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lunedì 30 settembre 2013

Pillola del mese dopo, goffo tentativo di truccare l’aborto da “contraccezione post-fertilizzazione” - settembre 29, 2013, Benedetta Frigerio - http://www.tempi.it/


Foto: Ci mancava la "pillola del mese dopo"

Ennesimo goffo tentativo di truccare l'aborto fai-da-te da "contraccezione post-fertilizzazione": www.tempi.it/aborto-pillola-mese-dopo-anticoncezionale-contraccezione-post-fertilizzazione

Un gruppo di ricercatori chiede alle case farmaceutiche di sviluppare un “nuovo” metodo di controllo delle nascite che somiglia tanto all’aborto a domicilio
pillola_anticoncezionale-jpg-crop_displayAncora non esiste ma l’hanno già battezzata “pillola del mese dopo”. Alcuni ricercatori americani e svedesi hanno firmato un editoriale sulla rivista scientifica Journal of Family Planning and Reproductive Health Care per spingere le case farmaceutiche a superare i presunti ostacoli di natura politica e religiosa e a procedere senza indugio nello sviluppo di quello che viene presentato come un contraccettivo “post fertilizzazione”. Che però, a giudicare dagli effetti provocati, somiglia più a una versione aggiornata della pillola abortiva Ru486 che a un contraccettivo. La nuova “kill pill”, infatti, sarebbe in grado di agire fino a un mese dopo il rapporto sessuale, quando l’ovulo è fecondato e l’embrione in parte sviluppato.
PEGGIO DELLE “KILL PILL”. In realtà sono già diverse le voci che hanno sollevato perplessità sul nuovo composto chimico. Sarà peggio della Ru486, dicono, perché anche la “pillola del mese dopo” è un farmaco abortivo, ma più camuffato. Agli autori dell’editoriale, però, tutto ciò non interessa. L’importante è che «una pillola del genere sarà molto popolare tra le donne». E anche se «è una forma di aborto» – ammette Elizabeth Raymond, firmataria dell’”appello”, medico presso l’azienda newyorkese Gynuity, specializzata in “salute riproduttiva – «sarebbe ampiamente accettata». Anche perché la miracolosa pillola potrebbe sostituire altri farmaci contraccettivi con effetti collaterali fastidiosi come l’aumento di peso, il mal di testa o la nausea. «Vent’anni fa un sondaggio condotto in più paesi, specificamente pensato per conoscere i sentimenti delle donne sulla pillola contraccettiva che agisce dopo la fertilizzazione, ha rivelato una notevole accettazione», si legge nell’editoriale.
UNA CONTRADDIZIONE IN TERMINI. Ma non è tutto. Nell’articolo la dottoressa Raymond ha anche scritto che non bisogna pensare male di questa «forma di aborto»: «Dobbiamo smetterla di esaltare la contraccezione pre-fertilizzazione come una cosa buona, perché questo implica che ciò che agisce dopo la fertilizzazione invece sia male». Giochi di parole che non convincono per niente il movimento Family Education Trust, che sul Daily Mail ha fatto notare come «parlare di contraccezione post fecondazione sia una contraddizione in termini» e come chiamare il farmaco “pillola del mese dopo” riveli solo il tentativo di confondere l’opinione pubblica nascondendo la presenza di «un’altra persona». Per il Family Education Trust si tratta infatti di «aborto a domicilio», senza mezzi termini. E «l’aborto significa solo una cosa: la rimozione del bambino non ancora nato».
@frigeriobenedet

mercoledì 6 febbraio 2013


«La Yasmin mi ha sconvolto la vita. Ora apro una pagina Facebook contro la pillola »
febbraio 5, 2013 Benedetta Frigerio - http://www.tempi.it


«Una morsa alla testa stranissima localizzata dietro e in alto alla nuca, bagliori accecanti e allucinazioni». Così è cominciata l’odissea di Eliana, iniziata quattro anni fa e non ancora terminata. Nel 2008 Eliana aveva 21 anni e, in seguito a forti dolori mestruali, decise con il suo ginecologo di assumere il nuovo anticoncezionale della Bayer, la Yasmin, che «veniva prescritta in maniera massiccia. Io studiavo ostetricia e vedevo che in tantissime la assumevano. Mi accorsi subito che in me, al contrario di come si diceva, gli effetti si sentivano e non erano affatto leggeri: ingrassai per via della ritenzione idrica e cominciai a soffrire d’ansia». Allora perché continuare? «Ne feci uso per un anno e mezzo, fino a quando i benefici mi sembravano maggiori dei fastidi: preferivo avere dei momenti di malessere e qualche chilo in più, piuttosto che rimanere a letto per una settimana al mese a causa dei dolori mestruali».

