mercoledì 3 giugno 2015

Che cosa è l'embrione? Parola alla scienza, di Matteo Casarosa, 1 giugno 2015, http://www.documentazione.info/

L'embrione è già un essere umano. L'embrione è già vita. La vita inizia sino dal concepimento. Sono frasi che abbiamo sentito più volte e che sicuramente attribuiamo a alla sfera delle affermazioni della Chiesa Cattolica o dei "principi non negoziabili" o dei "valori assoluti". Ma è davvero così? Queste affermazioni sull'embrione rientrano esclusivamente nell'ambito di una visione religiosa del mondo o c'è di più? olitamente chi sostiene il contrario afferma che la vita umana non inizierebbe al concepimento ma più tardi, oppure che un essere che non è autosufficiente non possa dirsi un organismo, e quindi l'embrione non potrebbe essere un “individuo” umano, ma al massimo “materiale” umano. Numerosi testi scientifici negano esplicitamente simili tesi, ed affermano in maniera ugualmente esplicita il fatto che l'embrione sia un essere umano. 

Alcuni siti hanno fatto un lavoro di raccolta delle citazioni di testi scientific, paper, pubblicazioni etc in cui si parla di questo argomento: dall'università di Princeton alle " 41 citazioni da manuali medici sul concetto di vita umana sin dal concepimento". 

 Li citiamo qui in lingua originale. Il corsivo usato per evidenziare alcune parti di alcune delle seguenti citazioni è aggiunto in questo articolo e non è usato nei testi stessi.

Al proposito dell'affermazione "La vita comincia al concepimento", ppinioni contrarie a questo dato vorrebbero ad esempio considerare come inizio della vita di un individuo il momento della raggiunta capacità di sopravvivere al di fuori del corpo materno o quello della nascita. Tuttavia la letteratura scientifica è chiara in proposito.

The development of a human begins with fertilization, a process by which the spermatozoon from the male and the oocyte from the female unite to give rise to a new organism, the zygote." [Sadler, T.W. Langman's Medical Embryology. Settima edizione. Baltimore: Williams & Wilkins 1995, p. 3]

"Almost all higher animals start their lives from a single cell, the fertilized ovum (zygote)... The time of fertilization represents the starting point in the life history, or ontogeny, of the individual."
[Carlson, Bruce M. Patten's Foundations of Embryology. Sesta edizione. New York: McGraw-Hill, 1996, p. 3]

“The life cycle of mammals begins when a sperm enters an egg.” Okada et al., A role for the elongator complex in zygotic paternal genome demethylation, NATURE 463:554 (Gennaio 28, 2010)

“Human life begins at fertilization […] A zygote is the beginning of a new human being”Keith L. Moore, The Developing Human: Clinically Oriented Embryology, settima edizione. Philadelphia, PA: Saunders, 2003. pp. 16, 2. 

 “It is the penetration of the ovum by a sperm and the resulting mingling of nuclear material each brings to the union that constitutes the initiation of the life of a new individual.” Clark Edward and  Corliss Patten’s Human Embryology, McGraw – Hill Inc., 30

"L'embrione è un organismo con la sua individualità"

Vi sono obiezioni da parte dei sostenitori dell'aborto anche su questo punto, che implicherebbe il rispondere dell'embrione alla definizione di “essere umano”, dal momento che quest'ultimo è appunto un organismo vivente appartenente alla specie umana. Tali obiezioni si basano sulla dipendenza da parte dell'embrione dal corpo materno, che rendendolo non-autonomo lo squalificherebbero dall'essere considerato organismo. Queste obiezioni tuttavia partono dalla confusione dei termini autonomia (http://www.treccani.it/vocabolario/autonomia/) e autosufficienza ( http://www.treccani.it/vocabolario/autosufficienza/).

“Although organisms are often thought of only as adults,
and reproduction is considered to be the formation of a
new adult resembling the adult of the previous generation, 
a living organism, in reality, is an organism for its entire
life cycle, from fertilized egg to adult, not for just one
short part of that cycle.”

—Encyclopedia Britannica 1998, v 26, p 611

"Embryo: An organism in the earliest stage of development; in a man, from the time of conception to the end of the second month in the uterus." [Dox, Ida G. et al. The Harper Collins Illustrated Medical Dictionary. New York: Harper Perennial, 1993, p. 146]

"Embryo: the developing organism from the time of fertilization until significant differentiation has occurred, when the organism becomes known as a fetus." [Cloning Human Beings. Report and Recommendations of the National Bioethics Advisory Commission. Rockville, MD: GPO, 1997, Appendice-2.]

"L'embrione è un essere umano"

 Questo è infine il punto fondamentale della questione, negato dalla maggior parte, ma non dalla totalità, come si vedrà in seguito, delle persone che considerano lecito l'aborto.

"Zygote. This cell, formed by the union of an ovum and a sperm (Gr. zyg tos, yoked together), represents the beginning of a human being. The common expression 'fertilized ovum' refers to the zygote." [Moore, Keith L. and Persaud, T.V.N. Before We Are Born: Essentials of Embryology and Birth Defects. Quarta edizione. Philadelphia: W.B. Saunders Company, 1993, p. 1]

“The zygote and early embryo are living human organisms.” Keith L. Moore & T.V.N. Persaud Before We Are Born – Essentials of Embryology and Birth Defects (W.B. Saunders Company, 1998. Quinta edizione.) Pagina 500

Ci credono davvero?

Un ultima obiezione che viene spesso fatta quando si cita uno dei molti testi di riferimento per l'embriologia che affermano l'umanità dell'embrione è che alcuni degli autori di simili autorevoli testi hanno anche lavorato nella ricerca sulle cellule staminali embrionali. Tuttavia, purtroppo, non tutto coloro che sono arrivati ad ammettere che embrione e feto sono esseri umani sono categoricamente contrari a causarne la morte, come mostra questa pagina del sito UCCR che raccoglie anche alcune citazioni di medici abortisti, o come si potrebbe constatare dalle argomentazioni poste dal filosofo abortista David Boonin in questo dibattito con il filosofo cattolico Peter Kreeft .



