lunedì 20 aprile 2015
Il Consiglio di Stato sospende l’eterologa a pagamento della Lombardia (che promette battaglia), Aprile 11, 2015 Redazione, http://www.tempi.it/
venerdì 26 settembre 2014
Pazze, pazze, pazze Regioni. I costi, le donazioni, l’anonimato. Ora come la mettiamo con l’eterologa?, Settembre 26, 2014 Redazione, http://www.tempi.it/
mercoledì 2 luglio 2014
Arrestate il Commissario, non i medici obiettori, di Renzo Puccetti e Stefano Alice, 02-07-2014, http://www.lanuovabq.it/
mercoledì 12 marzo 2014
Medici obiettori, la caccia è di nuovo aperta di Tommaso Scandroglio, 12-03-2014, www.lanuovabq.it
La caccia all’obiettore continua e quando l’attualità non offre appigli per mettere all’angolo il medico non abortista ecco che i radicali rispolverano un cold case. Nel 2010 una donna, Valentina Magnanti, dichiara che al quinto mese di gravidanza è stata costretta ad abortire da sola, unicamente assistita dal marito Fabrizio, nel bagno dell’ospedale Sandro Pertini di Roma. Il caso è stato riesumato dalla solerte avvocato Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni: «Questa è omissione di soccorso , un reato penale, anche se la coppia ha deciso di non denunciare la struttura. È la dimostrazione di come la legge 194 in Italia non garantisca sempre la presenza di un medico non obiettore nel caso dell’interruzione volontaria della gravidanza». Nel mirino anche la legge 40. La donna, intervistata da Repubblica infatti così commenta: «E tutto questo per colpa di una legge sulla fecondazione ingiusta. […]Ho una malattia genetica trasmissibile rara e terribile, ma in teoria posso avere figli, quindi per me non è previsto l’accesso alla fecondazione assistita, alla diagnosi pre-impianto. A me questa legge ingiusta concede solo di rimanere incinta e scoprire, come poi è avvenuto, che la bambina che aspettavo era malata, condannata. Lasciandomi libera di scegliere di abortire, al quinto mese: praticamente un parto». E poi chiosa: «Pensate la desolazione che troppi devono vivere, obbligati a implorare per un ricovero, per abortire, come me, un figlio desiderato».
Ma le cose sono andate davvero così? Pare di no a sentire l’ASL, la quale dichiara in una nota: «La signora fu seguita dal personale che ha l'obbligo dell'assistenza anche nel caso di obiezione di coscienza. Nel caso specifico due medici non obiettori che fanno parte dell'équipe istituzionalmente preposta all'Ivg. Abbiamo verificato le dichiarazioni della signora Valentina e a noi risulta che è stata prontamente assistita ed avviata alla sala parto per il 'secondamento' [l'espulsione della placenta] e per le successive procedure previste nel post parto». La tesi sostenuta dall’ASL è avvalorata anche dal fatto che la donna non ha deciso di sporgere denuncia. La signora afferma che non ha intrapreso le vie legali perché “quando è finito tutto non avevo più la forza di fare nulla”, però ci pare strano che l’avv. Gallo, fiutando il colpo grosso per mettere sul banco degli imputati la legge 194, non avesse approfittato dell’occasione. Forse proprio perché c’era solo fumo ma niente arrosto.
Fatto sta che ancora una volta sui media è passato il seguente messaggio: in Italia non si riesce ad abortire perché ci sono troppi obiettori. In cuor nostro nutriremmo anche questa nobile speranza, la speranza che gli obiettori siano zavorre capaci di rallentare la macchina degli aborti di Stato, ma ahinoi non è così. Qualche dato. Il Comitato Nazionale di Bioetica nel luglio del 2012 pubblica un documento dal titolo “Obiezione di coscienza e bioetica” in cui si afferma che “sulla base dei dati disponibili si vede come in alcune regioni all’aumentare degli obiettori di coscienza diminuiscano i tempi di attesa delle donne, e, viceversa, in altre regioni al diminuire del numero di obiettori aumentino i tempi di attesa, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare. In altre parole, non è il numero di obiettori di per sé a determinare l’accesso all’ivg, ma il modo in cui le strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della legge 194/78”.
Alle stesse conclusioni è arrivata anche l’ultima Relazione sullo stato di attuazione della legge 194: dato che ogni medico abortista, su 44 settimane lavorative, deve compiere 1,7 aborti a settimana ciò significa che “eventuali difficoltà nell’accesso ai servizi, quindi, sono probabilmente da ricondursi a una distribuzione non adeguata degli operatori fra le strutture sanitarie, all’interno di ciascuna regione”. Infatti vero è che negli anni il numero di medici obiettori è aumentato ma è rimasto invariato quello dei medici non obiettori. E dato che il numero di aborti chirurgici legali è diminuito, questo ci porta a dire che il carico di lavoro per i medici non obiettori è diminuito anch’esso negli anni. Anche il successivo monitoraggio voluto dal Ministero della Salute per verificare se gli obiettori fossero un intralcio non ha potuto che concludere che la loro presenza è ininfluente sulle pratiche abortive.