È GIUSTO CHE SIA IN COMMERCIO? Finché una sera Eliana ha avvertito uno strano mal di testa, che «non era quello solito che mi causava la miopia», a cui seguirono anche delle allucinazioni. La ragazza fu portata in Pronto Soccorso e lì sottoposta a una Tac da cui non risultò nulla di problematico. «Passai la notte in ospedale, ma il giorno dopo i dolori erano insopportabili, perciò decisero di trasferirmi nel reparto di neurologia». Esami approfonditi rivelarono la causa del malessere: «La diagnosi era di trombosi cerebrale a livello del seno trasverso causata da pillola anticoncezionale».

ALTRI PROBLEMI. Sulla ragazza fu effettuato quello screening a cui ogni donna dovrebbe essere sottoposta prima di assumere la Yasmin: «Servivano per sapere se avevo problemi di coagulazione del sangue o se ero predisposta a trombosi, mi chiesero se fumavo e bevevo. Non c’era nulla di tutto ciò. Dunque, se anche avessi fatto gli esami prima di prendere la Yasmin, la pillola mi sarebbe stata comunque prescritta e io sarei stata male lo stesso. Per questo mi domando: se anche lo screening consigliato non può assicurare che non si verifichino gli effetti collaterali contenuti nel foglio illustrativo, è giusto che la pillola rimanga in commercio? È vero, ad alcune ragazze non accade nulla, ma è lecito continuare a venderla a discapito della salute di altre donne? ».
Eliana rimase in ospedale per 15 giorni. Tornata a casa, dopo pochi giorni svenne di nuovo. Ricoverata, questa volta rimase in ospedale dieci giorni. «Una volta dimessa, continuai la terapia di anticoagulanti pera altri nove mesi». In quel periodo la ragazza fu costretta a tornare in Sicilia, dove vive la sua famiglia, e a lasciare l’università che frequentava a Novara. «Ogni settimana dovevo fare un prelievo del sangue per dosare gli anticoagulanti. Purtroppo, nonostante la dieta, il mio corpo faticava ad assimilarli e così ero costretta a dosaggi importanti che mi facevano sentire male».
Eliana cercò un’altra via per evitare ulteriori episodi di trombosi. «Mi recai al Centro per la cura delle cefalee: mi dissero che il mio malessere non era ascrivibile a nessun tipo di emicrania. Cercarono comunque di aiutarmi con una cura sperimentale, ma gli effetti collaterali mi provocavano una spossatezza che non mi permetteva di vivere normalmente».

RICADUTA E LICENZIATA. Finalmente, dopo un anno e mezzo dalla prima crisi, Eliana cominciò a sentirsi meglio e, seppur considerata parzialmente invalida, riuscì a concludere gli studi. «Mi laureai nel 2010. Incominciai a lavorare, finché nel dicembre scorso, quando pensavo che il veleno che avevo in corpo si fosse finalmente esaurito, ebbi un altro episodio di emicrania con allucinazioni sul posto di lavoro. Mi fecero un’altra Tac, ma non c’era nulla. Per quattro mesi mi diedero una nuova terapia preventiva, insieme mi prescrissero un farmaco che attaccasse il male nel momento in cui lo sentivo arrivare. Lo assumevo tramite iniezione intramuscolare. Ovviamente, questa operazione richiedeva di avere accanto a me persone in grado di somministrarmi il farmaco e anche questo mi ha creato non pochi problemi». Tutto ciò andò a discapito della sua brillantezza sul luogo di lavoro, «tanto che non mi rinnovarono il contratto. Non ero abbastanza sorridente».

L’INIZIATIVA. In questi anni Eliana ha conosciuto altre ragazze su cui la pillola Yasmin o Yasminelle ha avuto effetti tremendi come la trombosi o l’embolia polmonare. Per questo si è decisa ad aprire una pagina Facebook “DONNE… in pillole”. «So che in America molti si sono uniti per frenare il commercio di questa pillola. Occorre combatterlo anche in Italia», spiega. Anche se preceduto da esami: «Il mio caso, infatti, dimostra che nemmeno uno screening preventivo può darti la certezza che ingerendo queste pillole non ti accadrà quanto è accaduto a me».

