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venerdì 11 ottobre 2013

L'amore ai tempi del DNA


Quando un esame può mettere in ombra il sentimento più luminoso che esista

Roma, 05 Ottobre 2013 (Zenit.org) Annarita Petrino | 96 hits

La porta dell'universo (Gattaca) è un film del 1997 scritto e diretto da Andrew Niccol, ambientato in un futuro dove sono emerse nuove lotte di classe tra chi è nato dopo essere stato geneticamente programmato e chi è no, ovvero tra validi e non validi. Non troviamo, dunque, individui potenziati da messi meccanici o elettronici ( come vorrebbe il cyberpunk), ma individui potenziati attraverso la manipolazione dei loro stessi cromosomi (in perfetto stile biopunk). Risvolti tecnologici della biologia... quando l'analisi di un capello può decidere l'inizio o la fine di una storia d'amore o la mappatura genetica quella di una vita. Solo fantascienza oppure vero e proprio nichilismo non dichiarato di una società sempre più biotecnologica?


Nel film alle coppie che hanno deciso di avere un figlio viene offerta l'alternativa a un fanciullo di Dio (un bimbo concepito nell'amore e in modo naturale ma con tutti i rischi del caso: malattie, caratteri ereditari, geni imperfetti, ecc), ovvero un bimbo con un corredo genetico perfetto. Il primo sarà un individuo di grado inferiore, buono solo a compiere umili lavori, mentre il secondo sarà un individuo valido e quindi destinato a un futuro brillante. Il protagonista del film, un fanciullo di Dio vede l'amore dei genitori rivolgersi verso il fratello più piccolo, un valido, poiché su di lui pende la terribile condanna di una malattia cardiaca, destinata prima o poi a manifestarsi nella sua vita. Questo scatena in lui una sorta di rivalsa che lo porta a spacciarsi per valido e ad innamorarsi (ricambiato) di una valida.

Fantascienza, dunque, eppure così vicina all'attuale scenario, che gira intorno alla diagnosi prenatale, una serie di esami che consentono di monitorare lo stato di salute del feto e quindi di individuare alcune patologie, anomalie cromosomiche e malattie genetiche. Come dire che è possibile ottenere una "mappa" abbastanza precisa del bimbo che attende di vedere la luce, una mappa in grado di dichiarare se egli sarà un valido o un non valido e, conseguentemente se sia il caso o meno di fargli vedere la luce.

L'amore ai tempi del DNA... quando un esame può mettere in ombra il sentimento più luminoso che esista; quando l'istinto cede il passo alla prudenza, decidendo di non "rischiare". È la fantascienza diventa allora il ritenere Dio alla base di una causalità imperfetta che la scienza ha il dovere di correggere, privando l'essere umano della sua unicità proprio in quanto fanciullo di Dio.

(05 Ottobre 2013) © Innovative Media Inc.

mercoledì 23 gennaio 2013


Viaggio nel coma dalla Lituania un film già cult  di Federica Gregori TRIESTE – Avvenire, 23 gennaio 2013

Casco di elettrodi calcato sul capo, a mollo in una sorta di liquido amniotico dentro un claustrofobico, nero sarcofago, un uomo giace a captare impulsi dalla mente di una donna in coma trasferendo suoni, colori, immagini e ricordi da questo “serbatoio” umano in stato vegetativo. Un esperimento scientifico tanto audace nelle premesse quanto imprevedibile negli effetti è al centro del film di fantascienza più premiato del 2012 ai festival europei di genere, un “caso” che ha trasformato a sorpresa “Aurora/Vanishing Waves” della lituana Kristina Buozyte in un vero e proprio cult, tanto da venir paragonato a “Solaris” di Tarkovskji.
Attesissimo, ambizioso e visionario, Meliès d'Or a Sitges, quattro riconoscimenti al Fantastic Film, menzione al Karlovy Vary, è stata la cartuccia sparata dal Trieste Film Festival per la sua penultima serata di proiezioni prima della giornata conclusiva.
«Non volevamo realizzare un semplice film di fantascienza – ha dichiarato la trentenne regista Buozyte – ma indagare le relazioni umane nei loro aspetti più intangibili, descrivendo visivamente concetti come la passione e il desiderio».
Sentimenti ed emozioni che oggigiorno, grazie alla tecnologia, sono sempre meno legati a una vicinanza concreta e permettono di instaurare rapporti anche a distanze remotissime. È quello che avverrà, portato alle più estreme conseguenze, nella connessione mentale stabilita tra il giovane scienziato Lukas (interpretato da Marius Jampolskis, uno dei maggiori talenti lituani) e la ragazza in coma Aurora, scelta perchè una mente attiva produrrebbe troppe informazioni: il “transfer” riuscirà, e trasporterà l'uomo in un viaggio per sondare le enigmatiche profondità della mente umana.
«Nei rapporti ci nascondiamo sempre, non siamo sempre aperti» spiega la regista, che ha scritto il film insieme allo sceneggiatore Bruno Samper. Il paesaggio mentale che si aprirà ai due protagonisti sarà invece aperto, totale, a vivere la pienezza delle sensazioni più immediate senza le restrizioni del mondo reale e a delineare il rapporto d'amore ideale, quello in cui due menti si fondono completamente. Ne deriva uno sci-fi drammatico, intriso d'erotismo e visivamente affascinante, che esplora la complessità della psiche, la natura del desiderio e l'eterna battaglia tra la mente e il corpo.
«Nessuno sa veramente - aggiunge la cineasta - cosa accade nella mente di una persona quando si trova in stato di coma, e la subcoscienza è ancora un' enigma». Nonostante siano stati consultati medici e luminari scientifici, il film non ha pretese di credibilità scientifica, anche se la regista ha visitato diversi ospedali con pazienti in stato di coma per approfondire i diversi livelli di coscienza. Tra gli interpreti del film, nelle sale Usa a breve, fa capolino anche un amico del Trieste Film Festival, il cineasta lituano Sarunas Bartas. 