Allo stesso tempo, i brani sopra citati, che in alcuni casi sono delle esplicite definizioni, non lasciano dubbio, dal momento che chiamare “organismo umano” o “essere umano” qualcosa che non lo è, sarebbe stato da parte degli accademici citati un errore tanto grossolano quanto chiamare “essere vivente” un virus.

mercoledì 27 maggio 2015

La rieducazione gender passa dalle vaccinazioni di Andrea Lavelli, 27-05-2015, http://www.lanuovabq.it/


Il tempo delle famiglie, abbracciarsiVai per il vaccino del figlio e torni con la lettura adatta per iniziare a educare la prole secondo il pensiero unico gender.

È quello che potrebbe succedervi portando vostro figlio negli ambulatori di un’Azienda Sanitaria Locale come quella di Biella o di altre province italiane dove è stato attivato il progetto In Vitro – promosso dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali insieme al Centro per il libro e la lettura e Arte Cultura Spettacolo – per diffondere la lettura in particolare tra i più piccoli. Il progetto prevede, tra le altre cose, la distribuzione gratuita di kit contenenti libri in omaggio selezionati da un apposita commissione.

All’interno di questo kit alcuni genitori biellesi hanno segnalato di aver trovato alcuni opuscoli e qualche libro, tra cui “Il libro delle famiglie”, che compare nella lista dei libri consigliati dallo staff del progetto per i bambini da 0 a 3 anni e particolarmente suggeriti ai genitori per la lettura ad alta voce ai loro figli. Il libro, scritto da Todd Parr ed edito da Piemme (quella della collana del Battello a vapore, per intenderci) ricorda già dalla presentazione che “ci sono tantissimi modi di essere una famiglia!”. E infatti nel libretto tra coloratissimi disegni si legge che “tutte le famiglie amano abbracciarsi,” che “alcune famiglie sono dello stesso colore, mentre altre sono di colori diversi,” e fin qui tutto bene; poi che “alcune famiglie assomigliano ai loro animali,” qualunque cosa questo significhi… e infine che “alcune famiglie hanno due mamme e due papà,” con tanto di inequivocabile disegno di una cosiddetta famiglia omogenitoriale formata da due uomini e due donne.

Accompagna il tutto una lettera del Ministro Franceschini che auspica che i genitori aiutino a “diffondere la buona pratica della lettura sin dalla primissima infanzia per assicurare ai vostri bambini una migliore crescita intellettuale e affettiva”.

Il tempo delle famiglie, abbracciarsi

Di fronte a questo fatto non possono che venire alla mente alcune domande. Ad esempio cosa c’entri la distribuzione di libri con tematiche di questo tipo (per di più rivolti a bambini da 0 a 3 anni) con le normali vaccinazioni dell’infanzia, e soprattutto chi ha ritenuto di inserire questo libro nella lista dei titoli consigliati per la prima infanzia e perché.

Non può non venire in mente la Strategia nazionale LGBT (clicca qui) siglata dall’allora Ministro Fornero e da decine di associazioni omosessualiste nel 2013 e che prevede campi di azione in particolare nella scuola e nel mondo del lavoro. Insomma, episodi di questo tipo, uniti ai tanti cui stiamo assistendo nelle scuole italiane, sembrano richiamare un’infiltrazione capillare dell’ideologia gender per modellare la società secondo il diktat LGBT.

Carla Ida Salviati, a capo del Gruppo di lavoro per la valutazione e la selezione dei libri da acquistare nell’ambito del progetto In Vitro spiega che il libro di Parr “appare attraversato da un forte messaggio di affettività e solidarietà, riconoscendo come il senso profondo di famiglia – pur nelle sue tante possibili diversità e abitudini – risieda nell’amore che la percorre”. 

Sul sito del progetto In Vitro, che da luglio 2012 a dicembre 2014 ha avuto un finanziamento complessivo di 2 milioni di euro, si legge che il suo “obiettivo primario è aumentare il numero dei lettori abituali nel nostro Paese, che oggi si aggira attorno al 18% della popolazione adulta”. Sei i territori pilota coinvolti: le province di Biella, Ravenna, Nuoro, Lecce, Siracusa e la Regione Umbria.

Seguendo il progetto, in ogni area selezionata sono stati coinvolti pediatri, uffici vaccinali, e scuole materne, oltre alle biblioteche locali. “Per questo, entro il primo anno di vita, tramite i pediatri di famiglia, si distribuiranno dei kit di primi libri alle famiglie dei nuovi nati, raggiungendo così circa 25.000 neonati,” continua il sito del progetto. 

Parlando del libretto in questione, Salviati spiega ancora che è stato collocato nella sezione dei libri per la lettura ad alta voce, insieme ad altri libri che “contengono elementi di maggiore complessità o, come nel caso del libro di Todd, fanno riferimento a trasformazioni sociali in atto e oggetto di dibattito. Con tale specifica d’uso la Commissione ha inteso qui coinvolgere ancora di più l’adulto educatore, rispettandone il ruolo di mediazione tra il testo e il lettore”. 

Resta comunque il fatto che ancora una volta un progetto di per sé lodevole come quello di incoraggiare alla lettura fin da piccoli, nasconda in sé le insidie della rieducazione gender, che fa tanto pensare alla “colonizzazione ideologica” di cui spesso parla Papa Francesco. Fatti di questo tipo non possono che suonare come un campanello d’allarme per tutti i genitori e gli educatori a tenere sempre alta la guardia, a verificare ciò che la Scuola e in generale le istituzioni propongono ai più piccoli, a non demandare ad altri il loro compito educativo.