@frigeriobenedet  

giovedì 31 gennaio 2013


Pillole anticoncezionali e i pericoli per la salute. Ora le case farmaceutiche tremano per le cause gennaio 30, 2013 Redazione - http://www.tempi.it


 Yasmin, Meliane, anche sui quotidiani si parla sempre più insistentemente dei pericoli dei contraccettivi. Oggi, ad esempio, lo fa Repubblica (La battaglia della pillola. “Oggi più rischiosa di ieri”. L’Europa apre un’inchiesta), in cui si legge che «quando, il 14 dicembre, Marion Larat fece causa alla casa produttrice della sua pillola per attentato all’integrità umana” non sapeva quale reazione a catena internazionale avrebbe innescato» (tempi.it ve ne aveva parlato qui).

Il caso della Larat (25enne francese oggi invalida al 65 per cento a causa di un ictus causato da un contraccettivo) è «oggi sottoposto a procedura di riesame da parte dell’Ema, l’Agenzia europea che si occupa della sicurezza dei farmaci».
L’articolo prende in esame soprattutto i farmaci di terza generazione, quelli che paiono i più pericolosi per la salute: «Un’abbondanza di dati, pubblicati tra gli altri dal British medical Journal e divulgati dalla stessa Ema, dimostra che le pillole più recenti hanno un rischio di ictus e trombosi doppio rispetto a quelle di seconda generazione: 4 casi su 10 mila per ogni anno di utilizzo, rispetto ai 2 delle vecchie formulazioni. Il ministero della Salute francese ha annunciato che da fine marzo smetterà di rimborsare le donne che usano la terza generazione, invitando i medici a prescrivere di preferenza la seconda. Se l’Ema troverà fondata la richiesta di Parigi, gli altri paesi europei dovranno adattarsi a questa direttiva».

Il caso di Marion Larat non è isolato. Come scrive Repubblica, «il suo avvocato Philippe Courtois ha preannunciato che alla denuncia della ragazza si stanno per associare altre 30 donne, tutte tra i 17 e 1 48 anni, che per via della pillola sarebbero state col pile da ictus (15 casi), embolia polmonare (3 casi), trombosi venosa profonda o flebite. Una signora è morta, le altre sono rimaste invalide, in alcuni casi paralizzate ai quattro arti».

È vero che, come ha detto l’Ema, «il 99,95% delle utilizzatrici nell’arco di un anno non manifesta alcun effetto collaterale serio», ma perché le pillole di seconda generazione sono state sostituite da altre più insicure? Risposta banale: questioni di marketing. Solo che, dopo il clamoroso caso Bayer («la Bayer negli Usa ha pagato 750 milioni di dollari per 3.500 donne e ha ancora 3.800 giudizi da affrontare»), per le case farmaceutiche «il conto potrebbe però non chiudersi in attivo».

mercoledì 16 gennaio 2013


ABORTO/ Patterson: ecco come la pillola abortiva ha ucciso mia figlia 
mercoledì 16 gennaio 2013 - http://www.ilsussidiario.net/
ABORTO/ Patterson: ecco come la pillola abortiva ha ucciso mia figlia

Un articolo pubblicato su Le Monde risolleva il dibattito sull’aborto farmacologico, i cui effetti collaterali sono pericolosi quanto o forse di più di quelli dell’aborto chirurgico. Quelli più ampiamente documentati a livello scientifico riguardano la RU486. Secondo Le Monde però anche la pillola del giorno dopo di terza generazione, a sua volta un farmaco abortivo nonostante in molti lo ritengano un semplice anticoncezionale, produce delle conseguenze pericolose per la salute della donna. Ilsussidiario.net ha intervistato Monty Patterson, il padre della prima donna al mondo la cui morte per infezione è stata imputata alla RU486. Le pillole del giorno dopo presenti sul mercato sono di diverso tipo, Patterson ritiene che in particolare da uno di questi emergano evidenze di possibili effetti collaterali gravi.

Quali evidenze stanno emergendo sugli effetti collaterali della pillola del giorno dopo?

La pillola chiamata Ella 1 o Ulipristal acetato, detto anche anticoncezionale d’emergenza, è utilizzata per prevenire la gravidanza nei cinque giorni successivi al sesso non protetto. Le ricerche hanno dimostrato che questo farmaco ha proprietà simili alla RU486, che come è noto è utilizzato per abortire nella fase iniziale della gravidanza. La mia preoccupazione riguarda quindi il fatto che Ella 1 o Ulipristal acetato si propone di bloccare la capacità del sistema immunitario della madre di diventare immuno-tollerante alla presenza dell’embrione, in modo da impedirne l’impianto nell’utero.

