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venerdì 25 gennaio 2013
mercoledì 6 ottobre 2010
FECONDAZIONE: RABBINI DIVISI SU ETICITA' FIVET- Salvatore Izzo - (AGI) - CdV, 5 ott.
Anche per la morale ebraica il compimento dell'atto sessuale e' parte integrante del compimento del precetto biblico "andate e moltiplicatevi" e dunque qualunque ausilio esterno alla coppia non e' etico. Ma ugualmente il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, al referendum del 2005 sulla Legge 40 voto' "si', tranne che al quesito sulla fecondazione eterologa".
E in questi giorni, commentando il nobel al britannico Edwards, ha invitato a "fare distinzione tra una realizzazione scientifica rilevante e le possibilita' che questa apre. Queste possono essere dal punto di vista etico alcune lecite ed altre no, dipende dai sistemi di valutazione che si impiegano.
Sono due aspetti che - per Di Segni - operano distintamente, quella della fecondazione assistita non e' una scoperta scientifica malvagia, anzi e' vero il contrario, quindi si deve operare sulle singole opzioni".
Una posizione "aperta" che Alfredo Mordechai Rabello, docente di diritto ebraico all'Universita' di Gerusalemme, condivide. "Anche alla luce dei progressi compiuti dalla scienza, la maggioranza delle autorita' rabbiniche - spiega - ritiene che la cosa importante sia il risultato finale e quindi vi e' da vedere senz'altro nella nascita di un bambino attraverso l'inseminazione artificiale il compimento del precetto biblico "crescete e moltiplicatevi".
Un altro problema riguarda il divieto di distruzione dello sperma: vi sono autorita' religiose che considerano proibita ogni emissione di sperma che non avvenga durante un comune rapporto sessuale, negli organi genitali della donna e quindi considerano proibita anche questo genere di riproduzione, aggiungendo alcuni anche elementi kabbalistici. "I dilemmi ed i problemi - osserva il giurista - sono molto numerosi, ma dal punto di vista del Diritto ebraico non vi e' una soluzione che sia accettata da tutti. La vita sembra obbligarci a continue scelte, che non sono sic et sempliciter fra bene e male".
Di certo nella Bibbia si legge: "Tuo malgrado tu nasci e tuo malgrado tu muori e tuo malgrado renderai conto (delle tue azioni) davanti al Re di tutti i re, il Santo, Benedetto Egli sia". E dunque, conclude Mordechai Rabello ribadendo la illiceita' della selezione degli embrioni, che la Legge 40 tenta di limitare, "di fronte alla scelta fra la nascita di un bambino con il pericolo che rimanga orfano in giovane eta' o evitare la sua nascita, il bambino preferira' sempre il proseguimento della vita (fatta eccezione nel caso di terribili sofferenze, in cui si preferisce morire anziche' proseguire a vivere) con tutto quello che cio' comporta".
© Copyright (AGI)
martedì 5 ottobre 2010
Fecondazione e Nobel, la differenza ebraica di Daniel Reichel dal sito http://moked.it
“Edwards ha rivoluzionato la vita di migliaia di persone, dando loro la possibilità di avere figli” spiega rav Gianfranco Di Segni, biologo molecolare del CNR e docente al Collegio Rabbinico di Roma. A poche ore dall’assegnazione del Nobel per la medicina al padre della fecondazione assistita Robert Edwards, diverse sono state le reazioni per la decisione del Karolinska Institutet di Stoccolma. Il Vaticano, ad esempio, ha duramente criticato la scelta di premiare lo scienziato inglese che nel 1978 riuscì ad eseguire la fertilizzazione in vitro o in provetta. Da allora almeno quattro milioni di bambini sono nati attraverso la fecondazione assistita, “una tecnica – come si legge nella motivazione dell’assegnazione del Nobel a Edwards- che ha avuto fortissime ricadute nella società”. Ma qual è il punto di vista ebraico su questo delicato tema di bioetica? Ne discutiamo con rav Gianfranco Di Segni, uomo di scienza e di religione.
Se si pensa che il problema della sterilità colpisce oltre 10% delle coppie nel mondo, si comprende l’utilità della scoperta di Edwards. Ma qual è la posizione dell’ebraismo in merito alla questione della fecondazione in vitro?
Dal punto di vista religioso, il problema della soluzione dell’infertilità è visto in modo diverso tra mondo ebraico e mondo cattolico. Anzi, direi che nel campo della bioetica questo è proprio il punto su cui c’è la maggiore differenza. Nell’ebraismo la fecondazione assistita è permessa principalmente per tre motivi: innanzitutto, c’è a monte un approccio positivo nei confronti delle scienze bio-mediche. L’ebraismo ha sempre visto l’uomo come partecipe all’opera della creazione. In questo caso dunque non vi è una intromissione da parte dell’uomo nel corso della natura ma una “collaborazione” con il Creatore.
Inoltre, è noto il precetto biblico “crescete e moltiplicatevi”. Avere figli è una mizvà e chi non riesce ad averne non può mettere in pratica questo precetto. Per questo la fecondazione in vitro ha avuto molto successo nel mondo ebraico, in particolare fra i religiosi che si rivolgono molto spesso alle cliniche israeliane, poli di eccellenza in questo campo. Con l’aiuto della scienza, l’uomo riesce ad adempiere il proprio dovere di fare figli.
Infine, nell’ebraismo l’embrione, prima di quaranta giorni dal concepimento, è considerato mera acqua. Per cui, durante la fecondazione in vitro, l’embrione non ha ancora acquisito lo status di persona: non si sta manipolando un essere umano. Inoltre, il fatto che l’embrione non sia ancora stato inserito nel grembo materno è un ulteriore motivo per considerare lecita la tecnica. Bisogna però ricordare che gli embrioni non possono essere prodotti appositamente per la ricerca scientifica, e la liceità della tecnica dipende anche dalla sua finalità.
Quali sono i problemi dal punto di vista della Halachà in merito alla fecondazione assistita?
Le difficoltà sorgono soprattutto per quanto riguarda la fecondazione eterologa, ossia nel caso in cui il seme o l’ovulo provengano da una terza persona estranea alla coppia. La questione, è necessario sottolinearlo, non è l’adulterio: il figlio nato dal seme che non appartiene al marito non è considerato mamzhèr, adulterino, perché non vi è stato alcun contatto sessuale. Il problema della fecondazione eterologa è la possibilità in futuro che eventuali figli dello stesso donatore o donatrice si incontrino e, non sapendolo, abbiano un rapporto incestuoso. Altro problema nasce dall’introduzione nella coppia di un elemento estraneo, il che potrebbe causare un danno morale e psicologico all’equilibrio della famiglia. Si prende inoltre in considerazione il diritto del bambino ad avere padre e madre chiaramente identificabili, che con la fecondazione eterologa verrebbe a mancare. Per questo l’Halacha sconsiglia fortemente l’adozione della tecnica della fecondazione eterologa.
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