“Cosa c’entra questo con la normale profilassi?” è la domanda che si pone Roberto Ramella, padre biellese, sull’accaduto. “Come padre e come nonno sono veramente preoccupato perché qui si sta tentando di corrompere l’innocenza dei nostri piccoli e di scardinare le fondamenta dell’umano attraverso un’opera di menzogna che ha dimensioni mondiali”.

venerdì 15 maggio 2015

Fecondazione: Consulta boccia divieto diagnosi preimpianto, 14 maggio 2015, http://www.tempi.it/

 Roma, 14 mag. - E' illegittima la norma che vietava l'accesso alle tecniche di fecondazione assistita, e dunque alla diagnosi pre-impianto, alle coppie fertili, ma portatrici sane di patologie genetiche. Questa, secondo quanto si e' appreso, sarebbe la decisione presa dalla Corte Costituzionale in merito alla norma contenuta nella legge 40 sulla procreazione assistita. Bisognera' attendere le motivazioni della sentenza per capire in quali termini i giudici della Consulta abbiano dichiarato incostituzionale la norma che precludeva, a questo tipo di coppie, l'accesso alla Pma. La questione era stata discussa in udienza lo scorso 14 aprile: a rimettere il caso alla Consulta era stato, con due distinte ordinanze, il tribunale di Roma, nell'ambito di due procedimenti avviati da coppie che si erano viste negare dalle strutture la possibilita' di effettuare la diagnosi preimpianto nonostante fosse stata accertato il fatto che fossero portatrici sane di gravi patologie genetiche. (AGI) .

Belgio, tre nuove proposte di “buona morte”: eutanasia anche per chi è «incapace di esprimere la sua volontà», maggio 14, 2015, Leone Grotti, http://www.tempi.it/


Bambini, uomini, donne, anziani, affetti da malattie terminali o no, soggetti a sofferenze fisiche ma anche psicologiche, persone semplicemente stanche di vivere: quasi tutti possono ottenere l’eutanasia in Belgio. Dal 28 maggio 2002, anno in cui la “buona morte” è stata legalizzata, le maglie della legge sono state allargate così tanto che morire è diventato un gioco da ragazzi.
Non la pensa allo stesso modo il partito socialista, che nella persona della deputata Karin Jiroflée ha depositato alla Camera il 10 aprile tre nuove proposte per modificare la legge originale e consentire l’iniezione letale in un numero ancora maggiore di casi.

EUTANASIA PER I DEMENTI. La prima proposta (Doc 54 1013/001) ha come scopo quello di autorizzare l’eutanasia anche per i pazienti che sono «incapaci di esprimere la propria volontà o perché in stato di incoscienza o perché in uno stato avanzato dovuto a una condizione cerebrale non congenita, tale per cui ci si trova nello stato fisico o psichico descritto nella propria dichiarazione [anticipata di trattamento]». L’obiettivo, in sostanza, come già previsto da tempi.it, è consentire anche ai «dementi o a chi è caduto in uno stato di incoscienza prolungata (…) di richiedere l’eutanasia». Al momento, infatti, «le dichiarazioni anticipate valgono solo per chi cade in coma irreversibile, escluse le persone affette da problemi cerebrali gravi (come la demenza)».

VALIDITÀ ILLIMITATA. La seconda proposta (Doc 54 1014/001) ha lo scopo di aumentare la validità delle dichiarazioni anticipate di trattamento. «Al momento valgono solo temporaneamente», cinque anni per la precisione. «Questa proposizione ha come oggetto l’eliminazione della validità temporale delle dichiarazioni anticipate, restando comunque valida» la possibilità di stralciare le dichiarazioni in precedenza formulate.

ADDIO OBIEZIONE DI COSCIENZA. La terza proposta (Doc 54 1015/001) riguarda la possibilità per i medici di fare obiezione di coscienza. Attualmente un dottore, per ragioni di coscienza personale o mediche riguardo ai dettami della legge, può rifiutarsi di praticare o autorizzare un’eutanasia. Se la proposizione passerà, tutti i medici che non vogliono autorizzare o praticare l’eutanasia per ragioni mediche o di coscienza saranno obbligati a trovare un collega disposto a farlo.

@LeoneGrotti
Foto Ansa
Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!
I commenti sono liberi. La redazione rimuoverà quelli offensivi.
Commenti Facebook

Commenti

Fare clic qui per annullare la risposta.
Nino scrive:
14 maggio 2015 alle 10:42
Non conosco il francese (e men che meno il fiammingo) e non mi fido di Google Translator, ma mi sembra che le proposte di legge siano un po’ diverse (soprattutto meno radicali) di quanto descritto nell’articolo. E lo dico da persona che non ritiene che ricorrerebbe a detta legge o che, se fosse medico, la attuerebbe.

Rispondi
giovanna scrive:
14 maggio 2015 alle 18:04
Tipico intervento dell’untuoso Nino: non conosce il francese, non conosce il fiammingo, non si fida di Google Translator, ma deve comunque dire che l’articolo non è corretto, così, sul nulla, tanto per non smentire di essere sempre l’untuoso Nino che conosciamo tutti !
E intanto la gente, a causa degli untuosi come lui, ci crepa !

Rispondi
Maurizio scrive:
14 maggio 2015 alle 19:34
Concordo con le obiezioni sollevate da Giovanna circa le parole di Nino,ma al di là di cio,caro Nino mi verrebbe da chiederti:1(come può un “deficiente”se é tale chiedere lui l’eutanasia? Ma ,anche non fosse cosi(ma fosse un’errore di tradzione come tu lasceresti intendere)come può un’altra persona,sia pure familiare,decidere per lui?Nessuno può sostituirsi a me a riguardo della mia vita ..altrimenti si cade inevitabilmente nella selezione genetica di stampo hitleriano,perché si sareliberi di farlo per quanti non siano in alcun modo funzionali al sistema politico ed economico dominante.2)Perché allungare i tempi per fare la dichiarazione di trattamento-pur mantenendo la possibilità di recedere?E questa concessione,in realtà cosa nasconde..perché o é fittizia o qualcosa nasconde.3)Perché io,medico obiettore,devo trovare uno che faccia quel che io non voglio fare?Ci pensino,eventualmente,le istituzioni..o non si vuole,in realtà impedire l’obiezione,annullarla di fatto? Dunque,Nino?!

