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lunedì 29 ottobre 2012

Aumentano le terapie per la sclerosi multipla




Si inasprisce lo scontro sul <<metodo Zamboni>> - Corriere della Sera

28 Ott 2012 
Uno studio scarta l'ipotesi del chirurgo, ma lui contesta i criteri adottati per la valutazione e avvia un'altra ricerca. Secondo lo studio Cosmo soltanto 3% dei malati sarebbe portatore della Ccsvi. <<Molti dei referti che hanno riscontrato la Ccsvi sono stati bocciati come falsi positivi>>. 
Uno contro l'altro armati. O quasi. Questa è la sensazione che si ha scorrendo gli studi sul l'insufficienza venosa cerebrospinale cronica (o Ccsvi) e il suo eventuale ruolo nella sclerosi multipla. Sono passati quasi dieci anni da quando Paolo Zamboni, chirurgo vascolare dell'Università di Ferrara, ha osservato che i malati di sclerosi multipla avrebbero, più spesso dei sani, restringimenti od occlusioni delle vene che drenano il sangue dal cervello (azygos e giugulari) e che ciò contribuirebbe alla patologia. Da allora si sono creati due schieramenti, pro e contro, che si battono a suon di lavori scientifici contrastanti: da un lato chi dimostra che la Ccsvi è più frequente nei malati e sperimenta la tecnica di liberazione delle vene, dall'altro chi non trova anomalie nei pazienti e ritiene che la Ccsvi abbia effetti pericolosi perché potrebbe distogliere i malati da terapie di provata efficacia. Chi ha ragione? A Lione è stato presentato il più ampio studio condotto per capire se esista o meno una correlazione fra Ccsvi e sclerosi multipla, lo studio Cosmo: ultimato in poco meno di due anni per la necessità di dirimere la spinosa questione e dare risposte chiare ai malati, è tutto italiano e soprattutto ha coinvolto quasi 1800 persone di cui circa 1200 pazienti con sclerosi multipla, più di 350 controlli sani e più di 200 pazienti con altre malattie neurologiche, sottoposti a ecodoppler in 35 centri in tutta Italia. Uno sforzo considerevole, tutto finanziato dall'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, che ha prodotto dati netti: il tasso di presenza della Ccsvi è molto basso nei pazienti con sclerosi multipla e altre malattie neurologiche (poco più del 3% in entrambi i casi) e assai simile nelle persone sane (poco più del 2%). «La Ccsvi è un fenomeno residuale, una variante della normalità: il fatto di trovarla nei sani ci spinge a studiarla, certo, ma non in relazione alla sclerosi multipla — commenta Giancarlo Comi, coordinatore dello studio Cosmo —. Il rigore metodologico dello studio toglie ogni dubbio: i sonologi che hanno effettuato i test sono stati formati appositamente e non sapevano se il paziente che avevano di fronte fosse malato o meno. Una volta emesso il loro referto, l'esame è stato letto in cieco, senza sapere cioè a chi si riferisse il test, da una commissione centrale di tre medici: uno dei massimi esperti europei di sclerosi multipla, il presidente della Società italiana di Neurosonologia ed emodinamica cerebrale e il presidente della Società italiana interdisciplinare vascolare. Valeva il responso della maggioranza, inoltre tutti gli esami sono ancora a disposizione della comunità scientifica, per chiunque li voglia rivalutare». Nulla da eccepire? Non proprio, come osserva Paolo Zamboni (che avrebbe dovuto far parte dei tre esperti centrali ma si è "sfilato" dallo studio Cosmo perché non ne condivideva il metodo): «Credo che i dati siano più deboli di quanto possa sembrare, innanzitutto perché il modo migliore per avvalorare l'efficacia dell'ecodoppler sarebbe stato non far interpretare il test da esperti, ma piuttosto metterlo a confronto con i risultati di un altro esame oggettivo, considerato gold standard per lo studio delle vene, ovvero la flebografia con catetere. In questo modo si è solo evidenziato che l'ecodoppler è scarsamente riproducibile». «Inoltre, — osserva Zamboni — la maggioranza dei referti che secondo il sonologo esecutore dell'esame erano positivi alla Ccsvi è stata "bocciata" come falso positivo dai lettori centrali: significa quantomeno che qualcosa non ha funzionato nella formazione di chi faceva i test». Convinto della sua tesi, Zamboni porta avanti lo studio Brave Dreams: «Valutiamo i pazienti in doppio cieco con ecodoppler e flebografia, per avere un dato solido di presenza o meno della Ccsvi. Quindi dividiamo a caso i pazienti tra chi verrà sottoposto al trattamento di liberazione e chi no: i centri partecipanti sono 12 e puntiamo a reclutare circa 700 casi; per il momento ne abbiamo arruolati una trentina». Un' iniziativa discutibile per la sicurezza dei pazienti, secondo i neurologi. Ma lo "scontro" prosegue. 