lunedì 10 dicembre 2012


Gianna Jessen, la bambina di Dio che ha raccontato la sua vita in October Baby - http://www.tempi.it

dicembre 10, 2012 Redazione
 di Gaia Bottino, tratto da ZENIT.org  - Gianna Jessen è una figura ormai nota nelle realtà dei movimenti a favore della vita, e all’incontro che l’ha vista protagonista lo scorso 4 dicembre alla parrocchia Gran Madre di Dio a Ponte Milvio, erano presenti oltre mille persone, per la maggioranza giovani, desiderosi di ascoltare la storia di questa donna minuta e dagli occhi illuminati da una gioia fuori dal comune, di come sia riuscita a trasformare la sua vita in un capolavoro.
Gianna Jessen è diventata il personaggio simbolo del movimento pro-life negli Stati Uniti. La sua vicenda personale, che ha ispirato il film October Baby, ha sapore di miracolo: 35 anni fa, Gianna nasce viva in una clinica per aborti legata all’associazione Planned Parenthood; sua madre, allora diciassettenne e al settimo mese di gravidanza, era stata consigliata ad abortire tramite l’aborto salino che consiste nell’iniettare nell’utero una soluzione salina che corrode il feto e lo porta alla morte entro 24 ore.
A dispetto dei piani umani, Gianna vede la luce così come deciso dai progetti della Provvidenza: la tecnica dell’aborto salino non funziona e la neonata nasce viva dopo 18 ore, sebbene la mancanza d’ossigeno all’interno dell’utero le abbia provocato una paralisi cerebrale e muscolare. Tuttavia Gianna impara a camminare con tutore all’età di tre anni, a vent’anni riesce a camminare senza tutore fino a correre nel 2006 la maratona di New York per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’aborto.
Gianna ha perdonato sua madre per aver tentato di abortirla: il suo dolore si è trasformato in speranza, la sua rabbia in desiderio di realizzare una missione che si sta rivelando la vocazione della sua vita: ottenere la parità di diritti al nascituro così come avviene per la donna che lo ha concepito.
“Se l’aborto è una questione di diritti della donna dov’erano i miei? – ha chiesto Gianna con voce ferma ai mille occhi presenti a Ponte Milvio –. Non c’è nessuna femminista che protesta perché i miei diritti sono stati violati e la vita è stata soffocata nel nome dei diritti delle donne?.
L’unico scopo di Gianna che si definisce “la bambina di Dio” è quello di far sorridere il Creatore: “Mi hanno odiata fin dal concepimento. Ma sono stata amata da molte altre persone e specialmente da Dio. Sono la sua bambina. Io non posso stare in questo mondo senza dare tutta il mio cuore, la mia mente, la mia anima e la mia forza al Cristo che mi ha dato la vita”.
La Beata Madre Teresa di Calcutta, in merito alla testimonianza di vita di Gianna Jessen disse: “Dio sta usando Gianna per ricordare al mondo che ogni essere umano è prezioso per Lui. È bello vedere la forza dell’amore di Gesù che Egli ha riversato nel suo cuore. La mia preghiera per Gianna, e per tutti quelli che la ascoltano, è che il messaggio dell’amore di Dio ponga fine all’aborto con il potere dell’amore”.
Gianna mostra la sua fede attraverso le sue parole e le sue azioni: ha dato prova di come Dio può manifestarsi attraverso le opere di un essere umano; il compito più alto a cui un individuo possa aspirare.