venerdì 3 giugno 2011

«Guerra alla droga persa», rapporto shock dell'ONU di Danilo Quinto, 03-06-2011, http://www.labussolaquotidiana.it

“La Guerra alle droghe ha fallito, con conseguenze devastanti per gli individui e le società del mondo. Cinquant’anni dopo la Convenzione sulle droghe, promossa dalle Nazioni Unite e quarant’anni dopo il lancio, da parte del Presidente degli Stati Uniti Nixon della guerra alla droga, sono necessarie ed urgenti fondamentali riforme nei Paesi e a livello globale in termini di controllo di polizia sulle droghe”.

Negli anni Settanta, avrebbe potuto essere più o meno questo l’inizio di quegli opuscoli e libretti di propaganda antiproibizionista diffusi dalle organizzazioni libertarie e radicali, impegnate nella liberalizzazione dell’uso delle sostanze stupefacenti.

Oggi, queste sono le prime parole del rapporto diffuso ieri dal “Global Commission on Drug Policy”, redatto a cura delle Nazioni Unite. Una resa senza condizioni, culturale soprattutto, che avrà conseguenze gravissime. La droga non è più un male in sé, ma soltanto un fenomeno che interessa soltanto per gli effetti sanitari più gravi e per gli arricchimenti delle organizzazioni criminali.

Il documento – che s’intitola “War on drugs”, con la parola “war” che si legge sotto una cancellatura stilizzata – è firmato da personaggi molto prestigiosi. Tra gli altri: scrittori famosi (Carlos Fuentes e il Premio Nobel Mario Vargas Llosa); ex Capi di Stato (César Gaviria,  Colombia, Ernesto Zedillo,  Messico, Fernando Henrique Cardoso, Brasile, Ruth Dreifuss, Svizzera); l’ex Primo Ministro della Grecia, George Papandreou; l’ex Segretario di Stato Usa, George P. Shultz; l’ex Commissario dell’Unione Europea, Javier Solana; Paul Volcker, ex presidente della  United States Federal Reserve; John Whitehead, banchiere e presidente della World Trade Center Memorial Foundation, United States. C’è, soprattutto, Kofi Annan, già Segretario Generale delle Nazioni Unite, tra i maggiori responsabili delle politiche anti-droga degli ultimi vent’anni a livello internazionale.

I grandi del mondo della politica, della cultura e dell’economia mondiale dicono che "le politiche di criminalizzazione e le misure repressive - rivolte ai produttori, ai trafficanti e ai consumatori - hanno chiaramente fallito nello sradicare la droga" e che "le apparenti vittorie nell'eliminazione di una fonte di traffico organizzato sono annullate quasi istantaneamente dall'emergenza di altre fonti e trafficanti".

Queste affermazioni sono supportate dalle statistiche che il rapporto propone. Nel 1998, il consumo di oppiacei riguardava 12.9 milioni di persone; nel 2008 17.35 milioni, con un incremento del 34.5%. Nel 1998, il consumo di cocaina riguardava 13.4 milioni di individui; dieci anni dopo, 17 milioni, il 27% in più. Nel 1998, la cannabis era consumata da 147.4 milioni di persone; dieci anni dopo, da 160 milioni, l'8.5 per cento in più.

Nel rapporto, la droga è considerata una questione sanitaria. Si legge, infatti: "Le politiche repressive rivolte al consumatore impediscono misure di sanità pubblica per ridurre l'Hiv, le vittime dell'overdose e altre pericolose conseguenze dell'uso della droga".

Le spese dei governi nell’azione di contrasto sono definite “futili strategie di riduzione dei consumi,  che distraggono da investimenti più efficaci e più efficienti". I Governi vengono invitati a sperimentare "forme di regolarizzazione che minino il potere delle organizzazione criminali e salvaguardino la salute e la sicurezza dei cittadini". Coltivatori, corrieri e piccoli rivenditori di sostanze stupefacenti sono – per gli estensori del rapporto – “spesso vittime loro stessi della violenza e dell'intimidazione - oppure essi stessi tossicodipendenti".