domenica 14 ottobre 2012


la ricerca fa sperare
​Due milioni e mezzo di malati nel mondo, 630mila dei quali in Europa e 65mila in Italia, dove ogni anno vengono diagnosticati 1.800 nuovi casi. Sono i numeri, gravi, di un’altrettanto grave patologia, la Sclerosi multipla (Sm), malattia neurologica che interessa il sistema nervoso centrale e tende a peggiorare nel tempo, spesso fino a impedire completamente i movimenti degli arti, la vista, la parola e le altre funzioni nervose. «Qui a Lione sono riuniti 7.000 neurologi da tutto il mondo e il messaggio che mandiamo ai pazienti è fortemente positivo – dice Giancarlo Comi, direttore dell’Istituto di Neurologia sperimentale all’università "Vita-Salute" del San Raffaele di Milano, in Francia per partecipare al XXVIII Congresso europeo dedicato al trattamento e alla ricerca sulla Sm –. Oggi possiamo dire che è in arrivo un’ondata di nuovi farmaci di dimostrata efficacia. Nella sfortuna, nessuna malattia ha beneficiato della ricerca farmaceutica quanto la sclerosi, e migliaia di neurologi qui riuniti per una sola patologia lo dimostra».
A essere colpita è la mielina, ovvero la guaina che riveste i nervi e trasmette gli impulsi dal cervello: quando nella mielina compaiono lesioni (o placche, per cui si parla anche di Sclerosi a placche), il segnale nervoso è rallentato o bloccato lungo le fibre del cervello e del midollo spinale. 

La comunità scientifica ha sferrato la sua lotta alla sclerosi ormai da un secolo, cercando da una parte di scoprirne la causa e dall’altra di mettere a punto terapie. «Il panorama presente è quello di cure molto efficaci – conferma Gianluigi Mancardi, direttore del Dipartimento di Neuroscienze all’università di Genova –. Si va da quelle di prima linea, che si somministrano inizialmente, a quelle di seconda linea, che subentrano quando le prime non funzionano o la malattia ha un decorso aggressivo da subito. Sono terapie di nuova generazione molto interessanti, che diminuiscono fortemente il numero di ricadute e rallentano la progressione della malattia». Già da un anno sono in vendita immunosoppressori molto efficaci (impediscono che dagli organi linfatici fuoriescano le cellule che danneggiano la mielina. La Sm infatti è una malattia autoimmune), ma «altre terapie ora in sperimentazione usciranno tra un paio d’anni – annuncia Mancardi –: sono totalmente innovative e avranno forte impatto sulla qualità della vita dei malati. La ricerca però prosegue anche sulla riabilitazione e sulle cause della patologia. La si studia da cento anni, ma i passi da gigante si stanno facendo ora: solo 15 anni fa non c’era alcuna terapia».

Lucia Bellaspiga

lunedì 11 giugno 2012


Sclerosi multipla, la ricerca cambia la qualita' della vita - In arrivo farmaci innovativi. La risposta alle cure non e' uguale per tutti, notizie tratte da La Nazione, Alessandro Malpelo, 11/06/2012, http://news-notizie.wineuropa.it

CENTRALITÀ del paziente. Saper ascoltare. Espressioni che rimbalzano nella comunità dei neurologi, gli specialisti sembrano più attenti ai segnali di disagio che provengono dalle persone con sclerosi a placche e altre patologie invalidanti.
La prova lampante viene dai giorni del terremoto, dai disabili assistiti dalla Croce rossa, Unitalsi, Misericordie e una miriade di sigle di volontariato nelle tendopoli. Cateteri, sedie a rotelle, tutori e tanta voglia di rimettersi in piedi. Parliamo di madri coraggio come Carolina Ferraresi, bloccata dal sisma al confine tra Modena e Ferrara, la casa crollata, una figlia accampata nella vicina città di Mirandola, donne che non gettano la spugna, non mollano gli affetti, e portano avanti la battaglia per vincere la sclerosi multipla sia pure in mezzo a mille difficoltà.
Anche per loro, e per i medici di famiglia che abbiamo visto all'opera nel cratere del sisma, tra ambulatori inagibili e sfollati in preda al panico, la ricerca va avanti, con dignità: «Nelle sperimentazioni occorre evitare due eccessi - avverte il ministro della Salute, Renato Balduzzi - l'enfasi prima dei risultati attendibili e la delegittimazione a priori». Sappiamo che non c'è ancora la cura risolutiva per la sclerosi multipla. «Ma le terapie farmacologiche - ha affermato Giorgio Foresti, presidente AssoGenerici, ad di Teva Italia - sono in grado di modificarne il decorso e vediamo profilarsi farmaci in fase di studio internazionale. La stessa azienda che rappresento ha grosse novità in arrivo».

