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lunedì 3 marzo 2014

Presentati i nuovi dati sui metodi naturali come rimedio all’infertilità: hanno successo nel 71 per cento dei casi marzo 2, 2014 Benedetta Frigerio, http://www.tempi.it/


bambini_provetta
I metodi naturali dimostrano un’efficacia crescente nella risoluzione delle patologie dell’infertilità. Al contrario avviene per le tecniche di fecondazione in vitro che hanno un’efficacia minore, non curano le malattie e prevedono percorsi invasivi, frustranti e costosi. 

A dirlo sono i risultati di un protocollo presentato dalla dottoressa Elena Giacchi, ginecologa del centro studi e ricerche per la regolamentazione naturale della fertilità dell’Università Cattolica. I dati sono stati presentati durante il convegno “La ricerca della gravidanza nell’infertilità di coppia” (28 febbraio – 1 marzo, Roma).

I NUMERI. «Su una casistica di 297 coppie che hanno seguito i metodi naturali, il 71 per cento è riuscita a concepire un bambino», spiega a tempi.it la dottoressa Giacchi, ricordando che questi sono gli studi preliminari e che il campione sarà triplicato. Evidente la differenza di successo fra natura e provetta: secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, fra 2005 e 2011, la percentuale delle gravidanze con tecniche Icsi e Fivet era di circa il 20 per cento rispetto ai cicli iniziati, che aumenta o diminuisce a seconda dell’età: nel 2009 per le donne tra i 30 e 35 anni era circa del 25 per cento e per quelle tra i 40-42 anni del 14,5.


CURARE LE CAUSE. «Dalle analisi – prosegue Giacchi - emerge anche l’efficacia dei metodi naturali nel rintracciare le cause dell’infertilità. Attraverso il metodo sintotermico Roetzer si è scoperto che il 19 per cento delle coppie che lo ha utilizzato soffriva di una patologia. Di quelle che hanno seguito il Camen ad avere una patologia era il 12 per cento delle coppie, mentre con il Billing, che possiede la casistica più grande, si sale al 40».
ecografiaUna scoperta importante, perché permette a chi ha una patologia di curarla, «cosa che non accade durante i percorsi di fecondazione artificiale, che anzi cercano di aggirare il problema con metodi invasivi, innaturali e violenti». Anche i costi sono diversi: un solo ciclo di fecondazione assistita costa circa 3.750 euro più 1.000 euro di medicazioni, con cifre che poi si moltiplicano a seconda del numero di tentativi. Senza contare gli altri migliaia di euro necessari al congelamento e al trasferimento degli embrioni. Medua Boioni Dedé, vice presidente della Confederazione italiana centri Rnf, spiega che «per seguire i nostri corsi non si paga: ad affiancare le coppie sono esperti che operano gratuitamente. Se ci sono costi, sono solo legati ai normali esami ospedalieri nel caso di sospetto di patologie».

LA NATURA È POTENTE. Eppure questo percorso non è pubblicizzato, spesso viene immaginato come inefficace perché naturale: «Abbiamo un’idea sbagliata della natura, che invece è potente e che occorre conoscere e seguire nella sua intelligenza. Per questo, anche se quella dei metodi naturali non è una tecnica né un approccio medico, ha esiti migliori». Inoltre, «accogliendo la persona e facendo un percorso con la coppia si riescono a sciogliere molti nodi. Spesso, volere a tutti costo un figlio che non arriva, fa spostare l’attenzione dall’amore fra uomo e donna alla gravidanza, causando un’ansia da prestazione di cui ne risentirà sia il rapporto sia il corpo, rendendo il concepimento difficile. Quando, invece, le persone sono aiutate a capire che solo curando la coppia si creano le condizioni più adatte per generare, imparano anche per il futuro che cosa significhi essere genitori: i figli hanno bisogno innanzitutto una madre e un padre che si amano». «Chi segue questi metodi non vuole un figlio a tutti i costi, infatti sta già accettando la possibilità di un limite naturale. Anzi, seguire i nostri corsi aiuta a comprendere la realtà e l’importanza di rispettarla per vivere serenamente. Forzandola, come nei processi di fecondazione artificiale, non si fa che soffrire e generare sofferenza». E il 30 per cento di ocppie che non riesce a concepire? «Per generare non occorre concepire: l’amore fra uomo e donna può far crescere un altro tipo di consapevolezza. Che poi può sfociare nell’accoglienza dell’adozione».

@frigeriobenedet

lunedì 27 febbraio 2012


Unlimited human eggs 'potential' for fertility treatment By James Gallagher Health and science reporter, BBC News, 26 February 2012 Last updated at 18:02 GMT, http://www.bbc.co.uk

Researchers say stem cells in ovaries may one day improve fertility treatment
It may be possible to one day create an "unlimited" supply of human eggs to aid fertility treatment, US doctors say.

Researchers have shown it is possible to find stem cells in adult women which spontaneously produced new eggs in the laboratory.

Further experiments on mice showed such eggs could be fertilised, according to a study in the journal Nature Medicine .

One British expert said the study re-wrote the rule book with "exciting possibilities" for improving fertility.

The long-established theory is that women are born with all the eggs they will ever have. Lead researcher Dr Jonathan Tilly, from Massachusetts General Hospital, said this study, a follow up to one on mice in 2004 , disproves that.

His team has reported finding and isolating the stem cells which go on to produce eggs in the ovaries of reproductive age women. It was done by searching for a protein, DDX4, which was unique to the surface of the stem cells. This allowed researchers to fish out the right cells.

When grown in the laboratory, the cells "spontaneously generated" immature eggs - or oocytes, which looked and acted like oocytes in the body.

The cells were "matured" when surrounded by living human ovarian tissue, which had been grafted inside mice.

There are tight legal and ethical restrictions on research on human eggs. The same experiments repeated using stem cells taken from mice showed the eggs could be fertilised with sperm and produced embryos.

'Unprecedented'
Dr Tilly said: "The primary objective of the current study was to prove that oocyte-producing stem cells do in fact exist in the ovaries of women during reproductive life, which we feel this study demonstrates very clearly.

"The discovery of oocyte precursor cells in adult human ovaries, coupled with the fact that these cells share the same characteristic features of their mouse counterparts that produce fully functional eggs, opens the door for development of unprecedented technologies to overcome infertility in women and perhaps even delay the timing of ovarian failure."

He told Nature: "These cells, when maintained outside of the body, are more than happy to make cells on their own and if we can guide that process I think it opens up the chance that sometime in the future we might get to the point of having an unlimited source of human eggs."

Dr Allan Pacey, a fertility expert at the University of Sheffield, said: "This is a nice study which shows quite convincingly that women's ovaries contain stem cells that can divide and make eggs.

"Not only does this re-write the rule book, it opens up a number of exciting possibilities for preserving the fertility of women undergoing treatment for cancer, or just maybe for women who are suffering infertility by extracting these cells and making her new eggs in the lab."

'Potential landmark'
Stuart Lavery, a consultant gynaecologist and director of IVF at Hammersmith Hospital, said the findings were "extremely significant" and "a potentially landmark piece of research".

He told the BBC: "If this research is confirmed it may overturn one of the great asymmetries of reproductive biology - that a woman's reproductive pool of gametes may be renewable, just like a man's."

While cautioning that the cells were "some way" from any clinical use, Mr Lavery said they had potential, "particularly in young women facing sterilising treatment such as chemotherapy".

sabato 25 febbraio 2012


LA STERILITÀ: UN PROBLEMA DEI NOSTRI TEMPI - Un workshop promosso dalla Pontificia Accademia Pro Vita ha delineato possibili cause e soluzioni di Luca Marcolivio

ZI12022415 - 24/02/2012
Permalink: http://www.zenit.org/article-29696?l=italian

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 24 febbraio 2012 (ZENIT.org) – L’infertilità rappresenta un grave problema medico che colpisce circa il 15% della popolazione, con punte del 30% in alcuni paesi in via di sviluppo. Sul delicato tema la Pontificia Accademia Pro Vita ha tenuto oggi un workshop nell’Aula del Sinodo in Vaticano, intitolato The Management of Infertility Today (“La gestione dell’infertilità al giorno d’oggi”).
I maggiori esperti in materia a livello mondiale hanno dibattuto possibili soluzioni nuove, efficaci ed accessibili a tutti. Poiché le cure attualmente disponibili appaiono ancora limitate, l’Accademia per la Vita si è voluta fare promotrice di una maggiore condivisione delle conoscenze scientifiche per la ricerca di nuove alternative che offrano una speranza alle coppie sterili.
I relatori intervenuti sono stati incoraggiati ad andare oltre la cura dei sintomi e ad offrire informazioni e nozioni sulla cura stessa dell’infertilità. È stato chiesto loro di documentare le attuali opzioni diagnostiche e terapeutiche delle cause dell’infertilità in modo da aprire la strada ad eventuali e auspicabili soluzioni permanenti al problema.
Come precisato da monsignor Ignacio Carrasco de Paula, presidente della Pontificia Academia Pro Vita, il congresso odierno non ha ad oggetto la “considerazione etica della fecondazione artificiale”. L’obiettivo è piuttosto quello di far conoscere nuove diagnosi e terapie dell’infertilità che possano “ridare speranza alle coppie infertili”.
A livello di opinione pubblica, l’intento del workshop è quello di “riportare un po’ di equilibrio nell’informazione che ordinariamente viene diffusa sulle possibilità di approccio al problema dell’infertilità di coppia”, ha aggiunto monsignor Carrasco.
“Dal punto di vista strettamente scientifico – ha proseguito il presule - ci sembrerebbe già un risultato lusinghiero se vi fosse una maggiore presa di coscienza della possibilità di risolvere alcuni problemi di infertilità senza uscire dall’alveo della medicina Ippocratica”.
Il primo giro di interventi del workshop, The Changing Prevalence of Infertility, ha avuto ad oggetto il nucleo centrale del problema, ovvero l’aumento generalizzato dell’infertilità. Moderatori della tavola rotonda sono stati il professor Felice Petraglia, del Dipartimento di Pediatria ed Ostetricia del Policlinico Universitario “Le Scotte” di Siena, il professor Gamal I. Serour (Università Al Azhar del Cairo) e il professor Charles Chapron (Università La Sorbona di Parigi).
“Nell’ambito della riproduzione umana, l’intervento di nuove tecnologie avanzate ha portato a trascurare i due criteri fondamentali del lavoro medico: la diagnosi e la terapia delle malattie”, ha affermato il professor Petraglia.
Il workshop, ha spiegato lo specialista, ha due funzioni: “1) illustrare ai giovani specializzandi la road map della coppia infertile; 2) sviluppare la ricerca che, in tutti questi anni, è andata a concentrarsi esclusivamente sulle tecnologie riproduttive assistite, trascurando i meccanismi di base che portano all’infertilità”.
Incentivi alla ricerca diagnostica e farmaceutica nel campo dell’infertilità potranno “sicuramente portare nuove soluzioni più fisiologiche in questo settore”, ha aggiunto Petraglia.
La seconda tavola rotonda ha avuto ad oggetto la gestione delle cause ormonali nella donna (The Management of Female Hormonal Causes), con il contributo della professoressa Angelique Goverde (Università di Utrecht), del professor Antonio Lanzone (Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma) e del professor Anthony Luciano (Università del Connecticut).
“Insieme al prof. Lanzone e al prof. Luciano – ha spiegato la prof.ssa Goverde - abbiamo offerto un contributo sui disturbi ormonali femminili dell’infertilità che, secondo i dati di cui disponiamo, colpiscono circa il 20% delle donne”.
“Nel nostro contributo offriamo un panorama completo del sistema ormonale coinvolto nella riproduzione, dalle ovaie alla tiroide, alle ghiandole surrenali – ha aggiunto la ginecologa olandese -. Offriamo anche una guida pratica per l’induzione dell’ovulazione allo scopo di aumentare le probabilità di un parto sano, unico e a termine, minimizzando le complicazioni legate al trattamento ormonale”.
Si è poi dibattuto della gestione delle cause femminili anatomiche (The Management of Female Anatomical Causes), a cura dei proff. Mauricio S. Abrao, Ludovico Muzii (Università Campus Biomedico di Roma) e Riccardo Marana (Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma).
Secondo gli studiosi alcune delle cause dell’infertilità femminile possono risiedere nei danni post-infezione delle tube, endometriosi, miomi che distorcono la cavità uterina ed altre anomalie uterine congenite.
Nonostante l’alta incidenza dell’endometriosi e del suo enorme coinvolgimento fisico, emotivo ed anche economico, i tre specialisti affermano di non comprendere ancora gli esatti meccanismi della patogenesi.
Inoltre gli attuali approcci terapeutici sono ancora lontani dall’essere curativi, poiché si focalizzano sulla gestione dei sintomi della malattia piuttosto che sul superamento della stessa.
Le cause femminili mediche (The Management of Female Medical Causes) sono state spiegate dai proff. Hans Rudolf Tinneberg (Policlinico universitario di Standort Giessen) e Antonio Gasbarrini (Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma).
Tra le cause mediche dell’infertilità vanno senz’altro incluse il diabete, l’obesità e la sindrome metabolica, in costante aumento nei paesi occidentali. Anche la celiachia è associata all’infertilità. Le cause dell’infertilità maschile (The Management of Male Infertility) sono state oggetto degli studi dei proff. Eberhard Nieschlag (Università di Munster) e Andrea Lenzi (Università La Sapienza).
Le loro ricerche hanno rilevato che nel 50% delle coppie sterili, le funzioni riproduttive maschili sono compromesse, eppure la valutazione del trattamento dell’uomo sterile è spesso trascurata.
La prospettiva della NaProTechnology, ovvero della Tecnologia Naturale Procreativa, è stata illustrata dal professor Thomas W. Hilgers (Università di Crighton, Nebraska): questo metodo è considerato di efficacia uguale o superiore alla fecondazione in vitro e, a differenza di quest’ultima, è perfettamente compatibile con la morale cattolica.
Riflessioni di carattere etico, filosofico e giuridico sono state rese in chiusura di workshop, dalla prof. Daria Minucci (Università di Padova) e da don Renzo Pegoraro (Cancelliere della Pontificia Accademia Pro Vita).
Le conclusioni dei due accademici è che non sussiste alcun “diritto ad avere figli”, tuttavia il legittimo desiderio di maternità e paternità, quando frustrato, crea delle conseguenze psicologiche che la comunità medico-scientifica non deve trascurare.
Da un lato, quindi, la ricerca scientifica e l’intera comunità umana - nelle sue aggregazioni sociali e politiche - devono essere solidali nel combattere le cause della sterilità, dall’altro la Chiesa Cattolica può offrire il proprio contributo nella definizione dei principi etici in grado di guidare tale ricerca.

mercoledì 5 ottobre 2011


AUTOTRAPIANTO DI TESSUTO OVARICO E FECONDAZIONE NATURALE: UNA VIRTUOSA SINTESI - Pubblicato il 5 ottobre 2011 da http://www.blogscienzaevita.org/

La procedura è sperimentale, ma ha dato risultato positivo. Alessandra, torinese di 28 anni, è stata sottoposta ad autotrapianto di tessuto ovarico ed è in gravidanza dopo fecondazione naturale. Il prelievo dei frammenti di tessuto ovarico è stato effettuato otto anni fa, prima che Alessandra – affetta da una grave forma di talassemia major – fosse sottoposta a trattamento chemioterapico per  trapianto di midollo osseo, da cui ne è conseguita sterilità ovarica. Tutto il procedimento, chirurgico e laboratoristico, è stato effettuato dall’equipe specialistica, guidata dal Prof. Alberto Revelli, dell’Università di Torino e dell’Ospedale S. Anna di Torino.

Quale il significato scientifico ed etico della procedura seguita? Sebbene sperimentale – in letteratura circa 14 casi con tecniche diverse – è una procedura che apre alla speranza per le giovani donne che devono fare chemioterapia. Si tratta di un autotrapianto, quindi è tessuto ovarico della stessa donna. Dopo autotrapianto di tessuto ovarico sull’ovaio ormai atrofico, può riprendere la maturazione degli ovociti e l’ovulazione. Nel caso di Alessandra, così come nel primo riportato in letteratura (Lancet 2004;364:1405-10), la fecondazione è stata naturale. Tutto ciò significa una virtuosa sintesi tra progresso della ricerca scientifica ed etica delle procedure.

Abbiamo già sottolineato che la tecnica è ancora sperimentale – complessa per quanto riguarda le procedure – e richiede ulteriori approfondimenti soprattutto in merito a: metodologie di congelamento, tipo di ritrapianto, tempo di durata della funzione ovarica dopo ritrapianto e, soprattutto, rischio di ritorno tumorale per pazienti affette da cancro ad alto indice di metastasi ovariche (es.: leucemie e tumori della mammella di stadio avanzato). Questo non impedisce un’incentivazione alla ricerca in un campo che possiamo definire pionieristico, ma che tuttavia pone ragionevoli basi per il futuro.

Lucio Romano, Università Federico II, Napoli; Copresidente nazionale Associazione Scienza & Vita