Rispondi
Nino scrive:
14 maggio 2015 alle 21:40
@Maurizio: mi permetto di farti osservare che tu dai per buono l’articolo senza aver neanche provato, come ho fatto io, ad andare alla fonte. Allora ti spiego le ragioni delle mie perplessità sulla base di quello che ho capito leggendo direttamente le proposte di legge. proposte che sono supportate (a detta dei firmatari) dalla volontà popolare che è (o sarebbe) largamente a favore di dette proposte. Come dire che sono migliorie largamente condivise (sempre a detta dei firmatari che portano dei dati statistici) dal popolo belga.

1) come può un deficiente chiedere l’eutanasia? In effetti la cosa mi aveva lasciato perplesso. La proposta è (o sarebbe … perchè non capisco il francese) leggermente diversa. La legge attuale prevede che una persona possa dichiarare di volere l’eutanasia in caso cada in stato di coma irreversibile. La proposta è quella di estendere questa volontà dichiarata anche ai casi di demenza senile, Ovvero una persona, nel pieno delle sue facoltà mentali, avrebbe il diritto di scegliere di non voler continuare vivere nel caso in cui diventi demente (sto pensando agli ultimi stadi dell’Alzehimer) definendo anche il livello di demenza scientificamente verificabile oltre il quale non vuole più vivere (e a me viene in mente il finale di Qualcuno volò sul nido del cuculo)

2) Se uno ha scelto di chiedere l’eutanasia in caso di coma irreversibile, oggi la legge prevede che questa sua scelta (comunque reversibile in ogni momento) debba essere esplicitamente rinnovata ogni 5 anni. La nuova proposta di legge dice (direbbe) che se dopo almeno un anno ma non oltre i tre anni, uno conferma la sua volonta, allora non c’è più bisogno di riconfermarla. fermo restando che può cambiare idea in ogni momento. E’ una cosa che la maggioranza dei belgi vorrebbe (pare)

3) La proposta prevede che se il medico cui si è rivolto il paziente è un obiettore, il servizio sociale dell’istituto (e qui non conosco l’organizzazione medica belga per capire meglio cosa voglia dire) deve indicare al paziente, o alla persona di sua fiducia, il nome di un altro medico dell’istituto, o anche di un medico esterno all’istituto, che prenderà in carico la sua richiesta o la dichiarazione anticipata. Il medico che si è rifiutato, in quanto obiettore, di agire, dovrà trasmettere il fascicolo medico del paziente al nuovo medico

Quindi, sempre se il mio scarsissimo francese non mi ha tradito, il senso delle tre proposte di legge (fermo restando il giudizio personale contrario all’eutanasia) sembrerebbe abbastanza diverso da quanto lascia intravedere l’articolo ad una prima e superficiale lettura (incluso titolo ed occhiello).

mercoledì 29 aprile 2015

La gender theory rientra nella scuola con il cavallo di Troia delle direttive anti-bullismo di Tommaso Scandroglio, 29-04-2015, http://www.lanuovabq.it/

La copertina di Whistle Blower: il Cavallo di Troia dei movimenti dei diritti gay
Ve li ricordate i libretti “Educare alla diversità”? Servivano per indottrinare, tra i banchi di scuola, bambini e ragazzi al credo gender. Pensati dall’Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali (Unar) vennero ritirati dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur) per il polverone mediatico che sollevarono.

Ora, se una prima volta un truffatore ha tentato di gabbarti, ma tu lo hai scoperto perché, ad esempio, vestiva trasandato, stai pure sicuro che se è furbo si ripresenterà a te sotto altre spoglie. Magari in giacca e cravatta, sbarbato e con dei baffi posticci per non farsi riconoscere. Insomma più presentabile di prima.

Questo è quello che sta cercando di fare il Miur a spese degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado. Il Ddl Fedeli  dal titolo “Introduzione dell'educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università” è già vigente.

Vi sono due operazioni fresche fresche messe in campo dal Ministero per far salire in cattedra la teoria del gender. La prima si chiama “Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo” dell’aprile del 2015 che reca il marchio Miur. Si tratta in buona sostanza di alcune iniziative per prevenire e combattere il bullismo a scuola e in rete: numeri verdi per segnalare atti di bullismo, così come chat, sms, skype etc. Oltre a questo ci sono anche corsi di formazione per docenti. Per il Miur il bullo di oggi non se la prende più solo con il secchione, il ragazzino sovrappeso e quello troppo gracilino e pure bruttarello. La nuova vittima è l’adolescente omosessuale e transessuale. In queste linee si dice infatti che gli atti di bullismo prendono di mira anche chi è differente per “genere, identità di genere, per orientamento sessuale. […] Il considerare, per esempio, ‘diverso’ un compagno di classe perché ha un orientamento sessuale o un’identità di genere reale o percepita differente dalla propria poggia le sue basi sulla disinformazione e su pregiudizi molto diffusi”.

Fermiamoci un attimo a riflettere. Bene che si fermi la mano del violento contro il ragazzino omosessuale; bene che si riconosca pari dignità a tutte le persone; male che si consideri l’omosessualità e la transessualità come orientamenti naturali. Siamo al solito giochetto: il rifiuto della violenza non deve portare all’accettazione dell’omosessualità. Insomma si usa il bullismo come cavallo di troia per innaffiare i giovani virgulti con l’acqua che scende dal monte gender. Annotiamo a margine, ma non troppo, che i genitori non sono stati avvisati dell’attivazione di queste linee di orientamento gay friendly.

Simboli di genere

Passiamo alla seconda iniziativa ancor più capillare ed efficace. Per parlare di questa seconda iniziativa dobbiamo tirare in ballo la Soroptimist. Si tratta di un organizzazione internazionale tutta al femminile, legata ai Lions Club, presente anche in Italia con 145 club. E’ rappresentata all’Onu e al Consiglio d’Europa. Scopo di questa organizzazione è promuovere la condizione femminile nel mondo. Nell’aprile del 2014 questi signori, anzi, queste signore firmano un protocollo con il Miur dal titolo “Promuovere l’avanzamento della condizione femminile e prevenire e contrastare la violenza la discriminazione di genere mediante un corretto percorso formativo in ambito scolastico”. Il protocollo entra d’imperio nel Piano di offerta formativa, cioè quel piano che detta legge nella formazione ed educazione dei nostri figli a scuola. Viene anche istituito un Comitato attuativo paritetico – Miur/Soroptimist – perché gli intenti comuni non restino sulla carta.

