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giovedì 7 luglio 2011

Italia crocevia del traffico umano di Danilo Quinto, 07-07-2011, http://www.labussolaquotidiana.it

E’ presumibile che la rete criminale sgominata ieri dalla Direzione Nazionale Antimafia e dalle procure di Bologna e Lecce – che ha portato agli arresti di decine di persone in tutt’Italia – sia solo la punta dell’iceberg di un fenomeno, quello della tratta degli esseri umani, che ha vastissime proporzioni e rappresenta il vero e finora inaffrontato problema legato all’immigrazione.


In base a quanto è dato sapere, l’inchiesta, iniziata un anno fa, ha ricostruito l'organigramma dell'organizzazione - un vertice operativo in Grecia e in Turchia e diverse cellule presenti nel nostro paese, a Roma, Milano, Cremona, Bologna, Bergamo, Brescia, Teramo, Ascoli e Bari – e avrebbe accertato che i migranti arrivavano in Italia, sulle coste pugliesi o nei porti dell'Adriatico, con navi di linea o piccole imbarcazioni "in costante pericolo di vita". Molti dei migranti, raggiunta l’Italia, venivano trasferiti in Germania, Svizzera, Danimarca, Austria, Francia e Belgio.  


Di tratta di esseri umani parla un documento ufficiale, poco divulgato. E’ la relazione del Comitato parlamentare per la sicurezza (COPASIR) del 2009, nella quale veniva denunciato che la tratta di esseri umani è in Italia, secondo i dati del Ministero dell'Interno, la "terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali", seconda solo al commercio delle armi e della droga, un fenomeno "gigantesco e poco osservato, una vera e propria nuova schiavitù davanti alla quale non dobbiamo voltare lo sguardo, ma agire", diceva il documento.


Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, gli esseri umani vittime del traffico sono nel mondo, ogni anno, circa un milione, 500mila dei quali nella sola Europa. Per l'Organizzazione internazionale del Lavoro, sono 12.300.000 le persone sottoposte a sfruttamento lavorativo e sessuale (di cui ogni anno 800mila sono trasportate fuori dal loro paese): l'80% sono donne e ragazze, più del 50% sono minorenni. In Italia, decine di migliaia di persone sono trafficate per il lavoro nero, l’accattonaggio e la prostituzione. Nel 2007, sono state 1.267 le denunce per riduzione in schiavitù, 108 quelle per acquisto di schiavi, 645 quelle per sfruttamento della prostituzione minorile, 278 quelle per tratta di persone, 1.770 per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (2.183 nel 2008). Tra il 2003 e il 2005 è salito del 143% il numero di persone denunciate per acquisto e alienazione di schiavi.


Tutte le rotte internazionali conducono al nostro Paese. Le persone schiavizzate partono dall’Egitto, seguendo tre direttrici: due nel deserto verso la Libia e una, quella proveniente da Sri Lanka, Bangladesh e Corno d’Africa, via mare; dalla Libia, dove i clandestini provenienti dall’Africa sub-sahariana, risaliti nel deserto a bordo di camion, partono da cinque aree tutte nella Tripolitania; dal Marocco, che è luogo di transito dei flussi dell’Africa centrale e nord-occidentale diretti in Europa; dall’Algeria; da Malta; dalla Tunisia, da dove transitano gli immigrati provenienti da Niger, Ciad, Ghana, Liberia, Mali, Sierra Leone, dall’Algeria, dal Marocco, dall’Iraq, dalla Palestina e dallo Sri Lanka.

Le cifre di questo business, difficilmente quantificabili, sono enormi. Basti pensare che secondo il “National Intelligence Council” il traffico di esseri umani fa entrare a livello globale nelle casse della criminalità internazionale tra i 7 e i 13 miliardi di dollari l’anno.

Nella relazione, il COPASIR sottolineava che quello della tratta è un problema umanitario e di sicurezza di prima grandezza e proponeva due interventi normativi: uno per estendere il rilascio del permesso di soggiorno ai fini di ricongiungimento familiare alle vittime di tratta e l'altro per l'introduzione del reato di "danneggiamento, soppressione, occultamento, detenzione, falsificazione e procacciamento di documenti di identità e viaggio" allo scopo di facilitare o effettuare la tratta.


A livello europeo, su questo tema c’è da segnalare la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 5 aprile 2011 - concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/629/GAI - parte dell’azione globale contro la tratta di esseri umani, che include azioni che coinvolgono paesi terzi, come dichiarato nel “Libro bianco sulle iniziative per rafforzare la dimensione esterna dell’Unione nelle iniziative contro la tratta di esseri umani: verso un’azione dell’Unione europea a livello mondiale contro la tratta di esseri umani”, approvata dal Consiglio il 30 novembre 2009. Gli Stati membri dovranno recepire le nuove disposizioni entro il 6 aprile 2013. Tra queste, vengono proposte regole comuni minime sulla definizione del reato e il livello delle sanzioni e viene posta al centro una maggiore protezione delle vittime. Nei confronti di queste ultime, un’attenzione particolare viene riservata all'interesse superiore del minore: sono loro, infatti, la categoria più vulnerabile, quella che corre i maggiori rischi e che va tutelata con un rafforzamento delle sanzioni.

