QUANDO I FIGLI HANNO SEI GENITORI CARLO RIMINI - 2 FEBBRAIO 2013 – La Stampa
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E’ stata pronunciata ieri dall’Alta Corte di
Giustizia inglese una sentenza su una vicenda che fa riflettere. La legge
inglese consente alle coppie omosessuali di contrarre una «civil partnership»,
così come consente alle coppie dello stesso sesso di ricorrere
all’inseminazione artificiale per formare una famiglia con figli. Ma il giudice
Baker, estensore della sentenza, conclude che, nonostante i grandi cambiamenti
sociali che hanno facilitato la creazione di nuovi tipi di famiglie, le norme
inglesi sono messe a dura prova da storie così bizzarre. La sentenza sembra la
sceneggiatura di un film. La trama si sviluppa attorno a due uomini omosessuali
conviventi. Una decina d’anni fa, uno dei due fa amicizia con una donna, pure omosessuale.
Il giudice Baker annota, quasi distrattamente, che le parti sono in disaccordo su
quanto fosse stretta questa amicizia. Comunque, qualche tempo dopo l’amica
incontra un’altra donna e inizia con lei una relazione che approda in una
convivenza. Le due coppie omosessuali iniziano a vivere a Londra a pochi
isolati di distanza. Le due donne vogliono avere un figlio. Uno dei due amici
omosessuali con entusiasmo si offre come donatore per un’inseminazione
artificiale. Il giudice annota che le due donne dicono che i patti erano chiari:
il padre biologico non avrebbe avuto il titolo di padre, non avrebbe avuto
alcuna responsabilità, né alcun obbligo giuridico. I due uomini invece affermano
che nessun accordo di questo tipo è mai stato preso. Comunque siano andate le cose,
viene concepita una bambina; poco prima della nascita, le due donne
formalizzano la loro unione in una «civil partnership»; i due uomini
naturalmente partecipano alla cerimonia. Uno di loro, precisa il giudice,
prepara la torta di nozze. Tutto procede per il meglio: la bambina vive con le
due mamme, ma vede spesso anche i due «papà». Poco dopo anche i due uomini
formalizzano la loro «civil partnership». Naturalmente le due mamme e la
bambina sono invitate alla cerimonia: il giudice annotta che, durante il
successivo banchetto, siedono al tavolo dei familiari. La vita scorre serena e le
due coppie decidono di ripetere l’esperienza, per dare alla bambina un
fratello: poco dopo nasce un maschio. Ma lo schema si complica. I due uomini
conoscono un’altra coppia omosessuale di donne. Anche queste nuove amiche desiderano
avere un figlio. Anche loro ricorrono all’inseminazione artificiale; anche loro
utilizzano come donatore uno dei due amici. Nasce un bambino che cresce
frequentando sia le due amiche delle sue due mamme, sia i due loro figli, sia i
due «papà». Ma il rapporto a sei è evidentemente meno stabile di quello a
quattro. I due «papà» vogliono vedere i bambini con maggior frequenza, vogliono
fare i padri. Le mamme si irrigidiscono, fino a che la vicenda finisce sul
tavolo del giudice Baker il quale conclude che i figli sono delle mamme, ma i
donatori possono chiedere di avere con loro incontri regolari. Cronache da un
altro mondo.
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