A fine novembre dell’anno scorso il protocollo partorisce un progetto pilota rivolto ai docenti, ma non ai genitori, dal nome "Prevenzione della violenza contro le donne: percorsi di formazione-educazione al rispetto delle differenze". Si tratta di dieci moduli formativi da svolgersi in venti province ed altrettanti incontri. La finalità è la seguente: “favorire la consapevolezza del ruolo docente nella formazione dell’identità di genere delle giovani generazioni allo scopo di rendere più agevole il loro percorso verso la costruzione di identità libere e consapevoli”. I titoli dei moduli sono assolutamente in linea con tali scopi. Ne citiamo qui solo alcuni: “Costruire l'identità di genere a scuola”; “Pedagogia e orientamento di genere”; “Lingua, linguaggi e genere”; “Percorsi di genere nei territori”. 

E’ proprio il caso di domandarsi: che genere di incontri saranno questi? Facendo un’operazione di carotaggio andiamo a vedere cosa hanno detto le emissarie del Miur/Soroptimist in uno di questi incontri, precisamente in quello che si è svolto lo scorso 23 aprile presso l’ICT Schiapparelli. Presenti tra le altre anche una nostra recente conoscenza: la dott.ssa Irene Biemmi, ricercatrice presso l’Università di Firenze. Secondo la dottoressa gli stereotipi di genere continuano a permeare i libri di testo. Cosa vuol dire? Vuol dire ad esempio che in questi libri scolastici e per l’infanzia le donne fanno solo certi lavori e gli uomini solo certi altri. Vuol dire che alcuni aggettivi li troviamo più spesso riferiti solo ai maschi -  sicuro, coraggioso, serio, onesto, ambizioso, minaccioso, pensieroso, bruto, fiero, egoista, saggio, deciso, audace, libero, impudente – ed altri aggettivi attribuiti solo alle femmine - antipatica, pettegola, smorfiosa, vanitosa, civetta, altezzosa, affettuosa, angosciata, premurosa, paziente, buona, vergognosa, docile, deliziosa, disperata, ipersensibile, dolce, innocente. Inoltre vuol dire che le femminucce vengono descritte più pacate e contemplative, mentre i maschietti più attivi e votati all’azione. Forse perché, chiediamo noi, le cose stanno proprio così? 

Per niente, protesta la Biemmi e afferma che credere che vi siano tratti psicologici, caratteriali, di temperamento e capacità peculiari dell’uomo e della donna è un errore. In realtà sono tutti condizionamenti ambientali e culturali. La Biemmi aggiunge che occorre offrire a bambini e bambine un catalogo aperto di identità di genere, ignorando il sesso di riferimento, come fa il genero con la suocera petulante. Per questo bisogna tirare fuori dal cassetto il progetto Polite. Trattasi di un codice di autoregolamentazione, siglato tra gli altri anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento Pari opportunità e dall’Associazione italiana editori, per la promozione e adozione tra gli editori di libri di testo per l’educazione alle pari opportunità.

L’operazione messa in campo dal Miur e dalla Soroptimist è la seguente: con la scusa di difendere la donna da ingiuste discriminazioni – fine sacrosanto – anche in questo caso si vuole diffondere il dogma del gender. Queste sono le tappe ben individuabili nei documenti e negli incontri citati. Tu donna non devi fare solo la donna, ma anche il maschio o chi vuoi tu. L’identità di genere è un vestito in 100% elastane. Assume le forme che desideri, si adatta alla perfezione all’idea sessuale che hai in testa per te. Ergo il dato di natura non esiste, è uno stereotipo, una costruzione artificiosa ideata per mettere all’angolo la donna. Un vecchio retaggio di un machismo che fu.  La differenza sessuale è una gabbia perché significa incasellare la donna, ma anche l’uomo, in parti già assegnate da un perfido regista, forse chiamato Dio. Invece i ruoli sono e debbono essere fluidi e ce li possiamo inventare di sana pianta. Ne consegue che non c’è più maschio, né femmina, non ci sono più pareti divisorie, ma è tutto è un grande open space della pan-identità di genere. Ecco, questa è proprio la teoria del gender.

In breve, la lotta al bullismo e alla discriminazione contro le donne è solo un espediente per diseducare le verdissime generazione alla gender theory. E così un giorno accadrà che il piccolo Marco sarà punito dalla sua maestra perché avrà osato mettersi il grembiulino azzurro per andare a scuola. E la punizione consisterà nello scrivere alla lavagna cento volte: “Io non sono un maschio”.

lunedì 27 aprile 2015

Obiezione di coscienza: perché la attaccano, perché va difesa, 20 aprile 2015 | Giuliano Guzzo, www.libertaepersona.org


Hippocrates
E’ possibile riflettere sull’obiezione di coscienza – apprezzandone, se possibile, di più valore e significato – alla luce degli attacchi che oggi subisce? Direi che ragionare insieme, questo pomeriggio, a partire dalle pesanti critiche cui sono sottoposti oggi gli obiettori di coscienza – accusati con la loro condotta di ostacolare non solo in funzionamento del sistema sanitario, ma anche il libero esercizio di diritti altrui – più che possibile o opportuno, sia decisamente utile perché ci consente di affrontare e di riscoprire un argomento sotto un’angolatura nuova anche se non alternativa bensì, potremmo osservare, complementare a quelle – pur rilevanti – del diritto, della filosofia o della medicina stessa; è l’angolatura della cronaca, dell’attualità [1].