Se con le regole attuali la tratta viene punita con la reclusione della durata massima di almeno cinque anni, quando la direttiva sarà recepita nel caso di un reato commesso nei confronti di una vittima particolarmente vulnerabile la pena viene raddoppiata. Altro punto su cui insiste la direttiva è la collaborazione tra gli Stati membri per lo scambio delle informazioni: deve essere promossa una cooperazione transfrontaliera che comprenda un dialogo aperto e costante tra le autorità di polizia, giudiziarie e finanziarie al fine di realizzare un coordinamento delle indagini che coinvolga Europol e Eurojust. La direttiva non prevede la non perseguibilità penale per la persona vittima di tratta se ha violato leggi migratorie come conseguenza del traffico e riconosce il principio del soggiorno umanitario, che attualmente riguarda solo quanti collaborano con la giustizia. Per la prima volta, si introduce la possibilità di sequestrare i beni ai criminali, che possono essere utilizzati per sostenere ulteriori forme di assistenza.

mercoledì 6 luglio 2011

Minori venduti e sfruttati, le rotte della vergogna di Danilo Quinto, 06-07-2011, http://www.labussolaquotidiana.it/

Ci siamo già occupati sulla Bussola, lo scorso 9 maggio, dell’immondo commercio dei corpi dei bambini a fini sessuali. La novità in questa materia è rappresentata dal testo di una petizione, firmata da 2,3 milioni di persone, presentata nei giorni scorsi da due organizzazioni internazionali – “ECPAT International” e “The Body Shop” – al commissario europeo Cecilia Malmstrom. ECPAT International” è una rete globale composta da organizzazioni indipendenti, che operano in 75 paesi nel mondo per combattere lo sfruttamento sessuale.

La rete “The Body Shop” opera in 64 paesi. Pur essendoci una direttiva europea che vuole prevenire il traffico di bambini, perseguire i criminali con più rigore ed efficacia, per assicurare che i bambini vittime del traffico ricevano un adeguato supporto, assistenza e protezione che riguarda la prevenzione e la lotta alla tratta degli esseri umani e la protezione delle vittime, gli Stati dell’Unione europea, tranne la Danimarca, non l’hanno ancora recepita nei loro ordinamenti. Non esistono metodi standardizzati che rivelino, all’interno dell’Unione europea, i dati sul traffico di bambini. ECPAT sostiene che “sembra chiaro che ogni anno un numero significativo di bambini siano resi vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, sfruttamento del lavoro o per altri lavori degradanti".

Uno studio recente, condotto dal Centro internazionale per le migrazioni e lo sviluppo delle politiche, ha valutato la portata potenziale del traffico di esseri umani per scopi differenti in diversi paesi dell'UE e ha indicato che su 14 paesi che hanno raccolto dati sui minori vittime di traffico, è stato registrato un aumento del numero dei minori identificati: si è infatti passati dagli 837 bambini registrati nel 2003 ai 940 segnalati nel 2007; in Germania, Romania e Paesi Bassi, ogni anno vengono identificate circa 450 vittime della tratta; in Belgio e in Italia, ogni anno, vengono identificate tra le 100 e le 250 vittime.

Il dato più rilevante è costituito dal fatto che sebbene i dati disponibili non siano disaggregati per età, il numero delle vittime di tratta specificamente a scopo di sfruttamento sessuale in 11 paesi dell'Unione europea è aumentato di quattro volte negli ultimi anni, passando da 1.008 persone nel 2003 a 4.247 persone nel 2010. In base ad uno studio sul traffico di bambini in Europa, pubblicato nel 2008 dall'”UNICEF Innocenti Research Center”, vi sono diversi fattori che mettono alcuni gruppi di bambini europei nella posizione di maggior rischio di traffico di esseri umani. In Europa orientale, il gruppo più vulnerabile comprende ragazzi dai 13 ai 18 anni, che sono spinti a lasciare la casa sotto la falsa credenza che la vita sia migliore in un altro paese. Altri fattori importanti che contribuiscono, secondo quanto è emerso dallo studio, includono opzioni limitate per l'immigrazione legale, la povertà, la mancanza di opportunità di lavoro, problemi familiari gravi, abuso di droghe, l'abuso sessuale e violenza domestica.

In Europa occidentale, i bambini particolarmente esposti al traffico sono minori non accompagnati (richiedenti asilo, i bambini immigrati, ecc.) Ad esempio, nel 2010, il governo irlandese ", ha riferito che alcuni bambini che sono scappati dalle cure dello Stato sono stati trovati nei bordelli, ristoranti e case private, dove possono essere state vittime di sfruttamento sessuale (United States Department of State, “Trafficking in Persons Report 2010 – Ireland”). Allo stesso modo, l'”UNICEF Innocenti Research Center” ha suggerito che i migranti e i gruppi minoritari sono resi vulnerabili dalle norme di vigilanza adottate nei confronti dei minori non accompagnati all'interno di centri di accoglienza per immigrati e in centri di assistenza residenziale, dove la qualità dell'accoglienza e della vigilanza è inferiore rispetto alla cura riservata per i cittadini.

Oltre ai minori non accompagnati, i bambini provenienti da diverse etnie (come i bambini rom) e bambini con disabilità sono particolarmente vulnerabili alla tratta in diversi paesi dell'UE. A settembre 2011, la campagna – che è stata realizzata con successo in 20 paesi in tutto il mondo - verrà presentata al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera.