Rifiuti urbani e rifiuti umani - 2013-02-03 L’Osservatore Romano - http://www.news.va/
Nel suo ultimo libro Bon pour la casse. les déraisons de l'obsolescence programmée (Paris, Les liens qui liberent, pagine 138, euro 13) l’economista Serge Latouche lancia un allarme: è lo stesso consumismo a incrinare le basi dell’economia; il consumismo che per sopravvivere deve creare bisogni inesistenti e far passare «da una concezione di vita basata su sobrietà ed economia a una basata sulla soddisfazione immediata». È bene riprendere queste parole in occasione della Giornata per la vita: considerare l’ecosistema come oggetto da usare e gettare a piacere e considerare la vita umana come qualcosa da usare e sfruttare solo quando ha certe qualità, vanno di pari passo.
La “società del rifiuto” consuma e scarta, finisce per farlo con le stesse persone, diventando autodistruttiva. Ridurre gli individui utilitaristicamente a consumatori è un problema anche per la medicina, come scriveva Wolfram Henn sul «Journal of Medical Ethics» (2000) parlando di «consumismo nella diagnosi prenatale», o come spiega il «Journal of Intellectual Disabilities» (2012) parlando di un’illusoria utilità del mondo consumista per chi non è “normodotato”. E nella prima era in cui l’uomo produce rifiuti in maniera irresponsabile, è significativo l’allarme di Zygmunt Bauman: accanto a quelli urbani, la società consumistica produce “rifiuti umani”, entrambi assimilati da una presunta inutilità.
Senza rispetto per la vita non si ama l’ambiente e il bene dell’uomo, e senza un amore che comprenda ambiente e scelte sociali a favore di chi ha bisogno, la difesa della vita resta zoppa. Invece scelta per la vita e scelta per l’uomo vanno di pari passo; non a caso laici e credenti si sono incontrati fianco a fianco in alcune lotte contro le manipolazioni genetiche o contro la brevettabilità degli esseri viventi, incontro che potrebbe continuare in tanti altri ambiti dell’alba e del tramonto della vita. Non è un incontro impossibile.
Carlo Bellieni
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