Attraverso l’esame di una serie di casi definiti “critici” – Inghilterra, Usa, Svizzera e Paesi Bassi – il rapporto indica alcuni principi guida. Il primo riguarda le politiche antidroga. “Devono essere improntate – si legge - a criteri scientificamente dimostrati", devono avere come obiettivo "la riduzione del danno" e devono essere "basate sul rispetto dei diritti umani", mettendo fine alla "marginalizzazione della gente che usa droghe" o è coinvolta nei livelli più bassi della "coltivazione, produzione e distribuzione". Per gli estensori del rapporto – convinti, bontà loro, che le politiche antidroga devono coinvolgere tutti, dalla famiglia alla scuola - la lotta alla droga va portata avanti a livello internazionale, ma "prendendo in considerazione le diverse realtà politiche, sociali e culturali".
Tra le raccomandazioni, la principale è quella di “sostituire la criminalizzazione e la punizione della gente che usa droga con l'offerta di trattamento sanitario, incoraggiando la sperimentazione di modelli di legalizzazione, a partire dalla cannabis”. E’ già stata promossa una raccolta di firme ed una mobilitazione internazionale su questi principi, per “aprire in tutto il mondo il dibattito, rinunciando a tabù ed operando con mentalità aperta e pragmatica”.
FRANCIA: SECONDO SÌ DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE ALLA REVISIONE DELLA LEGGE SULLA BIOETICA - Il testo dei deputati ristabilisce il divieto con deroghe alla ricerca sugli embrioni di Paul De Maeyer

ROMA, venerdì, 3 giugno 2011 (ZENIT.org).- Con 280 voti contro 217, l'Assemblée Nationale francese ha approvato martedì 31 maggio in seconda lettura il progetto di revisione della legge sulla bioetica del 2004. Seguendo la linea difesa dal Governo del Primo Ministro François Fillon (UMP/Unione per un Movimento Popolare), il testo dell'Assemblea Nazionale reintroduce il sistema del divieto con "deroghe" per quanto riguarda la ricerca con gli embrioni e le cellule staminali prelevate da embrioni umani, già incorporato nella normativa del 2004 e mantenuto dai deputati in occasione della votazione in prima lettura della proposta nel febbraio scorso. Undici deputati dell'UMP e quattro del Nuovo Centro (NC) hanno votato contro.
L'8 aprile scorso, il Senato aveva autorizzato in prima lettura una ricerca definita "inquadrata" con gli embrioni e le cellule embrionali, cioè che poteva essere condotta solo se gli altri tipi di staminali - ad esempio le cosiddette "cellule staminali pluripotenti indotte" (iPS in acronimo inglese) - non offrono lo stesso potenziale terapeutico. Il cambio di rotta introdotto dalla Camera Alta di Parigi era stato confermato poi l'11 maggio con 21 voti contro 19 dalla commissione speciale dell'Assemblea incaricata di esaminare il disegno di legge. Per ribaltare la situazione e ritornare al principio della proibizione con deroghe, la Camera Bassa ha approvato mercoledì 25 maggio, durante l'esame in seconda lettura, con 73 voti contro 33 un apposito emendamento presentato dal relatore del disegno di legge, il deputato e medico Jean Leonetti (UMP).
Secondo il Ministro della Sanità, Xavier Bertrand (UMP), il regime derogatorio è semplicemente la soluzione "migliore", perché "non chiude la porta ai progressi della scienza" (AFP, 26 maggio). Anche la sottosegretaria alla Sanità, Nora Berra (UMP), ha difeso questa posizione. "E' un buon sistema, che è equilibrato, che non penalizza la ricerca", così ha dichiarato la Berra davanti all'Associazione dei Giornalisti Parlamentari (AFP, 25 maggio). La politica di origini algerine ha ribadito inoltre di "non essere manipolata da alcuna lobby". Facendo riferimento alle eventuali pressioni religiose che avrebbe subìto, la sottosegretaria ha voluto ricordare il ruolo positivo dei gruppi religiosi nel dibattito pubblico. "I gruppi confessionali, religiosi fanno parte della società, alimentano la discussione", ha spiegato.
Il sistema del divieto con deroghe è comunque ambiguo, proprio perché lascia la porta aperta alla ricerca con gli embrioni umani. L'ABM, cioè l'Agenzia di Biomedicina, può infatti autorizzare "a titolo derogatorio" protocolli di ricerca. Dal 2004, su un totale di 64 progetti presentati ne ha accettati 58, di cui - come ha ricordato il quotidiano La Croix (4 febbraio) - 11 con embrioni e altri 47 con cellule staminali embrionali umane. Proprio per questo motivo, il "padre" nel 1982 del primo bambino in vitro francese, il professor Jacques Testart, ha definito l'ABM "un organismo favorevole a qualsiasi pratica" (Avvenire, 8 febbraio).
La decisione dell'Assemblée di reintrodurre il sistema delle deroghe nella nuova legge sulla bioetica è stata criticata da vari esponenti dell'opposizione, in particolare dal socialista Alain Claeys, presidente della commissione speciale dell'Assemblea, il quale ha ribadito che "la parola deroga non ha alcun senso". "La scelta è semplice", ha dichiarato il deputato PS, "o si autorizzano in un quadro molto ristretto o si vietano queste ricerche" (AFP, 26 maggio). Agli occhi di Claeys, la ricerca "inquadrata" è la posizione "più logica" (la-Croix.com, 23 maggio). Più esplicito è stato il gruppo parlamentare PS all'Assemblée. In un comunicato diffuso dopo l'esame del progetto in aula, ha infatti denunciato la presunta "deriva reazionaria" da parte del Governo Fillon e dell'UMP del Presidente Nicolas Sarkozy (AFP, 26 maggio).
Persino la massoneria ha fatto sentire la sua voce nel dibattito pubblico e ha "attaccato frontalmente" per la prima volta "da lungo tempo" - come ha osservato il giornalista Jean-Marie Guénois nel suo blog sul sito del quotidiano Le Figaro (Religio Blog, 25 maggio) - la Chiesa cattolica. In un comunicato reso pubblico il 25 maggio, la più grande obbedienza massonica del Paese - la Loggia del Grande Oriente di Francia - si è dichiarata infatti "inquieta" per le prese di posizione della Chiesa nel dibattito, che rivelerebbero "un oscurantismo e un disprezzo delle posizioni etiche laiche".
A provocare l'inquietudine del Grande Oriente, che secondo Guénois sembra misconoscere la realtà, è stato il recente intervento da parte del Cardinale Arcivescovo di Parigi e presidente della Conferenza Episcopale di Francia (CEF), André Vingt-Trois. Alla vigilia del dibattito all'Assemblée, il porporato aveva espresso lunedì 23 maggio la sua preoccupazione per quello che ha definito "un balzo indietro di civiltà". "Se le modifiche introdotte nel progetto di legge dal Senato venissero approvate dall'Assemblea Nazionale, una certa concezione dell'essere umano sarebbe molto gravemente compromessa", ha avvertito il Cardinale (Église catholique de France, 23 maggio), che ha richiamato l'attenzione anche su un altro punto molto sensibile del disegno di legge, cioè "la sistematizzazione giuridica della diagnosi prenatale", che "condurebbe inevitabilmente a un eugenismo di Stato".
In vista del dibattito in aula, un gruppo di 58 deputati dell'UMP, del Nuovo Centro e di "villiéristes" (vale a dire del MPF o Movimento Per la Francia di Philippe de Villiers) ha pubblicato il 19 maggio un manifesto sulla rivista Valeurs Actuelles denunciando le "gravi trasgressioni" introdotte nel disegno di legge sulla bioetica nel suo passaggio attraverso il Senato e avallate "contro ogni aspettativa" dalla commissione speciale dell'Assemblée, di cui la cancellazione del principio di divieto della ricerca sull'embrione umano è "la più grave". Nel manifesto, i firmatari puntano anche un dito contro la lobby dell'industria farmaceutica, cioè la LEEM (Les Entreprises du Médicament), che "non ha smesso di cercare di influenzare discretamente Governo e legislatore a favore di una soppressione del principio di divieto".
Il disegno di legge è passato adesso nuovamente al Senato, dove verrà sottoposto a votazione l'8 giugno. In caso di disaccordo fra le due versioni toccherà alla commissione mista paritaria Assemblea-Senato cercare un possibile compromesso. Se rimane l'impasse, il progetto di revisione tornerà nuovamente all'Assemblea, a cui spetta infatti costituzionalmente l'ultima parola.

giovedì 2 giugno 2011

L’incredibile gaffe scientifica del biologo ateo PZ Myers - 1 giugno, 2011, http://www.uccronline.it

La guerra tra creazionisti, fautori del Disegno Intelligente ed evoluzionisti radicali è vista con molto sospetto e distacco dalla maggioranza dei cattolici, che non approvano nessuna delle tre posizioni filosofiche. Tuttavia è divertente osservare come più l’ateismo estremista si affanna nel promuovere il dogma neo-darwinista e più aumentino i sostenitori di altrettanti ed opposti fondamentalismi. Sicuramente negli ultimi tempi il movimento dell’Intelligent Design , che riconosce l’evoluzione ma vede nella complessità del fenomeno l’intervento diretto di Dio, si è rafforzato grazie a preparati ed abili scienziati, sempre più scettici verso l’ormai superato insoddisfacente darwinismo estremista. Di conseguenza l’attenzione degli scienziati ateo-militanti si è particolarmente orientata verso di loro.

L’Algemeiner Journal ha infatti riportato un intervento del biologo PZ Myers (qui in foto vicino al suo maestro Richard Dawkins) durante un raduno dell’Atheist International Alliance, intenzionato a criticare l’argomento portante dell’Intelligent Design, cioè la complessità della cellula umana.

Lo scienziato ha però avanzato ragionamenti a dir poco imbarazzanti, come appunto si capisce dal titolo dell’articolo: “Seriamente, gli atei non sono imbarazzati di P.Z. Myers?“. Attraverso Power Point ha inizialmente sintetizzato la teoria del Disegno Intelligente: «Il nucleo del ragionamento è questo: (A) Complessità può essere creata solo da un Designer. (B) La biologia è veramente complessa. (C) La biologia è stato creata da un Designer». Per confutarla ha voluto sostenere che in realtà anche la casualità può far emergere la complessità: «ci sono un sacco di cose che sono molto complicate e non sono il risultato di un creatore intelligente. Vi faccio vedere un esempio qui». Ha quindi mostrato al pubblico una fotografia con un grande mucchio di tronchi d’albero, lungo una linea costiera della Rialto Beach (Washington). Ha poi commentato: «Questa è una cosa molto comune lungo le spiagge … legna! Potete trovare questi muri di legna anche voi, vere e proprie pareti, muri molto complicati. Essi sono stati costruiti, ma chi è stato? Sappiamo che la risposta è: i processi naturali! Non abbiamo bisogno di un designer per costruire questo tipo di muro. Eppure sono muri complessi, non è possibile negarlo. Se io spegnessi il proiettore sareste in grado di disegnarli? No».

Il livello dell’argomentazione di Myers è oggettivamente assurdo e ridicolo, indipendentemente della correttezza delle sue intenzioni. «Per essere onesto», commenta basito l’autore dell’articolo, «la prima volta ho pensato che Myers stesse scherzando. Un mucchio di legna usato come analogia alla “complessità” di una cellula vivente?! Myers sta sostenendo che un mucchio di legna creato in modo naturale e non guidato è “complesso” allora lo è anche la “complessità” di una cellula vivente». Questo biologo paragona quindi la “complessità” al “caos”, come può esserlo anche un mucchio di spazzatura. In realtà è ovvio che si debba parlare di “complessità funzionale“, cioè la capacità di raggiungere un (pre)determinato obiettivo, come appunto la cellula fa. Ma Myers, impazzito completamente, insiste e mostra una fotografia in cui appare un muro di mattoni sapientemente costruito in un giardino. E commenta: «Siamo abituati a vedere questo tipo di parete. Anche questo è un muro, è possiamo riconoscere che ha una finalità specifica , che è stato costruito da agenti umani. Ma è più semplice questo o quello costruito con muri di legna? Ovviamente quello costruito dall’uomo. Le cose naturali dunque sono costruite per caso e necessità e tendono ad essere complesse, al contrario di quelle artificiali». La logica di Myers è pari solo a quella di Odifreddi…sostanzialmente dice che la cellula umana è complessa, ma ciò che è costruito da una mente intelligente in realtà è una cosa semplice, come un muro di mattoni. Si conferma dunque la terribile ignoranza circa l’utilizzo del termine “complessità” usato in biologia. Ad esempio, il microbiologo Michael Denton dice della cellula: «è una vera e propria micro-fabbrica in miniatura, contenente migliaia di pezzi intricati con eleganza nel macchinario molecolare, composta da centomila milioni di atomi, molto più complicata di qualsiasi macchina costruita dall’uomo e senza parallelo nel mondo non-vivente». E parla solo di una cellula tra le oltre 100 mila miliardi presenti nell’essere umano, tutte con un funzionamento molto specifico, uno scopo, un obiettivo. Come si può paragonare questo tipo di complessità a quello di una catasta di legna?

Se questi sono gli argomenti che coloro che si fanno chiamare “razionalisti” utilizzano per criticare altrettanti discutibili ragionamenti, allora anche noi ci domandiamo: «Myers è pazzo? Quest’uomo ha completamente abbandonato qualsiasi parvenza di razionalità? Come è possibile che il suo pubblico continui a stare seduto davanti a tutte queste sciocchezze, muovendo la testa su e giù in segno di approvazione, come fa il cane giocattolo dal lunotto della macchina?». Non è un caso che a marzo di quest’anno il sito degli atei americani abbia proclamato il biologo ateo PZ Myers “l’idiota della settimana” (cfr. Ultimissima 15/3/11).
«Ecologisti, nemici dell'uomo» di Riccardo Cascioli, 02-06-2011, http://www.labussolaquotidiana.it

“L’idea che la natura sia buona e l’uomo cattivo è davvero stupida. Se davvero pensassimo che la natura sarebbe meglio senza l’uomo allora tanto varrebbe suicidarsi”. Può sembrare incredibile ma a parlare così è Patrick Moore, uno dei fondatori – nel 1971 – di Greenpeace, l’organizzazione ambientalista radicale forse più famosa al mondo. Solo che le strade di Greenpeace e di Moore nel 1986 si sono separate e quest’ultimo, come dice lui stesso, è diventato un “ambientalista ragionevole”, come dice il titolo italiano della sua autobiografia, appena uscita per i tipi di Dalai editore (“Confessioni di un fuoriuscito da Greenpeace”, aggiunge il sottotitolo). Lo abbiamo incontrato a Milano, tappa di un breve tour italiano, nella sede del Politecnico dove ha incontrato un piccolo gruppo di esperti di economia e politiche energetiche, per spiegare cosa sia e quanto sia conveniente un ambientalismo ragionevole e quanto sia invece pericoloso quell’ambientalismo incarnato da Greenpeace.

Patrick Moore, canadese di Vancouver, è stato per nove anni presidente di Greenpeace Canada e poi per altri sette anni direttore di Greenpeace International, quando all’inizio degli anni ’80 da associazione nazionale che lottava contro i test nucleari e la corsa al riarmo, è esplosa come organizzazione internazionale ecologista. Poi la rottura, e Patrick Moore fonda un’altra associazione, Greenspirit, che fa soprattutto informazione e consulenza sui temi ambientali. 

Cosa ha spinto Moore a lasciare Greenpeace? “Si è trasformata in una associazione antiscientifica, antitecnologica, antiglobalizzazione e anticapitalista. In una parola Greenpeace è diventata antiumana”. Era così diversa all’inizio? “C’è sempre stata anche una componente anarchica e radicale – dice Moore – ma era minoritaria, e comunque non ci voleva certo un dottorato per rendersi conto dei pericoli dell’uso delle armi nucleari e della corsa al riarmo. La questione ecologica è venuta successivamente, quando ci mettemmo in testa di salvare le balene dalla caccia spietata che facevano soprattutto sovietici e giapponesi: anche qui non ci voleva certo una laurea per rendersi conto che evitare l’estinzione delle balene era una cosa buona. Una parte dei pacifisti e antinuclearisti più convinti rimase sconcertata per la scelta, eppure fu proprio grazie a un incidente con le baleniere sovietiche che Greenpeace divenne famosa in tutto il mondo e vide moltiplicarsi in pochissimo tempo associazioni nazionali e fondi a disposizione. Nel giugno 1975 intercettammo delle baleniere sovietiche a non più di 30 chilometri dalle coste della California e riuscimmo a filmare il momento in cui un arpione veniva lanciato sfiorando le nostre teste per andare a colpire sul dorso una femmina di capodoglio. Quelle immagini fecero rapidamente il giro del mondo e diedero una enorme notorietà a Greenpeace; inoltre per la maggior parte degli americani fu uno choc scoprire che i sovietici cacciavano regolarmente balene a pochi chilometri dalle loro coste. Ad ogni modo la crescita tumultuosa di Greenpeace International negli anni successivi ha spinto sempre più l’associazione su posizioni radicali e irrazionali, antiumane”.

Moore, cresciuto nella foresta intorno Vancouver , grande amante degli alberi che considera “la più grande fonte rinnovabile di energia e la risposta a tantissime esigenze dell’umanità, dall’energia alla costruzione”, non sopporta un ecologismo diventato superstizione, senza alcuna base scientifica se non l’odio verso l’umanità, parla del rischio che i verdi ci facciano piombare in “secoli bui dal punto di vista intellettuale”. E addirittura parla di “crimine contro l’umanità” il tentativo di impedire l’uso degli organismi geneticamente modificati in agricoltura: “Ogni anno 500mila bambini nel mondo perdono la vista per carenza di vitamina A e il 70% muore: una strage che potrebbe essere evitata con le coltivazioni Ogm, che invece vengono ostacolate”.

Su energia e sviluppo (“l’elettricità è un punto chiave per lo sviluppo”) Moore avverte del pericolo che ogni cosa venga fatta dipendere dalle politiche del clima. E’ qui che l’approccio anti-umano del movimento ecologista trova il suo culmine: “Gli esseri umani sono parte della natura, sono una parte bella e positiva della natura. Non c’è nulla di più lontano dalla realtà che credere che l’aumento della popolazione faccia morire la natura. Così come è totalmente sbagliata l’idea che l’aumento del consumo pro-capite di energia si risolva in un danno per l’ambiente. E’ invece la povertà ad avere un impatto ambientale enorme. Per questo è importante favorire lo sviluppo dei paesi poveri attraverso un grande cambiamento tecnologico”.

A cominciare dall’agricoltura, dove la meccanizzazione è la chiave per lo sviluppo: “Nelle società arretrate, l’80% delle persone è impegnata in agricoltura, impegnata a procurarsi il necessario per sopravvivere giorno dopo giorno. Senza che mai nessuno possa dedicarsi ad altro e senza mai riuscire a superare il livello di sussistenza. Solo la meccanizzazione permette di aumentare la produttività liberando al contempo moltissime energie per altri lavori. Così i popoli migliorano le loro condizioni. Ma gli ecologisti pretendono di imporre soltanto l’agricoltura biologica, impedendo lo sviluppo”.

