal basso, attraverso l’evangelizzazione.
La sconfitta nasconde una vittoria?
Sì, è l’inizio di qualcosa di nuovo: i cristiani si sono ritrovati e tutti hanno sentito di esistere davvero come comunità. Il cristianesimo francese era segnato dall’individualismo e improvvisamente, in questa situazione, si è visto che non solo si esisteva insieme ma che la piazza era nostra. Le manifestazioni dei cristiani e delle comunità ebraiche contro il matrimonio gay sono state molto più numerose delle altre. Hanno sempre detto che la piazza era della sinistra, degli artisti e anche degli omofili, ma non è così. E mi raccomando di scrivere omofili, non omosessuali, perché il termine omosessualità costituisce il rifiuto della sessualità, quindi non è giusto usare questa parola, non descrive bene la natura della questione. Insisto: questa è una situazione molto gioiosa, molto bella.

Eppure i cristiani non sono mai stati così poco ascoltati.
Se uno ha la nostalgia della cristianità, del tempo in cui lo Stato era cristiano e le leggi erano cristiane, allora può considerare tutto un disastro già da diverso tempo. Se invece uno ha il desiderio non della cristianità ma del cristianesimo, allora questo momento è molto interessante e molto bello.
@LeoneGrotti