domenica 10 luglio 2011

E se le carrozzelle… facessero la rivoluzione? - July 6th, 2011 – di Carlo Bellieni, http://carlobellieni.com/

E se i disabili si «arrabbiassero» una volta per tutte? Voi non avete idea di che forza sarebbero i disabili e le loro

famiglie coalizzati contro un sistema che li discrimina 24 ore su 24. Avrebbero se non altro un peso politico fortissimo (sono milioni di voti!), ma anche un potere contrattuale senza pari. Io già vedo decine di migliaia di persone in carrozzella che fermano il traffico sul Lungotevere per una settimana di fila, per dire alla Rai: vogliamo esserci e apparire non come macchiette, ma come protagonisti alla pari degli altri. Vedo il Palazzo Comunale di Milano, Bologna e Catania assediati da bambini Down e dalle loro famiglie, stufi della ricerca accanita con tutti i mezzi e senza badare a spese di «quelli come loro » prima che nascano… per lo più per evitare che nascano, discriminando e facendo sentire indesiderati loro già nati, facendoli sentire di troppo e facendo sentire come marziani le famiglie che li hanno messi al mondo (invece di complimentarsi e dargli una mano). Vedo le persone con malattie degenerative e con malattie rare che assediano Montecitorio perché la prossima finanziaria tagli pure quello che deve, ma dia i soldi a loro - e tanti – invece di moltiplicare macchine blu o ospedali che restano a mezza strada nel deserto. Sarebbe bellissimo, perché la società deve essere studiata a misura dei piccoli e malati, non di chi ha quattrini e un bel sorriso; questi vengono dopo.

Se si vuole una «nuova politica», se si chiede «una nuova classe di politici cattolici», non basta (anzi, non serve a niente) mettere facce nuove o quelli tesserati a questa o quella associazione, se poi vanno a far politica con gli stessi principi dei loro predecessori (quasi tutti). I nuovi politici ci sono: sono quelli che lavorano davvero con «gli ultimi ». Ma chi gli fa fare strada? Sarebbe buono e giusto per l’Italia che la nuova politica seguisse loro. Altrimenti il rinnovamento è una presa in giro. Ma perché succeda questo, i disabili e le loro famiglie si devono arrabbiare. Come e dove non si sa; ma a quando la rivoluzione? Temo che non arriverà; perché per fare la rivoluzione bisogna essere arrabbiati; e i malati sono stati così umiliati e abituati ad accontentarsi, a chiedere le briciole e dover ringraziare delle briciole. Perché gli è stato fatto credere da massicce campagne stampa che loro sono al mondo perché siamo buoni noi. E non arriverà, perché per farla bisogna essere uniti; ma li hanno costretti a vivere nascosti, a vergognarsi della loro malattia, a vergognarsi di avere un figlio Down, ad avere addirittura pudore a guardarsi in faccia per cercare solidarietà. Il paradosso è che non si capisce che esiste non solo un livello di disabilità, ma tre: quella mentale, quella fisica e quella affettiva. E al mondo non c’è chi non ricada in almeno una di queste tre. Solo che ci sono quelli che la nascondono bene. e per nasconderla davvero bene devono far risaltare di più quella di coloro che non possono nasconderla; e devono vessarla, calpestarla, per far sentire «più normali» se stessi. Vi ricorda o no la Germania degli anni ’30? Ebbene: quella Germania non si chiama più Germania, ma si è universalizzata, e non opprime solo un’etnia, ma tutti coloro che sono disabili, ma non possono nasconderlo.

Vi sembra un progresso?


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