E non ha paura Patrick Moore del riscaldamento globale? Sorride: “E’ vero, c’è un aumento della temperatura negli ultimi 130 anni, ma soprattutto perché si usciva da una fase di secoli molto freddi. In ogni caso siamo in un’era interglaciale, quindi la Terra andrà ineluttabilmente verso una nuova glaciazione: tra mille anni, duemila, non lo sappiamo. Comunque, da un punto di vista scientifico non c’è alcuna prova che l’uomo sia responsabile di questo riscaldamento. Poi francamente non capisco questa paura di un aumento delle temperature: l’uomo è una specie tropicale, non polare. Non siamo pinguini, i nostri progenitori venivano dall’equatore, siamo fatti per il caldo. E’ dimostrato che se non fossimo vestiti, a una temperatura di 20°C, all’ombra, non potremmo sopravvivere. Dunque, perché avere paura del riscaldamento?”.

Senza considerare che il ruolo dell’anidride carbonica, CO2, nell’aumento delle temperature è tutto da dimostrare: “E’ chiaro che se aumentasse la concentrazione di CO2 restando ferme tutte le altre variabili che contribuiscono a formare il clima, questo comporterebbe un aumento delle temperature. Ma possiamo affermare che tutti gli altri elementi sono fissi? No”. Eppure ormai nell’immaginario collettivo la CO2 è diventata il mostro, il nemico numero uno, considerato un inquinante quando è invece l’elemento fondamentale della vita: “Su questo punto si gioca sulle parole: anche se la gente pensa diversamente, inquinamento non è un termine scientifico, è un giudizio. Infatti dicono che la CO2 è inquinante, non dicono che è tossica. Un elemento o un oggetto inquinante è semplicemente qualcosa che, per diversi motivi, non dovrebbe esserci, è qualcosa che crea un problema. E siccome la CO2 è considerata un problema per il clima, viene definita inquinante, ma la percezione dell’opinione pubblica è ovviamente diversa. E’ una terminologia fuorviante, ma non è casuale”.

Mentre invece non si agisce su ciò che inquina veramente: “I verdi sono il più grosso ostacolo alla riduzione dei combustibili fossili, perché si oppongono a qualsiasi alternativa: dal nucleare alle pompe geotermiche fino alle vere fonti rinnovabili, legno e acqua che insieme costituiscono il 90% delle rinnovabili. Le fonti rinnovabili migliori sono infatti quelle che è possibile immagazzinare, che possono essere disponibili a richiesta. L’idroelettrico per esempio è fondamentale, ma i verdi non vogliono far costruire le dighe. E’ un’assurdità, dicono che rovina l’ecosistema ma è vero il contrario: si creano dei laghi artificiali che diventano un paradiso di biodiversità oltre a rispondere ai bisogni dell’uomo. Prendiamo il caso della Diga delle Tre Gole in Cina, la più grossa centrale idroelettrica costruita: gli ecologisti hanno creato ostacoli di ogni tipo per impedirne la costruzione. Oggi c’è un bel lago e produce tanta energia pari a quella per cui sarebbero necessarie 40 centrali a carbone.  Inoltre prima, per le alluvioni morivano ogni anno migliaia di persone, ora non più. Si fa bene all’uomo e si fa bene all’ambiente, questa è la realtà”.

Sole e vento? “Non è possibile immagazzinarli, e sono terribilmente costosi rispetto alle altre fonti. Per questo, chi sostiene che l’alternativa siano eolico e fotovoltaico in realtà sta spingendo per l’uso dei combustibili fossili”.

mercoledì 1 giugno 2011

In coma per un'operazione la moglie: "Stacco la spina" di Rino Cammilleri, 01-06-2011, http://www.labussolaquotidiana.it

Un anno fa, a Catania, il giovane architetto Giuseppe Marletta venne ricoverato in ospedale per farsi togliere un paio di punti da un dente. Soffriva di sinusite e all’ospedale pubblico gli avevano detto che la colpa era di quelle graffette in bocca. Roba da niente, un’operazioncina di routine, come si dice.