Partiamo allora dal contesto attuale con una domanda: perché tanto, sistematico accanimento contro gli obiettori di coscienza? Perché alcuni sono letteralmente terrorizzati dall’idea che all’ospedale X o all’ospedale Y il nuovo primario di ostetricia possa essere obiettore? Come mai il Presidente Obama ha sistematicamente, e non da oggi, nel proprio mirino le associazioni cattoliche per il solo fatto che non permettono l’aborto e condannano la contraccezione [2] mentre, da noi, delle Regioni son giunte ad approvare, spingendosi oltre il confine della legittimità, specifici decreti anti-obiettori e si segnalano, non da oggi, «ospedali che indicono concorsi riservandoli a medici non obiettori» [3]? La politica non ha forse, tanto più oggi, ben altre priorità? E, soprattutto, cosa compiono mai di così incivile e scandaloso i medici e i farmacisti che fanno appello ad un diritto, peraltro espressamente previsto dalle leggi, per sollevare tanta polemica? Sappiamo dalle relazioni ufficiali che – contrariamente a quanto spesso si sente – non c’è, almeno in Italia, eccessivo carico di lavoro per i ginecologi non obiettori [4]: la media nazionale è 1,4 IVG a settimana [5].

Misurarsi con questo primo interrogativo così attuale è dunque utile perché consente di comprendere come non sia tanto l’obiettore in quanto medico e professionista – né la diffusione di medici obiettori – a generare chissà quali inquietudini: è invece l’obiezione di coscienza, come gesto fortemente fondato su dei valori, ad infastidire.

Più precisamente, il rifiuto dell’obiettore è ritenuto inaccettabile perché che fa appello alla verità morale, perché dimostra cioè che, anche se non si direbbe, il relativismo etico [6] non ha vinto, che c’è ancora – nell’epoca narcotizzante del parzialmente accettabile o del parzialmente sconveniente, a seconda dei punti di vista – qualcosa di totalmente giusto per il quale c’è chi è pronto non soltanto a spendersi, ma pure a sottrarsi a doveri altrimenti inderogabili e fissati per legge; il Comitato Nazionale di Bioetica, nel luglio 2012, ha in proposito sottolineato che l’obiezione di coscienza è preziosa dal momento che, fra le altre cose, «preserva il carattere problematico delle questioni inerenti alla tutela dei diritti fondamentali» [7]. Orbene, siffatta sopravvivenza «del carattere problematico delle questioni inerenti alla tutela dei diritti fondamentali», che potremmo spingerci a definire “sopravvivenza della verità” – se così possiamo chiamarla – in quanto scritta nel cuore dell’uomo, per la cultura dominante, è già una prima ragione di forte ostilità. Una cultura che non crede alla verità e che fa di tutto per negarne l’esistenza si vede infatti concretamente contraddetta dell’obiezione di coscienza e da coloro che vi fanno ricorso rammentando l’esistenza di valori che l’ordinamento giuridico può appoggiare meno, proteggere o avversare, ma certamente né istituire né abrogare dal momento che «si radicano nella legge morale naturale» [8]. In questo senso ricordiamo che l’obiezione di coscienza presenta, in quanto tale, un carattere immodificabile che dà doppiamente fastidio, tanto più se è illegale divenendo più «genuina» e «dotata di maggior forza testimoniale» [9].
Ci nasconderemmo tuttavia dietro ad un dito se omettessimo di evidenziare come non tutte le possibili forme di obiezione di coscienza [10] risultino contrastate, e come ve ne siano anzi diverse – si pensi a quella al servizio militare o a quella legata alla sperimentazione sugli animali – che nessuno, tanto meno oggi, si permetterebbe di criticare; né si segnalo, in effetti, particolari iniziative politiche in questo senso. Questo è molto importante perché “ci dice” che non solo non è l’obiettore in sé a scandalizzare, ma non è neppure, a ben vedere, l’obiezione di coscienza intesa in senso lato a farlo, ma solo quella che osa il proibito: ricordare che sin dal concepimento si è a tutti gli effetti in presenza di un essere umano, unico e irripetibile, e che ucciderlo significherebbe fare il male. La nostra è una società che tollera ogni opinione ed ogni insulto, specie se presentato come satira, ma che non vuol più sentirsi dire quello che già Socrate, millenni fa, con grande chiarezza sosteneva: «Essi potrebbero bene uccidermi, mandarmi in esilio, privarmi dei diritti politici, reputando tali cose, i più grandi mali; ma io non li reputo tali. Per me male è fare quello che fa costui: tentare di uccidere ingiustamente un uomo» [11]. Per questo l’obiezione di coscienza prevista dalla Legge 194 sull’aborto (art.9), e pure – anche se molti, persino nel mondo cattolico, puntualmente lo dimenticano – dalla Legge 40 sulla fecondazione extracorporea (art. 16), è scomoda: perché ricorda a tutti quale davvero sia il più grande dei mali;
Siamo a questo punto nella condizione di comprendere, procedendo ulteriormente, la vera ragione per cui quanti non eseguono aborti né accettano di prestarvi alcuna cooperazione formale o cooperazione materiale [12] danno enormemente fastidio e per cui la cultura che controlla i media fa di tutto, con ostinazione potremmo dire quotidiana, per presentare gli obiettori di coscienza come dei professionisti poco seri, degli inadempienti, quasi dei vigliacchi: perché costoro, gli obiettori di coscienza, testimoniano ciascuno non solo un’idea di giustizia, ma un’idea decisamente forte di giustizia un’idea forte di giustizia – non negoziabile e che, come abbiamo in estrema sintesi ricordato, anticipa la leggi ed arriva ad ergersi perfino oltre l’ordinamento giuridico, qualora l’obiezione di coscienza non fosse consentita – e denunciano l’abisso del suo esatto contrario. Perché finché rimarrà anche un solo obiettore, uno soltanto, la coscienza collettiva non potrà assopirsi né convincersi, decretando così la vittoria del Pensiero Unico, del fatto che la soppressione di un figlio, a certe condizioni, sia il male minore o addirittura il suo bene, come l’abortismo più spudorato tutt’ora afferma. L’obiezione di coscienza è dunque molto più, per così dire, di un’opzione cattolica o di un semplice diritto esercitabile da alcuni cittadini: è garanzia affinché quello dei bimbi non nati o vittime dell’aborto – i «più poveri dei poveri» [13] li chiama Madre Teresa (1910-1997), che di poveri se ne intendeva – non sia dimenticato.
Ma l’obiezione di coscienza – per la sua forza ed il suo peso – è anche, ricollegandoci a quanto detto poc’anzi, un’occasione per riscoprire il valore e l’identità della coscienza.