Per quale motivo ciò la preoccupa?

Anche la RU486 ha delle proprietà le quali bloccano il sistema immunitario della madre e la predispongono a delle gravi infezioni. Mia figlia Holly è morta proprio in seguito a un’infezione causata dall’utilizzo della RU486. Tanto Ella 1 quanto RU486 hanno la facoltà di creare disordini al sistema immunitario, e questo particolare rischio è quindi per me un motivo di grande preoccupazione, perché può danneggiare in modo grave la salute delle donne che cercano di prevenire o mettere fine a una gravidanza.

Può spiegare dal punto di vista medico come avviene questo blocco del sistema immunitario?

Il duplice effetto, tanto di Ella 1 quanto di RU486, è quello di bloccare i recettori del progesterone e dei glucocorticoidi. Queste proprietà possono danneggiare il sistema immunitario provocando rischi elevati per la salute della donna, fino a portarla alla morte come è avvenuto a mia figlia Holly.

Quindi anche la pillola del giorno dopo può essere mortale?

Ella 1 è un farmaco in grado di provocare l’aborto, e quindi nei casi in cui se ne abusi provoca gli stessi effetti collaterali della RU486. Tra questi ci sono emorragie gravi, infezioni e attacchi cardiaci.

Lei ritiene che Ella 1 vada proibito dalle autorità sanitarie?

Non intendo sminuire l’importanza del dibattito in corso tra i medici sulla contraccezione d’emergenza, ma sto leggendo le ricerche scientifiche in grado di mappare gli effetti dell’utilizzo di Ella 1. In particolare il centro della questione riguarda il recettore selettivo di progesterone, i cui effetti non sono esattamente gli stessi della RU486. Il tempo dirà se effettivamente le donne riportino degli effetti collaterali gravi, e quindi potremo imparare di più sulle conseguenze della contraccezione d’emergenza, in confronto con la contraccezione comune. Le donne per esempio stanno abusando di aborto medico e RU486 come forme di anti-concezionali, e noi vogliamo conoscere gli effetti di questi farmaci sulle donne.
In che modo è possibile raggiungere questo obiettivo?
Ciò sarà possibile soltanto se le donne, le loro famiglie e i medici incominceranno a riportare accuratamente questi dati. E’ questo il principale problema negli Stati Uniti: il sistema attraverso cui sono riportati questi dati avviene su base volontaria, e quindi a volte le donne hanno emorragie o problemi medici legati a farmaci come l’RU486, o i contraccettivi d’emergenza, ma la cosa resta segreta e quindi a livello statistico è come se non fosse mai avvenuta. In particolare il grande interrogativo è se si possa mettere in relazione l’utilizzo delle pillole per la contraccezione d’emergenza con effetti collaterali gravi.
Che cosa ne pensa infine delle implicazioni etiche legate all’utilizzo di queste pillole?
Si tratta di pillole che suscitano delle grandi controversie, tanto dal punto di vista culturale quanto sul piano medico. L’aborto solleva problemi così ampi, che preferisco però limitarmi a quelli di tipo medico. Non voglio imporre le mie opinioni morali sul fatto che ciascuna donna possa decidere se prendere o meno una pillola anticoncezionale o abortiva. La mia unica constatazione è che la RU486 è pericolosa per la salute della donna, come dimostra del resto la vicenda di mia figlia Holly.
(Pietro Vernizzi)

mercoledì 24 ottobre 2012


PARIGI
Ministro francese: pillola gratis alle 15enni - 24 ottobre 2012 -  http://www.avvenire.it/
Fra annunci a sorpresa del governo socialista del premier Jean-Marc Ayrault e cori fragorosi di proteste, pare sempre più scottante il fronte etico in Francia. Ieri, la titolare della Sanità, Marisol Touraine, ha rivelato di voler introdurre unilateralmente un emendamento alla legge finanziaria sul sistema pubblico d’assistenza per assicurare il rimborso totale della contraccezione per le minorenni a partire da 15 anni. 

Tale misura affiancherà il rimborso totale dell’aborto, già iscritto nello stesso progetto di legge, il cui esame è cominciato ieri all’Assemblea nazionale. Fra le altre iniziative controverse del ministro, vi è pure il progetto di sperimentare presto in Francia le sale di consumo della droga, sul modello di quelle già legalizzate in Svizzera e Olanda. La municipalità di Parigi si è detta pronta a dare il via all’esperimento, che suscita vive opposizioni, soprattutto da parte dello schieramento neogollista dove c’è chi denuncia un rischio crescente di banalizzazione delle tossicodipendenze. 

Il sistema sanitario pubblico francese soffre da anni di un pesante deficit e fra le piste indicate dalla Touraine per contenerlo vi è in particolare una tassa speciale sulle bevande “energetiche” a base di stimolanti come la taurina, giudicate rischiose per la salute da molti esperti. Un’analoga tassa è già stata prevista per la birra. Intanto, continuano le proteste contro il progetto di legalizzazione delle nozze e adozioni gay. Ieri, l’associazione “Alliance Vita” ha organizzato cortei e sit-in di protesta in 75 città francesi. Fra gli appelli più scanditi, il seguente: «Un papà, una mamma, non si mente ai bambini». Attraverso il sito dell’associazione, è scesa in campo la giurista Aude Mirkovic: «Dal momento in cui si rompe il nesso fra genitori e riferimento oggettivo alla procreazione del bambino, si entra nel mondo della soggettività e può diventare genitore chiunque, in una gamma quasi illimitata». Il governo dovrebbe presentare la prima bozza di legge il 7 novembre.

Daniele Zappalà

lunedì 3 settembre 2012


La gang degli aborti clandestini di Simone Traverso, 02 settembre 2012, http://www.ilsecoloxix.it

Genova - Quattro casi al mese, donne costrette ad abortire per continuare a vendere il proprio corpo nei vicoli di Genova, ma pure insospettabili giovani che interrompono la loro gravidanza indesiderata in maniera clandestina. Questa storia venuta a luce nelle ultime settimane grazie alle segnalazioni fatte dai medici alla polizia, non prende, come si potrebbe credere, le mosse in un basso a luci rosse della città vecchia.

Bensì, tutto inizia in magazzino ai margini dell’aeroporto internazionale “Silvio Pettirossi” di Asuncion, in Paraguay. Ad oltre diecimila chilometri di distanza dai caruggi genovesi, l’11 novembre del 2008, agenti della dogana paraguaiana e investigatori dell’Interpol, «grazie alla collaborazione di uno spedizioniere privato» intercettano un pacco contenente «3.190 pillole abortive, per un valore approssimativo di 191.400 dollari americani», recita la nota diffusa a conclusione del blitz.

Il farmaco si chiama “Cytotec” e nasce come semplice gastroprotettore. Solo che qualche medico senza scrupoli ha scoperto che l’ingestione di queste pasticche, in quantità superiori alle prescrizioni, provoca contrazioni tali da indurre l’aborto. E così le organizzazioni criminali si sono ingegnate per accaparrarsi anche il traffico e la vendita al dettaglio di questa moderna «pillola abortiva».

© Riproduzione riservata

venerdì 27 luglio 2012


Nuovo studio: pillola anticoncezionale aumenta rischio di infarto e ictus - Studio pubblicato sul prestigioso “New England Journal of Medicine” - 27 luglio, 2012, http://www.uccronline.it/

Proprio recentemente rendevamo noti i risultati di un ampio studio sull’uso della pillola anticoncezionale, dove si rilevava come il suo utilizzo aumenta la pressione sanguigna nella tarda adolescenza, aumentando il rischio di cardiopatia ischemica e ictus in età adulta.

I ricercatori della Stanford University School of Medicine,  attraverso uno studio precedente pubblicato sull’“American Journal of Obstetrics and Gynaecology”, hanno invece dimostrato come la pillola contraccettiva aumenta del 500% il rischio di morte per coaguli di sangue (il rischio arriva ad oltre il 1700% per le donne con una malformazione della vena).

Poche settimane fa, invece su Drug Safety un gruppo di ricercatori italiani ha mostrato attraverso una meta-analisi, che la pillola aumenta fino a 5 volte il rischio di trombosi.