Inoltre una recente Risoluzione della XII Commissione Affari sociali del 6 marzo scorso si esprime in modo analogo affermando che “eventuali difficoltà nell'accesso ai percorsi Ivg sembrano quindi dovute a una distribuzione inadeguata del personale fra le strutture sanitarie all'interno di ciascuna regione”.
Infine un dato da non sottovalutare: dal 1978 ad oggi quante denunce sono state fatte perché una donna non ha potuto ottenere l’aborto che desiderava? Zero. Questo per dire che obiettori o non obiettori la mattanza di Stato non ha mai subito il minimo arresto.
Torniamo da ultimo alla vicenda dell’ospedale Pertini. Due riflessioni. Ancora una volta in tutta questa vicenda ci siamo dimenticati dell’attore principale: quel bambino ucciso al quinto mese di vita per volontà della madre. Seconda considerazione tanto scomoda quanto vera. L’aborto è un crimine e da che mondo è mondo chi accetta di commettere un crimine si assume anche la responsabilità dei danni che questa azione può provocare a se stesso. Se vuoi fare il male accetta anche le conseguenze negative che ricadranno sulla tua persona, accetta i rischi e i pericoli di questa tua scelta. Non si è mai visto un rapinatore inveire contro lo Stato perché non gli garantisce “una rapina sicura, senza rischi, né incidenti”. Ma nel nostro ordinamento c’è un’eccezione: l’aborto. Pratica letale la quale deve essere compiuta in tutta sicurezza per la donna.
martedì 14 gennaio 2014
Curare i giovani e non gli anziani, il caos della sanità inglese. «Conseguenza della disgregazione familiare», 14 gennaio 2014 di Benedetta Frigerio, www.tempi.it
È scoppiata un’accesa polemica fra le case farmaceutiche inglesi e il sistema sanitario nazionale. I principali quotidiani britannici hanno titolato: “Paura per gli anziani” e “Agli anziani saranno negate le medicine salva vita”. Le case farmaceutiche hanno accusato lo Stato di aver deciso di tagliare le spese, scegliendo di privare alcuni pazienti delle cure farmacologiche. Invocando la dignità della vita, le multinazionali hanno denunciato la decisione di fornirli prima a coloro che sono in età produttiva. Significherebbe, ad esempio, che fra un lavoratore malato di cancro e un anziano con la stessa malattia ad essere curato sarebbe il più giovane.
Jospephine Quintavalle, la più nota esponente laica del movimento pro life britannico, fondatrice e direttrice del Comment on Reproductive Ethics, osservatorio sulle tecniche riproduttive umane, spiega a tempi.it che «il problema è molto più profondo», che «la distorsione ha raggiunto livelli impensabili», e che «non sappiamo più da che parte girarci».
Sono fondate le accuse mosse contro il sistema sanitario inglese?
Il sistema sanitario è in una situazione da cui non sa più come uscire. Deve recuperare 20 miliardi in 5 anni, perciò stanno cercando di capire che tagli apportare. Ma la situazione è irrisolvibile ormai, se non nel lungo periodo, ossia rimuovendo la causa del problema, che è la crisi di fede.
Cosa intende?
È evidente, anche se pochi vogliono ammetterlo: finché la gente aveva fede e riconosceva una realtà trascendentale da rispettare e conoscere, prevaleva la visione per cui la persona ha dignità solo perché c’è. Solo riconoscendo il valore di ogni uomo si produce solidarietà, stabilità fra i cittadini e nelle famiglie.
Cosa c’entra questo che lei sta dicendo con i tagli alle medicine per gli anziani?
L’assenza della famiglia è la ragione per cui oggi gli anziani sono assistiti nelle cliniche, con un costo altissimo per il sistema sanitario nazionale, di cui il 60 per cento è rappresentato dagli stipendi al personale e il 20 dai farmaci. Se gli anziani, come un tempo, avessero alle spalle famiglie pronte ad accudirli, il problema sarebbe più che dimezzato.
Rimarrebbe quello dei farmaci.
Ma se la famiglia fosse unita, anche i farmaci non sarebbero necessari come oggi: la solitudine produce stili di vita deleteri, quelli che ci stanno facendo ammalare. L’obesità dilagante fra i giovani inglesi, di cui i media hanno dato l’allarme in questi giorni, è data principalmente dall’abuso di zuccheri e alcool: la gente non mangia a casa con i propri cari, ma sola nei fast food, oppure si nutre con prodotti pronti. Si è visto che l’assenza di padri porta i giovani verso l’abuso di alcol, quindi l’aumento di cirrosi, tumori, e malattie varie, depressioni comprese. Senza una cultura incentrata sulla persona legata alla famiglia si fanno anche meno figli, si abortiscono e così gli anziani aumentano e i giovani sono pochi e fragili.
Cosa pensa dell’intervento “pro life” di alcune case farmaceutiche?
Le case farmaceutiche si sono stracciate le vesti solo perché finora guadagnavano da tutto questo malessere. La loro è una posizione ipocrita: hanno interessi enormi e non vogliono che siano dimezzate le richieste di farmaci. Mi fa sorridere che, d’improvviso, si siano messe a parlare di dignità della persona. Se davvero avessero a cuore l’uomo non cercherebbero di risolvere il problema solo con le pillole. Se non ci decidiamo a guardare a monte, prima o poi moriremo: o perché non curati o per intossicamento farmacologico. Sinceramente non so che cosa sia meglio. Anche se c’è di peggio: le cure umane.
Cosa intende?
Mi spavento quando penso che ho più di 70 anni e che ci sono persone come me lasciate sole in case di cura dove, come emerso alle cronache negli ultimi anni, vengono maltrattate. Ma ancora peggio sono i tentativi di risoluzione del problema, per cercare di riparare allo scandalo. L’ultimo articolo che ho letto suggeriva alle infermiere di farsi dare una foto del paziente da giovane: forse vedendo che un tempo era sano e bello si sarebbero prese cura di lui. È drammatico perché è una mentalità diffusa, in cui non si insegna più a cercare il bene dentro la persona. Quindi l’unica possibilità per migliorare la capacità di cura è trovare un modo di non guardarla per ciò che è: malata. Si evoca così la bellezza e l’efficienza, il solo motivo per cui oggi diamo loro un valore. Per questo, ripeto, l’unica soluzione è di lungo periodo e consiste nel risveglio della fede.
@frigeriobendet
sabato 23 marzo 2013
Corriere della Sera - Medici non punibili, il giudice contro il decreto di Luigi Ferrarella, 23 marzo 2013
venerdì 8 marzo 2013
lunedì 25 febbraio 2013
giovedì 21 febbraio 2013
sabato 9 febbraio 2013
Proprio oggi sulla prima pagina di un quotidiano c'è la dichiarazione del responsabile dell'assistenza sociale inglese che dice di non avere nulla di cui vergognarsi. Ma noi cittadini vorremmo dirgli che di cose di cui vergognarsi ne ha invece parecchie. Personalmente, ho assistito a casi che la dicono lunga del clima negli ospedali inglesi. Avevo un'amica diventata quasi cieca che nessun infermiere aiutava a mangiare: le portavano il cibo senza curarsi del fatto che un cieco non è in grado di nutrirsi da solo.
Secondo lei questa situazione di disumanità non ha a che fare con il fatto che la religione cristiana incide sempre meno in Inghilterra?
Non saprei, ancora oggi la maggioranza degli inglesi quando deve registrarsi all'anagrafe si dichiara ancora cristiana e credente. Certo, i cristiani in Inghilterra sono una minoranza, ma dobbiamo registrare una presenza assai attiva e combattiva delle chiese evangeliche. Lo stesso nuovo arcivescovo anglicano di Canterbury è decisamente pro life. In Scozia invece la chiesa cattolica è molto presente nel tessuto sociale. Ma certamente noi cristiani siamo rimasti allibiti da quanto ha fatto Cameron, il leader dei conservatori.
Intende la legge sui matrimoni gay?
Esattamente, una decisione che ha sorpreso tutti. Che poi è anche un suicidio politico per lui, visto che la maggior parte del suo partito ha votato contro. Nessuno capisce perché abbia voluto imporla, nel suo programma elettorale non c'era traccia di questa legge. Ma una cosa l'abbiamo capita e cioè che David Cameron e i leader del partito conservatore non sono vicini al popolo, non ne conoscono le esigenze e i desideri.
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venerdì 8 febbraio 2013
giovedì 7 febbraio 2013
mercoledì 9 gennaio 2013
venerdì 14 dicembre 2012
martedì 11 dicembre 2012
lunedì 10 dicembre 2012
VERSO LA BARBARIE. ANCORA SUL SUICIDIO ASSISTITO... LA REALTA' SI E' RIVELATA PIU' TRAGICA DELLA MIA PREVISIONE - di Carla D’Agostino Ungaretti - http://www.riscossacristiana.it
Pochi giorni fa commentavo su RISCOSSA CRISTIANA la notizia che il sottosegretario inglese alla sanità Norman Lamb intende proporre, senza troppi giri di parole, l'eutanasia a tutti i malati terminali del suo paese per realizzare un consistente risparmio finanziario e il recupero di molti posti - letto negli ospedali del Regno Unito[1].