Oggi si registra infatti, fra le altre cose, una certa difficoltà per quanto riguarda la definizione del concetto di coscienza. Una difficoltà dovuta certamente al generale caos che sembra dominare, fra agli altri, il terreno della cultura e quindi anche della bioetica, ma anche dal fatto – osservato fra gli altri, da Ratzinger [14] – che vi sono differenti concezioni su che cosa sia la coscienza; di queste tre, su tutte, risultano prevalenti:

Alcuni dicono che la sia coscienza l’espressione della soggettività; sarebbe l’individuo, cioè, a “fondare” l’obiezione di coscienza. Ma è una concezione limitata: cosa fonda il diritto individuale alla soggettività? Chi lo stabilisce? Il desiderio e il diritto individuale sembrano non bastare, per così dire, a fondare se stesso.
Altri dicono che la coscienza sia “la voce di Dio” nell’uomo: a parte il problema della fede, non da tutti condivisa, è una concezione problematica perché le azioni opposte – alcune buone, altre decisamente malvage – compiute dagli uomini dovrebbero portarci a credere che non tutti gli uomini hanno una coscienza o che Dio a volte parla altre tace: ma se tace, se in qualche modo si rende assente e lontano, ininfluente potremmo dire, che Dio sarebbe?
Altri ancora pensano che la coscienza sia in definitiva l’interiorizzazione dei valori altrui, una sorta cioè di «introiezione del super io sociale» [15]: ma se le cose stessero realmente in questi termini, allora la coscienza sarebbe qualcosa di cui liberarsi, una sorta di macroscopica ed intima ingerenza e forma di controllo. E questo non è possibile.
Più corretto, allora, appare considerare e pensare, alla stregua di vari pensatori – da Ratzinger [16] a Robert Spaemann [17] -, la coscienza come un organo. Un organo che tutti possiedono ma che può sbagliare, che deve essere quindi educato e fatto crescere, orientato verso la verità morale. In particolare Spaemann fa l’esempio della parola: perché parliamo? Perché abbiamo imparato dai nostri genitori i quali – è vero – ci hanno trasmesso una particolare lingua, la loro, ma non il linguaggio come capacità che, in quanto esseri umani, abbiamo scritta dentro di noi. La coscienza può allora essere paragonata al linguaggio: ad una capacità che abbiamo ma per esercitare la quale dobbiamo imparare. E credo che in questo gli obbiettori di coscienza, che orientano la loro coscienza verso il bene evitando di fare il male, siano degli ottimi insegnanti dell’orizzonte verso il quale la coscienza deve formarsi per parlare la lingua migliore. Per questo dobbiamo essere doppiamente grati agli obbiettori di coscienza perché, essendo testimoni della giustizia, risultano a pieno titolo insegnanti della verità e, soprattutto, educatori della coscienza; e di ciò la nostra società – e noi tutti – siamo profondamente riconoscenti.

«Un uomo – ha scritto Tolkien (1892-1973) – è allo stesso tempo un seme e, per certi versi, un giardiniere, nel bene e nel male» [18]. Grazie agli obiettori di coscienza per gli ottimi giardinieri che sono e continuano ad essere.

giulianoguzzo.com

(Intervento tenuto a Firenze venerdì 17 aprile 2015, ore 17:00, presso il Dipartimento di Giurisprudenza, Polo di Scienze Sociali) in occasione del seminario “Obiezione di coscienza. Nulla da obiettare?”).