Ora tocca al prestigioso “New England Journal of Medicine”, il quale ha pubblicato uno studio danese secondo cui la pillola aumenta il rischio di infarto e ictus. L’indagine è stata condotta su oltre 1.600.000 donne fra i 15 e i 49 anni, seguite per 15 anni: la probabilità di eventi cardiovascolari aumenterebbe oltre il 50% con dosi di estrogeno etinilestradiolo dai 30 ai 40 microgrammi. Per cerotti e anelli vaginali il pericolo sarebbe pari o superiore a quello delle pillole a più alto dosaggio.

Continuiamo a ricordare l’esistenza dei Metodi naturali di regolazione della fertilità, completamente innocui dal punto di vista della salute della donna, e che permettono anche uno stile di vita positivo e responsabilizzante nell’esercizio della sessualità. Metodi che, come ha spiegato Giovanni Paolo II, rispettano «la verità totale dell’incontro coniugale nella sua dimensione unitiva e procreativa, quale è sapientamente regolata dalla natura stessa nei suoi ritmi biologici». Oggi, grazie alla tecnologia moderna, possono anche ritenersi fortemente sicuri ed efficaci.

domenica 8 luglio 2012


LA GRANDE BUGIA - Che diritto è quello di non far nascere i bambini concepiti? di Costanza Miriano

ZI12070515 - 05/07/2012
Permalink: http://www.zenit.org/article-31571?l=italian

ROMA, giovedì, 5 luglio 2012 (ZENIT.org) - Quello dell’aborto per me è uno dei più grandi misteri dell’epoca moderna. Davvero, lo dico sinceramente e per una volta senza scherzare. E’ un argomento su cui non sono in grado di essere simpatica, quindi vi deluderò. Il fatto è che ho visto troppo dolore tra le donne che conosco, e non posso perdonare una legge tanto bastarda, e la crudeltà di chi l’ha promossa, riuscendo a produrre un gigantesco inganno collettivo.
Non riesco proprio a spiegarmi, infatti, come molte persone intelligenti, spesso migliori di me, possano continuare a chiamare l’aborto un diritto. Le conosco, le stimo, ci parlo, ma quando viene fuori l’argomento – per me un vero chiodo fisso – mi sembrano irragionevoli, accecate dalla propaganda e incapaci di vedere quello che è ovvio. Con la moderazione che mi contraddistingue devo spesso reprimere l’istinto a compiere gesti inconsulti e a gridare “ma che cavolo stai dicendo?”, con tutto il fiato che ho in gola.
Temo che questo non aiuterebbe il dialogo, effettivamente. E così, dialogo, ma non capisco.
Posso spiegarmi, sì, che una donna lo commetta senza rendersi conto di quello che sta facendo – non mi do nessuna altra spiegazione – ma non capisco come si chiami diritto la possibilità di dare la morte al più debole dei deboli, un bambino nella pancia della mamma. Errore, tragedia, debolezza magari. Ma diritto proprio no. E non c’è neanche bisogno di essere cattolici per capirlo.
E la pillola del giorno dopo, dei cinque giorni dopo, o la RU486 vanno in questa direzione di non comprendere l’enormità in gioco: basta ormai un bicchiere d’acqua per dare la morte comodamente da casa (per la RU è previsto il ricovero, ma con una firma si lascia l’ospedale, si rimane sole a fronteggiare la cosa più enorme della vita dell’uomo, la morte).
La nostra legge è passata anche grazie ad alcune balle della propaganda radicale negli anni della legge e del referendum: dicevano che 25mila donne morivano ogni anno sotto le mani delle mammane (molte meno di 200, comunque tante ma un’altra cosa); sparavano cifre assurde; fecero abortire le mamme di Seveso, dopo la nube. I feti fatti esaminare poi rivelarono che quei bambini erano tutti sani. 33 morti.
D’altra parte anche la legge americana, la famosa Roe contro Wade, nacque da una bugia, da un falso stupro inventato ad arte.
In realtà tutte le bugie me le spiego solo con una iniziativa attiva e mirata della coda del Diavolo. Non c’è altra spiegazione. Perché l’aborto porta solo male, è un gioco a somma negativa in cui tutti perdono, come in tutte le iniziative dell’Ingannatore: perde il bambino, ovviamente, ma anche la mamma che per anni – a volte anche per ottanta anni, ha raccontato una donna al telefono Sos vita – sarà tormentata dal pensiero, anche se rimosso (mentre invece il riconoscimento e il pentimento fanno guarire).
La sindrome post aborto non è molto conosciuta, ma si parla di depressione, tumori, incubi, vere e proprie psicosi, con le mamme a cui sembra di vedere il loro bambino vivo, che continua a crescere mano a mano che passano gli anni dalla data fatidica. Perde anche il medico, che, continuando a uccidere bambini tradisce il suo mandato – guarire – e accumula uno stress insopportabile (qualcuno si è suicidato).
La donna – lo dicono ricerche come al solito non diffuse – sarà soggetta a problemi fisici e psicologici, mentre nessuna di quelle che sceglie di portare avanti la gravidanza si è mai detta pentita, dopo avere visto il suo bambino, nonostante tutte le difficoltà.
Poi ci sono le iniziative come “Le culle per la vita”, per dirne una sola. L’idea è stata quella di ripristinare l’antica ruota, cioè la possibilità di abbandonare i neonati subito dopo averli partoriti. La madre proprio non può farsene carico, ma riconoscendo l’intoccabilità della vita, la serve comunque come può, e dà alla luce il bambino, per poi lasciarlo in ospedale.
Ricordo un articolo su questo, su Repubblica. La giornalista, Maria Novella De Luca, invece che riconoscere la bontà di un’idea che salva vite umane, ha scritto un commento assurdo del tenore “quelle madri sono soprattutto immigrate, e perciò, poveracce, non sanno che qui da noi l’aborto è un diritto”.
A parte la difesa della cultura della morte, che su Repubblica non mi stupisce di certo, mi chiedo: nessuno dei capiredattori, vicedirettori, direttore della collega si è accorto che ha scritto una colossale bugia?  Nessuno, evidentemente, vuole ricordare che neanche secondo la 194, che è una legge orribile, l’aborto è consentito come semplice strumento di regolazione delle nascite. E’ permesso solo quando una donna è in grave pericolo. E sottolineo grave pericolo.
Lo sottolineo tre volte. E’ vero che al pericolo di salute poi nel testo si sono aggiunti anche i pericoli riguardanti le condizioni economiche, ma ci deve comunque essere un grave pericolo. E non c’è quasi mai. Infatti quelle donne che hanno abbandonato i neonati non sono morte.
Invece nella prassi comune basta un certificato di un medico che non fa il suo dovere, e la donna viene autorizzata. Fuori legge. Contro la legge. Una legge che non è buona ma che non arriva a tanto.