IN ATTESA delle molecole «cucite su misura», di cui si è parlato a Roma al Bems, convention sulla Evidence based medicine nella SM, c'è ancora tanto da fare in termini di miglioramento della qualità di vita. La società a volte non è in grado di offrire risposte a tutto tondo. In Europa, del resto, esistono disparità di trattamento. «In Paesi come l'Italia, la Finlandia o la Repubblica Ceca quasi tutti i malati di sclerosi multipla sono trattati con farmaci innovativi - spiega Maria Trojano, professore di neurologia e presidente designato di Ectrims - mentre in Francia, Germania, Svizzera e Belgio non vengono trattati dal 20 al 40% dei pazienti». Le politiche governative cambiano alle diverse latitudini.
Un altro dato ricorrente nelle malattie croniche (vale anche per diabete, epilessie, artrite reumatoide e Parkinson) sono le cure a intermittenza. «Si è visto che il grado di aderenza alla terapia varia dal 40 al 60% già nei primi due anni di trattamento - precisa la professoressa Trojano - e spesso a insaputa del medico. Tra le cause di abbandono problemi economici, insorgenza di effetti collaterali, o la percezione arbitriaria che il farmaco sia poco efficace. Come regolarsi? Il medico deve avere un atteggiamento comunicativo, spiegare in maniera comprensibile i limiti della terapia, e dialogare».

IL FUTURO, si dice, sarà giocato sulla farmacogenomica, la possibilità di prevedere se un determinato tipo di trattamento porterà o meno miglioramenti sulla base di un profilo genetico individuale accertato. «Ma la sfida più grande - dichiara Alan Thompson, primario di Neuroscienze a Londra e presidente del comitato scientifico della Federazione internazionale sclerosi multipla - dipenderà dalla nostra capacità di stimolare la neuroplasticità, il potenziale di recupero e riparazione che il cervello possiede, da collegare alla riabilitazione, e che può essere valutato da strumenti quali la risonanza magnetica funzionale».
Prenderà il via intanto, in varie città d'Italia, uno studio di fase II su pazienti per sperimentare le staminali. Lo ha annunciato Antonio Uccelli, centro sclerosi multipla dell'Università di Genova. Prima regola, i fatti. Si è visto, per ora solo in laboratorio, che queste cellule, le mesenchimali in particolare, non rigenerano le fibre nervose perdute. Ma possono limitare le ricadute. Obiettivo dei test è verificare, con la risonanza, se le staminali agiscono come farmaci per spegnere l'infiammazione e agevolare i processi di riparazione. Se son rose...

«PRIMA O POI - è il parere del manager Riccardo Palmisano, di Sanofi-Genzyme - le aziende farmaceutiche dovranno accollarsi un costo per accertarsi dell'appropriatezza di impiego delle nuove terapie lanciate sul mercato. Per chi produce innovazione, questo non va visto come un onere ma come una benedizione».
La carrellata non finisce qui. Abbiamo raccolto, a Milano, i contributi di Filippo Martinelli Boneschi, responsabile del laboratorio di neurogenetica del San Raffaele, Graziella Filippini, dell'Istituto Besta e Giovanni Meola del Policlinico San Donato. Li presentiamo in queste stesse pagine. E rilanceremo sul web.
alessandro.malpelo@quotidiano.net

venerdì 13 aprile 2012


Sarà il Dna a decidere le terapie per i malati di sclerosi multipla, di Redazione - 13 aprile 2012, http://www.ilgiornale.it/

RomaTerapie personalizzate per curare al meglio la sclerosi multipla che è la prima causa di disabilità tra le giovani donne. Sono oltre 1800 le persone che ogni anno scoprono di soffrire di questa patologia invalidante e si tratta per lo più di donne tra i venti e i quaranta anni, destinate a confrontarsi per anni con le difficoltà e le limitazioni imposte dalla malattia. A Roma per due giorni i massimi esperti in questo campo, neurologi e rappresentanti delle istituzioni, discuteranno delle prospettive di cura durante il Best Evidence in multiple sclerosis. L'evento si svolge al Maxxi ed è promosso dall'azienda farmaceutica Teva Italia. Proprio la Teva ha sviluppato clinicamente il farmaco più usato per contrastare l'avanzare della sclerosi, il Copaxone.
Giancarlo Comi, presidente della Società italiana di Neurologia, sottolinea come in Italia sia stata impostata in modo corretto la somministrazione dei farmaci sempre molto costosi e dalla posologia complessa. «Giusto che si sia scelto di distribuire i farmaci soltanto attraverso i centri competenti - spiega Comi - Anche perchè ogni paziente risponde in modo diverso e le cure dovranno essere sempre più personalizzate, una terapia su misura per ciascun malato». Al momento è in corso uno studio con l'obiettivo di stilare un protocollo per test genetici che possano poi indirizzare il medico verso la cura più appropriata per il proprio paziente.
«Risalire al pool di geni che ci dicano poi come ogni singolo paziente risponderà alla somministrazione del farmaco - spiega Comi - Oggi si conoscono circa 90 geni in qualche modo legati al rischio di ammalarsi di sclerosi multipla ma nessun gene che abbia un'influenza su quale sarà il decorso della malattia. Lo studio punta ad individuare i geni che ci possono rivelare quale sarà la risposta al farmaco».
La possibilità di curare davvero questa patologia oltre al sollievo per i malati e le loro famiglie rappresenterebbe anche un enorme risparmio. I malati di sclerosi spesso sono molto giovani, più della metà non riesce a svolgere alcuna attività lavorativa, e oltre il 65 per cento ha problemi di deambulazione. Il costo sociale di questa patologia secondo l'Associazione italiana sclerosi multipla è di due miliardi e 400.000 euro all'anno. La spesa media che ogni malato e la sua famiglia deve sostenere annualmente è di 32.000 euro.

venerdì 7 ottobre 2011


Sclerosi multipla: tesi Zamboni sperimentata entro novembre, 7 ottobre 2011, http://www.blitzquotidiano.it

BOLOGNA, 7 OTT – Nella seconda meta’ di novembre comincera’ la sperimentazione per avvalorare la ‘tesi Zamboni’. Obiettivo, dimostrare la correlazione, individuata dal professore ferrarese, tra l’Insufficienza venosa cronica cerebrospinale (Ccsvi), malattia delle vene del collo e del torace, e la sclerosi multipla. A spiegarlo, durante una conferenza stampa a Bologna, Gabriele Rinaldi, direttore generale dell’azienda ospedaliera universitaria Sant’Anna di Ferrara. ”Entro la seconda meta’ di novembre – ha detto – saremo pronti ad arruolare i primi pazienti”.
In tutto, bisognera’ ‘reclutarne’ 650, in 16 centri idonei piu’ altri otto che stanno completando l’idoneita’. I risultati definitivi potrebbero arrivare in un paio d’anni. Ogni paziente, in media, costera’ 3.500 euro. ”Tutto sara’ rendicontato”, ha assicurato il direttore. I dati sono stati forniti in occasione della consegna di un assegno di 50 mila euro, raccolti dall’associazione Ccsvi nella Sclerosi Multipla, come contributo a ‘Brave Dreams’ (cosi’ si chiama la sperimentazione di Paolo Zamboni che valuta il contributo dell’angioplastica venosa, appunto, nel controllo della malattia). ”Il fatto che dal basso venga fatta una raccolta fondi per la ricerca e’ un segnale straordinario”, ha commentato Zamboni.
Contestualmente l’associazione ha lanciato una campagna mediatica, creata gratis da Lowe Pirella Fronzoni, rivolta a web, radio e tv: quella per la stampa prevede foto di un uomo e una donna con la testa avvolta da una gabbietta di metallo, accompagnate dallo slogan ”Togliendo un tappo, la vita dei malati di Sclerosi Multipla puo’ tornare a scorrere’. Un messaggio che spiega in estrema sintesi che, sostiene l’associazione, il 90% dei malati di Sclerosi ha le vene del collo e del torace occluse e che liberandole si possono ottenere vantaggi.