Note: [1] Parte delle considerazioni presenti in questa relazione sono già state pubblicate in. Guzzo G. Chi ha paura dell’obiettore?, «La Croce», 26/2/2015, p.3; [2] Frigerio B. Obama violenta l’obiezione di coscienza dei cattolici su aborto, condom e matrimonio gay, «Tempi.it»: 18/2/2012; [3] Polito P. (intervistato in) Venditti R. Le ragioni dell’obiezione di coscienza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986, p.51; [4] «Il numero di non obiettori è congruo rispetto alle IVG effettuate, e il numero degli obiettori di coscienza non impedisce ai non obiettori di svolgere anche altre attività oltre le IVG»: “Relazione del Ministro della Salute sull’attuazione della Legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 194/’78): 15 ottobre 2014; 1-50: p.7; [5] Ibidem, p.46; [6] Per relativismo etico s’intende, in estrema sintesi, quella una corrente di pensiero contemporaneo che sostiene l’equivalenza di concezioni etiche differenti fra loro così asserendo, di fatto, l’assenza della verità; ma lo stesso sostenere l’assenza di verità, a ben vedere, presuppone una concezione di che cosa sia vero e cosa non lo sia, autocontraddicendo così il proposito, tipico di una impostazione relativista, di evitare qualsivoglia formulazione definitiva: cfr. Vigna C. Relativismo ontologico e relativismo etico in Di Ceglie R. (a cura di), Pluralismo contro relativismo, Ares, Milano 2004, p. 135; [7] AAVV. Obiezione di coscienza e bioetica, «Comitato nazionale di bioetica»: 30.7.2012;1-39: p.4; [8] Mele V. – Morgani A.R. L’obiezione di coscienza sanitaria in generale in Sgreccia E. – Spagnolo A.G. – Di Pietro M. L. Bioetica. Manuale per i Diplomi Universitari della Sanità, Vita&Pensiero, Milano 2002, p. 241; [9] Lombardi Vallauri L. Bioetica, potere, diritto in AA.VV. Obiezione di coscienza sanitaria. Un dovere verso l’uomo [Atti del I Convegno nazionale, Torino, 26-27 Novembre 1983 – Fondamenti dell’obiezione ed esperienza] Fratelli Palombi Editori, Roma 1984, p. 39; [10] Possiamo in sintesi ricordare come, solo considerando l’ordinamento italiano, esistano: l’obiezione di coscienza al servizio militare; l’obiezione agli interventi di interruzione della gravidanza; l’obiezione legata alla sperimentazione su animali; l’obiezione del lavoratore «rifiutare per motivi di coscienza l’adempimento della prestazione alla quale è obbligato per contratto» (Invero, in senso contrario, nel senso, cioè, dell’inesistenza di un simile diritto, tra i rari pronunciati, v. Trib. Milano 12.1.1983. Il caso è tratto da Onida F. L’obiezione di coscienza nelle prestazioni lavorative in AA.VV. Rapporti di lavoro e fattore religioso, Jovene, Napoli 1988, p.227 e ss.); l’obiezione dei Testimoni di Geova che rifiutano emotrasfusioni; l’obiezione dell’Avvocato divorzista o del Giudice «della famiglia», che crede nell’indissolubilità del sacro vincolo matrimoniale; l’obiezione del farmacista contrario alle pillole abortive; l’obiezione di coscienza, prevista dalla legge 40, dinnanzi alla fecondazione artificiale; l’obiezione di coscienza con riferimento alle vaccinazioni obbligatorie; l’obiezione di carattere fiscale; la cd. “obiezione fiscale”; [11] Socrate in Platone, Apologia di Socrate, XVIII; [12] La “cooperazione formale” si verifica quando l’intenzione del soggetto cooperante è la medesima dell’agente principale; condividere lo stesso obiettivo non significa necessariamente desiderarlo. Un’infermiera che assiste un medico impegnato a compiere un atto eutanasico su di un paziente sta cooperando formalmente all’eutanasia stessa. La “cooperazione materiale” si verifica invece quando si coopera a un’azione malvagia senza condividere l’obiettivo dell’agente principale. Tuttavia, noi siamo moralmente responsabili non solo per ciò che intendiamo fare direttamente, ma anche per le conseguenze prevedibili delle nostre scelte; [13] Madre Teresa cit. in Liverani P.G. Dateli a me. Madre Teresa e l’impegno per la vita, Città Nuova, Roma 2003 p. 138; [14] Cfr. Ratzinger J. L’Elogio della coscienza. La verità interroga il cuore, Cantagalli 2009, pp. 154-160; [15] Piana G. (2002) La coscienza nell’attuale contesto culturale, «Credere Oggi»; Vol.128(2):5-14: p.8; [16] Cfr. Ratzinger J. L’Elogio della coscienza. La verità interroga il cuore. [17] Cfr. Spaemann R. Moralische Grundbegriffe, Beck, München 1982, p.81; [18] Tolkien J.R.R. La realtà in trasparenza. Lettere 1914-1973, Bompiani, Milano 2001, p.289.

lunedì 20 aprile 2015

Il Consiglio di Stato sospende l’eterologa a pagamento della Lombardia (che promette battaglia), Aprile 11, 2015 Redazione, http://www.tempi.it/

fecondazione-shutterstock_129449231«La Regione difenderà al Tar le sue scelte, fondate su motivazioni di ordine legislativo e non certo ideologico». Altrimenti chi pagherà? E con quali soldi?
Il Consiglio di Stato ha sospeso in via cautelare la delibera della Regione Lombardia che prevedeva un pagamento per l’eterologa. Accogliendo un ricorso presentato dall’associazione Sos infertilità, il Consiglio di Stato ha spiegato che la fecondazione eterologa in strutture pubbliche non può essere a totale carico delle coppie, a differenza di quella omologa, perché questo crea una disparità di trattamento tra le due tecniche. Quindi, par di capire, l’eterologa la devono pagare le Regioni (e con quali soldi?) o lo Stato (e con quali soldi?). Leggete questo articolo per farvi un’idea di quanto costi l’eterologa.
LA LOMBARDIA SI DIFENDE. Da parte sua, la Regione Lombardia ha reso noto un comunicato nel quale dice di prendere «atto dell’ordinanza del Consiglio di Stato che esamineremo nei prossimi giorni con attenzione» e dove spiega che «il provvedimento – che in termini pratici comporta la fissazione anticipata dell’udienza al Tar per la trattazione nel merito del ricorso – non smentisce quanto sostenuto da Regione Lombardia: la fecondazione eterologa non è compresa nei Lea e dunque non è erogabile a carico del Fondo Sanitario Nazionale». «La Regione – prosegue la nota – difenderà dunque al Tar le sue scelte, fondate su motivazioni di ordine legislativo e non certo ideologico, in attesa delle necessarie determinazioni dello Stato. Se invece nelle prossime settimane verrà approvato il decreto di integrazione nei Lea anche della fecondazione eterologa, Regione Lombardia farà la sua parte».
GRAVI SPESE. Massimo Introvigne, sociologo e presidente dei “Comitati Sì alla famiglia”, è intervenuto sulla vicenda mettendo in evidenza che il pronunciamento del Consiglio di Stato rischia di «tutelare i “nuovi diritti” a scapito della salute generale». «Nell’attuale sistema sanitario, per l’azione congiunta di sprechi, disservizi e spending review – ha detto Introvigne – le risorse sono sensibilmente ridotte: ciò fa sì che talune Regioni provino a introdurre ticket significativi perfino per cure essenziali come quelle riguardanti le patologie tumorali, e che vi siano ovunque problemi nel reperimento di posti letto, vista la soppressione di reparti e presidi ospedalieri. In tale contesto la giurisdizione amministrativa di fatto finisce per imporre ulteriori gravi spese, in nome dell’eguale trattamento rispetto alla fecondazione di tipo omologo – come se fosse le stessa cosa – e per conseguenza sottrae ulteriori disponibilità ai trattamenti sanitari indispensabili».
Per Introvigne, dopo la decisione della Consulta che ha aperto all’eterologa, è ora il momento di «varare una disciplina uniforme e ragionevole». «Attendere ancora significa lasciare a ciascuna Regione di scegliere per conto proprio e alla magistratura amministrativa di scegliere per tutti, senza porsi tanti problemi degli effetti dei propri provvedimenti».