lunedì 18 giugno 2012


Dott.ssa Lanfranchi: «uso di anticoncezionali minaccia salute delle donne» - L’oncologa tiene una relazione al simposio organizzato dalla American Life League – http://www.uccronline.it

18 giugno, 2012
Quello della pillola contraccettiva è un tema caldo attualmente in America, poichè l’amministrazione Obama ha legiferato che alle lavoratrici venga fornita obbligatoriamente un’ assicurazione sanitaria che provveda gratuitamente anche gli anticoncezionali, la sterilizzazione e i farmaci abortivi, scatenando una durissima reazione dei vescovi cattolici e del mondo pro-life.

La professoressa Angela Lanfranchi,  oncologa e docente presso la Robert Wood Johnson Medical School del New Jersey, presidente e co-fondatrice del Breast Cancer Prevention Institute, ha parlato il 2 giugno a Washington ad un simposio organizzato dalla American Life League, esaminando l’impatto sociale, medico e spirituale della pillola anticoncezionale sulla vita americana. Infatti, benchè la pillola anticoncezionale sia ampiamente utilizzata dalle donne in America, i suoi effetti negativi sono oggi evidenti, cioè il rischio di ischemia, ictus e cancro della mammella, come attestato sia dalla National Toxicology Advisory Panel che dalla U.N. International Agency on Research of Cancer. Purtroppo, molte delle più importanti associazioni che studiano il cancro rifiutano di riconoscere questi dati, ricattate dalla necessità di donazioni evitano di assumere posizioni controverse o impopolari, ignorando o addirittura negando il legame tra la pillola e il cancro.

La Lanfranchi ha parlato anche della capacità della pillola di provocare aborti (un dato di fatto di cui molte donne non si rendono conto), poichè assottiglia il rivestimento dell’utero e può causare ad un embrione già creato difficoltà nell’impianto, anche a causa di interferenze biochimiche. La teologa Dr.ssa Pia de Solenni ha spiegato che l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità è rivolto ad una concezione di “amore nella sua pienezza.” La Chiesa riconosce che il sesso è buono e naturale, destinato a comunicare unità, intimità, fiducia e amore autentico; è “vivere per l’altro,” offrire un dono totale di sé, corpo, mente e anima, il che è ovviamente ostacolato in modo grave se non si è pronti ad accettare la vita nascente.