Invece, il quarantaduenne non si è più svegliato e da allora è in coma. La moglie quarantenne, Irene Sampognaro (insegnante, due figli piccoli), esasperata, ha detto di capire adesso il caso Englaro e di voler staccare la spina al marito. Ma, a ben guardare, non si tratta di un’ideologia, bensì di un atto di disperata provocazione. «Da un anno chiedo che le istituzioni intervengano per assistere adeguatamente mio marito col ricovero in una clinica dei risvegli all’estero», ha detto. «Lo Stato, responsabile di questa tragedia, si faccia almeno carico della cura e dell’assistenza ai massimi livelli». Invece la donna deve far assistere il marito da una struttura convenzionata, dove deve farsi carico di una parte dei costi. Cioè, di quasi tutto il suo stipendio. E il marito, ovviamente, non può lavorare.

Come non darle ragione? La signora si è rivolta a tutti, dal ministro all’assessore alla sanità, ma non ha visto ispettori, nemmeno il sequestro della cartella clinica. Così, da oggi protesta clamorosamente davanti ai cancelli dell’ospedale dove è avvenuto il fattaccio. Commento: ecco, uno legge una cosa del genere e si arrabbia. Siamo nel Terzo Millennio, nell’era elettronica, in un Paese del G8, e un cittadino deve essere costretto a fare i salti mortali per “bucare il video”, come si usa dire? Deve mettersi un gran cartello al collo, magari incatenarsi ai cancelli del luogo del misfatto? Deve cioè, mettersi a gridare per attirare l’attenzione, come il Cieco di Gerico del vangelo?

I politici, si sa, vengono a romperti le scatole fino in casa per un pugno di voti, poi, ottenutili, tanti saluti. Per quanto riguarda i magistrati, si sa com’è: si vede che a Catania non c’è una Ruby Rubacuori. E poi dice che uno si butta a sinistra! (come esclamava spazientito Totò). Anche se l’esperienza ci insegna che non cambia niente nemmeno così. La signora siciliana dà una lezione a quanti si riempiono la bocca di «sì alla vita» e poi non passano dalle parole ai fatti. Questo di Catania non è un nuovo «caso Englaro», perché la povera Eluana era assistita dalle suore e la «spina» le è stata «staccata» per meri motivi ideologici. La signora Sampognaro non vuole l’eutanasia, vuole quel che le spetta: giustizia e aiuto.

Certe volte, di fronte a robe così, si avrebbe voglia di avere davvero «la patente» pirandelliana, quella di jettatore, perché certuni facciano esperienza del dolore umano. Già altra volta, in Sicilia, i congiunti di un uomo in coma, Salvatore Crisafulli, hanno dovuto minacciare l’eutanasia perché qualcuno si muovesse. Era un grido di disperazione, come quello della Sampognaro. Una disperazione che potrebbe aggredire chiunque, è bene ricordarlo.

Ma questo è un quotidiano cattolico e il male non lo augura a nessuno. Però, proprio perché cattolico, ha il dovere di rammentare che c’è una giustizia superiore, una Giustizia che non lascerà passare neanche un moscerino. E’ scritto chiaro e tondo nel vangelo, in uno di quei pochi passi in cui Cristo si arrabbia davvero: andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, perché ero malato e ve ne siete fregati. Visto che siamo su internet, invito i lettori a cercare un nome, Gloria Polo, e una storia; una storia, coincidenza, di una dentista. Colpita da un fulmine è finita in coma, coma senza speranza. Grazie a una sorella medico non le fu staccata la spina. Adesso passa la vita a raccontare a tutti, tra le lacrime, che l’Inferno esiste. Esiste anche se i sondaggi d’opinione dicono il contrario. Anche se i preti, per quieto vivere, non ne parlano più.

Gli archetipi che ci sono amici


E i comunisti presero la provetta