Anche le associazioni di afroamericani hanno le loro esponenti pro-life, quali ad esempio Gloria Purvis, la quale ha sostenuto che, nel favorire la contraccezione e l’aborto presso la gente di colore (cfr. Ultimissima 20/08/2011), vi sia anche un’aggravante di stampo eugenetico, un intento di ridurre il numero dei neri d’America.

Linda Gridelli 

martedì 24 gennaio 2012


IN PRIMO PIANO - 24 gennaio 2012 - Con la pillola interrotte 8mila gravidanze di Marzio bartoloni (da Il Sole-24 Ore), http://www.sanita.ilsole24ore.com/

Nel 2011 sono stati almeno 8mila gli aborti con la pillola abortiva. L'anno scorso una donna su quattro che ha interrotto la gravidanza entro le prime sette settimane - tempo massimo per usare la Ru 486 - ha scelto la "via farmacologica" al posto del bisturi.

I dati (anticipati in esclusiva sul Sole 24 Ore Sanità n. 3/2012 in distribuzione) si basano sugli ordini arrivati alla «Nordic Pharma», l'azienda che si occupa di distribuire il farmaco in Italia, che l'anno scorso ha spedito agli ospedali italiani 7.397 confezioni per oltre 22mila pillole (ogni scatola ne contiene tre). E visto che in diverse Regioni si usa una sola pillola per una procedura abortiva significa che almeno 8mila interruzioni volontarie di gravidanza, sulle oltre 30mila stimate ogni anno tra le donne con 49 giorni di gestazione, sono avvenute con la contestata pillola in commercio nel nostro Paese da aprile 2010.

Rispetto al 2010, quando secondo il ministero della Salute sono stati registrati 3.775 casi, è dunque un balzo in avanti. Praticamente il doppio. Ma se in Piemonte sono state acquistate 1.937 confezioni, in Puglia 1.024, in Liguria 808 e in Toscana 766; ci sono alcune Regioni che sono praticamente a secco: a cominciare da Basilicata e Marche (zero scatole), fino all'Umbria (6 confezioni), all'Abruzzo (33), al Molise (60) e alla Sardegna (65). Ma anche in grandi Regioni, come la Lombardia e il Lazio, gli ordini sono stati piuttosto modesti: 413 scatole per gli ospedali lombardi e 557 in quelli del Lazio, dove comunque va segnalato un aumento importante rispetto alle poche decine del 2010. A pesare su questa variabilità è anche il fatto che solo alcune Regioni, soprattutto al Centro-Nord, hanno regolato la materia con paletti più o meno stringenti: c'è chi, come la Lombardia, ha previsto il ricovero in ospedale per almeno tre giorni, come "consigliato" dal ministero della Salute. E chi - come Toscana, Emilia Romagna e Puglia - ha invece optato per il "day hospital": la donna, in sostanza, dopo l'assunzione della Ru 486 torna a casa e si reca in ospedale nei giorni successivi per le visite di controllo.

venerdì 13 gennaio 2012


Avvenire.it, 13/01/2012 - Pillola anti-sbornia: i topi sostengono che...

La fonte è l'agenzia Adnkronos Salute. I ricercatori guidati da Jing Liang, dell'Università della California di Los Angeles, hanno iniettato nel ventre di alcuni topi da laboratorio, piazzati nel solito labirinto, una dose di alcol da sballo – come se un uomo tracannasse una ventina di birre in due ore – in alcuni casi, però, mescolato a Dhm, la diidromiricetina, sostanza che si estrae dalla Hovenia dulcis cinese, meglio nota come albero dell'uva passa. I topi alcolizzati e basta sono rimasti per più di un'ora a smaltire la sbornia accasciati in un angolo; gli altri, quelli trattati con Dhm, dopo cinque minuti erano vispi e vigili. I ricercatori hanno esultato: ecco il primo passo verso la pillola della sobrietà, che permetterà di bere senza ritegno ma senza ubriacarsi. Cervello lucido, ma il fegato? Non si sa. Qualcuno obietta: una pillola simile incoraggerà il consumo di alcol. Le fabbriche di liquori tacciono. E i topi? Pare che uno, salito sulla sua motocicletta, si sia schiantato alla prima curva... (L'ultimo dettaglio è falso, ma solo perché nessun topo guida una motocicletta).

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